{"id":28759,"date":"2015-07-29T12:33:00","date_gmt":"2015-07-29T12:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/perche-seneca-critica-lidea-del-progresso\/"},"modified":"2015-07-29T12:33:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:33:00","slug":"perche-seneca-critica-lidea-del-progresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/perche-seneca-critica-lidea-del-progresso\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Seneca critica l&#8217;idea del progresso"},"content":{"rendered":"<p>Seneca \u00e8 uno dei filosofi antichi che si sono posti pi\u00f9 lucidamente la domanda circa il senso dell&#8217;idea di progresso, e vi ha risposto in maniera piuttosto netta: la societ\u00e0 umana non deve lasciarsi abbagliare dal progresso; esso non \u00e8 un bene in se stesso: perch\u00e9 il bene risiede nello stato di natura, e il progresso consiste, per l&#8217;appunto, nell&#8217;allontanarsi dalla natura, dunque nell&#8217;allontanarsi dal bene, dalla virt\u00f9 e dalla felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Seneca tratta esplicitamente questo argomento nelle \u00abEpistulae ad Lucilium\u00bb, precisamente nella novantesima epistola: in essa egli sostiene che il progresso delle arti non \u00e8 opera dei filosofi, i quali si occupano delle cose essenziali, che sono quelle interiori, spirituali, non delle condizioni materiali dell&#8217;esistenza. Di queste ultime si occupano coloro i quali perseguono un proprio vantaggio, desiderano guadagnare di pi\u00f9, o avere un raccolto pi\u00f9 abbondante, o costruire delle navi capaci di viaggiare pi\u00f9 lontano e di trasportare una maggiore quantit\u00e0 di merci; di conseguenza, si tratta di invenzioni che migliorano, s\u00ec, le attivit\u00e0 umane, nel senso di renderle pi\u00f9 facili, pi\u00f9 frequenti e pi\u00f9 redditizie: ma non introducono alcun reale miglioramento nella sfera della vita morale, o nel pensiero, o nella conoscenza dei fini e dei doveri della vita umana. Sarebbe vano, pertanto, attendersi da tali cose un reale progresso degli esseri umani.<\/p>\n<p>La distinzione operata da Seneca fra gli scopi pratici delle invenzioni e le modalit\u00e0 disinteressate del vero sapere, ossia del sapere filosofico, anche se risente, senza dubbio, del disdegno della civilt\u00e0 classica, e specialmente di quella romana, nei confronti dei lavori manuali aventi scopo di lucro, e della esagerata ammirazione per gli &quot;otia&quot; letterari, visti come oasi spirituali che il saggio si ritaglia nella dimensione materiale dell&#8217;esistenza, onde conservare la propria libert\u00e0 interiore, non si pu\u00f2, tuttavia, liquidare frettolosamente, come tipica espressione di una cultura aristocratica che guarda dall&#8217;alto in basso i lavori materiali, dei quali peraltro si serve per assicurarsi la tranquillit\u00e0 dell&#8217;animo, ma in modo parassitario e, sovente, attraverso il meccanismo del lavoro schiavistico. Essa, infatti, contiene un nocciolo di verit\u00e0, che non solo \u00e8 difficile contestare, ma che risulta pi\u00f9 che mai attuale nella civilt\u00e0 moderna, che del progresso illimitato ha fatto la propria stella polare e, quasi, la propria religione, nonch\u00e9 la propria giustificazione ideologica: che cosa non si giustifica, infatti, in nome di questa potente, ma imperscrutabile divinit\u00e0, chiamata Progresso? Eppure, bisognerebbe prendersi la briga di distinguere fra &quot;sviluppo&quot; e &quot;progresso&quot;, e riconoscere che non pu\u00f2 darsi alcun vero progresso umano, laddove vi sia un semplice sviluppo delle forme materiali dell&#8217;esistenza, del lavoro, della produzione e del commercio; e che una umanit\u00e0 spiritualmente anchilosata, immatura, straziata da insanabili contraddizioni, non pu\u00f2, n\u00e9 mai potr\u00e0 presentarsi come &quot;progredita&quot;, per quanto potenti siano i mezzi che la tecnologia le mette a disposizione onde modificare in maniera sempre pi\u00f9 invasiva gli equilibri della natura.