{"id":28680,"date":"2017-08-27T08:44:00","date_gmt":"2017-08-27T08:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/27\/se-egli-apre-nessuno-chiudera\/"},"modified":"2017-08-27T08:44:00","modified_gmt":"2017-08-27T08:44:00","slug":"se-egli-apre-nessuno-chiudera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/27\/se-egli-apre-nessuno-chiudera\/","title":{"rendered":"Se egli apre, nessuno chiuder\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>Sar\u00e0 un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casati di Giuda. Se egli apre, nessuno chiuder\u00e0; se egli chiude, nessuno potr\u00e0 aprire. Gli porr\u00f2 sulla spalla la chiave della casata di Davide:<\/em> cos\u00ec il passo del <em>Libro di Isaia<\/em>, 22, 21-22), che \u00e8 stato recitato nelle chiese, secondo la liturgia della santa Messa festiva, domenica 27 agosto 2017: laddove, nella figura di Eliakin, bisogna vedere un precursore del Messia, l&#8217;Unto del Signore, e, nella casa di Davide, il popolo di Dio della Nuova Alleanza, cio\u00e8 la futura Chiesa. In particolare, nell&#8217;azione di aprire e chiudere la porta della casata di Davide, sembra prefigurata la potest\u00e0 petrina di legare e sciogliere i peccati, secondo le parole di Ges\u00f9 Cristo (in <em>Mt<\/em>. 16, 18-19): <em>E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificher\u00f2 la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.\u00a0A te dar\u00f2 le chiavi del regno dei cieli, e tutto ci\u00f2 che legherai sulla terra sar\u00e0 legato nei cieli, e tutto ci\u00f2 che scioglierai sulla terra sar\u00e0 sciolto nei cieli<\/em>.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 negare che vi \u00e8 qualcosa di remoto, quasi un sapore alieno, in queste parole, in questo linguaggio, rispetto allo stile omiletico della Chiesa dei nostri giorni, specialmente sotto il pontificato di papa Francesco. E non \u00e8 solo questione di forma o di stile, ma proprio di sostanza. I concetti di aprire e chiudere la porta, di legare e sciogliere i peccati, cio\u00e8 di rimetterli o non rimetterli, sembrano appartenere a un altro universo intellettuale e spirituale, e, che Dio ci perdoni, quasi a un&#8217;altra religione, a un altro modo d&#8217;intendere il rapporto fra l&#8217;umano e il divino. Oggi la Chiesa ama parlare, per bocca di moltissimi suoi pastori, in maniera completamente diversa; oggi non va di moda che la misericordia di Dio, non c&#8217;\u00e8 posto che per il perdono di Dio. Si direbbe che la misericordia sia un concetto cos\u00ec potente, da cancellare la tremenda realt\u00e0 del peccato; e che il perdono sia cosa pressoch\u00e9 scontata, quasi come fosse dovuta. Ma questa \u00e8 una falsificazione, uno stravolgimento della sana dottrina cattolica. La misericordia divina non elimina, di per se stessa, la forza devastante del peccato, in assenza di un atto di pentimento e di una volont\u00e0 di riparazione: diversamente, verrebbe annullata la cosa pi\u00f9 preziosa della condizione umana, il dono pi\u00f9 bello che Dio ha fatto alla creatura eletta a sua immagine e somiglianza: la libert\u00e0. L&#8217;uomo \u00e8 libero, e quindi \u00e8 libero anche di rifiutare l&#8217;amore di Dio. Chi rifiuta l&#8217;amore, rifiuta anche il perdono: \u00e8 automatico e inevitabile. Se io rifiuto l&#8217;amore, rifiuto anche il perdono: non posso rifiutare l&#8217;amore e ricevere il perdono, perch\u00e9 il perdono presuppone la disponibilit\u00e0 ad esser perdonati, e, quindi, la libera scelta di tornare nell&#8217;amore a cui avevo voltato le spalle. Nessuno pu\u00f2 essere perdonato suo malgrado e controvoglia: il perdono \u00e8 un atto liberamene accettato, cos\u00ec come il peccato \u00e8 un atto di libero rifiuto. Se non vi fosse la libert\u00e0, non vi sarebbe neanche il peccato, perch\u00e9 ciascuno agirebbe solo in base ai propri impulsi, e non vi sarebbe legge superiore ad essi; ma la liber\u00e0 c&#8217;\u00e8, essa \u00e8 stata data all&#8217;uomo come fattore di