{"id":28746,"date":"2008-06-25T01:15:00","date_gmt":"2008-06-25T01:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/25\/il-segreto-piu-riposto-del-vivere-fra-impegno-totale-e-sovrano-distacco\/"},"modified":"2008-06-25T01:15:00","modified_gmt":"2008-06-25T01:15:00","slug":"il-segreto-piu-riposto-del-vivere-fra-impegno-totale-e-sovrano-distacco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/25\/il-segreto-piu-riposto-del-vivere-fra-impegno-totale-e-sovrano-distacco\/","title":{"rendered":"Il segreto pi\u00f9 riposto del vivere fra impegno totale e sovrano distacco"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 curioso, a ben guardare, quello che la vita ci richiede.<\/p>\n<p>Da un lato dovremmo sviluppare al massimo le funzioni necessarie ad un impegno totale: quelle che si qualificano, al livello pi\u00f9 basso, come cieco istinto di conservazione (e di riproduzione), e, al livello pi\u00f9 alto, come offerta integrale di s\u00e9, come dono senza riserve.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altro, dovremmo sviluppare al massimo &#8211; contemporaneamente &#8211; le funzioni necessarie a conseguire un sovrano, sereno distacco da tutto e da tutti: a cominciare dal nostro ego, dal nostro piccolo Io, su su fino alle cose pi\u00f9 nobili e pure, pi\u00f9 belle, pi\u00f9 vere: perch\u00e9 senza di esso non si impara realmente a vivere, cio\u00e8 non ci si prepara a morire.<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 come se si chiedesse a qualcuno di essere, nello stesso tempo, un basso e un tenore; se gli domandasse di essere eccellente alpinista ed eccellente subacqueo. Anzi, \u00e8 come se gli si domandasse ancora di pi\u00f9: perch\u00e9 in questi esempi rimaniamo sul terreno di ci\u00f2 che \u00e8 meramente quantitativo; mentre qui si tratta di una differenza qualitativa. Forse, un paragone pi\u00f9 calzante per esprimere il paradosso della vita \u00e8 la richiesta di essere, nello stesso tempo, estremamente sensuali ed estremamente spirituali; estremamente teneri ed estremamente duri; estremamente sensibili ed estremamente crudeli.<\/p>\n<p>Dovremmo, cio\u00e8, amare la vita come la cosa pi\u00f9 preziosa che vi sia al mondo; e, al tempo stesso, disprezzarla come l&#8217;ultima delle sgualdrine.<\/p>\n<p>Il primo dei due atteggiamenti \u00e8 frutto dell&#8217;istinto, e ci viene (almeno finch\u00e9 si \u00e8 giovani) &quot;naturale&quot;; il secondo \u00e8 frutto dell&#8217;esperienza e del disincanto (quindi, in genere, dell&#8217;et\u00e0 adulta), ed \u00e8 &quot;artificiale&quot;: ma, una volta che abbia trovato la strada del nostro essere pi\u00f9 profondo, diviene altrettanto forte e radicato del primo.<\/p>\n<p>Da giovani, infatti, \u00e8 cosa naturale credere, sperare, illudersi; pi\u00f9 tardi, diviene cosa altrettanto naturale il fatto di dubitare, disperare, disilludersi.<\/p>\n<p>Ma i due atteggiamenti sono spesso mescolati e intrecciati, e scavalcano questa schematica divisione relativa all&#8217;et\u00e0 e all&#8217;esperienza. Molti giovani sono gi\u00e0 stanchi, disincantati e delusi; e non mancano gli anziani che hanno conservata intatta la loro freschezza, ossia la loro capacit\u00e0 di guardare al mondo con stupore, fiducia e benevolenza.<\/p>\n<p>Osserviamo una giovane madre che se ne va a spasso con il suo bimbo in carrozzella. Per quanto possa essere, nella sua vita privata, una persona modesta e perfino timida, ora sfodera tutta la sua fierezza, tutto il suo orgoglio: avanza diritta per la sua strada, con una punta di arroganza, esibendo il prodigio di quella vita che lei (cos\u00ec crede) ha creato: che si spostino gli altri, lei no di certo. Ha messo al mondo la vita, ha officiato il rito pi\u00f9 sacro dell&#8217;umanit\u00e0: quello di assicurare la riproduzione della specie.<\/p>\n<p>Oppure si osservino i bambini che giocano nel cortile di una scuola, durante la ricreazione; o mentre viaggiano sul pulmino; o quando si preparano ad affrontare una gara, un concerto, una esibizione qualsiasi. Si vedono subito quelli che si rialzano svelti dopo una caduta, che si fanno largo a spintoni, che non temono di esporsi e di essere giudicati; e quelli dei quali, al contrario, gli adulti dicono, scuotendo il capo: \u00abSe solo avesse un po&#8217; pi\u00f9 di <em>grinta<\/em>, di fiducia in se stesso&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>La vita non \u00e8 una passeggiata tra i fiori.