{"id":28737,"date":"2013-12-26T08:47:00","date_gmt":"2013-12-26T08:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/12\/26\/la-seconda-offensiva-turco-tedesca-contro-il-canale-di-suez-agosto-1916\/"},"modified":"2013-12-26T08:47:00","modified_gmt":"2013-12-26T08:47:00","slug":"la-seconda-offensiva-turco-tedesca-contro-il-canale-di-suez-agosto-1916","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/12\/26\/la-seconda-offensiva-turco-tedesca-contro-il-canale-di-suez-agosto-1916\/","title":{"rendered":"La seconda offensiva turco-tedesca contro il Canale di Suez (agosto 1916)"},"content":{"rendered":"<p>Almeno a partire dalla met\u00e0 del XVIII secolo l&#8217;Egitto viene a trovarsi su di una direttrice estremamente sensibile per la potenza militare britannica, poich\u00e9 controlla la via delle Indie e, quindi, svolge una funzione decisiva nel quadro del dominio navale, del commercio internazionale e della stessa sopravvivenza dell&#8217;Inghilterra come grande potenza mondiale.<\/p>\n<p>Napoleone lo aveva compreso, allorch\u00e9, nel 1798, sbarc\u00f2 con un esercito in Egitto, mirando ad assestare un colpo risolutivo alla sua principale nemica, l&#8217;Inghilterra; e fu appunto grazie al dominio incontrastato dei mari (battaglia di Abukir) che quest&#8217;ultima riusc\u00ec a sventare la minaccia; cos\u00ec come, in seguito, con la vittoria di Trafalgar riusc\u00ec a sventare i progetti d&#8217;invasione francesi relativi alle stesse Isole Britanniche.<\/p>\n<p>L&#8217;importanza strategica del Canale di Suez per il commercio, l&#8217;economia e la sicurezza strategica dell&#8221;Inghilterra crebbe ulteriormente dopo &#8216;apertura del Canale di Suez da parte di Ferdinand de Lesseps, nel 1869, e soprattutto dopo che Isma&#8217;il Pasci\u00e0, nel 1875, ebbe venduto alla Gran Bretagna la quota delle azioni egiziane del canale e dopo che, nel 1882, i Britannici presero possesso dell&#8217;Egitto con la forza, appunto per proteggere il Canale di Suez che una rivolta araba aveva messo in pericolo (occasione in cui l&#8217;Italia, invitata a partecipare, rifiut\u00f2 di unirsi all&#8217;Inghilterra, in nome della politica estera delle &quot;mani nette&quot;).<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, dunque, che, allo scoppio della prima guerra mondiale, per la Gran Bretagna diventava una necessit\u00e0 vitale quella di assicurarsi il pieno e incontrastato possesso del Canale di Suez, tanto pi\u00f9 che il libero transito su di esso le avrebbe agevolato di molto, accorciandolo di alcune settimane, il trasferimento di uomini e mezzi provenienti non solo dall&#8217;India, ma anche dall&#8217;Australia e dalla Nuova Zelanda. Per lo stesso motivo, era da aspettarsi la Turchia avrebbe dovuto approfittare della relativa vicinanza di un obiettivo strategico cos\u00ec importante per mettere in difficolt\u00e0 gli Inglesi: invece questa sprec\u00f2 alcuni mesi preziosi e quando si decise a lanciare la prima offensiva, nel febbraio del 1915, le difese britanniche si erano gi\u00e0 considerevolmente rafforzate, mandando a vuoto il tentativo.<\/p>\n<p>Nella primavera del 1916 Gemal Pasci\u00e0, autore della prima offensiva turca, ne prepar\u00f2 una seconda, che, incominciata sotto ottimi auspici, si risolse poi in un completo fallimento, nell&#8217;agosto del 1916; dopo di che i Turchi perdettero per sempre l&#8217;iniziativa su quel fronte, e i Britannici incominciarono la loro lenta ma graduale e incessante avanzata, che non si sarebbe pi\u00f9 fermata sino alla sconfitta totale dell&#8217;Impero Ottomano nella prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Della prima offensiva turco-tedesca contro il Canale di Suez abbiamo gi\u00e0 parlato; ora descriveremo la seconda, svolgendo poi alcune riflessioni di carattere strategico.