{"id":28747,"date":"2017-02-28T06:42:00","date_gmt":"2017-02-28T06:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/28\/il-segreto-della-pace-e-rimettersi-alla-volonta-di-dio\/"},"modified":"2017-02-28T06:42:00","modified_gmt":"2017-02-28T06:42:00","slug":"il-segreto-della-pace-e-rimettersi-alla-volonta-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/28\/il-segreto-della-pace-e-rimettersi-alla-volonta-di-dio\/","title":{"rendered":"Il segreto della pace \u00e8 rimettersi alla volont\u00e0 di Dio"},"content":{"rendered":"<p>Fare sempre la volont\u00e0 di Dio; anteporla ad ogni altro ragionamento e ad ogni calcolo di umana convenienza; spogliarsi della propria volont\u00e0 per accogliere interamente quella divina; accettare e ringraziare sempre Dio di tutto ci\u00f2 che ci manda, sia le prove che le gioie, conservando inalterata e incrollabile l&#8217;assoluta certezza che nulla viene dal caso, nulla \u00e8 ingiusto, nulla \u00e8 assurdo, se noi lo viviamo come parte di un disegno perfetto e provvidenziale, che non possiamo comprendere sino in fondo con la nostra intelligenza, ma del quale possiamo e dobbiamo fidarci: questo \u00e8 il segreto della pace del cuore, che tante persone cercano invano in mille direzioni, ma senza mai riuscire ad afferrarlo, senza neanche arrivare a intravederlo.<\/p>\n<p>Per quale ragione ci inquietiamo, se qualcosa non va secondo i nostri desideri? Perch\u00e9 crediamo di saperne pi\u00f9 di Dio riguardo a ci\u00f2 che \u00e8 bene per noi. Per quale ragione imprechiamo contro la sorte, se veniamo colpiti da un&#8217;avversit\u00e0, da una prova, da una malattia? Perch\u00e9 il nostro ego vorrebbe sempre e solo piaceri e soddisfazioni, e mai contrariet\u00e0 o affanni: come un bimbo viziato che pretende di non trovare mai una mela con il verme nel cesto della frutta, n\u00e9 una noce guasta, n\u00e9 un grappolo d&#8217;uva un po&#8217; appassito. E per quale ragione arrotiamo i denti e stringiamo i pugni se altri ricevono cose migliori di noi o se ottengono riconoscimenti che a noi non sono dati? Perch\u00e9 ci divora l&#8217;invidia, ed essa nasce dall&#8217;ego, e questo da un impulso cieco e insaziabile, che non sa mai dire &quot;tu&quot;, n\u00e9 riconoscere i meriti altrui, e che giudica come un affronto personale e come fossero rubate a lui stesso le cose che vorrebbe per s\u00e9, ma che non gli \u00e8 dato raggiungere.<\/p>\n<p>La pace del cuore viene dalla piena accettazione della volont\u00e0 di Dio e non dalla soddisfazione dei desideri umani; i quali, abbandonati a se stessi, tendono ad essere sempre pi\u00f9 disordinati, e, di conseguenza, sempre pi\u00f9 grandi, sempre pi\u00f9 avidi, e tali da moltiplicarsi e crescere a dismisura, mano a mano che i primi vengono soddisfatti. La maggior parte dei cosiddetti credenti dicono di aver fede in Dio, ma, in realt\u00e0, non appena vengono messi alla prova, mostrano di fidarsi solo di se stessi: si aggrappano alle cose, alle loro brame, alle loro aspettative, fanno resistenza all&#8217;azione di Dio, alla grazia dello Spirito Santo: se avessero davvero un po&#8217; di fede, si lascerebbero andare e si renderebbero docili strumento della mano di Dio, permetterebbero a Lui di operare attraverso di loro e ne sarebbero felici, appagati, pienamente realizzati. Siamo soliti dire: quell&#8217;uomo \u00e8 ben fortunato, perch\u00e9 ha potuto realizzarsi interamente; ma quale realizzazione potrebbe mai esistere, al di fuori o, magari, contro la volont\u00e0 di Dio? Assolutamente nessuna. O l&#8217;uomo si fida di Dio e si lascia condurre da Lui, oppure non \u00e8 che un povero essere mancato, un bruco che non \u00e8 mai riuscito a diventare farfalla, un fallito.