{"id":28695,"date":"2020-03-05T10:34:00","date_gmt":"2020-03-05T10:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/05\/se-lanima-esiste-laborto-e-un-crimine-atroce\/"},"modified":"2020-03-05T10:34:00","modified_gmt":"2020-03-05T10:34:00","slug":"se-lanima-esiste-laborto-e-un-crimine-atroce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/05\/se-lanima-esiste-laborto-e-un-crimine-atroce\/","title":{"rendered":"Se l&#8217;anima esiste, l&#8217;aborto \u00e8 un crimine atroce"},"content":{"rendered":"<p>La credenza nell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima \u00e8 antichissima: la si trova presso i popoli primitivi ed \u00e8 testimoniata dal tipo di culto che riservavano ai morti. Se non vi avessero creduto, non avrebbero seppellito il cacciatore con le sue armi pi\u00f9 belle, o la donna coi suoi monili e le sue collane, o il bambino coi suoi giocattoli. E non avrebbero pensato, come traspare anche dai poemi omerici, che lasciare un corpo insepolto equivale a condannare la sua anima a vagare senza pace nel regno delle ombre, triste e sconsolata. La pi\u00f9 antica e la pi\u00f9 famosa dimostrazione filosofica dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima si trova nel <em>Fedone<\/em> di Platone: una lettura sublime, capace di scuotere anche gli animi pi\u00f9 induriti nell&#8217;incredulit\u00e0, se appena \u00e8 rimasto in essi un barlume di quel senso del trascendente che \u00e8 connaturato alla condizione umana, e che soltanto la cosiddetta civilt\u00e0 moderna, nella sua sistematica aberrazione e inversione di tutti i valori, \u00e8 riuscita a compromettere seriamene non solo in alcuni intellettuali isolati, ma, ormai, anche in molte persone comuni. Per il cristiano, poi, ovviamente per il cristiano autentico e non per il cristiano <em>fino a un certo punto<\/em> di cui parlava Kierkegaard, tale credenza, o meglio, tale certezza, \u00e8 alla base di tutto: sia della coscienza della propria vita, sia della fede in Colui che si \u00e8 incarnato, \u00e8 morto ed \u00e8 risorto per aprire la strada alla resurrezione di tutti gli uomini, liberi dalle catene della morte e del peccato. Come scrive san Paolo, con esemplare chiarezza e concisione, nella <em>Prima epistola ai Corinzi<\/em> (15, 21-22): <em>Poich\u00e9 se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verr\u00e0 anche la risurrezione dei morti;\u00a0e come tutti muoiono in Adamo, cos\u00ec tutti riceveranno la vita in Cristo.<\/em> E in maniera pi\u00f9 articolata<em>, nella Epistola ai Romani<\/em> (5,12-19):<\/p>\n<p><em>Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato \u00e8 entrato nel mondo e con il peccato la morte, cos\u00ec anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perch\u00e9 tutti hanno peccato.\u00a0Fino alla legge infatti c&#8217;era peccato nel mondo e, anche se il peccato non pu\u00f2 essere imputato quando manca la legge,\u00a0la morte regn\u00f2 da Adamo fino a Mos\u00e8 anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale \u00e8 figura di colui che doveva venire.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il dono di grazia non \u00e8 come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di pi\u00f9 la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Ges\u00f9 Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini.\u00a0E non \u00e8 accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio part\u00ec da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione.\u00a0Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di pi\u00f9 quelli che ricevono l&#8217;abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Ges\u00f9 Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>Come dunque per la colpa di uno solo si \u00e8 riversata su tutti gli uomini la condanna, cos\u00ec anche per l&#8217;opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che d\u00e0 vita.