{"id":28675,"date":"2022-07-05T10:09:00","date_gmt":"2022-07-05T10:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/05\/aveva-ragione-schopenhauer\/"},"modified":"2022-07-05T10:09:00","modified_gmt":"2022-07-05T10:09:00","slug":"aveva-ragione-schopenhauer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/05\/aveva-ragione-schopenhauer\/","title":{"rendered":"Aveva ragione Schopenhauer?"},"content":{"rendered":"<p>Di fronte allo spettacolo cupo, monotono, esasperante, dell&#8217;immensa, inesauribile, inguaribile stupidit\u00e0 umana, al ripetersi ossessivo delle stesse futili dinamiche dell&#8217;ego, delle sue brame e dei suoi timori, con tutte le follie, le ingiustizie e le crudelt\u00e0 che esse incessantemente riproducono, senza che l&#8217;uomo impari mai nulla, senza che mai si porti su d&#8217;un piano pi\u00f9 elevato, senza che mai giunga ad inspirare una boccata d&#8217;aria pura che ristori lo spirito dall&#8217;afa insopportabile delle bassure malsane nelle quali perennemente dimora, abbrutito e sempre pi\u00f9 deluso, viene talvolta da chiedersi; e se Schonpenhauer, per caso, e tutti quelli simili a lui, non avessero avuto e non abbiano, per caso, ragione?<\/p>\n<p>E se per caso non sia fatica vana quella di voler aspirare, per l&#8217;uomo, di aiutarlo ad arrivare a una visione pi\u00f9 alta e pi\u00f9 nobile dell&#8217;esistenza, dei suoi doveri, del suo fine e della sua meta? Se davvero la vita umana, la condizione umana, fossero un male in se stesse, e nessun ragionamento, per quanto sottile, e nessuno sforzo, per quanto generoso, potrebbero mai cambiare tale fondamentale dato di fatto, ma attestano solo una difficolt\u00e0 ad accettare ci\u00f2 che pure si mostra in tutta la sua evidenza, a dispetto di ogni tentativo di abbellire la realt\u00e0 e di edulcorare la nostra condizione esistenziale?<\/p>\n<p>Questo spiacevole interrogativo sorge proprio constatando la reazione di una parte non trascurabile di coloro che si vorrebbe ridestare, che si vorrebbe richiamare ad una visione pi\u00f9 nobile dell&#8217;esistenza, aiutandoli a liberarsi da quella sorta di paraocchi che li fa vivere von il pilota automatico inserito, non cogliendo tutta la bont\u00e0, la verit\u00e0 e la bellezza del reale, ma ripetendo senza riflettere i solito comportamenti, le solite reazioni, anche i pi\u00f9 banali e i pi\u00f9 autolesionistici, solo perch\u00e9 \u00abtutti fanno cos\u00ec\u00bb, e in fondo, essi dicono, non ci sono significati ulteriori, bisogna adattarsi alle cose cos\u00ec come sono e cercar di sfruttare al meglio le situazioni e le possibili occasioni che si presentano per strappare qualche vantaggio, qualche piacere, qualche emozione che permetta di sfuggire alla noia, la grande nemica che se ne sta in agguato sullo sfondo, ancora pi\u00f9 temibile del dolore stesso.<\/p>\n<p>Per cui ci si chiede se gli uomini vogliano davvero uscire dal circolo vizioso di un&#8217;esistenza insensata e ripetitiva, assurda e monotona, o se in fin dei conti la maggior parte di loro non si adatti facilmente a starsene rincantucciata pi\u00f9 o meno comodamente, pi\u00f9 o meno pigramente, come gli schiavi volontari nella caverna di Platone: quelli ai quali \u00e8 stato annunciato che c&#8217;\u00e8 tutto un mondo, bellissimo e luminoso, fuori di essa, ma non vogliono prestar fede a una simile notizia e rivolgono anzi la loro rabbia e la loro disperata amarezza contro il latore di buone novelle, pensando che, dopo aver messo a tacere costui, anche le loro inquietudini troveranno pace nel ritorno alla condizione di sempre.