{"id":28668,"date":"2018-05-25T04:44:00","date_gmt":"2018-05-25T04:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/25\/se-dio-e-morto-luomo-ne-sara-il-degno-erede\/"},"modified":"2018-05-25T04:44:00","modified_gmt":"2018-05-25T04:44:00","slug":"se-dio-e-morto-luomo-ne-sara-il-degno-erede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/25\/se-dio-e-morto-luomo-ne-sara-il-degno-erede\/","title":{"rendered":"Se Dio \u00e8 morto, l&#8217;uomo ne sar\u00e0 il degno erede?"},"content":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 un pensatore che ha preso sul serio la portata e le conseguenze della morte di Dio nel mondo moderno, questi \u00e8 stato Nietzsche. Egli appartiene ancora a un&#8217;epoca in cui le cose si prendevano sul serio, anche le pi\u00f9 rivoluzionarie: in questo senso, era un romantico, un uomo del primo Ottocento scaraventato sessanta o settant&#8217;anni pi\u00f9 avanti della sua epoca, cio\u00e8 in piena Seconda rivoluzione industriale e in piena massificazione della societ\u00e0 europea (infatti, uno dei suoi problemi era se l&#8217;Europa voleva essere ancora se stessa oppure il nulla). In questo senso, ha visto e giudicato il problema del nichilismo e del suo superamento in tutta la sua immensa portata: ha compreso, prima e meglio di quasi tutti suoi contemporanei, che l&#8217;umanit\u00e0 senza Dio ha bisogno non solo di un nuovo codice morale, ma anche di un nuovo modo di sentire la vita, se non vuole sprofondare in un regresso spirituale catastrofico. La visione del reale di Nietzsche \u00e8 di tipo eroico e drammatico:<em>\u00a0au-aut<\/em>, o questo o quello, tutto o il nulla; \u00e8 un Kierkegaard dell&#8217;ateismo. Non sopporta la mediocrit\u00e0, ma \u00e8 proprio un mondo di mediocri quello che vede avanzare; e ne prova orrore, pena e sgomento. Nietzsche viene sempre, banalmente, ricordato per la profezia del Superuomo, ma dovrebbe essere del pari ricordato per la profezia dell&#8217;Ultimo Uomo: nessuno, come lui, ha valutato la possibilit\u00e0 che l&#8217;uomo non sappia essere all&#8217;altezza della morte di Dio; che sprofondi nelle paludi del vizio e si abbrutisca, come Dostoevskij, pochi anni prima, aveva intravisto: se Dio non c&#8217;\u00e8, allora tutto \u00e8 permesso. Nietzsche, quindi, ha posto con forza il problema della libert\u00e0. A che serve la libert\u00e0, se Dio non c&#8217;\u00e8, e quindi se non c&#8217;\u00e8 (pi\u00f9) una morale oggettiva, superiormente fondata? Evidentemente una nuova tavola dei valori deve essere scritta.; ma chi lo far\u00e0? Per lui, deve scriverla l&#8217;uomo, non a suo arbitrio, bens\u00ec seguendo una massima fondamentale: la fedelt\u00e0 alla terra. Nietzsche \u00e8 il profeta, e, se si vuole, il santo, della religione della terra, una religione puramente e rigorosamente immanentistica: esser fedeli alla terra vuol dire, per lui, essere fedeli alla vita, sempre e comunque. Il suo \u00e8 una specie di vitalismo panteistico, o, se si vuole, un panteismo vitalistico. La vita \u00e8 il nuovo Dio, e la &quot;terra&quot; \u00e8 l&#8217;insieme dei valori che da essa scaturiscono.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che dalla &quot;terra&quot;,cos\u00ec intesa, non scaturisce, di per s\u00e9, alcun valore. L&#8217;epoca di Nietzsche \u00e8 l&#8217;epoca del darwinismo trionfante: la legge fondamentale della vita \u00e8 vista come la lotta per la vita. Forse che Nietzsche intende questo, quando parla della &quot;fedelt\u00e0 alla terra&quot; e quando esorta gli uomini, li supplica, li scongiura, di essere fedeli a lei e a lei sola? Quasi certamente no: la visione di Nietzsche \u00e8 e resta una visione idealistica; egli non nega l&#8217;idealismo, solo lo vuol cambiare di segno, lo vuol capovolgere, proprio come Marx accoglie e fa suo l&#8217;hegelismo, per\u00f2 lo capovolge, per rimetterlo, dice lui, sui piedi anzich\u00e9 sulla testa. Nietzsche, quindi, vuol salvare l&#8217;impulso eroico dell&#8217;uomo (romanticamente, appunto), perch\u00e9 vede, e questo gli fa profondamente onore, la seriet\u00e0 della vita. Per lui, come per Kierkegaard (chiss\u00e0 se lo aveva mai letto) ci sono due sole alternative per l&#8217;uomo: o riuscire o fallire. L&#8217;uomo riesce a dare un senso alla sua vita quando ritorna integralmente alla terra, quando vive la sua vita realizzando in se stesso ci\u00f2 che vuole lo spirito della terra: coraggio, audacia, passione, gratitudine, generosit\u00e0, innanzitutto verso se stessi. Egli vede con chiarezza che il punto debole della morale religiosa \u00e8 il latente disamore di s\u00e9; gli sfugge, per\u00f2, che non tutti gli asceti sono dei nemici di se stessi, anzi, che il vero asceta, o almeno il vero asceta cristiano, \u00e8 un uomo che ama la vita, ma la ama come il mezzo che ci viene dato per giungere a Dio: la ama come il buon agricoltore ama la zappa per vangare la terra, o come il pescatore ama la sua barca o le sue reti: cio\u00e8 come un mezzo per realizzare un fine ulteriore. Per Nietzsche, il quale d\u00e0 per scontato che non vi sono dei fini ulteriori, considerare la vita come un mezzo \u00e8 un delitto di lesa maest\u00e0 verso la madre terra, una profanazione dell&#8217;amore che a lei sola \u00e8 dovuto. In ogni caso, a Nietzsche va il merito di non aver preso alla leggera la morte di Dio: c&#8217;\u00e8 in lui pi\u00f9 seriet\u00e0 &quot;religiosa&quot; che in molti cristiani abitudinari e impigriti, come quelli denunciati da Kierkegaard nella sua durissima requisitoria contro la cristianit\u00e0 che ha tradito il Cristianesimo. Su questo aspetto del pensiero del filosofo tedesco ha scritto Eugen Fink, considerato uno dei massimi esponenti della scuola fenomenologica fondata da Edmund Husserl (da: E. Fink,\u00a0<em>La filosofia\u00a0di Nietzsche<\/em>; titolo originale:\u00a0<em>Nietzsches Philosophie<\/em>, Stuttgart, Kolhammer, 1960; traduzione dal tedesco di Pisana Rocco Traverso, Padova, Marsilio, 1973, e Milano, Mondadori, \u00a01977, pp. 72-74):<\/p>\n<p><em>Durante la discesa dalla solitudine decennale sui monti verso il paese degli uomini, Zarathustra incontra nel bosco il Santo, l&#8217;eremita che si ritir\u00f2 lontano dagli uomini per amare soltanto Dio; EGLI non ha alcuna dottrina, nulla da indirizzare all&#8217;uomo; la sua esistenza da eremita si trascende verso Dio; \u00e8 con Lui che egli ha un dialogo: la preghiera, il parlare dell&#8217;uomo direttamente a Dio. Ma l&#8217;Eremita Zarathustra, che dice a se stesso: &quot;\u00c8 mai possibile! Questo vecchio Santo nel suo bosco non \u00a0ha ancora udito che Dio \u00e8 morto!&quot;, questo eremita senza dialogo col sovrumano deve proprio, quando dice la sua parola intorno all&#8217;Essere, parlare con l&#8217;uomo, deve INSEGNARE; dopo la morte di Dio il vero linguaggio dell&#8217;uomo non \u00e8 pi\u00f9 nominare gli dei e invocare i santi, \u00e8 ora la lingua DELL&#8217;UOMO ALL&#8217;UOMO: l&#8217;invocazione delle pi\u00f9 alte possibilit\u00e0 umane \u00e8 L&#8217;INSEGNAMENTO DEL SUPERUOMO. La morte di Dio \u00e8 cos\u00ec la condizione sulla quale si basa l&#8217;insegnamento di Zarathustra. Nietzsche spiega l&#8217;insegnamento di Zarathustra per mezzo della &quot;parabola del sole&quot;: la fortuna del sole \u00e8 che la sua sovrabbondanza di luce viene portata via dalle cose che illumina; il pensatore Zarathustra paragona se stesso al sole: colui che insegna, il &quot;superuomo&quot;, diventa ora la &quot;luce del mondo&quot;, ci\u00f2 che prima era Dio. Con la morte di Dio, cio\u00e8 con la fine di ogni idealit\u00e0 nella forma di un al di l\u00e0 del&#8217;uomo, di una trascendenza oggettiva, con il crollo della volta celeste sul paesaggio della vita umana, sorge il pericolo di un mostruoso impoverimento dell&#8217;umanit\u00e0, di una spaventosa, volgare e piatta empiet\u00e0 e scostumatezza; la tendenza idealistica si atrofizza, la vita diventa &quot;illuminata&quot;, razionalistica e banale. La tendenza idealistica rimane, non si perde pi\u00f9, soltanto se onora ci\u00f2 che essa stessa ha creato raffigurandoselo, poi, come cosa estranea, come il Dio dell&#8217;al di l\u00e0 e il suo decalogo; la tendenza idealistica si avvede della sua essenza &quot;creativa&quot;&quot;, e progetta ora consapevolmente nuovi ideali creati dall&#8217;uomo.