{"id":28766,"date":"2013-11-29T09:33:00","date_gmt":"2013-11-29T09:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/11\/29\/il-senso-dellamore-e-nella-promessa-di-un-bene-che-oltrepassa-la-frattura-della-morte\/"},"modified":"2013-11-29T09:33:00","modified_gmt":"2013-11-29T09:33:00","slug":"il-senso-dellamore-e-nella-promessa-di-un-bene-che-oltrepassa-la-frattura-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/11\/29\/il-senso-dellamore-e-nella-promessa-di-un-bene-che-oltrepassa-la-frattura-della-morte\/","title":{"rendered":"Il senso dell\u2019amore \u00e8 nella promessa di un bene che oltrepassa la frattura della morte"},"content":{"rendered":"<p>Gli esseri umani cercano l&#8217;amore: vogliono darlo e vogliono riceverlo; anche nella relazione d&#8217;amore pi\u00f9 squilibrata, pi\u00f9 aberrante, pi\u00f9 carica di dolore, permane sempre, per quanto deturpata e sfigurata, per quanto quasi irriconoscibile, la nostalgia della pienezza della relazione che completa l&#8217;io con il tu, dell&#8217;incontro felice tra l&#8217;io e il tu.<\/p>\n<p>\u00abAmare ed essere amato, solo questo m&#8217;importava\u00bb, confessa San&#8217;Agostino, parlando della sua giovinezza; per concludere, uomo maturo e filosofo che ha seriamente affrontato i massimi problemi dell&#8217;esistenza umana: \u00abAma e fa&#8217; ci\u00f2 che vuoi\u00bb; come dire: \u00abSe davvero sei diventato capace di amare, di amare veramente, allora tutto il resto \u00e8 secondario: qualunque cosa vorrai fare, la farai bene, perch\u00e9 essa sar\u00e0 ispirata e sorretta dallo slancio pi\u00f9 alto di cui sia capace l&#8217;anima umana: l&#8217;amore\u00bb.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;amore, che cos&#8217;\u00e8 il vero amore? \u00c8 eros, philia, agape, o cosa? Eros \u00e8 il livello immediato dell&#8217;amore: \u00e8 legittimo, \u00e8 bello, \u00e8 appassionato; ma si alimenta della bellezza e della giovinezza dei corpi, desiderata con avidit\u00e0: in esso, pertanto, vi sono gi\u00e0 le premesse per il suo decadimento. Che cosa succeder\u00e0 quando la bellezza e la giovinezza verranno meno? Si sar\u00e0 attratti da altri corpi, pi\u00f9 giovani e pi\u00f9 belli: \u00e8 quasi inevitabile. Philia \u00e8 l&#8217;amore fraterno, l&#8217;amore di amicizia: \u00e8 nobile, prezioso: pi\u00f9 evoluto di eros, ma ancora legato a un oggetto individuale, al quale si attacca con affetto e benevolenza; non riesce a universalizzarsi, a travalicare la dimensione del singolo. Agape (in latino: charitas, \u00e8 l&#8217;amore spirituale, l&#8217;amore disinteressato, che desidera il bene dell&#8217;altro e nulla chiede per s\u00e9: \u00e8 la forma pi\u00f9 alta, ed \u00e8 l&#8217;unica che possa estendersi ad abbracciare tutti gli uomini, anzi tutto il creato, senza perdere nulla della sua forza originaria; perch\u00e9 esso pu\u00f2 amare infinitamente senza mai esaurirsi, senza mai consumarsi.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: per saper amare, bisogna imparare a uscire dall&#8217;ego, a dire &quot;tu&quot;; bisogna essere capaci di porre l&#8217;altro, di riconoscerlo, di conferirgli attenzione, importanza, dignit\u00e0: di vedere in lui un soggetto e non un oggetto, meritevole dello stesso bene che si vorrebbe per se stessi. Chi non impara a dire &quot;tu&quot;, a porre l&#8217;altro, a riconoscergli uno statuto ontologico e morale uguale al proprio, non sapr\u00e0 mai amare: perch\u00e9 amare significa uscire dalla prigione del proprio piccolo io, eternamente bramoso e timoroso, eternamente in cerca di gratificazioni e riconoscimenti e spaventato all&#8217;idea di non riceverli o, se li riceve, di poterli perdere.