{"id":28696,"date":"2020-06-06T01:42:00","date_gmt":"2020-06-06T01:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/06\/se-lideologia-urta-coi-fatti-tanto-peggio-per-i-fatti\/"},"modified":"2020-06-06T01:42:00","modified_gmt":"2020-06-06T01:42:00","slug":"se-lideologia-urta-coi-fatti-tanto-peggio-per-i-fatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/06\/se-lideologia-urta-coi-fatti-tanto-peggio-per-i-fatti\/","title":{"rendered":"Se l&#8217;ideologia urta coi fatti, tanto peggio per i fatti"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Italia sta andando alla deriva e la sua completa rovina \u00e8 gi\u00e0 in vista all&#8217;orizzonte. La cosa pi\u00f9 triste \u00e8 che gli italiani hanno fatto tutto da soli, sprecando le loro eccellenti potenzialit\u00e0 e lasciando prevalere la loro componente peggiore. Venti anni fa l&#8217;Italia era la quarta potenza economica mondiale; oggi \u00e8 un Paese sull&#8217;orlo del baratro, praticamente in liquidazione, con l&#8217;economia sul punto di fallire e i suoi giovani laureati che se ne vanno all&#8217;estero, stanchi di questa matrigna che non d\u00e0 loro alcuna sicurezza, alcuna garanzia, neanche quella minima della seriet\u00e0 e del merito. Tutto funziona per mezzo di consorterie, di logge massoniche, di corporazioni intoccabili: i posti chiave sono blindati, le carriere sono stabilite in anticipo, la partita \u00e8 truccata e chi ha talenti, onest\u00e0, voglia di fare, \u00e8 scoraggiato in cento e cento modi. Fare impresa in Italia \u00e8 diventata una vocazione suicida; fare strada nel mondo del giornalismo, o della politica, o dell&#8217;amministrazione, un percorso a ostacoli dove quel che conta veramente \u00e8 la parola buona degli amici o degli amici degli amici. Lo Stato non ha una sua visione delle cose, si affida ai tecnici, e la sola cosa di cui \u00e8 fermamente convinto \u00e8 che bisogna colpire chi produce ricchezza, vedendo in lui un nemico di classe. L&#8217;invidia sociale, coltivata gelosamente e quasi scientificamente per tanti anni, sta producendo i suoi amarissimi frutti. Con l&#8217;invidia si pu\u00f2 perseguitare chi ha dei meriti, ma non si pu\u00f2 sostituire la sua intelligenza e la sua capacit\u00e0 imprenditoriale, o la sua competenza e originalit\u00e0 professionale. L&#8217;invidia \u00e8 sterile: permette di togliere a chi ha, ma non permetter\u00e0 mai di creare nuova ricchezza. Per creare ricchezza ci vuole altro che un magistrato rancoroso o un professore invidioso o un prefetto sospettoso o un ufficio del fisco insaziabilmente rapace: ci vuole capacit\u00e0. E la capacit\u00e0 \u00e8 divenuta una merce rarissima; chi ne possiede, se ne va all&#8217;esterno. L&#8217;Italia \u00e8 finita, a meno che sopraggiunga un miracolo che le permetta di risorgere, di ridare spazio ai meritevoli e ai giovani, di fare piazza pulita dei parassiti, degli invidiosi e degli inutili. Ma come siamo arrivati a questo punto? Le cause sono molteplici e abbiamo provato a individuarle, una per una, in una lunga serie di scritti. Ora vorremmo mettere al centro la causa delle cause, la madre di tutte le altre degenerazioni: l&#8217;invidia. Il che ci impone di rispondere a quest&#8217;altra domanda: come \u00e8 accaduto che l&#8217;invidia, sterile, sostanzialmente stupida, s&#8217;imponesse e divenisse la nota dominante delle classi dirigenti presso un popolo mediamente intelligente, mediamente laborioso, mediamente creativo, come lo \u00e8, o lo era, il popolo italiano?