{"id":28717,"date":"2022-05-17T12:27:00","date_gmt":"2022-05-17T12:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/05\/17\/se-per-kant-la-ragione-e-un-tribunale-chi-e-il-boia\/"},"modified":"2022-05-17T12:27:00","modified_gmt":"2022-05-17T12:27:00","slug":"se-per-kant-la-ragione-e-un-tribunale-chi-e-il-boia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/05\/17\/se-per-kant-la-ragione-e-un-tribunale-chi-e-il-boia\/","title":{"rendered":"Se per Kant la ragione \u00e8 un tribunale, chi \u00e8 il boia?"},"content":{"rendered":"<p>Per attuare la sua &quot;rivoluzione copernicana&quot; in filosofia, ossia per stabilire che non la mente deve adeguarsi alla realt\u00e0, ma la realt\u00e0 alla mene, Kant parla con molto compiacimento di un &quot;tribunale della ragione&quot;. Una similitudine cos\u00ec tetra e angosciante che, con il dovuto rispetto, poteva nascere solo nella mente di un tedesco, anzi di un prussiano, anzi di un prussiano orientale: di uno al cui passaggio i concittadini regolavano gli orologi, tale era l&#8217;idea che egli aveva della salutare passeggiata quotidiana, una sorta di ronda militare dalla cadenza infallibile e inesorabile. Quest&#8217;idea, sgradevole e per certi aspetti intollerabile, della ragione come un tribunale, viene in genere presentata agli studenti dai professori di liceo come un meraviglioso progresso del pensiero, ossia come la verifica delle condizioni che rendono possibile l&#8217;esercizio della ragione stessa. Che qui ci sia un corto circuito, perch\u00e9 la ragione \u00e8 chiamata a giudicare se stessa, a rendere testimonianza pro e contro se stessa, e a farsi sia giudice che avvocato, si guardano bene dal dirlo; meno ancora si preoccupano di far notare agli studenti che, con Kant, si resta sempre prigionieri del soggettivismo, perch\u00e9 la ragione pu\u00f2 al massimo stabilire come essa deve funzionare ma non \u00e8 in grado di dirci in alcun modo quale sia il contenuto di verit\u00e0 dei suoi pensieri riguardo a ci\u00f2 che \u00e8 reale ed esterno alla mente.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, la cosa in s\u00e9: ma il buon Kant ha gi\u00e0 sentenziato che la cosa in s\u00e9 \u00e8 inconoscibile mediante la ragione, e dunque la lascia generosamente all&#8217;ambito della fede, a questo punto intesa come puro sentimento. \u00c8 il capolavoro della distruzione: un genio come san Tommaso d&#8217;Aquino ha chiamato a raccolta la migliore tradizione del pensiero greco, quella di Aristotele, e l&#8217;ha dispiegata per stabilire un accordo armonioso, pur nella reciproca autonomia, di fede e ragione; poi arrivano i Cartesio, i Locke, gli Hume, gli Hegel, e ci dicono che non \u00e8 vero niente, che la ragione, quanto alla cosa in s\u00e9, pu\u00f2 sapere solo di non sapere, pu\u00f2 procedere solo per via apofatica (ecco perch\u00e9 Meister Eckhart piace tanto a Hegel e in genere ai moderni: perch\u00e9 la sua teologia apofatica procede solo per negazioni). In altre parole, della cosa in s\u00e9 si pu\u00f2 dire soltanto quello che essa non \u00e8; ma che cosa sia, questo \u00e8 impossibile dirlo. Tale, ripetiamo, \u00e8 la deliberata distruzione di due millenni del pensiero umano; e per questo bel capolavoro Kant viene presentato come uno dei massimi gemi del pensiero.<\/p>\n<p>Scrive dunque Kant nella <em>Critica della ragion pura<\/em> (tr. di G. Gentile e G. Lombardo-Radice, ed. rivista da V. Mathieu, Bari, Laterza, 1995, pp. 5-7):<\/p>\n<p><em>La ragione umana, in una specie delle sue conoscenze, ha il destino particolare di essere tormentata da problemi che non pu\u00f2 evitare, perch\u00e9 le son posti dalla natura stessa della ragione, ma dei quali non pu\u00f2 trovare la soluzione, perch\u00e9 oltrepassano ogni potere della ragione umana. In tale imbarazzo cade senza sua colpa. Comincia con princ\u00ecpi, l&#8217;uso dei quali nel corso dell&#8217;esperienza \u00e8 inevitabile, ed \u00e8 insieme sufficientemente verificato da