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un grande equivoco, a questo proposito, quando si dice &quot;amore&quot;: perch\u00e9 desiderare di riceverlo, ma non essere capaci di donarlo, \u00e8 una contraddizione in termini; eppure \u00e8 la condizione quasi normale per un grandissimo numero di persone le quali dicono, e sinceramente credono, di sapere che cosa sia l&#8217;amore. Gli analfabeti dell&#8217;amore credono che basti desiderare l&#8217;altro, conquistare l&#8217;altro, possedere l&#8217;altro; ma senza affermarlo, senza porlo, senza accoglierlo. Pensano che tutto questo sia &quot;romanticismo&quot; e ne parlano, se ne parlano, con un sorrisetto di scherno; si credono esperti in materia, ma solo perch\u00e9 hanno appreso e sviluppato l&#8217;arte di fare conquiste: conquiste di corpi, ma senza mai mettersi in gioco, senza mai uscire dalle mura del loro io.<\/p>\n<p>Ci piace qui riportare alcune riflessioni del teologo Giancarlo Vendrame, nel suo libro postumo \u00abLa teologia della carit\u00e0\u00bb, composto negli anni &#8217;70 per gli studenti di un corso di Teologia morale tenuto all&#8217;Accademia Alfonsiana di Roma e poi raccolto in volume da un gruppo di suoi amici ed estimatori, dopo la prematura scomparsa dell&#8217;Autore (H. Kellermann Editore, Vittorio Veneto, 1996, pp. 99-102):<\/p>\n<p>\u00abIl fattore essenziale sembra essere il seguente: &quot;in tutti i caso possibili ed immaginabili, amare significa approvare, definire buono (gutheissen). Ci\u00f2 va inteso, anzitutto, nel pieno senso letterale del termine. Amare qualcuno o qualcosa significa: chiamare e definire &#8216;buono&quot;&#8217; questo qualcuno o questo qualcosa e affermare nei suoi confronti: \u00e8 bene che ci\u00f2 esista, \u00e8 bene che tu sia al mondo&quot; (J. Pieper, &quot;Sull&#8217;amore&quot;). &quot;L&#8217;amore \u00e8 l&#8217;affermazione dell&#8217;altro&quot;: che cosa significa? Bisogna riconoscere che simile enunciato \u00e8 per lo meno ambiguo. Alcuni affermeranno che l&#8217;amore \u00e8 frutto della conoscenza: essi lo riconducono nell&#8217;ambito dell&#8217;esperienza del conoscere o lo intendono come conseguenza della conoscenza, pur importante pi\u00f9 dello stesso conoscere. Qualcuno, consapevole dell&#8217;uso strumentale della ragione nell&#8217;epoca tecnologica, proporr\u00e0 di intendere l&#8217;amore come una manifestazione della volont\u00e0; per costui l&#8217;affermazione dell&#8217;altro non \u00e8 una proposizione enunciativa, \u00e8 l&#8217;opposti di una neutralit\u00e0 distaccata e teoretica; \u00e8 l&#8217;approvazione, il consenso della volont\u00e0 all&#8217;altro. Ci sar\u00e0 chi, cosciente che la riduzione attivista e strumentale vizia anche la volont\u00e0, avanzer\u00e0 l&#8217;ipotesi che l&#8217;affermazione dell&#8217;altro \u00e8 il frutto di una spontaneit\u00e0 ingenua oppure di un impulso irrazionale; \u00e8 qualcosa che &quot;capita&quot; in un modo pi\u00f9 o meno incomprensibile. Qualcuno infine negher\u00e0 la possibilit\u00e0 di affermare l&#8217;altro. Ci\u00f2 che caratterizza queste risposte e che alla fine le accomuna, \u00e8 la