\u00a0Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, cos\u00ec anche per l&#8217;obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.<\/em><\/p>\n<p>La fede nella vita dopo la morte, e di conseguenza la consapevolezza della terribile seriet\u00e0 dell&#8217;esistenza terrena, che trova il suo capolavoro perenne nella <em>Divina Commedia<\/em> di Dante Alighieri, ma che \u00e8 attestata anche nell&#8217;arte scultorea e pittorica di decine, centinaia e migliaia di cattedrali e di chiese medievali, tutte popolate di angeli e diavoli, di visioni del paradiso e dell&#8217;inferno, di Cristo Redentore e di Cristo Giudice e Re dell&#8217;Universo, ha sostenuto nel lavoro, nella fatica, nelle gioie e nelle difficolt\u00e0 della famiglia, generazioni e generazioni di nostri antenati, fino a quando la modernit\u00e0 non \u00e8 riuscita nel tremendo capolavoro di far sbiadire e, sovente, di rimuovere ci\u00f2 che per tutte le civilt\u00e0 umane \u00e8 sempre stato il fondamento di ogni cosa, dalla vita privata alle pubbliche istituzioni, dalla coscienza individuale e quella collettiva, dei popoli e delle nazioni: la ferma convinzione che la vita non finisce con la morte fisica, ma prosegue nella dimensione dell&#8217;assoluto, sciolta finalmente dai lacci della carne. E indissolubilmente legata a questa, anzi premessa necessaria di questa, \u00e8 la ferma convinzione nell&#8217;esistenza dell&#8217;anima. L&#8217;anima, infatti, \u00e8 la parte dell&#8217;essere umano che sopravvive alla crisi della morte. Qualcosa sopravvive perch\u00e9 vi \u00e8, nell&#8217;uomo, una parte immortale. Fra gli argomenti razionali portati da Socrate, nel <em>Fedone<\/em>, a sostegno di questa verit\u00e0, vi \u00e8 il fatto che l&#8217;anima, per definizione, \u00e8 una sostanza semplice, vale a dire incorruttibile e indivisibile. Si corrompe e si divide ci\u00f2 che \u00e8 complesso: e tale \u00e8 il destino del corpo, formato da parti destinate a disgregarsi allorch\u00e9 da esso sia esalato l&#8217;ultimo alito di vita. Ma l&#8217;anima, essendo di natura semplice, non si pu\u00f2 dividere, come non si pu\u00f2 corrompere: permane sempre uguale a se stessa. Le cose semplici, aggiungiamo noi, proprio perch\u00e9 indivisibili, sono la base, il fondamento di tutto il resto: come lo \u00e8 il punto per la geometria. Tutte le linee, le figure, le superfici e i volumi della geometria sono formati da punti, perch\u00e9 il punto non ha estensione: se non ci fosse il punto, non ci sarebbero linee, n\u00e9 figure, n\u00e9 superfici, n\u00e9 volumi. L&#8217;anima, pertanto, non ha estensione; ed \u00e8 logico, perch\u00e9 non \u00e8 di natura fisica. \u00c8 ridicolo, pertanto, pretendere di aver confutato l&#8217;esistenza dell&#8217;anima, osservando che essa non si mostra, non appare, non \u00e8 percepibile in alcun modo. Un filosofo dell&#8217;India antica, uno dei rarissimi appartenenti ad una scuola materialista, Kesakambalin, vissuto nel VI secolo a. C., credeva appunto di aver dimostrato che l&#8217;anima non esiste, adoperando simili argomenti (in Giuseppe Tucci, <em>Storia della filosofia indiana<\/em>, Bari, Laterza1977. pp.89-90):<\/p>\n<p><em>Immagina, o Kassapa, che qui (alcuni) uomini, avendo afferrato un ladro, che ha commesso peccato me lo presentino: &quot;Eccoti signore un ladro che ha commesso peccato: a costui infliggi la punizione che desideri&quot;. Cos\u00ec io direi: &quot;Allora, o signori, dopo aver gettato quest&#8217;uomo vivo in un otre, dopo avere a questo chiuso la bocca, dopo averlo coperto con pelle fresca, dopo aver (sopra a lui) fatto una spessa cementatura con umida creta, dopo averlo collocato in un forno, ponete fuoco&quot;. E quelli dopo aver acconsentito (dicendo): &quot;va bene(c. s.) pongano fuoco. Quando noi conosciamo che quest&#8217;uomo \u00e8 morto, allora, dopo aver tirato gi\u00f9 quell&#8217;orcio, dopo averlo liberato dall&#8217;involucro