{"id":28691,"date":"2018-12-19T10:49:00","date_gmt":"2018-12-19T10:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/19\/se-il-vostro-maestro-e-un-pazzo-voi-che-cosa-siete\/"},"modified":"2018-12-19T10:49:00","modified_gmt":"2018-12-19T10:49:00","slug":"se-il-vostro-maestro-e-un-pazzo-voi-che-cosa-siete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/19\/se-il-vostro-maestro-e-un-pazzo-voi-che-cosa-siete\/","title":{"rendered":"Se il vostro maestro \u00e8 un pazzo, voi che cosa siete?"},"content":{"rendered":"<p>Louis Althusser (1918-1990) \u00e8 stata considerato, gi\u00e0 in vita, uno dei massimi filosofi francesi ed europei del XX secolo; il massimo interprete del marxismo-leninismo; il massimo maestro della giovent\u00f9 universitaria parigina. La sua popolarit\u00e0 \u00e8 stata immensa, la sua autorevolezza indiscussa. I suoi seguaci, ammiratori, fiancheggiatori e continuatori sono stati legione: da Michel Foucault a Bernard Henry-L\u00e9vy, da Roland Barthes a Pierre Klossowski, da Gilles Deleuze a Jacques Derrida. Gli studenti, in particolare, andavano in visibilio per lui, si contendevano ogni suo pensiero, ne facevano oggetto d&#8217;interminabili discussioni. Le sue lezioni erano affollatissime, attesissime, vissute con trepidazione inimmaginabile. Solo che all&#8217;universit\u00e0 ci andava poco. Teneva pochissime lezioni, e in quelle poche parlava ancora meno. Non ha mai tenuto un corso completo e regolare. Ha scritto anche poco: praticamente, nessun vero libro. Il suo libro pi\u00f9 famoso, che \u00e8 stato subito un caso letterario, <em>Pour Marx<\/em>, \u00e8 una raccolta di articoli. Era un maestro muto: lo adoravano senza bisogno che parlasse. Nemmeno a tu per tu, nei corridoi, nei <em>bistrot<\/em> o a casa sua. Non parlava e probabilmente non ascoltava neppure. Per una ragione molto semplice: era pazzo. Pazzo da legare, pazzo pericoloso. Vorremmo parlare con la necessaria piet\u00e0 della sua malattia, ma non possiamo ignorare che lui e i suoi amici, lui e i suoi colleghi, avevano diffuso la strana leggenda che la follia \u00e8 una diabolica invenzione della classe borghese per imbavagliare il dissenso: \u00e8 la teoria di Michel Foucault, uno dei suoi amici-discepoli pi\u00f9 intimi. E non possiamo ignorare che questa leggenda ha fatto una quantit\u00e0 di vittime, vittime reali, in carne e ossa, non vittime metaforiche. Fino al tragico epilogo della sua stessa follia: quando, il 16 novembre 1980, strangol\u00f2 con le sue mani la moglie, H\u00e9l\u00e8ne Rytmann, omicidio da lui stesso immediatamente confessato, per poi cavarsela con un non luogo a procedere che gli evit\u00f2 non solo la condanna, ma perfino il processo. Cose che capitano agli intellettuali di sinistra. Per lui si mobilitarono tutti, ai pi\u00f9 alti livelli. Spuntarono amici, pensatori e politici autorevoli, i quali, in coro, chiesero che non si esponesse all&#8217;onta del processo un cos\u00ec grand&#8217;uomo, un cos\u00ec insigne maestro. Anche il filosofo Jean Guitton si spese per lui: a nome di tutti i cattolici progressisti, Guitton aveva una vivissima simpatia per Althusser e ha contribuito a dipingerlo in maniera fantastica, come un uomo a suo modo molto, molto religioso, circostanza smentita da altri che lo conobbero assai pi\u00f9 e assai meglio, come Bernanrd-Henry L\u00e9vy. Ma tant&#8217;\u00e8: Althusser era Althusser, mica un tanghero qualsiasi. Era giusto che la <em>gauche<\/em> si mobilitasse in sua difesa, e il cattolicesimo di sinistra pure. Cos\u00ec la pazzia, che secondo la cultura da lui promossa non esisteva neppure, lo salv\u00f2 dal disonore del tribunale.