{"id":28762,"date":"2015-07-29T12:29:00","date_gmt":"2015-07-29T12:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-senectus-imperii-dal-punto-di-vista-cristiano-preannuncia-la-finis-mundi\/"},"modified":"2015-07-29T12:29:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:29:00","slug":"la-senectus-imperii-dal-punto-di-vista-cristiano-preannuncia-la-finis-mundi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-senectus-imperii-dal-punto-di-vista-cristiano-preannuncia-la-finis-mundi\/","title":{"rendered":"La \u00absenectus imperii\u00bb, dal punto di vista cristiano, preannuncia la \u00abfinis mundi\u00bb?"},"content":{"rendered":"<p>Gli imperi, e le civilt\u00e0, sorgono e crollano: tutto passa nella storia; cadono anche le costruzioni politiche pi\u00f9 solide, quelle che sembravano incarnare il valore assoluto e definitivo delle umane vicende, ad esempio l&#8217;Impero Romano, sintesi della civilt\u00e0 antica, che, dopo aver ospitato e favorito la diffusione del cristianesimo quale religione universale, \u00e8 caduto nella polvere, esso che sembrava destinato a non finire mai.<\/p>\n<p>L&#8217;Impero Romano non era uno stato qualsiasi: oltre che il pi\u00f9 grande impero mai esistito, era anche quello che abbracciava quasi tutti i territori che furono sede delle civilt\u00e0 antiche: l&#8217;intero bacino del Mediterraneo, la porzione di Europa fino alla linea del Reno e del Danubio (Britannia compresa), e una buona parte del Medio Oriente. Con la sola esclusione del Regno dei Parti (in seguito divenuto Impero Sassanide), Roma riuniva in un&#8217;unica compagine politica il retaggio delle precedenti civilt\u00e0 e dei precedenti stati, dall&#8217;Egitto alla Siria, dall&#8217;Italia al Nord Africa, dalla Grecia alla Macedonia, e anche la maggior parte del mondo celtico, la Penisola Iberica, la Gallia e la Britannia, la regione del Danubio superiore. Al di fuori dell&#8217;Impero Romano, dunque (e, come si \u00e8 detto, a parte il caso della Persia), non vi erano che popolazioni barbare o territori deserti e inabitabili, ad esempio i mari settentrionali, che Pitea di Marsiglia aveva dichiarato difficili da navigare, perch\u00e9 &quot;solidi&quot; (cio\u00e8 ghiacciati), oppure i deserti africani, ove ben pochi si erano avventurati, perch\u00e9 si pensava che la zona torrida fosse talmente bruciata dal sole, da rendervi impossibile la vita umana.<\/p>\n<p>Dunque, dal punto di vista dei suoi cittadini (ch\u00e9 tali erano divenuti tutti i suoi abitanti, provinciali compresi, con l&#8217;editto di Caracalla, ossia la &quot;Constitutio Antoniniana&quot;, del 212 d. C.), l&#8217;Impero Romano era il mondo, o quasi: &quot;Urbem fecisti, quod prius Orbis erat&quot;, dir\u00e0, nel suo commosso saluto, il poeta Rutilio Namaziano: di quello che era semplicemente un globo, tu hai fatto una sola citt\u00e0. Di conseguenza, l&#8217;eventuale caduta dell&#8217;Impero Romano era considerata come un evento praticamente impossibile: o meglio, come un evento che avrebbe preannunciato la fine del mondo. Se l&#8217;Impero Romano ERA il mondo, la fine dell&#8217;Impero equivaleva alla fine di tutto, alla fine della storia e del genere umano. Nondimeno, i due fatti altamente traumatici, verificatisi con la sconfitta di Adrianopoli, da parte dei Goti, nel 378, e con il sacco di Roma, nel 410, rendevano possibile ci\u00f2 che, prima, era apparso incredibile: il crollo dell&#8217;Impero; di conseguenza, si affacciava anche la terribile prospettiva della fine del mondo.