<\/p>\n<p>In effetti, non \u00e8 neanche del tutto vero che Seneca sia un nemico del progresso; affermarlo, sarebbe come dargli dello stupido: come potrebbe essere, un uomo intelligente, nemico del progresso, di qualunque forma di progresso? Come potrebbe, un uomo intellettualmente onesto, sostenere che dobbiamo ritornare allo stato di natura, e che tutto quanto la civilt\u00e0 ha prodotto per rendere pi\u00f9 sicura e confortevole la nostra esistenza, \u00e8 male in se stesso (chi, intendiamo dire, tranne i balordi illuministi alla Rousseau, creatori del mito del Buon selvaggio)? Seneca, in realt\u00e0, non odiava, n\u00e9 disprezzava l&#8217;idea di progresso, e ci\u00f2 che di positivo esso produce; ma criticava la concezione secondo la quale il progresso materiale porta automaticamente con s\u00e9 anche quello spirituale; ovvero che quest&#8217;ultimo perde ogni importanza e ogni scopo nella vita umana, purch\u00e9 sia possibile assicurare ad una data societ\u00e0 umana il solo progresso materiale.<\/p>\n<p>Osserva a questo proposito Luciano Perelli (in: Antonio La Penna, \u00abScrittori latini\u00bb, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1977, vol. 2, pp. 259-260):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;epistola 90 si svolge in chiave polemica contro la dottrina del progresso di Posidonio, filosofo dello stoicismo di mezzo, vissuto fra il II e il I secolo a. C. Posidonio fu uno dei pochi tra i pensatori e gli scienziati antichi che si preoccuparono di stabilire il contatto, generalmente trascurato, fra conoscenza scientifica e applicazione tecnica, fra speculazione filosofica e mondo del lavoro; egli visse nell&#8217;et\u00e0 ellenistica, che fu la pi\u00f9 feconda per questo rispetto, come attesta l&#8217;esempio illustre di Archimede.<\/p>\n<p>Secondo Posidonio i primi uomini vivevano in condizioni misere dal punto di vista materiale, ma moralmente incorrotti; essi si affidavano al governo dei migliori e dei pi\u00f9 sapienti, i quali non solo istituirono le leggi, ma inventarono altres\u00ec tutte le arti e gli strumenti tecnici rivolti al miglioramento delle condizioni di vita: insegnarono l&#8217;arte del costruire le case, scoprirono la fusione dei metalli di ferro e di bronzo e fabbricarono gli strumenti utili alla tessitura, all&#8217;agricoltura, alla macinazione e cottura dei cibi, alla costruzione delle navi.<\/p>\n<p>Seneca obietta a Posidonio che queste invenzioni non possono essere opera di filosofi, ma bens\u00ec di operai, di tecnici, di uomini che adempiono a funzioni servili: i filosofi hanno dei compiti ben pi\u00f9 alti, e non possono occuparsi di cose cos\u00ec meschine. Accanto al disprezzo delle arti manuali, tipico della societ\u00e0 classica, che conduce alla netta distinzione tra scienza e tecnica, vi \u00e8 un altro motivo che induce Seneca a negare ai filosofi l&#8217;attribuzione delle invenzioni: egli ritiene che le scoperte miranti a un maggior benessere materiale corrompano l&#8217;uomo, soddisfacendo la sua brama insaziabile di piaceri e di agi e rendendolo schiavo del proprio corpo. Seneca rimpiange lo stato di natura, quando l&#8217;uomo viveva felicemente accontentandosi di soddisfare i bisogni necessari, a cui la natura provvede largamente: ora il progresso materiale ha complicato l&#8217;esistenza, rendendola pi\u00f9 inquieta, e allontanando l&#8217;umanit\u00e0 alla felicit\u00e0 e dalla virt\u00f9.<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento negativo di Seneca verso il progresso tecnico va posto in relazione con le condizioni storiche in cui vive. I progressi della tecnologia nell&#8217;antichit\u00e0 incontrarono diffidenza da parte del potere politico, che vedeva un pericolo per l&#8217;equilibrio sociale ed economico esistente, se essi avessero portato a una modifica radicale dei mezzi di produzione e delle condizioni del lavoro. Pertanto i tecnici si limitarono a escogitare ritrovati che rendessero pi\u00f9 comoda la vita dei ricchi, il che non poteva turbare l&#8217;equilibrio sociale: le invenzioni che Seneca deplora sono tutte di questo genere, nessuna giova ad aumentare la produzione, a compiere il lavoro con minor impiego di energia umana. Il progresso tecnologico \u00e8 collegato da Seneca con la societ\u00e0 consumistica, con la vita lussuosa e tumultuosa delle metropoli: questo, insieme con altri motivi che sarebbe lungo illustrare, spiega l&#8217;aspirazione al ritorno alla natura, comune agli intellettuali dell&#8217;epoca.