<\/p>\n<p>Per affrontarla bisogna farsi duri, scaltriti; bisogna immergervisi, sentirvisi attaccati. Basta un momento di distrazione, e subito c&#8217;\u00e8 qualcuno pronto ad approfittare di ogni nostra minima debolezza, di ogni ingenuit\u00e0. Niente viene offerto <em>gratis<\/em>: sembra che ogni cosa abbia un prezzo, che per ogni piccola gioia ci venga presentato un conto salatissimo.<\/p>\n<p>Per vivere in un mondo cos\u00ec, o si impara ad essere altrettanto duri, o si finisce come gli eterni vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro.<\/p>\n<p>E questa durezza, questa furbizia, questa attitudine al calcolo e all&#8217;opportunismo, si sposano anche, di solito, con un sano appetito animale, con una capacit\u00e0 di sprofondarsi nelle cose e di goderne con altri, perch\u00e9 ci s&#8217;intende a fiuto con quelli che appartengono alla stessa specie.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, la morte sta in agguato e ci aspetta, senza particolare fretta.<\/p>\n<p>Non solo la <em>nostra<\/em> morte; anche quella delle persone a noi pi\u00f9 care. Se ne sta l\u00ec, appollaiata sui rami della scura foresta, e attende la sua ora. Noi sappiamo che verr\u00e0: \u00e8 l&#8217;unica cosa che sappiamo con assoluta certezza, fin da quando &#8211; bambini &#8211; cominciamo a capire che la morte \u00e8 un sentiero senza ritorno.<\/p>\n<p>Poi, ci sono quelle piccole morti che ci vengono inflitte dalle delusioni profonde; il male che ci viene da coloro ai quali volevamo bene, e dei quali ci fidavamo. Difficile, se non impossibile, farsene una ragione, darsi pace: le ferite continuano a bruciare e a sanguinare, ancora dopo anni e anni, come bruciavano e sanguinavano il primo giorno.<\/p>\n<p>La delusione pi\u00f9 cocente \u00e8 quella che viene dagli amici, dagli amanti, dai figli. Noi saremmo stati pronti a dare la vita per loro, ed essi ci ripagano con l&#8217;ingratitudine pi\u00f9 nera e con l&#8217;egoismo pi\u00f9 sfrontato. E la cosa pi\u00f9 sconcertante \u00e8 vedere che, almeno apparentemente, l&#8217;egoismo e la furbizia <em>pagano<\/em>; che i pi\u00f9 egoisti e i meno scrupolosi sono proprio quelli cui sembra andare tutto per il verso giusto.<\/p>\n<p>S\u00ec, in quei momenti ci si chiede che senso abbia continuare a trascinarsi sulla terra come vermi, a sopportare la farsa crudele di cui ci si sente vittime.<\/p>\n<p>Eppure ci dicono che la vita \u00e8 bella; che dobbiamo ritenerci fortunati di averla ricevuta in dono.<\/p>\n<p>Sembrerebbe un&#8217;ironia.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, molte contraddizioni sono pi\u00f9 apparenti che reali.<\/p>\n<p>L&#8217;errore che si fa, quando ci si abbandono a considerazioni del genere, \u00e8 quello di scordarsi della doppia natura dell&#8217;uomo, della sua natura anfibia: creatura della terra, ma anche celeste.<\/p>\n<p>Con i piedi \u00e8 affondato nella polvere nel fango, lotta per sopravvivere e per strappare qualche gioia al mondo, perch\u00e9 sa di avere i giorni contati, e non vuole arrendersi alla morte prima di aver succhiato tutta la polpa possibile al frutto della vita.<\/p>\n<p>Ma con il capo \u00e8 proteso verso l&#8217;alto, guarda il Sole e le stelle, respira il profumo dell&#8217;infinito e dell&#8217;eterno; sente, nelle oscure profondit\u00e0 del suo essere, che c&#8217;\u00e8 qualche cosa d&#8217;altro, al cui confronto le pi\u00f9 grandi gioie di quaggi\u00f9 non sono che un debolissimo, sbiadito riflesso.<\/p>\n<p>La sua parte terrestre si attacca alle cose, si aggrappa a ci\u00f2 che \u00e8 impermanente; sa che \u00e8 una illusione, ma non pu\u00f2 farne a meno. Ha dovuto sviluppare delle robuste difese, per imparare a vivere il mestiere della vita; e, di conseguenza, ha sviluppato l&#8217;attaccamento verso quelle cose per le quali ha lottato duramente. Misura il valore delle cose dalla fatica che gli \u00e8 costata il procurarsele; e, quando riesce a soddisfare i propri desideri, ne stringe il frutto a s\u00e9, come un cane stringe l&#8217;osso fra le zampe: mostrando i denti a chiunque si avvicini.