{"id":28683,"date":"2019-09-02T08:24:00","date_gmt":"2019-09-02T08:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/09\/02\/se-guardi-a-lungo-nellabisso-labisso-guardera-te\/"},"modified":"2019-09-02T08:24:00","modified_gmt":"2019-09-02T08:24:00","slug":"se-guardi-a-lungo-nellabisso-labisso-guardera-te","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/09\/02\/se-guardi-a-lungo-nellabisso-labisso-guardera-te\/","title":{"rendered":"Se guardi a lungo nell&#8217;abisso, l&#8217;abisso guarder\u00e0 te"},"content":{"rendered":"<p>Nel quarto capitolo di <em>Al di l\u00e0 del bene e del male<\/em> (1886), intitolato <em>Detti e intermezzi<\/em>, Friedrich Nietzsche fa la sua celebre, profondissima osservazione: <em>Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l&#8217;abisso ti guarda dentro.<\/em> Ebbene: il problema della nostra civilt\u00e0, o piuttosto della nostra anti-civilt\u00e0 moderna, \u00e8 appunto quello che essa ha guardato troppo a lungo nelle profondit\u00e0 insondabili dell&#8217;abisso; e sta continuando a farlo tuttora. L&#8217;abisso in cui essa guarda, o meglio in cui guardano, affascinati e sedotti, i suoi figli, \u00e8 l&#8217;abisso del relativismo, del materialismo, del nichilismo: \u00e8 l&#8217;abisso degli abissi, cio\u00e8 il nulla, il vuoto. I padri della modernit\u00e0 sognavano di riempire il vuoto, creato dalla distruzione sistematica della Tradizione, con i loro nuovi idoli: la ragione scientifica, il progresso illimitato, l&#8217;edonismo eretto a sistema, la teoria dei diritti innati e inalienabili, il successo fine a se stesso. Per questo la civilt\u00e0 moderna (chiamiamola pure cos\u00ec, tanto per capirci) \u00e8 la civilt\u00e0 della tecnica: perch\u00e9 solo in una civilt\u00e0 che ha azzerato la Tradizione, che ha reciso i legami con la trascendenza, che ha represso, negato e deriso la tensione metafisica dell&#8217;uomo, gli uomini possono illudersi di affrontare e risolvere i problemi dell&#8217;esistenza mediante delle soluzioni tecnologiche. Solo in una civilt\u00e0 spiritualmente inaridita, grossolanamente materialista, si pu\u00f2 pensare che le macchine siano tutto ci\u00f2 di cui v&#8217;\u00e8 bisogno per fornire agli uomini gli strumenti per vivere. Le macchine e la tecnica, per\u00f2, risolvono i problemi, ma solo in senso materiale; non hanno nulla da dire sui fini, sugli scopi; non sono neppure interessate a capire in quale direzione si stia andando. A loro basta avanzare, risolvere, proseguire: a che scopo, per fare cosa, per andare dove, sono tutte cose che esorbitano dalle loro funzioni e anche dalle loro possibilit\u00e0. Perci\u00f2 gli uomini moderni sono prigionieri di un meccanismo da loro stessi creato: il meccanismo del fare, nel quale il continuo progresso tecnologico accelera sempre pi\u00f9 il movimento, senza che s&#8217;intravveda il senso, e tanto meno la meta, di esso.<\/p>\n<p>Ora, proprio questa corsa senza una meta, questo movimento senza uno scopo determinato, ma che tende ad essere sempre pi\u00f9 la giustificazione retroattiva di se stesso, con la tecnica che detta all&#8217;uomo le mete da raggiungere (diciamo la tecnica nel senso pi\u00f9 ampio del termine: dalla tecnica dell&#8217;economia alla tecnica della fecondazione artificiale), fa s\u00ec che gli uomini siano attratti e quasi affascinati da questo movimento vertiginoso, del quale nessuno ha compreso la destinazione finale, e anzi del quale molti negano che vi sia una destinazione finale, essendo il concetto stesso di progresso illimitato tale da escludere che vi sia mai, non che una meta, neppure una sosta. Il che delinea una situazione psicologica e morale simile a quella descritta da Nietzsche: un guardare troppo a lungo nell&#8217;abisso, che finisce per trasformarsi nell&#8217;azione reciproca, dell&#8217;abisso che guarda all&#8217;interno di colui che sta guardando. E quando l&#8217;abisso guarda dentro qualcuno, se costui se non possiede una idonea preparazione, \u00e8 perduto: \u00e8 una di quelle esperienze dalle quali non si pu\u00f2 tornare indietro, non si potr\u00e0 essere mai pi\u00f9 quelli di prima. L&#8217;abisso, infatti, \u00e8 ci\u00f2 che supera ontologicamente, e non solo psicologicamente