{"id":28745,"date":"2016-01-30T06:30:00","date_gmt":"2016-01-30T06:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/30\/il-segreto-del-rock-lake-getta-unombra-su-quel-che-crediamo-di-sapere-del-passato\/"},"modified":"2016-01-30T06:30:00","modified_gmt":"2016-01-30T06:30:00","slug":"il-segreto-del-rock-lake-getta-unombra-su-quel-che-crediamo-di-sapere-del-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/30\/il-segreto-del-rock-lake-getta-unombra-su-quel-che-crediamo-di-sapere-del-passato\/","title":{"rendered":"Il segreto del Rock Lake getta un\u2019ombra su quel che crediamo di sapere del passato"},"content":{"rendered":"<p>Fino a una ventina d&#8217;anni fa, ossia fino alla fine del XX secolo, esisteva un ampio accordo fra gli scienziati circa il cosiddetto popolamento tardivo del continente americano: l&#8217;uomo sarebbe giunto in America attraverso lo Stretto di Bering, probabilmente quando esso era ghiacciato o all&#8217;asciutto (per l&#8217;abbassamento del livello del mare, verificatosi durante le ultime glaciazioni) intorno al 14.000 a. C., e che, partendo dall&#8217;Alaska, si sarebbe spinto sempre pi\u00f9 avanti, gradualmente, fino a popolare l&#8217;intero continente, dopo essere giunto alla sua estremit\u00e0 meridionale, vale a dire l&#8217;arcipelago della Terra del Fuoco.<\/p>\n<p>Ora, per\u00f2, questa sicurezza \u00e8 stata incrinata da altre acquisizioni scientifiche, recentissime, avvenute simultaneamente nell&#8217;ambito dell&#8217;archeologia, della genetica e della linguistica; per cui molti studiosi si sono decisi a rivedere sensibilmente la teoria tradizionale, per sostituirla con una nuova, quella del popolamento recente. Molti scienziati sono giunti, cio\u00e8, alla conclusione che la presenza umana nel continente americano debba essere retrodatata ad un arco di tempo che va dai 20.000 ai 60.000 anni fa, a seconda delle diverse posizioni. Ora, tenendo per buona la seconda data, se ne deduce che l&#8217;uomo potrebbe essere giunto nel continente americano in un&#8217;epoca la cui antichit\u00e0 va moltiplicata per quattro rispetto a ci\u00f2 che si riteneva pressoch\u00e9 certo. Sarebbe un po&#8217; come se gli egittologi accademici giungessero ad ammettere, quasi dalla sera alla mattina, che le piramidi di Giza, nella valle del Nilo, nonch\u00e9 la Sfinge, furono costruite non, come essi credevano, qualcosa come 2.500 anni fa, ma 10.000 anni fa: cio\u00e8, molto approssimativamente, la data che suggeriscono quei geologi i quali hanno fatto notare, e la cosa \u00e8 ormai pressoch\u00e9 accettata da tutti, che la superficie della Sfinge presenta segni di erosione dovuta all&#8217;azione continua dell&#8217;acqua piovana. Un fatto che rimane inspiegabile se non si risale all&#8217;epoca dell&#8217;ultima grande glaciazione e al cosiddetto periodo del &quot;neolitico umido&quot; o &quot;neolitico sub-pluviale&quot;.<\/p>\n<p>Anche la convinzione che l&#8217;America sia stata popolata esclusivamente a partire dalla Siberia, da popolazioni di stirpe mongolica settentrionale, attraverso il &quot;ponte&quot; dello Stretto di Bering, \u00e8 oggi messa in discussione da parecchi studiosi. Oltre alle ondate migratorie di provenienza nord-asiatica, infatti, si ammettere quasi da tutti che ve ne sarebbero state anche altre, provenienti dal Pacifico, e non solo verso l&#8217;America del Nord, ma anche verso l&#8217;America del Sud, a partire, rispettivamente, dall&#8217;arcipelago giapponese e dalle isole polinesiane (e prima ancora, in questo secondo caso, dalle isole del Sud-est asiatico).<\/p>\n<p>Non solo: una corrente migratoria potrebbe aver raggiunto l&#8217;America attraverso la punta sud, la Terra del Fuoco, proveniente dalla Penisola Antartica: cosa possibile, tenendo conto delle differenti condizioni climatiche che esistevano in quell&#8217;area geografica alcune decine di migliaia d&#8217;anni fa (cfr. il nostro saggio: \u00abIl limite antartico della vegetazione arborea\u00bb, pubblicato sul n. 3 del 1986 della rivista \u00abIl Polo\u00bb dell&#8217;Istituto Geografico Polare &quot;S. Zavatti&quot;, e ripubblicato, parzialmente, sul sito di Arianna Editrice il12\/06\/2006). Molto pi\u00f9 problematici, invece, sono degli eventuali apporti attraverso l&#8217;Oceano Atlantico, provenienti dall&#8217;Europa o dall&#8217;Africa, ovviamente prima di quello dei Vichinghi, il quale ultimo \u00e8 assolutamente certo e abbastanza ben documentato, ma che dovette avere poca o nessuna influenza sulla evoluzione delle culture pre-colombiane dell&#8217;America Settentrionale dal punto di vista quantitativo. Che viaggiatori fenici, in particolare, siano giunti in Brasile o in altri luoghi del continente americano, non \u00e8 affatto provato.