<\/p>\n<p>Pagani e cristiani erano ferocemente in polemica gli uni contro gli altri, a questo proposito. Entrambi si rinfacciavano la responsabilit\u00e0 di quel che stava accadendo: per i pagani, la sconfitta militare e il sacco di Roma (rinnovato altre due volte: nel 455 per mano di Genserico, nel 472 ad opera di Ricimero: il barbaro &quot;esterno&quot; e quello al servizio dello Stato) erano la diretta conseguenza dell&#8217;abbandono degli antichi culti; per i cristiani &#8212; o, almeno, per una parte di essi &#8211; erano il castigo divino per le scelleratezze, le crudelt\u00e0 e le empiet\u00e0 commesse al tempo del paganesimo. Certo, dopo Costantino, l&#8217;Impero era divenuto cristiano; anzi, a partire da Teodosio, esso si era totalmente identificato con la nuova religione, proscrivendo nella maniera pi\u00f9 severa le antiche religioni: e molti apologisti cristiani vedevano nella sua grandezza smisurata (in senso geografico) un fattore voluto dalla Provvidenza, al fine di rendere pi\u00f9 agevole la diffusione del Vangelo in ogni parte del mondo. E dunque, come ammettere che Dio abbandonasse i suoi, ora che avevano trionfato?<\/p>\n<p>Il problema era complesso. La concezione storica del cristianesimo era basata sul tempo lineare: dunque, la fine del mondo era la logica conclusione della creazione: tutto deve tornare a Dio, cos\u00ec come tutto \u00e8 incominciato dall&#8217;atto creatore di Dio. Inoltre, i Vangeli &#8211; e specialmente il quarto, per non parlare del libro dell&#8217;&quot;Apocalisse&quot; &#8211; avevano attribuito a Ges\u00f9 la rigorosa distinzione fra la realt\u00e0 terrena e quella ultraterrena: la prima \u00e8 provvisoria e dovr\u00e0 finire, anzi, la sua fine \u00e8 ormai imminente; la seconda \u00e8 eterna, perch\u00e9 \u00e8 la realt\u00e0 vera. Inoltre, il &quot;mondo&quot; (specialmente nella teologia di San Giovanni, ma anche in quella di San Paolo) \u00e8, sostanzialmente, il regno del peccato: non bisogna attaccarsi ad esso, perch\u00e9 i figli di Dio non vivono secondo il mondo e secondo la carne, ma secondo lo spirito, nella luce della Rivelazione divina.<\/p>\n<p>Ed ecco che l&#8217;escatologia cristiana si trova davanti ad un bivio: da un lato, per esempio con San Ambrogio, essa vede nel trionfo del cristianesimo la realizzazione del piano di redenzione divino, e dunque non pu\u00f2 credere che l&#8217;Impero Romano abbia esaurito la sua missione e che possa incombere, su di esso, una fine imminente; dall&#8217;altro, e pur partendo da posizioni analoghe, \u00e8 consapevole &#8212; specialmente con Sant&#8217;Agostino &#8212; che l&#8217;Impero \u00e8 stato solamente un mezzo, un veicolo, e che il suo destino non \u00e8, n\u00e9 potrebbe essere, quello stesso del cristianesimo: quest&#8217;ultimo mira alla salvezza delle anime, dunque il suo compito si prolunga nel tempo, finch\u00e9 il mondo esister\u00e0 e fino a quando tutti i popoli della terra, anche i pi\u00f9 lontani, non saranno stati convertiti, mentre l&#8217;Impero, come un guscio ormai vuoto, avendo esaurito, forse, la sua funzione, pu\u00f2 anche soccombere: questo non porter\u00e0 alla fine di quello. E Agostino, si badi, scrive queste cose mentre la sua citt\u00e0, Hippo Regius, nell&#8217;Africa settentrionale, \u00e8 stretta d&#8217;assedio dai Vandali, cio\u00e8 nel momento pi\u00f9 drammatico della crisi politica e militare imperiale: qualche mese dopo la morte del grande vescovo, la citt\u00e0 sarebbe caduta e Genserico vi sarebbe entrato, avviando una crudele persecuzione, lui ariano e barbaro, della Chiesa cattolica e dei cittadini romani.