{"id":28770,"date":"2015-07-30T01:26:00","date_gmt":"2015-07-30T01:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/lessere-umano-ha-bisogno-dun-senso-prima-che-di-un-semplice-scopo\/"},"modified":"2015-07-30T01:26:00","modified_gmt":"2015-07-30T01:26:00","slug":"lessere-umano-ha-bisogno-dun-senso-prima-che-di-un-semplice-scopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/lessere-umano-ha-bisogno-dun-senso-prima-che-di-un-semplice-scopo\/","title":{"rendered":"L\u2019essere umano ha bisogno d\u2019un senso, prima che di un semplice scopo"},"content":{"rendered":"<p>Si suole dire che l&#8217;essere umano, per condurre una vita piena e realizzata, ha bisogno di porsi degli obiettivi, ha bisogno di porsi degli scopi da raggiungere; meglio, che la ha bisogno di perseguire uno scopo. Non \u00e8 vero; non \u00e8 questa la cosa essenziale. La cosa essenziale non \u00e8 porsi uno scopo, ma trovare un senso. Senso e scopo non sono affatto la medesima cosa. Lo scopo si trova fuori di noi, il senso dentro di noi: se non rendiamo un senso al nostro essere, qualunque scopo ci possiamo prefiggere sar\u00e0 sempre illusorio.<\/p>\n<p>Eppure la confusione esiste, ed \u00e8 assai pi\u00f9 frequente di quel che non si creda. La fa l&#8217;uomo della strada, ma la fanno anche alcuni pensatori. N\u00e9 si tratta di una questione puramente astratta, di una questione nominale, buona per chi abbia del tempo da perdere cincischiandosi con le parole; al contrario, \u00e8 una questione vitale. Confondere il senso con lo scopo vuol dire imprimere un movimento sbagliato a tutta la propria vita, invertire l&#8217;ordine dei valori, andare incontro a una serie di brucianti fallimenti &#8212; anche se essi potranno rimanere celati sotto alcuni strati di effimeri trionfi, di vittorie che solo dall&#8217;esterno potranno apparire tali.<\/p>\n<p>Chi non ha compreso che la questione vitale, decisiva, \u00e8 quella del senso &#8212; del senso da dare alla propria vita, del senso da dare a tutto ci\u00f2 che entra a far parte della nostra dimensione esistenziale, sia al livello della conoscenza, sia a quello della volont\u00e0 e, quindi, dell&#8217;azione &#8212; non ha compreso niente di ci\u00f2 che veramente \u00e8 necessario: continuer\u00e0 ad aggirarsi intorno a problemi secondari, a nodi trascurabili, disperdendovi energie preziose, che ciascuno farebbe bene a tenere pronte per il cimento chiave, da cui dipende ogni altra cosa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la vita, contrariamente a quel che ci vorrebbero far credere tanti sdolcinati &quot;maestri&quot; spirituali in stile New Age, non \u00e8 una passeggiata rilassante, ma una vera e propria guerra: una guerra dura, incessante, a volte perfino spietata; dalla quale non possiamo e non dobbiamo eliminare n\u00e9 la bellezza, n\u00e9 la compassione, n\u00e9 l&#8217;ostinata ricerca della verit\u00e0; ma in cui dobbiamo essere consapevoli che non ci verranno fatti sconti, che dovremo pagare ogni errore, che ci verr\u00e0 chiesto di rendere conto di ogni tradimento, e ingiustizia, e vilt\u00e0. Una guerra che dobbiamo combattere su due fronti: verso l&#8217;esterno, contro il male che ci minaccia dal di fuori; e verso l&#8217;interno, contro il male che risale dal fondo oscuro del nostro egoismo. E il male non \u00e8 semplice assenza di bene: \u00e8 parte di un Male pi\u00f9 grande, di un Male con la M maiuscola.