{"id":28685,"date":"2018-02-08T11:28:00","date_gmt":"2018-02-08T11:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/08\/il-magistero-degli-ultimi-50-anni-e-autentico\/"},"modified":"2018-02-08T11:28:00","modified_gmt":"2018-02-08T11:28:00","slug":"il-magistero-degli-ultimi-50-anni-e-autentico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/08\/il-magistero-degli-ultimi-50-anni-e-autentico\/","title":{"rendered":"Il Magistero degli ultimi 50 anni \u00e8 autentico?"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo sostenuto, nel precedente articolo <em>E i papi del post-concilio, che pensare di loro?<\/em> (pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia l&#8217;08\/02\/2018) che esistono, purtroppo, seri indizi quanto meno per sospettare che, a partire dal conclave del 1958, in cui forse venne eletto Giuseppe Siri ma poi venne proclamato papa Giuseppe Angelo Roncalli col nome di Giovanni XXIII, che la massoneria ecclesiastica si sia impadronita del collegio cardinalizio e che pertanto, da allora, <em>tutti<\/em> i papi successivamente eletti siano stati scelti con il criterio di una disponibilit\u00e0 di massima a farsi interpreti e prosecutori dei deliberati errori sanciti dal Concilio Vaticano II, allo scopo di portare gradualmente e, se possibile, inavvertitamente, la Chiesa cattolica fuori da se stessa e dal proprio baricentro, che \u00e8 solo e unicamente Ges\u00f9 Cristo, per trasformarla in una neochiesa gnostica e modernista, tappa intermedia verso la sua dissoluzione e il suo assorbimento in una super-religione mondiale umanitaria, a sua volta presupposto per l&#8217;attuazione dell&#8217;ultima fase: la divinizzazione della <em>\u00e9lite<\/em> mondiale che occultamente gi\u00e0 da tempo ha steso la sua immensa ragnatela sul mondo intero e che ha sempre visto nella Chiesa cattolica il suo principale e pi\u00f9 pericoloso nemico, da abbattere a qualunque costo e con qualsiasi mezzo. La massoneria ecclesiastica, ramo infiltrato ed autonomo della massoneria, \u00e8, come quest&#8217;ultima, una delle ramificazioni della grande Piovra globale, la quale, diretta e controllata da pochissimi individui, da almeno due secoli sta scrivendo la storia mondiale per mezzo di guerre, rivoluzioni, colpi di Stato, crisi finanziarie, fenomeni migratori creati dal nulla o ingigantiti ad arte, grazie alla sua immensa disponibilit\u00e0 di capitali; mentre, nello stesso tempo, grazie al controllo quasi totale della stampa, della televisione, del cinema, e, indirettamente, dell&#8217;universit\u00e0 e della scuola, della medicina e della cultura, della politica e dell&#8217;alimentazione, nonch\u00e9 della moda, dello spettacolo, del tempo libero, ha tracciato una strategia a lungo termine di controllo, manipolazione e alienazione delle societ\u00e0 e delle persone, riducendole a soggetti anonimi e conformisti, passivi e cronicamente dipendenti dai modelli del consumismo, praticamente incapaci di pensare con la propria testa, tanto da non saper pi\u00f9 leggere e comprendere il senso dei fatti che pure avvengono ormai alla luce del sole.<\/p>\n<p>Ma, se gli ultimi sei pontefici, dal conclave del 1958 in poi, altro non sono stati che gli strumenti del potere occulto, illegittimo, eversivo e, in definitiva anticristiano, insediatosi al vertice della Chiesa per la sua rovina, sorge inevitabilmente un altro, angoscioso interrogativo: quale valore dare, cio\u00e8, al magistero di quei sei papi, per capire, se non altro, e per quanto doloroso ci\u00f2 possa essere, fino a che punto l&#8217;infezione eretica e modernista sia penetrata nell&#8217;insegnamento della Chiesa e fin dove il fedele cattolico debba sentirsi vincolato a ci\u00f2 che la Chiesa attualmente insegna, rifacendosi al magistero dei papi conciliari (Giovanni XXIII e Paolo VI) e post-conciliari (Giovanni Paolo I e II, Benedetto XVI e Francesco). Una cosa, peraltro, balza