{"id":28667,"date":"2018-12-24T12:24:00","date_gmt":"2018-12-24T12:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/24\/se-dio-e-lassoluto-da-dove-viene-il-male\/"},"modified":"2018-12-24T12:24:00","modified_gmt":"2018-12-24T12:24:00","slug":"se-dio-e-lassoluto-da-dove-viene-il-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/24\/se-dio-e-lassoluto-da-dove-viene-il-male\/","title":{"rendered":"Se Dio \u00e8 l&#8217;Assoluto, da dove viene il male?"},"content":{"rendered":"<p><em>La tua creazione \u00e8 bella, o Wataineuwa; ma perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 la morte?<\/em> Questa domanda fa parte di un mesto canto formulare degli indigeni, ora estinti, della Terra del Fuoco, gli Y\u00e0mana: cos\u00ec fu raccolta dagli ultimi etnologi che entrarono in contatto con loro prima che sparissero completamente. \u00c8 quasi la stessa domanda che ci ha posto un caro amico, persona molto intelligente e intuitiva, anche se sprovvista di una specifica formazione filosofica: <em>perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il male?<\/em>; e attendeva una risposta. Proveremo a rispondere, anche se gi\u00e0 molte volte abbiamo toccato l&#8217;argomento; d&#8217;altra parte, ci rendiamo conto che \u00e8 una questione centrale per la maggior parte di noi, ed \u00e8 l&#8217;ostacolo che trattiene sulla via della fede tutti quelli che, come Ivan Karamazov, non sopportano lo spettacolo della sofferenza, specialmente degli innocenti, e preferiscono restituire il biglietto d&#8217;ingresso in paradiso, perch\u00e9 ritengono che il prezzo che l&#8217;umanit\u00e0 deve pagare per entrarci, fosse anche solo il dolore disperato di un singolo bambino, sia comunque troppo alto. Inoltre, siamo sempre stati convinti che fare filosofia \u00e8 chiarire le questioni complesse e trovare la verit\u00e0, l\u00e0 dove pare che nulla abbia un senso compiuto e intelligibile, ma soprattutto saperlo fare non solamente per se stessi, bens\u00ec anche per gli altri, per quelli che non hanno studiato la filosofia sui libri: perch\u00e9 se i filosofi sono capaci di parlare e di farsi intendere solo dai filosofi di professione, allora vuol dire che la filosofia \u00e8 una ben misera cosa, una specie di club per cervelli sterili, del tutto staccati dalla societ\u00e0 e quindi sostanzialmente parassitari. Al contrario, poich\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 semplice, anche se ardua da raggiungere, siamo certi che a tutti pu\u00f2 essere mostrata e che lo si pu\u00f2 fare esprimendosi in maniera tale che i non specialisti non ne restino esclusi. Chi ci ha seguiti nel nostro percorso, che si snoda lungo un arco di molti anni, potrebbe restare meravigliato da questa affermazione, poich\u00e9 abbiamo pi\u00f9 volte affermato e ribadito che, alla fine, solo pochi riescono a intendere la verit\u00e0, perch\u00e9 la maggior parte della gente, anche se dice di cercarla, non ne vuole in realt\u00e0 sapere. Ebbene, l&#8217;apparente contraddizione si spiega col fatto che una cosa \u00e8 ricevere la verit\u00e0 in maniera tale da poterla comprendere, e un&#8217;altra cosa \u00e8 volerla comprendere davvero: questo secondo atto non richiede solo capacit\u00f2 intellettuali, ma anche e soprattutto una certa disposizione della volont\u00e0. Di fatto, la nostra esperienza, sia attraverso l&#8217;insegnamento, sia nel rapporto con gli adulti che frequentano le conferenze o che scrivono i loro commenti e le loro osservazioni in rete, \u00e8 che moltissime persone, pur riempiendosi la bocca del desiderio di trovare la verit\u00e0, di fatto non sono suoi amici, perch\u00e9 vorrebbero trovarla alle loro condizioni: non possiedono l&#8217;umilt\u00e0 necessaria a capire che, in tal modo, non si va da nessuna parte. Una sola cosa rende assolutamente impossibile avvicinarsi alla verit\u00e0 (oltre, si capisce, alla stupidit\u00e0 totale; ma anche questa \u00e8 figlia dell&#8217;altra): la superbia, l&#8217;arroganza di chi non ha pazienza, non sa farsi piccolo, non sa chiedere, ma pretende e crede di aver diritto a strappare la verit\u00e0, magari a viva forza, quasi che fosse un trofeo da guadagnarsi con le proprie forze e da esporre in salotto, per ricevere l&#8217;ammirazione altrui. Ma se c&#8217;\u00e8 l&#8217;umilt\u00e0, allora \u00e8 sempre possibile ricevere la verit\u00e0: perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 aristocratica non nel senso che disdegna la gente comune, ma nel senso che si nega agli animi volgari, e ad essi soltanto.