{"id":28771,"date":"2015-11-06T06:09:00","date_gmt":"2015-11-06T06:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/06\/ma-e-proprio-vero-come-dicono-i-filosofi-del-linguaggio-che-senso-e-verita-sono-cose-distinte\/"},"modified":"2015-11-06T06:09:00","modified_gmt":"2015-11-06T06:09:00","slug":"ma-e-proprio-vero-come-dicono-i-filosofi-del-linguaggio-che-senso-e-verita-sono-cose-distinte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/06\/ma-e-proprio-vero-come-dicono-i-filosofi-del-linguaggio-che-senso-e-verita-sono-cose-distinte\/","title":{"rendered":"Ma \u00e8 proprio vero, come dicono i filosofi del linguaggio, che senso e verit\u00e0 sono cose distinte?"},"content":{"rendered":"<p>Secondo i filosofi del linguaggio, il senso e la verit\u00e0 di una proposizione sono due cose distinte: una proposizione pu\u00f2 avere un senso, ma non essere vera. Possiamo affermare che in questa stanza, sotto le sedie, ci sono dei sacchetti di smeraldi: la proposizione ha un senso; ma pu\u00f2 essere benissimo falsa, perch\u00e9 quei sacchetti potrebbero non esservi affatto. In pratica, per sapere se \u00e8 vera o falsa, non abbiamo altra strada che quella della verifica empirica: cio\u00e8 rovesciare le sedie o andare a sbirciare al di sotto di esse. Potremmo anche affermare che i pinguini vivono al Polo Nord: la proposizione \u00e8 dotata di senso, perch\u00e9 in essa non vi \u00e8 niente di insensato, niente di illogico o di contraddittorio; \u00e8 solo l&#8217;esperienza che ci fa escludere che sia vera, e ci\u00f2 senza nemmeno bisogno di recarci al Polo Nord per verificarla, dal momento che tutti sanno che i pinguini vivono al Polo Sud e mancano del tutto nell&#8217;emisfero Nord.<\/p>\n<p>Pertanto, i filosofi del linguaggio dicono che una proposizione \u00e8 vera se esistono i fatti che in essa vengono rappresentati, falsa, invece, se non esistono. Poi aggiungono che tutte le proposizioni sono suscettibili di venir ridotte a delle proposizioni elementari, cio\u00e8 che enunciano un singolo fatto (oppure una serie di fatti logicamente collegati fra loro). Se al Polo Nord vi sono i pinguini, la proposizione \u00e8 vera; se non ci sono, allora \u00e8 falsa. Il metodo \u00e8 empirico, non logico: la logica entra in ballo per il collegamento dei fatti tra di loro, in sequenze o catene che li innalzano allo statuto ontologico di fatti complessi. Wittgenstein era convinto che, per conferire un senso a una proposizione, bisogna che i fatti che essa vuole descrivere siano sensati, non che siano sensate le parole, i segni con i quali quei fatti vengono espressi. D&#8217;altra parte, nel linguaggio &#8212; in qualunque linguaggio &#8212; non si pu\u00f2 separare la connessione tra le parole come segni, cio\u00e8 come significante, e le parole come fatti, cio\u00e8 come significato. Una proposizione ha senso, cio\u00e8 significato, se ce l&#8217;hanno i fatti: intendendo, come fatti, sia il significato che il significante racchiusi in una determinata proposizione.<\/p>\n<p>Una critica di fondo a codesta impostazione del problema gnoseologico pu\u00f2 essere diretta a far notare che, per i moderni filosofi del linguaggio, il mondo non \u00e8 un insieme di cose, ma di fatti, e di fatti che devono essere traducibili in concetti e in parole. Ludwig Wittgenstein, ad esempio, nelle proposizioni terza, quarta e quinta del suo \u00abTractatus logico-philosophicus\u00bb, sostiene che: a) l&#8217;immagine logica dei fatti \u00e8 il pensiero; 2) il pensiero \u00e8 la proposizione munita di senso; c), la proposizione \u00e8 una funzione (nel senso matematico di relazione fra due insiemi numerici) di verit\u00e0 delle proposizioni elementari. Di conseguenza, ci\u00f2 che non si pu\u00f2 tradurre in pensiero e in parole, non deve nemmeno essere detto (settima e ultima asserzione principale del \u00abTractatus\u00bb), anche se lo stesso Wittgenstein sostiene che il mistico \u00e8 l&#8217;ineffabile, ci\u00f2 che non si lascia afferrare e significare dal linguaggio, ma mostra s\u00e9 stesso direttamente, senza la mediazione del linguaggio. Addirittura, non manca chi ritiene che il \u00abTractatus\u00bb sia un&#8217;opera essenzialmente mistica, o che vada letta in senso mistico (cosa in se stessa contraddittoria, visto che per Wittgenstein il mistico \u00e8 ci\u00f2 che non si pu\u00f2 esprimere mediante il linguaggio: ma una tale contraddizione, evidentemente, non spaventa affatto simili ermeneuti).