e dopo avergli aperto la bocca, celermente guardiamo pensando: &quot;Forse noi possiamo vere la sua anima (jiva) mentre che esce&quot;. Ma noi non vediamo anima che esce. Questo appunto, o Kassapa, \u00e8 la prova per la quale io penso: &quot;Anche cos\u00ec non c&#8217;\u00e8 un altro mondo, non ci sono esseri opapatika, in c&#8217;\u00e8 frutto e maturazione delle azioni buone o cattive&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Immagina, o Kassapa, che alcuni uomini, avendo afferrato un ladro, che ha commesso peccato me lo presentino: &quot;Eccoti signore un ladro che ha commesso peccato: a costui infliggi la punizione che desideri&quot;. Cos\u00ec allora io direi: &quot;Allora o signori, dopo aver pesato quest&#8217;uomo (mentre) \u00e8 ancor vivo con una bilancia, dopo averlo ucciso con la corda di un arco in modo che non possa pi\u00f9 respirare, di nuovo pesatelo con la bilancia&quot;. E quelli dopo aver acconsentito (dicendo) &quot;va bene&quot;: dopo averlo pesato&#8230; lo pesino nuovamente con la bilancia. Finch\u00e9 egli vive \u00e8 pi\u00f9 leggero, pi\u00f9 morbido, pi\u00f9 cedevole; quando poi \u00e8 morto diventa pi\u00f9 pesante, pi\u00f9 duro, meno cedevole. Questa appunto o Kassapa \u00e8 la prova ecc.&quot;.<\/em><\/p>\n<p>E avanti cos\u00ec, in maniera monotona, con tutta una serie di altri esempi, uno pi\u00f9 ingegnoso e pi\u00f9 crudele dell&#8217;altro, per vedere se, dopo aver ucciso un essere umano, esca da lui quella cosa chiamata anima e poi concludere trionfante che, non uscendo nulla, non rivelandosi nulla, ci\u00f2 \u00e8 la prova che l&#8217;anima non esiste. Ma l&#8217;unica cosa che appare evidente \u00e8 che Keskambalin non \u00e8 un filosofo: i veri filosofi sanno benissimo che non tutta la realt\u00e0 \u00e8 visibile, percepibile con i sensi, descrivibile con i concetto forniti dalla ragione strumentale e calcolante; se cos\u00ec non fosse, tutta la filosofia altro non sarebbe che filosofia naturale, ossia scienza. Ed \u00e8 questa, fra parentesi, la ragione per la quale si pu\u00f2 definire la modernit\u00e0 come una gigantesca regressione del pensiero umano: perch\u00e9 avendo assolutizzato il valore conoscitivo della scienza, si \u00e8 posta nello stesso asfittico e un po&#8217; ridicolo orizzonte mentale di un Kesakambalin: se non vedo una certa cosa, se non la posso toccare, se non la posso pesare sulla bilancia, allora vuol dire che quella cosa non esiste. Come quel cosmonauta sovietico il quale afferm\u00f2, di ritorno da una missione spaziale, di aver guardato insistentemente attraverso l&#8217;obl\u00f2 per vedere se Dio ci fosse, ma che non l&#8217;aveva visto da nessun lato. E non si tratta solo del penoso restringimento degli orizzonti mentali: una volta assolutizzata la scienza, vi \u00e8 tutta una serie di conseguenze sul piano morale. Se l&#8217;anima non esiste, che cos&#8217;\u00e8 il feto nei primi giorni, nelle prime settimane di vita? Solo un grumo di cellule, che si possono raschiar via se la madre non desidera mettere al mondo il bambino destinato a nascere. Ecco perch\u00e9 gli abortisti odiano le fotografie che mostrano il nascituro: guardarle equivale a prender atto che non si tratta di un grumo di cellule, ma di un vero e proprio essere umano, gi\u00e0 formato e perfino capace di riconoscere fra mille la voce di sua madre, nonch\u00e9 di reagire con evidenti segni di piacere all&#8217;ascolto di una musica di Bach, e con evidenti segni di malessere una musica di rock duro. E l&#8217;anima? Essa, abbiamo detto, esiste ed \u00e8 semplice, indivisibile. Non ha niente a che fare con l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;essere umano che la possiede: che sia un feto di pochi giorni o un vecchio di cent&#8217;anni.