{"id":28697,"date":"2013-03-26T06:24:00","date_gmt":"2013-03-26T06:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/26\/se-luomo-cerca-il-suo-centro-solo-in-se-stesso-non-trova-ne-se-stesso-ne-il-mondo-ne-dio\/"},"modified":"2013-03-26T06:24:00","modified_gmt":"2013-03-26T06:24:00","slug":"se-luomo-cerca-il-suo-centro-solo-in-se-stesso-non-trova-ne-se-stesso-ne-il-mondo-ne-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/26\/se-luomo-cerca-il-suo-centro-solo-in-se-stesso-non-trova-ne-se-stesso-ne-il-mondo-ne-dio\/","title":{"rendered":"Se l\u2019uomo cerca il suo centro solo in se stesso, non trova n\u00e9 se stesso, n\u00e9 il mondo, n\u00e9 Dio"},"content":{"rendered":"<p>Una bella tradizione religiosa, che oggi \u00e8 caduta parzialmente in oblio, era quella delle Quarant&#8217;ore: una solennit\u00e0 speciale, una festa dell&#8217;anima: l&#8217;adorazione eucaristica dal Venerd\u00ec santo alla vigilia di Pasqua, con l&#8217;altare magnificamente addobbato. Adulti e bambini delle diverse parrocchie si avvicendavano da una chiesa all&#8217;altra e pregavano davanti al Santissimo, immersi in una mistica atmosfera favorita dalla verticalit\u00e0 dell&#8217;altare, dalla profusione di fiori e di ceri accesi, che brillavano verso l&#8217;alto come fiamme di luce, sullo sfondo vermiglio dei paramenti. Fuori la pioggia, il vento, non di rado la neve di marzo; dentro la chiesa, il profumo d&#8217;incenso, lo splendore dei candelabri, la penombra trepidante di attesa della Resurrezione.<\/p>\n<p>Sbaglia, e di molto, chi pensa che la liturgia sia solo un abito esteriore della religione e che la Tradizione sia una fonte secondaria della Rivelazione, rispetto alla Scrittura: sono elementi essenziali, invece, perch\u00e9 offrono all&#8217;uomo il necessario sostegno verso la visione, o meglio la fugace intuizione, di una Verit\u00e0 che egli, da solo, non \u00e8 in grado di raggiungere e che, se pure gli viene dall&#8217;Alto, non premia un suo personale sforzo, ma giunge dalla gratuita e ineffabile bont\u00e0 divina.<\/p>\n<p>Certo, la sete ardente di assoluto mette l&#8217;uomo nella giusta disposizione di spirito per la ricerca della Verit\u00e0: ma sia che questa ricerca si rivolga, con la filosofia e la teologia, nella direzione dell&#8217;intelletto, sia che si rivolga, con la preghiera e con la fede, nella direzione dell&#8217;anima, non \u00e8 da se stesso che l&#8217;uomo si illumina, come vorrebbero certe dottrine orientali e come suggeriscono le tendenze moderniste, idealiste, storiciste, che continuamente fanno capolino anche all&#8217;interno della Chiesa cattolica e che, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, credono sia giunta la loro ora per abbattere la Tradizione e per spianare la strada a una religione pienamente &quot;umana&quot;, cio\u00e8 semi-ariana e semi-pelagiana &#8211; come quella delineata, ad esempio dal teologo ex cattolico Hans K\u00fcng &#8211; nella quale non \u00e8 Dio, ma l&#8217;uomo a scrivere la prima e l&#8217;ultima parola.<\/p>\n<p>Il concetto fondamentale \u00e8 sempre lo stesso, e vale la pena di riaffermarlo e ribadirlo davanti ai mille e mille tentativi, ora subdoli, ora palesi, di sovvertire e snaturare il giusto ordine di rapporto fra l&#8217;ente e l&#8217;essere, fra la creatura e il creatore, fra l&#8217;uomo e Dio: la Verit\u00e0, per sua stessa natura, \u00e8 inintelligibile; l&#8217;uomo bens\u00ec la cerca, ma non potr\u00e0 mai giungere a contemplarla faccia a faccia, da pari a pari. L&#8217;uomo, infatti, \u00e8 una scintilla dell&#8217;essere, ma una scintilla che non si d\u00e0 la luce da se stessa, la riceve; in lui \u00e8 un riflesso di quella luce, non la luce medesima; se egli vuol cercare il proprio centro solamente ed esclusivamente in se stesso, non trover\u00e0 n\u00e9 se stesso, n\u00e9 il mondo, n\u00e9 Dio, e ogni cosa gli diventer\u00e0 assurda e incomprensibile.