<\/p>\n<p>Ora, il sottile ma significativo slittamento di prospettiva (e di significato) di una tale impostazione consiste nel volgere lo sguardo dal &quot;mondo&quot;, in se stesso (nel senso del &quot;noumeno kantiano&quot;) al mondo come insieme dei fatti, ossia delle proposizioni semplici, munite di senso e perci\u00f2 traducibili in concetti e parole. Ne consegue che una cosa, per avere il diritto di esistere, deve avere un senso e la si deve poter tradurre in pensieri comunicabili mediante il linguaggio.<\/p>\n<p>A ben guardare, \u00e8 questo l&#8217;esito estremo &#8212; e paradossale &#8211; del neopositivismo, secondo il quale solo ci\u00f2 che \u00e8 spiegabile razionalmente vale il disturbo di essere preso in considerazione; ma anche del neoidealismo, secondo il quale non \u00e8 l&#8217;essere a creare il pensiero, ma il pensiero a creare l&#8217;essere. Hegel e Comte, con tutti i loro rispettivi epigoni, finiscono per darsi la mano, rivelando, alla fine dei conti, che le loro filosofie sono molto pi\u00f9 vicine l&#8217;una all&#8217;altra, di quel che non paia ad uno sguardo distratto: perch\u00e9 dietro ogni idealista (nel senso filosofico del termine) c&#8217;\u00e8 uno scientista insoddisfatto, e dietro ogni scientista, un idealista in potenza. Non \u00e8 forse, il delirio d&#8217;onnipotenza dell&#8217;idea, una manifestazione particolare del delirio d&#8217;onnipotenza della scienza?<\/p>\n<p>Quel che \u00e8 andato smarrito lungo la strada \u00e8 la nozione originaria di &quot;fatto&quot;. Un fatto, nel linguaggio comune, ma anche nel linguaggio filosofico tradizionale, \u00e8 una realt\u00e0 che sussiste in se stessa, indipendentemente da colui che l&#8217;osserva (o che potrebbe anche non osservarlo, senza che, per questo, il fatto scompaia, o cessi d&#8217;esistere). In altre parole, la filosofia \u00e8 possibile solo a condizione di ammettere l&#8217;essere quale fondamento del tutto: senza di esso, i fatti si riducono da cose e cose pensabili e traducibili in linguaggio &#8212; il che, evidentemente, non \u00e8 la stessa cosa. Per\u00f2, siccome quasi tutti i filosofi hanno tacitamente o esplicitamente deciso di sospendere l&#8217;essere, o, quanto meno, di &quot;metterlo tra parentesi&quot;, come una semplice ipotesi che non pu\u00f2 sorreggere alcuna certezza, perch\u00e9 bisognosa essa stessa d&#8217;essere dimostrata), il &quot;delitto&quot; \u00e8 stato quasi prefetto e nessuno, o quasi nessuno, fra il pubblico, sembra essersene accorto. Per cui esiste ancora una disciplina che si chiama &quot;filosofia&quot;, la quale viene insegnata nelle scuole e nelle aule universitarie, e sulla quale si scrivono libri e si tengono simposi, conferenze, seminari, come se fosse perfettamente viva e vegeta e come se godesse di una credibilit\u00e0 non molto diversa da quella che possedeva ai tempi di Platone, o di Tommaso d&#8217;Aquino, o di Kant. Invece essa \u00e8 morta, e i moderni filosofi del linguaggio &#8212; cos\u00ec come quasi tutti gi altri filosofi &quot;moderni&quot; &#8212; altro non fanno che rimestare fra le ceneri ormai fredde d&#8217;un fuoco spento da moltissimo tempo.<\/p>\n<p>Ma torniamo alle proposizioni dei filosofi del linguaggio e alla questione sul senso e sulla verit\u00e0, da cui eravamo partiti.