{"id":28778,"date":"2019-07-11T09:48:00","date_gmt":"2019-07-11T09:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/11\/senza-dio-tutto-lesistente-e-imperfetto-e-passeggero\/"},"modified":"2019-07-11T09:48:00","modified_gmt":"2019-07-11T09:48:00","slug":"senza-dio-tutto-lesistente-e-imperfetto-e-passeggero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/11\/senza-dio-tutto-lesistente-e-imperfetto-e-passeggero\/","title":{"rendered":"Senza Dio, tutto l&#8217;esistente \u00e8 imperfetto e passeggero"},"content":{"rendered":"<p>Immaginiamo di fare un&#8217;escursione nel bosco, in montagna, in una bella giornata di mezza estate. Il sole filtra a fatica tra i grandi palchi degli abeti e l&#8217;aria del mattino \u00e8 fresca e leggera; la rugiada evapora lentamente e una nebbiolina sale dal terreno per poi dissolversi mano a mano che la temperatura si riscalda. Sotto la verde volta, simile a quella di una maestosa cattedrale, si odono i richiami dei primi uccelli che scendono dall&#8217;alto dei rami pi\u00f9 alti e si spandono gioiosamente dovunque: gorgheggi e cinguettii che, con le loro voci allegre, gettano una nota serena in questo paesaggio solenne e silenzioso. Un cerbiatto passa veloce attraverso la radura e in pochi istanti \u00e8 gi\u00e0 scomparso tra le felci umide d&#8217;acqua e gli arbusti del sottobosco. Tutto \u00e8 pace e raccoglimento; i rumori del mondo paiono lontani mille chilometri, la stessa presenza dell&#8217;uomo pare un incidente temporaneo, qualcosa d&#8217;inessenziale. Davanti a tanta maest\u00e0, a tanto splendore, si ha quasi l&#8217;impulso di mettersi a camminare in punta di piedi, per non produrre il pi\u00f9 lieve rumore che possa disturbare gli abitanti del bosco; ci si sente come afferrati da una forza misteriosa e trasportati fuori dal tempo. \u00c8 un mondo a parte questo in cui ora ci troviamo, letteralmente un <em>altro<\/em> mondo, i cui ritmi, i cui colori, i cui profumi, le cui leggi e i cui scopi non hanno niente a che fare con il mondo turbinoso della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Ebbene: in una situazione come questa che abbiano ora evocata, e che certamente a ciascuno di noi sar\u00e0 accaduto, almeno qualche volta, di fare l&#8217;esperienza, sono due gli atteggiamenti possibili, posto che si sia dotati di un minimo di sensibilit\u00e0 e della capacit\u00e0 di cogliere il dono gratuito e commovente della bellezza. Il primo consiste nel provare gioia, pace, gratitudine nei confronti della natura stessa, cio\u00e8 nel vedere e nel sentire quello spettacolo come un qualcosa che ha in s\u00e9 le proprie ragioni ed, eventualmente, le proprie spiegazioni; qualcosa di completo, di perfetto, di definito, che non abbisogna di alcun fattore estraneo per essere cos\u00ec come deve essere, e per offrirci lo spettacolo fastoso della sua magnificenza. Il secondo atteggiamento \u00e8 quello di chi prova, s\u00ec, gioia, pace e gratitudine, ma non verso gli alberi, gli animali, il cielo e il sole e l&#8217;aria e l&#8217;acqua, ma verso la Sorgente di tutte queste cose; verso il punto omega dal quale tutte queste cose meravigliose sono scaturite, dal quale traggono la loro esistenza e verso il quale, nel gioco armonioso dei loro destini intrecciati, aspirano a ritornare, cos\u00ec come il fiume aspira alla pace del mare, e il mare altro non \u00e8 che il deposito di quella stessa acqua che ha dato origine alle sorgenti del fiume stesso. Il primo atteggiamento possiamo chiamarlo immanente, il secondo trascendente. Chi possiede il primo, si appaga della realt\u00e0 delle cose cos\u00ec come essa ci si manifesta; il secondo sente, intuisce, comprende, che l&#8217;apparenza delle cose nasconde una verit\u00e0 pi\u00f9 profonda, celata allo sguardo superficiale, e riservata solo a chi sa scorgere ci\u00f2 che giace al fondo. I primi considerano l&#8217;atteggiamento dei secondi una forma di alienazione, una