{"id":28731,"date":"2019-03-12T04:44:00","date_gmt":"2019-03-12T04:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/12\/se-torna-il-paganesimo-torna-anche-la-crudelta\/"},"modified":"2019-03-12T04:44:00","modified_gmt":"2019-03-12T04:44:00","slug":"se-torna-il-paganesimo-torna-anche-la-crudelta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/12\/se-torna-il-paganesimo-torna-anche-la-crudelta\/","title":{"rendered":"Se torna il paganesimo, torna anche la crudelt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Mille anni di civilt\u00e0 cristiana sono stati gradualmente erosi, e infine aggrediti frontalmente e spazzati via, da cinquecento anni di civilt\u00e0 moderna, cio\u00e8 anticristiana. Ai valori del Vangelo si sono sostituiti quelli della massoneria; ai doveri dell&#8217;uomo verso Dio e verso il suo prossimo, i diritti dell&#8217;uomo e del cittadino. Il nuovo<em>\u00a0Nomos<\/em>\u00a0\u00e8 assai pi\u00f9 severo e inesorabile del vecchio: chi trasgredisce, non deve aspettarsi comprensione, meno ancora piet\u00e0. La cosa si \u00e8 fatta palese fin dal primo istante in cui il\u00a0<em>Nomos<\/em>\u00a0moderno \u00e8 giunto al potere: con la Rivoluzione francese. In qualche mese di Terrore giacobino, sono cadute pi\u00f9 vittime di quante ne abbia mai fatte la Chiesa cattolica in secoli e secoli, combattendo gli eretici e le streghe. Contrariamente a quel che dice la leggenda nera, nel medioevo chi affermava un&#8217;eresia se la cavava con una ammonizione, una penitenze e talvolta una multa, purch\u00e9 ritrattasse. La stagione delle condanne a morte frequenti \u00e8 arrivata dopo, nel XVI e XVII secolo, in concomitanza con le lotte religiose innescate dalla rivoluzione protestante; con la notevole eccezione degli albigesi, ma quella fu una vera e propria guerra; mentre oggi chi incorre nel politicamente scorretto (ad esempio negando le cifre ufficiali dell&#8217;Olocausto) rischia fino a tre anni di prigione.<\/p>\n<p>Quel che ha insegnato\u00a0 il cristianesimo ai popoli europei comprende la compassione e il concetto del perdono; e se anche i cristiani non li hanno sempre messi in pratica, raramente, finch\u00e9 il cristianesimo \u00e8 stato fortemente sentito, quei popoli hanno celebrato la crudelt\u00e0. La crudelt\u00e0, il disprezzo della compassione, vista come una debolezza, il sadismo nei confronti del nemico vinto, l&#8217;oltraggio dei cadaveri dei nemici uccisi, non appartengono alla civilt\u00e0 cristiana. Appartengono, per\u00f2, a quella che impropriamente viene chiamata civilt\u00e0 moderna, ossia la civilt\u00e0 anticristiana sorta a partire dall&#8217;umanesimo e affermatasi definitivamente dopo le\u00a0due guerre mondiali, finite con la vittoria del capitale finanziario\u00a0 e l&#8217;asservimento dei popoli all&#8217;oligarchia totalitaria, dietro la maschera della democrazia e del libero commercio. Il gusto per il sangue e il compiacimento ella crudelt\u00e0 hanno fatto la loro ricomparsa, e non solo nel cinema, alla televisione e nelle arti figurative, ma anche, purtroppo, nella realt\u00e0. Si confrontino le facce dei soldati americani, uomini e donne, che torturavamo le loro vittime inermi nel carcere iracheno