{"id":28782,"date":"2018-04-10T06:04:00","date_gmt":"2018-04-10T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/10\/senza-la-grazia-luomo-e-meno-di-nulla\/"},"modified":"2018-04-10T06:04:00","modified_gmt":"2018-04-10T06:04:00","slug":"senza-la-grazia-luomo-e-meno-di-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/10\/senza-la-grazia-luomo-e-meno-di-nulla\/","title":{"rendered":"Senza la grazia, l&#8217;uomo \u00e8 meno di nulla"},"content":{"rendered":"<p><em>Io sono la vera vite e il Padre mio \u00e8 il vignaiolo.^.^ Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perch\u00e9 porti pi\u00f9 frutto.\u00a0Voi siete gi\u00e0 mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non pu\u00f2 far frutto da se stesso se non rimane nella vite, cos\u00ec anche voi se non rimanete in me.\u00a0Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perch\u00e9 senza di me non potete far nulla.\u00a0Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.\u00a0Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sar\u00e0 dato.\u00a0In questo \u00e8 glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli<\/em> (<em>Gv<\/em>., 15, 1-8)<em>.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 qualcosa se accetta il suo legame filiale con Dio; \u00e8 nulla se lo rifiuta. La vita dell&#8217;uomo\u00a0 acquista un significato se egli si pone in questa prospettiva, che \u00e8 quella dell&#8217;eternit\u00e0; \u00e8 vuota e sprecata se egli adotta esclusivamente la prospettiva immanente, quella del finito. Non vi sono quasi limiti a ci\u00f2 che l&#8217;uomo pu\u00f2 fare, se si riconosce figlio di Dio e se entra nella dimensione del soprannaturale, mediante la grazia che viene dai Sacramenti, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 lui, l&#8217;uomo vecchio, ma \u00e8 la grazia di Dio in lui, che opera grandi cose; mentre si riduce a essere meno di un insetto se ignora e rifiuta la grazia, se disprezza il legame con Dio e se pretende di vivere la vita a modo suo, come se lui ne fosse l&#8217;autore, mentre tutto ci\u00f2 che \u00e8, tutto ci\u00f2 che possiede, tutto ci\u00f2 che di buono pu\u00f2 fare, vengono esclusivamente da Colui che ho creato e che gi\u00e0 lo amava e lo voleva come suo figlio, ancora prima di crearlo. L&#8217;uomo che resta unito a Dio diventa simile a un tralcio rigoglioso, carico di frutti e, quindi, utile anche agli altri uomini; mentre colui che lo rifiuto si riduce ad essere come un ramo secco, che non serve a nulla e a nessuno, e si getta via.<\/p>\n<p>La condizione tragica e disperata dell&#8217;uomo moderno \u00e8 quella di essere il prodotto di una civilt\u00e0 che ha rifiutato Dio e che ha scelto consapevolmente di auto-glorificarsi. L&#8217;uomo moderno viene cos\u00ec a trovarsi in una struttura di peccato, che non \u00e8 &#8211; come vorrebbero i teologi progressisti e i seguaci della teologia della liberazione &#8211; questa o quella struttura, come una banca o una multinazionale, giacch\u00e9 essi pensano da marxisti, da uomini con una prospettiva puramente umana, e non da cristiani, con una prospettiva aperta sull&#8217;eternit\u00e0; ma \u00e8 la civilt\u00e0 moderna nel suo insieme,\u00a0 tutta quanta, materialmente e spiritualmente, dalla culla alla tomba dei singoli esseri umani. Il peccato, infatti, \u00e8 il rifiuto di Dio, il rifiuto del suo amore, della sua legge, della sua giustizia; il rifiuto della sua sollecitudine e della sua misericordia; il rifiuto della sua paternit\u00e0 verso di noi (e lasciamo che le teologhe femministe e i loro omologhi di sesso maschile\u00a0 sproloquino beatamente della maternit\u00e0 di Dio, anzi, gi\u00e0 che ci sono, che sproloquino anche del transessualismo di Dio, perch\u00e9 fare di Dio un padre o una madre suona male agli orecchi dei volonterosi adepti dell&#8217;ideologia\u00a0<em>gender<\/em>, che attualmente spopola anche nella Chiesa cattolica: vedi l&#8217;ultimo catechismo per bambini della salesiana Elledici, con un Ges\u00f9 barbuto identico a Conchita Wurst e con i due pap\u00e0 coi loro marmocchi a spasso, felici e contenti, in un bel prato fiorito).