{"id":28673,"date":"2012-02-10T11:29:00","date_gmt":"2012-02-10T11:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/10\/se-almeno-questo-inverno-e-questi-morti-ci-avessero-insegnato-qualche-cosa\/"},"modified":"2012-02-10T11:29:00","modified_gmt":"2012-02-10T11:29:00","slug":"se-almeno-questo-inverno-e-questi-morti-ci-avessero-insegnato-qualche-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/10\/se-almeno-questo-inverno-e-questi-morti-ci-avessero-insegnato-qualche-cosa\/","title":{"rendered":"Se almeno questo inverno e questi morti ci avessero insegnato qualche cosa\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Se almeno questo crudo inverno e questi morti, da esso provocati, ci avessero insegnato qualcosa; se almeno ci avessero suggerito un minimo ripensamento del nostro rapporto con la natura, del nostro modello di vita, tutto basato sull&#8217;economia e sulla crescita&#8230;<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 da dubitarne; specialmente stando agli sproloqui di tanti nostri intellettuali, veri o sedicenti tali, in televisione e sulla carta stampata; al loro grossolano, impudico provincialismo (e diciamo &quot;provincialismo&quot; nel senso peggiore del termine, perch\u00e9 forse ve n&#8217;\u00e8 anche uno accettabile o, comunque, relativamente dignitoso); quel provincialismo meschino, ringhioso, pecoreccio, che ha spinto, per esempio, il direttore de \u00abIl Giornale\u00bb a polemizzare con il tedesco \u00abDer Spiegel\u00bb sguainando, come una spada, l&#8217;equazione incredibilmente stupida, incredibilmente rozza: \u00aba noi Schettino, a voi Auschwitz\u00bb.<\/p>\n<p>Per chi non lo sapesse &#8211; noi non lo sapevamo, l&#8217;abbiamo scoperto di recente; quanto meno, non avevamo idea che le cose fossero giunte a un tale punto &#8211; la televisione di Stato, fra le quindici e le diciotto circa di ogni santo giorno che Dio manda, \u00e8 ostaggio di deprimenti salotti frequentati sempre dalle stesse facce, opinionisti un tanto al chilo e tuttologi plurilaureati all&#8217;universit\u00e0 delle italiche raccomandazioni, dei maneggi e degli inciuci trasversali e nepotisti, i quali, in questi ultimi giorni, stravaccati sulle loro comode poltrone, hanno dissertato senza pudore e senza vergogna di quest&#8217;ultima emergenza invernale.<\/p>\n<p>Distribuendo generosamente pillole di buon senso romanesco e distillati d&#8217;ineffabile saggezza salottiera, quei signori hanno monopolizzato per ore, quotidianamente, uno spazio televisivo pubblico, pagato dagli utenti, e che avrebbe potuto essere adoperato &#8211; come ai bei tempi della tv pedagogica degli anni Sessanta, quella del maestro Manzi e dei grandi sceneggiati tratti dalla letteratura mondiale &#8211; per inondare le nostre case con fiumi di considerazioni banali e populiste, con logorroici sermoni autoreferenziali e caserecci, con quantit\u00e0 industriali di aria fritta ammantata di parole ed espressioni ad effetto: il tutto con il necessario accompagnamento di teatrali gesticolazioni, occhioni sgranati di finto stupore e di simulata indignazione, sorrisini compiaciuti e ammiccamenti d&#8217;ogni genere, magari per far meglio risaltare, davanti alle telecamere, la perfetta messa in piega (i signori) o gli spacchi generosi delle gonne o del d\u00e9collet\u00e9 (le signore), trinciando giudizi approssimativi e sentenziando a ruota libera di tutto un po&#8217;, sempre pi\u00f9 penosamente inebriati al suono delle loro stesse vanterie da strapazzo.<\/p>\n<p>Ma ci piace immaginare &#8211; sar\u00e0 forse un&#8217;illusione &#8211; che l&#8217;Italia vera sia migliore di questa tv da quattro soldi, di questi politici cialtroni e di questi amministratori senza dignit\u00e0 e senza senso del ridicolo &#8211; il sindaco di Roma che pretende una commissione d&#8217;inchiesta, perch\u00e9 la Protezione civile non lo aveva avvisato delle prossime nevicate -; che ci sia un&#8217;Italia vera, onesta, seria, capace di riflettere e di trarre qualche utile insegnamento da questo crudo inverno del 2012.