<\/p>\n<p>Scrive Massimo Massara nel suo ottimo libro \u00abLa terra troppo promessa\u00bb (Milano, Teti Editore, 1979, pp. 179-81):<\/p>\n<p>\u00abAlla fine del 1915, temendo una nuova e pi\u00f9 massiccia offensiva turco-tedesca, lo stato maggiore britannico decise di creare una poderosa linea difensiva sulla riva asiatica del Canale a una distanza di circa 10 km. dalla via d&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Secondo le valutazioni dello spionaggio britannico, fatte proprie dal comando inglese in Egitto, e dal ministero della guerra, i turchi sarebbero stati in grado di concentrare per l&#8217;attacco al Canale oltre 250.000 uomini\u00bb &quot;Sulla base di questa incredibilmente esagerata valutazione, Maxwell convinse il ministro della guerra Kitchener a inviare un flusso praticamente senza fine di truppe per la difesa di Suez. Alla fine dell&#8217;anno [1915] almeno 250.000 soldati britannici e coloniali erano stazionati permanentemente in Egitto, sottratti ad altri pi\u00f9 cruciali fronti [&#8230;] vigilando su ogni miglio degli accessi al Canale. Dai tempi di Gallipoli non c&#8217;era mai stata una cos\u00ec grande concentrazione di soldati ammassati in un&#8217;area tanto limitata e per uno scopo cos\u00ec inutile&quot; (Howard M. Sachar).<\/p>\n<p>La prevista offensiva delle forze di Cemal Pasci\u00e0 venne ritardata e limitata nelle proporzioni dalla vittoriosa campagna russa che port\u00f2 il 15 febbraio 1916alla conquista della fortezza di Erzerum e in aprile all&#8217;occupazione di Trebisonda, il miglior porto russo sul mar Nero nella zona di operazioni. Come conseguenza delle vittorie russe, i rinforzi austriaci e tedeschi inviati in Palestina giunsero solo in estate, quando il Sinai era nel periodo di maggior siccit\u00e0 e di maggior caldo , rendendo di fatto impossibile una grande concentrazione di forze.<\/p>\n<p>In attesa dei rinforzi che avrebbero consentito l&#8217;offensiva estiva, il 23 aprile reparti turchi comandati dal colonnello Kress von Kressenstein, attaccarono le forze alleate nella zona di Qatiya, nel Sinai, con un&#8217;azione rapida, abile e audace che venne coronata da pieno successo. L&#8217;azione di Quatiya, che provoc\u00f2 l&#8217;annientamento di tre squadroni e mezzo di &quot;Yeomanry&quot; (la guardia nazionale montata) fu il maggior successo colto dai turco-tedeschi sul fronte del Sinai durante tutta la guerra.<\/p>\n<p>Il 3-4 agosto 1916, forze turche, tedesche e austriache [la 3a divisione turca, un reggimento montato su cammelli, con un certo numero di compagnie mitragliatrici, artiglieria campale pesante da montagna servita da ufficiali e parte dei soldati tedeschi e austriaci; n. d. A.], al comando di Kress von Kressenstein, attaccarono le posizioni britanniche nel Sinai, nella zona di Romani, con l&#8217;obiettivo di impadronirsi della posizione di Romani e poi stabilirvi un forte insediamento davanti a Quantara per sottoporre il Canale al tiro dell&#8217;artiglieria pesante. Se l&#8217;operazione avesse avuto successo, altre forze sarebbero state fatte affluire attraverso il deserto del Sinai per un attacco generale contro il Canale.<\/p>\n<p>Grazie soprattutto alla tenacia e resistenza fisica delle truppe montate australiane e neozelandesi, la battaglia di Romani fu un importantissimo successo per le forze britanniche, che riuscirono ad allontanare ogni minaccia dal Canale per il resto della guerra e poterono iniziare i preparativi per l&#8217;invasione della Palestina. Nonostante le gravi perdite subite a Romani e pur essendo incalzato dalle truppe mobili britanniche che si erano lanciate all&#8217;inseguimento dei suoi uomini in ritirata, Kress riusc\u00ec a evitare l&#8217;annientamento del corpo di spedizione che conserv\u00f2 l&#8217;essenziale della sua forza e capacit\u00e0 di combattimento.