o intellettualmente, la misura umana; quando un essere umano \u00e8 scrutato dall&#8217;abisso, si trasforma, per cos\u00ec dire, da cacciatore a preda: non \u00e8 pi\u00f9 lui che avanza e che agisce, ma \u00e8 afferrato e posseduto da qualcosa che \u00e8 pi\u00f9 grande di lui e, soprattutto, che \u00e8 estranea alla sua natura. La differenza ontologica fa il resto: essere afferrato e posseduto da qualcosa di estraneo significa, per l&#8217;uomo, morire: e se non \u00e8 la morte fisica, \u00e8 tuttavia la morte morale. Sono forse vivi, nel senso comune del termine, quegli esseri umani che hanno fatto da cavie, volenti o nolenti, magari ancor prima di nascere, fin dal concepimento, ai mostruosi esperimento di una scienza impazzita? S\u00ec, lo sono, ma non pi\u00f9 <em>in quanto esseri umani<\/em>; sono divenuti qualcos&#8217;altro: qualcosa che eccede la misura della condizione antropologica, e che non ci sono neanche parole per descrivere. Chi pu\u00f2 dire cosa <em>sentono<\/em> realmente?<\/p>\n<p>Se, dunque guardare nell&#8217;abisso troppo a lungo equivale a un viaggio senza ritorno, bisogna trarne la conclusione che gli uomini moderni sono pellegrini perduti, viaggiatori che non potranno mai pi\u00f9 tornare a casa, non potranno mai pi\u00f9 rientrare in se stessi. Qualcosa \u00e8 intervenuto a modificare la loro natura; qualcosa ha alterato la loro umanit\u00e0, penetrando dall&#8217;esterno: l&#8217;abisso ha invaso e annebbiato la loro anima, ha stravolto la loro percezione della realt\u00e0, ha radicalmente modificato le loro coordinate interiori. Visti dall&#8217;esterno sono gli stessi di prima, gli stessi di sempre, solo vestiti in modo diverso e circondati da oggetti e abitudini diversi da quelli di cento o di mille anni fa; ma in realt\u00e0 appartengono a una nuova razza, a una razza di mutanti, di ibridi post-umani, che non sente, non ragiona, non giudica in maniera umana, bens\u00ec in maniera post-umana. Che cosa siano diventati, nessuno lo pu\u00f2 dire con certezza; tanto pi\u00f9 che essi, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno alcuna coscienza di quel che \u00e8 avvenuto in loro. Non si sono neppure accorti di quel che \u00e8 accaduto, fuori di loro e dentro di loro; e proprio questa \u00e8 la prova del fatto che la loro mutazione \u00e8 senza ritorno: solo se chi \u00e8 cambiato si rende conto d&#8217;essere cambiato, esiste, per lui, una possibilit\u00e0 di rientrare in se stesso, nel suo io di prima; ma se chi \u00e8 cambiato non se n&#8217;\u00e8 accorto nemmeno, la sua mutazione \u00e8 definitiva e irrevocabile.<\/p>\n<p>Possiamo chiarire questo concetto con un esempio pratico. Tutti sappiamo cos&#8217;\u00e8 un bambino di cinque, sei, sette anni. Ma se a quel bambino viene concesso di guardare troppo a lungo nell&#8217;abisso del suo telefonino, arriver\u00e0 il momento in cui egli non sar\u00e0 pi\u00f9 il bambino che era prima, n\u00e9 potr\u00e0 ritornare ad esserlo, quand&#8217;anche lo volesse (e certamente non lo vorr\u00e0). Non sentir\u00e0 pi\u00f9 come un bambino, non ragioner\u00e0 pi\u00f9 come un bambino, non vedr\u00e0 pi\u00f9 il mondo come lo vede un bambino: lo vedr\u00e0 come lo vede un essere ibrido, che ha il corpo di un bambino, la maturit\u00e0 di un bambino e la volont\u00e0 di un bambino, ma che ha acquisto una serie di abilit\u00e0 e di nozioni, ha introiettato una psicologia e fatto suo un punto di vista che non sono pi\u00f9 quelli di un bambino, ma di un adulto, anzi di un particolare tipo di adulto: colui che vive in uno stato di dipendenza dal telefonino. Ora, nessuno sa che cosa <em>veramente<\/em> senta, pensi e giudichi un essere ibrido di questa natura: e tale \u00e8 appunto la ragione per la quale noi avvertiamo oscuramente &#8212; ed \u00e8 una delle fonti della nostra angoscia esistenziale &#8211; che i nostri figli ci stanno sfuggendo, che si \u00e8 creato un diaframma invisibile, ma insuperabile, fra noi e loro. Ma naturalmente, quello del telefonino \u00e8 solo un esempio: e magari non si trattasse che di quello; bench\u00e9 rappresenti un pericolo oggettivo per la crescita normale dei bambini, la minaccia \u00e8 molto pi\u00f9 ampia. \u00c8 tutto l&#8217;orizzonte in cui si