<\/p>\n<p>Ha scritto lo storico e filologo classico Luigi Bessone (da: L. Bessone, \u00abScripta selecta. Cesare, Catullo, Tibullo, Properzio, Ovidio\u00bb; Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1987, pp. 297-299):<\/p>\n<p>\u00abAncora per tutto il III sec. d. C., nonostante il cinquantennio di anarchia militare (235-285) con le conseguenze a tutti ben note e l crescenti scorrerie e infiltrazioni barbariche all&#8217;interno dell&#8217;impero romano, nessuno, almeno fra i pagani, ebbe sentore che l&#8217;&quot;immensum imperii corpus&quot;, per dirla con Tacito, potesse un giorno non reggere pi\u00f9 all&#8217;urto combinato dei popoli &quot;barbari&quot; e alla potenza disgregatrice delle forze contrastanti in lotta all&#8217;interno per l&#8217;affermazione dei propri diritti o per la rivendicazione di ruoli e di privilegi. Anche le voci che si levano in campo cristiano a profetare la fine imminente del mondo romano, associata a quella del mondo intero (&#8216;escatologismo legava in un destino indissolubile Roma e il Cristianesimo) appaiono piuttosto espressione di speranze e paure alimentate da testi quali il &quot;Libro di Daniele&quot; e l&#8217;&quot;Apocalisse&quot; di Giovanni, che non frutto di una disamina serena dei problemi e degli umori dell&#8217;epoca. La stessa ideologia pagana della &quot;senectus imperii&quot;, secondo cui con l&#8217;&quot;amissa libertas&quot;, e cio\u00e8 col passaggio dalla repubblica al principato, sarebbe iniziato il processo di senescenza del mondo romano, stimolava negli avversari del paganesimo un tipo di considerazioni di cui risulta esemplare un passo dell&#8217;&quot;Ad Demetrianum&quot; di Cipriano vescovo di Cartagine: &quot;Pensi davvero che un mondo cos\u00ec invecchiato possa mai trovare quell&#8217;energia che pot\u00e9 dargli la fresca giovinezza? \u00c8 inevitabile che perda vigore tutto ci\u00f2 che, avvicinandosi alla fine, volge al tramonto e alla morte.&quot; La riorganizzazione operata da Diocleziano e la pacificazione promossa da Costantino parvero assicurare nuova linfa all&#8217;organismo imperiale ormai esausto, da un lato predisponendo sistemi di intervento pi\u00f9 tempestivo ed efficace nelle varie zone minacciate e dall&#8217;altro cointeressando alla difesa della romanit\u00e0 la forza emergente del momento, i cristiani. Il fatto inopinato che fece toccare con mano l&#8217;imminenza del pericolo fu la disfatta subita dall&#8217;imperatore Valente ad Adrianopoli nel 378, a opera dei Goti. Per la societ\u00e0 romana si tratt\u00f2 di &quot;un vero trauma collettivo&quot; (F. Giunta) e Adrianopoli venne a rappresentare una &quot;data epocale&quot;, una di quelle date che segnano svolte decisive nel corso della storia. Eccone il commento lapidario nella &quot;Storia ecclesiastica&quot; di Rufino: &quot;Quae pugna initium mali Romano Imperio tunc et deinceps fuit&quot;. L&#8217;opinione pubblica, sbigottita, assunse allora due atteggiamenti antitetici. Alcuni eminenti pagani, come il retore Libanio e lo storico Ammiano Marcellino, ma altres\u00ec cristiani autorevoli come Sinesio e Giovanni Crisostomo propugnavano la guerra a oltranza, una lotta senza quartiere contro i barbari invasori. Una vittoria definitiva sui Goti venne auspicata tanto dal vescovo Ambrogio di Milano come dal poeta gallo romanizzato Ausonio. Altri, ispirati dalla linea politica di Teodosio e dalla propaganda di retori come Temistio, propendevano invece per un&#8217;intesa con i Goti che, garantendo la sicurezza reciproca, coinvolgesse questi ultimi nella difesa del suolo