{"id":28767,"date":"2016-06-14T04:27:00","date_gmt":"2016-06-14T04:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/14\/quel-senso-della-giustizia-offesa\/"},"modified":"2016-06-14T04:27:00","modified_gmt":"2016-06-14T04:27:00","slug":"quel-senso-della-giustizia-offesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/14\/quel-senso-della-giustizia-offesa\/","title":{"rendered":"Quel senso della giustizia offesa&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Marco Barbone, milanese, classe 1958, \u00e8 oggi un collaboratore del settimanale cattolico <em>Tempi<\/em> e del quotidiano <em>Il Giornale<\/em>; \u00e8 lui stesso un cattolico (convertitosi dopo le sue vicende processuali), sposato e con figli, e aderente a <em>Comunione e Liberazione<\/em>.<\/p>\n<p>Il 28 maggio 1980 uccise, dandogli anche il colpo di grazia, il giornalista del <em>Corriere della Sera<\/em> Walter Tobagi, insieme ad alcuni compagni del gruppo terroristico da lui guidato, la Brigata XXVIII Marzo: Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano. Arrestato nel giro di poche settimane dalle forze dell&#8217;ordine, si &quot;pent\u00ec&quot; quasi immediatamente e, al termine del processo che si tenne dal 1\u00b0 marzo al 28 novembre 1983, non solo per l&#8217;assassinio di Tobagi, ma anche per altri fatti di terrorismo, pot\u00e9 usufruire del beneficio della libert\u00e0 provvisoria, sebbene condannato alla pena, poco di pi\u00f9 che simbolica, di 8 anni e 6 mesi di carcerazione, e pertanto subito rimesso in libert\u00e0 con la condizionale.<\/p>\n<p>Il processo era stato caratterizzato da tutta una serie di stranezze, che sarebbe impossibile elencare in questo breve spazio; in particolare, ne usc\u00ec assolutamente indenne la fidanzata di Barbone, Caterina Rosenzweig, altra figlia della buona borghesia che giocava a fare la terrorista, ex allieva di Tobagi all&#8217;universit\u00e0, bench\u00e9 fosse stato accertato che, due anni prima del delitto, ella lo aveva intensamente pedinato; e si aggiunga il mancato approfondimento di parecchi punti della vicenda che aveva portato all&#8217;assassinio del giornalista; l&#8217;estrema mitezza della sentenza nei confronti di Barbone e di Paolo Morandini, che avevano fin da subito &quot;collaborato&quot;, specie se paragonata alle pene inflitte agli altri terroristi (20 anni a Mario Marano, 28 anni a Manfredi De Stefano, 27 anni e 8 mesi a Daniele Laus (poi ridotti a 16), 30 anni e 8 mesi (poi ridotti a 21) a Francesco Giordano, l&#8217;unico, per inciso, che li scont\u00f2 tutti: e, guarda caso, l&#8217;unico che non aveva n\u00e9 ammesso la sua partecipazione al delitto, n\u00e9 voluto collaborare. E c&#8217;erano ancora altri interrogativi, rimasti sempre senza risposta: davvero la collaborazione di Barbone con gli inquirenti fu risolutiva per chiarire le circostanze del delitto Tobagi? Non \u00e8 forse vero che le autorit\u00e0 inquirenti erano gi\u00e0 sulle sue tracce e, quindi, non \u00e8 possibile che fossero gi\u00e0 in grado di accertare la verit\u00e0, anche senza bisogno del suo (dubbio) pentimento? E come mai il pubblico ministero e il giudice furono cos\u00ec concordi nella linea da adottare nei confronti di Barbone, questo figlio della Milano &quot;bene&quot;, che non chiese mai perdono direttamente alla vedova, ma scelse di farlo, in maniera generica e assai poco convincente, solo davanti alle telecamere dei giornalisti, poco prima che venisse formulata la sentenza? E, ancora: perch\u00e9 non si volle istruire un processo appositamente per l&#8217;assassinio di Walter Tobagi? Ed \u00e8 vero, o \u00e8 verosimile, che l&#8217;idea di assassinare il giornalista sia maturata, o, quanto meno, che ne sia stata agevolata l&#8217;esecuzione, proprio all&#8217;interno della redazione del <em>Corriere della Sera<\/em>? C&#8217;erano dei colleghi di Walter Tobagi che ne desideravamo la morte, proprio per le sue scomode inchieste sul terrorismo, o, comunque, che la favirirono, passando agli assassini notizie riservate circa i suoi spostamenti? Come mai Barbone e gli altri sapevano che Tobagi si trovava a Milano, quel 28 giugno 1980, quando non avrebbe dovuto esserci? E che cosa pensare degli smaccati tentativi del partito Socialista Italiano, allora e dopo, di strumentalizzare la vicenda e &quot;intestarsi&quot; la memoria di Tobagi, anche se questi, da tempo, non vi era pi\u00f9 iscritto? A quale scopo Bettino Craxi si rec\u00f2 a casa della signora Tobagi, portandole dei giocattoli per i suoi bambini?