evidente a chi si prenda la briga di sfogliare un po&#8217; i documenti magisteriali degli ultimi pontefici: la sproporzione nei riferimenti al Magistero pre-conciliare, rispetto a quello conciliare e post-conciliare. In altre parole: gli ultimi sei papi, nei loro documenti ufficiali, per non parlare delle loro omelie, dei discorsi, degli scritti e delle interviste, citano, nell&#8217;80 o 90% dei casi, i documenti del Vaticano II, e al 20% o al 10% gli altri venti concili ecumenici. Perfino le Scritture e perfino la Tradizione sono spesso citate attraverso il prisma del Vaticano II, e non riferendosi direttamente agli originali. Qualcuno potrebbe pensare che ci\u00f2 sia normale, dato che in tutte le cose umane esiste la tendenza a riferirsi a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 vicino, non a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 lontano nel tempo. S\u00ec, \u00e8 vero; nelle cose umane: ma qui stiamo parlando delle cose divine. Non \u00e8 affatto normale che i papi del dopo Concilio si rifacciano massimamente al Concilio stesso, e molto poco a tutto il Magistero precedente, come se quello avesse in qualche modo &quot;sostituito&quot; i deliberati dei precedenti concili, e specialmente quelli del Concilio di Trento. Sorge il sospetto, pi\u00f9 che legittimo, che in nome dell&#8217;ecumenismo, ossia per poter liberamente &quot;dialogare&quot; con i luterani, si sia preferito tirare un colpo di spugna sui documenti ufficiali del Concilio di Trento, vale a dire su cinque secoli di dottrina e di Magistero ecclesiastico, per attingere pressoch\u00e9 esclusivamente a due documenti conciliari, il decreto <em>Unitatis Redintegratio<\/em> e la dichiarazione <em>Dignitatis humanae<\/em>. In un tale uso spregiudicato delle fonti magisteriali c&#8217;\u00e8 un gravissimo vizio di fondo: non \u00e8 lecito, infatti, servirsi dei documenti di un concilio per ignorare gli altri, come se esso li avesse automaticamente superati ed archiviati: ci\u00f2 corrisponderebbe a una alterazione del Magistero, o peggio ancora, a un&#8217;interpretazione rivoluzionaria del Magistero stesso. Non sembri eccessiva una simile espressione: \u00e8 rivoluzione ogni rottura con la tradizione; sicch\u00e9 qui ci troveremmo proprio in presenza di una tale prassi rivoluzionaria, anche se la rottura sarebbe implicita e non esplicita, sottintesa e non dichiarata. Inoltre, vi sarebbe un fraintendimento totale, per non dire un deliberato stravolgimento, del senso stesso del Magistero: il quale, nella definizione delle verit\u00e0 di fede, non \u00e8 soggetto al mutare delle situazioni storiche, ma resta sempre uguale a se stesso, mentre la sola cosa che pu\u00f2 mutare \u00e8 la forma esteriore del loro insegnamento. Il Concilio di Trento, per esempio, dal quale scaturisce la Messa di Pio V, non pretende d&#8217;insegnare nulla di nuovo: si limita a chiarire e ribadire la vera e perenne dottrina cattolica; l&#8217;occasione del chiarimento \u00e8 stata fornita dall&#8217;eresia luterana, subito degenerata in uno scisma estremamente aggressivo (chiss\u00e0 perch\u00e9, anche moti cattolici pensano tutt&#8217;oggi che l&#8217;aggressivit\u00e0 e la violenza siano state soprattutto dei cattolici, e citano sempre la notte di San Bartolomeo; mentre appena dieci anni dopo l&#8217;inizio dell&#8217;eresia luterana, con il sacco di Roma, i protestanti si erano abbandonati a nefandezze e atrocit\u00e0 tali, contro il clero e contro i cattolici, nella citt\u00e0 santa della cristianit\u00e0, da superare di gran lunga quelle dei barbari Alarico e Genserico, avvenute oltre mille anni prima). Se un documento, o un gruppo di documenti, scritti dal papa o dai vescovi, venissero a contrapporsi, implicitamente o esplicitamente, all&#8217;insieme dei documenti magisteriali precedenti, allora ci troveremmo in presenza di documenti rivoluzionari, cio\u00e8 illegittimi, vale