<\/p>\n<p>Scrive Schopenhauer ne <em>Il mondo come volont\u00e0 e rappresentazione<\/em> (titolo originale: <em>Die Welt as Wille und Vorstellung<\/em>, 1819; traduzione dal tedesco di Paolo Savj-Lopez, Bari, Editori Laterza, 1997, pp. 424-425):<\/p>\n<p><em>\u00c8 davvero incredibile, come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l&#8217;umanit\u00e0. \u00e8 un languido aspirare e soffrire, un traballante sognare attraverso le quattro et\u00e0 della vita fino alla morte, con accompagnamento d&#8217;una fila di pensieri triviali. Gli uomini somigliano a orologi, che vengono caricati e camminano, sena sapere il perch\u00e9; ed ogni volta, che un uomo viene generato e partorito, \u00e8 l&#8217;orologio della vita di nuovo caricato, per ancora una volta ripetere, frase per frase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica gi\u00e0 infinite volte suonata. Ciascun individuo, ciascun volto umano e ciascuna vita non \u00e8 che un nuovo breve sogno dell&#8217;infinito spirito naturale, della permanente volont\u00e0 di vivere; non \u00e8 che una nuova immagine fuggitiva, che la volont\u00e0 traccia per gioco sul foglio infinito dello spazio e del tempo, lasciandola durare un attimo appena percettibile di fronte all&#8217;immensit\u00e0 di quelli, e poi cancellandola, per dar luogo ad altre, Nondimeno, e in ci\u00f2 \u00e8 l&#8217;aspetto grave della vita, ognuna di tali immagini fugaci, ognuno di tali insipidi capricci dev&#8217;essere pagato dalla intera volont\u00e0 di vivere, in tutta la sua violenza, con molti e profondi dolori, e in ultimo con un&#8217;amara morte, a lungo temuta, finalmente venuta. Per questo ci fa cos\u00ec subitamente malinconici la vista d&#8217;un cadavere.<\/em><\/p>\n<p><em>La vita d&#8217;ogni singolo, se la si guarda nel suo complesso, rilevandone solo i tratti significanti, \u00e8 sempre invero una tragedia; ma, esaminata nei particolari, ha il carattere della commedia. Imperocch\u00e9 l&#8217;agitazione e il tormento della giornata, l&#8217;incessante ironia dell&#8217;attimo, il volere e il temere della settimana, gli accidenti sgradevoli d&#8217;ogni ora, per virt\u00f9 del caso ognora intento a brutti tiri, sono vere scene di commedia. Ma i desideri sempre inappagati, il vano aspirare, le speranze calpestate sena piet\u00e0 dal destino, i funesti errori di tutta a vita, con accrescimento di dolore e con morte alla fine, costituiscono ognora una tragedia. Cos\u00ec, quasi il destino avesse voluto aggiungere lo scherno al travaglio della nostra esistenza, deve la vita nostra contenere tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservar la gravit\u00e0 di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma per quanto i grossi e piccoli tormenti riempiano ogni vita umana, tenendola in perenne inquietudine e moto, non possono tuttavia coprir l&#8217;insufficienza della vita rispetto alla soddisfazione dello spirito, e il vuoto e l&#8217;insulsaggine dell&#8217;esistenza, n\u00e9 bandire la noia, ch&#8217;\u00e8 sempre pronta a empire ogni pausa lasciata dall&#8217;angoscia. Di l\u00e0 \u00e8 venuto, che lo spirito umano, non ancora contenuto delle angosce, amarezze e occupazioni impostegli dal mondo reale, si crea per di pi\u00f9, in forma di mille variate superstizioni, un mondo immaginario, col quale si affatica in tutti i modi, dissipandovi e tempo e forze, non appena il mondo reale gli lasci un riposo ch&#8217;egli non sa gustare.