{"id":28704,"date":"2021-10-18T06:41:00","date_gmt":"2021-10-18T06:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/10\/18\/se-la-societa-non-educa-al-sublime-prepara-la-caduta\/"},"modified":"2021-10-18T06:41:00","modified_gmt":"2021-10-18T06:41:00","slug":"se-la-societa-non-educa-al-sublime-prepara-la-caduta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/10\/18\/se-la-societa-non-educa-al-sublime-prepara-la-caduta\/","title":{"rendered":"Se la societ\u00e0 non educa al sublime prepara la caduta"},"content":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 una precisa relazione fra ci\u00f2 che la societ\u00e0 insegna (o non insegna) ai suoi giovani membri in fatto di etica, impegno, spirito di sacrificio, e ci\u00f2 che essa pu\u00f2 aspettarsi nel corso delle generazioni, quanto a solidit\u00e0, coesione, durata. Se la societ\u00e0 educa alla magnanimit\u00e0, al coraggio, alla <em>pietas<\/em> &#8212; devozione verso la patria, la famiglia e gli d\u00e8i &#8212; i suoi figli tenderanno a corrispondere ai valori ricevuti; messi alla prova, sia a livello individuale e familiare (malattie, lutti, difficolt\u00e0 economiche) sia a livello collettivo (guerre, carestie, epidemie) attingeranno alle risorse fisiche, intellettuali e morali coltivate nel corso degli anni. Le madri spartane, ad esempio, porgendo ai loro figli lo scudo al momento in cui essi partivano per una campagna militare, dicevano loro: <em>Ritorna con questo, o su questo<\/em>, vale a dire: ritorna vittorioso e con onore, oppure sii pronto a farti ammazzare per la patria sul campo di battaglia; in tutti i casi non fuggire e non anteporre mai la tua vita alla salvezza comune. E il significato dell&#8217;esortazione era chiarissimo: nessun giovane avrebbe osato ripresentarsi in patria e alla propria casa dopo essersi disonorato, lasciando soli i compagni di lotta e venendo meno al proprio dovere.<\/p>\n<p>Altrettanto decisi ed esigenti erano i Romani, almeno nella fase iniziale della loro storia, prima che il contatto con le societ\u00e0 ellenistiche e la tendenza a pagare un sostituto per il servizio militare iniziassero a modificare radicalmente il loro quadro di riferimento etico e sociale. E ci\u00f2 che i genitori insegnavano ai figli, soprattutto con l&#8217;esempio della loro vita, quanto a senso dell&#8217;onore e del dovere e a disprezzo delle mollezze e dei sotterfugi, anche gli artisti &#8212; i migliori, almeno, e i pi\u00f9 consapevoli della propria missione, come Virgilio &#8212; si sforzavano di trasmettere al pubblico per mezzo delle loro opere: una visione magnanima della vita, una piena disponibilit\u00e0 al sacrificio di s\u00e9, un autentico orrore verso ci\u00f2 che pu\u00f2 macchiare l&#8217;onore o suonare come offensivo per la tradizione. E ci\u00f2 non solo per mezzo dei contenuti, ma anche con lo stile stesso (e ci\u00f2 non solo per la poesia, ma anche per le arti plastiche e figurative, e specialmente per l&#8217;architettura), improntato al massimo della chiarezza, dell&#8217;efficacia, dell&#8217;essenzialit\u00e0, rifiutando e disprezzando arzigogoli e facili effetti di abbellimento e tutto ci\u00f2 che non va dritto al cuore del discorso, ma si disperde in oziosi calligrafismi.<\/p>\n<p>A proposito di questo aspetto dell&#8217;arte di Virgilio nel suo poema epico (che segna un netto distacco rispetto alle opere precedenti, <em>Bucoliche<\/em> e <em>Georgiche<\/em>), e pi\u00f9 in generale della psicologia e del progetto educativo della societ\u00e0 romana in generale, ha osservato lo studioso tedesco Richard Heinze (1867-1929) a conclusione della sua fondamentale analisi <em>Virgils epische Technik<\/em>, del 1903 (terza edizione, Lipsia-Berlino, Teubner, 1915, pp. 491-493; cit. in: Virgilio, <em>Eneide<\/em>, a cura di Mario Geymonat, Bologna, Zanichelli, <em>1987, pp.271-272):<\/em><\/p>\n<p><em>Lo scopo pi\u00f9 elevato che si prefigge Virgilio \u00e8 di risvegliare nell&#8217;ascoltatore il sentimento del sublime; tutto il resto determinato e limitato da questo desiderio. Anche lo spaventoso \u00e8 ammesso