{"id":28703,"date":"2016-02-28T12:37:00","date_gmt":"2016-02-28T12:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/28\/la-distruzione-della-fede-mediante-la-ragione-provoca-una-ferita-immedicabile\/"},"modified":"2016-02-28T12:37:00","modified_gmt":"2016-02-28T12:37:00","slug":"la-distruzione-della-fede-mediante-la-ragione-provoca-una-ferita-immedicabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/28\/la-distruzione-della-fede-mediante-la-ragione-provoca-una-ferita-immedicabile\/","title":{"rendered":"La distruzione della fede mediante la ragione provoca una ferita immedicabile"},"content":{"rendered":"<p>Il cristianesimo ha impiegato pi\u00f9 di mille anni per giungere ad una sintesi armoniosa tra la dimensione della fede e quella della ragione; per far s\u00ec che l&#8217;una e l&#8217;altra si sostenessero a vicenda, o, per meglio dire, per far s\u00ec che la ragione libera e spregiudicata non andasse contro la fede e non si rivolgesse contro l&#8217;uomo, con la scusa di meglio servirlo e di rendergli l&#8217;esistenza pi\u00f9 facile e pi\u00f9 comoda. Procedendo sulle orme di Aristotele, il pi\u00f9 grande filosofo del Medioevo, san Tommaso d&#8217;Aquino, ha affidato ai posteri un&#8217;opera immensa, mirabile per sapienza, acume e perfetta concatenazione logica, come una meravigliosa cattedrale slanciata verso l&#8217;alto, nella quale ogni elemento strutturale &#8211; ogni parete, ogni arcata, ogni colonna, ogni volta &#8211; si sostiene per mezzo degli altri e rimane miracolosamente sospeso per effetto di un somma di spinte e controspinte, di un gioco sapientissimo di equilibri statici che consentono al tutto di realizzare e conservare una sintesi dinamica, in cui il peso della materia sembra quasi smaterializzarsi, cos\u00ec come, nelle pagine della \u00abSumma Theologiae\u00bb, la pesantezza del pensiero trae leggerezza, forza e slancio ascensionale dalla fede, a cui si affianca e che, a sua volta, integra e rende intelligibile.<\/p>\n<p>La filosofia greca \u00e8 molto pi\u00f9 unilaterale, perch\u00e9 si fonda sul puro Logos, che non esprime tutte le potenzialit\u00e0 conoscitive del soggetto pensante, ma solo una parte di esse; \u00e8 merito imperituro della filosofia cristiana aver cercato, trovato ed esaltato l&#8217;incontro, stimolante per entrambi, del pensiero puro e della fede come atto del pensiero sovra-razionale. Ma ci sono voluti, appunto, pi\u00f9 di mille anni: dalla teologia di san Paolo a quella di san Tommaso, passando per sant&#8217;Agostino, Roberto Grossatesta, Alberto Magno, san Bonaventura, Ruggero Bacone. Con Giovanni Duns Scot, in parte, ma soprattutto con Guglielmo di Ockham, nel XIV secolo, questa grande, meravigliosa sintesi di fede e ragione incomincia gi\u00e0 a sciogliersi, ad andare in crisi: si nega il concetto di sostanza, si nega la conoscenza universale, subentrano lo scetticismo e il soggettivismo. La filosofia imbocca, prima ancora che si concluda il Medioevo, il sentiero discendente che porter\u00e0 alla schizofrenia moderna, alla lacerazione immedicabile tra la verit\u00e0 della fede e quella di ragione.<\/p>\n<p>Nondimeno, cos\u00ec salda e mirabile era stata l&#8217;opera del pensiero cristiano, che ci vorranno ancora alcuni secoli prima di distruggerne completamente, una ad una, tutte le acquisizioni; prima di condurre la mente umana davanti al vicolo cieco, al muro invalicabile che ne ha bloccato ogni possibile progresso, e che lo ha reso preda di un senso crescente di oppressione, angoscia, disperazione, distruggendo non solo la nozione di una verit\u00e0 oggettiva, universale, immutabile, ma perfino l&#8217;idea dell&#8217;unit\u00e0 della coscienza, e sostituendola con un vitalismo radicale, che si risolve nel fluire incessante di pensieri e sensazioni e in una sorta di continuo sdoppiamento, anzi, di una continua frammentazione in tante, innumerevoli sub-personalit\u00e0, ciascuna delle quali con la &quot;sua&quot; verit\u00e0, momentanea e contingente, da far valere ad ogni costo, perch\u00e9, quasi per reagire alla loro elusivit\u00e0, ciascuna di esse si pone con prepotenza, con arroganza, al centro della scena, sfruttando al massimo