<\/p>\n<p>La sua parte celeste, invece, ha fame e sete di altri cibi e di altre bevande: cibi che non si guastano e bevande che non imputridiscono. Ma egli raramente \u00e8 disposto ad ascoltarla, e pu\u00f2 accadere perfino che la soffochi del tutto, che si scordi d&#8217;averla.<\/p>\n<p>Solo quando riesce a portarsi sul piano spirituale, l&#8217;uomo incomincia a vedere le cose in una prospettiva diversa. Non cessa di apprezzare le cose buone della vita, ma nemmeno commette l&#8217;errore di sopravvalutarle oltre ogni limite. Non le idolatra pi\u00f9; e, di conseguenza, non \u00e8 pi\u00f9 disperatamente dipendente nei loro confronti.<\/p>\n<p>Impara che di molte di esse pu\u00f2 fare a meno; di altre, pu\u00f2 godere in modo pi\u00f9 sobrio; e altre ancora, pu\u00f2 viverle con un diverso stato d&#8217;animo: meno compulsivo, meno ossessionato, pi\u00f9 grato ma anche pi\u00f9 sciolto, pi\u00f9 libero.<\/p>\n<p>Impara a ringraziare, ma anche a giudicare con maggiore equit\u00e0; e a non disperarsi per le cose che perde: perch\u00e9, in realt\u00e0, non erano mai state sue.<\/p>\n<p>Impara a godere di poco &#8211; di ci\u00f2 che, quando si \u00e8 immersi nel livello terrestre, pu\u00f2 sembrare poco; ma lui, <em>adesso<\/em>, ha compreso che \u00e8 molto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mano a mano che procede sulla <em>via<\/em> e che si trasforma &#8211; tra mille incertezze e mille cadute &#8211; in un essere spirituale, l&#8217;uomo impara a gioire di pi\u00f9 con meno, e a disperarsi di meno per il distacco di quello che gli sembrava il pi\u00f9.<\/p>\n<p>Sorride, ripensando al tempo in cui il suo cuore era soggetto a continui turbamenti; quando tutto il suo essere era squassato dai venti impetuosi del desiderio e del timore. Ma sorride con indulgenza e senza alcuna presunzione, perch\u00e9 sa anche che la battaglia non \u00e8 mai vinta del tutto &#8211; non finch\u00e9 siamo quaggi\u00f9, almeno. Sa che potrebbe cadere di nuovo, che nessuno \u00e8 immunizzato una volta per tutte. Sa che bisogna conquistarsi la libert\u00e0 spirituale giorno per giorno, ora per ora, momento per momento.<\/p>\n<p>E, sovente, rimane pensoso.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se prima, quando era una creatura quasi interamente terrestre, non riusciva a capacitarsi che si possa essere felici senza il possesso di tutte quelle cose che gli sembravano il corollario indispensabile della felicit\u00e0, nemmeno ora, che \u00e8 divenuto una creatura in gran parte spirituale, riesce a convincersi che aver amato la bellezza, la bont\u00e0 e la verit\u00e0, sia pure nelle fragili spoglie della sfera terrena, sia stato solo un inutile miraggio e una sterile illusione.<\/p>\n<p>E, infatti, non lo sono stati.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo spirituale, le tappe del proprio cammino sulla via sono state preziose, necessarie, tutte degne d&#8217;esser vissute: non ne prova vergogna o rammarico, non arrossisce al pensiero di averle percorse con il cuore in tumulto.<\/p>\n<p>Non si sale la montagna senza aver prima percorso le valli; non si esce a veder la luce senza aver traversato, a tentoni, la penombra del bosco. E non si arriva in cima senza essere scivolati sui ghiaioni, almeno qualche volta.<\/p>\n<p>Il coraggio \u00e8 uno strano amico: prima di venire a te, lo devi conquistare; devi mostrargli che sei tu il pi\u00f9 forte. Ma, a partire da quel momento, non ti lascer\u00e0 mai pi\u00f9: ti star\u00e0 sempre al fianco, pi\u00f9 fedele di un cane da guardia.<\/p>\n<p>Il grande <em>yogi<\/em>, Paramahansa Yogananda, maestro del sereno distacco e della liberazione da ogni forma di attaccamento, amava teneramente un cerbiatto; e cos\u00ec l&#8217;animale amava lui. Quando il santo uomo predicava o istruiva i suoi seguaci, anche il cerbiatto veniva a lui, fra gli altri, come per ascoltarlo.<\/p>\n<p>Un giorno il cerbiatto si ammal\u00f2, e grande fu l&#8217;angoscia di Yogananda all&#8217;idea di perdere quel suo tenero amico. Non poteva accettare l&#8217;idea di doversene separare: chiam\u00f2 degli esperti veterinari, fece di tutto per salvargli la vita.