{"id":28713,"date":"2015-07-28T06:04:00","date_gmt":"2015-07-28T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/se-non-esiste-il-peccato-da-dove-viene-il-male\/"},"modified":"2015-07-28T06:04:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:04:00","slug":"se-non-esiste-il-peccato-da-dove-viene-il-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/se-non-esiste-il-peccato-da-dove-viene-il-male\/","title":{"rendered":"Se non esiste il peccato, da dove viene il Male?"},"content":{"rendered":"<p>La cultura moderna rifiuta l&#8217;idea stessa del peccato, giacch\u00e9 ritiene non necessaria l&#8217;ipotesi di Dio: le sembra che, accettando l&#8217;idea del peccato, l&#8217;uomo verrebbe caricato di un peso insopportabile, oltre che assolutamente &quot;ingiusto&quot;, nei confronti di Qualcuno al quale dovrebbe obbedienza e rispetto; dunque, ha deciso di eliminare entrambe.<\/p>\n<p>Rimane, per\u00f2, una scomodissima, ingombrante evidenza: il Male esiste, il Male continua ad esistere, incurante del fatto che gli uomini abbiano deciso, per decreto, di abolire l&#8217;idea del peccato, e preferiscano, tutt&#8217;al pi\u00f9, parlare di &quot;errore&quot;, espressione assai pi\u00f9 neutra dal punto di vista morale, e quasi innocua. Ahim\u00e8, non basta cambiare le parole, per far sparire anche i problemi; cos\u00ec come non basta mettere la testa dentro un sacco, per non vedere la realt\u00e0, quando essa si presenta sotto un aspetto sgradevole o poco rassicurante.<\/p>\n<p>Da dove viene, dunque, il Male con la &quot;m&quot; maiuscola: il Male assolutamente gratuito e, pertanto, apparentemente inesplicabile? Perch\u00e9 il male che si commette per ignoranza, o per una qualche forma di difesa, magari aberrante, lo si pu\u00f2, fino a un certo punto, accettare, comprendere e perfino scusare: ma che dire del Male che scaturisce da una malvagit\u00e0 pura, nel senso di non interessata e destinata unicamente a godere di se stessa? Che dire del Male che si commette per il puro piacere di commetterlo, senza scopo ulteriore: come nel caso Lafcadio Wluiki, il protagonista negativo de \u00abI sotterranei del Vaticano\u00bb, di Andr\u00e9 Gide (1914), il quale, senza premeditazione, getta dal treno in corsa e provoca la morte di Am\u00e9d\u00e9e Fleurissoire, al solo scopo di dimostrare a se stesso che \u00e8 capace di compiere un delitto, il quale, essendo senza movente, sarebbe stato il pi\u00f9 classico tipo di &quot;delitto perfetto&quot;, destinato &#8212; cio\u00e8 &#8211; a rimanere impunito?<\/p>\n<p>Certo, la societ\u00e0 pu\u00f2 anche tentare di rassicurare se stessa con la spiegazione che casi come quello di Lafcadio Wluiki sono molto rari e che esprimono delle vere e proprie sindromi psicopatologiche, particolarmente legate al disturbo della personalit\u00e0 bipolare; e, invero, le cronache ci forniscono non pochi esempi di questo genere, con frequenza &#8212; si direbbe &#8212; sempre maggiore: ma davvero dovremmo sentirci appagati e tranquillizzati da una simile spiegazione? Non \u00e8 forse vero che questi casi-limite, peraltro sempre pi\u00f9 frequenti, stanno a indicare un malessere assai pi\u00f9 diffuso, una tendenza, per cos\u00ec dire, enormemente pi\u00f9 vasta, tale da farci dubitare che non dei singoli individui, ma la societ\u00e0 nel suo complesso, sia divenuta preda di dinamiche incontrollabili e terribilmente distruttive; insomma, che la societ\u00e0 intera sia affetta da sindromi patologiche diffuse, come un corpo impazzito, e che le persone spiritualmente e moralmente sane siano, o rischino di diventare, ormai, una minoranza relativamente esigua?