distinzione rispetto a tutte le altre creature: l&#8217;uomo \u00e8 la sola creatura che possa agire anche contro i propri impulsi, se questi sono cattivi. Gli impulsi dell&#8217;uomo non sono tutti buoni. Nell&#8217;animale gli impulsi sono naturali, e quindi non si pu\u00f2 parlare, per essi, n\u00e9 di bene, n\u00e9 di male; ma per l&#8217;uomo, al di sopra degli impulsi e degli istinti, vi \u00e8 l&#8217;ordine morale, che si fonda sulle due leggi, quella naturale e quella divina. Se infrange la legge naturale, l&#8217;uomo regredisce dalla condizione che gli \u00e8 propria a quella che gli \u00e8 inferiore, la condizione animale; se trasgredisce alla legge divina, pur conoscendola, l&#8217;uomo diventa ribelle a Dio e all&#8217;ordine da Lui voluto, separandosi dalla sua amicizia e rifiutando la sua offerta d&#8217;amore. Nel primo caso, l&#8217;uomo si fa simile a un bruto; nel secondo, si rende simile a un demonio, perch\u00e9 il rifiuto deliberato e consapevole della legge d&#8217;amore di Dio equivale a una ribellione contro di Lui, come fu una ribellione quella degli Angeli capitanati da Lucifero, i quali, mossi dall&#8217;invidia, non vollero rimanere nel suo amore, e furono puniti diventando dei demoni e venendo precipitati nell&#8217;inferno.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo consacrato a Dio, il presbitero, \u00e8 colui che ha ricevuto il potere di legare e sciogliere: questo implica una grandissima responsabilit\u00e0, dato che egli, di fatto, e per quanto possa essere umanamente fragile e inadeguato, per mezzo dell&#8217;azione di Dio nel sacramento dell&#8217;Ordine sacro, viene innalzato al ruolo di mediatore fra l&#8217;umano e il divino. Di conseguenza, un ministro di Dio che si macchi di gravi colpe verso le anime che gli sono state affidare, e per le quali egli \u00e8 stato nominato pastore, si carica l&#8217;anima di un peccato atroce, innominabile. Un prete pedofilo, ad esempio, che corrompe i giovani nei seminari o nei collegi, si macchia di una colpa nefanda e innesca una catena di male, che neppure il suo eventuale ravvedimento e la sua richiesta di perdono potranno spezzare. Un bambino o un ragazzo che siano stati abusati da uno di codesti preti indegni, subiscono un danno morale cui, forse, non sar\u00e0 possibile porre rimedio nel corso della loro intera vita: si comprende da ci\u00f2 quanto grande sia il peccato di colui che li ha sporcati e quanto esso tenti l&#8217;ira di Dio, perfino in presenza di un profondo e sincero pentimento. Oltre all&#8217;atto malvagio in se stesso, vi \u00e8 anche l&#8217;abuso dell&#8217;ufficio sacerdotale: il fatto di essersi servito dell&#8217;abito di ministro di Dio per avvicinare impudicamente un fanciullo, rende il peccato di codesti soggetti particolarmente odioso e sacrilego, tale da suscitare l&#8217;orrore dei Cieli stessi. La misericordia di Dio non ha limiti, tuttavia il peccato esige una penitenza proporzionata alla sua gravit\u00e0, e vi sono peccati per i quali la penitenza non pu\u00f2 essere interamente soddisfatta nemmeno nell&#8217;arco di una intera vita umana. Altrettanto grave \u00e8 la colpa di quei superiori, di quei direttori, di quei vescovi, di quegli abati che hanno visto, o intuito, o comunque compreso, il male che codesti sacerdoti indegni hanno compiuto sulle giovani anime che erano state loro affidate, e non sono prontamente intervenuti, non hanno fatto nulla, hanno girato la testa dall&#8217;altra pare e fatto finta di non sapere, di non vedere. Anche per essi il castigo sar\u00e0 certo e terribile, a meno che non intervenga in essi un profondissimo e tempestivo pentimento e una ferma, indefettibile volont\u00e0 di rimediare al male fatto, almeno nei limiti del possibile, e di impedire che dell&#8217;altro male sia consumato.