<\/p>\n<p>Se, comunque, il popolamento del continente americano avesse avuto luogo &#8211; come si affermava fino agli anni Novanta del Novecento &#8211; in tempi storici recenti, e partendo esclusivamente dalla Siberia verso l&#8217;Alaska, allora sarebbe logico aspettarsi che si fossero sviluppate delle culture neolitiche prima nella parte settentrionale, e solo pi\u00f9 tardi in quella meridionale del continente: precisamente, sarebbe logico aspettarsi che l&#8217;antichit\u00e0 degli insediamenti umani debba decrescere mano a mano che ci si sposta dall&#8217;America Settentrionale verso le parti australi di quella Meridionale; invece si \u00e8 potuto accertare, mediante le datazioni con il metodo del radiocarbonio, che non \u00e8 cos\u00ec. La cultura di Clovis,\u00a0nell&#8217;odierno Nuovo Messico (Stati Uniti sud-occidentali), risale a 12.900 anni fa; mentre quella di Monte Verde, nel Cile, e precisamente nella sezione centro-meridionale del Pae4se, non lontano da Puerto Montt, \u00e8 stata datata a 12.500 anni fa. Come \u00e8 possibile, dunque, che una cultura sia fiorita nei pressi dello Stretto di Magellano appena <em>quattro secoli dopo<\/em> la pi\u00f9 antica cultura a noi sufficientemente nota dell&#8217;America Settentrionale? Quattro secoli, sulla scala del popolamento di un continente che, dall&#8217;Alaska a Capo Horn, si estende quasi dall&#8217;uno all&#8217;altro Circolo polare, per una distanza complessiva di circa 16.000 km., sono una quantit\u00e0 temporale troppo esigua, quasi trascurabile.<\/p>\n<p>E non \u00e8 ancora tutto, Secondo altri studiosi, in base ad altri metodi di datazione (vedi Monte Verde Archaeological Site), la cultura di Monte Verde risalirebbe ancora pi\u00f9 addietro nel tempo, per la precisione a 14.800 anni fa: quasi duemila anni prima della cultura di Clovis del Nord America. Il che, manderebbe completamente a catafascio la teoria tradizionale sul popolamento da Nord a Sud del continente americano: perch\u00e9, a questo punto, uscirebbe di molto rafforzata la teoria del popolamento dell&#8217;America Meridionale a partire da Sud, e non da Nord, vale a dire dal ponte di terra che dovette esistere, in epoca glaciale, con la Penisola Antartica; oppure attraverso il Pacifico meridionale, passando per le isole della Polinesia, ma partendo dal Sud-est asiatico, dall&#8217;Australia e dalla Melanesia, come suggerito, fin dal 1943, dallo studioso francese Paul Rivet, autore di una monografia d&#8217;importanza fondamentale su \u00abLes Origines de l&#8217;Homme Am\u00e9ricain\u00bb, basata su argomentazioni di ordine antropologico e linguistico. La questione della reciproca antichit\u00e0 di Clovis e Monte Verde \u00e8 tuttora aperta, stante l&#8217;accanita rivalit\u00e0 &#8212; invero abbastanza ridicola &#8212; fra la &quot;scuola&quot; archeologica statunitense, che vorrebbe conservare al Nord America il primato sull&#8217;antichit\u00e0 delle prime civilt\u00e0 americane, e quella sudamericana, che vorrebbe strapparle lo scettro; resta il fatto che la cultura di Monte Verde, anche se non fosse nettamente pi\u00f9 antica di quella di Clovis, non sarebbe neppure molto pi\u00f9 recente, il che riporta la questione entro i termini che abbiamo or ora delineati.