<\/p>\n<p>Sia come sia, molti indizi stanno a indicare che una sorta di malattia, o di impazzimento collettivo, sta deformando il modo di sentire, di pensare e di agire di un grande numero di persone; e che, sempre pi\u00f9 spesso, si deve assistere a dei comportamenti aberranti, che nascono da una reazione assolutamente sproporzionata a delle offese ricevute, siano queste vere o presunte, o, addirittura, che hanno origine, almeno apparentemente, dal nulla, ossia che appaiono totalmente gratuite e inspiegabili, come se a compierli non fossero pi\u00f9 degli esseri umani razionali e dotati di volont\u00e0 e di libero arbitrio, ma quasi dei manichini diretti da un altrove, che, a giudicare dalle azioni e dai loro dai risultati, non pu\u00f2 essere certamente immaginato nelle regioni superiori e luminose, ma in quelle infime e tenebrose.<\/p>\n<p>E allora, torna la domanda: da dove potr\u00e0 mai venire, tutto codesto Male? Quale inferno lo ha vomitato?<\/p>\n<p>Per approfondire tale interrogativo, ci piace riportare le riflessioni di uno scrittore che, del male morale, un poco doveva intendersene, visto che ad esso ha dedicato una buona parte della sua vasta e molteplice produzione letteraria: Edgar Allan Poe (nato a Boston il 19 gennaio 1809 e morto a Baltimora il 7 ottobre 1849). Il maestro riconosciuto della letteratura &quot;horror&quot; statunitense, e forse di quella mondiale, scrive, dunque, in un suo racconto di tono e d&#8217;impostazione saggistica, significativamente intitolato \u00abIl genio della perversione\u00bb e pubblicato nel 1845 (titolo originale: \u00abThe Imp of the Perverse\u00bb; in: E. A. Poe, \u00abTutti i racconti del mistero, dell&#8217;incubo e del terrore\u00bb, traduzione di D.aniela Palladini e Isabella Donfrancesco, Roma, Newton Compton Editori, 1993, pp. 36-7):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;induzione a posteriori avrebbe condotto la frenologia ad ammettere, come innato e primordiale principio delle azioni umane, un qualcosa di paradossale che possiamo chiamare &quot;perversione&quot;, in mancanza di un termine pi\u00f9 specifico, nel senso che intendo io, cio\u00e8 di fatto un &quot;mobile&quot; senza movente, un motivo non &quot;motiviert&quot;. Per effetto dei suoi impulsi noi agiamo senza uno scopo comprensibile; oppure, se ci\u00f2 pu\u00f2 sembrare una contraddizione in termini, possiamo modificare la proposizione e affermare che, a causa di questi impulsi, noi agiamo per la ragione che &quot;non&quot; dovremmo. In teoria non c&#8217;\u00e8 ragione pi\u00f9 irragionevole, ma, di fatto, non ce n&#8217;\u00e8 una pi\u00f9 forte, e, per alcune menti, in determinate condizioni, essa diventa assolutamente irresistibile. Non sono pi\u00f9 sicuro di respirare di quanto non lo sia del fatto che la certezza del torto o dell&#8217;errore di una qualche azione \u00e8 spesso un&#8217;invincibile &quot;forza&quot; che ci sospinge, e sola ci spinge verso il compimento di una tale azione. N\u00e9 questa incontenibile tendenza a fare il male per il gusto di farlo, ammette altri elementi di analisi o di soluzioni: \u00e8 un impulso radicale primordiale, elementare. Si dir\u00e0, ne sono certo, che quando persistiamo i certe azioni perch\u00e9 sentiamo che &quot;non&quot; dovremmo farlo, la nostra condotta non \u00e8 che una variante di quella che ordinariamente scaturisce dalla &quot;combattivit\u00e0&quot; dei frenologi: ma un breve argomento baster\u00e0 a mostrare la fallacia di questa idea. La combattivit\u00e0 della frenologia ha a sua essenza nella necessit\u00e0 di auto-difesa, \u00e8 la salvaguardia contro l&#8217;offesa, il suo principio riguarda il nostro benessere e quindi il desiderio di star bene viene eccitato insieme al suo svilupparsi. Ne consegue che il desiderio di star bene non pu\u00f2 che crescere simultaneamente ad ogni principio che sia una semplice variante della combattivit\u00e0 mentre nel caso di quella che io chiamo &quot;perversione&quot; non solo non sorge il desiderio di star bene, ma esiste un sentimento fortemente antagonistico.