<\/p>\n<p>A proposito di visite. Solo molto tempo dopo la sentenza e la relativa scarcerazione, Barbone si rec\u00f2 da Stella Tobagi, peraltro senza domandare perdono, ma solo recando una scatola di cioccolatini. In aula, non rinunci\u00f2 ad alcuno dei benefici che la legge sui pentiti gli consentiva, e si rifiut\u00f2 persino di pagare una cifra simbolica alla famiglia della vittima (era risultato nullatenente, pur venendo da una buonissima famiglia), quale risarcimento morale: con la squallida e assurda motivazione che ci\u00f2 avrebbe traumatizzato i suoi figli. Intanto si era rifatto una vita, si era sposato (in chiesa), era entrato in <em>Comunione e Liberazione<\/em>, aveva trovato da scrivere per alcuni giornali, era divenuto amico dell&#8217;arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini. Ma il perdono, no, quello non l&#8217;aveva chiesto.<\/p>\n<p>Aveva scritto Gigi Moncalvo, nella <em>Premessa<\/em> al suo libro <em>Oltre la notte di piombo<\/em>, nel quale ha rievocato, fra gli altri, l&#8217;assassinio di Walter Tobagi (Roma, Edizioni Paoline, 1984, pp. 15-17):<\/p>\n<p><em>&#8230; Con un gesto plateale e, secondo alcuni, ben organizzato e predisposto (come mai, infatti, quel giorno, proprio in quel momento, le telecamere dei giornali erano state fatte arrivare tempestivamente in aula durante un&#8217;udienza che si annunciava di normale &quot;routine&quot;?), Marco Barbone chiese perdono ai figli di Walter Tobagi, scegliendo il momento pi\u00f9 propizio: qualche attimo prima che i giudici si ritrassero in camera di consiglio.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi, il giorno della sentenza, poco prima di conoscere il verdetto, un altro gesto plateale, questa volta da parte dell&#8217;avvocato Marcello Gentili, il difensore di Barbone: la distribuzione ai sei giudici popolari, e naturalmente sotto i flash dei fotografi, di un libro di Gandhi: &quot;Antiche come le montagne sono la verit\u00e0 e la non violenza&quot;. E, subito dopo la sentenza, lo stesso Gentili, l&#8217;avvocato che ha inventato il temine &quot;pentito&quot;, pronto a dettare ai giornalisti questo commento: &quot;Spero che i figli di Tobagi un giorno possano comprendere il valore di questa sentenza, come so che comprender\u00e0 probabilmente il fratello di Vittorio Bachelet, e vogliano stringere la mano oggi tesa verso di loro da Marco barbone che ha contribuito in modo diretto e determinante alla morte del loro padre&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La casa di Walter Tobagi, dopo quella sentenza, \u00e8 ripiombata in quei momenti dolorosi, tesi, drammatici, indimenticabili, di tre anni e mezzo fa. Ulderico, il padre di Walter, ha detto: &quot;\u00e8 come se avessero ucciso mio figlio una seconda volta&quot;. Stella Tobagi in quei giorni ha dovuto far fronte al problema pi grande e importante che questa vicenda ha riaperto; rispondere alle stupefatte domande di Luca (&quot;Mamma, ma \u00e8 vero che hanno rimesso fuori Barbone?&quot;), cercare di impedire in qualche modo che quella atmosfera contagiasse Benedetta, la piccola Bebi, che quel giorno del 1980 vide il suo pap\u00e0 sul marciapiedi in una pozza di sangue.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sto cercando di incassare il colpo&quot;, disse Stella Tobagi. &quot;In questi anni avevo lentamente, faticosamente cercato di ricreare per i miei bambini una atmosfera che permettesse loro di superare quei momenti difficili. Ora a breccia, che ero riuscita a ricucire, si \u00e8 riaperta. E io aspetto che questa tensione, questo clima si diradi, questo telefono smetta di squillare, questi telegrammi cessino di arrivare, per poter avere la possibilit\u00e0, la tranquillit\u00e0, la serenit\u00e0 di parlare con i miei bambini, di rispondere alle loro domande, di spiegare loro quello che \u00e8 avvenuto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla vigilia della sentenza, per alcune settimane, avevo conversato a lungo con Stella Tobagi.