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 buono per natura &#8212; o, almeno, non lo \u00e8 pi\u00f9 dopo aver gustato il frutto dell&#8217;Albero proibito, l&#8217;Albero della conoscenza del Bene e del Male; e cercare il Bene, per lui, non \u00e8 cosa naturale, ma lotta e faticoso sforzo, perfino quando desidera farlo ardentemente; figuriamoci quando decide di voltargli le spalle e di abbandonarsi consciamente alla seduzione del Male. Dualismo, conflittualit\u00e0 interiore, schizofrenia? Certo: ma i fatti sono fatti, e coi fatti non si litiga, con buona pace sia degli illuministi alla Rousseau, che attribuiscono tutta la colpa del male alla Societ\u00e0, proclamando l&#8217;uomo buono in se stesso (ma in tal caso, come si genera codesto male?), sia dei monisti, che non ammettono divisioni, ma vorrebbero santificare l&#8217;unit\u00e0 indifferenziata, dunque la compresenza del bene e del male, come realt\u00e0 originaria e inseparabile, che solo certe filosofie e religioni &quot;rozze&quot; e &quot;primitive&quot;, come &#8212; secondo loro &#8212; il cristianesimo, pretendono di scindere in due differenti e opposte polarit\u00e0, creando il conflitto e il malessere nell&#8217;anima umana.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che il conflitto e il malessere gi\u00e0 vi sono, e fanno parte della natura umana. Negarlo, vuol dire chiudere gli occhi davanti alla realt\u00e0, per immaginare una natura umana idealizzata, fatta su misura per chi ama sognare ad occhi aperti, per chi non vuole arrendersi al principio di realt\u00e0. Certo, nell&#8217;anima umana non vi \u00e8 solo il conflitto tra il bene e il male; vi \u00e8 anche la profonda, insopprimibile nostalgia del bene, del Bene originario. Perch\u00e9 il Bene \u00e8 l&#8217;Essere, e l&#8217;uomo, come ogni altro ente, viene dall&#8217;Essere, e all&#8217;Essere aspira a ritornare. Non bisogna, per\u00f2, scambiare tale nostalgia per una realt\u00e0 gi\u00e0 realizzata: \u00e8 solo un&#8217;aspirazione, un&#8217;aspirazione che tradisce l&#8217;origine divina dell&#8217;uomo, il suo incoercibile anelito verso un&#8217;esistenza pi\u00f9 vera e pi\u00f9 piena &#8212; vale a dire, il ritorno alla dimora dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Le filosofie moderne hanno soppresso tale anelito, perch\u00e9 hanno soppresso la nozione dell&#8217;Essere con la maiuscola: sono tutte, pi\u00f9 o meno, filosofie dell&#8217;esistere; sono tutte, pi\u00f9 o meno, filosofie esistenzialiste, che assolutizzano il relativo e che divinizzano il contingente. Sono tutte filosofie del caos, del disordine, dello smarrimento, dell&#8217;alienazione. E dell&#8217;impotenza, spacciate per filosofie della profondit\u00e0. Non vi \u00e8 profondit\u00e0, n\u00e9 seriet\u00e0, in una qualsiasi concezione del reale che prescinda dalla nozione dell&#8217;Essere, che recida il legame tra la cosa e il suo Fattore. Il Medioevo lo sapeva bene: per questo il tomismo \u00e8 stato dichiarato &quot;vecchio&quot; e &quot;superato&quot;, e si \u00e8 preteso di sostituirlo con cento scuole e dottrine e indirizzi di pensiero che sbeffeggiano il fondamento dell&#8217;Essere e la necessit\u00e0 dell&#8217;Essere; per questo si \u00e8 smesso di vedere il legame necessario fra le parti e il Tutto, fra il presente e l&#8217;Eterno, e ci si \u00e8 dati a sacralizzare le parti e ad adorare l&#8217;esistente.<\/p>\n<p>Questi concetti appaiono chiarissimi nel pensiero di uno degli ultimi filosofi dell&#8217;Essere dell&#8217;et\u00e0 contemporanea: Romano Guardini (1885-1968), il grande teologo tedesco di origine veronese, che ha visto per tempo i pericoli insiti nell&#8217;oblio dell&#8217;Essere e non si \u00e8 stancato di richiamarne l&#8217;assoluta necessit\u00e0 agli uomini del nostro tempo. Si senta quanta linearit\u00e0, quanta forza, quanta evidenza affiorano dal suo modo di ragionare, pacato e consequenziale (da R. Guardini, \u00abLo spirito della liturgia\u00bb; titolo originale: \u00abVom Geist Der Liturgie\u00bb, Freiburg, Herder &amp; C., 1922; traduzione dal tedesco di Mario Bendiscioli, Brescia, Morcelliana, 1935, pp. 117-120):<\/p>\n<p>\u00abIl concetto di scopo pione il centro di gravit\u00e0 d&#8217;una cosa al di fuori e al di l\u00e0 di essa; tale concetto la considera quale passaggio obbligato di un&#8217;azione che va oltre e precisamente si dirige alla meta. Ogni cosa, pertanto, \u00e8 anche &#8212; e taluna lo \u00e8 quasi del tutto &#8212; un &quot;quid&quot; a se stante, uno scopo a s\u00e9, per quel tanto che si pu\u00f2 applicare ancora questo concetto in codesta pi\u00f9 ampia significazione, alla quale si adatta meglio il concetto di &quot;senso&quot;. Tali cose non hanno scopo nella stretta accezione della parola; hanno per\u00f2 un senso. E questo senso \u00e8 mostrato, non dal fatto ch&#8217;esse producono fuori di s\u00e9 un effetto, ovvero contribuiscono alla costituzione o alla modificazione di qualcosa d&#8217;altro, bens\u00ec il loro significato consiste nel loro essere quello che sono. Nella rigorosa accezione dei vocaboli, esse sono senza scopo, sena utilit\u00e0, ma piene di senso.