<\/p>\n<p>Cominciamo col fare chiarezza, sgombrando il campo da possibili fraintendimenti. Il nostro amico parlava dell&#8217;Assoluto come coincidente con l&#8217;Essere, il che \u00e8 esatto, e come coincidente con l&#8217;esistente, il che non lo \u00e8. Se \u00e8 vero, infatti, che il fatto di esistere \u00e8 una cosa pi\u00f9 perfetta del fatto di non esistere, cos\u00ec come vivere in una casa calda e affettuosa \u00e8 cosa migliore del fatto di sognarla solamente, \u00e8 altrettanto vero che il fatto di esistere non coincide con l&#8217;essere. L&#8217;essere, infatti, \u00e8 ci\u00f2 che esiste per se se stesso e da se stesso: ci\u00f2 che non deve ad altri la propria esistenza; ci\u00f2 che non \u00e8 causato da qualcosa che stia al di fuori di s\u00e9. L&#8217;essere, quindi, \u00e8 <em>necessario<\/em>, nel senso tecnico della parola: \u00e8 ci\u00f2 che ha in se stesso la propria ragione di esistere. Ma le cose esistenti che ricadono nella nostra sfera sensoriale, non sono di questo tipo: non hanno in se stesse la propria ragione di esistere, ma in qualche cosa d&#8217;altro; non sono perci\u00f2 necessarie, ma <em>accidentali<\/em> &#8212; sempre nel senso tecnico della parola. Accidentali non vuol dire superflue: vuol dire che possono esserci e potrebbero anche non esserci. Le cose accidentali, diciamo gli enti accidentali, sono di natura materiale, quindi hanno un principio e una fine: sono soggette alle leggi del tempo, subiscono l&#8217;usura degli anni, o dei secoli, o dei millenni, o dei miliardi di anni, come nel caso dei corpi celesti che si muovono, lungo le loro orbite, nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;universo. Ma l&#8217;essere, al di l\u00e0 del mutamento, permane; l&#8217;essere non \u00e8 toccato dal trascorrere dei miliardi di anni, perch\u00e9 l&#8217;essere \u00e8 fuori del tempo, anzi, il tempo esiste perch\u00e9 esiste l&#8217;essere, e cos\u00ec lo spazio: ma l&#8217;essere, quanto a se stesso, non ha n\u00e9 tempo, n\u00e9 spazio; o, se si preferisce, il che \u00e8 lo stesso, l&#8217;essere \u00e8 la condizione che rende possibile l&#8217;esistenza dello spazio e del tempo. Noi, enti soggetti alle leggi dello spazio e del tempo, siamo portati a identificare l&#8217;esistere con l&#8217;essere, mentre sono due cose profondamente diverse: quello che esiste oggi, domani non esister\u00e0 pi\u00f9, e c&#8217;\u00e8 stato anche un tempo in cui non esisteva: ma perch\u00e9 gli enti finiti possano esistere, deve esserci, a monte, un <em>qualcosa<\/em> che li fa esistere, che ne rende possibile l&#8217;esistenza, perch\u00e9 gi\u00e0 esiste, \u00e8 sempre esistito e sempre esister\u00e0, e che non \u00e8 soggetto ad alcuna limitazione, ma assoluto ed eterno: ed \u00e8 ci\u00f2 che chiamiamo l&#8217;essere. \u00c8 impossibile pensare il mondo, anzi, \u00e8 impossibile pensare alcunch\u00e9, ed \u00e8 perfino impossibile l&#8217;atto del pensare, se si prescinde dall&#8217;essere. Ecco perch\u00e9 ogni forma di idealismo si risolve in una lucida follia e non meriterebbe neppure il nome di filosofia (Maritain, infatti, parlava di <em>ideosofia<\/em>, negandogli la qualifica di pensiero filosofico): perch\u00e9 presuppone che prima dell&#8217;essere esista un&#8217;altra cosa, il pensiero, e che sia il pensiero a far scaturire, chi sa come, l&#8217;essere, anzich\u00e9 l&#8217;essere che fa esistere ogni altra cosa, anche il pensiero. E se \u00e8 vero, come dice il Vangelo di Giovanni, che <em>in principio era il Verbo<\/em>, cio\u00e8 