di Abu Grahib: si osservi il loro sorriso compiaciuto mentre si facevano ritrarre accanto ai corpi nudi e ai mucchi di cadaveri. E poi si osservino le fotografie che ritraggono i soldati, sempre americani, che, nella Seconda guerra mondiale, scrivevano sulle bombe destinate alle citt\u00e0 nemiche frasi ironiche e sarcastiche, sapendo benissimo che quelle bombe avrebbero ucciso soprattutto, o quasi esclusivamente, vecchi, donne e bambini. E si osservi il sorriso bonario e soddisfatto di Winston Churchill, col suo sigaro e la sua aria da nonno che adora i nipotini, lui, l&#8217;uomo che ordin\u00f2 di bruciare vivi, con le bombe al fosforo bianco, gli abitanti innocenti di Amburgo, Berlino, Dresda. Certo, quel sorriso indugia anche sul volto di Stalin, che provoc\u00f2 lo sterminio di milioni di suoi concittadini, o dei Bush senior e junior, autori di due guerre criminali contro l&#8217;Iraq, costate a quel popolo almeno un milione di morti. Si resta pensosi, specie confrontandole con il ghigno di certi eroi dei fumetti dell&#8217;orrore o di alcuni interpreti di film violenti, grondanti sangue e malvagit\u00e0: come se la realt\u00e0 superasse di gran lunga l&#8217;immaginazione. Certo, la crudelt\u00e0 esisteva anche nei secoli della civilt\u00e0 cristiana: ma qualcuno se ne compiaceva? Carlo Magno si vantava di aver ordinato la decapitazione dei prigionieri sassoni che rifiutavano di convertirsi? Non ci risulta. N\u00e9 Giovanni Sobieski sorrideva compiaciuto sui cadaveri dei turchi sconfitti sotto le mura di Vienna. La violenza, nella cultura cristiana, era considerata una dura necessit\u00e0 sociale; mentre a livello personale, il perdono delle offese veniva raccomandato come una forma di perfezione morale, anche se, ovviamente, non sempre veniva praticato.\u00a0 Nella cultura cristiana vi era un forte senso della socialit\u00e0, per cui il clero esortava alla clemenza nei rapporti personali, ma diveniva intransigente quando era in gioco la stabilit\u00e0 dell&#8217;assetto morale complessivo. Oggi accade tutto il contrario: regna il permissivismo a livello sociale, e addirittura le legislazioni moderne sanciscono il diritto alla sregolatezza e all&#8217;arbitrio (divorzio, aborto, unioni omosessuali, droga), mentre a livello privato le persone, sostenute e infervorate dalla cultura dei diritti a senso unico, pretendono di farsi valere ogni momento, contro tutto e contro tutti (<em>l&#8217;inferno sono gli altri<\/em>, diceva il cattivo maestro Sartre), anche andando palesemente contro il bene collettivo.\u00a0<\/p>\n<p>Il pericolo a cui stiamo andando incontro \u00e8 quello di una regressione ai livelli della barbarie e della crudelt\u00e0 che regnavano prima dell&#8217;affermazione della civilt\u00e0 cristiana. Nell&#8217;antica Roma il sadismo era istituzionalizzato nei giochi del circo, con la folla che si ubriacava di piacere malvagio nel vedere i gladiatori massacrarsi sull&#8217;arena, e i condannati esposti alle belve o crocifissi a decine e a centinaia. Fu un mediocre imperatore cristiano, Onorio, a proibire ufficialmente i combattimenti dei gladiatori nel circo, con un editto del 404; ci\u00f2 che non avevano saputo o voluto fare nemmeno i