\u00a0<\/p>\n<p>Tutta l&#8217;educazione cristiana dovrebbe fare perno intorno a questo concetto: che l&#8217;uomo deve imparare a riconoscere il proprio posto, che deve imparare a dire Tu e a farsi piccolo davanti al suo Creatore, affinch\u00e9 Lui lo riempia della sua grazia e della sua luce e lo trasformi non in una persona qualsiasi, che vive una vita qualsiasi, ma in ci\u00f2 che egli \u00e8, individualmente e specificamente, destinato ad essere, fin da prima che il mondo fosse creato, nei disegni di Dio: un suo figlio vero, cosciente di esserlo, capace di amarlo e disposto a lasciarsi amare da Lui. Al giovane, perci\u00f2, non bisognerebbe lasciar credere che lo scopo della vita sia quello di realizzare il proprio io, ma, al contrario, bisogna fargli comprendere che \u00e8 quello di scoprire la propria vera dimensione, cio\u00e8 quella soprannaturale, con l&#8217;aiuto di Dio, che sapr\u00e0 portare in luce le sue qualit\u00e0 migliori, le pi\u00f9 vere; mentre, se vorr\u00e0 fare tutto da solo, e cercare solo una felicit\u00e0 per se stesso, chiusa nell&#8217;orizzonte dell&#8217;immanenza, egli non trover\u00e0 altro che insuccessi e delusioni, perch\u00e9 nulla di vero e di buono pu\u00f2 fare l&#8217;uomo senza l&#8217;aiuto di Dio: nemmeno vedere e riconoscere se stesso, nemmeno separare la propria vera natura dalla zavorra che lo appesantisce e lo tira verso il basso, fatta dal groviglio delle passioni disordinate, dei desideri insaziabili, degli istinti sfrenati. In pratica, senza l&#8217;aiuto di Dio l&#8217;uomo non arriva nemmeno a riconoscersi; tanto meno potrebbe realizzarsi, se con tale parola intendiamo la capacit\u00e0 di dare forma a ci\u00f2 che l&#8217;uomo deve essere, e non, semplicemente, porre al centro la sua parte egoistica, inconsapevole, animalesca. Ecco perch\u00e9 qualcuno ha detto, giustamente, che l&#8217;adolescenza non \u00e8 l&#8217;et\u00e0 del piacere, meno ancora della felicit\u00e0, ma \u00e8 l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;eroismo. L&#8217;adolescente deve imparare a lottare con il proprio io inferiore e a vincerlo, per lasciar emergere la farfalla spirituale dal bozzolo del corpo.<\/p>\n<p>Un grande direttore spirituale, come ce n&#8217;erano prima del Concilio e ora, forse, non ce ne sono pi\u00f9, il carmelitano scalzo Gabriele di Santa Maria Maddalena, al secolo Adriaan De Voss, belga, classe 1893, passato a miglior vita nel 1953, a Roma, scriveva nel suo bel libro <em>Intimit\u00e0 divina. Meditazioni sulla vita interiore per tutti i giorni dell&#8217;anno<\/em>, Monastero di S. Giuseppe, Roma, 1959, 372-374):<\/p>\n<p><em>Fra tutte le creature di cui amiamo compiacerci e verso le quali la nostra natura si sente molto portata, il nostro &quot;io&quot; tiene senza dubbio il primo posto. Non vi \u00e8 persona, anche poco dotata di doni e di qualit\u00e0, che non ami la propria eccellenza e non cerchi in qualche modo di farla risplendere agli occhi propri e a quelli altrui. Anzi a tale scopo noi siamo spesso portati spontaneamente ad esagerare il nostro valore, e, in conseguenza, a mostrare esigenze e pretensioni che ci rendono alteri, arroganti ed anche difficili nei nostri rapporti con gli altri. L&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 appunto la virt\u00f9 che mantiene nei giusti limiti l&#8217;amore della propria eccellenza; e mentre questo ci spinge a metterci tropo in alto, ossia d occupare un posto pi\u00f9 elevato di quello che ci spetta, l&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 la virt\u00f9 che ci fa stare al NOSTRO POSTO. (1 Cor., 12, 3). L&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 verit\u00e0, perch\u00e9 tende a mettere nella verit\u00e0 la nostra intelligenza &#8212; facendoci riconoscere quel che in realt\u00e0 siamo &#8212; e la nostra vita, inclinandoci a prendere, di fronte a Dio e di fronte agli uomini, quel posto che ci spetta e non altro.