<\/p>\n<p>Mentre le truppe britanniche si apprestavano a scatenare l&#8217;offensiva contro el-Arish, in vista dell&#8217;avanzata verso la Palestina, sollecitata dal nuovo governo presieduto da Lloyd George, &#8211; il quale voleva conseguire in Oriente u successo prestigioso come la conquista di Gerusalemme -, il 21 dicembre gli ottomani abbandonarino questo importante centro, dove avevano il loro principale aeroporto del fronte meridionale. Il 23 la retroguardia ottomana fu sbaragliata a Magdhaba, grazie al fatto che numerosi soldato arabi abbandionarono in blocco le loro posizioni sguarnendo in modo irrimediabile le linee difensive turche.<\/p>\n<p>Entro il mese, le forze ottomane avevano evacuato completamente il Sinai attestandosi ala frontiera della Palestina.\u00bb<\/p>\n<p>Studiando la prima e la seconda offensiva contro il Canale di Suez, nel 1915-16, si ha la sensazione che n\u00e9 il Comando turco, n\u00e9 quello tedesco, abbiano avuto la chiara percezione di quanto fosse alta la posta in gioco e di come sarebbe stato importante &#8211; e, almeno nel 1914, relativamente a portata di mano &#8211; un successo militare nelle operazioni contro il Canale di Suez.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 comprendere come i Turchi, entrati in guerra all&#8217;improvviso e gravemente impreparati, in seguito ad una decisione unilaterale del triumvirato formato da Enver, Talaat e Gemal e sotto la spinta dell&#8217;ammiraglio tedesco Souchon, presentatosi davanti agli Stretti con la sua squadra navale, non abbiano colto fin dall&#8217;inizio le potenzialit\u00e0 di una offensiva condotta a fondo verso il Canale e verso l&#8217;Egitto; tanto pi\u00f9 che l&#8217;uomo veramente forte del triumvirato, Enver Pasci\u00e0, accarezzava sogni di gloria con una improbabile campagna di sapore napoleonico nella regione del Caucaso, contro le armate russe, che poi si risolse in una terribile disfatta. Enver, in effetti, era sedotto dal sogno pan-turanico (vivo allora fra i Giovani Turchi e vivo ancor oggi nella mente di certi intellettuali, militari e statisti turchi), ossia di riunire sotto la sovranit\u00e0 ottomana tutti i popoli di stirpe turca dell&#8217;Asia Centrale, sia quelli viventi nell&#8217;Impero russo, sia &#8212; perfino &#8211; quelli sottoposti alla sovranit\u00e0 dell&#8217;Impero cinese (nell&#8217;odierno Sinkiang o Turkestan orientale. La sua attenzione era dunque calamitata in direzione Nord-est, verso il cuore dell&#8217;Asia, e non verso altre e pi\u00f9 vitali aree dell&#8217;Impero Ottomano, n\u00e9 verso le zone pi\u00f9 sensibili dello schieramento avversario, e in primo luogo della Gran Bretagna.<\/p>\n<p>Tali zone erano, appunto, il Canale di Suez e il Golfo Persico: era l\u00ec che la relativa vicinanza delle basi turche avrebbe consentito di colpire, nel modo pi\u00f9 rapido e agevole, la potenza marittima e gli interessi commerciali e industriali britannici, partendo rispettivamente dalla Palestina e dalla regione di Bassora, nella Mesopotamia inferiore. La prima direttrice di attacco avrebbe potuto mettere in crisi la presenza inglese in Egitto e interdire all&#8217;Intesa la navigazione diretta fra il Mediterraneo e il Mar Rosso; la seconda, avrebbe consentito di gettare lo scompiglio nelle basi britanniche nell&#8217;area del Golfo e, forse, accendere focolai insurrezionali fra le popolazioni musulmane dell&#8217;India, stante la proclamazione della &quot;guerra santa&quot; contro gli infedeli da parte del sultano turco Maometto V.