{"id":28776,"date":"2009-04-18T05:20:00","date_gmt":"2009-04-18T05:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/18\/la-ferita-piu-dolorosa-non-e-il-non-essere-amati-ma-il-ritenersi-non-degni-di-amore\/"},"modified":"2009-04-18T05:20:00","modified_gmt":"2009-04-18T05:20:00","slug":"la-ferita-piu-dolorosa-non-e-il-non-essere-amati-ma-il-ritenersi-non-degni-di-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/18\/la-ferita-piu-dolorosa-non-e-il-non-essere-amati-ma-il-ritenersi-non-degni-di-amore\/","title":{"rendered":"La ferita pi\u00f9 dolorosa non \u00e8 il non essere amati, ma il ritenersi non degni di amore"},"content":{"rendered":"<p>Il teologo e psicanalista Peter Schellenbaum, di tendenza junghiana, ha parlato nei suoi libri (\u00abLa ferita dei non amati\u00bb, \u00abIl no in amore\u00bb) della mancanza di amore come della ferita pi\u00f9 grave che si possa infliggere all&#8217;essere umano.<\/p>\n<p>Crediamo che si possa accettare questa tesi, a patto di integrarla con quella di Henri J. M. Nouwen (psicotearpeuta e sacerdote olandese, morto nel 1996: uno dei massimi scrittori di spiritualit\u00e0 del mondo contemporaneo), secondo la quale tutta la nostra vita \u00e8 contrassegnata da una lotta contro le voci interiori che ci dicono &#8211; ora sommessamente, ora gridando &#8211; che non siamo abbastanza bravi, intelligenti o attraenti, che non siamo abbastanza spirituali e degni di amore.<\/p>\n<p>\u00abNel corso degli anni &#8211; egli afferma &#8211; sono giunto a capire che la pi\u00f9 grande trappola della nostra vita non \u00e8 il successo, la popolarit\u00e0 o il potere, ma il rifiuto di s\u00e9\u00bb (in \u00abSentirsi amati. La vita spirituale in un mondo secolare\u00bb, Brescia, Queriniana, 2000).<\/p>\n<p>Per Nouwen, tuttavia, la trappola del rifiuto di s\u00e9 e della convinzione di non poter essere amati per noi stessi, ma solo per qualcosa che facciamo per gli altri o che gli altri si aspettano di ricevere da noi, non \u00e8 di natura tale che gli esseri umani la possano vincere con le loro forze, poich\u00e9 essi sono fondamentalmente incapaci dell&#8217;amore gratuito.<\/p>\n<p>Solo Ges\u00f9 Cristo, per Nouwen &#8211; e questo \u00e8 l&#8217;aspetto della sua riflessione che, certamente, lascer\u00e0 insoddisfatto un laico, specialmente se pervaso dalla presunzione hegeliana che si possa mediare tutto e, quindi, che si possa anche disciogliere la polverina del cristianesimo in una bella tisana di marca New Age &#8211; \u00e8 capace di amarci per noi stessi, per quello che siamo realmente, dietro le molte maschere che indossiamo per nascondere agli altri le nostre debolezze, le nostre paure, le nostre incoerenze.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 si tratta del nucleo centrale del pensiero di questo prolifico autore, autore di 40 volumi di teologia e spiritualit\u00e0, ci piace riportare per intero il suo ragionamento, affinch\u00e9 il lettore possa farsene un&#8217;idea da se stesso (in: Henri J. M. Nouwen, \u00abIl primato dell&#8217;amore\u00bb; titolo originale: \u00abHenri Nouwen:. Writings Selected with an Introduction by Robert A. Jonas\u00bb, Orbis Book, Maryknoll, 1998; traduzione di Maria Sbaffi Girardet, Brescia, Queriniana, 2001, pp. 129-31):<\/p>\n<p>\u00abLa cosa pi\u00f9 importante che puoi dire dell&#8217;amore di Dio \u00e8 che Dio ci ama non per qualcosa che abbiamo fatto, per guadagnare il suo amore, ma perch\u00e9 egli, in totale libert\u00e0, ha deciso di amarci. A prima vista questo non sembra ispirarci molto, ma se vi rifletti pi\u00f9 in profondit\u00e0, questo pensiero pu\u00f2 toccare e influenzare grandemente la tua vita. Siamo propensi a vedere tutta la nostra esistenza nei termini di un &quot;quid pro quo&quot; &#8211; io gratto la tua schiena, cos\u00ec tu gratti la mia -, e partiamo dall&#8217;idea che le persone saranno gentili con noi se siamo gentili con loro; che ci aiuteranno se le aiutiamo; che c&#8217;inviteranno se le invitiamo; che ci ameranno se le amiamo. E questa convinzione \u00e8 cos\u00ec