<\/p>\n<p>&quot;Scopo&quot; e &quot;senso&quot; sono i due modi di presentarsi del fatto una cosa esistente ha fondato diritto ad essere quello che \u00e8. Dal punto di vista dello scopo una cosa si inserisce in un ordine che va oltre di essa; nei riguardi del senso essa sta a s\u00e9 e riposa in se stessa.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 ora il senso di ci\u00f2 che \u00e8? D&#8217;esistere e con ci\u00f2 di rappresentare un riflesso del Dio infinito. E qual \u00e8 il senso di ci\u00f2 che vive? Di vivere, esplicare l&#8217;intima essenza propria, di prosperare quale rivelazione naturale del Dio vivente.<\/p>\n<p>Questo non vale solo per la natura, ma vale anche per la vita dello spirito. La scienza ha forse uno scopo nel senso proprio della parola? No. Il pragmatismo vuol attribuirgliene uno: quello di incitar gli uomini a migliorarsi moralmente. Ma questo significa misconoscere la dignit\u00e0 sovrana della conoscenza. Essa non ha alcuno scopo, ha per\u00f2 un senso e basta a se stessa: questo senso \u00e8 la verit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 legislativa di un parlamento, ad esempio, ha uno scopo; essa intende far valere nella vita statale una direttiva nettamente determinata. La scienza del diritto invece non ne ha,m mirando solo a conoscere la verit\u00e0 nelle questioni giuridiche.<\/p>\n<p>E cos\u00ec \u00e8 di ogni scienza, che \u00e8, in base alla sua essenza, conoscenza della verit\u00e0, servizio della verit\u00e0 oppure non \u00e8 nulla.<\/p>\n<p>Neppur l&#8217;arte ha uno scopo. Si dovrebbe altrimenti pensare che la sua ragione d&#8217;essere sia a necessit\u00e0 dell&#8217;artista di procurarsi con essa di che nutrirsi, e di che vestirsi. Oppure, come pensava l&#8217;illuminismo, che l&#8217;arte sia destinata d offrire esempi intuitivi delle verit\u00e0 di ragione e ad insegnare la virt\u00f9. Il che non \u00e8 certamente! L&#8217;opera d&#8217;arte non ha scopo, bens\u00ec ha un senso, e precisamente quello &quot;ut sit&quot;, d&#8217;essere concretamente, e che in essa l&#8217;essenza delle cose la vita interiore dell&#8217;uomo-artista ottenga un&#8217;espressione sincera e pura. L&#8217;opera d&#8217;arte deve essere soltanto &quot;splendor veritatis&quot;.<\/p>\n<p>Quando la vita si sottrae al rigido ordine dei fini, allora diventa un gioco di dilettanti. Minaccia, per\u00f2, di soffocare anche quando la si vuol costringere nella rigida armatura di una dottrina puramente utilitaria. Ambedue i motivi si integrano reciprocamente. Lo scopo \u00e8 il fine dello sforzo, del lavoro, dell&#8217;ordine; il senso \u00e8 il contenuto dell&#8217;esistenza, della vita in fioritura e sviluppo. I due poi dell&#8217;essere pertanto sono: scopo e senso, sforzo e crescita, lavoro e produzione, ordinare e creare.\u00bb<\/p>\n<p>Le filosofie moderne insistono non sul senso delle cose e delle azioni, ma sul loro scopo, perch\u00e9 sono tutte, quale pi\u00f9, quale meno, dominate da un indirizzo utilitaristico: per avere un valore, le cose e le azioni devono avere anche uno scopo, vale a dire produrre un risultato. Utilitarismo e bisogno compulsivo di manipolare la realt\u00e0, l&#8217;azione per l&#8217;azione, iol fare per il fare: non importa in funzione di quale senso, purch\u00e9 vi sia uno scopo, per quanto discutibile, per quanto sbagliato, per quanto aberrante. Sempre pi\u00f9 spesso l&#8217;uomo moderno fa, agisce, manipola la realt\u00e0, persegue uno scopo o tutta una serie di scopi, ma non sa pi\u00f9 il perch\u00e9: non si \u00e8 posto la domanda sul senso, non si \u00e8 interrogato sul significato di s\u00e9 e del proprio agire.