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, nel triumvirato al potere nell&#8217;Impero Ottomano ciascuno aveva una propria visione politica e strategica: Enver considerava la Russia come il vero nemico da battere, mentre a vedere il nemico pi\u00f9 pericoloso nell&#8217;Inghilterra era solo Gemal, forse pi\u00f9 per vanit\u00e0 di gloria personale, in quanto comandante della Quarta armata di stanza a Gerusalemme, che per una autentica chiarezza di disegno strategico; o forse perch\u00e9, in quanto ministro della Marina, giudicava con maggiore realismo l&#8217;importanza del potere navale e l&#8217;effetto che il dominio dei mari esercita nel corso di una guerra di lunga durata.<\/p>\n<p>Non deve far meraviglia questa confusione di obiettivi tra i capi della Turchia nel 1914: si vedr\u00e0 di ben peggio nell&#8217;Italia del 1940, quando venne sprecata l&#8217;occasione irripetibile di occupare subito, con un audace colpo di mano, l&#8217;isola di Malta, allora quasi indifesa. Se ci\u00f2 fosse avvenuto, tutta la guerra nell&#8217;Africa Settentrionale e nel settore del Mediterraneo avrebbe avuto un andamento diverso: la flotta inglese del Mediterraneo avrebbe dovuto, probabilmente, uscire da Alessandria e alla Gran Bretagna sarebbe rimasta solo Gibilterra &#8211; che, a sua volta, avrebbe potuto essere attaccata da forze aeronavali italo-tedesche, tanto \u00e8 vero che il progetto fu studiato pi\u00f9 volte ancora fino al 1942 (cio\u00e8 fino alle battaglie navali di Mezzo giugno e di Mezzo agosto) e perfino nel 1943, alla vigilia della disfatta italiana dell&#8217;8 settembre.<\/p>\n<p>Quando un governo prende la decisione di entrare in guerra, bisognerebbe che abbia una chiara concezione strategica e politica delle operazioni: in particolare, bisognerebbe saper individuare chiaramente il punto, o i punti, pi\u00f9 sensibili dello schieramento avversario, e puntare su di essi con il massimo delle forze a disposizione e nel minor tempo possibile. Altrimenti, meglio sarebbe non fare la guerra: e ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero per una nazione che decida di gettarsi nella mischia senza essere stata attaccata, e alla quale, pertanto, rimanga la possibilit\u00e0 di conservare la propria neutralit\u00e0, sia pure pagando un prezzo politico in termini di danno ai propri interessi nazionali e alle proprie necessit\u00e0 vitali.<\/p>\n<p>Quando un governo ha il privilegio di poter decidere il momento in cui entrare in una guerra che sia gi\u00e0 in corso, non dovrebbe lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione di sferrare un colpo fulmineo contro i centri vitali del nemico, approfittando del fatto che questi \u00e8 gi\u00e0 impegnato su altri fronti di operazioni e che non pu\u00f2 aver guarnito in maniera adeguata i confini con una nazione che, se pur non amica, non \u00e8 ancora, per\u00f2, formalmente ostile.<\/p>\n<p>Per esempio, si pu\u00f2 dire che un autentico &quot;varco&quot; esisteva alla frontiera austriaca, nel maggio del 1915: ed \u00e8 quasi inconcepibile che lo Stato Maggiore italiano, pur sapendo che la guerra era imminente, abbia sprecato quella occasione irripetibile di sfondare una porta praticamente aperta, cio\u00e8 difesa da poche migliaia di soldati nemici, per poi insistere con una serie di sanguinosissime, inutili &quot;spallate&quot; sul Carso, ossia di assalti frontali in stile ottocentesco (ma nell&#8217;era della mitragliatrice e del cannone a tiro rapido!), in cui trovarono la morte decine di migliaia di soldati, per guadagnare solo pochi metri di terreno.<\/p>\n<p>Ma i comandi italiani del 1915 non avevano alcuna seria visione strategica: sognavano Trieste, Lubiana, Vienna e Budapest, ma senza una chiara impostazione strategica; cos\u00ec come non la ebbero nel 1940 &#8212; forse perch\u00e9, in quel caso, si illudevano che la guerra non occorresse farla veramente, e che bastasse attendere la vittoria tedesca e la richiesta di armistizio da parte della Francia e della Gran Bretagna. Si volle attaccare le imprendibili posizioni francesi sulle Alpi, quando i Britannici non avevano che un velo di forze, poco pi\u00f9 che simbolico, sia al confine tra la Libia e l&#8217;Egitto, sia al confine tra l&#8217;Etiopia e il Sudan; e quando, soprattutto, Malta era senza difesa e l&#8217;Ammiragliato inglese aveva gi\u00e0 preventivato di dover sgombrare dalle proprie navi l&#8217;intero Mediterraneo, aspettandosi una fulminea azione della flotta italiana.