<\/p>\n<p>Un grande mistico medioevale, il domenicano Giovanni Taulero (Strasburgo, 1302 ca-ivi, 1361), discepolo di Meister Eckhart, sosteneva che solo l&#8217;intima unione con Dio permette la vera conoscenza, e non lo studio della teologia; cita infatti pi\u00f9 volte san Tommaso d&#8217;Aquino, ma non in quanto teologo neo-aristotelico, bens\u00ec in quanto uomo che ha saputo realizzare in s\u00e9 l&#8217;unione mistica con Dio. <em>I grandi teologi di Parigi leggono i grossi volumi e ne voltano i fogli. Ci\u00f2 \u00e8 molto buono. Ma queste persone (interiori) leggono il libro della vota dove tutto \u00e8 vivente, voltano il cielo e la terra e vi leggono la meravigliosa opera di Dio. [&#8230;] E tutti gli eruditissimi maestri di Parigi, con tutta la loro sottigliezza, non potrebbero giungervi. E se volessero parlarne, dovrebbero ammutolire, e pi\u00f9 volessero parlarne, meno lo potrebbero e meno lo comprenderebbero. E non solo naturalmente, ma neppure tutta la ricchezza della grazia n\u00e9 tutti gli angeli e santi potrebbero concedere loro di parlarne. Solo un uomo semplice, che si \u00e8 abbandonato a Dio ed \u00e8 umile, sperimenta e sente questa unione con Dio nel suo fondo interiore<\/em> (Louise Gn\u00e4dinger, <em>Giovanni Taulero. Ambiente di vita e dottrina mistica<\/em> Ed. Paoline, Torino, 1997, pp. 69-70).<\/p>\n<p>Nella sua vita c&#8217;\u00e8 stato un episodio che permette di comprendere, con limpida chiarezza, cosa intendono i mistici quando parlano dell&#8217;abbandono totale e fiducioso alla volont\u00e0 di Dio. Lo riportiamo cos\u00ec com&#8217;\u00e8 stato narrato da un religioso che \u00e8 vissuto nel nascondimento, coerentemente con la sua dottrina di vita, e infatti ci ha lasciato un paio di volumi firmati solo con il suo nome da monaco passionista, padre Cristoforo dell&#8217;Addolorata. Il primo, <em>Il gigante della Croce<\/em>, \u00e8 una biografia del fondatore dell&#8217;ordine dei passionisti, san Paolo della Croce (1694-1775); il secondo, intitolato <em>Il Crocifisso nella vita spirituale<\/em>, \u00e8 costituito da una ricca serie di meditazioni e di esempi storici sul valore del Crocifisso nella vita degli uomini. Da esso riportiamo questo episodio della vita di Giovanni Taulero, illustrante l&#8217;importanza di uniformare sempre la propria vita alla volont\u00e0 di Dio (op. cit., Basella, Bergamo, 1949, 1964, pp. 212-214):<\/p>\n<p><em>Il celebre Taulero aveva un grande desiderio di farsi santo; ma siccome non si fidava della sua scienza, preg\u00f2 Dio per ben otto anni a volergli inviare un maestro che gli insegnasse la via pi\u00f9 sicura e pi\u00f9 breve per diventare santo. Un giorno pregando con pi\u00f9 fervore per ottenere questa grazia, sent\u00ec una voce ce gli disse: &quot;Esci e troverai sulla gradinata della Chiesa quello che cerchi&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Corse subito fuori di Chiesa, ma trov\u00f2 solo un mendicante, sporco, scalzo, malissimo vestito da stracci&#8230; Quello era il maestro di vita spirituale chiesto da lui?&#8230; Proprio quello!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Buon giorno&quot;, gli disse Taulero.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ti ringrazio del salute, ripose il medicane, bench\u00e9 non mi ricordi d&#8217;aver mai avuto un cattivo giorno&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sono contento, continu\u00f2 Taulero, e desidero che Dio ai buoni giorni passati aggiunga ogni possibile felicit\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ti ringrazio ancora, rispose il cencioso, sappi per\u00f2 che non sono mai stato infelice, e che in tutta la mia vita non ho mai incontrato una disgrazia&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Stupito Taulero prosegu\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Voglia Dio che oltre alla presente felicit\u00e0, possa conseguire anche l&#8217;eterna. Devo per\u00f2 confessare che le tue parole mi sono un po&#8217; oscure&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma la tua meraviglia sar\u00e0 maggiore se ti assicuro che fui sempre felice e lo sono ancora adesso&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Son proprio sorpreso delle tue parole, per\u00f2 ti prego di parlarmi con maggior chiarezza&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora il povero straccione disse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Io ti