il Logos, che \u00e8 sia pensiero che discorso, \u00e8 altrettanto vero che il Logos, per Giovanni, non \u00e8 qualcosa che precede l&#8217;essere, ma \u00e8 l&#8217;Essere che pensa e, pensando, parla: e dalla sua Parola scaturiscono gli enti e tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che la civilt\u00e0 moderna, impregnata di materialismo e nata da una rivolta intenzionale contro la metafisica, ci pone nelle condizioni peggiori per apprezzare la differenza fra l&#8217;essere e l&#8217;esistente. Siamo talmente abituati a pensare le due cose come coincidenti, che riesce difficile e dobbiamo fare uno sforzo per separarle, come in realt\u00e0 sono. A noi, figli della modernit\u00e0, sembra ovvio che le cose, dal momento che esistono, sono; invece, proprio il fatto che esistono sul piano materiale testimonia che esse esistono nel tempo: che non esistevano ieri e non esisteranno pi\u00f9, domani. Di conseguenza, le cose che cadono sotto i nostri sensi esistono, ma in maniera limitata, fragile, imperfetta, e, appunto, accidentale: godono di un&#8217;esistenza parziale e transitoria, che noi, specialmente da giovani, e soprattutto da bambini, scambiamo per necessaria, e quindi, se non proprio per definitiva e assoluta, per stabile e durevole. Ma non \u00e8 affatto cos\u00ec: tutto ci\u00f2 che cade sotto i nostri sensi ha un&#8217;esistenza effimera. Un giorno come le farfalle, dieci miliardi di anni come le stelle: che differenza c&#8217;\u00e8 fra un giorno e dieci miliardi di anni, a paragone dell&#8217;eternit\u00e0? \u00c8 sempre una quantit\u00e0 risibile, insignificante: poco pi\u00f9 dello zero assoluto. E noi tendiamo a scambiare questo quasi zero per l&#8217;essere, e fantastichiamo su di esso, come se si potesse fondare alcunch\u00e9 su di una base tanto fragile. Gli esseri umani, per\u00f2, non sono solamente enti materiali: hanno una doppia natura, fisica e spirituale. Con la loro natura spirituale, sentono e intuiscono che c&#8217;\u00e8 qualcosa d&#8217;altro, qualche cosa che permane: qualche cosa che non illude, che non delude, che non mente, che non <em>appare<\/em> senza <em>essere<\/em>. Questo qualcosa \u00e8 l&#8217;essere: filosoficamente lo si pu\u00f2 definire come ci\u00f2 che ha la propria causa in se stesso; in termini religiosi, \u00e8 quel Dio che tutti gli uomini, in tutte le civilt\u00e0 a noi conosciute, hanno sempre adorato, con nomi ed in forme diversi, fino a quando si \u00e8 affermata la cultura moderna e questa tensione degli enti finiti verso l&#8217;essere infinito \u00e8 stata violentemente e artificialmente recisa. Sicch\u00e9 l&#8217;uomo moderno, e lui solo, a quanto sappiamo, nel corso dell&#8217;intera storia umana, sente il tormento della sete, ma \u00e8 convinto che non esista alcun ristoro per spegnerla, perch\u00e9 la sua parte razionale &#8211; ma di una razionalit\u00e0 aridamente meccanicista &#8212; ha deciso che non esiste alcuna fonte. Egli cerca, pertanto, di convincersi di non aver sete; cerca di distrarsi con altre cose; ma la sete rimane, ed \u00e8 sempre pi\u00f9 tormentosa: e il fatto che non voglia andarsene \u00e8 la prova pi\u00f9 eloquente del fatto che la sorgente esiste, dopotutto.<\/p>\n<p>E ora, finalmente, veniamo alla questione del male. Lasciamo perdere il male fisico: sappiamo che non \u00e8 questo il grosso problema; \u00e8 fin troppo chiaro se gli enti fisici non sono perfetti, il male fisico si spiega con tale imperfezione. Il problema, per il nostro amico e per tanti altri, \u00e8 il male morale: come si possa conciliare il male con la bont\u00e0 del mondo, e perci\u00f2 del suo Creatire; o, se si preferisce, come si possa negare che l&#8217;Essere abbia in s\u00e9 tanto il bene che il male. Quest&#8217;ultima idea, che in Dio vi siano tanto il bene che il male, \u00e8 tipicamente gnostica: e oggi lo gnosticismo va forte, tanto che se ne coglie la presenza anche nella teologia e nella pastorale di molte eccellenti personalit\u00e0 della Chiesa cattolica, a cominciare da