essa. Con essi (come comporta la sua stessa natura) la ragione sale sempre pi\u00f9 alto, a condizioni sempre pi\u00f9 remote. Ma, accorgendosi che in tal modo il suo lavoro deve rimanere sempre incompiuto, perch\u00e9 i problemi non cessano mai d&#8217;incalzarla, si vede costretta a ricorrere a princ\u00ecpi, che oltrepassano ogni possibile uso empirico e, ci\u00f2 malgrado, paiono tanto poco sospetti che il senso comune sta in pieno accordo con essi. Se non che, per tal modo, incorre in oscurit\u00e0 e contraddizioni, dalle quali pu\u00f2 bens\u00ec inferire che in fondo devono esservi in qualche parte errori nascosti, che per\u00f2 non riesce a scoprire, perch\u00e9 quei princ\u00ecpi, di cui si serve, uscendo fuori dei limiti di ogni esperienza, non riconoscono pi\u00f9 una pietra di paragone dell&#8217;esperienza. Ora, il campo di queste lotte senza fine si chiama Metafisica.<\/em><\/p>\n<p><em>Fu gi\u00e0 un tempo che questa era chiamata la regina di tutte le scienze; e, si prende l&#8217;intenzione pel fatto, meritava certo questo titolo onorifico, per l&#8217;importanza capitale del suo oggetto. Ma ormai la moda del nostro tempo porta a disprezzarla [&#8230;].<\/em><\/p>\n<p><em>A principio, la sua dominazione, sotto il governo dei dommatici, era dispotica,. Ma, poich\u00e9 la legislazione serbava ancora traccia dell&#8217;antica barbarie, a poco a poco degner\u00f2 per guerre intestine in una completa anarchia: e gli scettici, sorta di nomadi, nemici giurati d&#8217;ogni stabile cultura della terra, rompevano di tempo in tempo la concordia sociale. Tuttavia, poich\u00e9 fortunatamente erano in pochi, non potevano impedire che quelli, sempre di nuovo, sebbene senza un disegno concorde, cercassero di ricomporla. Nell&#8217;et\u00e0 moderna in verit\u00e0, parve una volta che tutte queste lotte dovessero aver fine per mezzo di una certa fisiologia dell&#8217;intelletto umano (per opera del celebre Locke), e che dovesse esser pienamente risoluta la questione della legittimit\u00e0 di quelle pretese. Ma avvenne che, sebbene l&#8217;origine della presunta regina si facesse derivare dalla plebaglia della comune esperienza, e perci\u00f2 a buon diritto si dovesse aver per sospetta la sua arroganza, poich\u00e9 nel fatto questa genealogia falsamente le venne attribuita, essa ha continuato sempre a mantenere le sue pretese; e cos\u00ec si \u00e8 ricaduti nel vecchio e tarlato dommatismo, e quindi nel discredito, dal quale si era voluto salvare la scienza. Ormai, dopo aver inutilmente tentato (se n&#8217;\u00e8 convinti) tutte e vie, impera sovrano il fastidio ed un totale indifferentismo, padre del caos e della notte, nelle scienze, ma ad un tempo origine o almeno preludio di un loro prossimo rinnovamento e rischiaramento, mentre uno zelo male impiegato le aveva rese oscure, confuse e inservibili. Giacch\u00e9 invano si vuol affettare indifferenza riguardo a riceder che siffatte, il cui oggetto non pu\u00f2 mai essere indifferente alla natura umana. Del resto anche i sedicenti indifferenti, sebbene s&#8217;ingegnino di mascherarsi cangiando il linguaggio della scuola in un tono pi\u00f9 popolare, appena vogliono riflettere su qualche oggetto, ricadono inevitabilmente in quelle affermazioni metafisiche, verso le quali ostentavano tanto disprezzo. Frattanto, questa indifferenza che s&#8217;incontra proprio in mezzo al fiorire di tutte le scienze, e che tocca appunto quella, alle cui conoscenze, se fosse possibile averne, meno si vorrebbe rinunziare, \u00e8 un fenomeno che merita attenzione e riflessione.