a dire eretici: perch\u00e9 nulla, neppure uno <em>iota<\/em>, pu\u00f2 essere legittimamente cambiato nel Magistero della Chiesa, che \u00e8 la trasmissione della Verit\u00e0 divina <em>I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno<\/em>, dice Ges\u00f9, e ci\u00f2 vale anche per il loro carattere di assolutezza, perfezione e immutabilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 bene, a questo punto, chiarire cosa sia esattamente il Magistero, una parola che, forse, molti cattolici adoperano senza conoscerne il reale significato. Dice il classico <em>Dizionario di Teologia Morale<\/em> diretto dal cardinale Francesco Roberti, il pi\u00f9 autorevole di prima del Concilio (ma la &quot;voce&quot; \u00e8 redatta da monsignor Pietro Palazzini; Roma, Editrice, Studium, pp. 833-834):<\/p>\n<p><em>Per ci\u00f2 che riguarda le verit\u00e0 rivelate da Dio la norma della fede \u00e8 il magistero SOLENNE ed ORDINARIO della Chiesa: quello si concreta nelle definizioni dommatiche papali e conciliari; questo consiste nell&#8217;unanime insegnamento dell&#8217;episcopato unito al papa (can, 1322-1323).<\/em><\/p>\n<p><em>Una definizione dommatica per vincolare come tale la fede deve constare in modo certo e manifesto; di conseguenza una definizione dubbia praticamente una definizione nulla. Inoltre, in alcuni caso, la Chiesa docente esprime il suo giudizio dottrinale, senza impegnare in modo definitivo tutta la sua autorit\u00e0. Spesso il magistero ecclesiastico approva o disapprova una dottrina, senza pronunziarsi definitivamente sulla sua assoluta verit\u00e0 o falsit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Prendiamo nota; cos\u00ec come prendiamo nota che un documento papale come l&#8217;esortazione <em>Amoris laetitia<\/em>, mancando palesemente dell&#8217;elemento della <em>certezza<\/em>, \u00e8, <em>ipso facto<\/em>, dubbio e perci\u00f2 nullo; altro che interpretazione: i documenti del Magistero devono essere <em>certi<\/em> e <em>manifesti<\/em>, pena la loro nullit\u00e0. E ora vediamo cosa dice, del Magistero, il Concilio Vaticano II, che, guarda caso, \u00e8 citato in maniera prioritaria, l\u00e0 dove se ne parla, nel <em>Catechismo degli adulti<\/em> edito a cura della Conferenza Episcopale Italiana. Il documento conciliare che d\u00e0 una definizione di &quot;magistero&quot; \u00e8 la costituzione dogmatica <em>Dei Verbum<\/em> del 18 novembre 1965, che, al capitolo 10, recita cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa; nell&#8217;adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell&#8217;insegnamento agli Apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle orazioni (cfr At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e fedeli una singolare unit\u00e0 di spirito.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ufficio poi d&#8217;interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa, \u00e8 affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorit\u00e0 \u00e8 esercitata nel nome di Ges\u00f9 Cristo. Il quale magistero per\u00f2 non \u00e8 superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ci\u00f2 che \u00e8 stato trasmesso, in quanto per divino mandato e con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ci\u00f2 che propone a credere come rivelato da Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 chiaro dunque che la sacra tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realt\u00e0 sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l&#8217;azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.