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 solo allorch\u00e9 trovano un senso, che gli esseri umani divengono realmente se stessi, realizzano la propria singolarit\u00e0, si ergono in tutta la loro dignit\u00e0 di persone. In quanto perseguono degli scopi, il loro valore intrinseco diventa relativo, rimane subordinato alla realizzazione di quegli scopi: l&#8217;uomo cessa di essere un valore in s\u00e9, diviene un semplice strumento per costruire certi fini. Se si sostituiscono gli scopi al senso, l&#8217;uomo decade e tutta la realt\u00e0 si trasforma in un campo di battaglia per la realizzazione di quegli scopi, di cui l&#8217;uomo \u00e8 solo una parte accessoria. Ma gli uomini, in se stessi, perdono d&#8217;importanza, diventano entit\u00e0 trascurabili. Non importa il loro destino individuale, importa la realizzazione degli scopi; non importa il prezzo di dolore e d&#8217;ingiustizia che si dovr\u00e0 pagare, importano le magnifiche sorti e progressive dell&#8217;umanit\u00e0 astratta, del mondo considerato astrattamente.<\/p>\n<p>Come fanno, ormai troppo spesso, per non dire sistematicamente, la scienza e la tecnica divenute schiave degli scopi, e l&#8217;uomo schiavo con esse. Si pensi alla &quot;favola dei suoni&quot; ne \u00abIl Saggiatore\u00bb di Galilei, il padre del moderno paradigma scientifico: la cavalletta viene vivisezionata senza un minimo imbarazzo, senza un minimo rammarico, senza un minimo rimorso, secondo uno scopo ben preciso: spiegare l&#8217;origine del suo frinire. La tortura, la sofferenza e la morte di un essere vivente, meraviglioso in se stesso, avente in se stesso il senso del proprio esistere, e riflesso della magnificenza e della sapienza dell&#8217;Essere, sono i mezzi necessari per dare uno scopo alla ricerca scientifica: una ricerca necrofila, che persegue la morte e non la vita, che disprezza la vi che ignora la bellezza della cita, l&#8217;armonia, la perfezione organica del tutto vivente. Giustamente si dice che il paradigma della scienza moderna \u00e8 il meccanicismo; nella sua prospettiva, ogni singolo essere vivente, non \u00e8 che la rotella di una grande macchina. E l&#8217;orologiaio non si commuove certo se deve togliere o gettar via qualche rotella del meccanismo dell&#8217;orologio su cui sta lavorando: l&#8217;importante \u00e8 che lo scopo sia raggiunto, che l&#8217;orologio funzioni, e che egli sia padrone di agire sul suo funzionamento, nel senso che riterr\u00e0 opportuno &#8212; per costruire o per distruggere, ci\u00f2 dipender\u00e0 da altri scopi ancora &#8212; sempre scopi, mai significati.<\/p>\n<p>Certo, anche lo scopo \u00e8 importante: esso indica la direzione da prendere. Il senso, infatti, deve esplicarsi in movimento, in azioni concrete, in scopi da raggiungere. Ma uno scopo senza un senso, \u00e8 un assurdo. La societ\u00e0 moderna viaggia verso l&#8217;assurdo, perch\u00e9 ha molti scopi, ma sta smarrendo il suo significato: dunque, essa sta correndo &#8212; apparentemente ignara &#8211; verso l&#8217;auto-distruzione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si suole dire che l&#8217;essere umano, per condurre una vita piena e realizzata, ha bisogno di porsi degli obiettivi, ha bisogno di porsi degli scopi da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141],"class_list":["post-28770","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28770","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28770"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28770\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28770"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28770"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28770"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}