<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 per certo effetto di leggerezza, ma del giudizio maturo dell&#8217;et\u00e0 moderna, che non vuole pi\u00f9 oltre farsi tenere a bada da una parvenza di sapere, ed \u00e8 un invito alla ragione di assumersi nuovamente il pi\u00f9 grave dei suoi uffici, cio\u00e8 la conoscenza di s\u00e9, e di erigere un tribunale, che la garantisca nelle sue pretese legittime, ma condanni quelle che non hanno fondamento, non arbitrariamente, ma secondo le sue eterne ed immutabili leggi; e questo tribunale non pu\u00f2 essere se non la critica della ragion pura stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>Io non intendo per essa una critica dei libri e dei sistemi, ma la critica della facolt\u00e0 della ragione n generale riguardo a tutte le conoscenze alle quali essa pu\u00f2 aspirare indipendentemente da ogni esperienza, quindi la decisione della possibilit\u00e0 o impossibilit\u00e0 di una metafisica in generale, e la determinazione cos\u00ec delle fonti, come dell&#8217;ambito e dei limiti della medesima, e tutto dedotto da princ\u00ecpi.<\/em><\/p>\n<p>In questo triste brano di prosa, in questa pagina tetra e falsamente verniciata d&#8217;imparzialit\u00e0 e oggettivit\u00e0, vediamo un tipico esempio di come gli illuministi, e in genere i progressisti di ogni tempo, compreso il nostro, amano fare &quot;filosofia&quot;. Loro sanno tutto, loro stabiliscono la natura e i limiti della ragione; loro istituiscono il tribunale della ragione stessa; loro giudicano, valutano, ed emettono la sentenza: condannano quelli che non sono dei loro e assolvono o promuovono col massimo dei voti se stessi e i propri amici. A quei signori piace molto, ed \u00e8 sempre piaciuto, lo sport di vincere facile: sostenendo che nessuno, prima di loro, sapeva fare buon uso della ragione, e perci\u00f2 tutti, prima di loro, erano dei bambocci in stato di perpetua minorit\u00e0, imbevuti di superstizioni e oscurantismi, essi ora indossano le corazze scintillanti della Ragione e partono a lancia in resta, come prodi cavalieri, contro i mostri delle tenebre e dell&#8217;ignoranza, e cos\u00ec stabiliscono cosa \u00e8 vero e cosa \u00e8 falso, anzi, meglio ancora, stabiliscono su cosa si pu\u00f2 fare speculazione e cosa, invece, deve essere abbandonato. Sulla scia di Hume, che prescrive di gettare nel fuoco tutti i libri di metafisica, anche il buon Kant (che finge di avercela a morti con gli scettici) spezza una lancia a favore d&#8217;una filosofia senza metafisica, di un pensare senza la cosa in s\u00e9, di una mente che non pensa le cose, ma impone alle cose come esse si devono conformare per essere intelligibili. E in simili condizioni, chi mai li potr\u00e0 smentire? Se le premesse sono queste, chi li potr\u00e0 cogliere in fallo e denunciare le loro contraddizioni? \u00c8 impossibile, perch\u00e9 sono loro a dettare le regole e a stabilire i criteri. In forza di cosa lo fanno? In forza del fatto che controllano la cultura, che essi <em>sono<\/em> la cultura dominante, e che quindi declassano al rango di non cultura, d&#8217;irrazionalit\u00e0, di superstizione, tutto ci\u00f2 che non si conforma ai loro principi. E questo totalitarismo intellettuale lo chiamano progresso; questa soppressione del pensiero indipendente la chiamano libert\u00e0; e questa negazione del senso critico la sbandierano come fosse il maggior vanto del quale hanno motivo di gloriarsi.<\/p>\n<p>Ma tornando a Kant: se la ragione \u00e8 un tribunale, chi sar\u00e0 il giudice, chi l&#8217;avvocato difensore e il pubblico ministero, chi mai sar\u00e0 il boia, ossia l&#8217;esecutore della sentenza? Perch\u00e9 un tribunale che non emette sentenze non \u00e8 un tribunale; e una giustizia che non esercita anche la punizione dei colpevoli, farebbe semplicemente ridere. Brutta immagine, per\u00f2, quella del tribunale: evoca scenari sinistri, come quelli che, guarda caso, stiamo oggi vivendo, grazie alle meraviglie della cultura progressista e nei quali, per fare un esempio, un medico che esprima un pensiero critico su certi farmaci e certe terapie, viene immediatamente cacciato dall&#8217;ordine; e uno storico che si permette di rivedere certi tab\u00f9 della storia contemporanea secondo la vulgata democratica e antifascista, viene subito etichettato come &quot;negazionista&quot; e, se recidivo, pu\u00f2 essere tratto