{"id":28748,"date":"2016-07-13T09:42:00","date_gmt":"2016-07-13T09:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/13\/il-segreto-di-pulcinella-del-dibattito-culturale-politicamente-corretto\/"},"modified":"2016-07-13T09:42:00","modified_gmt":"2016-07-13T09:42:00","slug":"il-segreto-di-pulcinella-del-dibattito-culturale-politicamente-corretto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/13\/il-segreto-di-pulcinella-del-dibattito-culturale-politicamente-corretto\/","title":{"rendered":"Il segreto di Pulcinella del dibattito culturale politicamente corretto"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un segreto, che non \u00e8 veramente tale, perch\u00e9 tutti lo conoscono, ma nessuno ne parla, e dunque \u00e8 il classico segreto di Pulcinella: ed \u00e8 un segreto che pesa come un macigno sul dibattito culturale, sia in Italia, sia in Europa e nel resto del mondo; ma proprio perch\u00e9 pesa troppo, il tab\u00f9 ne viene ulteriormente rafforzato, e pi\u00f9 esso incombe, meno che mai si trova qualcuno che abbia il coraggio di prendere, come si dice, il toro per le corna, e dire apertamente le cose come stanno, chiamandole con il loro vero nome: pane al pane e vino al vino.<\/p>\n<p>Cominciamo con una constatazione di carattere generale, quasi ovvia, se si vuole, ma fondamentale per capire tutto il resto. Il dibattito culturale, sia nel nostro Paese, sia nel resto del mondo, o, almeno, nel resto del mondo che si autodefinisce &quot;democratico&quot;, non \u00e8 affatto bilanciato ed equilibrato: \u00e8 sbilanciatissimo e squilibratissimo. Non vi sono due schieramenti ideologici, due visioni del mondo (diciamo, le due principali, ma certo non le sole) che si fronteggiano, pi\u00f9 o meno con forze pari, o, cosa pi\u00f9 importante della semplice parit\u00e0 numerica, con pari dignit\u00e0 e diritto al riconoscimento reciproco. Da una parte c&#8217;\u00e8 la cultura <em>politically correct<\/em>, erede dell&#8217;illuminismo, della Rivoluzione francese, dei diritti dell&#8217;uomo, della ragione, del laicismo, nonch\u00e9 banditrice della tolleranza (a senso unico), del democraticismo, dello scientismo, del femminismo, del multiculturalismo, del mondialismo, della tecnocrazia, dello gnosticismo massonico propagandato e finanziato dalla grande finanza: in una parola, i giovani, i belli, quelli che hanno diritto al futuro. Dall&#8217;altra parte ci sono i biechi nemici del progresso, i reazionari, i &quot;tradizionalisti&quot;, i cattolici (quelli veri, non quelli modernisti e semi-protestanti), i nemici della scienza e della tecnica, i difensori delle &quot;piccole patrie&quot;, i localisti, i campanilisti, i populisti, i razzisti, gli egoisti, i rimbambiti, quelli che non hanno capito niente del mondo d&#8217;oggi, quelli che non apprezzano <em>le magnifiche sorti e progressive<\/em>: insomma, i brutti e i vecchi mezzi scemi (o, se pure non sono vecchi in senso anagrafico, quelli che son tali in senso spirituale).<\/p>\n<p>Il dibattito culturale, peraltro, non \u00e8 squilibrato solamente perch\u00e9 i progressisti hanno dalla loro la forza intrinseca della loro idea centrale, cio\u00e8 il progresso, che, presto o tardi, vince tutti gli ostacoli e travolge tutte le opposizioni, mentre i conservatori sono costituzionalmente votati alla sconfitta finale, dato che sanno solo aggrapparsi a ci\u00f2 che sta finendo e sanno solo rimpiangere ci\u00f2 che \u00e8 destinato a scomparire. Se fosse solo questo, ci troveremmo pur sempre in un ambito, diciamo cos\u00ec, di &quot;squilibrio fisiologico&quot;: da che mondo \u00e8 mondo, o, almeno, da che \u00e8 sorta l&#8217;idea di progresso, le cose vanno cos\u00ec: da una parte i giovani, forti della simpatia che ispirano e della coscienza di rappresentare il domani; dall&#8217;altra i &quot;rusteghi&quot;, di goldoniana memoria, retrivi, antipatici, buffi, se non grotteschi, nella loro assurda pretesa di fermare o ritardare la marcia del progresso. Non si tratta, per\u00f2, solo di questo: lo squilibrio \u00e8 molto pi\u00f9 profondo, il dibattito \u00e8 molto pi\u00f9 condizionato e le forze in campo sono molto