<\/em> <em>Queste due possibilit\u00e0 dell&#8217;essenza umana dopo la morte di Dio sono l&#8217;Ultimo Uomo e il Superuomo, Nietzsche decide con entusiasmo: insegna il Superuomo, mostrando la profonda abiezione dell&#8217;Ultimo Uomo. E il suo insegnamento non ha in questo la freddezza di una rappresentazione teoretica, esso trema di commozione, cerca di parlare commuovendo.[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Ci si deve tenere aggrappati al carattere eroico dell&#8217;esistenza anche dopo la morte di Dio: riprendere nella vita ci\u00f2 che, in quanto Dio, sembrava estraneo e appartenente al di l\u00e0. Poich\u00e9 Nietzsche tenta ovunque questo appello e vuole risvegliare lo stato d&#8217;animo di una grandezza eroica dell&#8217;uomo anche davanti al crollo del &quot;cielo ideale&quot;, lo &quot;Zarathustra \u00e8 ridondante, sovraccarico di una tensione febbrile, di un pathos eccessivo, di appelli e di stati d&#8217;animo fulminei, di imperativi e anatemi. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Il Superuomo, consapevole della morte di Dio, cio\u00e8 della fine dell&#8217;idealismo, della perdita dell&#8217;al di l\u00e0, riconosce nell&#8217;al di l\u00e0 idealistico soltanto una utopia immagine riflessa della terra. E alla terra restituisce ci\u00f2 che le \u00e8 stato preso a prestito e rapinato; rinnega tutti i sogni dell&#8217;al di l\u00e0 e si volge alla terra col medesimo fervore, col quale prima si volgeva al mondo dei sogni; il massimo della libert\u00e0 umana si volge alla Gran Madre, alla terra dall&#8217;ampio petto, e in essa trova i limiti, il contrappeso di tutti i suoi tentativi. Mentre l&#8217;esistenza si rifonda sulla terra, la sua libert\u00e0 si fonda sulla terra stessa, o pi\u00f9 precisamente: non \u00e8 pi\u00f9 una libert\u00e0 verso Dio, ma nemmeno una libert\u00e0 verso il Nulla, bens\u00ec \u00e8 libert\u00e0 verso la terra, in quanto grembo da cui ebbe origine tutto ci\u00f2 che appare alla luce, e nello spazio e nel tempo trova permanenza e luogo. Qui la libert\u00e0 raggiunge, attraverso tutti i suoi rischi, una ferma, ultima posizione. Dove, per l&#8217;umanit\u00e0 imprigionata nella sua alienazione, stava Dio ora sta la terra<\/em>.<\/p>\n<p>Il problema posto da Nietzsche quasi un secolo e mezzo fa \u00e8, pertanto, un problema reale e che attende ancora una soluzione. Se Dio \u00e8 morto, all&#8217;uomo restano due sole possibilit\u00e0: farsi il dio di se stesso o precipitare al livello delle bestie. Egli era angosciato dalla possibilit\u00e0 che gli uomini, per pigrizia e inconsapevolezza, scegliessero la seconda: questo pensiero gli era insopportabile e per questo non esit\u00f2 a farsi il messia di una nuova religione, disposto anche al martirio per essa, la religione della terra. Tuttavia, egli si trovava inviluppato in una contraddizione inestricabile: se Dio \u00e8 morto, perch\u00e9 mai l&#8217;uomo dovrebbe conservare la sua tensione eroica? la tensione eroica nasce dalla &quot;differenza&quot; ontologica che egli percepisce fra se stesso e Dio; ma se Dio scompare dal cielo della sua esistenza, a che cosa gli servir\u00e0 mai? Per raggiungere le cose della terra \u00e8 forse necessario l&#8217;eroismo? Non bastano e avanzano il piatto e banale &quot;buon senso&quot;, il calcolo dei filistei, il conformismo dei benpensanti? S\u00ec, certo che s\u00ec: l&#8217;eroismo \u00e8 necessario quando ci si confronta con la distanza infinita; ma se tutte le distanze sono finite, allora raggiungere qualsiasi meta diventa solo una questione di calcolo, di pianificazione, di efficienza strumentale. Nietzsche \u00e8 in contraddizione con se stesso quando si sdegna davanti alla prospettiva di una umanit\u00e0 abbassata e immiserita nella ricerca di piaceri e vantaggi immediati, e reagisce proclamando una nuova tavola di valori: ma che cosa render\u00e0 quei valori autorevoli e universalmente validi, che cosa li render\u00e0 credibili e necessari? Perch\u00e9 mai dovrebbe essere necessario restare fedeli alla terra, se con