il poco tempo che le viene concesso prima di soccombere ad altri stati dell&#8217;io, ad altre manifestazioni della coscienza. Bisogna arrivare fino al XIX e al XX secolo, insomma, perch\u00e9 si compia definitivamente l&#8217;opera di distruzione intrapresa nel tardo Medioevo da pensatori come Guglielmo di Ockham, e perch\u00e9 non solo nel campo della filosofia, ma anche in quello della poesia, della letteratura, delle arti figurative, della musica, trionfino quello stesso soggettivismo esasperato e quel medesimo relativismo radicale, sterile, impotente, che si erano affacciati alla ribalta, pur se parzialmente adombrati e quasi velati dal timore della loro stessa audacia, nel XIV secolo.<\/p>\n<p>Il pensiero moderno, che \u00e8 laico, secolarizzato e tendenzialmente anticristiano, per divenire poi, a partire dal XVIII secolo, apertamente anticristiano e deliberatamente irreligioso (a meno di voler considerare una forma di religione il deismo di stampo massonico), ha rotto scientemente gli ultimi ponti con la teologia e con la metafisica, accentuando la sensazione di frustrazione ed impotenza dell&#8217;uomo, sempre pi\u00f9 avviluppato in una ragione soggettiva che, di delirio in delirio, giunge, con l&#8217;idealismo hegeliano, al folle concetto che non l&#8217;essere crea il pensiero, ma il pensiero crea l&#8217;essere; e, con gi utilitaristi inglesi, all&#8217;altra folle idea, che \u00e8 vero non ci\u00f2 che \u00e8 vero, ma \u00e8 vero ci\u00f2 che risulta pi\u00f9 conveniente (gi\u00e0; ma conveniente <em>per chi<\/em>?). Inutile dire che esso ha impiegato gran parte delle sue energie per distruggere quel poco che ancora sopravviveva della grandiosa sintesi medievale di ragione e fede, cosa del resto logica e inevitabile, una volta rifiutato Dio e una volta consegnato l&#8217;uomo, ontologicamente, alle sue dicotomie e alle sue contraddizioni: \u00abquel doppio uomo che \u00e8 in me\u00bb, diceva messer Francesco Petrarca, il primo dei moderni, imitando un tema caro a sant&#8217;Agostino, ma che sant&#8217;Agostino aveva pienamente risolto nell&#8217;incontro della ragione con la fede, cosa che i moderni non hanno voluto neppur tentare.<\/p>../../../../n_3Cp>Logico anche questo, d&#8217;altra parte: a che scopo tentar di ricostituire l&#8217;unit\u00e0 della coscienza, e quindi l&#8217;unit\u00e0 del sapere, una volta stabilito che non vi \u00e8 alcun &quot;io&quot; a sostenere la coscienza, e che non vi \u00e8 bisogno di alcun Dio per garantire un principio assoluto di verit\u00e0? Se tutto \u00e8 aleatorio, contingente, accidentale, perch\u00e9 mai prendersi la briga di superare una condizione di assurdit\u00e0 strutturale, di aporia ontologica? Meglio farsi una ragione di tutto ci\u00f2 e lavorare su un pensiero che, per il fatto di dover nuotare in acque sempre pi\u00f9 basse, sempre pi\u00f9 fangose, dovr\u00e0 sempre pi\u00f9 accontentarsi di piccole verit\u00e0 fuggevoli e di frammenti di conoscenza sempre pi\u00f9 sparsi e sempre pi\u00f9 difficili da decifrare, come difficile \u00e8 collocare le tessere di un mosaico il cui disegno generale sia andato completamente in frantumi, insieme all&#8217;idea che lo aveva generato. Meglio, soprattutto, sfruttare i vantaggi di una tale situazione di estraniamento dell&#8217;uomo da se stesso: vale a dire, meglio celebrare i rapidi e non ripetibili trionfi di un Logos sempre pi\u00f9 caratterizzato in senso strumentale e calcolante, sempre pi\u00f9 rivolto al dominio sulle cose e sempre meno sulla conoscenza &quot;pura&quot; e disinteressata. Che importa sapere cosa sia l&#8217;essere, quale sia la trama complessiva del disegno cosmico, ammesso che ne ve ne sia una, dal momento che nessun occhio umano riuscir\u00e0 mai a scorgerla e nessuna mente umana riuscir\u00e0 mai a comprenderla? Tanto vale concentrarsi tutti sul <em>qui e ora<\/em>, sull&#8217;esistente, sulla realt\u00e0 cos\u00ec come ci appare, per strappare ogni possibile vantaggio da una siffatta situazione, rinunciando per sempre a cercare qualcosa di pi\u00f9.