pi\u00f9 asimmetriche di quel che appaia. Questo accade perch\u00e9, dal XVII e dal XVIII secolo in poi, si \u00e8 affermata gradualmente, in Europa e nel mondo, una ideologia che, del progresso, ha fatto la sua quintessenza, e che permea integralmente tutta la sua visione del reale, la sua <em>Weltaschauung<\/em>, come direbbero i Tedeschi. pertanto, all&#8217;interno di un paradigma culturale progressista, chi \u00e8 in linea col paradigma culturale stesso, automaticamente beneficia di tutte le opportunit\u00e0, di tutti i sostegni, di tutte le agevolazioni possibili e immaginabili, le occasioni di carriera, i riconoscimenti accademici, le occasioni professionali, la visibilit\u00e0 mediatica, eccetera. Chi non \u00e8 in linea, fa la figura di Simplicio nel galileiano <em>Dialogo sui due massimi sistemi<\/em>: fa la figura, squalificata a priori &#8211; cio\u00e8 prima ancora che dica qualsiasi cosa, fosse pure la cosa pi\u00f9 giusta e ragionevole del mondo &#8211; del borioso e irragionevole difensore dell&#8217;aristotelismo, che si rifiuta di inchinarsi al nuovo astro nascente del metodo scientifico sperimentale, e resta legato ai suoi libri e al suo sapere di seconda scelta, perch\u00e9 puramente teorico e congetturale. Quel che vogliamo dire, \u00e8 che l&#8217;intero sistema culturale nel quale ci muoviamo, e del quale siamo parte, che ci piaccia o no, spinge in una determinata direzione, che \u00e8 quella indicata dall&#8217;idea illuminista del Progresso: per cui il dibattito culturale non si svolge in una ambiente &quot;neutro&quot;, ove si confrontano due (o pi\u00f9) concezioni, aventi pari dignit\u00e0 intrinseca, ma si ha solo l&#8217;apparenza, o, se si preferisce, la vuota e teatrale messa in scena di un dibattuto culturale, mentre l&#8217;esito \u00e8 gi\u00e0 scontato in partenza. Infatti, non si tratta di dimostrare che una parte \u00e8 nel giusto, e l&#8217;altra nel torto; si tratta, senza entrare veramente nel merito dei problemi, di ridicolizzare, o calunniare, o deformare a bella posta, l&#8217;idea che si oppone alla &quot;modernit\u00e0&quot;, in modo da poterla liquidare politicamente. Nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Si osservi come vanno le cose, secondo copione, in un qualsiasi dibattito televisivo a proposito di un argomento caratterizzante la modernit\u00e0 e il progresso: che si tratti di immigrazione, o di diritti delle minoranze, o di bioetica, o di famiglia, o di sessualit\u00e0, o di eutanasia, o di esportazione del modello democratico nel mondo. Non solo il dibattito \u00e8 materialmente squilibrato, perch\u00e9 le tesi progressiste sono difese da un numero maggiore di ospiti del programma; ma anche il moderatore,o i moderatori, a un certo punto, non si fanno scrupolo di entrare a gamba tesa nel merito del dibattito, per dare man forte ai progressisti e per zittire o ridicolizzare i conservatori. Il pubblico, ampiamente selezionato e istruito, \u00e8 tutto dalla parte dei progressisti (o, almeno, lo sono gli applausi registrati). Se non basta, a sottolineare quanto siano meschine le ragioni dei conservatori, e quanto encomiabili quelle dei progressisti, ci si mette, poi, anche il direttore di quel canale televisivo: ovviamente senza dibattito e senza possibilit\u00e0 di replica. E lo squilibrio, la pressione a favore di una parte contro l&#8217;altra, crescono con il crescere dell&#8217;importanza della questione trattata: quanto pi\u00f9 l&#8217;argomento \u00e8 sensibile rispetto alla politica delle lobby mondialiste, femministe, progressiste, tanto pi\u00f9 ci si assicura in anticipo una superiorit\u00e0 schiacciante sull&#8217;<em>avversario<\/em>.