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa \u00e8 la prima volta che Stella Tobagi accetta di raccontare, nella sua globalit\u00e0 e nella sua interezza, il suo punto di vista sull&#8217;intera vicenda. Non le si possono rivolgere col consueto meccanismo del botta e risposta le domande pi\u00f9 brucianti, pi\u00f9 urgenti, pi\u00f9 attuali, e cio\u00e8: &quot;Lei crede nel pentimento, nella sincerit\u00e0 del pentimento, di Barbone e Morandini? Oppure pensa che, su suggerimento di qualcuno, abbiano adottato questa tattica difensiva solo per approfittare delle agevolazioni che la legge consente? Lei sarebbe disposta a perdonare gli assassini di suo marito, se davvero fossero pentito, se in qualche modo dimostrassero di esserlo, anche se hanno perduto una buona occasione per farlo rinunciando ai benefici della legge? Che cosa dir\u00e0 ai suoi figli quando saranno pi\u00f9 grandi: perdonatelo, oppure&#8230;? Come giudica l&#8217;operato dei magistrati, questo salto in avanti del pubblico ministero Spataro, pronto a chiedere il massimo, tutto e subito, compresa la libert\u00e0, per quei due assassini? Secondo lei, il fatto che non ci sia stato un &quot;processo Tobagi&quot;, ad hoc, ma tutto sia stato infilato nel grande calderone della vicenda &quot;Rosso&quot;, ha fin dall&#8217;inizio dimostrato una scarsa volont\u00e0 di fare piena luce sulla morte di suo marito? \u00c8 stata rimproverata di non essersi costituita parte civile: perch\u00e9 non lo ha fatto? Che cosa pensa di queste polemiche, di questa &quot;breccia che si riapre&quot;? Perch\u00e9 i giornalisti si sono accorti del problema solo dopo la sentenza mentre invece prima, durante il processo, durante l&#8217;istruttoria, era quasi impossibile riuscire a convincere un direttore a pubblicare i fatti nuovi, goi interrogativi, le cose strane che a a poco a poco emergevano e lasciavano prevedere un simile finale? Perch\u00e9 uno dei pentiti, Barbone, ha lanciato appelli televisivi, si \u00e8 rivolto a suore e sacerdoti, ma non ha mai compiuto il gesto pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 elementare, pi\u00f9 naturale (e certamente meno eclatante e pubblicizzabile), cio\u00e8 rivolgersi direttamente a lei, scriverle, farle sapere direttamente questo suo bisogno di perdono dalla famiglia Tobagi?&quot;<\/em><\/p>\n<p>La memoria collettiva degli Italiani, si sa, \u00e8 molto labile, e ci sembra che bisognerebbe partire proprio da qui, da un recupero della consapevolezza e della memoria, per rifondare su basi pi\u00f9 salde il patto sociale che deve legare i cittadini di una nazione, se si pensa che &quot;nazione&quot; sia una societ\u00e0 nella quale esiste un orizzonte condiviso di valori, un comune sentire, pur nella legittima diversit\u00e0 delle opinioni e delle posizioni individuali. Sappiamo bene che il paragone dar\u00e0 fastidio a molti, ma vogliamo farlo ugualmente: una giustizia che infligge l&#8217;ergastolo a un ex capitano tedesco di 85 anni, Erich Priebke, per aver condotto una rappresaglia secondo gli ordini ricevuti dai suoi superiori, e questo a pi\u00f9 di mezzo secolo di distanza dai fatti (la sentenza definitiva \u00e8 stata emessa nel novembre 1998), mentre i responsabili dell&#8217;attentato di via Rasella, che provoc\u00f2 anche vittime civili, ricevettero le pi\u00f9 alte decorazioni al valore; ma che rimette subito in strada un assassino reo confesso d&#8217;un delitto commesso a sangue freddo, per abietti motivi ideologici, esponendo la famiglia della vittima alla possibilit\u00e0 d&#8217;incontrarlo per la strada come un qualsiasi cittadino che si gode la vita d&#8217;ogni giorno, evidentemente ha qualche problema da risolvere.