<\/p>\n<p>La Turchia, dunque, nel 1914 era entrata in guerra senza avere ben chiaro quali fossero i suoi interessi nazionali in gioco e dove andasse concentrata l&#8217;azione militare. Una massima strategica fondamentale, chiaramente illustrata da von Clausewitz, ammonisce a non disperdere le proprie forze in campagne divergenti, ma a concentrarle al massimo, per sferrare il colpo con la massima efficacia e rapidit\u00e0 possibili. Una ragionevole valutazione delle proprie e delle altrui forze e la stessa geografia avrebbero dovuto suggerire di mantenersi sulla difensiva contro la Russia e di prendere l&#8217;iniziativa contro la Gran Bretagna, ossia contro il Canale di Suez e contro i campi petroliferi del Golfo Persico. Il sultano Maometto V, che poteva anche essere un inetto, ma non uno stupido, aveva ribattuto ai suoi ministri filo-tedeschi, che dicevano di non temere la Russia: &quot;Voi pretendete che la Russia sia debole, il che pu\u00f2 anche essere. Ma se anche fosse morta, il solo peso del suo cadavere basterebbe a schiacciarci&quot;.<\/p>\n<p>In questo modo, e soltanto in questo modo, \u00e8 possibile spiegare l&#8217;inerzia, o lo scarso interesse, dimostrato dai Turchi nei confronti di un obiettivo sensibile per il nemico, come il Canale di Suez. Quanto ai Tedeschi, nell&#8217;estate e fino al principio di autunno del 1914 essi erano impegnati con tutte le loro forze a vincere la guerra in Europa, sul fronte occidentale; solo in seguito alla sconfitta nella battaglia della Marna e all&#8217;esito modesto della &quot;corsa al mare&quot;, sulle coste del Belgio, si risolsero a fare pressioni sul governo di Costantinopoli affinch\u00e9 lanciasse una offensiva contro i Britannici sul Canale di Suez. Ma a quel punto le forze tedesche vennero distratte in misura crescente sul fronte orientale, ove i Russi si erano fatti minacciosi, mentre i gli Austro-Ungarici avevamo mostrato la loro incapacit\u00e0 di svolgere, su di esso, un ruolo primario, anzi avevano bisogno di urgenti soccorsi per non soccombere nella battaglia dei Carpazi; perci\u00f2 assai modesti furono gli aiuti che la Germania pot\u00e9 inviare alla Turchia per la campagna di Suez.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dopo aver perso molto tempo prezioso, si giunse fino ai primi di febbraio del 1915: solo allora Gemal Pasci\u00e0, con l&#8217;assistenza del colonnello tedesco Kress von Kressenstein, si decise a lanciare l&#8217;attacco contro il Canale di Suez, attacco che fu, in realt\u00e0, una via di mezzo fra una ricognizione in forze, poco pi\u00f9 di una semplice puntata esplorativa, e una offensiva vera e propria, finalizzata all&#8217;attraversamento del Canale e alla conquista della sponda occidentale, oltre che di quella orientale. Certo, l&#8217;operazione aveva richiesto imponenti sforzi logistici, poich\u00e9 il Deserto del Sinai era privo di strade e soprattutto di sorgenti d&#8217;acqua, per cui sia gli uomini che gli animali (cammelli, cavalli e muli) dovevano procedere molto lentamente, trasportando tutto il necessario dalle lontane retrovie di Gerusalemme. Il tutto si concluse il 2-3 febbraio con un fiasco totale e con la perdita di 2.000 uomini.