<\/p>\n<p>La prima riflessione che ci sembra giusto fare riguarda il posto dell&#8217;uomo nella natura e la sua pretesa di dominarla, manipolarla, piegarla indiscriminatamente ai suoi fini.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 quel padreterno che si \u00e8 messo in testa di essere, dall&#8217;epoca dei Lumi in avanti; la Terra non \u00e8 semplicemente la dispensa cui attingere a volont\u00e0 le materie prime che gli servono, n\u00e9 la discarica in cui vomitare senza misura i suoi prodotti di rifiuto; \u00e8 la sua dimora ospitale e accogliente, ma anche severa, in cui non \u00e8 lui a fissare le regole del gioco, per il fatto evidente che egli non \u00e8 altra cosa dalla natura, n\u00e9 pu\u00f2 porsi al di sopra di essa, ma ne \u00e8 parte; e pertanto la deve assecondare, deve saperla rispettare, deve saperla ascoltare.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva che l&#8217;inverno, per quanto duro o eccezionale possa sembrarci, non fa altro che il suo eterno mestiere: siamo noi che non sappiamo adeguarci ad esso, perch\u00e9 troppo abituati a crederci al sicuro contro ogni imprevisto, grazie alla tecnologia; oppure siamo noi che, con le varie forme di inquinamento, provochiamo irresponsabilmente gli squilibri ecologici che si manifestano anche sotto forma di anomalie climatiche stagionali.<\/p>\n<p>Se l&#8217;inverno ci ha sorpresi a tradimento, isolando paesi e borgate, facendo saltare le comunicazioni, bloccando treni e veicoli privati in un alto strato di neve, \u00e8 perch\u00e9 ci eravamo ormai abituati all&#8217;idea che tutto ci sia dovuto, che la natura sia stata ammansita e soggiogata, che basti premere un pulsante per avere, sempre e comunque, calore, luce elettrica e acqua potabile a nostra disposizione: e ora ci siamo accorti che non \u00e8 vero, che nulla \u00e8 scontato e nulla ci \u00e8 dovuto.<\/p>\n<p>I barboni che sono morti congelati sulle panchine, cos\u00ec come le persone che hanno preso la polmonite e sono morte mentre uscivano per fare la spesa o per cercare di recarsi al lavoro, non sono state uccise dall&#8217;inverno; l&#8217;inverno ha altro da fare che uccidere la gente: sono morte perch\u00e9 la nostra organizzazione sociale \u00e8 fragile; e, al di l\u00e0 di questo, sono morte perch\u00e9 l&#8217;essere umano \u00e8 una creatura fragile in se stessa, non \u00e8 invulnerabile, non \u00e8 onnipotente, come da troppo tempo si era abituato a credere; e le forze della natura non sono minimamente obbligate ad inchinarsi davanti a lui, a riconoscere la sua pretesa signoria.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 fragile, l&#8217;uomo si ammala, l&#8217;uomo muore: muore perch\u00e9 \u00e8 mortale e, strano ma vero, arrivato a un certo punto, deve morire: sarebbe meglio che ci abituassimo a questa idea, cos\u00ec come ci si erano abituati i nostri nonni e i nostri antenati, i quali non davano nulla per scontato: n\u00e9 una vita media di ottant&#8217;anni, n\u00e9 il calore del termosifone (che allora non c&#8217;era), n\u00e9 il pronto intervento di spazzaneve e spargisale (che non c&#8217;erano neppur essi) e che, proprio per questo, sapevano apprezzare la vita al suo giusto valore e consideravano un dono tutto ci\u00f2 che essa offre, un dono per cui si ricordavano di ringraziare Iddio; n\u00e9 si sognavano di mostrare i pugni e di lanciare imprecazioni se la vita si riprendeva quel che aveva dato in prestito.<\/p>\n<p>Un ragionamento onesto su questo freddissimo inverno, dunque, deve necessariamente articolari su due livelli: uno interno al sistema sociale e culturale vigente, uno esterno ad esso.