<\/p>\n<p>Scavando un poco sotto la superficie, ma nemmeno tanto, si scoprir\u00e0 che invidia fa rima con ideologia. L&#8217;Italia \u00e8 il Paese pi\u00f9 ideologizzato al mondo, per la semplice ragione che le sue energie nazionali, dopo la catastrofe del 1943-45, non sono pi\u00f9 state rivolte al bene comune, ma al bene individuale, spesso perseguito a danno del vicino o del collega, e sovente al servizio d&#8217;interessi stranieri. In questa atmosfera chiusa, claustrofobica e perennemente satura di competizione e di rivalit\u00e0, si spiegano le straordinarie fortune del solo partito comunista occidentale che abbia sfiorato realmente, per un momento, la concreta possibilit\u00e0 di andare al governo del Paese; e che, non essendoci riuscito in maniera diretta, ci \u00e8 riuscito travestendosi da ci\u00f2 che non era e che non \u00e8 mai stato, e alleandosi con improbabili compagni di viaggio, accomunati dalla medesima ideologia del rancore. In un Paese sano, dove le energie sociali, intellettuali e morali sono lasciate libere di esprimersi nella direzione naturale, che \u00e8 quella di coltivare il proprio bene individuale nel contesto del bene comune, perch\u00e9 l&#8217;uno senza l&#8217;altro \u00e8 impensabile, il Partito Comunista non avrebbe mai potuto arrivare cos\u00ec lontano; se ci\u00f2 invece \u00e8 accaduto in Italia, e solo in Italia, \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;Italia era un Paese profondamente malato. La sua malattia aveva molti nomi, ma il pi\u00f9 grave di tutti era la mancanza di spirito nazionale, di sentimento della comune appartenenza. Fallito il tentativo di unificazione morale operato dal fascismo, hanno ripreso il sopravvento le secolari logiche regionali (la Sicilia voleva addirittura diventare il cinquantesimo Stato degli USA), massoniche, consociative, trasformiste e corporative, nel peggior senso di quest&#8217;ultima parola (perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 anche un senso nobile, ma questo \u00e8 un altro discorso). E a ci\u00f2 si aggiungeva il peso del modo obbrobrioso in cui erano avvenute la sconfitta e la resa (il 25 luglio e l&#8217;8 settembre del 1943, il voltafaccia e la fuga del Re e del governo), e lo scheletro nell&#8217;armadio della guerra civile: il segreto di Pulcinella di una Repubblica che diceva d&#8217;essersi liberata s\u00e9 della dittatura, mentre ci\u00f2 era accaduto per opera delle armi straniere, alle quali era poi rimasta infeudata per sempre, e al prezzo di un odio fraterno che aveva creato una ferita immedicabile, tanto pi\u00f9 immedicabile in quanto non poteva neanche essere nominata. Chi erano i fascisti, se non i responsabili di un male permanente, sempre in agguato, sempre pronto a colpire, onnipresente, occhiuto, implacabile; e, al tempo stesso (strano paradosso) un&#8217;entit\u00e0 invisibile, inafferrabile, in quanto gli italiani &quot;fascisti&quot; (sebbene il fascismo fosse morto nell&#8217;aprile del 1945) non erano veramente italiani, erano degli alieni, un corpo estraneo, individui immeritevoli di partecipare alla vita politica, di avere un loro partito, di aspirare al governo del Paese come tutti gli altri? E se qualcuno li ammazzava, li bruciava vivi nel sonno, come nel rogo di Primavalle del 16 aprile 1973, ebbene, tanto peggio per loro: in fondo se l&#8217;erano cercata, avrebbero dovuto semplicemente sparire dalla faccia della terra.<\/p>\n<p>La Guerra Fredda ha congelato questa situazione strana, surreale, artificiale, di un Paese che sogna il comunismo dopo aver fatto dell&#8217;antifascismo il proprio mito di fondazione, incurante della <em>contradizion che nol consente<\/em>. Se i progressisti italiani &#8211; autonominatisi, come tutti i progressisti del mondo, l&#8217;avanguardia della civilt\u00e0 e dell&#8217;etica &#8211; non hanno saputo far di meglio, per quasi mezzo secolo, che sognare l&#8217;avvento di un sistema politico che in nessuna parte del mondo \u00e8 andato al potere senza distruggere ogni libert\u00e0 e ridurre in schiavit\u00f9 i cittadini, allora \u00e8 chiaro che nel DNA della Repubblica di Pulcinella c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va. Che a sognare il comunismo fossero quattro ragazzi superficiali e ignoranti, come nel &#8217;68, si pu\u00f2 ancora capire; ma che il fiore, la crema dell&#8217;<em>intellighenzia<\/em> battesse la medesima strada, sia pure in forme intellettualmente pi\u00f9 raffinate, per ben due generazioni, ci\u00f2 significa che l&#8217;Italia difetta di classe dirigente, e che la sua cosiddetta classe