<\/p>\n<p>Sembra che un fattore importante, se non addirittura decisivo, nel fallimento della prima offensiva turco-tedesca contro il Canale di Suez sia stato dovuto alla conoscenza preventiva dei piani degli attaccanti da parte del Comando britannico. Anche in questo campo si pales\u00f2 la superiorit\u00e0 britannica in fatto di &quot;intelligence&quot;: nulla di strano, tenendo conto che gli Inglesi seppero sfoderare addirittura, dal fondo dei loro servizi segreti, un personaggio come il colonnello T. E. Lawrence, il quale, anche se non fu, con ogni evidenza, quel Napoleone del deserto che volle far credere nel suo fantasioso resoconto \u00abI sette pilastri della saggezza\u00bb, certo gioc\u00f2 un ruolo importante nella rivolta delle trib\u00f9 arabe alle spalle del fronte di guerra ottomano e diede un contributo non piccolo alla vittoriosa conclusione delle campagne del generale Allenby, nel 1918.<\/p>\n<p>Dopo il primo tentativo, un altro anno e mezzo and\u00f2 sprecato prima che i Turchi facessero un secondo, serio sforzo in direzione del Canale di Suez; sforzo che, pur essendo preceduto dal brillante successo tattico di Qatiya, in aprile, non fu coronato da alcuna vittoria strategica, anzi, a diciotto mesi esatti dalla prima campagna del Canale (3-5 agosto 1916), vide una netta e irrimediabile sconfitta delle forze turco-tedesche e l&#8217;inizio del ripiegamento di queste ultime verso Nord, cio\u00e8 verso la Palestina meridionale. Gi\u00e0 il 9 agosto, pochissimi giorni dopo la battaglia di Romani, i Britannici incominciarono a esercitare con successo l&#8217;inseguimento del nemico, costringendo i reparti turchi a sgombrare dalle posizioni di El-Arish.<\/p>\n<p>A patire da quel momento la pressione britannica non fece che crescere e, pur con alcune pause, non si sarebbe pi\u00f9 fermata, proseguendo costantemente verso Nord, in direzione della Palestina, della Siria e della stessa Anatolia e portando, infine, nell&#8217;ottobre del 1918, alla resa della Turchia davanti alle potenze dell&#8217;Intesa (armistizio di Mudros). L&#8217;uscita della Russia dalla guerra, dopo che i suoi eserciti erano penetrati in profondit\u00e0 in Anatolia da Nord-Est, non bast\u00f2 a salvare la Turchia dalla disfatta e il suo antico impero dalla dissoluzione.<\/p>\n<p>Anche i Britannici, comunque, commisero dei gravi errori nel corso delle campagne del Sinai, fra il 1915 e il 1916. Destinarono un numero sproporzionato di truppe alla difesa dell&#8217;Egitto e le tennero immobilizzate su un fronte in cui non esistevano seri pericoli da parte dei Turchi, mentre ogni uomo e ogni cannone sarebbero stati necessari per la campagna dei Dardanelli (dal 19 febbraio 1915 al 9 gennaio 1916), che si concluse in un disastro per gli Alleati; mentre, riuscendo, questa avrebbe permesso di colpire al cuore l&#8217;Impero Ottomano, minacciando la sua stessa capitale, Costantinopoli. Se la met\u00e0 delle forze che vennero inutilmente ammassate per la difesa del Canale di Suez fosse stata destinata alla Penisola di Gallipoli e al fronte dei Dardanelli, forse quell&#8217;operazione sarebbe riuscita e ci\u00f2 avrebbe giustificato il fatto di esporsi a un piccolo rischio calcolato dalla parte di Suez. Quando si punta al cuore della macchina bellica nemica, l&#8217;eventuale successo scioglie automaticamente ogni altra difficolt\u00e0 sui fronti secondari (e, in questo senso, Rommel sembr\u00f2 aver ragione quando afferm\u00f2 che non era pi\u00f9 necessario conquistare Malta, mentre egli era lanciato oltre Tobruk, alla conquista dell&#8217;Egitto; ma i fatti gli diedero torto allorch\u00e9 rimase bloccato a El-Alamein e il possesso inglese di Malta, causando perdite terribili alla Marina italiana impegnata a rifornirlo attraverso i porti della Libia, si rivel\u00f2 il fattore decisivo per la sua futura sconfitta).