solo se \u00e8 contemporaneamente sublime: \u00e8 questa una particolare caratteristica del poeta. In particolare il &quot;pathos&quot; di Virgilio sta sotto il suo dominio e da esso riceve il suo stimolo. Virgilio non vuole suscitare semplicemente la compassione con tutti i mezzi disponibili, egli rifiuta ci\u00f2 che pu\u00f2 solo deprimere o far soffrire o immelanconire, e si limita quasi esclusivamente a rappresentare il dolore eroico quello che porta lo spettatore alla sublimazione del dolore stesso. Il poeta rifiuta anche l&#8217;aspetto ripugnante del mostruoso comune, dell&#8217;impuro; nella sua poesia il crudele si eleva a sublime terribile. Nella rappresentazione e nella composizione di Virgilio la tensione verso il sublime offre la chiave della comprensione totale: linee semplici e grandi, ordine e chiarezza nel piccolo come nel grande severa armonia della costruzione, rifiuto di ogni dettaglio superfluo che potrebbe distrarre lo sguardo e intorpidire l&#8217;omogeneit\u00e0 dell&#8217;azione: questi erano i suoi principi guida nella rappresentazione e nella composizione, sono essi a produrre la forma che appare l&#8217;unica adatta alla grandiosit\u00e0 della materia.<\/em><\/p>\n<p><em>I Romani come nessun altro popolo sono stati sensibili al sublime, nel senso virgiliano del termine. Essi hanno avuto una spiccatissima sensibilit\u00e0 per il grado inferiore del sublime, la dignit\u00e0 dell&#8217;abito esteriore; la &quot;toga&quot; nazionale era il simbolo di ci\u00f2 che veniva considerato come tale. I Romani avevano anche un senso sviluppatissimo del solenne e sono testimonianza il loro modo di festeggiare, i loro cortei, funebri come i loro cortei di trionfo. Quando Virgilio nel canto XI descrive il corteo funebre di Pallante (vv.22-99), esso non ci offerse soltanto immagini poetiche avvincenti, ma ci rappresenta con chiarezza il modo di essere e di sentire dei suoi concittadini.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma sarebbe assolutamente sbagliato vedere in questa forma esteriore l&#8217;aspetto fondamentale del modo di pensare e di sentire romano. Pu\u00f2 essere che il loro ideale morale e religioso sia stato limitato e sobrio: nessuno per\u00f2 pu\u00f2 negare ad essi un senso di sublimit\u00e0; anche se in realt\u00e0 solo pochi uomini in tutto il corso della storia romana hanno realizzato questo ideale, il fatto che esso si \u00e8 compiuto testimonia il talento di quel popolo. E ancora: se l&#8217;epoca di Augusto e la sua grandezza sono state per Virgilio una fervida sorgente di sentimenti sublimi lo stesso \u00e8 stato indubbiamente anche per i suoi contemporanei. In quell&#8217;epoca si respirava in un modo grandioso che purtroppo non avr\u00e0 lunga vita, si viveva in uno stormire di sublimit\u00e0 che agiva perfino su una natura cos\u00ec poco sublime come quella di Orazio: non pu\u00f2 essere un caso che lo stesso concetto di sublime sia stato introdotto nell&#8217;estetica letteraria proprio nella Roma di Augusto. Nessuno pi\u00f9 dello stesso Augusto ha desiderato e favorito questa corrente; innumerevoli piccole caratteristiche ci mostrano il suo continuo sforzo di ridare allo stile della vita romana la grandiosit\u00e0 che secondo una pia credenza essa aveva posseduto nel suo passato migliore. La statua di Augusto di Prima Porta ora ai Musei Vaticani \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 perfetta, un modello di quello stile. Virgilio descrive la storia romana e in essa l&#8217;ideale del presente; egli non ha n\u00e9 sognato n\u00e9 inventato n\u00e9 imitato questo ideale, ma lui steso lo ha vissuto e raggiunto; perci\u00f2 questo ideale vive ancora nella sua poesia anche per noi.<\/em><\/p>\n<p>In questa pagina superba, nella quale il grande latinista e filologo classico s&#8217;innalza molto al di sopra della normale materia letteraria, per gettare uno sguardo quanto mai ampio e suggestivo sull&#8217;intera dimensione della vita spirituale romana, vi sono alcuni aspetti particolari che meritano una specifica riflessione.