tendenza far slittare il problema di facolt\u00e0 in facolt\u00e0 umana, da una sfera d&#8217;esperienza al&#8217;altra, mantenendolo sempre allo stesso livello. [&#8230;] L&#8217;affermazione dell&#8217;altro non si ha ne fare qualcosa di ancora inattuato, bens\u00ec nella condizione di accogliere, confermare a approvare qualcuno che si offre; questo consenso non si porta su qualcosa dell&#8217;altro (\u00e8 bello che tu sia cos\u00ec), ma sull&#8217;altro in quanto tale (\u00e8 bene che tu sia). Al di qua delle molteplici situazioni in cui si stabilisce una correlazione tra &quot;cogito&quot; e oggetto conosciuto, tra &quot;volo&quot; e oggetto voluto, tra sentire e contenuti del sentimento, c&#8217;\u00e8 un&#8217;esperienza radicale in cui l&#8217;io si trova davanti all&#8217;altro faccia-a-faccia: \u00e8 un&#8217;esperienza anteriore ed irriducibile alle correlazioni conoscitive, volitive ed emotive e che sostiene tutte queste correlazioni, che la assumono sempre parzialmente e provvisoriamente. La radicalit\u00e0 dell&#8217;affermazione dell&#8217;altro esige anche la risaluta alla radicalit\u00e0 dell&#8217;io stesso: l&#8217;affermazione dell&#8217;altro non \u00e8 l&#8217;atto di UNA facolt\u00e0 piuttosto che di un&#8217;altra, n\u00e9 \u00e8 UN atto dell&#8217;io accanto ad altri atti qualitativamente o quantitativamente diversi, ma \u00e8 l&#8217;atto originario dell&#8217;io, l&#8217;atto che pervade fino in fondo ogni altro atto come suo &quot;principio&quot;. Nell&#8217;amore \u00e8 affermato qualcosa che coglie e tocca nella radice la struttura dell&#8217;esistenza nella sua totalit\u00e0. [&#8230;] Ma che cosa si vuole quando si afferma l&#8217;altro? Amare significa incontrare e riconoscere l&#8217;altro nella sua soggettivit\u00e0: &quot;Amare significa volere l&#8217;altro come soggetto&quot; ( G. Madinier, &quot;Conscence et amour. Essai sur le &#8216;nous&#8217;&quot;). Affermare l&#8217;altro come soggetto: noi rischiamo di affermare l&#8217;altro come soggetto individualisticamente concepito, se per soggettivit\u00e0 intendiamo quella emergente del puro rispetto come autocoscienza. Se, invece, per soggettivit\u00e0 intendiamo quella dell&#8217;io che afferma l&#8217;altro, allora vengono superati i tanti pseudo-interrogativi. Naturalmente a questo livello di profondit\u00e0 l&#8217;io afferma l&#8217;altro come soggetto libero ed aperto, non come una pura affermazione teoretica, n\u00e9 con un&#8217;azione sull&#8217;altro, bens\u00ec costruendosi come soggetto aperto all&#8217;altro. [&#8230;] A questo punto emergono dei problemi finora lasciati in penombra. \u00c8 vero che non si deve amare uno PERCH\u00c9 \u00c8 COS\u00cc, n\u00e9 lo si deve amare PERCH\u00c9 \u00c8; lo si deve amare e basta. Per\u00f2 \u00e8 anche vero che l&#8217;altro si presenta a me in modo determinato: \u00e8 certamente UN volto, ma \u00e8 anche QUEL volto con QUELLA pelle. Di quest&#8217;affermazione dell&#8217;altro concreto si pu\u00f2 dire quanto E. Fromm afferma del &quot;pensiero produttivo&quot;. Nell&#8217;affermazione dell&#8217;altro il soggetto non \u00e8 indifferente, ma \u00e8 in causa direttamente; l&#8217;altro non \u00e8 qualcosa di staccato dalla sua vita, , al contrario lo interessa totalmente e intensamente; l&#8217;io \u00e8 chiamato a vedere se stesso quale \u00e8, cio\u00e8 ad essere consapevole della costellazione particolare nella