<\/p>\n<p>Scrive, a questo proposito, Julius R. Weinberg in \u00abIntroduzione al positivismo logico\u00bb (titolo originale: \u00abAn Examination of Logical Positivism\u00bb, London, Kegan &amp; Co.; traduzione dall&#8217;inglese di Ludovico Geymonat, Torino, Einaudi, 1950, pp. 62-63):<\/p>\n<p><em>\u00abLa proposizione, tanto parlata che scritta, \u00e8 una serie di suoni o di segni; \u00e8 perci\u00f2 un gruppo di fatti e non un fatto singolo, poich\u00e9 evidentemente, se la connessione fra due suoni \u00e8 un fatto singolo, la connessione tra gruppi di suoni \u00e8 un gruppo di fatti. D&#8217;altra parte la proposizione, quando la si usa con significato, forma un tutto unico. Orbene, se i fatti sono indipendenti uno dall&#8217;altro, come \u00e8 possibile derivare un fatto individuale da una collezione di fatti? Eppure Wittgenstein insiste che bisogna proprio fare questo, perch\u00e9 dice che &quot;soltanto i fatti possono esprimere un senso, mentre una classe di nomi non lo pu\u00f2&quot;, e ancora che &quot;la proposizione \u00e8 un fatto&quot;. Deve dunque essere possibile avere un fatto composto di altri fatti, qualcosa che sembra incompatibile con l&#8217;indipendenza dei fatti. L&#8217;unica spiegazione ammissibile di ci\u00f2, \u00e8 che due fatti distinti possano essere composti degli stessi oggetti come per esempio nel caso dell&#8217;illusione del cubo reversibile. La proposizione, come vera e propria entit\u00e0, quale sta sulla carta, pu\u00f2 essere considerata come una serie di fatti (cio\u00e8 come una serie di segni o suoni), mentre invece, quale simbolo, \u00e8 un unico fatto. Prendete, per es., la proposizione &quot;Socrate ama Alcibiade&quot;; essa, presa nella sua oggettivit\u00e0 effettuale, \u00e8 una serie di fatti &quot;S-o-c-r-a-t-e a-m-a&#8230;&quot;; come simbolo, invece, non \u00e8 una serie di fatti ma un solo fatto &quot;S-a-A&quot;, cio\u00e8 un complesso di tre elementi. Ma in un caso e nell&#8217;altro \u00e8 composta dagli stessi oggetti.<\/em><\/p>\n<p><em>La connessione essenziale fra linguaggio e realt\u00e0 empirica \u00e8, cos\u00ec, stabilita, dimostrando il carattere raffigurativo delle proposizioni che hanno un riferimento empirico. Il senso di una proposizione \u00e8 il metodo di verificarla; \u00e8 cio\u00e8 l&#8217;indicazione di ci\u00f2 che essa rappresenta, se vera. Il senso e la verit\u00e0 sono distinti, essendo possibile intendere una proposizione, senza sapere se essa \u00e8 vera. Il senso delle proposizioni empiriche \u00e8 la possibilit\u00e0 che esistano i fatti da esse raffigurati. Fin qui tutto \u00e8 abbastanza chiaro.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma si presentano ora diversi problemi. In che modo sappiano che tutte le proposizioni sono riducibili a proposizioni elementari? \u00c8 possibile mostrare che le proposizioni elementari concernono esclusivamente la raffigurazione empirica? Il passo seguente, nella filosofia di Wittgenstein, consiste appunto nella dimostrazione che tutte le proposizioni sono riducibili a proposizioni elementari e che queste riguardano soltanto fatti empirici. Come \u00e8 ovvio, ci\u00f2 limita il linguaggio alla rappresentazione dei fatti empirici.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Dicevamo che la filosofia \u00e8 morta e che quasi tutti i filosofi fanno finta che essa sia ancora viva, la interrogano, dissertano sul reale, scrivono opere nelle quali illustrano ciascuno la propria visione del mondo: di fatto, si comportano come degli eredi di una grossa fortuna i quali, dopo averla interamente dilapidata, non si facciano alcuno scrupolo di continuare a firmare cambiali scoperte, sapendo molto bene che, con ci\u00f2, rifilano carta straccia ai loro creditori. Se il linguaggio si limita alla rappresentazione dei soli fatti empirici, di grazia, qualcuno \u00e8 in grado di dirci come codesti filosofi abbiano ancora il coraggio (o piuttosto la faccia tosta) di scrivere ancora dei libri e di intrattenerci con le loro teorie? Potrebbero farlo a una sola condizione: di ammettere che nulla esiste, n\u00e9 potrebbe esistere, al di fuori dei fatti empirici: il che sarebbe un materialismo integrale, rigoroso; diciamo meglio: un panteismo intransigente e assoluto.