dissi di non aver mai avuto un giorno cattivo, perch\u00e9 i nostri giorni sono cattivi, solo se non s&#8217;impegnano a dare a Dio, merc\u00e9 la nostra sottomissione, la dovuta gloria; sono sempre buoni se li spendiamo ad adorare e lodare Dio; questo ci \u00e8 sempre possibile qualunque cosa avvenga. Come vedi io sono un povero mendicante, ammalato, senza aiuto n\u00e9 patria, costretto a girare il mondo e a sostenere privazioni grandi. Ebbene se io patisco la fame, perch\u00e9 nessuno mi d\u00e0 da mangiare, lodo Iddio. Se sono all&#8217;aperto, esposto alla pioggia, alla grandine, al vento, e le mie membra s&#8217;irrigidiscono perch\u00e9 i miei poveri cenci non mi possono riparare dal freddo, ne ringrazio Dio. Se gli uomini mi disprezzano perch\u00e9 sono povero e miserabile, lodo ed esalto la divina maest\u00e0. In una parola, tutto mi d\u00e0 occasione di lodare il Signore. La mia volont\u00e0 \u00e8 sempre unita perfettamente a quella di Dio, ed esalto il suo santo Nome in tutte le cose. A questo modo ogni giorno \u00e8 buono per me, perch\u00e9 NON SONO LE AVVERSIT\u00c0 CHE RENDONO CATTIVE LE NOSTRE GIORNATE MA LA NOSTRA IMPAZIENZA. Ora perch\u00e9 siamo noi impazienti se non perch\u00e9 la nostra volont\u00e0 si ribella invece di piegarsi, com&#8217;\u00e8 suo dovere, a lodare Dio? Ti ho detto che in tutta la mia vita non ho mai incontrato un&#8217;avversit\u00e0. Difatti se tutti gli uomini si stimano sommamente felici quando i loro affari vanno bene, tanto che non potrebbero sperare di meglio: io come vedi, sono sempre felice, perch\u00e9 siccome non accade mai nulla contro il volere di Dio e quanto Lui dispone a nostro riguardo \u00e8 sempre il meglio per noi, perci\u00f2 io sono sempre felice, mi mandi o permetta Dio ci\u00f2 che vuole. E come non dovrei essere felice se penso che qualunque cosa accada per me \u00e8 la pi\u00f9 utile e la pi\u00f9 adatta al mio maggior bene. La volont\u00e0 di Dio costituisce la mia perfetta beatitudine. Ogni disposizione del Signore mi rende cos\u00ec contento che ne godo mille volte di pi\u00f9 di quanto possa un altro godere soddisfacendo alle proprie inclinazioni naturali&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Taulero ammir\u00f2 la profonda sapienza di questo povero mendicante, e cap\u00ec che la via pi\u00f9 breve e pi\u00f9 sicura per divenire santo \u00e8 fare sempre la volont\u00e0 di Dio.<\/em><\/p>\n<p>Nei termini del pensiero stoico, potremmo dire, con Epitteto, che noi non soffriamo per le cose del mondo, ma per le nostre credenze sulle cose del mondo.<\/p>\n<p>Ora, se la filosofia pagana era giunta a vedere con tanta chiarezza che non sono le cose in se stesse ad essere, per noi, belle o brutte, piacevoli o dolorose, ma il valore di bellezza e di bruttezza, di piacere o di dolore che noi attribuiamo loro, e dunque, in un certo senso, il potere che noi diano ad esse, perdendo il controllo su noi stessi, e trasferendolo alle cose esterne, tanto pi\u00f9 dovrebbe essere chiaro, nei termini della visione cristiana, che la fede assoluta in Dio e nella sua bont\u00e0 e sapienza infinite dovrebbe costituire, per noi, la differenza fra una vita felice e una vita infelice. Felice, infatti, per il cristiano, \u00e8 la vita che riconosce <em>in ogni cosa<\/em> l&#8217;impronta della sapienza e della bont\u00e0 del Creatore <em>di tutte le cose<\/em>; infelice, la vita di chi, non sapendo fare questo, si ostina a trovare che le cose sono belle o brutte, buone o cattive, a seconda che coincidano, oppure no, con i nostri umani desideri e con le nostre umane speranze.