<\/p>\n<p>Per avvicinarsi alla Verit\u00e0, l&#8217;uomo deve farsi umile; deve riconoscere la sua piccolezza, la sua limitatezza, la sua insufficienza; deve confessare la sua presunzione, la sua superbia, la sua arroganza; deve dichiararsi, in altre parole, peccatore. Il peccato originale non \u00e8 una favola per bambini, non \u00e8 un simbolo o una metafora, come vorrebbero certi teologi modernisti che, con la scusa di &quot;semplificare&quot; e &quot;aggiornare&quot; la dottrina cristiana, la confondono e la stravolgono: \u00e8 un evento reale, che si riflette su tutti gli esseri umani di tutte le generazioni e che ferisce la bont\u00e0 originaria della loro natura, pur non annullando la loro capacit\u00e0 di riconoscere il Bene e di volgersi ad esso. Ma volgersi verso il Bene non \u00e8 la stessa cosa che trovarlo e lasciarsene avvolgere: il passo \u00e8 lungo, troppo lungo per le gambe degli esseri umani: qui c&#8217;\u00e8 un salto, un salto che solo il mistero della Grazia pu\u00f2 permettere all&#8217;uomo di compiere, con l&#8217;ausilio della fede.<\/p>\n<p>I cari vecchi riti di un tempo, via via scalzati dalla mentalit\u00e0 secolarista, erano, insieme a una liturgia incentrata sulla trascendenza e non sull&#8217;immanenza, come oggi si vede spesso, utili e necessari strumenti di elevazione dell&#8217;anima, la quale non pu\u00f2 innalzarsi da se stesso verso l&#8217;Invisibile, ma ha bisogno di essere aiutata e sostenuta mediante dei simboli e delle forme che alludono a ci\u00f2 che non esistono parole per dire. Questo \u00e8 il contenuto della religione, questo \u00e8 il punto d&#8217;approdo della teologia: l&#8217;Invisibile e l&#8217;Inesprimibile. Sarebbe presunzione volerlo dire, cos\u00ec come sarebbe ingenuit\u00e0 scambiare il dito per la luna: i simboli rinviano a ci\u00f2 che \u00e8 radicalmente Altro, nondimeno l&#8217;uomo ha bisogno di essi, perch\u00e9 la sua mente non riesce a pensare il reale se non per analogia e per confronto, essendo incapace di astrazione pura. Vi \u00e8 una profonda saggezza in ci\u00f2 che la Chiesa ha rappresentato simbolicamente e in ci\u00f2 che le generazioni precedenti hanno gelosamente custodito e tramandato.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo contemporaneo crede di non avere pi\u00f9 bisogno di simboli, ad eccezione &#8212; forse &#8212; di quelli &quot;profani&quot; che Freud o Jung sono capaci di decodificare, o che si dicono capaci di decodificare; ma noi stiamo parlando di simboli di ci\u00f2 che \u00c8, non di ci\u00f2 che la mente umana ha elaborato da se stessa. Tale \u00e8 il mistero del Soprannaturale: che non pu\u00f2 rivelarsi all&#8217;uomo se non dall&#8217;Alto, e tuttavia egli non pu\u00f2 accoglierlo se non nella sua coscienza finita, limitata, imperfetta, dunque non pu\u00f2 accoglierlo se non in maniera ugualmente finita, limitata, imperfetta. Se noi potessimo fare esperienza dell&#8217;Invisibile e dell&#8217;Inesprimibile, allora non avremmo pi\u00f9 bisogno di simboli: ma in tal caso non saremmo pi\u00f9 creature umane, saremmo creature angeliche, fatte di luce. E se potessimo raggiungere la Verit\u00e0 con le nostre sole forze, con la nostra sola intelligenza, con i nostri soli ragionamenti, allora non saremmo pi\u00f9 delle menti finite e inadeguate, ma saremmo una cosa sola con la Mente universale, cio\u00e8 con Dio. Saremmo Dio: dovremmo solo capire di essere una sola ed unica cosa con Lui. Ma l&#8217;uomo non \u00e8 Dio e, ogni volta che tenta di esserlo, \u00e8 portato a divinizzare la natura, il pensiero, la storia, la ragione, la scienza, la tecnica, e cos\u00ec via. Ha divinizzato la natura nel panteismo (Bruno, Spinoza), il pensiero nell&#8217;idealismo (Fichte, Hegel), la storia nello storicismo (Vico, Marx, Dilthey), la ragione nell&#8217;Illuminismo (Kant, Voltaire), la scienza e la tecnica nel Positivismo (Comte, Spencer). Quando ha finito di divinizzare tutte queste cose, ha preteso di divinizzare l&#8217;utile (Hume, Mill, Bentham), o almeno di assolutizzarlo; poi si \u00e8 accontentato di celebrare la vita in se stessa (Nietzsche, Bergson); da ultimo, ha dichiarato che nulla ha senso e che tutto \u00e8 vanit\u00e0, assurdo, macabro scherzo del caos (Schopenhauer, Leopardi, Sartre), che la vita \u00e8 una prigione, un manicomio, un inferno, che l&#8217;unica cosa buona \u00e8 il non essere e che tutto ci\u00f2 che esiste, esiste solo e unicamente per il male.