{"id":28753,"date":"2009-01-07T04:04:00","date_gmt":"2009-01-07T04:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/07\/sei-bella-ma-il-tuo-sguardo-e-spento-quando-un-estraneo-sa-vedere-anziche-guardare\/"},"modified":"2009-01-07T04:04:00","modified_gmt":"2009-01-07T04:04:00","slug":"sei-bella-ma-il-tuo-sguardo-e-spento-quando-un-estraneo-sa-vedere-anziche-guardare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/07\/sei-bella-ma-il-tuo-sguardo-e-spento-quando-un-estraneo-sa-vedere-anziche-guardare\/","title":{"rendered":"\u00abSei bella, ma il tuo sguardo \u00e8 spento\u00bb: quando un estraneo sa vedere, anzich\u00e9 guardare"},"content":{"rendered":"<p>Succede che un uomo una donna, magari arrivati alla mezza et\u00e0, si rendano conto, pi\u00f9 o meno d&#8217;improvviso (ma la cosa pu\u00f2 anche avvenire gradualmente) di essere divenuti pressoch\u00e9 invisibili per i propri simili; che tutti, cio\u00e8, a cominciare dai propri familiari, li guardano senza pi\u00f9 vederli; o che, forse, non li hanno mai visti realmente.<\/p>\n<p>\u00c8 una sensazione strana, accompagnata da frustrazione e amarezza. Possibile? Come va che proprio coloro con i quali condividiamo la nostra vita e che ci conoscono da sempre, non riescano a vederci, a leggere dentro di noi &#8211; a vedere la nostra solitudine, il nostro smarrimento, il nostro disperato bisogno di aiuto &#8211; e continuino a trattarci con quella familiarit\u00e0 distratta, con quella disinvoltura superficiale che pensavamo si possa riservare solamente agli estranei, dei quali nulla sappiano e, in fondo, nulla ci importa?<\/p>\n<p>Possibile che i nostri cari, i nostri amici, i nostri colleghi, ci conoscano cos\u00ec poco da non accorgersi di quello che sta avvenendo dentro di noi, della nostra sofferenza che non riesce ad esprimersi in parole, che non osiamo mostrare apertamente ma che a loro, comunque, dovrebbe risultare evidente, se \u00e8 vero che essi ci amano e che sono realmente interessati al nostro benessere? Possibile che non vedano quello che, talvolta, perfino a un estraneo, incrociato per caso, appare evidente nello spazio di un istante?<\/p>\n<p>Una cara amica mi ha confidato: \u00abNessuno dei miei cari si \u00e8 accorto di nulla: eppure mi sentivo sempre pi\u00f9 invasa dalla tristezza e dallo scoraggiamento. \u00c8 stato un perfetto sconosciuto, un giorno, al supermercato, a rivolgermi queste parole: &quot;Sei bella, ma il tuo sguardo \u00e8 spento&quot;. Ecco, lui aveva saputo vedermi; mentre le persone pi\u00f9 intime si erano limitate a guardarmi\u00bb.<\/p>\n<p>Non \u00e8 assurdo che un estraneo, mai visto prima, sappia cogliere in un attimo il segreto pi\u00f9 sofferto della nostra vita; mentre gli altri, dai quali ci aspettiamo attenzione e comprensione, non vi si sono mai neppure avvicinati?<\/p>\n<p>Eppure, se si riflette un momento, ci si rende conto che la cosa non solo \u00e8 possibile, ma che risponde a una logica piuttosto evidente.<\/p>\n<p>Le ragioni sono pi\u00f9 di una; ma noi, qui, ci limiteremo a soffermarci sulle due che ci sembrano essere le principali: la prima che dipende dagli altri o dal nostro comportamento verso gli altri; la seconda, da ci\u00f2 che decidiamo di essere per noi stessi.<\/p>\n<p>La prima ragione \u00e8 dovuta al fatto che, dal momento in cui escono dall&#8217;infanzia, la maggior parte delle persone smettono di provare stupore e meraviglia nei confronti del mondo e, in un certo senso, smettono di vederlo, poich\u00e9 pensano di conoscerlo gi\u00e0; a partire da quel momento, si limitano a guardarlo, con quella attenzione distratta e, al tempo stesso, selettiva, per cui finiscono per vedere realmente solo ci\u00f2 che veramente interessa loro.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per fare un esempio, una persona interessata solo al guadagno, davanti al solenne scenario della natura intatta e incontaminata &#8211; una grande foresta; una maestosa cascata; un fiume dall&#8217;ampia corrente che scorre fra due rive dall&#8217;aspetto spettacolare &#8211; non vedr\u00e0 realmente gli alberi, l&#8217;acqua, il cielo, ecc., ma le tonnellate di legname che potrebbe ricavare dal disboscamento o il grande albergo che potrebbe costruire per il soggiorno di ricchi turisti.