incapacit\u00e0 di vedere il mondo come esso effettivamente \u00e8, e quindi come una fuga dalla realt\u00e0; i secondi ritengono che ai primi sfugga la cosa pi\u00f9 importante, ci\u00f2 che \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p>Si potrebbe discutere per pagine e pagine, si potrebbero riempire interi volumi per esaminare i pro e i contro delle due posizioni; e ci\u00f2, in realt\u00e0, \u00e8 stato fatto, e si pu\u00f2 dire che tutta la storia del pensiero umano non \u00e8 che una serie di variazioni su questo tema e su queste due opposte interpretazioni della realt\u00e0. Si tratta di una questione controversa ed eminentemente filosofica; e noi stessi vi abbiamo dedicato alcune centinaia di pagine di riflessioni, che in questa sede non staremo a riassumere. Piuttosto, vogliamo fare un&#8217;ulteriore osservazione e cio\u00e8 che si tratta una questione che pu\u00f2 essere affrontata <em>anche<\/em> da un altro punto di vista, diverso da quello squisitamente logico-razionale. Se la cittadella rifiuta di arrendersi davanti alle strategie tradizionali, bisogna che l&#8217;assediante s&#8217;inventi qualche cosa di differente da ci\u00f2 che i difensori si aspettano: questo dice il buon senso e questo insegnano alcuni fortunati casi precedenti. E quale potrebbe essere la via alternativa per giungere l\u00e0 dove le strategie tradizionali non danno alcun risultato decisivo? A nostro modo di vedere, un sistema che socchiude notevoli possibilit\u00e0 consiste nell&#8217;affidarsi all&#8217;intuizione di quella creatura che, pur essendo del tutto sprovvista di una mente filosofica, possiede nondimeno una sorprendente capacit\u00e0 di giungere al cuore delle cose: il bambino. Il bambino non sa spiegare il perch\u00e9 delle cose, o meglio non lo sa spiegare secondo gli schemi della logica &quot;adulta&quot; (perch\u00e9 una <em>sua<\/em> logica, indubbiamente, ce l&#8217;ha, e non fa una grinza), ma in compenso sa porre le questioni con una tale chiarezza da lasciare stupito un pensatore di professione. Al bambino non si possono raccontare chiacchiere: non si lascia impressionare dai giochi di parole e avverte subito se qualcuno cerca di colmare una ignoranza sostanziale con dei fioriti discorsi che hanno il solo scopo di gettare del fumo negli occhi. Ebbene: a noi sembra che il bambino, di fronte allo spettacolo del mondo, manifesti un atteggiamento che si accorda, sia pure con modalit\u00e0 tutte sue, al secondo dei due sopra descritti, e non al primo. Il bambino non si ferma alla superficie delle cose; sa, sente, avverte, che c&#8217;\u00e8 un mondo, dietro il mondo delle cose e dei segni; e di quel mondo lui ha una sua chiave personale, che invano cercher\u00e0 poi, adulto, di ritrovare, e che gli permette di entrare velocemente e senza alcuno sforzo nel giardino misterioso che sorge oltre la muraglia esistenziale di cui parla il poeta Eugenio Montale, cio\u00e8 quello che potremmo definire il limite invalicabile del Logos strumentale e calcolante.<\/p>\n<p>Prendiamo buona nota di questo <em>fatto<\/em> &#8212; ch\u00e9 di un fatto si tratta, e chi ha osservato con attenzione i bambini lo sa e ne prende atto, non perde tempo a discuterlo &#8212; e procediamo. Non \u00e8 difficile vedere come l&#8217;intuizione del bambino converge, in definitiva, con la spiegazione teologica del reale: entrambi, il bambino e il teologo, sono persuasi, sia pure per vie diverse, che sarebbe un grave errore fermarsi all&#8217;apparenza delle cose. Non lo sa alla maniera dell&#8217;adulto, naturalmente; tuttavia <em>lo sa<\/em>, e l&#8217;adulto sbaglia a considerare quel suo sapere come del tutto gratuito e irrilevante. Come lo sa? Lo sa per mezzo dell&#8217;amore. Il bambino che vuol bene alla sua nonna, e che sta volentieri presso di lei, ad ascoltarla e a godere della sua compagnia, non vede ci\u00f2 che, per prima cosa, colpisce l&#8217;occhio