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;umilt\u00e0 ti fa riconoscere che di fronte a Dio non sei che una piccola creatura sua, in tutto da lui dipendente e nella tua esistenza e nel tuo operare. Avendo ricevuti da Dio la vita, tu non puoi esistere neppure un istante indipendentemente da lui, ma \u00e8 lui che, come ti ha creato con la sua azione creatrice, cos\u00ec ti mantiene in vita con la sua azione conservatrice. Non solo, ma non puoi compiere il pi\u00f9 piccolo atto senza il concorso di Dio, un po&#8217; come qualsiasi macchina, anche la pi\u00f9 perfetta, non pu\u00f2 fare il pi\u00f9 piccolo movimento, se non \u00e8 messa in azione dall&#8217;artista che l&#8217;ha fabbricata. \u00c8 ben vero che, a differenza della macchina, il tuo agore non \u00e8 meccanico, n\u00e9 obbligato, ma \u00e8 cosciente e libero, comunque non puoi neppure muovere un dito, senza il concorso dell&#8217;Arista divino.<\/em><\/p>\n<p><em>In conseguenza, tutto ci\u00f2 che hai nell&#8217;ordine dell&#8217;essere &#8212; qualit\u00e0, doti, capacit\u00e0, ecc. &#8211; e tutti ci\u00f2 che hai conseguiti nell&#8217;ordine dell&#8217;agire, nulla \u00e8 tuo, ma tutto, in un modo o nell&#8217;altro, \u00e8 dono di Dio, \u00e8 azione compiuta con l&#8217;aiuto divino. &quot;Che cosa hai che tu non abbia ricevuto? E se l&#8217;hai ricevuto, perch\u00e9 ti glori come se non l&#8217;avessi ricevuto?&quot; (1 Cor. 4, 7).<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;ordine soprannaturale, dove tutto dipende dalla g, si verifica nel modo pi\u00f9 stretto la parola di Ges\u00f9: &quot;Senza di me non potete far nulla&quot; (Gv. 15, 5). Bench\u00e9, col battesimo, la grazia santificante ci abbia elevato all&#8217;ordine del soprannaturale, e le virt\u00f9 infuse abbiano reso le nostre facolt\u00e0 capaci di produrre stati soprannaturali, tuttavia, avverte S. Paolo, &quot;nessuno pu\u00f2 dire: &#8216;Signore Ges\u00f9, se non per lo Spirito Santo&quot; (1 Cor. 12, 3). Ossia per produrre anche il pi\u00f9 piccolo atto soprannaturale, tu hai bisogno del soccorso di Dio, hai bisogno della grazia attuale che ti prevenga con la sua ispirazione e ti accompagni nell&#8217;azione, fino al compimento di essa. Il grande teologo, che ha studiato a fondo la dottrina cattolica, per mettere in pratica il minimo punto, come per produrre un solo atto di amore di Dio, ha assoluto bisogno, non meno del contadino che conosce solo il suo catechismo, del soccorso della grazia attuale. Cos\u00ec pure il santo, che ha ricevuto tanti favori e lumi divini, che \u00e8 gi\u00e0 arrivato all&#8217;eroismo delle virt\u00f9, non pu\u00f2 fare il pi\u00f9 piccolo atto virtuoso, senza l&#8217;aiuto della grazia attuale. Ci\u00f2 ti dice quanto grande deve essere la tua dipendenza da Dio. Sei quindi ben lontano dal vero quando, fidandoti della tua scienza e del tuo lungo esercizio di vita spirituale, credi che i tuoi lumi o le tue virt\u00f9 ti siano sufficienti per agire da buon cristiano. No, ti ammonisce S. Paolo, &quot;sufficientia nostra ex Deo est&quot;, la sufficienza nostra viene da Dio (&quot; Cor. 3, 5). Senza Dio non puoi n\u00e9 pensare, n\u00e9 dire, n\u00e9 volere alcun bene, &quot;poich\u00e9 \u00e8 Dio che produce in noi e il volere e l&#8217;agore con buona volont\u00e0&quot; Fil. 2, 13).<\/em><\/p>\n<p><em>Di tuo, dunque, di connaturale alla tua natura limitata e per di pi\u00f9 ferita dal peccato originale, non hai che una cosa sola: la capacit\u00e0 di venir meno ai tuoi doveri, di mancare, di peccare. Togli da te quel che \u00e8 di Dio e troverai che, per te stesso, sei nulla, anzi meno di nulla, perch\u00e9 il nulla non \u00e8 capace di offendere Dio e tu invece hai questa triste possibilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Meno di niente, si capisce, sul piano morale; perch\u00e9 sul piano ontologico un ente che pu\u00f2 dire &quot;no&quot;, e che pu\u00f2 dirlo addirittura all&#8217;Essere, \u00e8 certo qualcosa: anzi, \u00e8 perfino qualcosa di notevole. Qualcosa di notevole nel male, ma \u00e8 pur sempre un ente significativo, in quanto dotato di libert\u00e0, volont\u00e0 e intelligenza. Tale \u00e8 la\u00a0 creatura umana: non \u00e8 l&#8217;essere, ma ne partecipa, quindi non \u00e8 in senso assoluto, ma solo in senso relativo; e tuttavia, in questa sua relativit\u00e0, vede spalancarsi innanzi a s\u00e9 sconfinati orizzonti di possibilit\u00e0. Dotato