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, un famoso stilista, davanti a una donna bellissima, pu\u00f2 darsi che non veda in lei una persona umana con il suo mistero di speranze, timori, aspirazioni, desideri; e pu\u00f2 darsi che non veda nemmeno, per quanto ci\u00f2 possa apparire paradossale, un corpo che possiede in se stesso delle doti di grazia, venust\u00e0, eleganza di movimenti: ma solo e unicamente un appendiabiti da far avanzare sulla passerella nelle prossime sfilate di moda, al fine di valorizzare al massimo le qualit\u00e0 dei vestiti che dovr\u00e0 indossare. La persona, in quanto tale, scomparir\u00e0 dietro le immagini delle cose, in funzione delle quali essa dovrebbe svolgere il proprio compito ed esaurire interamente la propria ragion d&#8217;essere.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, come dicevamo, la distrazione e l&#8217;abitudine giocano un ruolo importante: quanti di noi saprebbero descrivere abbastanza fedelmente la facciata dell&#8217;edificio dove abitano, o quello ove si recano a lavorare: dell&#8217;edificio, cio\u00e8, in cui entrano e da cui escono almeno una volta al giorno, ma in genere anche pi\u00f9 spesso, e ci\u00f2 per anni ed anni? Viceversa, pu\u00f2 succedere che la nostra attenzione sia richiamata con forza, per qualche ragione particolare, dalla facciata di un edificio del tutto estraneo alla nostra vita d&#8217;ogni giorno, un edificio visto una sola volta; e che saremmo in grado di descrivere quest&#8217;ultimo, a memoria, assai meglio di quanto potremmo fare con la nostra stessa casa.<\/p>\n<p>Con le persone accade esattamente la stessa cosa: ci abituiamo alla presenza dei nostri familiari, finiamo per darla per scontata; e quindi, un poco alla volta, smettiamo di vederli, per limitarci a guardarli in maniera superficiale. Non era certo cos\u00ec all&#8217;inizio; ad esempio, non era cos\u00ec quando eravamo fidanzati, e la vista di coloro che sarebbero divenuti nostra moglie o nostro marito ci riempiva di gioiosa eccitazione e ci sembrava un incanto che miracolosamente si rinnovava ogni volta; oppure quando guardavamo, le prime volte, i nostri figli piccoli, appena nati.<\/p>\n<p>Certo, pu\u00f2 darsi che siano molti i motivi a causa dei quali il nostro sguardo si appanna e smettiamo di vedere, per guardare solamente; e uno dei principali, senza dubbio, \u00e8 costituito dalla delusione che sovente accompagna i rapporti umani di lunga durata, anche quelli che parevano iniziati entro un magico alone di poesia; delusione che tende a logorarli, impercettibilmente ma inesorabilmente. Forse erano state troppo grandi le nostre aspettative; forse \u00e8 emerso un tipico tratto di quell&#8217;utilitarismo inconsapevole che fa parte della natura umana, per cui, una volta che si \u00e8 raggiunta una meta, si d\u00e0 per scontato che essa ci appartenga definitivamente, senza pi\u00f9 bisogno di ulteriori sforzi o attenzioni da parte nostra.<\/p>\n<p>Un altro fattore importante pu\u00f2 essere la paura di deludere gli altri, per cui mettiamo in atto tutte le strategie possibili per sembrare quello che non siamo, onde non perdere la loro stima, la loro simpatia, il loro amore.<\/p>\n<p>Sia come sia, il fatto \u00e8 quello: e l&#8217;incapacit\u00e0 degli altri di vederci come siamo realmente, e di leggere in noi il nostro malessere e la nostra silenziosa richiesta d&#8217;aiuto, il pi\u00f9 delle volte (anche se non sempre) non \u00e8 che il rovescio della medaglia della nostra incapacit\u00e0 di fare la stessa cosa con quanti si aspetterebbero altrettanto da noi.<\/p>\n<p>La seconda ragione, di cui parlavamo in precedenza, non risiede negli altri o nel nostro atteggiamento verso di essi, ma nel modo di rapportarci a noi medesimi.<\/p>\n<p>Se vogliamo essere leali con noi stessi, dobbiamo riconoscere che sono cos\u00ec impenetrabili le maschere che noi ci mettiamo sul viso, e cos\u00ec abilmente dissimulate, che quanti ci vivono accanto finiscono per scambiarle per la nostra vera essenza: non si rendono conto che si tratta, appunto, di protezioni, di difese che, a un certo punto, abbiamo deciso di assumere, per tutelarci da minacce reali o presunte; e che, sotto di esse, il nostro vero io soffre e geme nella solitudine.