<\/p>\n<p>A questo punto, per\u00f2, \u00e8 subentrato una specie di corto circuito della ragione stessa, e ci\u00f2 in conseguenza di un vero e proprio errore filosofico della ragione moderna nei confronti della natura dell&#8217;uomo. Elemento costitutivo della natura umana, infatti, \u00e8 il bisogno di senso: il continuo chiedersi che senso abbiano le singole cose, le singole azioni, e che senso abbia (o, al limite, non abbia), il tutto. Se si sopprime questa tensione gnoseologica, questo slancio finalistico del soggetto umano, si fa un grave torto alla reale natura dell&#8217;uomo, perch\u00e9 si opera una mutilazione arbitraria, e dunque una autentica violenza, sul suo statuto ontologico. In parole pi\u00f9 semplici: di una creatura fatta per guardare il Cielo, si \u00e8 preteso di fare una creatura delle tenebre, della notte, delle caverne; di uno splendido gabbiano dalla immense ali, capace di volare senza soste dall&#8217;uno all&#8217;altro Polo, si \u00e8 voluto fare un pipistrello crepuscolare. Si \u00e8 trattato di una grave forzatura, i cui effetti negativi si sono sommati alla limitazione dell&#8217;orizzonte conoscitivo alla sola sfera dell&#8217;immanente e del finito, e allo sdoppiamento dell&#8217;uomo in un essere che vive e in un essere (anzi, a rigore, in numerosi esseri: <em>uno,<\/em> <em>nessuno e centomila<\/em>) che si osserva, per cos\u00ec dire, dall&#8217;esterno, nell&#8217;atto di vivere, di pensare, d&#8217;interrogarsi. E tale \u00e8 la nostra situazione attuale: quasi un infinito gioco di specchi.<\/p>\n<p>All&#8217;origine di tutto questo disagio e di questo malessere, tuttavia, c&#8217;\u00e8 sempre la distruzione della fede mediante la ragione: ossia l&#8217;operazione pi\u00f9 diabolica, nel senso letterale del termine, che l&#8217;uomo potesse mai intraprendere, e che ha effettivamente intrapreso, a partire soprattutto dal XVIII secolo. La ragione non \u00e8 stata data all&#8217;uomo per esse brandita come un&#8217;arma contro la fede, ma, al contrario, per sostenere quest&#8217;ultima, o, per meglio dire, allo scopo di chiarificare e spiegare, per quanto possibile, quel che vi \u00e8 in essa d&#8217;intelligibile, e per prendere atto di quel che non \u00e8 suscettibile di ulteriore spiegazione, sul piano della ragione stessa; ma sempre nel rispetto del limite, ossia nella consapevolezza che i <em>misteri<\/em> della teologia rimarranno tali per la sola ragione, mentre acquistano un significato se la coscienza si affida, di fronte ad essi, a una forza superiore alla ragione: quella della fede, intesa come il gradino successivo rispetto alla ragione, e non come la negazione o la distruzione della ragione medesima.<\/p>\n<p>Ora, se la ragione adopera tutta la sua forza speculativa e dialettica non per cooperare con la fede, ma per distruggerla, essa pu\u00f2 anche riuscirci (sia pure al prezzo di una falsificazione concettuale: perch\u00e9 l&#8217;ambito della ragione essendo solo in parte lo stesso, la ragione non potr\u00e0 mai colpire al cuore la fede, cos\u00ec come una creatura di questo mondo non potr\u00e0 mai colpire a morte una creatura dell&#8217;<em>altro<\/em> mondo), ma, subito dopo, si trover\u00e0 ad esser vittima, per cos\u00ec dire, di se stessa e delle sue armi: e assisteremo alla distruzione della ragione mediante la ragione stessa. Gran parte della filosofia del XX secolo si risolve in quest&#8217;opera sterile e, quel che \u00e8 pi\u00f9 triste, assolutamente inutile, oltre che sommamente dannosa per l&#8217;equilibrio e per la conservazione dell&#8217;istinto vitale dell&#8217;uomo stesso (dal momento che un uomo il quale non sappia perch\u00e9 sta vivendo, \u00e8 anche un uomo scarsamente motivato ad amare la propria vita). Quel che fa amare all&#8217;uomo la propria vita non \u00e8 la ragione, ma la fede: la ragione sa trovare mille ragioni per disprezzare la vita, alla fede ne basta una soltanto per riconoscerla come la cosa pi\u00f9 preziosa al mondo.