<\/p>\n<p>Questo movimento circolare verso il Nulla, partendo dal Nulla iniziale che, per un atto di Amore, si anima e diventa la Realt\u00e0 per mezzo del divino soffio creatore (il Verbo di cui parla l&#8217;incipit del Vangelo di San Giovanni), si delinea fin da quando l&#8217;uomo, inorgoglitosi della propria intelligenza, ritiene di potere, con essa, iniziare a colmare l&#8217;abisso che lo separa dall&#8217;essere in s\u00e9, dall&#8217;Essere con la lettera maiuscola, cio\u00e8 da Dio. Tale alterazione del giusto rapporto fra il pensiero umano e ci\u00f2 che \u00e8 Impensabile si \u00e8 iniziata per gradi, con l&#8217;Umanesimo; e, all&#8217;inizio, in maniera pressoch\u00e9 impercettibile e, probabilmente, inconsapevole.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di uno dei massimi esponenti della &quot;rinascita&quot; umanistica, il matematico e astronomo tedesco Nicol\u00f2 Cusano (1411-1464), il primo studioso cristiano che abbia chiaramente ed esplicitamente negato la finitudine dello spazio e l&#8217;idea che l&#8217;Universo abbia un solo ed unico centro. Egli ammette bens\u00ec che tra il finito e l&#8217;infinito, tra l&#8217;uomo e Dio, non vi \u00e8 proporzione possibile: il suo infinito, per\u00f2, sembra avvicinarsi pericolosamente ad un infinito matematico, dunque a un concetto puramente umano, piuttosto che essere una delle qualit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 radicalmente Altro, cio\u00e8 l&#8217;infinito in senso spirituale e religioso. Infatti, dopo aver riconosciuto che Dio, in se stesso, si sottrae inesorabilmente alla conoscenza dell&#8217;uomo, cui non resta che riconoscere la propria ignoranza (una &quot;dotta ignoranza&quot;, comunque, per niente passiva e rinunciataria), ne trae la deduzione che l&#8217;uomo, proprio attraverso il riconoscimento dei propri limiti, si evolve attraverso un costante processo di approssimazione &quot;che tende all&#8217;infinito mediante la progressiva acquisizione di valori infiniti&quot; (si direbbe che un&#8217;eco di questa grandiosa cosmologia sia arrivata fino alla concezione di Teilhard de Chardin d&#8217;un universo che evolve verso il &quot;punto omega&quot;, cio\u00e8 verso il Cristo cosmico). Egli ricorre alla similitudine del poligono e del cerchio: il sapere umano, spiega, \u00e8 simile ad un poligono inscritto in un cerchio, e quel cerchio \u00e8 Dio; l&#8217;uomo moltiplica, bens\u00ec, gli angoli del poligono, per tentare di approssimarsi a Dio, ma nessun poligono riuscir\u00e0 mai a divenire uguale al cerchio, a meno che si risolva in identit\u00e0 con esso. Ed ecco che l&#8217;idea dell&#8217;universo materiale comincia a confondersi con l&#8217;idea dell&#8217;universo come metafora della pienezza e dell&#8217;assolutezza spirituali di Dio; tanto pi\u00f9 che, per Cusano, Dio \u00e8 anche &quot;coincidentia oppositorum&quot;, coincidenza degli opposti. Negando, contro Aristotele, che la Terra sia al centro dell&#8217;universo, e sostenendo che l&#8217;Universo \u00e8 contenuto in Dio e che \u00e8 &quot;Dio contratto&quot; (mentre Dio, a sua volta, ne \u00e8 sia il centro, sia la circonferenza), Cusano apre la via al panteismo di Giordano Bruno, perch\u00e9 sembra confondere la dimensione naturale e quella soprannaturale. Certo, per lui la ragione deve annullarsi, perch\u00e9 solo annullandosi mette l&#8217;uomo in grado di risolversi in identit\u00e0 con Dio e diventare, cos\u00ec, infinita; ma che vuol dire, come egli afferma, che qualunque valore, moltiplicato per infinito, ha per prodotto l&#8217;infinito? Se l&#8217;uomo, davanti a Dio, \u00e8 incommensurabile, perch\u00e9 tale \u00e8 il finito davanti all&#8217;infinito, allora l&#8217;uomo \u00e8 zero: e zero moltiplicato per infinito dar\u00e0 ancora e sempre zero. In altre parole: non \u00e8 vero che l&#8217;uomo pu\u00f2 tendere all&#8217;infinito mediante la progressiva acquisizione di valori infiniti: perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 finito e il finito, davanti all&#8217;infinito, per quanto lo si moltiplichi, dar\u00e0 sempre e solo finito, cio\u00e8 zero. Comincia qui, forse, la pericolosa illusione della creatura di poter trascendere il proprio limite ontologico e di auto-promuoversi a una condizione superiore, che, al contrario, non potr\u00e0 mai darsi da sola, ma solo ricevere dall&#8217;Alto.