dirigente \u00e8 formata da un&#8217;accozzaglia di perdenti, di inutili, di sciocchi, di faziosi, d&#8217;incapaci, che mascherano la loro inettitudine e la loro pochezza nascondendosi dietro l&#8217;ideologia del rancore e dell&#8217;invidia sociale per eccellenza: il comunismo, appunto, in tutte le sue varianti possibili e immaginabili, non escluso il maoismo, il guevarismo, il trotzkismo e Dio sa che altro, e le versioni nazionali di Ceausescu, Enver Hoxha e Kim il Sung. Ma poi il Muro di Berlino \u00e8 caduto, la Guerra Fredda \u00e8 finita e la classe dirigente italiana si \u00e8 trovata nuda di fronte a se stessa, alla propria infingardaggine, al proprio egoismo: ed \u00e8 cominciata la smobilitazione. Il via lo ha dato la Fiat di Marchionne, lasciando l&#8217;Italia per stabilirsi in lidi pi\u00f9 ospitali, senza nemmeno ringraziare per gli immensi benefici ricevuti dallo Stato nel corso di almeno un secolo, dittatura fascista compresa. Poi la fuga \u00e8 continuata, ma alla spicciolata e in forme pi\u00f9 discrete, e oggi la realt\u00e0 \u00e8 che molti di quelli che ci governano, che firmano gli articoli da prima pagina, che insegnano nelle universit\u00e0, che stabiliscono se possiamo uscir di casa in tempi di pandemia vera o immaginaria, e che decidono la sorte dei nostri sudati risparmi e delle nostre pensioni, sono gi\u00e0, di fatto, personaggi con la doppia cittadinanza, con la casa o l&#8217;attico a Londra o a New York, con la cattedra ad Harvard o a Yale, con le amicizie che contano a Washington e a Bruxelles, con la loro sfera d&#8217;interessi proiettata ben al di l\u00e0 dei nostri confini; che mandano i loro figli nelle universit\u00e0 straniere e che, se devono fare un&#8217;operazione, si guardano bene dal servirsi della sanit\u00e0 nazionale, quand&#8217;anche fossero ministri della Sanit\u00e0. Il signor Colao (uomo del Bilderberg) vive da anni a Londra, il signor Saviano ha la casa a New York, e come loro una quantit\u00e0 di tecnici, di amministratori, di professori, di finanzieri, di scrittori, di giornalisti di grido. Parlano per l&#8217;Italia, decidono per l&#8217;Italia, dicono cosa \u00e8 bene e cosa \u00e8 male per gli italiani, dall&#8217;immigrazione alle mascherine, ma in Italia non vivono pi\u00f9, ci vengono solo per ritirare lo stipendio e per firmare il foglio di presenza in Parlamento o in qualche commissione o sottocommissione governativa. Di fatto si sentono sciolti dal destino dell&#8217;Italia; sanno che, se il Paese andr\u00e0 in rovina, loro si salveranno; se gli italiani si ridurranno in miseria, a loro non succeder\u00e0; e se scoppier\u00e0 una guerra civile, loro se ne staranno alla larga, coi loro conti in banca gi\u00e0 messi al sicuro da molto, molto tempo.<\/p>\n<p>L&#8217;invidia sociale, propria dell&#8217;ideologia comunista, non basta per\u00f2, da sola, a spiegare perch\u00e9 le classi dirigenti italiane, a partire dalla classe intellettuale, abbiano sviluppato una cos\u00ec evidente attitudine auto-distruttiva. Ci voleva qualcos&#8217;altro, per rendere il <em>cocktail<\/em> perfetto; ci voleva l&#8217;odio di s\u00e9 e l&#8217;esaltazione dell&#8217;altro. Da sempre gli italiani sono esterofili; osiamo anzi affermare che una delle ragioni della sconfitta nella Seconda guerra mondiale &#8212; o di <em>quel tipo<\/em> di sconfitta &#8212; risiedano nell&#8217;anglofilia di buona parte della classe dirigente, finanza, industria, esercito e marina compresi. Dopo il 1945, all&#8217;anglofilia si \u00e8 affiancato, per ovvie ragioni, l&#8217;americanismo e per trenta, quaranta anni il mito anglosassone, veicolato dai <em>Beatles<\/em> e da Hollywood, \u00e8 stato assicurato. Poi anch&#8217;esso ha cominciato ad appannarsi; quando \u00e8 apparso evidente che quel mito sarebbe rimasto sempre tale, un sogno irraggiungibile per la stragrande maggioranza del popolo italiano, costretta a lottare con le dure necessit\u00e0 della sopravvivenza quotidiana, l&#8217;<em>intellighenzia<\/em> ha cominciato a sostituirlo con un altro: quello primitivista, erede del Buon Selvaggio di Rousseau, specialmente africano. Perch\u00e9 proprio africano? Ma per ovvie ragioni geografiche. L&#8217;invasione programmata dalla grande finanza internazionale, dalla sponda Sud alla sponda Nord del Mediterraneo, trovava cos\u00ec il terreno psicologico adatto: il senso di colpa per il passato coloniale (proprio l&#8217;Italia, la potenza che meno di tutte ha guadagnato qualcosa dalle sue colonie!); quello per lo sfruttamento postcoloniale (proprio l&#8217;Italia, vittima essa stessa del debito creato dalla grande finanza!); e quello per l&#8217;appartenenza alla razza bianca privilegiata ed egoista, mentre nel Sud del mondo, come recitano ogni giorno decine e decine di spot televisivi pagati da Soros e Bill Gates, migliaia di bambini rischiano di morire di fame, ecc. (colpevole di tutto questo: la razza bianca, e, chiss\u00e0 perch\u00e9, l&#8217;Italia in modo speciale). Cos\u00ec l&#8217;<em>intellighenzia<\/em> progressista \u00e8 passata dal marxismo all&#8217;americanismo, e infine all&#8217;africanismo, nello spazio di neanche mezzo secolo, con la massima disinvoltura e senza mai ammettere di aver cambiato la propria ragione sociale, anzi proclamando la propria cristallina fedelt\u00e0 ai suoi ideali di sempre. Naturalmente ci si pu\u00f2 chiedere come sia avvenuto l&#8217;ultimo passaggio; in virt\u00f9 di quali principi, e facendo leva su quali forze, i progressisti di casa nostra abbiamo scoperto che <em>nero \u00e8 bello<\/em>, e che la sola cosa giusta e legittima che gli italiani possano fare \u00e8 di lasciarsi invadere senza batter ciglio da qualche milione di africani islamici, i quali nel giro di una o due generazioni li soppianteranno, visto il loro tasso d&#8217;incremento demografico; e che, frattanto, mostrerebbero di essere persone civili se non si opponessero, se non protestassero, se impegnassero le loro ultime risorse non per creare un futuro ai propri figli, ma per spalancare le porte ai migranti\/invasori, come quel professore di Treviso che ha lasciato la casa a quei bravi ragazzi venuti dall&#8217;altra sponda del Mediterraneo, andandosene a vivere con la moglie ospite di un parroco, e lasciando la casa, frutto del suo lavoro e del suo risparmio, non ai suoi figli, ma ai nuovi arrivati: cosa che gli ha procurato numerosi encomi e attestati di stima e ammirazione da ogni parte, compresa la Presidenza della Repubblica. Il messaggio \u00e8 stato chiaro: italiani, non smettete di lavorate pi\u00f9 per voi stessi, sarebbe egoismo, e anche per i vostri figli, sarebbe familismo amorale; lavorate invece per mantenere gratis quelli che vengono qui in cerca di una vita migliore, cio\u00e8, in parole povere, di una vita comoda e senza dover faticare.<\/p>\n<p>Dunque, la domanda \u00e8 questa: chi o cosa ha favorito l&#8217;irresistibile passione degli italiani per la propria autodistruzione e, in modo speciale, per la prona sottomissione all&#8217;invasione afro-islamica? Rispondiamo: la chiesa cattolica, o meglio la chiesa bergogliana (le due cose non sono sinonimi, anzi, in verit\u00e0 sono letteralmente opposte), e specialmente alcuni ordini missionari particolarmente attivi in Africa e particolarmente sensibili ai temi della teologia della liberazione e del suo equivalente africano, la teologia della negritudine. \u00c8 da l\u00ec che per anni, per decenni, nella cultura italiana \u00e8 entrata l&#8217;idea, dapprima in forme discrete e quasi subliminali, poi in maniera sempre pi\u00f9 esplicita, che <em>nero \u00e8 bello<\/em>, che la civilt\u00e0 cristiana \u00e8 una non civilt\u00e0, che i bianchi sono brutti e cattivi, che gli africani sono molto migliori di loro, che dovremmo imparare da essi, scordarci le nostre radici e farci africani, come la brava Silvia Romano che \u00e8 andata in Africa come volontaria ed \u00e8 tornata non solo islamica, ma propagandista dei terroristi islamici che l&#8217;avevano rapita e che ogni giorno uccidono persone, incendiano chiese, rendono la vita impossibile alle