{"id":28743,"date":"2023-07-23T03:45:00","date_gmt":"2023-07-23T03:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/07\/23\/il-segno-della-protezione-divina-e-che-le-cose-vadano-bene-nella-vita\/"},"modified":"2023-09-30T22:49:36","modified_gmt":"2023-09-30T22:49:36","slug":"il-segno-della-protezione-divina-e-che-le-cose-vadano-bene-nella-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/07\/23\/il-segno-della-protezione-divina-e-che-le-cose-vadano-bene-nella-vita\/","title":{"rendered":"Il segno della protezione divina \u00e8 che le cose vadano bene nella vita?"},"content":{"rendered":"<p>La parola decisiva sul senso della protezione divina, nella prospettiva del giudaismo, \u00e8 contenuta nel Libro di Giobbe. Il protagonista, uomo giusto e pio, \u00e8 colpito da una serie di terribili sventure e i suoi amici, anzich\u00e9 consolarlo, lo invitano al pentimento, convinti che esse siano il castigo per qualche sua colpa. Invano egli protesta la propria innocenza; nel corso di un dialogo sempre pi\u00f9 drammatico, Dio stesso interviene per rimproverare a Giobbe le sue affermazioni di perfetta innocenza. Vi \u00e8 comunque un lieto fine perch\u00e9, al termine della storia, Giobbe, pentito della propria superbia e avendo chiesto perdono a Dio, ritrova prosperit\u00e0 e benessere (anche se non si vede in quale modo abbia potuto sentirsi risarcito per i suoi cari che erano morti).<\/p>\n<p>Di solito gli esegeti cristiani di questo libro puntano sul concetto della piccolezza e imperfezione dell&#8217;uomo davanti a Dio e sulla assoluta gratuit\u00e0 dei doni divini; ma, dal punto di vista giudaico, il punto chiave \u00e8 un altro, e cio\u00e8 la ferma convinzione che le sofferenze del giusto saranno ricompensate in questo mondo, e che in questo mondo i malvagi saranno puniti dalla giustizia divina.<\/p>\n<p>Eliu, il pi\u00f9 fiero contraddittore fra gli interlocutori di Giobbe, a un certo punto esclama (Giobbe, 36, 5-12):<\/p>\n<p>Ecco, Dio \u00e8 grande e non si ritratta,<\/p>\n<p>egli \u00e8 grande per fermezza di cuore.<\/p>\n<p>non lascia viverre l&#8217;iniquo<\/p>\n<p>e rende giustizia ai miseri.<\/p>\n<p>Non toglie gli occhi dai giusti,<\/p>\n<p>li fa sedere in trono con i re<\/p>\n<p>e li esalta per sempre.<\/p>\n<p>Se talvolta essi sono avvinti in catene,<\/p>\n<p>se sono stretti dai lacci dell&#8217;afflizione,<\/p>\n<p>fa loro conoscere le opere loro<\/p>\n<p>e i loro falli, perch\u00e9 s&#8217;insuperbirono;<\/p>\n<p>apre loro gli orecchi per la correzione<\/p>\n<p>e ordina che si allontanino dall&#8217;iniquit\u00e0.<\/p>\n<p>Se ascoltano e si sottomettono,<\/p>\n<p>chiuderanno i loro giorni ne benessere<\/p>\n<p>e i loro anni nelle delizie.<\/p>\n<p>Ma se non vorranno ascoltare,<\/p>\n<p>di morte violenta periranno,<\/p>\n<p>spireranno senza neppure saperlo.<\/p>\n<p>Come si vede, si tratta di una concezione estremamente materialistica e rozzamente antropomorfica della giustizia di Dio: premi e castighi sono distribuiti a piene mani in questo mondo; e la cosa \u00e8 abbastanza naturale, se si tiene conto che gli Ebrei non credevano alla vita dell&#8217;anima dopo la morte, bens\u00ec alla risurrezione dei morti nel giorno del Giudizio.<\/p>\n<p>Eppure, l&#8217;evidenza dei fatti ci mostra quanto spesso i malvagi trionfino e gli innocenti siano sommersi dalle sofferenze: i condannati al rogo non vengono salvati da un Angelo, come i tre giovani ebrei entro la fornace, nel Libro di Daniele; e il giusto che ha perduto la vista e ogni conforto dalla vita, non viene soccorso e guarito con un intervento soprannaturale, come nel Libro di Tobia.