\u00bb<\/p>\n<p>Tutto chiaro, dunque? Seneca non \u00e8 altro che il critico dell&#8217;egoismo di classe, caratteristico dei ricchi, del loro inutile lusso &#8212; l&#8217;unica forma di tecnica che egli conosceva, si direbbe -, mentre, se avesse potuto conoscere la tecnologia socialmente utile, quella mirante a rendere pi\u00f9 agevole e rapida la produzione, sarebbe stato un suo difensore, o, quanto meno, non vi si sarebbe opposto, n\u00e9 avrebbe mostrato alcun disdegno nei suoi confronti?<\/p>\n<p>Piano: non ci sembra che si possa correre cos\u00ec in fretta, come suggerisce il Perelli; n\u00e9 che si possa fare la storia del suo pensiero con i &quot;se&quot;; n\u00e9 che la si possa ridurre esclusivamente entro l&#8217;angusto orizzonte culturale (e politico) dell&#8217;et\u00e0 sua. A noi pare, al contrario, che si farebbe troppo torto a Seneca, ove non si vedesse che la sua critica nei confronti dei pericoli rappresentati dal progresso tecnico non \u00e8 puramente contingente, n\u00e9 determinata dal ristretto orizzonte del suo tempo, ma che essa, al contrario, nasce da una riflessione universale del problema, una riflessione che &#8211; sia detto per inciso &#8212; non solo non ha perso nulla del suo smalto, ma ci appare anzi, ai nostri giorni, come straordinariamente attuale e, dunque, eccezionalmente lungimirante, quasi profetica.<\/p>\n<p>Che cosa teme, infatti, Seneca? Teme una tecnica che sfugga di mano all&#8217;uomo e che, in nome delle agevolazioni e delle comodit\u00e0 che essa \u00e8 in grado di portare nella vita umana, incoraggi fin troppo l&#8217;umana tendenza ad accontentarsi di vivere nel modo pi\u00f9 comodo, non nel modo pi\u00f9 degno; a cercare non la verit\u00e0 e la giustizia, ma l&#8217;utile e il profittevole; a non curarsi pi\u00f9 dei fini e dei valori dell&#8217;esistenza, ma a restringere la riflessione unicamente all&#8217;ordine della ragione strumentale, ovvero a selezionare i mezzi pi\u00f9 idonei per realizzare determinati lavori o determinate prestazioni, con la minore fatica e nel tempo pi\u00f9 breve possibile.<\/p>\n<p>Teme, inoltre, il buon Seneca, una scienza che sfugga completamente dalle mani degli scienziati, ovvero dei filosofi (i due concetti sono, in sostanza, equivalenti: quello che conta \u00e8 distinguere la verit\u00e0 certa, l&#8217;&quot;epist\u00e8me&quot; dei Greci, guida e metro di giudizio dell&#8217;uomo saggio e sapiente, dalla verit\u00e0 solamente probabile, di cui si accontenta l&#8217;uomo &quot;pratico&quot; (la &quot;doxa&quot; dei Greci), che oggi sembra indicare una direzione, domani ne segner\u00e0 un&#8217;altra, magari del tutto diversa. Ebbene, questi &quot;tecnici&quot; rischiano di diventare i veri padroni del mondo di domani, i veri artefici del nostro destino: non solo le opinioni, ma anche le leggi, la politica, l&#8217;economia, la morale stessa, finiranno per doversi inchinare e adattare alla realt\u00e0 &quot;fattuale&quot; costruita dalla loro opera, e, in tal modo, perder\u00e0 qualsiasi razionalit\u00e0 intrinseca, ovvero relativa ai fini e agli scopi, per ridursi a girare in circolo, come un cane che si morde la coda, nel solo mondo della razionalit\u00e0 strumentale, ove non \u00e8 importante che una cosa o una azione abbiano un senso, ma \u00e8 sufficiente che siano perseguite con criteri razionali, improntati alla quantit\u00e0, alla comodit\u00e0, alla convenienza.