quale si trova come soggetto relazionato all&#8217;altro. D&#8217;altra parte l&#8217;affermazione dell&#8217;altro \u00e8 caratterizzata dall&#8217;obiettivit\u00e0, dal rispetto per l&#8217;altro, dalla capacit\u00e0 di vederlo quale \u00e8 non quale lo si vorrebbe. Essere obiettivi significa capacit\u00e0 di cogliere i singoli tratti della realt\u00e0 nella loro singolarit\u00e0 e nella loro interconnessione e significa anche capacit\u00e0 di cogliere i singoli elementi nel loro rapporto con la totalit\u00e0 di un fenomeno; nel nostro caso significa capacit\u00e0 di cogliere le qualit\u00e0 dell&#8217;altro nella loro unicit\u00e0 e interconnessione e specialmente di scoprire il rapporto esistente tra le qualit\u00e0 e la soggettivit\u00e0 dell&#8217;altro. L&#8217;affermazione obiettiva dell&#8217;Altro non significa distacco neutrale; significa rispetto, capacit\u00e0 di non distorcere le cose, gli altri e se stessi. Ci\u00f2 differenza l&#8217;obiettivit\u00e0 da quella falsa soggettivit\u00e0 in cui il pensiero si afferma in modo imperialista, generando il pregiudizio, il pensiero capriccioso, la fantasia. Ma l&#8217;obiettivit\u00e0 non \u00e8 neppure, come spesso sembra implicito in una falsa idea dell&#8217;obiettivit\u00e0 scientifica, sinonimo di distacco, di assenza di interesse e sollecitudine. La relazione dell&#8217;alterit\u00e0 offre la possibilit\u00e0 di una affermazione originaria e concreta insieme.\u00bb<\/p>\n<p>Tutto vero. Una cosa resta ancora da aggiungere al nostro discorso: l&#8217;impossibilit\u00e0 di concepire l&#8217;amore vero in un contesto puramente immanentistico, all&#8217;interno di una visione del reale del tutto materialista e meccanicista. Perch\u00e9 l&#8217;amore \u00e8 una scommessa contro la morte: non \u00e8 solamente dire all&#8217;altro: \u00e8 bene che tu sia, che tu sia cos\u00ec come sei, unico, irripetibile, ed \u00e8 bello per me volerti bene, accoglierti, accettarti, valorizzarti in questo tuo essere; \u00e8 anche dire: tu non morirai. Cio\u00e8: il mio bene per te durer\u00e0 per sempre, la nostra relazione non finir\u00e0: oltrepasser\u00e0 anche i duri cancelli della morte, qualunque cosa ci sia al di l\u00e0 di essa.<\/p>\n<p>Il vero amore, infatti, \u00e8 radicale, totale affermazione della vita: ma non della vita fisica, cos\u00ec com&#8217;\u00e8; perch\u00e9 si sa che essa \u00e8 destinata a sfiorire, ad appassire, a spegnersi; bens\u00ec della vita piena, della vita come slancio dell&#8217;essere che attraversa il non essere, lo popola, lo anima, lo vivifica, appunto; \u00e8 luce che non si spegne, bellezza che non si offusca, verit\u00e0 che non tramonta, amore che non finisce. Il vero amore \u00e8 emanazione dell&#8217;Essere, perch\u00e9 solo un atto di amore giustifica l&#8217;esistenza degli enti, l&#8217;emergere dell&#8217;essere dal non-essere; e solo un infinito amore li pu\u00f2 sorreggere nonostante tutto, nonostante le ferite che essi si infliggono, nonostante lo scacco e l&#8217;oltraggio della morte, che, con la sua misteriosa e drammatica frattura, sembra orientare l&#8217;esistenza verso il non-senso, verso il buio, verso il disordine.