<\/p>\n<p>Il cristianesimo ha elaborato una concezione totalmente diversa del rapporto fra le azioni umane e la giustizia divina, completamente spirituale: non promette premi ai giusti n\u00e9 castighi ai malvagi IN QUESTA VITA. Al contrario, promette dolore e persecuzioni a chi vuol seguire la via di Cristo; solo che non interpreta la sofferenza come un segno del corruccio divino, ma, al contrario, esattamente all&#8217;opposto, come un segno della sua predilezione.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il paradosso del cristianesimo, cos\u00ec acutamente analizzato da Soren Kierkegaard in alcune delle pagine pi\u00f9 alte che siano state scritte sull&#8217;argomento. Un paradosso che \u00e8 stato molto spesso dimenticato, specialmente in area protestante; perch\u00e9 Lutero, Zwingli e Calvino, con il loro continuo richiamo alla lettura diretta della Bibbia, hanno favorito, pi\u00f9 o meno consapevolmente, un ritorno alla teologia veterotestamentaria, cio\u00e8 giudaica, mettendo in ombra quello che vi \u00e8 di pi\u00f9 specifico nel messaggio cristiano: la nozione di Dio essenzialmente come Amore infinito, piuttosto che come Giustizia inesorabile.<\/p>\n<p>Il ritorno allo spirito del Vecchio Testamento, specialmente nelle confessioni protestanti non conformiste (come i famosi Padri pellegrini che sbarcarono in America nel 1620), nasce anche da una identificazione, certo consapevole, dei protestanti con gli ebrei: entrambi popolo eletto; entrambi convinti che tutto il resto dell&#8217;umanit\u00e0 verr\u00e0 punito per la sua miscredenza; entrambi pi\u00f9 che sicuri che Dio combatte per loro, premiando le loro buone azioni e abbattendo i loro nemici gi\u00e0 in questa vita, per mostrare la sua potenza e la sua predilezione verso di essi.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 notevole \u00e8 il fatto che proprio un filosofo di cultura protestante, come Kierkegaard, abbia saputo cogliere questo passo indietro della teologia cristiana moderna rispetto alla rivoluzione copernicana, se cos\u00ec possiamo chiamarla, introdotta da Cristo rispetto alla concezione giudaica, e abbia saputo denunciare con franchezza l&#8217;errore di Lutero.<\/p>\n<p>N\u00e9 si tratta di una questione marginale per il cristianesimo, poich\u00e9 essa non coinvolge solo la natura del rapporto fra uomo e Dio, ma anche la natura dell&#8217;Incarnazione, che, del cristianesimo, \u00e8 il tratto pi\u00f9 specifico e originale rispetto a tutte le altre religioni. Alla luce della concezione veterotestamentaria e anche di quella protestante, Cristo si \u00e8 fatto uomo, \u00e8 morto e risorto per riscattare gli uomini davanti a Dio, offrendosi come olocausto innocente al posto dei colpevoli. Ci\u00f2 significa identificare Dio con il Yahv\u00e9 giustiziere implacabile, ma freddamente calcolatore: non importa chi si offre in sacrificio, purch\u00e9 il debito sia ripagato. Invece, nella autentica prospettiva cristiana, l&#8217;incarnazione e il sacrificio di Cristo sono eventi liberi e assolutamente gratuiti, non condizionati &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; dalla collera divina; cos\u00ec come gratuito \u00e8 il dono della grazia.<\/p>\n<p>Nei suoi Diari (a cura di Cornelio Fabro, Brescia, Morcelliana, 1980, vol. 8, p. 137, numero 3242 del 1850), Kierkegaard osserva:<\/p>\n<p>Anche Lutero non connette bene i pensieri esistenziali, in modo da mantenere dappertutto il medesimo pensiero; anch&#8217;egli fa della retorica. Quando vuole esortare i bambini all&#8217;obbedienza verso i genitori, i servi alla fedelt\u00e0 nelle umili azioni, i poveri al timore di Dio ecc, egli dice che per questo si vede anche (quando infatti gli interessati sono gente pia) come Dio di un povero diavolo possa fare un grande dottore, di un umile domestico un uomo potente, un ricco e cose simili. Questa \u00e8 piet\u00e0 giudaica: pensare cio\u00e8 che il segno della protezione divina \u00e8 che le cose vadano bene nella vita.