pi\u00f9 grandi imperatori pagani dell&#8217;et\u00e0 aurea, come il valente Traiano, il coltissimo Adriano, il mite Antonino o il filosofo Marco Aurelio. E questo perch\u00e9 il mondo pre-cristiano non conosceva il concetto di persona, n\u00e9 aveva rispetto per la vita umana, indipendentemente dalla nascita, dalla stirpe e dalla ricchezza. I re assiri elencano le citt\u00e0 distrutte, i prigionieri massacrati e i popoli vinti e deportati, come se fossero cose, non persone. Sappiamo quel che valeva la vita di un <em>paria<\/em>, di un fuori casta, nella cultura ariana dell&#8217;India classica; quale fosse la sorte dei prigionieri degli aztechi, catturati in apposite guerre destinate a fornire cuori vivi da offrire al dio Sole; e quanto valesse la vita di uno schiavo nell&#8217;Europa pre-cristiana. Contrariamente a quel che pensava il peggiore dei cattivi maestri, Jean-Jacques Rousseau, la natura dell&#8217;uomo non \u00e8 buona, n\u00e9 razionale: costruire una intera civilt\u00e0 su un presupposto cos\u00ec falso e cos\u00ec pericoloso, equivale a creare davvero le premesse perch\u00e9 il mondo sociale sia l&#8217;inferno dei suoi sventurati abitanti. Vi sono, purtroppo, numerosi segnali che paiono indicare come nel nostro mondo stiano ritornando quel disprezzo dell&#8217;essere umano e quella crudelt\u00e0 nei confronti degli altri che regnavano incontrastati prima del sorgere della civilt\u00e0 cristiana.\u00a0<\/p>\n<p>E adesso, facciamo qualche esempio di quel disprezzo e di quella crudelt\u00e0. Tanto per rinfrescare la memoria agli ottimisti fautori di un progresso che sarebbe auto-evidente, purch\u00e9 posto sotto l&#8217;egida della tecnoscienza e non pi\u00f9 sotto quella di una morale assoluta e di un <em>Ethos<\/em> trascendente &#8211; ma non contrario alla legge naturale, questo \u00e8 il punto! -, come lo era la societ\u00e0 cristiana. Ne scegliamo alcuni, quasi a caso, fra i tantissimi che ci vengono offerti dalla poesia epica classica, e particolarmente dall&#8217;I<em>liade<\/em>, specchio di una societ\u00e0 guerriera, avida e vendicativa, dominata dall&#8217;ossessione per l&#8217;<em>aret\u00e8<\/em>, cio\u00e8 l&#8217;ossessione di esercitare e di mostrare nel modo pi\u00f9 perfetto le proprie capacit\u00e0, quindi, per il guerriero, di compiere sempre nuove gesta di valore, coprendosi di gloria e suscitando l&#8217;ammirazione altrui. \u00a0L&#8217;ossessione dell&#8217;<em>aret\u00e8<\/em>, sovente, finisce per diventare istinto di morte e compiacimento del sangue e della crudelt\u00e0: il guerriero greco, come Achille, sa che il suo destino, prima o poi, \u00e8 quello di cadere ucciso, e quindi non concede quartiere a nessuno, non risparmia il nemico vinto, non si muove a piet\u00e0 per le sue suppliche, neppure in vista di un cospicuo riscatto. La sua finisce per diventare una smania di sangue: uccidere pi\u00f9 nemici possibile, infierire sui loro corpi morenti o gi\u00e0 morti, bearsi alla vista dello spettacolo che offrono, che testimonia la sua possanza e la sua invincibilit\u00e0; sapendo, tuttavia, che egli stesso far\u00e0 la stessa fine, e che da ultimo non vincer\u00e0 pi\u00f9 nessuno, ma solo la morte.