<\/p>\n<p>Tuttavia, se costoro non sono disposti a trarre le logiche conseguenze delle loro teorie; se non sono disposti ad ammettere che tutto il reale \u00e8 razionale, e che tutto il razionale \u00e8 reale (come volevano Hegel e Croce), intendendo per &quot;reale&quot; solo ed esclusivamente i fatti empirici (come sostengono essi), come \u00e8 possibile che costoro ci vengano ancora a parlare di filosofia? A rigore, avrebbero solo il diritto di parlare del linguaggio: non dovrebbero definirsi dei filosofi del linguaggio, ma dei linguisti assoluti: cos\u00ec come, per coerenza, gli idealisti &#8212; diceva Jacques Maritain &#8212; non dovrebbero pi\u00f9 parlare di filosofia, ma, appunto, di &quot;ideosofia&quot;, non ammettendo altra forma d&#8217;esistenza e altra modalit\u00e0 dell&#8217;essere, n\u00e9 altra manifestazione del pensiero, che non sia l&#8217;Idea pura, l&#8217;Io penso (cfr. il nostro articolo: \u00abL&#8217;ateismo \u00e8 l&#8217;esito ultimo e consequenziale di tutta la filosofia moderna\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 02\/02\/2014, e sul \u00abCorriere delle Regioni\u00bb il 02\/02\/2014).<\/p>\n<p>La tragedia del pensiero moderno \u00e8 tutta qui, in questo corto circuito che nessuno (o pochissimi) ha il coraggio di denunciare apertamente, chiamando le cose con il loro nome. Una volta che si sia ridotto il &quot;mondo&quot; al mondo dei significati, si separa il pensiero dall&#8217;essere ed il pensiero, sopraffatto da un delirio di onnipotenza, pretende per s\u00e9 il primato ontologico: pretende di fondare il reale. Naturalmente, in questa prospettiva, l&#8217;uomo si esalta, perch\u00e9 ritiene di essere il depositario del pensiero: e guarda ogni cosa dall&#8217;alto al basso, come se fosse Dio, anzi, ritiene Dio stesso una sua creazione (cos\u00ec come Hegel proclamava la superiorit\u00e0 della sua &quot;filosofia&quot; &#8212; che \u00e8, invece, una &quot;ideosofia&quot;, sulla religione). Ma, cos\u00ec facendo, si perde anche il senso dell&#8217;esistenza umana, nonch\u00e9 il senso della filosofia, che si riduce a non-filosofia. Un grande filosofo oggi quasi sconosciuto o dimenticato, Cornelio Fabro (il massimo studioso italiano di Kierkegaard) lo aveva perfettamente visto, compreso e denunciato: e una pagina di Fabro vale assai pi\u00f9 di tutta l&#8217;opera dei vari Derrida, Foucault, Althusser, Cacciari ed Eco messi insieme.<\/p>\n<p>La moderna filosofia del linguaggio \u00e8, puramente e semplicemente, non-filosofia. Allo stesso modo, l&#8217;opera di Pirandello \u00e8 non-letteratura e non-teatro; cos\u00ec come la teologia di Bonhoeffer \u00e8 non-teologia. Certo, si pu\u00f2 aggirare l&#8217;ostacolo, giocando sulle parole; si pu\u00f2 parlare di &quot;meta-teatro&quot;, di &quot;teologia negativa&quot;, e via farneticando; si pu\u00f2 parlare di &quot;pensiero critico&quot; o di &quot;rivoluzione copernicana della filosofia&quot; (e, naturalmente, di &quot;svolta antropologica&quot; in teologia); si pu\u00f2 parlare anche di &quot;arte informale&quot; o di &quot;poesia ermetica&quot; e spacciare qualunque sgorbio e qualsiasi discorso in versi, per quanto incomprensibile, per &quot;vera&quot; arte e &quot;vera&quot; poesia, finalmente riscoperte dopo secoli di mistificazione e di pedissequa sudditanza al principio di autorit\u00e0. Eppure, gira e rigira, il punto \u00e8 sempre quello: se non si fonda ogni cosa sull&#8217;essere, si costruiscono solo castelli di sabbia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo i filosofi del linguaggio, il senso e la verit\u00e0 di una proposizione sono due cose distinte: una proposizione pu\u00f2 avere un senso, ma non essere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[191,263],"class_list":["post-28771","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-ludwig-wittgenstein","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28771","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28771"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28771\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28771"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28771"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28771"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}