<\/p>\n<p>Questo per dire quanto poco sappiamo sulla preistoria dell&#8217;America, e quanto credevamo di sapere: sono bastati pochissimi anni, e tutto il nostro quadro di semi-certezze si \u00e8 sbriciolato sotto i nostri occhi, per rivelare una serie di spazi vuoti, di &quot;terre&quot; incognite, di dubbi e di dati contrastanti, ambigui o di difficile interpretazione. Oggi, perfino gli archeologi pi\u00f9 ligi alla scuola &quot;classica&quot;, abituati a procedere con i piedi di piombo (il che non \u00e8 certo un male, scientificamente parlando, tutt&#8217;altro; purch\u00e9 non si trasformi in un rifiuto pregiudiziale di considerare nuove prospettive, alla luce di nuove scoperte) sono costretti a rivedere le basi stesse del loro quadro di riferimento, e a dubitare di molte cose che parevano acquisite una volta per tutte.<\/p>\n<p>Restano ancora aperti, nondimeno, tutta una serie di fatti controversi, sui quali l&#8217;archeologia accademica continua a tacere o, perfino, a rifiutarsi di prenderli in considerazione. Lasciando stare ritrovamenti addirittura sconvolgenti, come quello di una impronta di piede umano, con tanto di cuciture di mocassino, in una roccia antica <em>cinque milioni di anni<\/em>, nel deserto del Nevada (cfr. il nostro articolo: \u00abScricchiola il paradigma degli storici sulle origini &quot;recenti&quot; della civilt\u00e0\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 05\/04\/2008), restano irrisolti, o spiegati in maniera insoddisfacente, altri fatti e altri siti archeologici. Per citarne solamente alcuni, tra i pi\u00f9 conosciuti: chi ha costruito il Serpent Mound, nella contea di Adams, stato dell&#8217;Ohio, struttura incredibilmente bella e complessa, ma invisibile da terra, coi suoi oltre 400 metri di lunghezza, per giunta su terreno boscoso; e perch\u00e9? Chi ha realizzato gli 800 disegni delle cosiddette Linee di Nazca, alcune delle quali lunghe decine di metri, nel deserto costiero del Per\u00f9, e visibili solo dall&#8217;alto, ma in una regione priva di montagne e punti di vista sopraelevati? E chi ha eretto la colossale Porta del Sole a Tiahuanaco, a 4.000 metri d&#8217;altezza sul livello del mare, nei pressi del Lago Titicaca, in un unico blocco di andesite del peso di oltre 100 tonnellate? Quale civilt\u00e0 possedeva una tecnologia capace di fare una cosa del genere: di trasportare e porre in sito un unico blocco di roccia pesante pi\u00f9 di centomila chilogrammi? Perfino la tecnologia moderna avrebbe qualche problema a fare una cosa del genere&#8230; Per ciascuno di questi siti, l&#8217;archeologia accademica ha delle risposte pronte; pure, nessuna di tali riposte risulta completamente soddisfacente, se si considerano le speciali caratteristiche di tali siti, e, soprattutto, se si parte dalla datazione basata sul popolamento recente del continente americano.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, vi sono anche decine di altri siti, meno noti, sui quali la scienza non si \u00e8 ancora espressa, anche perch\u00e9 moltissimi studiosi di estrazione accademica non sono disposti a giocarsi la reputazione, abbassandosi a prendere in considerazione elementi di fatto che contrastano con la versione canonica e ufficiale dell&#8217;archeologia americana. Se la &quot;citt\u00e0 sommersa&quot; di Bimini, nelle Isole Bahamas, si \u00e8 rivelata, come pare, una formazione naturale che non ha nulla di misterioso, la stessa cosa non pu\u00f2 dirsi per altri OOPart, <em>Out of Places Artifact<\/em>, ossia Manufatti fuori luogo (l&#8217;acronimo \u00e8 stato coniato dall&#8217;esperto di criptozoologia britannico Ivan Sanderson, 1911-1973): in altre parole, reperti che non dovrebbero trovarsi dove si trovano, o, per meglio dire, che non dovrebbero esistere affatto.<\/p>\n<p>Fra di essi, vale la pena di citare le strutture sommerse del Rock Lake, nel Wisconsin, contea di Jefferson (da non confondersi con il lago omonimo situato nello Stato di Washington), ad una trentina di chilometri dalla citt\u00e0 di Madison: un lago non molto esteso, dalle rive boscose e piuttosto scoscese, caratterizzato da un curioso profilo a forma di &quot;otto&quot;, e che raggiunge una profondit\u00e0 massima di 27 metri. L\u00ec, all&#8217;inizio del XX secolo, vennero intraviste, per la prima volta, delle sagome sommerse che ricordavano delle costruzioni fatte dalla mano dell&#8217;uomo, e, pi\u00f9 precisamente, di tipo piramidale; anche se tali avvistamenti vennero subito ridicolizzati e rapidamente