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 ripetiamo, con Gabriel Marcel: amare \u00e8 dire: Tu non morirai! Non gi\u00e0 perch\u00e9 noi siamo Dio: solo Dio, a rigore, potrebbe pronunciare, nel senso pieno delle parole, una frase del genere; ma perch\u00e9 in quella affermazione appassionata, che \u00e8 uno slancio dell&#8217;anima verso il bene infinto dell&#8217;altro, \u00e8 come se noi gli promettessimo la nostra perenne fedelt\u00e0, la nostra indefettibile presenza, benevola e accogliente, disinteressata e generosa. Chi \u00e8 amato in questo modo, sa che non morir\u00e0: perch\u00e9 sa che una forza immensa lo accompagner\u00e0 sempre, qualunque cosa accada. Tutto questo non toglie il pungiglione della morte, non elimina il paradosso della morte, non rimuove lo scandalo della morte; ma d\u00e0 un senso al morire, lo illumina, lo circonfonde di una dolcezza infinita. Muore davvero solo chi muore solo. Ma forse nessuno muore del tutto solo, perch\u00e9 l&#8217;Essere \u00e8 presente anche nella cella del condannato, anche nella sala operatoria ove giace l&#8217;agonizzante, anche al fianco del suicida nell&#8217;ultimo istante della sua vita.<\/p>\n<p>E tuttavia, manca ancora qualcosa. Noi non possiamo dire all&#8217;altro: \u00abtu non morirai\u00bb, basandoci solo sulle nostre forze; non possiamo fare una simile dichiarazione, che \u00e8 anche una promessa, fondandoci sulla nostra sola umanit\u00e0; per poterlo dire con pienezza e con verit\u00e0, noi abbiamo bisogno di Qualcuno che se ne faccia garante, che ne avalli la solennit\u00e0 e l&#8217;autorevolezza; in altre parole: noi non possiamo dire all&#8217;altro: \u00abtu non morirai\u00bb, parlando solo a nome nostro; possiamo dirlo solo alla presenza di un Terzo, che sar\u00e0 il silenzioso testimone della nostra seriet\u00e0 esistenziale e della sincerit\u00e0 e intensit\u00e0 della nostra promessa. Senza di Lui, tale promessa sarebbe fallace: sincera, forse, e generosa; ma tremendamente insufficiente.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 il ruolo dell&#8217;Essere: perch\u00e9, come si \u00e8 detto, ogni cosa viene dall&#8217;Essere, e se le cose esistono, se vi \u00e8 l&#8217;essere invece del non-essere, ci\u00f2 non si spiega che con un atto di amore capace di imprimere il movimento, di introdurre una realt\u00e0 ove nulla esisteva. N\u00e9 il caso, n\u00e9 una intelligenza fredda e distaccata potrebbero averlo fatto: il primo perch\u00e9, a sua volta, dovrebbe essere stato causato da qualche altro agente; la seconda, perch\u00e9 non avrebbe trovato in s\u00e9 alcuna valida ragione per decretare l&#8217;inizio di ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere, perci\u00f2, non \u00e8 semplicemente lo sfondo della nostra parabola esistenziale, n\u00e9 solo l&#8217;origine lontana del nostro esserci: \u00e8 il fondamento e il garante dell&#8217;amore; di ogni amore: finito e infinito&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli esseri umani cercano l&#8217;amore: vogliono darlo e vogliono riceverlo; anche nella relazione d&#8217;amore pi\u00f9 squilibrata, pi\u00f9 aberrante, pi\u00f9 carica di dolore, permane sempre, per quanto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-28766","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28766","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28766"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28766\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28766"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28766"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28766"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}