\u00a0<\/p>\n<p>Nel canto XI, Agamannone fa strage di nemici e a un certo punto vede alla sua merc\u00e9 due fratelli giovinetti, Pisandro e Ippoloco, figli di Antimaco, i quali lo supplicano di risparmiarli, promettendo ricchi doni da parte del padre, se l&#8217;Atride li lascer\u00e0 in vita; ma questi non solo li trucida sul posto, infierisce anche in maniera bestiale sul cadavere del secondo (vv. 171-205; traduzione di Vincenzo Monti):<\/p>\n<p><em>Assalse ei dopo<\/em><\/p>\n<p><em>Ippoloco e Pisandro, ambo figliuoli<\/em><\/p>\n<p><em>Del bellicoso Ant\u00edmaco, di quello<\/em><\/p>\n<p><em>Che da Paride compro per molt&#8217;oro<\/em><\/p>\n<p><em>E ricchi doni, d&#8217;Elena imped\u00eda<\/em><\/p>\n<p><em>Il rimando al marito. I figli dunque<\/em><\/p>\n<p><em>Di costui colse al varco Agamenn\u00f3ne<\/em><\/p>\n<p><em>Sovra un medesmo carro ambo volanti,<\/em><\/p>\n<p><em>E turbati e smarriti; ch\u00e8 pel campo<\/em><\/p>\n<p><em>Sfrenaronsi i destrieri, e dalla mano<\/em><\/p>\n<p><em>Le scorrevoli briglie eran cadute.<\/em><\/p>\n<p><em>Come l\u00efon fu loro addosso, e quelli<\/em><\/p>\n<p><em>S&#8217;inginocchi\u00e2r, dal carro supplicando:<\/em><\/p>\n<p><em>Lasciane vivi, Atride, e di riscatto<\/em><\/p>\n<p><em>Gran pezzo n&#8217;otterrai. Molta risplende<\/em><\/p>\n<p><em>Nella magion d&#8217;Ant\u00edmaco ricchezza,<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;oro, di bronzo e lavorato ferro.<\/em><\/p>\n<p><em>Di questo il padre ti dar\u00e0 gran pondo<\/em><\/p>\n<p><em>Per la nostra riscossa, ov&#8217;egli intenda<\/em><\/p>\n<p><em>Vivi i suoi figli nelle navi achee.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec piangendo supplic\u00e2r con dolci<\/em><\/p>\n<p><em>Modi, ma dolce non rispose Atride.<\/em><\/p>\n<p><em>Voi d&#8217;Ant\u00edmaco figli? di colui<\/em><\/p>\n<p><em>Che nel troiano parlamento osava<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;Ulisse e Menelao, venuti a Troia<\/em><\/p>\n<p><em>Ambasciatori, consigliar la morte?<\/em><\/p>\n<p><em>Pagherete voi dunque ora del padre<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;indegna offesa. &#8211; S\u00ec dicendo, immerge<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;asta in petto a Pisandro, e gi\u00f9 dal carro<\/em><\/p>\n<p><em>Supin lo stende sul terren. Ci\u00f2 visto,<\/em><\/p>\n<p><em>Balza Ippoloco al suolo, e lui secondo<\/em><\/p>\n<p><em>Spaccia l&#8217;Atride; coll&#8217;acciar gli pota<\/em><\/p>\n<p><em>Ambe le mani, e poi la testa, e lungi<\/em><\/p>\n<p><em>Come pal\u00e9o la scaglia a rotolarsi<\/em><\/p>\n<p><em>Fra la turba.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Nel canto XI, Agamannone fa strage di nemici e a un certo punto vede alla sua merc\u00e9 due fratelli giovinetti, Pisandro e Ippoloco, figli di Antimaco, i quali lo supplicano di risparmiarli, promettendo ricchi doni da parte del padre, se l&#8217;Atride li lascer\u00e0 in vita; ma questi non solo li trucida sul posto, infierisce anche in maniera bestiale sul cadavere del secondo (vv. 570-577):<\/p>\n<p><em>Dolon, di scampo non aver lusinga,<\/em><\/p>\n<p><em>Bench\u00e8 tu n&#8217;abbia rivelato il vero.