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9, e di peggio; qualcosa di cui nessuno parla apertamente, ma che tutti conoscono benissimo, e di cui hanno anche una certa dose di paura: il ricatto giudiziario. Da un po&#8217; di tempo, i progressisti possono contrare, per far passare le loro tesi, su un nuovo e decisivo alleato: il braccio secolare dello Stato. Una serie di leggi, approvate in parlamento, considerano materia di reato il fatto di esprimere opinioni non in linea col progressismo: volta per volta, potrebbe dunque trattarsi di &quot;negazionismo&quot;, o di &quot;antisemitismo&quot;, o di &quot;sessismo&quot; (cio\u00e8 di maschilismo; mai visto il caso contrario, anche se nella vita reale c&#8217;\u00e8, eccome), &quot;omofobia&quot;, a seconda del tab\u00f9 progressista contro il quale ci si vada a scontrare. E cos\u00ec i nipotini di Giordano Bruno e di Galilei, in nome della tolleranza e della libert\u00e0, dopo aver strepitato per tre secoli e mezzo contro il fatto che le autorit\u00e0 secolari prestassero il loro braccio alla repressione ideologica da parte della Chiesa cattolica, oggi non trovano nulla di strano nel fare appello al braccio secolare dello Stato per reprimere, anche mandandolo in galera, chi osi professare idee non politicamente corrette.<\/p>\n<p>Peraltro, prima di arrivare alla prigione, ci sono le multe e le spese processuali. Se si querela un giornalista fastidioso, uno scrittore molesto, un direttore di reti televisive troppo indipendente, lo si obbliga a fornirsi di un buon avvocato e a sostenere spese ingenti, che non tutti possono permettersi. Per un giornalista senza protezioni particolari, per una piccola rivista o per una televisione locale, la querela di tipo ideologico equivale a mandare in fallimento e a ridurre al silenzio gli interessati. La stessa cosa vale per una piccola scuola privata, nella quale, poniamo, un insegnante abbia osato &quot;discriminare&quot; uno studente omosessuale, semplicemente per aver sostenuto, nel corso di una pacata e serena discussione, che l&#8217;omosessualit\u00e0, a suo modo di vedere, pu\u00f2 essere anche trattata mediante una apposita terapia, nel caso che l&#8217;interessato ne soffra e voglia provare a liberarsi dalle proprie tendenze omofile. Una bella querela, una multa di qualche decina di migliaia di euro, e quella scuola sar\u00e0 costretta a chiudere. Stessa cosa se il direttore o la direttrice di quella scuola si \u00e8 permesso di non rinnovare il contratto di lavoro a un insegnante dichiaratamente omosessuale. Una bella querela, e i signori omofobi sono sistemati una volta per tutte. La giustizia trionfa, i cattivi sono costretti a pagare le spese e a meditare sulla loro cattiveria, e il mondo diventa un po&#8217; migliore. Questi sono i veri termini della questione, oggi.<\/p>\n<p>Esprimere liberamente la propria opinione, equivale ad esporsi al pericolo di una querela. E che si sia trattato di un insulto (sessista, antisemita, omofobo, eccetera), non lo decide il giudice: lo decide, sostanzialmente, il querelante. Cio\u00e8, il principio di legge che si sta affermando, in questo particolare ambito della giurisprudenza, \u00e8 (udite, udite) che una espressione, una parola, acquistano una valenza offensiva e denigratoria, a seconda di come vengono recepite dalla parte offesa, ossia, dalla parte <em>che si sente<\/em> offesa. Non si tratta di provare che qualcuno, nel parlare, abbia voluto offendere qualcun altro; non c&#8217;\u00e8 un criterio oggettivo per stabilire se una frase \u00e8 insultante, oppure no: il criterio, d&#8217;ora in poi, sar\u00e0 la particolare sensibilit\u00e0 e la percezione soggettiva di colui che decide di sporgere querela. Per cui, da ora in poi, se si discute con una persona appartenente a una di queste minoranze aggressive, bisogner\u00e0 fare attenzione anche al tono di voce che si adopera, o al modo in cui la si guarda in viso. Il tono di voce potrebbe essere percepito come insultante, e lo sguardo come carico di spregio: e questo a suo insindacabile giudizio, e con l&#8217;avallo dei soliti giudici progressisti e di sinistra, tutti, dal primo all&#8217;ultimo, smaniosi di dare una lezione come si deve ai conservatori, ai maschilisti, ai razzisti, eccetera. Perch\u00e9 in Italia, e in Europa, e nel mondo democratico, comandano i magistrati, questa \u00e8 la verit\u00e0: e la magistratura \u00e8 la punta di diamante del <em>politically correct<\/em>. Conosciamo personalmente magistrati che hanno schiaffato in galera, come fossero i peggiori delinquenti, dei sacerdoti ottantenni e delle suore