ci\u00f2 s&#8217;intende una adesione totale all&#8217;immanente, ma vissuta con l&#8217;entusiasmo e lo spirito di abnegazione che prima si rivolgeva all&#8217;al di l\u00e0? Non baster\u00e0 essere fedeli, per cos\u00ec dire, al proprio tornaconto personale e immediato? Dostoevskij, ripetiamo, aveva visto lo stesso problema ed era rimasto inorridito dallo spettacolo di una umanit\u00e0 che vuol sedere sul trono di Dio, ma non per oltrepassare se stessa verso l&#8217;alto, bens\u00ec per sprofondarsi nell&#8217;abisso della sua parte pi\u00f9 torbida e limacciosa: ha descritto le tremende conseguenza di quella pretesa in tutte le sue opere, ma specialmente ne<em>\u00a0I Demoni<\/em>, che molti critici hanno un po&#8217; sottovalutato, perch\u00e9 hanno fatto l&#8217;errore di considerare quel romanzo solo in un&#8217;ottica politica e personale, quasi come una espressione del risentimento retroattivo dell&#8217;autore verso quei circoli socialisti ai quali aveva aderito in giovent\u00f9. Invece ne <em>I demoni<\/em> egli ha dato la pi\u00f9 completa rappresentazione di quel che Nietzsche avrebbe chiamato l&#8217;Ultimo Uomo: un tipo umano che si auto-degrada, proprio perch\u00e9 non sa essere all&#8217;altezza delle sue nuove responsabilit\u00e0 &quot;universali&quot;, divenute necessarie dopo la morte di Dio.<\/p>\n<p>Peraltro, tutto il dramma di Nietzsche potrebbe ruotare intorno a un tragico equivoco. Egli parte dalla morte di Dio come un dato di fatto: Dio \u00e8 morto, solo il santo eremita, smarrito nei suoi boschi, ancora non lo sapeva; ma nella citt\u00e0, al mercato, lo sanno tutti, lo sanno cos\u00ec bene che, sulle prime, prendono in giro Zarathustra che annuncia la sua morte, come se arrivasse in ritardo a dire una cosa ovvia e quasi ridicola Ma siamo sicuri, dopotutto, che Dio sia morto davvero? Che sia morto per noi, per tutti noi? O \u00e8 morto, in realt\u00e0, solo per una piccola minoranza di intellettuali inariditi e nichilisti, i quali si affannano, da due secoli almeno, a convincere tutti gli altri di questa loro &quot;verit\u00e0&quot;, mentre la stragrande maggioranza degli esseri umani, anche oggi, nel terzo millennio, continua ad essere intimamente persuasa che Dio non \u00e8 affatto &quot;morto&quot;, perch\u00e9 vivere e morire son cose che appartengono alle creature mortali, mentre Dio esiste da sempre e per sempre, e nulla esisterebbe se Lui non volesse, neppure noi coi nostri dubbi struggenti e con la nostra ansia d&#8217;infinito? Perch\u00e9 se Nietzsche si \u00e8 sbagliato su questo, e molti indizi fanno pensare che tale sia il caso, allora Zarathustra \u00e8 veramente un pazzo che predica un vangelo insensato, e bisogna concludere che egli si \u00e8 sacrificato per niente. Nietzsche ha avuto un merito storico: quello di porre sul tappeto, con estrema seriet\u00e0, il problema del <em>dopo<\/em>, una volta acclarata la morte di Dio. Ma forse ha avuto troppa fretta nel dare per certa la sua ipotesi di partenza: in fondo, che Dio sia morto era solo un &#8216;ipotesi di lavoro. Infatti, Dio non muore: o c&#8217;\u00e8, o non c&#8217;\u00e8; &quot;morire&quot;, per Dio, significa morire nell&#8217;anima dei suoi fedeli. Ma gli uomini moderni, nonostante tutto, sono davvero persuasi che Dio non esiste? Questa \u00e8 la prima domanda. E forse il buon Nietzsche barava con se stesso quando rispondeva di s\u00ec, perch\u00e9 pochi autori come lui hanno espresso, dal primo all&#8217;ultimo rigo della loro opera, una pi\u00f9 intensa nostalgia di Dio. E la seconda domanda \u00e8 questa: se pure Dio \u00e8 morto, gli uomini sapranno reggerne le conseguenze ed elevarsi al superuomo? Giocatore d&#8217;azzardo nel senso di Pascal, Nietzsche ha scommesso tutto sulla risposta positiva a questa domanda; ma era troppo onesto per non misurare il rischio tremendo di fallire. Oggi vediamo che questo \u00e8 accaduto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 un pensatore che ha preso sul serio la portata e le conseguenze della morte di Dio nel mondo moderno, questi \u00e8 stato Nietzsche. 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