<\/em><\/p>\n<p><em>Se per riscatto o per piet\u00e0 disciolto<\/em><\/p>\n<p><em>Ti mandiam, tu per certo ancor di nuovo<\/em><\/p>\n<p><em>Alle navi verresti esploratore,<\/em><\/p>\n<p><em>O inimico palese in campo aperto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma se qui perdi per mia man la vita,<\/em><\/p>\n<p><em>Pi\u00f9 d&#8217;Argo ai figli non sarai nocente.<\/em><\/p>\n<p><em>Disse; e il meschino gi\u00e0 la man stendea<\/em><\/p>\n<p><em>Supplice al mento; ma cal\u00f2 di forza<\/em><\/p>\n<p><em>Quegli il brando sul collo, e ne recise<\/em><\/p>\n<p><em>Ambe le corde. La parlante testa<\/em><\/p>\n<p><em>Rotol\u00f2 nella polve. Allor dal capo<\/em><\/p>\n<p><em>Gli tolsero l&#8217;elmetto, e l&#8217;arco e l&#8217;asta<\/em><\/p>\n<p><em>E la lupina pelle. In man solleva<\/em><\/p>\n<p><em>Le tolte spoglie Ulisse, e a te, Minerva<\/em><\/p>\n<p><em>Predatrice, sacrandole, s\u00ec prega:<\/em><\/p>\n<p><em>Godi di queste, o Dea, ch\u00e8 te primiera<\/em><\/p>\n<p><em>De&#8217; Celesti in Olimpo invocheremo;<\/em><\/p>\n<p><em>Ma di nuovo propizia ai padiglioni<\/em><\/p>\n<p><em>Or tu de&#8217; traci cavalier ne guida.<\/em><\/p>\n<p>Infine nel XXI canto, Achille, dopo aver ferito a morte Asteropeo, lo spoglia delle armi e lo insulta, mentre ancora sta agonizzando, vantandosi di essere prole di un dio ben pi\u00f9 potente del fiume Xanto, quale il vinto nemico si era detto prima del duello (vv. 227-266):<\/p>\n<p><em>Trasse Achille la spada, e furibondo<\/em><\/p>\n<p><em>Assalse Asterop\u00e9o che invan dall&#8217;alta<\/em><\/p>\n<p><em>Sponda si studia di sferrar d&#8217;Achille<\/em><\/p>\n<p><em>Il frassino: tre volte egli lo scosse<\/em><\/p>\n<p><em>Colla robusta mano, e lui tre volte<\/em><\/p>\n<p><em>La forza abbandon\u00f2. Mentre s&#8217;accinge<\/em><\/p>\n<p><em>Ad incurvarlo colla quarta prova<\/em><\/p>\n<p><em>E spezzarlo, d&#8217;Achille il folgorante<\/em><\/p>\n<p><em>Brando il prevenne arrecator di morte.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo percosse nell&#8217;epa all&#8217;ombelico;<\/em><\/p>\n<p><em>N&#8217;and\u00e2r per terra gl&#8217;intestini; in negra<\/em><\/p>\n<p><em>Caligine ravvolti ei chiuse i lumi,<\/em><\/p>\n<p><em>E spir\u00f2. L&#8217;uccisor gli calca il petto,<\/em><\/p>\n<p><em>Lo dispoglia dell&#8217;armi, e s\u00ec l&#8217;insulta:<\/em><\/p>\n<p><em>Statti cos\u00ec, meschino, e bench\u00e8 nato<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;un fiume, impara che il cozzar co&#8217; figli<\/em><\/p>\n<p><em>Del saturnio signor t&#8217;\u00e8 dura impresa.<\/em><\/p>\n<p><em>Tu dell&#8217;Assio che larghe ha le correnti<\/em><\/p>\n<p><em>Ti lodavi rampollo, ed io di Giove<\/em><\/p>\n<p><em>Sangue mi vanto, e generommi il prode<\/em><\/p>\n<p><em>E\u00e1cide Pel\u00e9o che i numerosi<\/em><\/p>\n<p><em>Mirmid\u00f3ni corregge, e discendea<\/em><\/p>\n<p><em>Eaco da Giove. Or quanto \u00e8 questo Dio<\/em><\/p>\n<p><em>Maggior de&#8217; fiumi che nel vasto grembo<\/em><\/p>\n<p><em>Devolvonsi del mar, tanto sua stirpe<\/em><\/p>\n<p><em>La stirpe avanza che da lor procede.<\/em><\/p>\n<p><em>Eccoti innanzi un alto fiume, il Xanto;<\/em><\/p>\n<p><em>Di&#8217; che ti porga, se lo puote, aita.