profondamente radicata in noi che riteniamo che l&#8217;essere amati \u00e8 qualcosa da guadagnarsi. Nel nostro tempo pragmatico e utilitaristico questa convinzione \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 forte e ci \u00e8 difficile pensare di avere qualcosa in cambio di nulla; tutto dev&#8217;essere conquistato: anche una parola gentile, un&#8217;espressione di gratitudine, un segno di affetto. Penso che questa mentalit\u00e0 stia alla base di un mucchio di ansia, di tanta inquietudine e agitazione. \u00c8 come se fossimo sempre in movimento, cercando di provarci a vicenda che meritiamo di essere amati. Il dubbio che alberga in noi ci spinge a un attivismo ancora pi\u00f9 frenetico. Cerchiamo cos\u00ec di tenere la testa fuori dell&#8217;acqua e di non affogare in una mancanza di rispetto per noi stessi sempre crescente. La fortissima inclinazione a cercare riconoscimenti, ammirazione, popolarit\u00e0 e fama \u00e8 radicata nella paura che, senza di essi, siamo senza valore. Si potrebbe chiamarla la &quot;commercializzazione&quot; dell&#8217;amore. Niente per niente, neppure l&#8217;amore.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 uno stato interiore che ci fa vivere come se il nostro valore come esseri umani dipendesse dal modo in cui gli altri reagiscono nei nostri confronti., Lasciamo che siano gli altri a decidere chi siamo. Pensiamo di essere buoni se gli altri trovano che lo siamo; pensiamo di essere intelligenti se gli altri reputano che lo siano; pensiamo di essere religiosi se lo ritengono anche gli altri&#8230; Vendiamo cos\u00ec la nostra anima al mondo, non siamo pi\u00f9 padroni in casa nostra. I nostri amici e nemici decidono chi siamo; siamo diventati il trastullo delle loro buone o cattive opinioni&#8230;<\/p>\n<p>La cosa tragica, per\u00f2, \u00e8 che noi esseri umani non siamo capaci di dissipare gli uni per gli altri la solitudine e la mancanza di rispetto di s\u00e9. Non abbiamo la capacit\u00e0 di alleviare la situazione pi\u00f9 radicale gli uni degli altri. La nostra capacit\u00e0 di soddisfare il desiderio pi\u00f9 profondo dell&#8217;altro \u00e8 cos\u00ec limitata che rischiamo sempre di nuovo di deluderci a vicenda&#8230;<\/p>\n<p>Ogni cosa che Ges\u00f9 ha fatto, detto e sub\u00ecto \u00e8 intesa a dimostrarci che l&#8217;amore al quale pi\u00f9 aneliamo ci \u00e8 dato da Dio, non perch\u00e9 lo meritiamo, ma perch\u00e9 Dio \u00e8 un Dio di amore&#8230; Se avessimo una salda fede nell&#8217;amore incondizionato di Dio per noi non sarebbe pi\u00f9 necessario essere sempre alla ricerca del modo di essere pi\u00f9 ammirati dalla gente e ancora meno avremmo bisogno avremmo bisogno di ottenere dalla gente la forza che Dio desidera darci in abbondanza ]da &quot;Lettera a un giovane].\u00bb<\/p>\n<p>Secondo Louwen, solo Do ci ama per quello che siamo, indipendentemente da nostri meriti e dalle nostre qualit\u00e0, perch\u00e9 Egli solo \u00e8 capace di amore totalmente gratuito e disinteressato; Egli solo ci ama senza aspettarsi di essere ricambiato.<\/p>\n<p>Tuttavia, noi crediamo che esista qualcun altro capace di amarci di un amore di questo genere: qualcuno che, appunto, pu\u00f2 anche svolgere il ruolo d&#8217;intermediario fra la nostra imperfetta capacit\u00e0 di amare e l&#8217;Amore perfetto, proprio di Dio. Intendiamo parlare, ovviamente, delle persone a noi care che sono defunte.<\/p>\n<p>In genere, noi pensiamo ai defunti come a dei morti, contrapponendo la loro condizione alla nostra, di uomini vivi. Ma, se noi incominciamo a guardare alla realt\u00e0 come a un continuo spazio-temporale, ci rendiamo subito conto che noi siamo \u00abvivi\u00bb, nel senso di legati ad una dimensione fisica dell&#8217;esistenza, solo per un breve tratto di strada: proprio come un viaggiatore che, dal finestrino dell&#8217;automobile, vede scorrere il paesaggio accanto a s\u00e9, e non \u00e8 pi\u00f9 in grado di vedere i luoghi attraversati in precedenza, n\u00e9 quelli non ancora raggiunti; eppure egli sa bene che tali luoghi esistono.