muovono gli uomini moderni a costituire, di per s\u00e9, un qualcosa d&#8217;innaturale, di forzato e di alieno: \u00e8 l&#8217;abisso nel quale guardano fissamente, senza ormai pi\u00f9 rendersene conto. Gli uomini moderni sono diventati, alla lettera, il popolo dell&#8217;abisso &#8212; sembra il titolo di un romanzo di fantascienza, o meglio di un romanzo del terrore &#8212; ma il paradosso \u00e8 che non lo sanno; e che, se qualcuno provasse a metterli in guardia, non otterrebbe come risposta che un incredulo sorriso, non scevro di una certa qual sufficienza e di un certo qual compatimento. Non \u00e8 forse evidente che essi, grazie alle sempre nuove conquiste della scienza e della tecnica, stanno trionfalmente marciando verso le <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>? Ne sono talmente convinti, che il pensiero di essersi affacciati sull&#8217;abisso raramente li sfiora, e quasi mai li turba.<\/p>../../../../n_3Cp>Del resto, essi possiedono un modo pressoch\u00e9 infallibile per rassicurarsi: la prova a contrario. Quando qualcuno solleva delle obiezioni a un modello di crescita senza sviluppo e di sviluppo senza progresso; quando qualcuno obietta loro che \u00e8 un grosso rischio quello di salire su di un convoglio che acquista via, via, una velocit\u00e0 sempre maggiore, ma la cui destinazione \u00e8 tuttora ignota, per ammissione dello stesso capotreno, anzi della stessa dirigenza della societ\u00e0 ferroviaria, e che forse le rotaie non giungono che fino a un certo punto del tragitto e l\u00ec si arrestano, dopo di che inevitabilmente vi sar\u00e0 un deragliamento, essi rispondono, con un imperturbabile sorriso di superiorit\u00e0: <em>Forse che qualcuno vorrebbe scendere? Forse che qualcuno vorrebbe tornare indietro? Lei conosce per caso qualcuno che preferirebbe tornare alla candela, invece della luce elettrica; alla carta e penna, invece del computer?<\/em> Con queste o altre simili frasi, essi ritengono di aver spiazzato l&#8217;interlocutore e di aver opposto un argomento inoppugnabile a qualsiasi obiezione, per non parlare di critiche. Ahim\u00e8, non \u00e8 affatto cos\u00ec. S\u00ec, \u00e8 vero che gli uomini moderni non sono disposti in nessun modo a rinunciare ai loro modi di vita basati sulla tecnologia: diversi esperimenti hanno mostrato che anche solo rinunciare per un periodo limitato alla televisione, per una famiglia tipo, appare come un sacrificio insostenibile. Da ci\u00f2, tuttavia, non discende la bont\u00e0 intrinseca di quel modo di vita, n\u00e9, meno ancora, la razionalit\u00e0 di coloro che l&#8217;hanno adottato: dimostra solo quanto grande sia la debolezza della volont\u00e0 umana, specie quando la tecnologia ha abituato le persone a disporre di tutte le comodit\u00e0 possibili, anche per svolgere le funzioni pi\u00f9 futili della vita quotidiana.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una cosa, tuttavia, alla quale sono in pochi a pensare, anche fra i cattolici che pure questo concetto dovrebbero avere ben chiaro. L&#8217;abisso nel quale guardano gli uomini moderni, e che a sua volta guarda dentro di loro, non \u00e8 uno spazio &quot;neutro&quot;: \u00e8 lo spazio di ci\u00f2 che si oppone al senso, al valore, al giusto, al bello; \u00e8 lo spazio del Male. L&#8217;abisso \u00e8 il diavolo, insieme alle forze oscure che a lui sono collegate. L&#8217;abisso \u00e8 ci\u00f2 che si vede nell&#8217;aeroporto internazionale di Denver, in Colorado: un inno alle forze oscure, una dichiarazione di osservanza alla massoneria. L&#8217;abisso \u00e8 anche la cerimonia d&#8217;inaugurazione del tunnel del Gottardo: cerimonia orribile, satanica, con la quale si \u00e8 voluto porre quel grande manufatto umano, costato tanto tempo, tanto denaro e tanta fatica, sotto l&#8217;alta protezione, se cos\u00ec vogliamo dire, del Maligno. E l&#8217;abisso \u00e8 anche il Santuario di San Giovanni Rotondo, destinato ad accogliere uno dei pi\u00f9 grandi santi degli ultimi secolo, padre Pio da Pietrelcina, ma che oscuri registi hanno voluto trasformare in un tempio massonico, stracolmo di simboli massonici e privo o quasi di espliciti riferimenti cristiani, stravolgendo con sottile malizia la sua funzione e recando un