<\/p>\n<p>Detto questo, non bisogna credere che non vi siano dei peccati ancor pi\u00f9 gravi, da parte dei ministri di Dio: dei peccati che non riguardano principalmente il corpo, ma l&#8217;anima, e che consistono nella somministrazione di un falso insegnamento, di una dottrina fuorviante, di un catechismo che si discosta in maniera significativa dal Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Abusare dei corpi \u00e8 atroce, ma ingannare e fuorviare le anime \u00e8, se possibile, ancor pi\u00f9 grave, perch\u00e9, in questo caso, \u00e8 tutta la vita morale di un&#8217;anima, o di pi\u00f9 anime, che viene confusa, rovesciata, pervertita. Il sacerdote che, rendendosene perfettamente conto, si carica l&#8217;anima di una tale responsabilit\u00e0, consuma un peccato inqualificabile davanti a Dio: sospinge verso l&#8217;abisso quelle anime che aveva promesso di guidare alla salvezza, e tradisce l&#8217;impegno preso solennemente davanti al Signore. Si tratta essenzialmente di un peccato di superbia intellettuale: il sacerdote in questione, credendosi sapiente e intelligente, gonfio di orgoglio per le sue letture e per la sua supposta acutezza critica, si permette di rivedere e modificare il sacro deposito della fede e, abusando dei suoi poteri, sottolinea certi aspetti della dottrina, mentre ne ignora o ne minimizza degli altri, con il risultato di operare un sostanziale stravolgimento del Vangelo e di offrire ai fedeli una cosa diversa dalla religione cristiana cattolica, una cosa tutta umana, tutta sua. Vi sono dei predicatori che godono nel vedere la gente che si affolla in chiesa per sentirli parlare, magari per esporre concetti teologicamente dubbi e arrischiati, lontani dalla dottrina autentica. Accecati dalla vanit\u00e0, gongolano di soddisfazione e dimenticano le parole di san Paolo: non esiste altro Vangelo che quello di Ges\u00f9 Cristo, e chiunque insegni una dottrina non conforme ad esso, che sia anatema! Il sacerdote non \u00e8 che un operaio nella vigna del Signore, ma vi \u00e8 un solo vignaiolo, Ges\u00f9 Cristo, e un solo padrone della vigna, il Padre celeste: guai a quell&#8217;operaio che si monta la testa e che comincia a credersi il padrone della vigna o il vero vignaiolo. Egli si fa propagatore di scandalo, e a lui si applicano le terribili parole del divino Maestro: <em>sarebbe meglio per lui che gli si legasse una macina da mulino al collo, e che venisse precipitato nel mare<\/em>. Tutto questo avviene quando il ministro di Dio smette di pregare e allenta il legame con Dio: per chi si tiene strettamente unito a Dio, la tentazione della superbia e della vanit\u00e0 non fa presa, perch\u00e9 non trova il terreno adatto sul quale insediarsi, n\u00e9 il materiale che faccia da combustibile all&#8217;incendio.<\/p>\n<p>Ma per non procedere in maniera troppo vaga e generica, facciamo un esempio preciso e concreto: quello del servita David Maria Turoldo (1916-1992), che si \u00e8 fatto un gran nome nella Chiesa come filosofo, teologo, scrittore e poeta, nonch\u00e9 come celebre predicatore. Fu predicatore domenicale nel Duomo di Milano per un decennio, dal 1943 al 1953; all&#8217;inizio di quel periodo aveva anche aderito alla Resistenza e redatto un foglio clandestino intitolato, significativamente, <em>L&#8217;uomo<\/em>. Costretto a lasciare Milano per Firenze, e atteggiandosi a perseguitato, conobbe altri sacerdoti e laici affini al suo modo di sentire, come Ernesto Balducci e Giorgio La Pira, e radicalizz\u00f2 ulteriormente le sue idee politiche e sociali, costruendo, nel contempo, quel personaggio d&#8217;intellettuale indipendente e pensoso dei destini della Chiesa, impregnato del pi\u00f9 sfrenato narcisismo; atteggiamenti che si concretizzarono nella scelta di andare a vivere a Sotto il Monte, il paese di papa Roncalli, per far sapere a tutti quanto egli vedesse nel Concilio il trionfo delle sue idee. Molto apprezzato dal cardinale Martini, sebbene spesso in contrato coi suoi superiori, viaggi\u00f2 spesso sui luoghi dell&#8217;Olocausto e contribu\u00ec, forse senza saperlo, a creare la nuova religione mondiale della Shoah; non volle spendere una parola contro il divorzio e l&#8217;aborto, all&#8217;epoca