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una opinione solo nostra: se vi vuole rimettere in piedi la sconquassata societ\u00e0 italiana e garantirle almeno una parvenza di coesione nazionale, bisognerebbe partire dalla ricostruzione della famiglia sul piano morale, e della giustizia sul piano politico. Una societ\u00e0 senza una giustizia che sia ragionevolmente rapida, certa e imparziale, brancola nelle tenebre dell&#8217;incertezza e delle decisioni soggettive del singolo magistrato o della singola corte. Il totalitarismo democratico e buonista oggi imperante, complice la natura vaga e indefinita della legislazione, consente a qualunque magistrato di aggirare e, talvolta, di calpestare, il sentire comune, nonch\u00e9 lo stesso buon senso e la pi\u00f9 elementare domanda di giustizia, scarcerando criminali che le forze dell&#8217;ordine hanno catturato con fatica e sacrificio e vanificando i loro sforzi, ma anche lasciando delusi i cittadini, e sempre meno sicura la societ\u00e0 nel suo insieme. Troppi individui socialmente pericolosi sono lasciati liberi di andare e venire a piacimento, dentro e fuori le camere di sicurezza e i tribunali, dando l&#8217;impressione che la magistratura, nel nostro Paese, serva pi\u00f9 a ostacolare il cammino della giustizia, a offrire scappatoie ai colpevoli e a mettere sotto accusa le stesse vittime, ad esempio per eccesso di legittima difesa, che non a reprimere i reati, scoraggiare i male intenzionati e proteggere gli individui pacifici e rispettosi della legge. E questo \u00e8 assurdo: abbiamo costruito una situazione di ordinaria follia, nella quale il potere giudiziario, invece di custodire la pace e la sicurezza dei buoni cittadini, crea occasioni favorevoli alla delinquenza e all&#8217;illegalit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa enorme confusione, non solo giuridica (vi sono troppe leggi, in Italia: qualcosa come 150.000, ossia da 20 a 30 volte quante ce ne sono in Francia o in Germania), ma anche intellettuale, culturale e morale, che si collocano episodi come l&#8217;immediata scarcerazione di Marco Barbone, nel 1983. Soprattutto morale. Vale la pena di ricordare, specialmente alle giovani generazioni, che non hanno conosciuto il clima degli &quot;anni di piombo&quot; (vedere il filmato su Youtube, per credere), che, al momento in cui fu data lettura della sentenza, in aula, fra il pubblico, si lev\u00f2 un grande clamore, che il giudice contenne solo a fatica. Era l&#8217;indignazione dei parenti del povero Walter Tobagi, penser\u00e0 qualcuno; o, comunque, di tutti i cittadini i quali sentivano come, in quel giorno e in quel luogo, il pi\u00f9 elementare senso di giustizia aveva ricevuto un&#8217;offesa gravissima. Nient&#8217;affatto: i parenti della vittima erano persone civilissime, di ammirevole dignit\u00e0 e compostezza; e i cittadini moralmente sani ed onesti, se pure ve n&#8217;erano, preferirono tener per s\u00e9 il loro legittimo turbamento. No: quel clamore fu dovuto alla &quot;rivolta&quot; dei simpatizzanti dell&#8217;estrema sinistra, scandalizzati perch\u00e9 l&#8217;<em>infame<\/em> Barbone aveva venduto i suoi ex compagni (in effetti, le sue rivelazioni ne fecero arrestare a decine). Una ragazza scand\u00ec: <em>Marco, vieni a pescare con noi: ci manca il verme!<\/em> Chiaro?<\/p>\n<p>In Italia, a indignarsi, troppo spesso non sono le vittime e i cittadini onesti, ma i fanatici estremisti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco Barbone, milanese, classe 1958, \u00e8 oggi un collaboratore del settimanale cattolico Tempi e del quotidiano Il Giornale; \u00e8 lui stesso un cattolico (convertitosi dopo le<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30147,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57],"tags":[92],"class_list":["post-28767","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-diritto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28767","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28767"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28767\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30147"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28767"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28767"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28767"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}