dimenticati. Fu solo a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni Trenta che si torn\u00f2 a parlare della cosa, in occasione di nuovi avvistamenti da parte di pescatori e, per un altro verso, fatti da piloti di aereo. Anche in quel caso, le reazioni del mondo accademico, e, nella fattispecie, dell&#8217;Universit\u00e0 del Wisconsin, furono tutte di segno negativo: per alcuni decenni non si trov\u00f2 un solo studioso, facente parte dell&#8217;<em>establishment<\/em> culturale, che fosse disposto a mettersi in gioco, degnandosi anche solo di fare dei sopralluoghi per verificarle segnalazioni e poi, magari, per escluderle categoricamente, tuttavia solo dopo aver fatto una ricognizione accurata, condotta con metodo scientifico, ma anche con mentalit\u00e0 sufficientemente aperta.<\/p>\n<p>Scrive il giornalista e saggista svizzero Luc B\u00fcrgin nel libro \u00abArcheologia misterica\u00bb (titolo originale: \u00abGeheimakte Arch\u00e4logie, M\u00fcnchen, 1998; traduzione dal tedesco di Fabrizia Fossati, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 2001, pp. 129-134):<\/p>\n<p><em>\u00abAnche il Nord America vanta dei monumenti sommersi. Il Rock Lake, un piccolo lago che si trova a est di Madison, nel Wisconsin, cela sui fondali delle costrizioni a forma piramidale. Alcune di esse potrebbero risalire addirittura a 3.500 anni fa. Finora non si sa nulla delle loro origini. Per decenni gli archeologi hanno deliberatamente ignorato i reperti del Rock Lake. Nessuno si \u00e8 preso la briga di ammettere, o di riconoscere, che sott0acqua giacciono rovine imponenti. La storia della loro scoperta \u00e8 un esempio tipico dell&#8217;ottusit\u00e0 e della grettezza di alcuni studiosi.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1900, a causa di condizioni climatiche davvero insolite, il livello del lago si era abbassato in maniera considerevole. Claude e Lee Wilson, durante una gita in barca, notarono che sui fondali si stagliava la sagoma di un edificio rettangolare. In seguito i due non riuscirono pi\u00f9 a localizzare la struttura. Il &quot;Milwaukee Herald&quot; boll\u00f2 come &quot;isteria collettiva&quot; l&#8217;interesse suscitato dalla scoperta.<\/em><\/p>\n<p><em>Trentacinque anni pi\u00f9 tardi anche dei sub dell&#8217;Universit\u00e0 del Wisconsin si imbatterono in altre strutture sommerse. Nel 1936 questa scoperta attir\u00f2 l&#8217;attenzione del dottor Charles E. Brown, direttore del Wisconsin Historical Museum, e del geologo Erarnes F. Bean. Ricerche condotte sui fondali, purtroppo, per\u00f2, non dettero alcun frutto. All&#8217;epoca si grid\u00f2 allo scandalo e venne montata una campagna denigratoria nei confronti dei ricercatori che avevano &quot;fatto spreco&quot; del denaro dei contribuenti.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto questo trambusto, per\u00f2, non scoraggi\u00f2 affatto Max Gene Nohl, sub e ingegnere del Massachusetts Institute of Technology, il quale proprio non riusciva a togliersi dalla mente la storia del Rock Lake. La sua costanza venne premiata e, nel 1937,durante un&#8217;immersione, si imbatt\u00e9 in una formazione piramidale. L&#8217;opinione pubblica venne rimessa di nuovo in fermento e l&#8217;interesse ulteriormente ridestato allorch\u00e9, alcuni anni pi\u00f9 tardi, dei piloti scorsero sul fondo del lago una grossa struttura piramidale. Il mondo archeologico, incredibile a dirsi, rimase&#8230; in letargo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei decenni successivi non vennero alla luce altre scoperte. Nel settembre 1962 &quot;The Wisconsin Archeologist&quot; pronunci\u00f2 il suo verdetto: &quot;L&#8217;ipotesi dell&#8217;esistenza di costruzioni, a opera dell&#8217;uomo, sui fondali del Rock Lake \u00e8 del tutto infondata, poich\u00e9, a detta degli esperti, il lago ha ben 10.000 anni.<\/em><\/p>\n<p><em>Soltanto cinque anni dopo Jak Kennedy, durante un&#8217;immersione, s&#8217;imbatt\u00e9 in una piramide e riport\u00f2 in superficie una serie di manufatti in pietra. Preso dall&#8217;eccitazione, non segn\u00f2 il luogo e Lon Merrick, direttore di una squadra di sub del Milwaukee Public Museum, non si lasci\u00f2 sfuggire l&#8217;occasione di dileggiare la scoperta, sostenendo che le presunte piramidi altro non sarebbero che depositi glaciali.