dell&#8217;adulto, non solo l&#8217;estraneo, ma anche i suoi figli: la vecchiaia, la lentezza dei movimenti, le rughe, la figura curva, la fragilit\u00e0 della persona. Tutte queste cose, per lui, non contano; ci\u00f2 che lui vede \u00e8 l&#8217;interiorit\u00e0 della nonna, la sua bellezza spirituale, il calore che da lei emana e che lo avvolge come un abbraccio d&#8217;indescrivibile dolcezza. Forse che s&#8217;inganna, il bambino, nel vederla cos\u00ec? Niente affatto: semplicemente, la vede con l&#8217;occhio interiore, che non si ferma alle apparenze. Per l&#8217;uomo adulto, di solito, la donna \u00e8 bella finch\u00e9 \u00e8 giovane e piacente, sessualmente desiderabile e piena di promesse; e se si tratta di una persona cara, di sua madre, di sua zia o sua nonna, pu\u00f2 anche accadere che la trovi bella, ma nonostante le sue rughe, la sua figura fragile e incurvata, eccetera. Il bambino, no: per lui la nonna \u00e8 bella <em>cos\u00ec com&#8217;\u00e8<\/em>, non \u00e8 bella <em>nonostante<\/em> la sua et\u00e0 avanzata.<\/p>\n<p>Osservava a proposito dello sguardo interiore padre Theodossios Maria della Croce (nato in Grecia ne 1909, vissuto a lungo negli ambienti artistici di Parigi, poi convertito al cattolicesimo e ordinato sacerdote, nonch\u00e9 fondatore della Fraternit\u00e0 della Santissima Vergine Maria; morto a Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel 1989) nel suo libro <em>Le profondit\u00e0 sacre della Parola di Dio<\/em> (Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, 1996, pp. 111-112):<\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo pu\u00f2 avere due tipi di rapporto con il creato, con tutto ci\u00f2 che vede e tocca. Il primo \u00e8 il rapporto assolutamente naturale senza legame con il mondo dello spirito. Il secondo \u00e8 il rapporto soprannaturale, cio\u00e8 il rapporto con la proiezione eterna delle forme, delle cose del mondo, della storia. E vi sono persone che vivono e reagiscono talvolta in un modo e talvolta nell&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo spirituale liberato alla verit\u00e0 \u00e8 segnato anche lui dal peccato originale, porta in s\u00e9 le radici del peccato di Adamo: collera, materialismo dei sensi, ecc.; e nessun uomo, nemmeno i santi, tranne la Santissima Vergine, fa eccezione.<\/em><\/p>\n<p><em>Al tempo steso, questo universo visibile non pu\u00f2 soddisfare l&#8217;appello a un amore che supera i imiti del tempo, che ha bisogno di prolungarsi, di trovare la sorgente della certezza presente in ogni uomo: la vita che scaccia la noia. Abbiamo bisogno di incontrare questa sorgente e lo slancio intimo verso Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>E cos\u00ec le persone, le loro opere, le forme delle montagne, uno sguardo, il riflesso di un colore, di una vetrata, un suono, qualsiasi cosa pu\u00f2 risvegliare nell&#8217;uomo spirituale impressioni che si trasformano in percezione spirituale, cio\u00e8 in amore: amore per la Sorgente, Quando sente la parola di un amico che gli vuol bene e al quale ha fatto del bene, il suo cuore si rivolge spontaneamente alla Sorgente e ringrazia il Signore Se apre una lettera che gli dice cose buone e belle pensa: &quot;Grazie, Signore! Non lo merito; sei Tu che lo fai!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La reazione dell&#8217;uomo naturale \u00e8 esteriormente la stessa: \u00e8 contento e dice: &quot;Grazie&quot;, ma senza che questo &quot;grazie&quot; si rivolga alla Sorgente, all&#8217;Amore infinito. Riceve tutto dalla natura cos\u00ec come appare; ignora che questa natura nasconde Colui che ne \u00e8 l&#8217;Autore. Ed egli non riceve il vero messaggio del Creatore.<\/em><\/p>\n<p><em>La vera lettura del libro della natura, il contatto con la verit\u00e0 intima degli esseri, ci trasmette l&#8217;eternit\u00e0, anche se si deve affrontare la more; essa ci unisce a Dio e condiziona tutti i rapporti umani.