miti e inoffensive, solo per una accusa &#8212; rivelatasi poi del tutto infondata &#8212; di circonvenzione d&#8217;incapace; laddove si concedono gli arresti domiciliari perfino ai sospettati di omicidio, se non vi \u00e8 pericolo di fuga o d&#8217;inquinamento delle prove. Quei magistrati hanno voluto dare una lezione esemplare ai rappresentanti del &quot;clericalismo&quot;: e poco importa se l&#8217;anziano in questione era perfettamente lucido e consapevole, quando lasciava una parte dei suoi beni, per testamento, a quella certa congregazione religiosa, e se la macchina della denuncia \u00e8 partita esclusivamente dall&#8217;invidia e dalla gelosia impotente dei parenti rimasti delusi nella loro fregola di ereditare tutti i beni del nonnino. Nessuno ha chiesto scusa a quei religiosi, o li ha risarciti, dopo sei o sette anni d&#8217;inutile procedimento giudiziario, n\u00e9 per l&#8217;umiliazione del carcere, n\u00e9 per le spese processuali sostenute.<\/p>\n<p>E non basta ancora. Poniamo che qualcuno scriva un articolo che non piace, per i suoi contenuti, a una particolare minoranza, a un movimento o associazione. E poniamo che a corredo di quel tale articolo, la rivista o il sito internet abbiano posto una certa immagine, nella quale compare, magari come elemento secondario e casuale, un simbolo di quel movimento, di quella associazione: anche in quel caso pu\u00f2 scattare il meccanismo della querela. La parte offesa ha il diritto di esigere la rimozione dell&#8217;immagine oppure di inoltrare, senz&#8217;altro, la sua brava querela. Anche se il collegamento fra i contenuti dell&#8217;articolo e l&#8217;immagine appare quanto mai vago e indiretto, o comunque non intenzionale, non importa: non ci saranno giustificazioni che tengano. E di gente che sta tutto il giorno a controllare la stampa, la televisione, i siti internet, per ravvisarvi materia da far querela contro qualcuno, ce n&#8217;\u00e8 ormai un sacco. La soglia di &quot;attenzione&quot; nei confronti delle idee non politicamente corrette \u00e8 diventata altissima. Andando avanti di questo passo, avremo raggiunto l&#8217;unanimismo sistematico: per la semplice ragione che pi\u00f9 nessuno oser\u00e0 dire quello che pensa, onde evitare di essere querelato e di doversi rovinare economicamente per difendere le proprie idee. Sar\u00e0 un po&#8217; come nelle terre di mafia, dove non si registrano molti reati <em>ufficiali,<\/em> perch\u00e9 nessuno fa mai denuncia alla polizia, neanche se gli bruciano la casa o lo riempiono di botte: tale \u00e8 la paura di subire ulteriori rappresaglie dalla mafia. Sar\u00e0 bello, per le lobby occulte che detengono il potere mondiale: si saranno assicurate il controllo totale dell&#8217;opinione pubblica, e non si sentir\u00e0 neppure un alito di vento soffiare in direzione diversa dal <em>politically correct<\/em>. O forse no; forse non andr\u00e0 cos\u00ec. Come tutti i totalitarismi, anche quello democratico e progressista avr\u00e0 comunque bisogno di un nemico, di un mostro da combattere, di una quinta colonna da inquisire. Se non ci sar\u00e0 pi\u00f9 una opposizione, bisogner\u00e0 inventarla. Forse ci saranno dei sedicenti opinionisti, dei falsi giornalisti, degl&#8217;intellettuali prezzolati che si presteranno a fingere un minimo di contraddittorio. Beninteso, verranno umiliati e spazzati via, con disonore; per essere rimpiazzati da altri utili idioti&#8230; e cos\u00ec via.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un segreto, che non \u00e8 veramente tale, perch\u00e9 tutti lo conoscono, ma nessuno ne parla, e dunque \u00e8 il classico segreto di Pulcinella: ed \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[133],"class_list":["post-28748","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28748","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28748"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28748\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28748"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28748"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28748"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}