<\/p>\n<p>In altri testi poi quando deve parlare del vero cristiano, Lutero cambia stile: dice che il vero cristiano deve in questo mondo soffrire ogni genere di miseria e persecuzione ecc. [&#8230;]<\/p>\n<p>E come in questo, cos\u00ec in molti altri punti nell&#8217;ambito esistenziale, Lutero si contraddice, quando si cerca di mettere insieme le sue affermazioni.<\/p>\n<p>Ora, molti cristiani tendono a confondere la protezione divina con la grazia; pensano, cio\u00e8, che il buon esito delle vicende terrene sia la rappresentazione tangibile del favore divino. Questa, in effetti, \u00e8 la teologia di Calvino, e lo \u00e8, tuttora, di gran parte del protestantesimo anglosassone, specialmente americano; ma, a ben guardare, si tratta di cristianesimo o di giudaismo?<\/p>\n<p>La grazia, in realt\u00e0, non ha nulla a che fare con le vicende esteriori degli esseri umani: decidere in base ad esse chi gode della grazia divina e chi no, significa uscire dal solco del cristianesimo, e tornare al giudaismo.<\/p>\n<p>La grazia, secondo la teologia classica, \u00e8 (Giacomo Grasso in Dizionario dei temi della fede, Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1977, p. 156): la partecipazione creata agli uomini, e agli angeli, della stessa vita increata di Dio. Dunque, mediante la grazia gli esseri umani entrano in una misteriosa relazione intima con Dio, un Dio che si \u00e8 fatto uomo proprio per mostrare come questa relazione intima sia possibile non per merito dell&#8217;uomo (la grazia \u00e8 un dono assolutamente gratuito), ma per effetto dell&#8217;infinito amore di Dio.<\/p>\n<p>In altre parole, il concetto cristiano della grazia supera radicalmente il concetto giudaico della legge. Per l&#8217;ebreo, l&#8217;uomo si salva osservando scrupolosamente la legge; per il cristiano, l&#8217;uomo non si salva con l&#8217;osservanza della legge, ma per opera dell&#8217;Amore divino, che getta un ponte sull&#8217;abisso che lo separa dal suo Creatore. Lutero aveva ragione di insistere sul fatto che non c&#8217;\u00e8 salvezza per mezzo delle buone opere, ma solo con la fede; per\u00f2 l&#8217;aver negato ad esse ogni efficacia signific\u00f2, di fatto, far rientrare dalla finestra il concetto che era stato cacciato dalla porta: perch\u00e9 l&#8217;ansia per la salvezza spinse i protestanti a cercare nel successo terreno gli indizi di una probabile salvezza eterna.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il protestantesimo, e specialmente il calvinismo, sono tornati a una concezione puramente giudaica del rapporto fra l&#8217;uomo e Dio: l&#8217;uomo \u00e8 talmente piccolo e insignificante, talmente peccatore e malvagio, che mai potrebbe salvarsi per merito proprio; egli \u00e8 un niente davanti a Dio; per\u00f2, moltiplicando le opere buone (ossia l&#8217;osservanza della legge), pur senza osare pretenderlo, egli pu\u00f2 sperare che trover\u00e0 il successo nella vita terrena, e che questo successo sar\u00e0 una specie di garanzia che la sua anima sar\u00e0 salvata.<\/p>\n<p>Si torna, cos\u00ec, alla concezione legalistica del rapporto con Dio, si torna al mercanteggiamento: in cambio di una vita pia, la salvezza eterna.<\/p>\n<p>Eppure, Cristo non ha mai detto che i suoi seguaci riceveranno il premio in questa vita; al contrario, ha assicurato loro che troveranno dolori e tribolazioni, che saranno perseguitati, che soffriranno le sue stesse pene, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 servo superiore al padrone.