<\/p>\n<p>Un appello al proprio cuore \u00e8, dopo tutto, la migliore risposta al sofisma ora riportato. Nessuno che consulti lealmente e interroghi a fondo la propria anima, sar\u00e0 disposto a negare la radicalit\u00e0 della propensione di cui parliamo. Essa \u00e8 tanto incomprensibile quanto spiccata. Non esiste tra i viventi un uomo che in qualche momento non sia stato tormentato, per esempio, da un forte desiderio di sottoporre a un supplizio di Tantalo l&#8217;ascoltatore usando lunghe circonlocuzioni. Chi parla si rende conto di essere spiacevole; eppure ha tutta l&#8217;intenzione di piacere. \u00c8 di solito conciso, incisivo, chiaro; la sua lingua lotta a fondo per conservare un linguaggio laconico, luminoso; soltanto con difficolt\u00e0 si vieta di lasciar fluire le parole, teme e depreca la collera di colui al quale si rivolge; tuttavia lo colpisce il pensiero che si possa provocare questa collera con certe involuzioni e parentesi. Questo solo pensiero \u00e8 sufficiente per lui. L&#8217;impulso diventa volont\u00e0, la volont\u00e0 desiderio e questo si trasforma in un incontrollabile anelito, anelito a cui egli soggiace (con suo dispiacere o mortificazione a dispetto di tutte le possibili conseguenze).\u00bb<\/p>\n<p>Mostrando una rigorosit\u00e0 di ragionamento che certi lettori, forse, non si aspetterebbero da lui, considerandolo solo come un romantico morbosamente attratto dalle atmosfere malinconiche o paurose, mentre invece egli \u00e8 stato uno scrittore dalla razionalit\u00e0 ferrea ed esigentissima (come si vede nei suoi racconti polizieschi, meno celebri di quelli gotici, ma altrettanto abilmente costruiti), Poe respinge la facile spiegazione che il delitto assurdo e gratuito sia in qualche modo collegabile a un eccesso o ad una qualche forma di esuberanza del naturale istinto di conservazione, che rende le persone, e alcune pi\u00f9 di altre, predisposte alla combattivit\u00e0 e, quindi, anche ad un certo grado di aggressivit\u00e0 &quot;naturale&quot;. Poe si sbarazza facilmente di questa ipotesi di lavoro, osservando, semplicemente, che l&#8217;istinto della combattivit\u00e0 \u00e8 posto dalla natura a difesa della vita, e che, pertanto, esso \u00e8 intrinsecamente benigno; mentre il delitto gratuito scaturisce da una violenza che \u00e8 in se stessa maligna, in quanto non ha nulla di &quot;naturale&quot;, ma sembra piuttosto compiacersi della propria artificiosit\u00e0 e della propria assoluta imprevedibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco: tale \u00e8 il problema; e, come si vede, rischia di rimanere per sempre insoluto, finch\u00e9 si continua a porlo nel contesto di una cultura razionalista, secolarizzata e anti-teistica. Se non esistono il Male e il Bene; se non esiste l&#8217;amore infinito di Dio, e neppure la malvagit\u00e0 incommensurabile del Demonio, si rimane davvero impotenti di fronte a certe fredde, inumane, perverse manifestazioni di cattiveria, che si spingono fino all&#8217;orrido compiacimento di se stesse. Non c&#8217;\u00e8 niente da fare: se non vi sono n\u00e9 Dio, n\u00e9 il Diavolo, non ci si dovrebbe imbattere mai n\u00e9 nel Bene con la &quot;b&quot; maiuscola, n\u00e9 nel Male con la &quot;m&quot;, del pari, maiuscola, ma solo nel bene e nel male quotidiani e, per cos\u00ec dire, di carattere ordinario: un bene ed un male che si possono spiegare benissimo con il gioco delle forze puramente umane, immanenti, e contingenti: quelle di carattere psicologico, sociale, economico, politico, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>\u00c8 pur vero che il racconto, nella seconda parte, l\u00e0 dove abbandona il tono saggistico e si abbandona al piacere della narrazione, approda ad una visione morale &quot;classica&quot;, basata sul rimorso e sulla necessit\u00e0 dell&#8217;espiazione, come sar\u00e0 in \u00abDelitto e castigo\u00bb di Dostoevskij (1866) e ne \u00abLa sonata a Kreutzer\u00bb di Tolstoj (1889), e come gi\u00e0 si era visto ne \u00abLa ballata del vecchio marinaio\u00bb di Samuel Taylor Coleridge (1798). Il protagonista, infatti, rivela di avere assassinato un uomo, ponendo delle candele velenose nella sua camera da letto, in modo da provocarne la morte attraverso le loro esalazioni, perch\u00e9 ben conosceva la sua abitudine di leggere prima di addormentarsi; e di essere stato spinto a confessare il suo perverso delitto da una forza misteriosa e incontrollabile, dopo aver ereditato la tenuta della sua vittima ed averla fatta franca per parecchi anni, mentre ora si trova chiuso in carcere, dopo essere stato processato e condannato a morte, in attesa dell&#8217;esecuzione della sentenza del tribunale.