<\/p>\n<p>Ebbene, l&#8217;uomo moderno ha fatto di tutto per distruggere in se stesso la dimensione della fede, cio\u00e8 l&#8217;abbandono fiducioso a Dio e la convinzione, pre-razionale e sovra-razionale (ma, di per s\u00e9, niente affatto irrazionale), che esista un ordine del mondo; che quest&#8217;ordine sia finalizzato al bene; che sia voluto da Dio e che sia aperto alla libera e volontaria collaborazione dell&#8217;uomo. La fede, in realt\u00e0, \u00e8 un meccanismo molto delicato: una volta smontato e distrutto mediante l&#8217;opera dissolvente della critica razionalistica, \u00e8 difficilissimo, se non impossibile, ricostruirlo. \u00c8 molto pi\u00f9 facile che la fede nasca l\u00e0 dove non c&#8217;erano mai stati il dubbio sistematico e la critica operata dalla ragione; ma, laddove questi elementi siano stati lasciati liberi di operare incontrastati, la fede si dissolve, e nulla e nessuno la potranno riportare in vita &#8212; umanamente parlando, beninteso. Perci\u00f2, il danno che l&#8217;uomo provoca a se stesso, derubandosi di una dimensione essenziale del suo medesimo essere, \u00e8 incommensurabile; e, inoltre, esso apre una ferita immedicabile, che nessun medico potr\u00e0 risanare. Nessun medico umano, quanto meno, lo ripetiamo; solo Dio lo potrebbe. Ma Dio, per agire, ha bisogno del consenso dell&#8217;uomo: non pu\u00f2 agire contro la sua volont\u00e0, perch\u00e9 ne distruggerebbe la prerogativa che ne fa un essere libero, creato, appunto, a somiglianza di Lui.<\/p>\n<p>La Nemesi dell&#8217;uomo moderno, cos\u00ec orgoglioso della sua ragione e delle conquiste che ha strappato per mezzo di essa, anche e soprattutto in termini di dominio sulle cose, principalmente mediante la scienza e la tecnica, consiste nel fatto che egli, accecato dalla superbia, ha finito per rivolgere lo strumento potentissimo, ma pericoloso, di una ragione sciolta dai suoi stessi limiti, contro se stesso: perch\u00e9 la ragione, a quel punto, \u00e8 diventata la sua solitudine, la sua condanna e la sua maledizione. Ed egli ne \u00e8 divenuto la vittima. La ragione utilizzata in questa maniera, cio\u00e8 in senso puramente distruttivo (come quasi tutti gli intellettuali moderni si sono compiaciuti di fare; e v&#8217;\u00e8 qualcosa di satanico in tale compiacimento), \u00e8 divenuta uno strumento non per amare la vita, ma per odiarla, per detestarla, per insultarla: da Leopardi a Schopenhauer, da Eduard von Hartmann a Sartre, da Pirandello a Montale, da Gadda a Eco, lo spettacolo \u00e8 sempre lo stesso: quello di una ragione che ha preso in odio la vita, dopo aver distrutto l&#8217;incanto del mondo, lo splendore del divino, la fede nell&#8217;Assoluto, senza essere stata in grado di sostituire tutto ci\u00f2 con qualcosa che fosse suscettibile di un nuovo incanto e d&#8217;una nuova fede. L&#8217;incanto del mondo, una volta offuscato, non torner\u00e0 pi\u00f9 a splendere nel cielo della coscienza; e la luce della fede, una volta spenta dalla critica demolitrice della ragione, non briller\u00e0 mai pi\u00f9 e non torner\u00e0 a rischiarare le zone oscure dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Ecco: l&#8217;uomo moderno si \u00e8 rivelato il vero, implacabile nemico di se stesso. Prospero l&#8217;aveva intuito, e per questo ha bruciato i suoi libri di magia, prima di lasciare l&#8217;isola de \u00abLa tempesta\u00bb; ma i filosofi e gli scrittori, poi, non hanno mostrato un decimo della profonda saggezza di Shakespeare. Non hanno riconosciuto in se stessi alcun senso del limite; han voluto ricostruire la torre di Babele: ora ne pagano le conseguenze. Solo Dio, ormai, li pu\u00f2 salvare. Ma saranno disposti a essere salvati?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cristianesimo ha impiegato pi\u00f9 di mille anni per giungere ad una sintesi armoniosa tra la dimensione della fede e quella della ragione; per far s\u00ec<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,141,198,241],"class_list":["post-28703","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-filosofia","tag-medioevo","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28703","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28703"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28703\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28703"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28703"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28703"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}