imperiale dalle orde che a ondate si riversavano sui confini. Era ormai questa l&#8217;unica via obiettivamente praticabile e infatti si impose, ma se sul momento sembr\u00f2 dare buoni frutti, comportava altres\u00ec gravi rischi, che puntualmente si evidenziarono con la scomparsa del grande imperatore e la divisione dell&#8217;impero nelle due &quot;partes&quot; d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente. La profonda frattura fra l&#8217;elemento militare barbarico e la componente civile dello Stato si riproponeva ai vertici con l&#8217;insanabile dissidio che opponeva la corte e il Senato (tutt&#8217;altro che concordi anche fra loro) ai capi militari, quei generali di estrazione barbarica che,m assurti ai vertici del potere, faticavamo a conciliare la duplice e contrastante esigenza di tutelare l&#8217;impero e di interpretare le istanze dei gruppi che li avevano espressi. E tutto questo a prescindere dalle pur frequenti e peraltro inevitabili ambizioni personali. Il rapido deteriorarsi della situazione ebbe il momento culminate nel sacco di Roma del 410, a opera dei Visigoti di Alarico. Con la caduta della &quot;citt\u00e0 eterna&quot; crollava un mito, la fede nell&#8217;invincibilit\u00e0 di quella citt\u00e0 che da secoli veniva celebrata come investita dagli dei di una missione perenne e universale di unificazione e incivilimento dei popoli. Fra pagani e cristiani riesplose la polemica, col rinfacciarsi a vicenda la colpa dell&#8217;accaduto. La visione escatologica aveva gi\u00e0 trovato una lucida formulazione in Sant&#8217;Ambrogio che, considerando l&#8217;impero romano come il presupposto necessario a una sempre maggiore espansione del Cristianesimo, ne aveva dedotto che il prevalere dei Goti sui Romani avrebbe comportato, con il crollo dell&#8217;impero, la fine di tutto. Gi\u00e0 nel 396 San Girolamo aveva scritto: &quot;Il mondo romano va in rovina&quot;; e ora, dopo il sacco di Roma, ribadisce: &quot;Dopo che \u00e8 stata spenta la splendidissima luce di tutta la terra, \u00e8 stato troncato il capo dell&#8217;impero romano; e per dire con maggiore verit\u00e0, in una sola citt\u00e0 \u00e8 perito tutto il mondo&quot;. Ma le tesi escatologiche trovarono recisa confutazione da parte di Sant&#8217;Agostino, la cui fede nella civilt\u00e0 romana usc\u00ec, per cos\u00ec dire, rafforzata dalle dure prove cui il mondo romano era allora sottoposto: &quot;Roma non muore; per caso \u00e8 flagellata, non uccisa; per caso \u00e8 punita, non distrutta. Roma non perisce se non scompariranno i Romani&quot;. Le tesi avveniristiche di Agostino, implicanti, tra l&#8217;altro, un avvicinamento romano-gotico in una realt\u00e0 nuova, furono avallate dall&#8217;impostazione data da Orosio alle sue &quot;Storie contro i pagani&quot;, volte a dimostrare che in un mondo nel quale romanit\u00e0 e Cristianesimo sono ormai tutt&#8217;uno si giustifica anche la presenza dei barbari, e la coesistenza dei due mondi non \u00e8 pi\u00f9 un sogno irrealizzabile. La fede alimenta la speranza in un futuro concepito come unione spirituale sotto il segno dalla civilt\u00e0 di Roma. Chi non la condivide perch\u00e9 pagano, da un lato si isterilisce nella vana polemica contro le cause della rovina dell&#8217;impero romano, accomunando nella condanna goti e cristiani, collaborazionisti e imperatori &quot;filobarbari&quot;; dall&#8217;altro, trova motivo di conforto nel pensare a quello che Roma \u00e8 stata, a che cosa essa abbia rappresentato per tanti secoli nella storia dell&#8217;umanit\u00e0. La voce pi\u00f9 significativa in tal senso \u00e8 quella di Rutilio Namaziano, un Gallo romanizzato e assurto al rango di &quot;praefectus urbi&quot; a Roma.