diabolico oltraggio, una &#8216;infernale e calcolata profanazione nei confronti dei resti mortali del grande frate cappuccino. L&#8217;abisso \u00e8 poi un papa che non \u00e8 papa, che non parla di Dio, del mistero del peccato e della Grazia, della penitenza e della Redenzione, ma sempre e solo dei migranti, del clima, delle emissioni di anidride carbonica, della minaccia alla biodiversit\u00e0 e del problema dello smaltimento dei rifiuti di plastica. S\u00ec, questo \u00e8 l&#8217;abisso: l&#8217;abisso della mistificazione, dell&#8217;eresia e dell&#8217;apostasia spacciate per normalit\u00e0, per cattolicit\u00e0, per amore di Dio; l&#8217;abisso della menzogna promossa a verit\u00e0 e della verit\u00e0 fatta passare per menzogna; del male spacciato per bene e del bene calunniato come se fosse male; della giustizia pervertita in ingiustizia, e dell&#8217;ingiustizia promossa a giustizia. Gli uomini moderni, sprofondati nel relativismo, assuefatti al soggettivismo e rotti a qualsiasi arbitrio morale, a qualunque compromesso con la propria coscienza, non solo si ritengono in diritto di capovolgere tutti i valori, con la scusa della libert\u00e0 e della realizzazione di s\u00e9 &#8212; concetti che adoperano senza rendersi minimamente conto del loro vero significato &#8212; ma si sono talmente induriti e inariditi, da non rendersi pi\u00f9 neppure conto della perversione dei valori, di cui sono artefici e vittime al tempo stesso. La cifra della modernit\u00e0, infatti, \u00e8 la superbia: per superbia che gli uomini moderni hanno voluto recidere i legami con la Tradizione, ed \u00e8 sempre per superbia che pretendono di rifare il mondo da cima a fondo, perch\u00e9 quello che hanno trovato a loro disposizione, quello creato da Dio, era, secondo loro, pieno di errori e imperfezioni, mentre quello che vogliono costruire sar\u00e0 magnifico, sar\u00e0 perfetto, senza neppure un tassello fuori posto, opera infallibili architetti che si sentono, essi, dei piccioli d\u00e8i, e perci\u00f2 anche in diritto di manipolar illimitatamente la natura: con la clonazione, con la fecondazione eterologa, con la creazione i esseri ibridi, il tutto in nome scienza e del progresso. Se, dunque, l&#8217;abisso in cui si specchia la civilt\u00e0 moderna \u00e8 il diavolo, nessuno \u00e8 abbastanza forte da poter sostenere il suo sguardo senza esserne soggiogato e trasformato in uno dei suoi miserabili satelliti. C&#8217;\u00e8 una sola possibilit\u00e0 di guardare in faccia il diavolo e rimanere illesi: avere la protezione di Dio, essere in grazia di Lui. Ma gli uomini moderni hanno voltato le spalle a Dio, hanno deciso di far da soli e di costruire la loro Torre di Babele come una sfida all&#8217;Onnipotente. Il loro \u00e8 un peccato si superbia, cos\u00ec come per superbia Adamo ed Eva hanno disobbedito e hanno mangiato il frutto proibito, nel Paradiso terrestre. Ne consegue che la sola via d&#8217;uscita dal vicolo cieco in cui gli uomini moderni si sono cacciati \u00e8 la riscoperta del valore dell&#8217;umilt\u00e0, del sapersi fare piccoli, del riconoscersi creature. Eppure, in loro c&#8217;\u00e8 una scintilla divina: sono creature fatte a immagine di Dio! Forti di questa consapevolezza, e tuttavia consapevoli dei loro limiti e della loro fragilit\u00e0 ontologica, possono ancora fermare il treno impazzito della modernit\u00e0, e rientrare in se stessi: perch\u00e9 senza Dio, non si arriva da nessuna parte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel quarto capitolo di Al di l\u00e0 del bene e del male (1886), intitolato Detti e intermezzi, Friedrich Nietzsche fa la sua celebre, profondissima osservazione: Chi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[110,148],"class_list":["post-28683","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-civilta","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28683","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28683"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28683\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28683"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28683"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28683"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}