<\/p>\n<p>Se ci poniamo dal punto di vista della modernit\u00e0, allora modernit\u00e0 vuol dire efficienza, rapidit\u00e0, capacit\u00e0 produttiva inalterata, a dispetto di qualsiasi mutamento delle condizioni esterne: e dunque, lo spettacolo della capitale di un grande stato paralizzata da qualche centimetro di neve, peraltro largamente annunciata, significa una cosa soltanto: che l&#8217;Italia non \u00e8 veramente entrata nella modernit\u00e0 e che deve fare ancora parecchia strada, se vuole entrarci per davvero; in questo senso, anche le ultime vicissitudini legate alla crisi economico-finanziaria trovano una spiegazione profonda e non solo estemporanea.<\/p>\n<p>Se, invece ci poniamo da un punto di vista esterno al sistema produttivo vigente e alle categorie fondamentali della modernit\u00e0, criticandole in modo radicale i presupposti filosofici- lo sviluppo illimitato, l&#8217;economicismo esasperato, l&#8217;equazione fra benessere materiale e benessere reale e complessivo della persona umana -, allora non vi \u00e8 dubbio che dobbiamo trarre un importante insegnamento dalle vicende di questi ultimi giorni: un insegnamento fatto di umilt\u00e0, di rispetto, di capacit\u00e0 di ascolto nei confronti della natura ed un completo ripensamento, se necessario anche spietato, del ruolo che noi pretendiamo di svolgere rispetto ad essa.<\/p>\n<p>\u00c8 una banalit\u00e0 e una sciocca semplificazione, oltre che una forma di pensiero ingenuamente antropomorfo, affermare che la natura si sta ribellando al giogo che gli uomini hanno preteso di imporle: gli uomini non sono in grado di imporre nessunissimo giogo; figuriamoci, si \u00e8 visto con lo tsunami dell&#8217;Oceano Indiano: gli uomini, con tutta la loro pi\u00f9 sofisticata tecnologia, non sono nemmeno capaci di rendersi conto in tempo utile delle forze immense che possono abbattersi su di loro in un istante; mentre gli animali, per esempio, le sentono con istinto infallibile e corrono a mettersi in salvo.<\/p>\n<p>Il problema, pertanto, non \u00e8 che la natura si stia ribellando all&#8217;uomo; il problema \u00e8 che l&#8217;uomo continua imperterrito a sopravvalutarsi, sia quando agisce, dissennatamente, contro di essa, cio\u00e8 contro se stesso, sia quando \u00e8 assalito da temporanee crisi di resipiscenza e da fugaci e superficiali sensi di colpa: l&#8217;uomo, davanti alla natura, \u00e8 quasi nulla: bastano pochi anni, pochi secoli, pochi millenni &#8211; che sono quasi nulla su scala geologica &#8211; e tutte le sue opere scompaiono; di pi\u00f9: basta alzarsi di poche centinaia di metri dalla superficie terrestre, per esempio a bordo un pallone aerostatico, e le voci degli uomini, i loro rumori, il loro affannoso, scomposto agitarsi, non sono pi\u00f9 nemmeno udibili, come se gli uomini e le loro opere non esistessero affatto.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 la pretesa signoria dell&#8217;uomo sul mondo: sogno e illusione, puerile delirio di grandezza; e null&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che l&#8217;uomo sia una creatura insignificante; tutt&#8217;altro: non dobbiamo precipitarci da un eccesso a quello opposto; e, cos\u00ec come lo abbiamo esaltato fino alle stelle, gettarlo ora nella polvere e nel fango. Questa sarebbe una reazione puramente emotiva, indegna di un essere pensante e fornito di senso critico: perch\u00e9 il senso critico ci fa accorti che, per ogni cosa, esistono pi\u00f9 angoli visuali da cui osservarla e valutarla, mai uno solo.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, dunque, non \u00e8 un nulla; egli \u00e8 qualcosa, qualcosa di importante, di prezioso: \u00e8 capace di libert\u00e0, \u00e8 capace di volont\u00e0, \u00e8 capace di pensiero, di amore di bellezza. Non \u00e8, per\u00f2, autosufficiente; non pu\u00f2 pretendere di farsi misura del creato; non pu\u00f2 aspirare a farsi il Dio di se stesso, pena la propria distruzione.