<\/p>\n<p>Il cristiano dovrebbe allenarsi a ricordare a se stesso questa semplice verit\u00e0: che noi siamo dei pessimi giudici di quel che \u00e8 bene e di quel che \u00e8 male per noi, e, di conseguenza, di quel che \u00e8 auspicabile che ci accada. Se tutto dipendesse da noi, infatti; se noi fossimo come dei piccoli dei per noi stessi, e potessimo far s\u00ec che ci accada solo quel che vogliano e tutto quel che speriamo, allora, con assoluta certezza, noi non impareremmo mai quel che \u00e8 necessario imparare dalla vita; non evolveremmo, non cercheremmo quel che \u00e8 realmente il meglio per noi, dal momento che la natura umana \u00e8 egoista, e il giudizio umano sulle cose \u00e8 limitato, contingente, imperfetto, e, come se non bastasse, mutevole. Accade, infatti, anzi, \u00e8 assai frequente, che noi non arriviamo a desiderare al sabato, quel che desideravamo sopra ogni altra cosa il luned\u00ec: ci bastano pochi giorni per stancarci di quello che abbiamo, e, una volta raggiunta la nostra meta, subentrano la delusione, la noia e una rinnovata insoddisfazione. Siamo creature perennemente desideranti: non ci stanchiamo mai di desiderare qualcosa, qualsiasi cosa, purch\u00e9 si tratti di qualcosa che ancora non abbiamo; salvo poi, una volta avutala, provare rapidamente assuefazione, disincanto e indifferenza nei suoi confronti, e perci\u00f2 ricominciare a desiderare ardentemente un nuovo oggetto. In altre parole, siamo delle creature in costante disaccordo con se stesse: c&#8217;\u00e8 una parte di noi che vuole una cosa, un&#8217;altra parte che non vuole quella, ma ne desidera un&#8217;altra; sicch\u00e9 \u00e8 impossibile che noi, qualsiasi cosa facciamo e comunque si risolva la nostra lotta per raggiungere le cose che, viste da lontano, ci apparivano cos\u00ec desiderabili, il risultato, presto o tardi, sar\u00e0 sempre lo stesso: uno stato di cronica scontentezza e d&#8217;irrimediabile insoddisfazione. Nemmeno un dio che si ponesse interamente al nostro servizio, date le premesse, ci potrebbe aiutare, come illustra la favola della lampada di Aladino: perch\u00e9, se noi non siamo capaci di vedere quel che realmente dovremmo desiderare, la possibilit\u00e0 di tradurre in atto i nostri desideri non potr\u00e0 avvicinarci d&#8217;un passo alla meta della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una sola maniera per non trovare deludenti le cose e per non disgustarci n\u00e9 di esse, n\u00e9 di noi stessi, che continuiamo a ingannarci nel giudicare quel che dovremmo volere e quel che dovremmo cercare: lasciare che sia fatta la volont\u00e0 di Dio. Noi siamo come dei bambini, immaturi e capricciosi: non abbiamo sufficiente giudizio per sapere e per capire quel che \u00e8 conveniente al caso nostro. Questa \u00e8 la verit\u00e0: e chi se ne persuade, \u00e8 cristiano; mentre chi non ne \u00e8 persuaso, pensa di poter sapere quel che sia bene meglio di quanto lo sappia Dio. Per il cristiano, infatti, nulla accade che Dio non lo voglia o non lo permetta: <em>Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadr\u00e0 a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete pi\u00f9 di molti passeri!<\/em> (<em>Mt<\/em>., 10, 29-31). Pensare che noi siamo migliori giudici di Dio quanto al nostro bene, equivale a negare la sua sapienza e la sua provvidenza; equivale, cio\u00e8, a negare il Dio del Vangelo, il Verbo Incarnato. E, se si arriva a quel punto, ci si pu\u00f2 chiamare come si preferisce, anche cristiani, se cos\u00ec fa piacer, ma la verit\u00e0 \u00e8 che si \u00e8 pagani: perch\u00e9 \u00e8 proprio del paganesimo fabbricarsi un&#8217;idea tutta umana di Dio e pensare che Dio, per dimostrarci che esiste e ci ama, deve fare esattamente ci\u00f2 che vorremmo noi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fare sempre la volont\u00e0 di Dio; anteporla ad ogni altro ragionamento e ad ogni calcolo di umana convenienza; spogliarsi della propria volont\u00e0 per accogliere interamente quella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,239,241],"class_list":["post-28747","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-san-paolo","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28747","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28747"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28747\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28747"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28747"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28747"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}