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec alla conclusione, paradossale solo in apparenza, che i morti non sono affatto tali, ma sono vivi; che ogni cosa \u00e8 viva, sempre; che ogni lacrima, ogni sorriso, ogni fiore sbocciato sul prato, esistono per sempre. Siamo noi, che ci crediamo vivi &#8211; ma che siamo, piuttosto, dei ciechi presuntuosi &#8211; incapaci di vedere tutto questo: \u00e8 una nostra limitazione, non un dato della realt\u00e0. La mentalit\u00e0 scientista e positivista ci ha convinti che solo ci\u00f2 che cade sotto i nostri sensi, solo ci\u00f2 che si pu\u00f2 misurare e spiegare razionalmente, esiste; tutto il resto \u00e8 frutto di fantasie e superstizioni oppure, semplificamene, non \u00e8 degno di rilievo.<\/p>\n<p>Ebbene, i nostri cari che ci hanno preceduto nell&#8217;altra forma di esistenza vedono e odono l&#8217;intero orizzonte della realt\u00e0 totale, perci\u00f2 conoscono tutto, compreso ci\u00f2 che noi chiamiamo passato e futuro, e leggono anche nel profondo dei nostri cuori. Essi continuano ad amarci, ma senza pi\u00f9 quel residuo di egoismo che inquina anche il sentimento umano pi\u00f9 puro e disinteressato.<\/p>\n<p>Esiste una ricca documentazione che attesta quanto abbiamo ora affermato: casi di sogni premonitori, ad esempio, in cui una persona cara defunta comunica qualcosa che pu\u00f2 perfino salvare la vita al proprio congiunto. Certo, esistono anche inganni e allucinazioni; ma i casi autentici sono numerosi e incontrovertibili. La scienza accademica gita la testa dall&#8217;altra parte, per non vederli e non doverne prendere atto: perch\u00e9, se lo facesse, dovrebbe rimettere in discussione il proprio assioma fondamentale: che la mente \u00e8 solo una funzione del cervello.<\/p>\n<p>Noi sappiamo, invece, perch\u00e9 lo testimoniano casi convincenti e perch\u00e9 ce lo suggerisce il ragionamento filosofico, che il cervello \u00e8 l&#8217;organo della mente, ma non coincide con essa; che la mente \u00e8 immateriale e incorporea; che, quindi, essa sopravvive al corpo, pu\u00f2 comunicare direttamente con le altre menti ed avere, in determinate circostante, una visione globale della realt\u00e0: passata, presente e futura.<\/p>\n<p>In definitiva, noi sappiamo che oltre alla piccola mente corporea, limitata nello spazio e nel tempo ed espressione del nostro piccolo io, esiste una \u00abmente non localizzata\u00bb (come la chiama Larry Dossey), la quale si pu\u00f2 muovere liberamente senza alcun ostacolo nello \u00abschema globale di esistenza\u00bb, per il usare l&#8217;espressione adottata dal grande matematico Luigi Fantappi\u00e9, con cui si pu\u00f2 designare il continuum spazio-temporale. Ed \u00e8 questa la mente superiore, la mente che pu\u00f2 uscire dal corpo: e, se lo pu\u00f2 fare in circostanze casuali, legate a una particolare attitudine medianica di un determinato soggetto, a maggior ragione lo pu\u00f2 fare allorch\u00e9 i vincoli con il corpo vengano recisi della crisi della morte.<\/p>\n<p>Crediamo che a questa parte superiore della mente spetti, propriamente, il termine di \u00abanima\u00bb: tenendo ben presente che, per dirla con Ren\u00e9 Gu\u00e9non, la morte non rappresenta la fine dell&#8217;esistenza, ma il passaggio ad una differente dimensione dell&#8217;esistenza stessa.<\/p>\n<p>L&#8217;amore gratuito delle anime disincarnate delle persone care \u00e8 una forma di comunione fra anime: qualche cosa di enormemente superiore al pi\u00f9 perfetto amore umano: perch\u00e9, nella dimensione spazio-temporale, i nostri sentimenti e le nostre passioni sono deformati da un insieme contraddittorio di circostanze contingenti, che ci impediscono di realizzare l&#8217;incontro perfetto con un&#8217;altra anima, l&#8217;unione assoluta e incondizionata.