<\/em><\/p>\n<p><em>Se, invece, riceviamo dalla natura solo l&#8217;immagine esteriore, il colore dei fiori, la bellezza delle montagne, del cielo, delle stelle, le parole e gli atteggiamenti delle persone riceviamo un0immagine imperfetta della realt\u00e0, perch\u00e9 questo universo visibile contiene la morte in uno sazio di tempo pi\u00f9 o meno breve.<\/em><\/p>\n<p><em>Senza Dio, tutto ci\u00f2 che esiste \u00e8 imperfetto e passeggero; con Dio tutto si trasforma in linguaggio eterno. E l&#8217;amore vero ci conduce a questa &quot;eterizzazione&quot; del tempo nei rapporti con gli uomini, nei rapporti cin la natura e nei rapporti con Dio. Viviamo nel tempo, con un corpo che sar\u00e0 distrutto tra poco, con una parola che non sar\u00e0 pi\u00f9 udita perch\u00e9 sparir\u00e0 con il nostro corpo; rimarr\u00e0 la nostra anima che sin da adesso partecipa, mediante i rapporti con gli altri, all&#8217;eternit\u00e0 del Creatore.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli apostoli e gli uomini di Cristo vivono questa inesprimibile partecipazione al suo amore, il loro rapporto con l&#8217;universo \u00e8 condizionato dalla legge eterna della Creazione in cui tutto \u00e8 ordine e armonia; come in un immenso organo ogni nota ha il suo posto e suona quando \u00e8 toccata.<\/em><\/p>\n<p>A ben guadare, il parallelo che abbiamo istituito fra lo sguardo del bambino e la logica del teologo pu\u00f2 essere ricco di fecondi sviluppi, se adeguatamente approfondito. Sia il bambino che il teologo si stupiscono di fronte all&#8217;incanto del mondo, ed entrambi sentono che le cose non sono tutte racchiuse nel cerchio ristretto dei cinque sensi, n\u00e9 interamente delimitate entro l&#8217;orizzonte delle spiegazioni scientifiche e razionali. Il bambino che prega per la nonna morta, <em>parla<\/em> con lei, cos\u00ec come il teologo sa che nessuno muore veramente, perch\u00e9 con la morte si nasce alla seconda vita, quella che si apre al di l\u00e0 delle apparenze. Entrambi sono vicini all&#8217;essenziale; entrambi sentono che solo un velo sottile separa l&#8217;essenziale dal mondo cos\u00ec come appare, ma quel velo sono in pochi a oltrepassarlo. Provare gratitudine nei confronti della natura significa ringraziare la mano che ci offre le cose buone, ignorando Colui al quale la mano appartiene. E poich\u00e9 i razionalisti e i materialisti vanno tanto fieri della loro logica di tipo scientifico, come fanno a non vedere che si attaccano a una impossibilit\u00e0 di ordine logico? Le cose danno soltanto cose, gli enti danno solamente enti: ma l&#8217;essere, da dove viene? Da dove viene, che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;essere che fa esistere le cose, che ci d\u00e0 lo spettacolo degli enti? Il mondo visibile non ha in se stesso la propria spiegazione; necessariamente rimanda a qualcos&#8217;altro. C&#8217;\u00e8 uno iato, uno scarto, una distanza incolmabile fra il mondo cos\u00ec come ci appare e il mondo come <em>deve<\/em> essere. Quale uomo, per quanto ingiusto, non <em>sente<\/em> che la giustizia esiste, e sia pure per temerla e tenersene lontano? Quale uomo, per quanto bugiardo, non sente che la verit\u00e0 esiste, altrimenti non farebbe di tutto per eluderla? E quale uomo, per quanto insensibile, non sente che la bellezza esiste, ma che non risiede negli enti, destinati a consumarsi e a morire? Eppure la giustizia, la verit\u00e0, la bellezza, non sono nelle cose, se non per vaghi riflessi, per pallidi e labili indizi. Dunque, devono essere altrove; e dove, se non nella dimora dell&#8217;Essere, ove tutto \u00e8, e nulla va perduto: n\u00e9 una lacrima, n\u00e9 un sorriso; e dove quel bambino ritrover\u00e0 la sua cara nonna?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immaginiamo di fare un&#8217;escursione nel bosco, in montagna, in una bella giornata di mezza estate. 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