<\/p>\n<p>Non solo. Egli ha un compito da svolgere, non \u00e8 stato gettato a caso nel mondo; ha una vocazione da ascoltare e riconoscere; ha una meta da raggiungere, un obiettivo da perseguire, senza il quale la sua missione \u00e8 mancata, il suo significato \u00e8 vanificato; e non pu\u00f2 riconoscere tale chiamata, non pu\u00f2 realizzare tale missione, fino a quando, gonfio di orgoglio, continuer\u00e0 a credersi onnipotente e a scimmiottare le pose di un Dio.<\/p>\n<p>Non \u00e8 necessario che egli vada lontano, perch\u00e9 gli divenga chiaro il motivo per cui \u00e8 stato chiamato e il compito che lo aspetta in questa vita: basta che faccia un po&#8217; di silenzio in se stesso, che metta a tacere gli inutili rumori con i quali \u00e8 solito stordirsi, forse proprio per non udire ci\u00f2 che, nella sua presunzione e nella sua pigrizia, non vorrebbe udire: la voce del maestro interiore.<\/p>\n<p>Il maestro interiore parla sempre, siamo noi che abbiamo disimparato ad ascoltarlo; e non vi \u00e8 ambiguit\u00e0, non vi \u00e8 possibilit\u00e0 di equivoco nelle sue parole, come ve n&#8217;erano, invece, nei responsi degli oracoli antichi.<\/p>\n<p>La voce del maestro interiore \u00e8 la voce divina che parla in noi stessi: ascoltarla e tradurla in pratica significa realizzare la nostra essenza, inverare la nostra parte pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda, mettendo da parte la nostra parte effimera e superficiale, cui dedichiamo, sovente, assai pi\u00f9 attenzione di quanta non ne meriterebbe.<\/p>\n<p>L&#8217;inverno che noi dovremmo temere realmente, l&#8217;inverno che dovrebbe farci pi\u00f9 paura, non \u00e8 quello esterno, che viene dalla gelida Siberia e dalla ventosa Mongolia e porta con s\u00e9 la neve e il ghiaccio, ma quello interiore, quello dell&#8217;anima: \u00e8 il gelo della nostra umanit\u00e0, della nostra giustizia, della nostra inesausta ricerca di verit\u00e0, di bont\u00e0 e di bellezza.<\/p>\n<p>Senza questa aspirazione, senza questa ricerca e senza la capacit\u00e0 di sacrificio che esse richiedono da parte nostra, la nostra vita non ha senso: passer\u00e0 come una meteora nel cielo notturno, briller\u00e0 per un poco e poi si spegner\u00e0 nel buio, per sempre.<\/p>\n<p>Ne abbiamo, di gelo e di ghiaccio, nelle profondit\u00e0 della nostra anima, che dovremmo sciogliere al calore del fuoco crepitante, per tornare ad essere umani, cio\u00e8 per tornare ad essere noi stessi: libere farfalle finalmente, e non pi\u00f9 soltanto grossi bruchi, goffi e sgraziati.<\/p>\n<p>Il fuoco che ci pu\u00f2 realmente riscaldare, che pu\u00f2 sciogliere il crudo inverno della nostra anima, \u00e8 gi\u00e0 in noi, una brace che cova sotto la cenere: \u00e8 la nostra parte divina che attende un segnale da parte nostra, un gesto, uno sguardo, una parola, per ridestarsi e alzare nuovamente le sue fiamme, sprigionando luce e calore.<\/p>\n<p>Non \u00e8 troppo tardi per farlo, non \u00e8 mai troppo tardi; per quanti errori abbiamo fatto, per quante strade ingannevoli abbiamo gi\u00e0 percorso, siamo ancora in tempo a ritrovarci&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se almeno questo crudo inverno e questi morti, da esso provocati, ci avessero insegnato qualcosa; se almeno ci avessero suggerito un minimo ripensamento del nostro rapporto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[178],"class_list":["post-28673","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28673","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28673"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28673\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28673"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28673"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28673"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}