minoranze cristiane. Ed ecco i presepi fatti con Ges\u00f9 Bambino nero, con la Madonna nera e islamica, e il signor Bergoglio che definisce Maria una meticcia, il che fa di Ges\u00f9 un super-meticcio. Ecco il diritto di qualsiasi africano a sbarcare in Italia, a essere accolto, a essere ospitato in albergo e non in una ex caserma (senn\u00f2 fa lo sciopero della fame), a ricevere un menu vario (senn\u00f2 butta la pastasciutta sul pavimento), a spacciare droga ai giardinetti mentre lo Stato italiano verifica la legittimit\u00e0 della sua richiesta d&#8217;asilo (e guai se qualcuno ci trova qualcosa da ridire, poverino, c&#8217;\u00e8 sempre il prete di sinistra che lo difende, lo giustifica e lo scusa: quello che canta in chiesa <em>Bella ciao<\/em>, per esempio). E attraverso questo tipo di missionari e di cattolici di sinistra, queste idee sono penetrate, pi\u00f9 o meno confusamente, pi\u00f9 o meno chiaramente, nella societ\u00e0 italiana e sono state adottate, magari senza aver coscienza della loro origine, da gran parte dell&#8217;<em>establishment<\/em> culturale, dal giornalismo alle universit\u00e0, passando ovviamente per la magistratura politicizzata. Ci sarebbe solo un piccolo problema da risolvere: come si pu\u00f2 sostenere che la cultura africana sia migliore di quella europea; che i popoli africani vivevano in pace e sereni prima dell&#8217;arrivo dei colonialisti bianchi; che l&#8217;Africa oggi \u00e8 ridotta in miseria solo e unicamente per colpa degli sfruttatori bianchi, e non per colpa dei politici africani corrotti, di una indolenza tipica di molte popolazioni, di una crudelt\u00e0 secolare che rende i membri delle diverse etnie sempre pronti a massacrarsi a vicenda, magari a colpi di <em>machete<\/em>, come nel terribile genocidio dei Tutsi da parte degli Hutu nel Ruanda del 1994? Gli europei, si sa, sono quelli che hanno distrutto le civilt\u00e0 altrui; quelli che hanno prodotto i <em>conquistadores<\/em> e l&#8217;Inquisizione; quelli che hanno creato Auschwitz e scatenato le guerre mondiali; mentre il Buon Selvaggio, si sa, non ha prodotto nulla di male, solo cose buone, ecologia, rispetto per l&#8217;ambiente, ecc., proprio come insegna la falsa catechesi del falso papa Bergoglio, dalla falsa enciclica <em>Laudato si&#8217;<\/em> al culto sacrilego della Pachamama, intronizzata in San Pietro&#8230; Solo che per sostenere una cosa del genere ci vuole una bella faccia tosta: bisogna semplicemente ignorare i fatti. Ma i fatti non devono permettersi di configgere con l&#8217;ideologia progressista e africanista; se accade, tanto peggio per loro, basta eliminarli dai libri, dai corsi d&#8217;insegnamento, dai programmi televisivi e dal cinema (chi oserebbe girare pi\u00f9 film come <em>Africa Addio<\/em> di Jacopetti e Prosperi?).<\/p>\n<p>Prima di arrivare alle conclusioni vorremmo chiedere al lettore di accompagnarci nella ricognizione di alcune pagine del diario di un missionario, Francesco Borghero (Ronco Scrivia, 1830-Genova, 1892), inviato nel 1860 dalla Societ\u00e0 delle Missioni Africane nel vicariato del Dahomey, non ancora conquistato dagli europei, ove pot\u00e9 vedere coi suoi occhi la vita di quelle popolazioni e lo stile di governo di quel sovrano. Scriveva dunque padre Borghero a proposito dei sacrifici umani (da: F. Borghero, <em>Diario del primo missionario del Dahomey, 1860-1864<\/em>, a cura di Renzo Mandriola, Bologna, E.M.I,., 2002, pp. 438-39; 439-41; 442; 443-444; 445; 447-449):<\/p>\n<p><em>SACRIFICI NOTTURNI. (&#8230;) Tutti gli abitanti vegliano, in silenzio, dominati da questo terrore notturno, in attesa di questi terribili segni convenzionali. Non si \u00e8 ancora spento l&#8217;eco dei colpi d&#8217;arma da fuoco che i carnefici, sotto gli occhi vigili degli stregoni, afferrano le vittime, chiudono loro ogni via respiratoria e appoggiando le ginocchia e le mani sul petto e sulla gola soffocano gli sfortunati che sono stato designati per questo genere di supplizio. Devono morire senza aver ricevuto alcuna ferita perch\u00e9, dopo la morte, dovranno ancora comparire in pubblico. Nello stesso tempo il Re, nei suoi appartamenti, circondato da una non ben definita folla di persone, si abbandona all&#8217;orgia pi\u00f9 vergogno e sfrenata; acquavite donne, danze, buffonate di schiavi, tutto vi torva posto. Poi ancora altri colpi di cannone annunciano che le vittime sono spirate. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI &quot;ALLA TRAPPOLA&quot;. Molto spesso s&#8217;incontra la derisione espressa con il sacrificio. Ma qui la derisione cade sulla stessa natura umana. Possiamo vederlo. Il Re, il popolo tutto, sono impegnati nelle feste delle &quot;usanze&quot;, come si chiamano, Gli stregoni emanano le loro prescrizioni, il numero dei sacrifici \u00e8 fissato. (&#8230;) Nel Dahomey si \u00e8 ideato di simulare la caccia con trappola, ma al posto degli animali si mettono degli uomini: li si lega, li si blocca, ben stretti, li si introduce ancora vivi nelle trappole preparate intorno alla piazza d&#8217;armi della capitale, e, tra i fragorosi applausi della folla ebbra di sanguinaria volutt\u00e0, li si vede sollevarsi in aria tutto intorno alla piazza. L&#8217;uomo arriva in alto ancora vivo, ma sistemato in modo da non potersi pi\u00f9 slegare. Sollevato in aria, mezzo strangolato ma ancora in vita, ai dibatte con tutte le sue forze, mentre la folla non si sazia di contemplarlo, serrato nella morsa della trappola che il peso del corpo chiude sempre di pi\u00f9. (&#8230;) Muore per la tensione esercitata dal peso del suo corpo appeso alla testa. Gli spasimi dell&#8217;agonia, i movimenti convulsi degli arti, gli sforzi vani della vittima sospesa in aria, divertono e inducono al riso la folla che non risparmia i suoi sarcasmi. Altre volte l&#8217;uomo \u00e8 appeso alla trappola per il collo e in tal caso muore strangolato. Un&#8217;altra maniera consiste nell&#8217;introdurre l&#8217;uomo per i piedi; tenta allora di raddrizzare la testa in basso e procura il piacere di contemplare le contrazioni del viso e le sue deformazioni durante l&#8217;agonia. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI CON L&#8217;ALBERO (PER I BIANCHI). Qualche volta gli stregoni richiedono sacrifici i uomini bianchi. Siccome \u00e8 piuttosto difficile procurarseli e considerato che i feticci dei Bianchi sono pi\u00f9 astuti e potenti di quelli dei Neri, si sostituisce il Bianco con un Nero a cui si d\u00e0 un nome di bianco. Lo si veste all&#8217;europea, in abito, cravatta bianca, cappello a cilindro, gli si forniscono delle scarpe e un parasole, distinzione onorifica concessa i Bianchi. Quanto al modo di sacrificarlo, devo subito esprimere un orribile sospetto che ritengono ben fondato: la crudelt\u00e0, in questo caso, va unita all&#8217;empiet\u00e0. Il bianco immolato \u00e8 inchiodato a un tronco d&#8217;albero e sta in piedi come se vi aderisse, facendo corpo con l&#8217;albero. Io sospetto, dunque, che gli stregoni abbiano inteso con questo riprodurre, per derisione, l&#8217;immagine del grande feticcio dei Bianchi: Cristo in croce. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI AL PRECIPIZIO. \u00c8 uno dei modi pi\u00f9 ignobili di sacrificare. (&#8230;) Ad un segnale convenuto, le vittime sono portate sulla pedana in grossi panieri e presentate al Re il quale, armato di un lungo martello, infligge loro un vigoroso colpo alla testa. Quindi, una dopo l&#8217;altra sono lanciate gi\u00f9 dalla pedana, nello scavo gi\u00e0 menzionato. L\u00e0 una folla infernale le attende. Mezzo morte per la caduta dopo il colpo di martello, le vittime sono trascinate, straziate, malmenate in tutti i modi possibili da questa massa di gente della quale non \u00e8 possibile dipingere la ferocia. Va osservato che un tempo questi sacrifici erano offerti a una divinit\u00e0 il cui culto \u00e8 quasi del tutto scomparso nel Dahomey, ma di cui resta la parte pi\u00f9 crudele. Si dice che una volta si adorassero i caimani, cos\u00ec numerosi in queste regioni paludose; che in questo scavo ve ne fosse una grande quantit\u00e0 e che le vittime vi fossero lanciate dentro per essere cos\u00ec dilaniate, ridotte in brandelli dai caimani stessi. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI CRUENTI. (&#8230;) A volte si organizza una spedizione in grande stile. Il Re siede sul trono; l&#8217;esercito lo circonda. I capi, i dignitari, gli stranieri di prestigio sono sotto il loro parasole. Si danza, si beve, si fuma, si canta poi,nel mezzo dello spazio vuoti, arrivano i carnefici. Si portano le vittime alle quali si tronca la testa che viene alzata tutta sanguinante per farla vedere. Si accumulano i cadaveri cos\u00ec decapitati, qualche volta uomini e donne mescolati. Tutto \u00e8 inondato di sangue. La folla applaude ad ogni testa decapitata che viene alzata. Si conservano, a parte, le teste per scarnificarle e ottenere cos\u00ec il cranio nudo che serve come trofeo. A centinaia sono disposti tutto intorno, sostenuti da aste metalliche piantate sul muro di cinta del palazzo. A volte \u00e8 una spedizione di donne che si invia al Re defunto; poi viene l&#8217;esposizione di teste mozzate. Molto spesso essa ha luogo davanti al palazzo del Re. Vengono sistemate, ancora grondanti sangue, su delle impalcature appositamente costruite e restano in mostra anche intere settimane. Altrove il rituale assume una veste ancora pi\u00f9 sacrilega. Si dispongono delle forche che incrociano le strade nei punti dove si deve passare. Si tagliano le teste, si sospendono alle forche stesse e subito inizia un&#8217;imponente processione che sfila transitando sotto le forche per dar modo al sangue delle vittime, gocciolando, di cadere sui passanti. In parte il sangue bagna anche la terra che forma cos\u00ec un impasto compatto. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI DELLA DONNE DEL RE DEFUNTO. Non conosco molto i dettagli sul numero e il modo di far morre le donne del Re defunto. Durante le cerimonie e i festeggiamenti del 1860, nel primo anniversario della morte del Re Ghezo si sono valutate a circa 800 le donne immolate intorno alla sua tomba. Non sono in gradi di affermare se tale numero dia esagerato, in eccesso o in difetto; tutto \u00e8 possibile. Vengono sacrificate in due modi. A volte sono disposte sdraiate intorno alla tomba, si fa bere loro del veleno ed esse devono morire sul posto, senza muoversi. A volte, sempre sistemate attorno alla tomba, sdraiate, vengono pugnalate al cuore. Devono ancora spirare sul posto. \u00c8 probabile che vengano lasciate imputridire, che i resti vegano ritirarti dopo un certo tempo, per far posto a nuovi sacrifici. Ne venivano ancora sacrificate dopo un anno dalla morte del Re. Quanto ho scritto sui sacrifici cruenti non \u00e8 che una goccia d&#8217;acqua rispetto al mare. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI ALL&#8217;OLIO DI PALMA. (&#8230;) Questi ignobili sacrifici, degni di Nerone, consistono nel legare le vittime legandole su delle travi. Non so se vengano fatte morire su di esse o se siano uccise in precedenza. Una volta a posto s&#8217;introduce nella loro bocca quanto pi\u00f9 olio di palma \u00e8 possibile, come in una lampada, vi si adatta uno stoppino e lo si accende. La bocca delle vittime viene cos\u00ec utilizzata come una lampada per terminare i festeggiamenti quando si prolungano nella notte. (&#8230;.)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI AL MARE. Se il commercio langue, o se piace agli stregoni decretare che per farlo fiorire occorre sangue umano, s&#8217;immolano delle vittime sgozzandole sul bordo del mare in modo che il sangue scorra mescolandosi poi all&#8217;acqua dell&#8217;oceano. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI AL SACCO. Non vi \u00e8 nulla di pi\u00f9 diabolico. (&#8230;) Il giorno stabilito, viene impartito alla popolazione l&#8217;ordine di stare chiusa in casa fino all&#8217;imbrunire. Quindi, gli stregoni e i loro accoliti fanno il giro della citt\u00e0 e ne trascinano le vittime. Vi preciso in che modo. Si introducono in un grosso sacco formato da grandi foglie di palma, una capra, una gallina o un gallo, una pecora, dei serpenti, qualche volta anche un maiale, poi un uomo. Vi si aggiunge un campionario di tutto ci\u00f2 che serve per l&#8217;alimentazione: olio di palma, farina di manioca, granturco, ignami. Si chiude il sacco con solidi legami e lo si trascina, cantando, lungo le vie cittadine. Infine si trascina questi fardello fino ai bordi del mare e lo si getta in acqua. Questo fa cessare i flagelli e rifiorire il commercio.<\/em><\/p>\n<p><em>SACRIFICI DEI BAMBINI DIFFORMI. Se un bambino nasce con qualche irregolarit\u00e0 nella sua conformazione corporea, \u00e8 un segno che deve essere sacrificato. In questo caso si dirama l&#8217;ordine di tenersi chiusi in casa la notte. Quindi gli stregoni si recano con uno sfarzoso cerimoniale presso la casa del bambino e lo depongono in un&#8217;amaca come per rendergli onore. Lo portano attraverso la citt\u00e0 cantando, raggiungono poi la periferia. Si dice che il bambino venga gettato nella laguna e affogato, ma senza che nessuno ne conosca il posto preciso. \u00c8 possibile che queste piccole vittime innocenti siano usate per altre pratiche barbare che vengono tenute segrete. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>La citazione, per quanto ampiamente sforbiciata, \u00e8 stata lunga e tuttavia ci \u00e8 parso necessario non ridurla ulteriormente. Una cosa emerge con chiarezza, per quanto gli antropologi possano distinguere fra i sacrifici umani fatti per placare o propiziare le divinit\u00e0, come del resto facevano anche i popoli antichi dell&#8217;Europa e del Mediterraneo, e quelli fatti unicamente per il gusto sadico del sovrano e per offrire uno spettacolo brutale al popolaccio: ossia che nel regno del Dahomey, verso il 1860, quelle popolazioni vivevano in una condizione molto prossima all&#8217;inferno descritto da Dante nella <em>Commedia<\/em>. La crudelt\u00e0 pi\u00f9 mostruosa era la regola, tutti vivevano nel terrore di esser torturati e uccisi, tutti godevano atrocemente allo spettacolo delle sofferenze inflitte ai propri simili. Il governo del re era quanto di pi\u00f9 simile si possa concepire al regno del Diavolo sulla terra: un sistema perverso nel quale la malvagit\u00e0 pi\u00f9 spaventosa non solo \u00e8 permessa o tollerata, ma esaltata, applaudita, e diventa strumento di divertimento per la folla abbrutita, in una misura che non ha eguali neppure nei ludi gladiatori dell&#8217;Impero romano. Senza contare che gli spettacoli del circo, per quanto abominevoli, costituivano un aspetto della civilt\u00e0 romana; sull&#8217;altro piatto della bilancia, se si \u00e8 intellettualmente onesti, bisogna porre il diritto, l&#8217;amore della cultura, per l&#8217;intelligenza e la bellezza, il senso di una civilt\u00e0 che si espande e accoglie il vinto nello stesso sistema giuridico del vincitore. Cosa si pu\u00f2 mettere sull&#8217;altro piatto della bilancia, dopo aver passato in rassegna tutte le sataniche forme di crudelt\u00e0 della societ\u00e0 del Dahomey? E i cattolici progressisti che ora vorrebbero farci tornare al politeismo, all&#8217;animismo, al culto della Madre Terra e all&#8217;ossequio verso gli stregoni (come si \u00e8 visto nei giardini vaticani con la Pachamama), nobili rappresentanti di una societ\u00e0 rispettosa del rapporto fra uomo e natura, che hanno da dire su ci\u00f2 che scrive padre Borghero degli stregoni africani? O qualcuno crede davvero che gli stregoni, ai nostri d\u00ec, siano diventati &quot;buoni&quot;? E i fanatici del dialogo interreligioso pensano davvero che un cattolico dovrebbe pregare insieme a una tal razza di stregoni, poich\u00e9 Dio \u00e8 uno solo e non importa con che nome lo s&#8217;invoca? No: noi non ci stiamo. Civilt\u00e0 e religioni non sono equivalenti. Si tengano pure gli stregoni; a noi basta Ges\u00f9.<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Italia sta andando alla deriva e la sua completa rovina \u00e8 gi\u00e0 in vista all&#8217;orizzonte. 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