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma che puot&#8217;egli contra Giove a cui<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e8 il regale Achel\u00f3o n\u00e8 la gran possa<\/em><\/p>\n<p><em>Del profondo Oce\u00e1no si pareggia?<\/em><\/p>\n<p><em>E l&#8217;Oce\u00e1n che a tutti e fiumi e mari<\/em><\/p>\n<p><em>E fonti e laghi \u00e8 genitor, pur egli<\/em><\/p>\n<p><em>Della folgore trema, e dell&#8217;orrendo<\/em><\/p>\n<p><em>Fragor che mette del gran Giove il tuono<\/em><\/p>\n<p><em>S\u00ec dicendo, divelse dalla ripa<\/em><\/p>\n<p><em>La ferrea lancia, e su la sabbia steso<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;esamine lasci\u00f2. Bruna il bagnava<\/em><\/p>\n<p><em>La corrente, e famelici dintorno<\/em><\/p>\n<p><em>Affollavansi i pesci a divorarlo.<\/em><\/p>\n<p>La derisione e l&#8217;insulto nei confronti del morente, o del suo cadavere, che gi\u00e0 si erano visti, da parte di Ulisse, nei confronti del troiano Soco, nell&#8217;XI canto, sono qualcosa che a noi moderni appare particolarmente ripugnante, perfino pi\u00f9 ripugnante dell&#8217;atroce scempio fatto da Agamennone sul corpo d&#8217;Ippoloco. La compassione per i vivi e la piet\u00e0 verso i morti sono acquisizioni del cristianesimo. Se le possediamo, \u00e8 perch\u00e9 ce la ha insegnate Cristo, non la civilt\u00e0 greca. E sono valori universali, che s&#8217;impongono al rispetto anche dei popoli non cristiani. Diceva un missionario cattolico che gli abitanti dei villaggi islamici di Sumatra apprezzano i pochi cristiani presenti fra loro, per la capacit\u00e0 di perdonare le offese e di prestarsi a far da mediatore di pace, in una realt\u00e0 sociale e culturale dominata dalla legge del taglione. Ma sono valori che la societ\u00e0 odierna sta smarrendo, e forse li ha gi\u00e0 smarriti: perch\u00e9 il diabolico consumismo crea una tale durezza di cuore e una tale insensibilit\u00e0 verso le persone, ridotte, anch&#8217;esse, al ruolo di oggetti, che stiamo assistendo a una regressione verso la barbarie e la crudelt\u00e0 dei secoli e dei millenni passati, nascoste, anzi mascherate, ma solo da un sottilissimo strato di vernice della pseudo civilt\u00e0 nata dall&#8217;illuminismo e modellata, pezzo per pezzo, dalla massoneria internazionale e dallo spietato potere finanziario. Non ci si lasci ingannare dalle apparenze. Ci sono davvero la compassione e l&#8217;altruismo, dietro la politica che finanzia le navi delle o.n.g. adibite al &quot;salvataggio&quot; dei cosiddetti migranti, per poi scaricarli sulle coste italiane? O non c&#8217;\u00e8 il disegno mondiale di quel potere finanziario, per il quale gli esseri umani, sia di l\u00e0 che di qua dal Mediterraneo, sono solo delle cose, degli strumenti da manipolare, da sfruttare, ad esempio per abbassare sempre di pi\u00f9 il costo del denaro, e garantirsi cos\u00ec dei guadagni ancora pi\u00f9 grandi, sempre pi\u00f9 grandi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mille anni di civilt\u00e0 cristiana sono stati gradualmente erosi, e infine aggrediti frontalmente e spazzati via, da cinquecento anni di civilt\u00e0 moderna, cio\u00e8 anticristiana. 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