<\/em><\/p>\n<p>A parte il paragrafo conclusivo, che, se non andiamo errati, dice un autentico sproposito teologico, laddove dichiara n\u00e9 la Tradizione (che noi preferiamo scrivere con la maiuscola), n\u00e9 la sacra Scrittura, n\u00e9 il Magistero della Chiesa (come sopra), sussistono l&#8217;uno senza l&#8217;altro, perch\u00e9 la Tradizione e la Scrittura <em>sussistono<\/em> senza il Magistero, eccome, anzi, a rigore sussisteva anche la Tradizione <em>prima<\/em> della Scrittura (nel senso che essa c&#8217;era gi\u00e0, quando ancora non erano stati scritti i libri del Nuovo Testamento), a parte ci\u00f2, dicevamo, si ricava che il Magistero \u00e8 l&#8217;interpretazione autentica, da parte della Chiesa, della Paola di Dio, sia trasmessa che scritta, nel nome di Ges\u00f9 Cristo; e che non pu\u00f2 ardire di mutarla in nulla, ma ne \u00e8 solo l&#8217;umile e fedele trasmissione.<\/p>\n<p>E ora torniamo al nostro quesito iniziale: il magistero degli ultimi 50 anni, cio\u00e8 dal Concilio Vaticano II in poi, deve considerarsi autentico, e perci\u00f2 vincolante, per ogni fedele cattolico? Abbiamo visto che il Magistero, nelle due forme ordinaria e straordinaria, definisce la fede cos\u00ec come essa risulta dalla divina Rivelazione, mediata dalla Chiesa. Tuttavia, la Chiesa \u00e8 sempre la Chiesa: una, cattolica, apostolica, fondata da Ges\u00f9 Cristo e affidata a san Pietro e ai suoi successori. \u00c8 impensabile che la Chiesa possa smentire se stessa, dunque \u00e8 impensabile che vi sia un insegnamento della Chiesa che precede ed uno che segue il Concilio Vaticano II, che \u00e8 solo l&#8217;ultimo di ben ventuno concili ecumenici, e, fra parentesi, l&#8217;unico che non sia stato convocato per definire questioni di dottrina o disciplina, ma solo di pastorale e liturgia. Per\u00f2, la pretesa di molti teologi, e di non pochi cardinali e vescovi, \u00e8 proprio quella di portare a compimento una radicale applicazione del Concilio, cos\u00ec da cambiare la Chiesa cattolica: Bergoglio ha avuto la franchezza, o piuttosto l&#8217;impudenza, di dichiararlo subito, in una famigerata intervista a Eugenio Scalfari (gran nemico della Chiesa e del cristianesimo): <em>cos\u00ec voglio cambiare la Chiesa<\/em>, ha detto. Per ci\u00f2 stesso, si \u00e8 posto al di fuori del vero Magistero e della vera Chiesa. La Chiesa non si cambia, il Magistero non si cambia: l&#8217;una e l&#8217;altro rispondono direttamene a Dio della loro assoluta fedelt\u00e0 alla parola di Ges\u00f9 Cristo. Nessuno, nemmeno il papa, ha la bench\u00e9 minima facolt\u00e0 di cambiare sia pure una virgola della Parola di Dio. Proprio per evitare tale imbarazzo, i papi della &quot;svolta&quot; conciliare, a cominciare da Giovanni XXIII, meno impazienti di Bergoglio, e quindi meno rozzi e arroganti, hanno sempre dichiarato di non voler cambiare nulla del Magistero, n\u00e9 della Chiesa, ma solo di voler meglio chiarire e approfondire la <em>comprensione<\/em> della Parola di Dio. Sottile distinzione, ma, ahim\u00e8, molto, troppo simile a un sofisma, a un gioco di parole. C&#8217;\u00e8 poco da fare: il Magistero \u00e8, per definizione, <em>interpretazione<\/em> della Tradizione e della Scrittura: e cos\u00ec deve essere, se si vuol restare cattolici; se no, ci si fa luterani e si legge la <em>Bibbia<\/em> ciascuno a suo modo. Bisogna perci\u00f2 vedere, caso per caso, se i testi magisteriali degli ultimi sei papi (anzi, dei penultimi cinque, perch\u00e9 l&#8217;eresia di Bergoglio \u00e8 conclamata) sono in armonia col Magistero precedente e il Deposito della fede. In linea di massima, crediamo di poter dire che la risposta \u00e8 affermativa dove essi si appoggiano sui concili precedenti e il Magistero perenne, negativa dove si fondano unicamente sul Vaticano II. Altro interrogativo drammatico \u00e8 quello relativo alla validit\u00e0 dei Sacramenti impartiti da un clero che di fatto non serve pi\u00f9 la Verit\u00e0 di Cristo. Ma, per fortuna, essa non \u00e8 inficiata dall&#8217;indegnit\u00e0 o dai peccati dei ministri&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo sostenuto, nel precedente articolo E i papi del post-concilio, che pensare di loro? 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