<\/p>\n<p>Una notte il cerbiatto gli apparve in sogno e gli disse: \u00abMa perch\u00e9 vuoi <em>trattenermi<\/em>? Io sono chiamato lass\u00f9, nella luce, in un mondo assai pi\u00f9 bello di questo\u00bb.<\/p>../../../../n_3Cp>Allora Yogananda comprese che la sua battaglia per tenere in vita il cerbiatto nasceva da una forma di attaccamento, e che tale attaccamento \u00e8 una forma di egoismo.<\/p>\n<p>Coloro che si sentono chiamati dalla morte, sanno che li attende una realt\u00e0 molto migliore di quella terrena; ma a trattenerli, e con dolore, \u00e8 lo smarrimento delle persone che li amano. Come le lacrime sul viso di un amico, mentre il treno sta partendo: \u00e8 difficile affrontare il passo della morte, se quelli che amiamo non riescono a rassegnarsi all&#8217;idea del distacco.<\/p>\n<p>Certo, la perdita delle persone care \u00e8 un duro colpo: il pi\u00f9 duro di tutti, sul piano umano.<\/p>\n<p>E, subito dopo, viene la perdita morale: quando coloro che amiamo ci deludono a un punto tale, che \u00e8 come se per noi fossero morti; e anche noi moriamo un poco con loro.<\/p>\n<p>Dovremmo, per\u00f2, aver sempre chiaro che l&#8217;elemento doloroso del distacco non risiede nel fatto che le persone care se ne vadano da noi, ma che noi dovremo avere ancora tanta pazienza, prima di poterle ritrovare. In altre parole, dobbiamo capire che siamo stati noi a rimanere indietro, non loro che ci hanno abbandonati.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non ci hanno abbandonati; ma noi facciamo fatica a comprenderlo, perch\u00e9 l&#8217;uomo terreno, che \u00e8 in noi, si alza subito in piedi, in preda al panico, e comincia ad agitarsi, come un bambino piccolo che abbia visto la sua mamma andare in un&#8217;altra stanza. La mamma non lo ha affatto abbandonato; vuole, probabilmente, abituarlo, poco alla volta, a una maggiore autonomia. Ma questo fatto, sulle prime, il bimbo non lo pu\u00f2 capire; perci\u00f2 piange e si dispera: vorrebbe che lei stesse sempre l\u00ec, con lui; che non lo lasciasse neanche per un attimo.<\/p>\n<p>Questo, dunque, \u00e8 il segreto pi\u00f9 riposto dell&#8217;arte di vivere, che \u00e8 poi l&#8217;arte di imparare a morire: che ci si deve dare alla vita con generosit\u00e0, senza riserve; ma che, al tempo stesso, bisogna anche aver lo sguardo fisso su ci\u00f2 che \u00e8 permanente, di l\u00e0 dalla vita nella sua forma presente. Saper gustare il convito, ma anche essere pronti ad alzarsi in qualunque momento: e ad alzarsi con gioia, per rispondere alla chiamata verso una dimensione infinitamente pi\u00f9 armoniosa.<\/p>\n<p>Contemperare queste due esigenze non \u00e8 cosa facile, per\u00f2 dobbiamo ricordarci di avere un potente alleato.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un guerriero, dentro di noi &#8211; cos\u00ec dice la millenaria saggezza dello Yoga: un guerriero che \u00e8 pronto a combattere per noi, al nostro posto, purch\u00e9 noi lo chiamiamo e ci fidiamo di lui. Un guerriero che non pu\u00f2 essere sconfitto, perch\u00e9 le sue risorse sono inesauribili.<\/p>\n<p>Dobbiamo solo chiamarlo e, poi, lasciarlo fare.<\/p>\n<p>Lui combatter\u00e0, lui vincer\u00e0; e noi conserveremo il nostro distacco.<\/p>\n<p>Le religioni monoteiste preferiscono parlare di un aiuto esterno: della Grazia, per esempio.<\/p>\n<p>Non importa; non sono differenze di sostanza, anche se &#8211; a tutta prima, potrebbero sembrare tali. Quello che conta, \u00e8 che noi possiamo contare sull&#8217;aiuto di una forza poderosa, benevola, che non si dimentica di noi neanche per un momento.<\/p>\n<p>Una grande forza amica, che ci rivela la parte migliore di noi stessi e che, nello stesso tempo, \u00e8 in grado di assicurarci serenit\u00e0 e calma interiore, anche nei passaggi pi\u00f9 impervi del nostro cammino terreno.<\/p>\n<p>Quella forza, comunque la vogliamo chiamare, \u00e8 come un&#8217;anticipazione della dimensione celeste del nostro essere, cui siamo chiamati da sempre, e da sempre destinati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 curioso, a ben guardare, quello che la vita ci richiede. 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