<\/em><\/p>\n<p><em>A dispetto di tutti i dubbi e di tutte le controversie, aumentavano in maniera esponenziale prove concrete dell&#8217;esistenza di questi monumenti. Nel gennaio 1970 la rovista &quot;Skin Diver&quot; riport\u00f2 in un articolo; &quot;\u00e8 incredibile: a rigor di logica non dovrebbero e non porrebbero esistere. Eppure sono l\u00ec. In teoria sono troppo antiche, e, per giunta costruite in un luogo inaccessibile all&#8217;uomo. La storia, per\u00f2, raramente \u00e8 logica e queste piramidi emergono tropo spesso dalla loro tomba d&#8217;acqua per non indurre alla riflessione anche quegli studiosi razionali, che si occupano della storia antica di questo continente.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Dovettero trascorrere ancora ben 13 anni prima che l&#8217;istruttore sub Robert Boyd organizzasse, insieme a Robert Bass, una grossa spedizione subacquea, che rivel\u00f2, ancora una volta, l&#8217;esistenza sui fondali di strutture in pietra. Anche il professor James Scherz dell&#8217;Universit\u00e0 del Wisconsin si interess\u00f2 a queste strutture.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1987 inizi\u00f2 a occuparsi del mistero anche il pubblicista americano Frank Joseph. Insieme ad altri ricercatori esegu\u00ec alcune misurazioni con l&#8217;ecogoniometro e i risultati dei diagrammi mostrarono il profilo di numerose strutture. Una volta localizzate, Joseph ei suoi colleghi riuscirono a vederne da vicino una buona parte. Alcune direttamente sott&#8217;acqua, altre ancora dall&#8217;alto, sorvolando la zona: la loro conclusione non lasci\u00f2 adito a dubbi: i monumenti in pietra esistono.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel corso degli ultimi anni i ricercatori hanno compiuto ulteriori scoperte si fondali del Rock Lake: si sono imbattuti, per esempio, in un argine di protezione di enormi dimensioni. Probabilmente \u00e8 quel che resta di un muro che circondava un luogo sacro. Al momento i monumenti vengono suddivisi in tre gruppi: il primo si trova a una profondit\u00e0 di circa 6 metri e dovrebbe avere all&#8217;incirca 800 anni. Il secondo, si trova a una profondit\u00e0 di 12 metri e ha 2.000 anni. Il terzo \u00e8 quello che rea maggiori problemi di classificazione, poich\u00e9, a causa della sua veneranda et\u00e0 (3.500 anni), non riesce ad attribuire a nessuna civilt\u00e0 a noi nota. A dire il vero non dovrebbe neppure esistere.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare strano e quasi incredibile, ma la questione \u00e8 rimasta pressoch\u00e9 ferma a queste note. Ancora una volta, la scienza ufficiale si \u00e8 mostrata impari alle sfide degli OOPart. Gli archeologi hanno attribuito le strutture piramidali del Rock Lake alla cultura Aztalan, una subcultura del Mississippi fiorita fra il 900 e il 1.300 d. C., cui si devono anche dei <em>mounds<\/em> tuttora ben conservati. Ma \u00e8 sufficiente mettere una etichetta sopra una scoperta cos\u00ec elettrizzante, per sciogliere veramente il segreto di Rock Lake e della sua citt\u00e0 sommersa? Moltissime cose sarebbero ancora da spiegare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a una ventina d&#8217;anni fa, ossia fino alla fine del XX secolo, esisteva un ampio accordo fra gli scienziati circa il cosiddetto popolamento tardivo del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[110,256],"class_list":["post-28745","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-civilta","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-archeologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28745","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28745"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28745\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30138"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28745"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28745"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28745"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}