<\/p>\n<p>Ne era convinto, fra gli altri, il filosofo Gabriel Marcel, del quale ci siamo occupati in diversi lavori precedenti e le cui idee in proposito sono stare efficacemente sintetizzate dallo studioso Leo Talamonti nel suo libro \u00abParapsicologia della vita quotidiana\u00bb (Milano, Rizzoli, 1975, pp. 89-90), da cui riportiamo il seguente passaggio:<\/p>\n<p>\u00abUna delle &quot;scoperte&quot; che ha fatto Gabriel Marcel non tanto nella sua qualit\u00e0 d filosofo e sapiente, quanto piuttosto d sensitivo e medium capace d andare pi\u00f9 a fondo d altri nella problematica dell&#8217;animo umano, consiste nel fatto che alla amara condizione rappresentata dalla solitudine alienante dell&#8217;uomo vi \u00e8 un solo rimedio possibile &#8212; la comunione -; ma non \u00e8 cosa alla portata di chiunque; bisogna saper amare. Ne consegue, come un corollario, che \u00e8 meno solo chi si sente in comunione perenne con qualche amato scomparso, di quanto non siano dei viventi i quali si facciano abitualmente compagnia, ma senza alcuna forma di reciproca compenetrazione spirituale.<\/p>\n<p>S&#8217;intende che tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 essere che aberrazione e follia, per i pontefici della psichiatria e psicoterapia; ma con tutto il rispetto, non crediamo che essi possano far molto per rimediare alla solitudine umana, pur sapendo classificare cos\u00ec bene i deliri. Come finiscono i ciechi guidati da un altro cieco? Sono duemila anni da che fu posta questa domanda, e ancora la gente seguita a comportarsi come se ignorasse la risposta; difatti s consegna a mani legate a guide che sanno tante cose&#8230; ma sono pravamente cieche d fronte alle verit\u00e0 fondamentali: quelle di carattere spirituale. Una delle quali \u00e8 stata felicemente enunciata da una madre[&#8230;], la quale \u00e8 gi\u00e0 vissuta e vive in comunione spirituale con l&#8217;unico figlio scomparso; e proprio per questo ha avuto modo di accorgersi &quot;che non vi \u00e8 passato n\u00e9 presente, ma un&#8217;eternit\u00e0 senza confine, per ogni grande amore (Welma Sorrentino, &quot;Dialogo con Maurizio, Gesualdi editore, Roma, 1972).<\/p>\n<p>Analoghe situazioni ritroviamo in altri scrittori: come nel caso di Rosamund Lehman, che aveva perso la sola figlia che aveva; e in quello del veggente francese Belline, il quale rest\u00f2 in contatto mentale con l&#8217;unico figlio perduto quando era ancora giovanissimo, per un incidente d&#8217;auto; e da quei contati &quot;spirituali&quot; , pi\u00f9 ancora che &quot;mentali&quot;, trasse lo spunto per un libro (&quot;Las troisi\u00e8me oreille&quot;, Laffont, Paris, 1971), che ebbe l&#8217;onore di una presentazione da parte di Gabriel Marcel. Alla ricchezza e all&#8217;umano significato universale di tutte queste esperienze, nulla pu\u00f2 togliere il fatto che esse siano classificabili come &quot;soggettive&quot;: ecco la verit\u00e0 che stenta a farsi strada nelle piccole menti, quelle che si rifugiano nel razionalismo come in una fortezza. Per resistere accanitamente agli assalti di una realt\u00e0 che trascende, \u00e8 vero, le umane esperienze sensoriali, ma non quelle mentali. E invece sarebbe ora di accorgersi che accanto a una oggettivit\u00e0 fisica, ne esiste anche una ultrafisica, la quale \u00e8 definibile anch&#8217;essa, in qualche modo, in senso &quot;operativo&quot;, purch\u00e9 si abbia il buon senso di riconoscere che esistono &quot;operazioni dello spirito&quot;, oltre che operazioni della materia.<\/p>\n<p>Scrive Marcel, nella prefazione al libro di Belline (il quale ultimo, detto tra parentesi, non \u00e8 soltanto un veggente, ma anche un letterato di un certo valore): &quot;Io mi riconosco il diritto di protestare energicamente contro coloro che in nome di non so quale scientismo si pronunciano a priori contro la realt\u00e0 di simili contatti.. Ci\u00f2 che si deve proclamare a voce alta, come ho fatto io stesso in passato \u00e8 pi\u00f9 di una volta, \u00e8 che quei messaggi hanno una loro destinazione univoca e precisa: non sono fatti, cio\u00e8, per un qualsiasi osservatore spersonalizzato, come potrebbe essere il caso di una qualsivoglia esperienza di laboratorio. Siano anzi agli antipodi di un&#8217;esperienza di quell&#8217;ordine, come lo saremmo nel caso di due esseri che stiano effondendo i propri sentimenti amorosi.