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 un quadro desolante, non molto strutturato sul piano filosofico, piuttosto costruito in funzione psicologica: nulla di buono si salva della condizione umana, e l&#8217;insieme della storia non \u00e8 che il ricorrere ossessivo, e al tempo stesso terribilmente stupido, dello stesso logoro e prevedibile copione, dal quale nessuno impara mai nulla; n\u00e9 del resto vi sono possibili vie d&#8217;uscita, perch\u00e9 la condizione umana \u00e8 quella e non esistono alternative tranne quella di spegnere in se stessi la volont\u00e0 di vivere. Di qui il giudizio scoraggiato e del tutto negativo su qualunque idea di progresso: per cui la visione di Schopenhauer, a ben guardare, non \u00e8 diretta contro questa o quella particolare ideologia progressista, e in fondo neppure contro il progressismo in quanto tale, ma contro la condizione umana in se stessa, e naturalmente contro chi cerca di abbellirla e di coprirne il lato oscuro.<\/p>\n<p>In ci\u00f2 Schopenhauer si pone idealmente sulla stessa linea del Leopardi de <em>La ginestra, o il fiore del deserto<\/em>, specie dell&#8217;aspra rampogna che il poeta di Recanati rivolge al <em>secolo superbo e<\/em> sciocco, l&#8217;Ottocento, che si ostina a indicare all&#8217;umanit\u00e0 ignara e sofferente chiss\u00e0 quali mete straordinarie ed esaltanti (vv. 52-86):<\/p>\n<p><em>Qui mira e qui ti specchia, \/ secol superbo e sciocco, \/ che il calle insino allora \/ dal risorto pensier segnato innanti \/ abbandonasti, e v\u00f2lti addietro i passi, \/ del ritornar ti vanti, \/ e procedere il chiami. \/ A tuo pargoleggiar gl&#8217;ingegni tutti, \/ di cui loro sorte rea padre ti fece, \/ vanno adulando, ancora \/ ch0a ludibrio talora \/ t&#8217;abbian fra s\u00e9. Non io \/ con tal vergogna scender\u00f2 sotterra; ma il disprezzo piuttosto che si serra \/ di te nel petto mio, \/ mostrato avr\u00f2 quanto si possa aperto; bench&#8217;io sappia che obblio \/ preme chi troppo all&#8217;et\u00e0 propria increbbe. \/ Di questo mal, che teco \/ mi fia comune, assai finor mi rido. \/ Libert\u00e0 vai sognando, e servo a un tempo \/ vuoi di novo il pensiero, \/ sol per cui risorgemmo\/ della barbarie in parte, che sola in meglio \/ guida i pubblici fati. \/ Cos\u00ec ti spiacque il vero \/ dell&#8217;aspra sorte e del depresso loco \/ che natura ci die&#8217;. Per questo il tergo \/ vigliaccamente rivolgesti al lume \/ che il fe&#8217; palese; e, fuggitivo, appelli \/ vil chi lui segue, e solo \/ magnanimo colui \/ che s\u00e9 schernendo o gli altri, astuto o folle, \/ fin sopra gli astri il mortal grado estolle.<\/em><\/p>\n<p>Tanto che Cesare Vasoli, il curatore dell&#8217;edizione italiana da noi sopra utilizzata, non pu\u00f2 non osservare che il radicale pessimismo di Schopenhauer va contro tutto il filone principale della filosofia moderna e in particolare contro ogni idea illuminista di progresso inteso come accrescimento della civilt\u00e0 (cit., XLII-XLIII):<\/p>\n<p><em>La volont\u00e0 non pu\u00f2 mai esaurirsi, perch\u00e9 il suo esaurirsi sarebbe la fine, oil totale annientamento di tutto; n\u00e9 il dolore pu\u00f2 quindi mai aver termine, perch\u00e9 vita e dolore sono la stessa cosa, cos\u00ec come s&#8217;identificano volont\u00e0 e male. Anzi, quanto pi\u00f9 la vita si sviluppa e si complica, e pi\u00f9 complesse si fanno le sue forme e le sue manifestazioni, tanto pi\u00f9 cresce il dolore e la consapevolezza di esso. La cultura, la civilt\u00e0, lo sviluppo e il raffinamento dei sentimenti e della coscienza umana sono, quindi, solo dei mezzi per acuire la sofferenza, per render sempre pi\u00f9 aspra e intollerabile la sorte degli individui. Schopenhauer che ama ripetere le parole bibliche \u00abQui auget scientiam, auget dolorem\u00bb, pu\u00f2 cos\u00ec affermare decisamente la superiorit\u00e0 di quelle culture o esperienze etico-religiose che hanno scelto valori e ideali di vita del tutto opposti a quelli propri delle civilt\u00e0 dell&#8217;Occidente, che hanno, insomma, rifiutato l&#8217;illusione del progresso e la via della scienza e della tecnica. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Schopenhauer non doveva limitarsi soltanto a pronunciare una condanna che colpiva l&#8217;intero corso della civilt\u00e0 occidentale e, in particolare, proprio quel tipo di societ\u00e0 borghese, industriale e mercantile da cui egli stesso proveniva; egli svolge, invece, una sottile analisi del &quot;male&quot; dell&#8217;esistenza fondata sulla denuncia del carattere del tutto negativo del piacere, motore assurdo della vita dell&#8217;uomo. Proprio quel principio che una lunga tradizione dell&#8217;etica illuministica aveva indicato come scopo essenziale dell&#8217;agire umano e come la forza che permette alla societ\u00e0 di persistere e di progredire, \u00e8 adesso considerato come la prova pi\u00f9 evidente dell&#8217;assoluta vanit\u00e0 della prassi. Ed \u00e8 molto significativo che egli si serva delle osservazioni dei suoi prediletti autori settecenteschi (ma anche di un tema platonico, mirabilmente svolto nel &quot;Fedone&quot;) per mostrare che il cosiddetto &quot;piacere&quot; non \u00e8 in realt\u00e0 che la soddisfazione di un bisogno e, dunque, la cessazione di un dolore. Non solo: lo stesso oggetto del desiderio una volta raggiunto non ha pi\u00f9 quell&#8217;attrazione, quel fascino che possedeva, per noi, prima che lo possedessimo. E se poi alla soddisfazione di un desiderio non segue subito l&#8217;insorgere di un altro bisogno, se la nostra volont\u00e0 non \u00e8 sempre volta a qualcosa che sia nuovo e diverso, subito la vita \u00e8 schiacciata dalla noia, ci opprime l&#8217;orribile vuoto del tedio, peggiore dello stesso dolore. Eppure, scrive Schopenhauer &#8212; toccando lo stesso tema che domina nelle prime pagine &#8216;filosofiche&#8217; dello &quot;Zibaldone&quot;, stese quasi negli stessi anni &#8212; la nostra esistenza continua; e nonostante tutto l&#8217;uomo, ogni uomo, desidera e si sforza di vivere, lotta per mantenere e accrescere la propria piccola vita, anche se ha coscienza della vanit\u00e0 dei suoi sforzi e sa di essere destinato al nulla.<\/em><\/p>\n<p>Per cui si torna sempre allo sdegnato e quasi incredulo <em>denique vivunt<\/em> di lucreziana memoria (<em>De Rerum Natura<\/em>, III, 48-50):<\/p>\n<p><em>48 questi medesimi, cacciati dalla patria ed esiliati lontano<\/em><\/p>\n<p><em>49 dal cospetto degli uomini, disonorati da un&#8217;accusa<\/em><\/p>\n<p><em>50 vergognosa, afflitti da ogni sorta di pena, nonostante tutto vivono&#8230;<\/em><\/p>\n<p>concetto da noi gi\u00e0 sviluppato in altro luogo (cfr. <em>Rileggendo Lucrezio: l&#8217;uomo \u00e8 un assurdo gettato a caso in attesa del nulla?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 09\/07\/08, cfr. anche: <em>Lucrezio vuol liberare l&#8217;uomo dalla paura della morte: ma ci riesce?<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 04\/01\/20).