\u00bb<\/p>\n<p>A questo punto, la domanda che possiamo farci &#8212; la stessa che avevamo affacciato all&#8217;inizio &#8211; \u00e8 se il cristianesimo possa identificarsi con un ordinamento politico e sociale, per quanto grande, e con una civilt\u00e0, per quanto essa pretenda di essere quella &quot;definitiva&quot;: situazione che accomuna il nostro tempo con quello di Ambrogio e di Agostino. Non ha forse sostenuto, qualche anno fa, il politologo statunitense Francis Fukuyama, che la storia \u00e8 giunta al capolinea, perch\u00e9 la fine della guerra fredda e il &quot;trionfo&quot; (a suo dire) del capitalismo e della democrazia liberale, hanno segnato un punto di non ritorno, una condizione definitiva per la civilt\u00e0 umana? E non siamo forse noi tutti, cittadini dell&#8217;Europa e del Nord America, portati a identificare la civilt\u00e0 moderna con &quot;la&quot; civilt\u00e0 in quanto tale, e, pertanto, a pensarla come definitiva, perfetta, insostituibile?<\/p>\n<p>Evidentemente, \u00e8 lo stesso errore di prospettiva che viziava lo sguardo degli intellettuali del tardo Impero Romano: lo stesso errore che li portava a considerare come immortale il proprio Stato, e che induceva alcuni cristiani a ritenere che il cristianesimo non avrebbe potuto n\u00e9 diffondersi, n\u00e9 sopravvivere, se Roma fosse stata travolta dai barbari, s\u00ec che l&#8217;Impero non potesse pi\u00f9 offrire alcun sostegno alla religione.<\/p>\n<p>Era un errore: ora lo sappiamo, perch\u00e9 lo abbiamo visto. Il cristianesimo \u00e8 sopravvissuto al naufragio dell&#8217;Impero; anzi, in un certo senso, se ne \u00e8 avvantaggiato, e su un duplice fronte: da un lato, perch\u00e9 cos\u00ec ha potuto diffondersi anche fra i popoli che mai Roma era riuscita a piegare e a conquistare; dall&#8217;altro, perch\u00e9, liberatosi dall&#8217;abbraccio un po&#8217; soffocante dell&#8217;Impero, la Chiesa cristiana ha potuto stabilire definitivamente la propria autonomia spirituale &#8212; e, per un lungo periodo, anche quella politica. Gli storici, peraltro, stanno ancora discutendo, e probabilmente continueranno a farlo, se la Chiesa, a un certo punto, abbandonando al proprio destino l&#8217;Impero, ne abbia affrettato la fine, o se, al contrario, dissociando le proprie sorti dalle sue, abbia favorito il processo d&#8217;integrazione dei barbari nell&#8217;area della civilt\u00e0 romana e, in prospettiva, reso molto pi\u00f9 facile la ricostruzione spirituale del mondo post-romano, vale a dire la nascita dell&#8217;Europa moderna. Tuttavia, non \u00e8 questo che, nel momento presente, ci interessa: ci interessa capire se il cristiano debba identificarsi con l&#8217;ordine sociale e politico in cui \u00e8 inserito, e in cui \u00e8 inserita la sua Chiesa, oppure se debba essere capace di guardare oltre, qualora le circostanze lo impongano: nel nostro caso, oltre la civilt\u00e0 moderna e oltre le realt\u00e0 nazionali, cos\u00ec come le conosciamo adesso.