<\/p>\n<p>Primo: per il grande poeta, che mira non solo a cantare grandi imprese e grandi eroi, ma vuole anche elevare il pubblico alla dimensione del sublime, tutto pu\u00f2 divenire materia di poesia, anche il mostruoso, anche l&#8217;orrido, a condizione di avere per scopo non quello di colpire il lettore in una maniera qualsiasi, e in particolare che si rifiuti di esercitare su di lui un senso di scoraggiamento, di tristezza o d&#8217;inutile sofferenza, ma che al contrario miri a rappresentare ogni moto dell&#8217;anima e ogni situazione in una luce eroica, in modo che il dolore stesso possa venire sublimato dal lettore, un po&#8217; come facevano i tragici greci quando scrivevano le loro opere destinate al pubblico. Quale differenza abissale con l&#8217;arte moderna, nella quale il poeta, e l&#8217;artista un genere, gettano addosso al pubblico il massimo delle sensazioni scioccanti, inquietanti, deprimenti: basti pensare alla poesia simbolista, poi a quella espressionista, poi alla surrealista, poi ancora al teatro dell&#8217;assurdo, per non parlare della musica, dello spettacolo, delle coreografie, senza alcun riguardo per l&#8217;evezione morale dello spettatore, anzi stimolando in lui le pulsioni pi\u00f9 torbide e oscure. Si pensi alle opere esposte alla Biennale di Venezia; si pensi alle coreografie di grandi eventi, come l&#8217;apertura del tunnel del Gottardo, oppure ancora a quella per l&#8217;inizio delle Olimpiadi. Ogni occasione \u00e8 buona, per l&#8217;artista moderno, per vomitare sul pubblico i propri conflitti irrisolti, le proprie manie distruttive, i propri tormenti proibiti, comprese le deviazioni vere e proprie, come l&#8217;incesto, il parricidio, l&#8217;invidia malevola e sistematica. Evidentemente, un&#8217;arte simile \u00e8 l&#8217;espressione di una societ\u00e0 profondamente malata, nella quale nessuno si preoccupa di porre e difendere valori universali, ma vige il mito aberrante della realizzazione soggettiva ed egoistica. Inutile dire che tali epoche non producono una <em>Eneide<\/em>, o una <em>Divina Commedia<\/em>, e neppure una <em>Summa Teologica<\/em>, ma solo opere di corto respiro, chiuse nel cerchio stregato dell&#8217;ego, senza trascendenza, senza luminosit\u00e0, senza occhi per vedere la bellezza del mondo.<\/p>\n<p>Secondo, i popoli non sono tutti uguali, proprio come non lo sono gl&#8217;individui; e noi moderni, malati di antropologismo, lo abbiamo volutamente scordato. C&#8217;\u00e8 un <em>quid<\/em> che fa la grandezza di alcuni popoli, e si tratta in genere proprio di questo: del senso del sublime; ossia della capacit\u00e0 di vedere ogni fatto della vita pubblica e privata in una cornice magnanima, come apertura verso l&#8217;assoluto e come realizzazione della propria parte migliore, anche al prezzo del massimo sacrificio. In termini cristiani (ecco perch\u00e9 Virgilio sembra quasi un poeta cristiano!) si potrebbe dire: la bellezza di realizzarsi come creature predilette da Dio, assetate di verit\u00e0, di bellezza e di bont\u00e0. E come Enea rinuncia al proprio piacere individuale per farsi volonteroso strumento del Fato onde realizzare i destini della sua gente e d essere degno della memoria degli antenati, cos\u00ec l&#8217;uomo cristiano lascia morire in s\u00e9 le pulsioni egoistiche dell&#8217;uomo vecchio, l&#8217;uomo carnale, per rinascere, con l&#8217;aiuto della grazia, su di un piano spirituale. Ancora, ecco perch\u00e9 possiamo vedere delle connessioni evidenti fra Dante e Virgilio (e Dante le vedeva cos\u00ec bene da fare di Virgilio <em>il suo maestro e il suo autore<\/em>, il che a noi moderni riesce quasi incomprensibile); mentre non si riuscirebbe a trovare nulla di pi\u00f9 lontano dall&#8217;uno e dall&#8217;altro di un Baudelaire, di un Rimbaud o di un Montale L&#8217;Eneide e la <em>Divina Commedia<\/em> hanno i comune lo sforzo d&#8217;innalzare il lettore, e la materia stessa della poesia, dalle basse realt\u00e0 materiali alle sfere pi\u00f9 sublimi del dover essere (si pensi al truce Mezenzio che riscatta una vita mal vissuta andando incontro alla morte per vendicare