<\/p>\n<p>Una delicatezza che gli intellettuali progressisti non ebbero nei confronti di un grandissimo intellettuale, che pazzo non era per niente, anzi estremamente lucido, il poeta americano Ezra Pound, ma che venne condannato dalle autorit\u00e0 del suo Paese a dodici anni di manicomio criminale, proprio per evitargli la forca o il plotone d&#8217;esecuzione. La sua colpa? Essere un intellettuale di destra; aver preso le parti del fascismo italiano; aver fatto propaganda per l&#8217;Italia di Mussolini durante la Seconda guerra mondiale. E prima di essere condannato al manicomio criminale, lo avevano chiuso, per molti giorni, in una gabbia di ferro, aperta al sole e alla pioggia, tipo Guantanamo, come una bestia feroce: doveva ben scontare la follia di aver denunciato l&#8217;usura, cio\u00e8 la plutocrazia usuraia che stava gettando i suoi tentacoli sul mondo, perch\u00e9 il &quot;fascismo&quot; di Pound ebbe sempre questa finalit\u00e0: mettere in guardia contro la congiura mondiale delle banche, della finanza che succhia il sangue dei popoli e della gente che lavora onestamente, produce e risparmia. Ma Altuhusser, vuoi mettere! Altuhusser interpretava Marx: e in effetti, non si riesce a trovare un solo pensiero originale in tutta la sua filosofia. Il suo concetto-chiave, &quot;sovradeterminazione&quot;, lo prede in prestito dalla psicoanalisi. Se si dovesse sintetizzare il suo pensiero, non si saprebbe dire un granch\u00e9. Era un pensiero marxista duro e puro, che insisteva sulla assoluta &quot;scientificit\u00e0&quot; di Marx, contro tutti gli idealismi e gli umanismi. Per lui, Marx era un grande filosofo e un grande scienziato: in un certo senso, la leggenda di Marx grande filosofo-scienziato, fiorita sui banchi dei licei e delle universit\u00e0 d&#8217;Europa, anche italiani, negli anni &#8217;70 e &#8217;80 del Novecento, e mai pi\u00f9 emendata, si deve in gran pare a lui. Specialmente al suo <em>Per Marx<\/em>, che \u00e8 del 1965. Si faccia attenzione al momento storico: c&#8217;era stato il XX Congresso del PCUS, c&#8217;era stata la denuncia, da parte di Kruscev, dei crimini di Stalin. C&#8217;era stata l&#8217;Ungheria, che a fatica era stata presentata, ai Partiti comunisti occidentali, come la repressione di una insurrezione fascista. Ora c&#8217;era bisogno di un ricostituente, meglio ancora di una riforma del marxismo; ma non nel senso di una sua attenuazione, di un suo ammorbidimento, bens\u00ec di un suo irrigidimento. Il marxismo funzionava quando veniva interpretato correttamente, cos\u00ec come il &quot;secondo Marx&quot; &#8211; questa la diagnosi di Althusser &#8211; lo aveva pensato: una fredda lama con cui incidere la cancrena della societ\u00e0 borghese. E per quella purezza quasi ascetica Althusser era diventato famoso: era l&#8217;uomo che la cultura di sinistra, in debito di ossigeno, disperatamente cercava. C&#8217;era bisogno di uno come lui. Dopo Sartre, chi avrebbe preso la guida ideale della <em>gauche<\/em>, chi avrebbe indicato al popolo comunista le magnifiche sorti e progressive? Ed ecco spiegato il successo formidabile di Althusser: di un &quot;maestro&quot; che non teneva lezione, che non scriveva libri, che non parlava, che non ascoltava, che vaneggiava: come quando si slacci\u00f2 le scarpe e le sbatt\u00e9 sul tavolo, per imitare Kruscev: una scena talmente penosa, quasi raccapricciante, che i suoi amici pi\u00f9 cari, che lo conoscevano bene, scoppiarono a piangere. Ma la sua fortuna era che il popolo di sinistra che lo adorava, non assistette mai a simili scene: lo vide sempre avvolto da un&#8217;aura sacrale. I suoi silenzi parevano sublimi, il segno di una profondit\u00e0 abissale, di una pensosit\u00e0 ciclopica. Invece era semplicemente pazzo. Eppure lo hanno seguito, ciecamente lo hanno amato, lo hanno adorato: erano pronti a giurare su ogni sua parola, a immolarsi per diffondere le sue idee. Lo hanno seguito col fanatismo e la cecit\u00e0 con i quali i nazisti hanno seguito Hitler. Paragone scomodo, non \u00e8 vero?, ma \u00e8 un paragone onesto. In entrambi casi, la cecit\u00e0 volontaria di chi non vuol vedere, non vuol sapere, non vuol capire. Di chi si rifiuta di fare due pi\u00f9 due. Di chi \u00e8 troppo pigro per pensare con la propria testa; anzi, di chi \u00e8 troppo pigro perfino per pensare con la testa di un altro. Marx? Ma quanti studenti della <em>gauche<\/em> si son mai dati il disturbo di leggere veramente <em>Il Capitale<\/em>? Althusser, allora? Ma Althusser scriveva poco, quasi niente: molti titoli, pochissima sostanza. Eppure, bastava e avanzava: per le zucche vuote del Quartiere Latino, si capisce. Ma quelli erano gli anni delle zucche vuote, appunto; era la stagione della stupidit\u00e0, <em>pardon<\/em>, della fantasia, al potere. Erano gli anni prima, durante e dopo il &#8217;68, quando ogni imbecille si credeva un Aristotele solo perch\u00e9 aveva sempre in bocca Marx e Althusser.