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che non solo noi tendiamo ad indossare tutta una serie di maschere che inducono gli altri a vederci non per quello che siamo realmente, ma per quello che essi finiscono per credere &#8211; la cosa \u00e8 ben nota e suona come una verit\u00e0 perfino stucchevole, almeno da Pirandello in poi -; ma &#8211; e questo \u00e8 un po&#8217; meno ovvio ed \u00e8 stato un po&#8217; meno esplorato &#8211; c&#8217;\u00e8 un&#8217;ultima maschera, la pi\u00f9 fuorviante di tutte, che gli altri forse non conoscono, perch\u00e9 non la conosciamo neppure noi stessi: ed \u00e8 quella che indossiamo abitualmente non davanti al prossimo, ma da soli a soli con il nostro io.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 accadere perfino che una persona non se ne renda mai conto, almeno al livello della piena ed esplicita consapevolezza; e che viva l&#8217;intera sua vita senza avere neppure sfiorato il segreto che, pi\u00f9 d&#8217;ogni altro, la riguarda da vicino: quello della maschera che si \u00e8 messa da s\u00e9, a proprio uso e consumo, ma senza averlo voluto in maniera esplicita, come invece avviene per le maschere che si indossano ad uso e consumo degli altri.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che, se si tratta di una maschera che finisce per diventare una vera e propria seconda natura, appare arduo riconoscerne l&#8217;esistenza: come nel caso del delitto perfetto, se non esistono testimoni, se non si trova il corpo del reato e se neppure l&#8217;autore del crimine sa o ricorda di averlo commesso, chi mai potr\u00e0 dire che un crimine vi sia stato?<\/p>\n<p>Eppure un crimine c&#8217;\u00e8 stato realmente: un crimine contro se stessi, contro la verit\u00e0 di cui ogni anima umana \u00e8 la custode e l&#8217;intima testimone. Forse \u00e8 stato commesso per legittima difesa, o per quella che, in presenza di determinate circostanze, era sembrata tale.<\/p>\n<p>Ma come \u00e8 possibile affermarlo, se non ne restano tracce visibili?<\/p>\n<p>\u00c8 possibile per la ragione che, quando l&#8217;anima compie una tale azione contro se stessa (perch\u00e9 non vi sono dubbi che si tratta proprio di una azione diretta contro se stessa e non, come aveva creduto, volta a proteggerla da pericoli esterni), essa consuma una forma di violenza che produce, presto o tardi, sofferenza; e tale sofferenza \u00e8 la spia che rivela quanto accaduto.<\/p>\n<p>Per essere amica di se stessa, l&#8217;anima deve avere nei propri confronti la pi\u00f9 rigorosa lealt\u00e0: agi altri pu\u00f2 anche darla ad intendere, ma non potr\u00e0 mai ingannare impunemente se stessa. Cercare di farlo, vuol dire non volersi bene: e quando l&#8217;anima non si vuol bene, diventa inconsapevolmente la peggiore nemica di se stessa e della propria felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 mai si verifica una cosa simile?<\/p>\n<p>Il motivo, in genere, \u00e8 lo stesso che si verifica sovente nel rapporto con gli altri: cos\u00ec come si teme di deludere gli altri, e per tale timore si indossano le maschere che riteniamo pi\u00f9 gradite ad essi, ugualmente si teme di deludere se stessi, e ci si fabbrica una maschera destinata al proprio io. Lo scopo \u00e8 il medesimo: tutelare la propria immagine; questa volta, nei confronti del giudizio che potremmo dare circa noi stessi.<\/p>\n<p>Quando ci\u00f2 accade, e specialmente quando si unisce al senso di delusione nei confronti degli altri, l&#8217;anima comincia a lasciarsi andare: non le importa pi\u00f9 di nulla, perch\u00e9 sente oscuramente di aver rinunciato all&#8217;essenziale; di essersi fatta il torto pi\u00f9 grande, a confronto del quale tutto sembra divenire &#8211; ed \u00e8 &#8211; di scarsa importanza.<\/p>\n<p>Al solito, alcuni scrittori hanno saputo descrivere tali meccanismi assai meglio di quanto non abbiano mai saputo fare i filosofi di professione: nascono cos\u00ec personaggi quali Jeanne in \u00abUna vita\u00bb di Guy de Maupassant, di \u00abGisella\u00bb nel romanzo omonimo di Carlo Cassola, e di Irene in \u00abIrene muore\u00bb di Marise Ferro.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima \u00e8 particolarmente adatta a esemplificare quanto andiamo dicendo. Irene \u00e8 una donna che, a un certo punto della sua vita, decide di chiudersi in una sorta di resistenza passiva nei confronti del mondo intero, alzando &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; tutti i ponti levatoi; e, nel far ci\u00f2, molto probabilmente consuma il peggiore tradimento nei confronti della sua vera natura, per paura degli imprevisti che una vita aperta al mistero dell&#8217;altro inevitabilmente comporta.