<\/p>\n<p>\u00c8 un arduo quesito, sotto tutti i punti di vista: morale, culturale, perfino politico; e non ce ne nascondiamo l&#8217;estrema difficolt\u00e0. Il cristianesimo \u00e8 venuto a identificarsi, di fatto, con la civilt\u00e0 occidentale; ma la civilt\u00e0 occidentale moderna \u00e8, nella sua essenza, non-cristiana, per non dire anti-cristiana; inoltre, minoranze cristiane e piccole Chiese cristiane esistono anche al di fuori dell&#8217;ambito della civilt\u00e0 occidentale, e, bench\u00e9 oggi rappresentino delle realt\u00e0 quantitativamente trascurabili, nessuno pu\u00f2 dire se lo saranno anche domani, oppure se diverranno la base di un ulteriore, travolgente sviluppo. In fondo, la culla del cristianesimo, la Palestina, non \u00e8 mai stata interamente cristianizzata; e le regioni dell&#8217;Impero Romano che per prime lo accolsero, come la Siria e l&#8217;Asia Minore, hanno cessato di esserlo da gran tempo, sotto il peso dell&#8217;invasione e della lunga dominazione musulmana. Ma chi avrebbe potuto immaginare che un Paese del lontano Oriente, come le Filippine, sarebbe divenuto a stragrande maggioranza cristiano? Allo stesso modo, quegli stessi popoli invasori che abbatterono l&#8217;Impero Romano, i Goti, i Franchi, poi si convertirono e fecero rinascere l&#8217;Impero cristiano, con Carlo Magno; e nuovi popoli di barbari invasori &#8212; i Vichinghi, gli Ungheri -, dopo essere stati anch&#8217;essi cristianizzati, formarono un valido antemurale ai confini d&#8217;Europa, fermando nuove irruzioni barbariche di popoli che non si convertono mai &#8212; i Saraceni, i Tartari, i Mongoli.<\/p>\n<p>Ci sembra di poter concludere che il cristianesimo non deve identificarsi con nessun ordine temporale, con nessuno stato e con nessun popolo; anche se \u00e8 perfettamente naturale che i popoli cristianizzati da pi\u00f9 lungo tempo sentano un legame speciale con la loro religione, legame che li porta a vedere quest&#8217;ultima, e la realt\u00e0 socio-politica entro cui vivono, come fossero un tutt&#8217;uno. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Questo mondo, non \u00e8 il mondo del cristiano: e ci\u00f2 \u00e8 vero per qualunque realt\u00e0 terrena, ma lo \u00e8, a maggior ragione, per la civilt\u00e0 occidentale moderna, nata in opposizione al cristianesimo e finalizzata a sradicarlo con una sottile opera interna, quotidiana, paziente, pensata e diretta da forze esplicitamente anticristiane, forze che &#8212; da un punto di vista cristiano &#8211; si possono definire, in maniera oggettiva e letterale, come diaboliche.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la fine della nostra civilt\u00e0, se pure \u00e8 alle porte, non sar\u00e0, necessariamente, anche la fine del cristianesimo. Esso ha sempre dato prova della massima vitalit\u00e0 quando \u00e8 stato assalito frontalmente: ed \u00e8 quello che sta accadendo ultimamente. Quando, invece, viene attaccato dall&#8217;interno, in maniera subdola, silenziosa, strisciante, spesso non ha mostrato adeguate capacit\u00e0 di reazione: non ha saputo vedere il pericolo, non ha saputo rispondervi in maniera chiara ed energica. E poi, il mondo non \u00e8 eterno; e la civilt\u00e0 umana \u00e8 un prodotto storico, destinato a finire. Perch\u00e9 bisognerebbe vedere ci\u00f2 come una catastrofe? Importante non \u00e8 finire, ma il modo in cui si finisce&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli imperi, e le civilt\u00e0, sorgono e crollano: tutto passa nella storia; cadono anche le costruzioni politiche pi\u00f9 solide, quelle che sembravano incarnare il valore assoluto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[110,117,174],"class_list":["post-28762","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-civilta","tag-dio","tag-impero-romano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28762","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28762"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28762\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}