<\/p>\n<p>E questa sorta di dittatura dei tecnici &#8211; simile a quella denunciata, nel Novecento, da pensatori come Ernst J\u00fcnger &#8211; sar\u00e0, per forza di cose, una dittatura tanto pi\u00f9 temibile e pervasiva, quanto pi\u00f9 sar\u00e0 mascherata e, semmai, percepita come provvidenziale dai cittadini-lavoratori-consumatori, presi nel folle circolo vizioso della produzione del consumo fine a se stessi, e schiavizzati dai meccanismi spersonalizzati della finanza e della speculazione. Basti vedere con quanta naturalezza, oggi, non solo il cittadino &quot;medio&quot;, ma anche gli intellettuali &#8212; un esempio fra tutti: Luciano Perelli, autore del brano sopra citato &#8212; tendono a parlare e a ragionare della &quot;tecnica&quot; come di un bene in se stesso, assolutamente auto-evidente, che non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno di giustificare, dato che essa \u00e8 il segno e lo strumento principale della religione del Progresso, e il Progresso non si discute: lo si pu\u00f2 solamente adorare incondizionatamente.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 verissimo che il ritorno allo stato di natura \u00e8 una sciocchezza bella e buona, e che il rifiuto, o il disprezzo o la negazione di alcuni aspetti positivi del progresso tecnico, entrati, ormai, a far parte delle nostre vite, sarebbe non solo impossibile, ma anche intellettualmente ipocrita, in quanto criticherebbe una cosa senza la quale nemmeno la critica sarebbe possibile; ma \u00e8 altrettanto vero che parlare della tecnologia come di un bene auto-evidente, e mostrarsi sdegnosi verso chi ne contesta il valore taumaturgico intrinseco, sono atteggiamenti del pari ingiustificabili e disonesti, privi di qualsiasi dignit\u00e0 filosofica. In filosofia, infatti, non ci si deve domandare se una cosa sia &quot;irrinunciabile&quot;, ma se sia buona o cattiva in se stessa; e, se si trova che, in se stessa, non \u00e8 buona n\u00e9 cattiva, ma che un suo sviluppo irresponsabile, sciolto dall&#8217;obbligo di rendere conto dei propri scopi e dei valori su cui si fonda, la rende cattiva, ossia dannosa per la societ\u00e0, quel che bisogna fare \u00e8 rendersi conto del pericolo e adottare immediatamente tutte quelle strategie che possono ridurre i rischi e valorizzare, al contrario, i possibili aspetti positivi, ma essi soltanto.<\/p>\n<p>Marx, per fare un esempio, pensava che il sistema di fabbrica fosse buono in se stesso, e che a renderlo cattivo fosse solo la circostanza che esso veniva utilizzato egoisticamente da coloro che ne erano divenuti proprietari, defraudando la collettivit\u00e0 di quanto le spettava e sfruttando i lavoratori, al punto da renderli schiavi delle macchine; per\u00f2, una volta che le cose fossero state rimasse a posto e che i mezzi di produzione fossero stati sottratti ai borghesi cattivi (magari sterminandoli) per metterli a disposizione dei lavoratori, tutto sarebbe andato nel migliore dei modi e la tecnica avrebbe assicurato all&#8217;intero corpo sociale le &quot;magnifiche sorti e progressive&quot;.<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec, invece. Non solo la tecnica delle societ\u00e0 socialiste ha contribuito al collasso ecologico planetario, ormai palese ai nostri giorni, in misura pari, se non maggiore, a quella delle societ\u00e0 capitaliste; ma, soprattutto, non ha affatto assicurato la &quot;liberazione&quot; dell&#8217;uomo. Seneca, dunque, diffidando d&#8217;un mero progresso tecnico, non si era poi sbagliato di tanto; certo, meno di quanto si sbagliano gli araldi quel progresso, ove sia avulso da una piena e matura consapevolezza spirituale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seneca \u00e8 uno dei filosofi antichi che si sono posti pi\u00f9 lucidamente la domanda circa il senso dell&#8217;idea di progresso, e vi ha risposto in maniera<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,189,263],"class_list":["post-28759","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-lucio-anneo-seneca","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28759","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28759"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28759\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28759"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28759"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28759"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}