dei due famosi referendum, e se ne vant\u00f2 nella sua autobiografia, <em>La mia vita per gli amici,<\/em> traboccante di auto-incensamenti, nella quale si descrive come l&#8217;uomo saggio e illuminato che vede gli errori di una Chiesa arroccata su posizioni oscurantiste. La sua giustificazione per aver tenuto una simile linea, che, di fatto, piaceva a Pannella &amp; Bonino (guarda caso, gli amici di papa Bergoglio) era che, pur dissentendo sia dall&#8217;aborto che dal divorzio, la Chiesa non doveva entrare in maniera &quot;autoritaria&quot; nella vita delle coscienze, n\u00e9 imporre la sua verit\u00e0 ai liberi cittadini. Strano: il sacerdote che aveva approvato la guerra civile, cio\u00e8 il versamento di sangue fraterno, in nome della libert\u00e0, ora, in nome della libert\u00e0, negava alla Chiesa il diritto e il dovere di chiamare male il male, e peccato il peccato. Insomma, un pessimo sacerdote, con l&#8217;aggravante di una vanit\u00e0 compulsiva, incontenibile; di qualsiasi cosa parlasse, nei suoi libri, nei suoi interventi sulla stampa o alla televisione, egli parlava sempre di s\u00e9, delle sue idee, delle sue poesie, e amava anche citare se stesso, i suoi scritti<em>: come ho detto quella volta<\/em>&#8230;; <em>come ho scritto quell&#8217;altra volta<\/em>&#8230; Tutto riferito a se stesso, e poco a Dio e al Vangelo di Ges\u00f9. Autore di un film non privo di meriti, <em>Gli ultimi,<\/em> ambientato nel suo Friuli, si lasci\u00f2 poi prendere la mano da un crescente empito &quot;riformatore&quot; che altro non era se non un protestantesimo mascherato: in pratica, egli \u00e8 stato uno di quei preti e teologi che hanno avuto la pretesa di &quot;aggiornare&quot; la dottrina cattolica e di rivedere e correggere il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, sostenendo che ci\u00f2 era necessario e indilazionabile, per poter parlare ancora di Dio all&#8217;uomo moderno. Ma di quale dio si trattasse, e se fosse ancora il dio cattolico, non se lo sono chiesto, o almeno lo speriamo; perch\u00e9, qualora se lo fossero chiesto, bisognerebbe concludere che essi furono eretici convinti e consapevoli. Ecco: il danno provocato nelle anime da tali sacerdoti \u00e8 stato cos\u00ec grave, che ci vorranno, crediamo, parecchie generazioni prima di riassorbirlo; ammesso che ci\u00f2 avvenga, perch\u00e9 il cattivo seme da essi seminato ha dato frutti abbondanti, e una intera generazione di preti simili a loro \u00e8 venuta a prenderne il posto, ad estremizzare ancor pi\u00f9 le loro posizioni, a rendere il cattolicesimo sempre pi\u00f9 una dottrina sociale e politica e sempre meno una dottrina religiosa e morale. L&#8217;ultimo e pi\u00f9 clamoroso esempio \u00e8 quello di papa Francesco, che, dopo aver affermato che <em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em>, e che <em>l&#8217;apostolato \u00e8 una solenne sciocchezza<\/em>, si qualifica sempre pi\u00f9 come un papa politico, che non si fa scrupolo di entrare a gamba tesa nelle elezioni politiche americane, contro il candidato repubblicano Donald Trump, o nelle decisioni del Parlamento italiano, a proposito della legge sullo <em>ius soli,<\/em> e, pi\u00f9 in generale, sulle politiche relative alla cosiddetta accoglienza di centinaia di migliaia di &quot;migranti&quot;. Il mistero delle anime lo conosce solamente Dio; noi, per\u00f2, non possiamo fare a meno di usare la nostra intelligenza e il nostro discernimento per vedere quello che \u00e8 bene e quello che \u00e8 male, non secondo il nostro giudizio, ma secondo l&#8217;insegnamento di Ges\u00f9. Ci\u00f2 che sta accadendo nella Chiesa cattolica dopo il Concilio \u00e8 assai grave. Molti fedeli se ne stanno allontanando, sconsolati, perch\u00e9 non riconoscono pi\u00f9 la voce dei pastori&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casati di Giuda. Se egli apre, nessuno chiuder\u00e0; se egli chiude, nessuno potr\u00e0 aprire. 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