di ragione, di volont\u00e0 e di libert\u00e0 &#8211; e sia pure di una libert\u00e0 relativa, proprio perch\u00e9 egli possiede l&#8217;essere, ma non \u00e8 l&#8217;essere, e dunque tutto quel che ha, lo riceve e\u00a0 non lo crea da se stesso &#8211; l&#8217;uomo \u00e8 sospeso fra due abissi: pu\u00f2 precipitare molto al di sotto di quel che \u00e8, rifiutando Dio; pu\u00f2 innalzarsi molto al di sopra, accogliendolo. Ma Dio \u00e8 un padre esigente, oltre che amorevole e misericordioso; o per meglio dire, \u00e8 esigente proprio perch\u00e9 \u00e8 amorevole e misericordioso. Con Lui non si pu\u00f2 barare al gioco, non ci si pu\u00f2 dare a met\u00e0, non si pu\u00f2 tenere il piede in due scarpe: ci vuole tutti, sino in fondo, perch\u00e9 desidera la nostra felicit\u00e0, e sa (Lui lo sa, noi lo dobbiamo imparare) che solo in Lui possiamo trovarla. Non \u00e8 per gelosia che non ci permette di servire due padroni, ma perch\u00e9 l&#8217;altro padrone, il mondo con le sue passioni disordinate, ci render\u00e0 molto, molto infelici, ci sfrutter\u00e0 spietatamente, ci illuder\u00e0, ci inganner\u00e0, ci tradir\u00e0, ci far\u00e0 soffrire. E Dio, padre amorevole e misericordioso, vorrebbe risparmiarci la sofferenza inutile, degradante e distruttiva. Non vuole risparmiarci la sofferenza in assoluto; sa, anzi, che solo nella sofferenza l&#8217;uomo pu\u00f2 imparare quello che conta, e per mezzo di suo Figlio, che ha dato l&#8217;esempio, dice all&#8217;uomo:\u00a0<em>Se vuoi seguirmi, prendi la tua croce e venimi dietro<\/em>. Ma esistono due tipi di sofferenza: quella utile e quella inutile. La prima ci avvicina a Dio, ci fa comprendere meglio le cose, ci libera gli occhi dalla nebbia, ci rende migliori, ci insegna l&#8217;essenziale; e l&#8217;essenziale non \u00e8 di questo mondo. La seconda ci allontana da Lui, perch\u00e9 la viviamo male, oppure perch\u00e9 \u00e8 causata dalle nostre scelte sbagliate, egoistiche, immature e superficiali. La prima\u00a0 ci rinfranca e ci innalza, la seconda ci umilia e ci degrada. Noi possiamo scegliere quale vogliamo; non sta a noi evitarle entrambe. Chi non ha compreso questo, non ha compreso nulla; e tutto ci\u00f2 che crede di sapere e di aver capito, magari dopo una intera vita di studi, \u00e8 meno che nulla. Tutto, per\u00f2, nasce da una constatazione, che pu\u00f2 diventare anche una preghiera: <em>Tu, o Dio, sei Colui che \u00e8; io sono colui che non \u00e8; donami un poco del tuo amore, o Signore, affinch\u00e9 anche il mio essere diventi simile al Tuo, ed io sia degno che Tu mi chiami figlio<\/em>.<\/p>\n<p>Tutto il problema del nostro rapporto con la vita e con il mondo consiste in ci\u00f2: nel saper stare al proprio posto. Il posto dell&#8217;uomo \u00e8 quello della creatura; una creatura speciale, per\u00f2, una creatura privilegiata, fornita di ragione, volont\u00e0 e libert\u00e0: fatta a immagine di Dio. Niente di meno: un pensiero che d\u00e0 le vertigini. Questa piccola creatura, che vive qualche anno sulla terra, invecchia e muore, \u00e8 fatta a immagine di Dio. E questa piccola creatura, se riconosce di essere tale, se si apre all&#8217;amore del suo Creatore, pu\u00f2 trasformarsi da buco in farfalla, pu\u00f2 dispiegare un&#8217;attivit\u00e0 meravigliosa, pu\u00f2 risplendere di luce come un faro nella notte buia, e illuminare la via anche ad altri viaggiatori. Pu\u00f2, se lo vuole. Ma, per volerlo, deve lasciar morire in s\u00e9 l&#8217;uomo vecchio, gonfio di superbia, che sa dire solo &quot;io&quot;, e imparare a dire, con timore e tremore: <em>Tu&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io sono la vera vite e il Padre mio \u00e8 il vignaiolo.^.^ Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-28782","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28782","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28782"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28782\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28782"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28782"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28782"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}