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scrive, senza troppo imbarazzo, il suo principale discepolo, Bernard-Henry L\u00e9vy, in <em>Le avventure della libert\u00e0<\/em> (titolo originale: <em>Les aventures de la libert\u00e9<\/em>, Paris, \u00c9ditions Grasset &amp; Fasquelle, 1991; trad. dal francese di Annabianca Mazzoni, Milano, Rizzoli, 1992, pp. 358-361):<\/p>\n<p><em>Althusser. Le lezioni di Althusser. Chi, nella mia generazione, pu\u00f2 realmente vantarsi di aver seguito una lezione di Althusser? La generazione di una volta, sia. I Balibar. I Ranci\u00e8re. Tutti quegli althusseriani di prima qualit\u00e0 che sono &quot;capitati&quot; in un anno in cui egli stava meglio e, miracolosamente, teneva un corso. E poi, corso&#8230; Lo si poteva forse chiamare corso? Una seduta&#8230; Due, forse? Un seminario collettivo della durata di un&#8217;ora&#8230; E poi, niente&#8230; Il silenzio&#8230; La strana prostrazione in cui ha ritrovato la mia generazione&#8230; Althusser era un maestro che non insegnava. Un professore che non teneva corsi. Contrariamente a quanto accade sempre &#8212; una parola, non una richiesta &#8212; la richiesta c&#8217;era, ma era la parola che mancava. Eravamo migliaia e migliaia di althusseriani. Aspettavamo. Spiavamo. Speculavamo all&#8217;infinito sulle posizioni che avrebbe o non avrebbe preso. Una parola scatenava le nostre discussioni. Una parola scatenava le nostre discussioni. Un frammento, la nostra felicit\u00e0. Quando, per caso, qualcuno di noi ritrovava su una vecchia rivista un suo articolo sconosciuto, era una festa! Fotocopie a oltranza! Ce lo rifilavamo come un &quot;samizdat&quot;! Lo veneravamo come una reliquia! Ma per quanto riguarda i corsi, dei veri corsi, quelle lezioni che annunciava, in principio, all&#8217;inizio di ogni anno &#8212; non era forse, dopo tutto, il nostro &quot;ca\u00efman&quot; di filosofia? &#8212; non se ne faceva mai niente: regolarmente l&#8217;anno si chiudeva senza che il corso avesse preso avvio. Ho trascorso quattro anni all&#8217;\u00c9cole Normale. Non ho mai sentito parlare il mio professore. I suoi libri, allora? \u00e8 ai suoi libri che occorre volgerci per trovare le sue lezioni? Proveniva dai libri la sua influenza? S\u00ec e no. Perch\u00e9 non ci sono nemmeno dei libri di Althusser. Ci sono dei titoli, questo s\u00ec. Tantissimi titoli. Era un &quot;titolatore&quot; geniale. Un recordman della titolatura. Era ineguagliabile nell&#8217;idearvi un titolo fiammeggiante che ostentava poi come un vessillo. Ma quando si guardava dietro il vessillo, quando osservi, ancora oggi, ci\u00f2 che sono fisicamente i suoi libri, troviamo una raccolta di articoli (&quot;Per Marx&quot;), un testo di circostanza (&quot;Lenin e la filosofia&quot;), un articolo &quot;gonfiato&quot;, come dicono gli editori, per ricavarne un opuscolo (&quot;R\u00e9ponse a John Lewis&quot;). Troviamo &quot;Leggere il Capitale&quot;, il titolo principale, in realt\u00e0 un libro collettivo; anzi, se vi togliamo i testi dei seguaci, non ne resta che qualche scarna conferenza. Mentre un libro, ci\u00f2 che si definisce un libro, con un inizio, una fine, un&#8217;architettura interna, un&#8217;idea su cui poggiare, per contro non esiste. Non che si sia rifiutato di crearlo, del resto. O che l&#8217;idea gli ripugnasse. Semplicemente, non era il momento. (&#8230;) Un pensiero in movimento, allora? In gestazione? Uno di quei pensieri vivi e forti che non si curano dei sistemi, e filano dritti verso l&#8217;infinito? Hmm&#8230; Ma non \u00e8 detto&#8230; Perch\u00e9 ci\u00f2 che contrassegnava l&#8217;opera di Althusser era la stabilit\u00e0. Era un&#8217;opera quasi fissa. Come se la malattia l&#8217;avesse arrestata, bloccata nel suo slancio, impossibilitata a spiegarsi. (&#8230;) Una presenza? Una parola? \u00c8 attraverso la parola viva che egli regnava? Attraverso il contatto diretto con ciascuno? Una sorta di Socrate? Oppure &#8212; il