<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il pessimismo di Schopenhauer non \u00e8 molto ben strutturato sul piano filosofico, ma sempre piuttosto il frutto di un atteggiamento emotivo. Espressioni come <em>l&#8217;insufficienza della vita rispetto alla soddisfazione dello spirito<\/em> sono filosoficamente troppo vaghe e generiche: che cosa si deve intendere per \u00abinsufficienza della vita\u00bb? La vita, considerata in se stessa, non pu\u00f2 essere giudicata &quot;sufficiente&quot; o &quot;insufficiente&quot;, tanto pi\u00f9 che bisognerebbe specificare rispetto a che cosa si stabilisce tale implicita comparazione; e comunque la vita non \u00e8 un soggetto autonomo, come se avesse una mente, una volont\u00e0, un indirizzo proprio: san Tommaso direbbe, giustamente, che nella realt\u00e0 esistono gli esseri viventi, non una cosa chiamata &#8216;vita&#8217; che esiste per conto proprio. Ad ogni modo, la vita dell&#8217;anima razionale \u00e8 una cosa, la vita dell&#8217;anima sensitiva \u00e8 un&#8217;altra, e quella dell&#8217;anima vegetativa, un&#8217;altra ancora: a quale di codeste &#8216;vite&#8217; \u00e8 pi\u00f9 attaccato l&#8217;essere umano? Probabilmente a quella vegetativa, perch\u00e9 \u00e8 la pi\u00f9 cieca e originaria, quindi la pi\u00f9 &#8216;naturale&#8217;. Alla luce della ragione e della volont\u00e0, invece, un uomo pu\u00f2 anche decidere di sacrificare la propria vita per qualcun altro o qualcos&#8217;altro, andando contro l&#8217;istinto primario, quello dell&#8217;auto-conservazione.<\/p>\n<p>Ora, tornando alle domande che ci eravamo poste all&#8217;inizio, e lasciando da parte la questione &#8212; di per s\u00e9 terribilmente astratta e soggettiva &#8212; se la vita sia un bene o un male, proprio l&#8217;esperienza concreta &#8212; e <em>contra factum non valet argumentum<\/em> &#8212; ci mostra che molte persone non soltanto avvertono la tristezza e lo squallore di vivere in maniera cieca e irriflessiva, dominate da un ottuso egoismo che le sottrae freschezza e sapore, ma si mostrano grate se qualcuno le aiuta ad uscire dal vicolo cieco e si sforzano di farlo, impegnandosi per quanto le loro forze lo consentono. E dunque se vi fosse anche un solo essere umano che manifesta una simile disposizione d&#8217;animo; se vi fosse anche un solo essere umano che scuote le catene dell&#8217;io e desidera ardentemente che qualcuno lo aiuto a spezzarle, ecco che tutte quelle domande perdono significato e appaiono ci\u00f2 che realmente sono: espressione d&#8217;uno stato d&#8217;animo di stanchezza, comprensibile ma transitorio e non ponderato a sufficienza alla luce dei valori &#8212; un cristiano direbbe: alla luce della grazia &#8211; per il quale esiste una sola risposta possibile: il rinnovato impegno verso la verit\u00e0, la bont\u00e0 e la bellezza, che si completa naturalmente con l&#8217;impegno ad aiutare anche gli altri, beninteso quelli che lo vogliono sinceramente, a mettersi sulla stessa strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte allo spettacolo cupo, monotono, esasperante, dell&#8217;immensa, inesauribile, inguaribile stupidit\u00e0 umana, al ripetersi ossessivo delle stesse futili dinamiche dell&#8217;ego, delle sue brame e dei suoi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[98],"class_list":["post-28675","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-arthur-schopenhauer"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28675","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28675"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28675\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28675"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28675"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28675"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}