<\/p>\n<p>Tuttavia, non \u00e8 questo il punto pi\u00f9 importante nel racconto di Poe; esso va ricercato piuttosto nella estrema acutezza dell&#8217;analisi psicologica e morale svolta nella prima parte dello scritto. Poe, infatti, parte da una esperienza molto pi\u00f9 frequente e, apparentemente, molto pi\u00f9 innocua di quella di un delitto perverso e gratuito: l&#8217;esperienza comune, e perfino banale, di voler provocare l&#8217;irritazione e la collera del nostro prossimo, tediandolo deliberatamente con discorsi lunghi e involuti, anche se noi saremmo, in via ordinaria, delle persone alquanto stringate e concise nel parlare. E Poe si domanda, quasi con sgomento, anzi, con autentico terrore: ma da dove viene, da quale inferno verr\u00e0 mai questo impulso maligno di provocare, di indisporre, di esasperare il nostro interlocutore, impulso che noi tutti, qualche volta, abbiamo provato nella nostra vita, e che in certi casi abbiamo anche assecondato, trattenuti solo, eventualmente, non dalla sconvenienza, o peggio, di quel che stavamo facendo, o che desideravamo fare, ma solo e unicamente dal timore della possibile reazione del nostro infuriato ascoltatore?<\/p>\n<p>Quanta verit\u00e0, dolente e impietosa, nella riflessione di Poe; e quanto mistero. Il male che talvolta sgorga da dentro di noi, sembra scaturire da qualche sorgente invisibile e tremenda: lascia noi stessi sbigottiti, attoniti, a domandarci chi siamo veramente, se una cos\u00ec deliberata e inutile malignit\u00e0 \u00e8 capace di nascere all&#8217;improvviso e da esigere da noi una immediata soddisfazione, al punto da poter travolgere, in un attimo, tutte le nostre difese, che credevamo cos\u00ec solide e sperimentate; se siamo capaci di godere, o di desiderare il nostro godimento, da qualcosa di male che infliggiamo agli altri &#8212; non importa se non si tratta di un male, dopotutto, cos\u00ec grave; importa che esso \u00e8 sottile, caparbio, e, soprattutto, che \u00e8 perfettamente gratuito: vale a dire che non lo desideriamo e non lo mettiamo in pratica in vista di qualche altro fine, ma cos\u00ec, unicamente ed esclusivamente per il piacere di fare agli altri del male, tanto o poco che sia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il fatto che il protagonista del racconto di Poe provochi la morte di un uomo allo scopo di impadronirsi delle sue propriet\u00e0, \u00e8 l&#8217;espressione di un male ordinario: si compie un delitto per ottenere un qualche vantaggio dalla scomparsa della vittima. Ma quale vantaggio ci verr\u00e0 mai se siamo capaci, e perfino desiderosi, di compiere un delitto dal quale non ci verr\u00e0 il bench\u00e9 minimo vantaggio, magari ai danni di&#8217;uno sconosciuto, al solo ed unico scopo di godere del male che stiamo facendo e della sofferenza che stiamo provocando? Qui c&#8217;\u00e8 assai pi\u00f9 che un errore: c&#8217;\u00e8 il peccato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura moderna rifiuta l&#8217;idea stessa del peccato, giacch\u00e9 ritiene non necessaria l&#8217;ipotesi di Dio: le sembra che, accettando l&#8217;idea del peccato, l&#8217;uomo verrebbe caricato di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[122],"class_list":["post-28713","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-edgar-allan-poe"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28713","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28713"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28713\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28713"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28713"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28713"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}