<\/p>\n<p>\u00c8 essenziale, dunque, concentrare le forze in vista dell&#8217;attacco risolutivo; mentre \u00e8 cosa poco avveduta disperdere le proprie forze su dei fronti secondari, quando \u00e8 in gioco una battaglia decisiva su quello principale. E il fronte principale degli Alleati contro la Turchia, nel 1915, era quello dei Dardanelli, posto a breve distanza dalla capitale nemica: se la resistenza turco-tedesca fosse stata infranta, sarebbe stato possibile realizzare un collegamento diretto fra gli Alleati occidentali dell&#8217;Intesa e la Russia, sempre pi\u00f9 a corto di armi e munizioni; e cos\u00ec non solo la Turchia, ma, forse, anche l&#8217;Austria-Ungheria e la stessa Germania sarebbero state messe in ginocchio, anticipando, forse, di quasi tre anni la fine della guerra.<\/p>\n<p>Ma i Britannici, nel 1916-17, attesero di avere una superiorit\u00e0 veramente schiacciante, prima di incominciare l&#8217;avanzata contro il fronte turco in Palestina; cos\u00ec come, nel 1942-43, attenderanno di avere una superiorit\u00e0 veramente schiacciante prima di incominciare l&#8217;offensiva contro l&#8217;Afrika Korps di Rommel e contro l&#8217;esercito italiano in Africa Settentrionale. \u00c8 vero che anch&#8217;essi, in entrambi i casi, dovevano predisporre i servizi logistici necessari all&#8217;avanzata di un grosso esercito attraverso il deserto; ed \u00e8 vero che, in entrambi i casi, la schiacciante superiorit\u00e0 navale e l&#8217;assoluta padronanza dei mari (e dei cieli) rese pressoch\u00e9 inevitabile la loro vittoria finale. Il generale Allenby nel 1918, a Megiddo, e il generale Montgomery nel 1942, a El-Alamein, non potevano non vincere: la loro vittoria non fu gloriosa, ma in compenso era stata preparata con estrema accuratezza e lanciata in maniera di sfruttarne al massimo gli effetti strategici, per infliggere al nemico un colpo risolutivo non solo a livello locale, ma complessivo.<\/p>\n<p>Diceva Napoleone che Dio sta dalla parte dei grossi battaglioni; e cos\u00ec fu sul fronte del Canale di Suez e, poi, in Palestina e Siria, durante la prima guerra mondiale (ma anche sugli altri teatri di guerra: in nessuno dei quali, tranne quello italiano dopo Caporetto, gli Imperi Centrali avevano la superiorit\u00e0 numerica). \u00c8 pur vero che, in una guerra moderna, Dio sta dalla parte di chi possiede le maggiori risorse industriali e finanziarie: e, per assicurarsi queste ultime, \u00e8 necessario disporre la superiorit\u00e0 navale, strumento di dominio dei mari.<\/p>\n<p>La Gran Bretagna la ebbe nel 1914-18 (cos\u00ec come l&#8217;aveva avuta nel 1798, quando Napoleone invase l&#8217;Egitto), cos\u00ec come la ebbe nel 1939-45, specialmente a partire dal 1942. Appunto per questo \u00e8 interessante lo studio delle campagne turco-tedesche contro il Canale di Suez nella prima guerra mondiale: in quel caso un esercito di terra, anche se di modeste dimensioni, ebbe l&#8217;opportunit\u00e0 di infliggere un colpo durissimo alle comunicazioni navali della potenza marittima egemone, la Gran Bretagna, ed ai suoi alleati dell&#8217;Intesa; ma non seppe o non pot\u00e9 sfruttarla.<\/p>\n<p>E, a partire da quell&#8217;insuccesso, la sconfitta della potenza terrestre da parte della potenza marittima divenne solo una questione di organizzazione, di pazienza, di tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Almeno a partire dalla met\u00e0 del XVIII secolo l&#8217;Egitto viene a trovarsi su di una direttrice estremamente sensibile per la potenza militare britannica, poich\u00e9 controlla la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[125,176],"class_list":["post-28737","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-egitto","tag-inghilterra"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28737","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28737"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28737\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28737"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28737"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28737"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}