in manette con l&#8217;accusa di istigazione all&#8217;odio &#8212; \u00e8 capitato allo storico inglese David Irving, che non era un delinquente ma un signore che si permetteva di studiare la storia recente non come vorrebbero i progressisti padroni del mondo, ma secondo la sua personale concezione. Criticabile fin che si vuole, ma indegna di esistere e meritevole solo di venire soppressa? Sia come sia, chi stabilisce nel tribunale di Kant cosa sia la &quot;vera&quot;ragione, quella che ha il diritto di giudicare? La ragione di Kant non \u00e8 la ragione di Aristotele, n\u00e9 quella di san Tommaso d&#8217;Aquino; ecco dunque il trucco. Egli chiama &quot;ragione&quot; la sua personale interpretazione della ragione, una ragione che autocensura il proprio naturale bisogno di verit\u00e0 assoluta, cio\u00e8 di metafisica; e questa idea di ragione egli la spaccia per la Ragione assoluta, per la sola idea di ragione che abbia il diritto di esistere, e naturalmente di giudicare. Il trucco sta qui, ed \u00e8 anche abbastanza grossolano. Ieri Kant derideva i metafisici e li squalificava al livello di non-filosofi, dall&#8217;alto del suo tribunale; oggi un Galimberti asserisce, colla massima seriet\u00e0, che non esiste la libert\u00e0, e al massimo si pu\u00f2 ammettere una <em>certa idea<\/em> della libert\u00e0. Quale idea? Guarda caso, in entrambi i casi il pensiero illuminista e progressista \u00e8 funzionale ai disegni di un potere che \u00e8 proteso, dietro le apparenze di un globalismo aperto a ogni stimolo e di un relativismo che prende per buona ogni esperienza, a cancellare ogni effettiva autonomia e libert\u00e0 del pensiero stesso. Quando si dicono le combinazioni.<\/p>\n<p>Se poi andiamo a considerare le singole parti del discorso di Kant, oltre alla ricorrenza impressionante di termini ed espressioni che alludono ai tribunali e alla polizia &#8212; per esempio, quando dice che la ragione non ha <em>colpa<\/em> di cadere in contraddizioni irrisolvibili, perch\u00e9 si carica di un compito superiore alle sue forze &#8211; si nota un&#8217;ampollosit\u00e0 rococ\u00f2 nella sintassi, che richiama lo stile di Gibbon, dietro la quale \u00e8 dissimulata una feroce intolleranza nei confronti della tradizione, naturalmente mascherata con le apparenze della pi\u00f9 ampia tolleranza. Caratteristica anche la finta umilt\u00e0 con la quale Kant si presenta come un semplice e onesto operaio che vuole &quot;semplicemente&quot; togliere di mezzo le rovine di un vecchio e tarlato dogmatismo (sono parole sue) per confortare la ragione nelle certezze che essa pu\u00f2 raggiungere e farla sentire cos\u00ec pi\u00f9 sicura. E in effetti, questa \u00e8 proprio la pappa che i professori di filosofia rifilano ai loro studenti; e perfino i teologi delle facolt\u00e0 cattoliche presentano Kant come colui che ha sgombrato il campo dalle fumisterie della metafisica e ha reso &quot;ragionevole&quot; l&#8217;approccio alle verit\u00e0 del cristianesimo. Niente di pi\u00f9 falso: Kant ha fornito gli strumenti per mondanizzare il cristianesimo, cio\u00e8 per far s\u00ec che i cristiani abbandonino il loro modo di essere e adottino quello della modernit\u00e0, facendosi strumenti (consapevoli? inconsapevoli?) della lotta mondiale ingaggiata dalla massoneria per estirpare la fede cristiana dall&#8217;orbe terracqueo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per attuare la sua &quot;rivoluzione copernicana&quot; in filosofia, ossia per stabilire che non la mente deve adeguarsi alla realt\u00e0, ma la realt\u00e0 alla mene, Kant parla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[153,173],"class_list":["post-28717","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-immanuel-kant"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28717","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28717"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28717\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}