il figlio Lauso); mentre la poesia moderna \u00e8 un continuo rimestare nella morta gora del narcisismo, del relativismo, dell&#8217;impotenza e della disperazione. L&#8217;arte di Virgilio e quella di Dante sono piene di forza, di bellezza e di salute, nel senso pi\u00f9 autentico della parola, anche se tale &quot;salute&quot; implica la rinuncia a se stessi e la sublimazione delle proprie aspettative in una fiduciosa accettazione del destino, inteso come Provvidenza divina; la poesia moderna \u00e8 invece un manicomio popolato di spettri, illusioni, vaneggiamenti, amare delusioni e di continue ripetizioni di ci\u00f2 che non ha senso, di una vita che si consuma nel nulla.<\/p>\n<p>Terzo: i popoli eroici possiedono il senso del solenne, cio\u00e8 in ogni aspetto della vita, grande o piccolo, vedono ed enfatizzano la categoria della solennit\u00e0. I Romani sapevano vestire con eleganza e solennit\u00e0 indossando una semplice toga; e con la stesa solennit\u00e0 costruivano strade, ponti, acquedotti, scrivevano leggi, stabilivano il diritto. E ci\u00f2 senza mai perdere di vista la bellezza, fatta di linee chiare e precise, di netti chiaroscuri, di armonioso equilibrio di pieni e vuoti. Non \u00e8 un caso che il tipico edificio della civilt\u00e0 cristiana, la chiesa, nella sua perfetta solennit\u00e0 e praticit\u00e0, sia stato ricavato direttamente dall&#8217;architettura della basilica civile romana. Linee dritte, colonne possenti, senso di praticit\u00e0 e al tempo stesso di raccoglimento, sapiente alternanza degli spazi: un concentrato di senso pratico e al tempo stesso di altissima spiritualit\u00e0. Tuttavia l&#8217;espressione <em>popoli eroici<\/em> far\u00e0 certamente arricciare il baso a molti, imbevuti di cultura materialista, orizzontale e democraticista. Tuttavia si provi a riflettere: che altro \u00e8 il popolo cristiano, se non un popolo eroico? Perch\u00e9 &quot;eroico&quot; \u00e8 chiunque sappia che non si vive solo per l&#8217;immediato, solo per inseguire il proprio piacere o il proprio tornaconto; chiunque sappia che si vive per realizzare qualcosa di pi\u00f9 alto, per oltrepassare la misura ordinaria della realt\u00e0 e tendere verso l&#8217;assoluto. E questo \u00e8 ci\u00f2 che fa il cristiano in quanto tale; questo \u00e8 ci\u00f2 che ha fatto la societ\u00e0 europea finch\u00e9 \u00e8 stata cristiana. La vittoria di Lepanto nel 1571 o quella di Vienna nel 1683 sono state sentite come miracolose e provvidenziali, anche per l&#8217;enorme sproporzione delle forze in campo a favore del turco, ma tutti i popoli d&#8217;Europa hanno avvertito in esse il soffio del&#8217;assoluto, cio\u00e8 l&#8217;incontro fra l&#8217;ardente preghiera degli uomini e l&#8217;intervento salvifico di Dio.<\/p>\n<p>Da moltissimo tempo abbiamo smesso di dedicare alcun pensiero a questo aspetto della vita sciale. Ci siamo persuasi che la societ\u00e0 \u00e8 solamente un aggregato temporaneo d&#8217;individui, ciascuno dei quali fornito del diritto di cercare in qualsiasi maniera la propria &quot;realizzazione&quot;, anche arrecando un danno evidente ai propri simili. Libertinismo, erotismo esasperato, egoismo eretto a sistema, e al tempo stesso compiacimento delle proprie pulsioni pi\u00f9 basse: tutto questo ci \u00e8 stato presentato come esercizio di libert\u00e0. Ora ne paghiamo il prezzo, tutto in una volta: ed \u00e8 un prezzo terribilmente salato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 una precisa relazione fra ci\u00f2 che la societ\u00e0 insegna (o non insegna) ai suoi giovani membri in fatto di etica, impegno, spirito di sacrificio,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28704","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28704","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28704"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28704\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28704"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28704"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28704"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}