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque, solo Dio e solo i nostri cari passati nell&#8217;altra dimensione ci amano spassionatamente e gratuitamente.<\/p>\n<p>Eppure, a ben guardare, vi sarebbe un terzo soggetto capace di tanto, almeno in linea teorica e a determinate condizioni: noi stessi. Ma, per fare eco alle sagge parole di Talamonti, si tratta di saper amare, il che non \u00e8 cosa da tutti; di amare, cio\u00e8, nella maniera giusta; mentre, in questo campo, moltissimi sono coloro i quali credono di essere dei maestri, mentre non sono che degli autentici analfabeti.<\/p>\n<p>Amare se stessi nel modo giusto, significa desiderare e cercare il meglio per la propria parte essenziale, ossia per la propria anima; trascurando, semmai, la parte contingente ed effimera, la quale, essendo legata alle limitazioni del corpo, invecchier\u00e0 e, un giorno, verr\u00e0 messa in disparte, come un vestito che abbia ormai esaurito la propria funzione.<\/p>\n<p>E il meglio cui tutti aspirano, ma &#8211; in genere &#8211; in maniera possessiva e confusa, non pu\u00f2 essere che l&#8217;amore: quello vero, quello disinteressato, quello gratuito, paziente e inesauribile. Fare della propria anima uno strumento bene accordato, capace di vivere nella dimensione dell&#8217;amore: questo \u00e8 il vero scopo della nostra esistenza, la ragione per la quale ci \u00e8 stato dato un corpo e siamo stati immersi nella dimensione dello spazio e del tempo.<\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 amarci pi\u00f9 e meglio di quanto ci potremmo amare noi, se tenessimo ben fermo questo obiettivo; ma ci\u00f2 presuppone la capacit\u00e0 di riconoscersi, guardarsi dentro e accettarsi, ossia, in definitiva, di scegliersi; e non \u00e8 cosa che si possa improvvisare, ma che sopraggiunge, semmai, quale ricompensa ad un cammino di evoluzione spirituale impervio, tenace e coraggioso.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 molti di noi si sentono indegni di essere amati per quello che sono: perch\u00e9 avvertono, intuitivamente, che essi per primi non sanno amarsi abbastanza; e che, di conseguenza, ci\u00f2 che sono diventati non \u00e8 che la brutta copia, quasi la caricatura, di quello che avrebbero potuto e dovuto diventare.<\/p>\n<p>E se io non mi amo abbastanza da desiderare e ricercare il meglio per me stesso, come posso sperare che altri provino per me un amore pi\u00f9 grande di quello che mi concedo?<\/p>\n<p>Dunque, per sentirsi degni di amore, bisogna riacquistare pregio ai propri occhi; e non vi \u00e8 altro modo di farlo, che quello di rimboccarsi le maniche, smettere di compatirsi e rialzare la testa, impegnandosi con ogni fibra a realizzare la propria evoluzione spirituale.<\/p>\n<p>Solo un tale impegno ci render\u00e0 belli e desiderabili; solo cos\u00ec acquisteremo un valore evidente, che ci render\u00e0 amabili agli occhi dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ma, poich\u00e9 il simile attira il simile, a quel punto l&#8217;incontro fra due anime non sar\u00e0 pi\u00f9 una evasione fuggevole, capace magari di lasciarsi dietro delusione e amarezza; ma la comunione di due anime desiderose e capaci di arricchirsi reciprocamente, di donarsi l&#8217;un l&#8217;altra, di aiutarsi a perfezionarsi ulteriormente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il teologo e psicanalista Peter Schellenbaum, di tendenza junghiana, ha parlato nei suoi libri (\u00abLa ferita dei non amati\u00bb, \u00abIl no in amore\u00bb) della mancanza di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-28776","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28776","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28776"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28776\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28776"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28776"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28776"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}