<\/p>\n<p>Ironia suprema, ella si autoconvince di essere approdata, sia pure dopo molte prove, a una sorta di olimpica saggezza (una reminiscenza della &quot;saggezza&quot; di Zeno Cosini ne \u00abLa coscienza di Zeno\u00bb di Italo Svevo?); mentre della vera saggezza non \u00e8 che una pietosa contraffazione, l&#8217;estremo inganno ordito ai danni di se stessa.<\/p>\n<p>Ecco il suo testamento spirituale, alla fine del romanzo (da: Marise Ferro, \u00abIrene muore\u00bb, Milano, Rizzoli, 1974, pp. 171-72):<\/p>\n<p>\u00abLibert\u00e0, salute, la saggezza elementare, quella che rinnega le complicazioni, le storture, i tormenti, le malattie dell&#8217;anima, la paura del tempo e della vita. La saggezza che io non avevo avuta, ma che da ora in poi potevo avere, se il mio organismo rimaneva integro. Avevo ricacciato tutto ci\u00f2 che poteva recarmi tormento, avevo rinnegato impegni morali, doveri, responsabilit\u00e0- estranea ero vissuta a tutto ci\u00f2 che avveniva nel mondo, ancora pi\u00f9 estranea sarei diventata, adesso che mi ero scelta un rifugio dove mi sarebbero giunte solamente le voci che volevo accettare. La societ\u00e0 mutava, la violenza era ancora nel mondo, alla violenza partecipavano lo sapevo, soprattutto i giovani, i quali avevano dimenticato la favola dell&#8217;infanzia per intridersi in una realt\u00e0 di cui non vedevano i baleni e gli agguati. Non mi interessava n\u00e9 il mutamento della societ\u00e0 n\u00e9 la violenza n\u00e9 il divenire oscuro di gente che mi sarebbe sopravvissuta. Io ero finita, io desideravo soltanto finire tranquilla, senza fragore, senza dramma. Morire adagio, giorno per giorno, con dignit\u00e0 &#8211; bon-ton, avrebbe detto la nonna &#8211; poich\u00e9 potevo ancora chinarmi a fiutare il profumo di una rosa, guardare mutare i colori del mare, aspettare quel palpito che dura un attimo, la sera, quando il sole cala dietro Cap Martin spandendo intorno la certezza che nella natura c&#8217;\u00e8 ancora il prodigio..<\/p>\n<p>Avevo abolito il passato. Il presente non aveva peso, lo avevo prestabilito in maniera quasi pedantesca per evitarmi ogni fastidio materiale. Non volevo pi\u00f9 leggere i giornali, avevo regalato la televisione. Potevo dire che ero una penitente laica, la quale si era scelta un convento pieno di comodit\u00e0 e di lussi per finire, come un tempo le grandi dame del Seicento, una vita che non era stata esemplare.<\/p>\n<p>Ebbi, per\u00f2, un ultimo pensiero pratico: feci testamento, lasciai tutto quanto possedevo al figlio di Ugo. Ed ebbi una sola ultima volont\u00e0: &quot;Voglio essere sepolta in piena terra e che sulla mia tomba non sia scritto neppure il mio nome&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 triste pensare che esistono persone, uomini e donne, che arrivano a questa forma di suicidio spirituale.<\/p>\n<p>In genere vi arrivano gradualmente, a forza di piccole e grandi vilt\u00e0 verso se stesse; al punto che, quando si rendono conto di avere imboccato un vicolo cieco, non hanno pi\u00f9 la forza di riprendersi la propria vita e preferiscono lasciarsi andare, magari teorizzando balorde filosofie del distacco, dell&#8217;atarassia e della saggezza.<\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 essere del tutto certo di non imboccare, prima o poi, un tale vicolo cieco, se non \u00e8 riuscito a scoprire e a coltivare, quando ancora le sue forze spirituali sono, se non integre, almeno bastanti, l&#8217;amore per la vita: che \u00e8 fatto di stupore quotidiano, di apertura, di disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco, per quanto i rischi dell&#8217;esistenza ci possano spaventare e per quanto possiamo temere di restare delusi, sia dagli altri che da noi stessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Succede che un uomo una donna, magari arrivati alla mezza et\u00e0, si rendano conto, pi\u00f9 o meno d&#8217;improvviso (ma la cosa pu\u00f2 anche avvenire gradualmente) di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-28753","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28753","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28753"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28753\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28753"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28753"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28753"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}