confronto \u00e8 stato pi\u00f9 volte fatto &#8212; una sorta di Lucien Herr moderno? Nemmeno questo \u00e8 certo. Perch\u00e9 Lucien Herr parlava. Perorava. Ha passato ore a convincere Jaur\u00e8s, Blum, P\u00e9guy, dell&#8217;innocenza di Dreyfus o dei meriti del socialismo. Mentre Althusser, quando andavate a fargli visita, aveva la parola tanto rara quanto la scrittura. Bussate alla porta. Apre immediatamente. Apre sempre velocemente, come se fosse l\u00e0, dietro la porta imbottita di cuoio, ad attendere solo voi. Una breve stretta di mano. Il primo sguardo, insistente, un po&#8217; obliquo, pieno di sottintesi. Indossa un paio di pantaloni di velluto a coste. Una camicia di lana. Ha il passo pesante, l&#8217;espressione preoccupata di chi \u00e8 stato interrotto dal proprio lavoro, ma con un urgente bisogno di vedervi. &quot;Scusa. Disturbo? &quot;S\u00ec, stavo scrivendo&#8230; Ma entra, su&#8230; Capiti a proposito&#8230;&quot;. Senza una parola, vi indica la poltrona di sinistra. Lui si siede in quella di destra. Sembra un vecchio cospiratore che si esprime con gesti brevi, cenni del capo, smorfie. Allora voi parlate. Del resto siete costretti a parlare, altrimenti regnerebbe il silenzio. E per tutto il tempo del &quot;colloquio&quot;, egli resta l\u00ec, rannicchiato nella sua poltrona, sognante; vi fossa senza proferir parola, con quel suo bello sguardo azzurro, terribilmente intenso. Chiss\u00e0 se ascolta, perlomeno? \u00c8 cos\u00ec attento come fa pensare la sua espressione? Voi ne siete convinti, certamente. Altrimenti, perch\u00e9 quella scena? Perch\u00e9 quell&#8217;aria di chi la sa lunga? La fronte pensierosa? L&#8217;occhio azzurro? Quindi voi cominciate. Farfugliate un po&#8217;. Siete intimiditi, per forza, da quello sguardo che vi scruta e che \u00e8 quello, non dimentichiamolo, del teorico marxista pi\u00f9 puro della terra&#8230; Ahi, ahi, ahi! Vi ingannate&#8230; non siete abbastanza puri&#8230; abbastanza ortodossi&#8230; penser\u00e0 che non avete capito niente della &#8216;rottura&#8217; o della differenza tra materialismo storico e dialettico&#8230; Vi trover\u00e0 frivoli, mondani&#8230; dir\u00e0: ma no, ma chi \u00e8 questo? Non ha proprio una faccia da althusseriano. (&#8230;) Althusser, in quei momenti, non esprimeva niente di speciale. Se ne fregava totalmente della vostra eventuale eresia. Come poteva curarsene quando il suo unico pensiero era che, tempo un&#8217;ora, per discrezione, ve ne sareste andati, lasciandolo nuovamente solo &#8212; con la sua infelicit\u00e0 e la sua malattia? Allora, lo sapevamo? Ce ne accorgevamo? Ci dicevamo, tra di noi: Il nostro maestro \u00e8 malato&#8230; il nostro professore \u00e8 folle?<\/em><\/p>\n<p>E la risposta a queste ultime domande, ambigua, sembra essere comunque un <em>no<\/em>. Perch\u00e9 se fosse stata <em>s\u00ec<\/em>, perfino quelle zucche vuote avrebbero dovuto porsi la domanda: <em>Ma se il nostro maestro \u00e8 un folle, noi allora cosa siamo?<\/em> Eppure, quanto bene avrebbe fatto loro chiederselo: da quella mancata domanda sono derivati molti mali. Il pi\u00f9 grave dei quali \u00e8 che costoro, dopo aver seguito dei pazzi, non avendo fatto ammenda n\u00e9 chiarezza in se stessi sulle ragioni di quella infatuazione, continuano a diffondere i germi della pazzia: cos\u00ec, solo perch\u00e9 non sanno come ammazzare la noia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Louis Althusser (1918-1990) \u00e8 stata considerato, gi\u00e0 in vita, uno dei massimi filosofi francesi ed europei del XX secolo; il massimo interprete del marxismo-leninismo; il massimo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[141,185],"class_list":["post-28691","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-filosofia","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28691","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28691"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28691\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28691"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28691"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28691"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}