<\/p>\n<p>In fondo, in tutta la storia del pensiero, compreso quello teologico, quello che emerge chiaramente \u00e8 la continua tentazione della creatura di volersi promuovere ad uno statuto ontologico che non le compete, di farsi autonoma e autosufficiente, di innalzarsi a giudice di se stessa e del mondo, decidendo da s\u00e9 che cosa sia giusto e cosa ingiusto, che cosa sia il bene e che cosa il male: il vecchio peccato di Adamo ed Eva, appunto, che vollero mangiare il frutto dell&#8217;Albero della conoscenza del Bene e del Male, l&#8217;unico che era stato loro proibito.<\/p>\n<p>Dentro il cristianesimo, \u00e8 la vecchia tentazione di Pelagio: l&#8217;idea che l&#8217;uomo possa raggiungere da solo, con le sue forze, la salvezza; e, specularmente, \u00e8 la vecchia tentazione di Ario: quella di abbassare la divinit\u00e0, di negare l&#8217;Incarnazione, perch\u00e9 solo cos\u00ec, accorciando la distanza abissale tra finito e infinito, l&#8217;uomo pu\u00f2 rivendicare la propria autosufficienza. Fuori del cristianesimo, \u00e8 la linea di pensiero che incomincia con l&#8217;Umanesimo, anzi gi\u00e0 con una certa Scolastica, fin dal tempo di Abelardo, e prosegue con il naturalismo rinascimentale, la cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo, il razionalismo cartesiano, l&#8217;empirismo inglese, l&#8217;illuminismo, il criticismo, e poi su su, fino ai nostri giorni, attraverso l&#8217;idealismo, l&#8217;utilitarismo, il positivismo, l&#8217;evoluzionismo, lo storicismo, il neo-idealismo, il pragmatismo, la psicanalisi, la fenomenologia, l&#8217;esistenzialismo: le tappe di un progressivo allontanamento dall&#8217;essere, di un progressivo abbandono della metafisica, di una progressiva, pervicace, ostinata negazione della trascendenza.<\/p>\n<p>Le parole sono state adattate, stravolte, capovolte, per piegarsi al nuovo orizzonte immanentista, riduzionista, materialista: &quot;trascendentale&quot;, per Kant, \u00e8 divenuto sinonimo di conoscenza pura a priori, l&#8217;esatto contrario della trascendenza, sicch\u00e9 la sua filosofia spazza via, &quot;per decreto&quot;, tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo potrebbe trovare, in se stesso, di diverso da s\u00e9; per Vico, soltanto quel che l&#8217;uomo fa \u00e8 vero; per Jacques Chevalier, l&#8217;idea di progresso \u00e8 sbagliata perch\u00e9 riduce l&#8217;uomo alla tecnica, non perch\u00e9 fa dell&#8217;uomo la fonte unica della propria auto-promozione; Hegel, poi, non sa dare dell&#8217;essere una definizione migliore di quella &quot;in negativo&quot;: l&#8217;essere &#8212; dice &#8211; \u00e8 anzitutto determinato in generale con &quot;altro&quot;, una definizione che, evidentemente, non porta fuori dal vicolo cieco del solipsismo e sbarra la strada a qualunque Verit\u00e0 superiore all&#8217;uomo stesso (cfr. le riflessioni di Giuseppe Siri in \u00abGetsemani. Riflessioni sul movimento teologico contemporaneo\u00bb).<\/p>\n<p>Quel che l&#8217;uomo deve cercare in se stesso non \u00e8 il proprio Io, che dar\u00e0 sempre e solo Io e mai &quot;tu&quot; (e meno ancora &quot;Tu&quot; con la &quot;t&quot; maiuscola), ma la voce del Maestro interiore, che lo richiama alla propria scintilla o dimensione divina e che lo proietta verso lo scopo della sua esistenza: la ricerca di quella Verit\u00e0 che non viene dal contingente, ma dall&#8217;essere, e si fonda &#8212; perci\u00f2 &#8211; sull&#8217;Assoluto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una bella tradizione religiosa, che oggi \u00e8 caduta parzialmente in oblio, era quella delle Quarant&#8217;ore: una solennit\u00e0 speciale, una festa dell&#8217;anima: l&#8217;adorazione eucaristica dal Venerd\u00ec santo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[109,117,263],"class_list":["post-28697","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-chiesa-cattolica","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28697","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28697"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28697\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28697"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28697"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28697"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}