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, proprio nella sequela della Croce, il cristiano ha motivo di riconoscere un segno inequivocabile della predilezione divina: perch\u00e9 Dio molto ama coloro che sottopone alle pi\u00f9 dure prove. Il cristiano sa che esse sono occasione di perfezionamento spirituale e le accoglie non con animo offeso, come Giobbe, o con spirito di rivolta, e neppure con rassegnazione, bens\u00ec come strumento per avanzare e maturare nel rapporto con Dio. In questo, se si vuole, consiste il cosiddetto pessimismo antropologico cristiano (che \u00e8 tale solo se guardato da un unico lato): nella consapevolezza che solo la sofferenza ha il potere, se accettata con la giusta disposizione d&#8217;animo, di far evolvere spiritualmente gli esseri umani; perch\u00e9 nel benessere essi non imparano nulla.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 in stridente contrasto con la mentalit\u00e0 laica e materialista oggi largamente diffusa, per cui aveva ragione Kierkegaard di insistere sulla irriducibilit\u00e0 del cristiano ai parametri di giudizio di questo mondo. In fondo, il mondo moderno \u00e8 tornato ad una visione pagana e giudaica della vita (che sono molto pi\u00f9 simili di quanto non si creda a prima vista): chi gode in questa vita, vuol dire che \u00e8 prediletto dagli dei, chi soffre significa che \u00e8 stato abbandonato da essi; tutto si decide qui e ora, in questa vita terrena.<\/p>\n<p>Per il cristiano, il concetto della predilezione divina \u00e8 molto pi\u00f9 complesso e profondo. Innanzitutto, Dio fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti, e cos\u00ec la pioggia: vale a dire che Egli non predilige nessuno a priori (e nessuno popolo: al contrario di quel che pensa il giudaismo); ma, semmai, offre sostegno a quanti rispondono alla sua chiamata, sforzandosi di venirgli incontro, come Egli viene incontro a tutti gli uomini. In secondo luogo, per il cristiano il concetto di protezione divina non si traduce in eventi esteriori che premiano la bont\u00e0 degli uni e che puniscono la malvagit\u00e0 degli altri, ma nel sostenere l&#8217;anima di coloro che lottano per realizzare la propria evoluzione spirituale.<\/p>\n<p>Da un punto di vista umano, la protezione divina consisterebbe, come dice Kierkegaard (riecheggiando Giobbe) nel trasformare un medicante in un principe; ma dal punto di vista cristiano, che assume una prospettiva trascendente, la protezione divina consiste ne guidare l&#8217;anima verso la verit\u00e0: e la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;Amore.<\/p>\n<p>E nessun sacrificio materiale appare al cristiano troppo duro, pur di raggiungere un simile traguardo; perch\u00e9, come dice il Vangelo di Giovanni, il cristiano non \u00e8 un cittadino di questo mondo. Anche S. Agostino era di questa opinione; non S. Tommaso, che cerc\u00f2 una conciliazione fra l&#8217;ordine naturale e l&#8217;ordine soprannaturale, fra la dimensione terrena e quella celeste.<\/p>\n<p>Resta indubitabile, comunque, che la cittadinanza terrena del cristiano \u00e8 solamente temporanea, oltre che condizionata; mentre quella celeste \u00e8 permanente e assoluta. Perci\u00f2, attendersi il successo nella vita terrena quale segno della protezione divina, non \u00e8 un atteggiamento che si possa conciliare con la prospettiva cristiana: sarebbe &#8211; per dirla con Kierkegaard &#8211; come eliminare la dimensione dello scandalo, lo scandalo della Croce, per annacquare e stravolgere l&#8217;elemento pi\u00f9 radicale del cristianesimo stesso, in omaggio al sentire del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parola decisiva sul senso della protezione divina, nella prospettiva del giudaismo, \u00e8 contenuta nel Libro di Giobbe. 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