<\/p>\n<p>Scriveva Ian Wilson, classe 1941, uno studioso e saggista britannico che non professa alcun credo religioso definito e che non mostra alcuna particolare inclinazione verso il cattolicesimo, tutto al contrario, e perci\u00f2 non pu\u00f2 essere sospettato di voler sostenere il punto di vista cattolico sulla questione dell&#8217;aborto, ma semplicemente quello di un onesto ricercatore che non pu\u00f2 escludere dal proprio orizzonte alcuna seria ipotesi, senza averla verificata (da: Ian Wilson, <em>Al di \u00e0 della vita<\/em>; titolo originale: <em>The After Death Experience: The Physics of the Non-Physical<\/em>, London, Guild Publishing, 1987; tr. dall&#8217;inglese di Andrea Buzzi, Milano, Sperling &amp; Kupfer, 1989, pp. 248-250):<\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 che non possiamo far finta di ignorare sono le profonde implicazioni che sorgono se ammettiamo l&#8217;esistenza di una qualsiasi forma di anima, di qualche cosa che vada al di l\u00e0 dei nostri corpi mortali. Per quanto molti politici si dichiarino credenti e, come avviene in Gran Bretagna, siano effettivamente i responsabili di importanti nomine nel clero, le decisioni che prendono sugli affari umani sono tutte troppo spesso ancorate a considerazioni di questo mondo. Per esempio, anche se pu\u00f2 sembrare agli antipodi della morte per come normalmente la intendiamo, c&#8217;\u00e8 la soppressione artificiale della vita di un feto all&#8217;interno del ventre materno, quello che eufemisticamente chiamiamo aborto. Se in noi c&#8217;\u00e8 un elemento come l&#8217;anima, viene da chiedersi a che punto entra nel feto, considerazione che mette in crisi qualunque chirurgo credente nel momento in cui deve condurre un intervento abortivo.<\/em><\/p>\n<p><em>Geneticamente \u00e8 noto che gi\u00e0 al momento del concepimento gli aspetti del futuro essere umano come il colore degli occhi, e dei capelli, la struttura, le doti personali sono gi\u00e0 stato determinati. In undici settimane il termine entro cui viene praticato il maggior numero degli aborti, il futuro bimbo \u00e8 gi\u00e0 inequivocabilmente una miniatura di essere umano che respira, mangia, digerisce, fa pip\u00ec e ha un cervello, uno stomaco, un fegato, e i reni, tutto perfettamente funzionante. Come \u00e8 stato provato dalla tecnologia degli ultrasuoni, i bambini a questa et\u00e0 si rivoltano nel grembo e si accomodano per adattarsi alla madre a partire dalle quindici settimane, poi, secondo lo psicologo Clifford Olds del Rochford General Hospital, nell&#8217;Essex, sono in grado di distinguere la voce della madre da quella di un&#8217;altra donna che sta leggendo la stessa cosa. Pi\u00f9 o meno alla stessa et\u00e0 reagiranno piacevolmente all&#8217;ascolto della musica, o spiacevolmente a rumori esterni sgradevoli o a minacce alla madre. Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che stiano vivendo. La possibilit\u00e0 che sia gi\u00e0 presente una qualche forma di anima \u00e8 stata avanzata da uno psichiatra, il dottor Kenneth McAll, che cita il caso di pazienti in cui il sorgere di un esaurimento nervoso potrebbe essere fatto risalire a un manifestarsi a livello inconscio del bambino abortito la cui morte non sia stata onorata dai sacramenti. Tuttavia secondo le nostre leggi questi bambini possono svilupparsi per altri tre mesi prima che diventi illegale ucciderli per questione di utilit\u00e0 sociale.<\/em><\/p>\n<p>Non vogliamo dire altro. Ci possono essere mille ragioni per cui una donna non vuole far nascere il bambino che porta in grembo; ma nessuna abbastanza buona da rendere lecito l&#8217;aborto, che equivale a sopprimere la vita di un vero e proprio essere umano, dotato di anima e fatto a immagine di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La credenza nell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima \u00e8 antichissima: la si trova presso i popoli primitivi ed \u00e8 testimoniata dal tipo di culto che riservavano ai morti. 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