colui che siede sul soglio pontificio e si fa chiamare papa Francesco. D&#8217;altra parte, secondo il desiderio del nostro amico, vogliamo qui prescindere da un discorso specificamente cristiano, e rimanere su di un piano puramente filosofico. E dunque cominciamo col dire che l&#8217;essere non \u00e8 automaticamente anche l&#8217;Essere (con la maiuscola): l&#8217;essere \u00e8 ci\u00f2 che esiste in modo autosufficiente e perci\u00f2 necessario; inteso in senso personale, lo chiamiamo Essere, cio\u00e8 il Principio di tutte le cose, quel che i credenti conoscono come Dio. Limitiamoci, quindi, a ragionare dell&#8217;essere: va da s\u00e9 che le conclusioni cui giungeremo valgono anche, per forza di cose, per l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Ora, non \u00e8 possibile dire che l&#8217;essere \u00e8 sia il bene, sia il male, perch\u00e9 l&#8217;essere \u00e8 bene e il bene \u00e8 l&#8217;essere: \u00e8 buono ci\u00f2 che esiste; ed \u00e8 sommamente buono ci\u00f2 che esiste in senso assoluto, mentre \u00e8 relativamente buono ci\u00f2 che esiste un senso relativo. Ma il male non ha la stessa consistenza ontologica: il male \u00e8 privazione del bene, dunque \u00e8 privazione dell&#8217;essere. Il male non si pu\u00f2 definire se non in senso negativo: \u00e8 una sottrazione, una negazione. In questo senso, il male non \u00e8 un principio che si contrappone al bene, ma \u00e8 la carenza, o il difetto, del bene; e quindi non esiste in senso assoluto, ma solo in senso relativo. Il bene assoluto esiste, ed \u00e8 l&#8217;Essere; ma il male assoluto non esiste, perch\u00e9 nulla, neppure il Diavolo, esiste in senso assoluto, di tutto ci\u00f2 che ha cominciato ad esistere, ma non esiste <em>sub specie aeternitatis.<\/em> C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui il Diavolo non esisteva, e non esisteva neppure il male; ma non c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui l&#8217;essere non esisteva, anche se c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui nulla esisteva <em>sul piano materiale<\/em>. La creazione \u00e8 l&#8217;atto con cui hanno cominciato a esistere gli enti sul piano materiale; ma essi gi\u00e0 esistevano, sul piano spirituale, nella mente di Dio: pur non essendo necessari, essi erano inscritti da sempre nel progetto dell&#8217;essere, perch\u00e9 l&#8217;essere, che \u00e8 il bene, \u00e8 anche espansione, diffusione, apertura, dono, partecipazione, mentre il male \u00e8 sempre un restringimento, una contrazione, una sottrazione, una diminuzione e una chiusura. Perch\u00e9 l&#8217;omicidio \u00e8 male?, perch\u00e9 \u00e8 togliere una vita. Perch\u00e9 il furto \u00e8 male?, perch\u00e9 \u00e8 togliere qualcosa al suo legittimo proprietario. Perch\u00e9 l&#8217;invidia \u00e8 male?, perch\u00e9 \u00e8 desiderare di togliere qualcosa a qualcuno, o desiderare che qualcuno perda qualcosa. <em>La vecchiaia, la sofferenza e la morte sono dei mali?<\/em> S\u00ec, se guardiamo le cose solo dal punto di vista del finito; no, se le consideriamo alla luce dell&#8217;eterno, vale a dire dell&#8217;essere. Per l&#8217;essere, l&#8217;unico male \u00e8 la sottrazione volontaria ed egoistica di essere: non \u00e8 un male, ad esempio, dare la vita per un amico; e non \u00e8 male prendere su di s\u00e9 la sua sofferenza. E qui si trova la chiave per sciogliere, almeno in parte, il mistero del male. Per noi la sofferenza \u00e8 un male, perch\u00e9 non ne vediamo il senso. Ma non lo vediamo perch\u00e9 pensiamo da uomini moderni, cio\u00e8 da uomini materiali, da uomini carnali; ci scordiamo della nostra doppia cittadinanza. Ci scordiamo di essere anche creature con una natura spirituale e un destino soprannaturale. Per questo la vecchiaia, la malattia e la morte ci fanno tanta paura; e per questo non ne facevano cos\u00ec tanta agli uomini medievali, n\u00e9 ai santi; e ne facevano un po&#8217; meno anche ai nostri nonni. Una signora di novantun anni, che ha visto molte cose, ha aiutato molto il prossimo e non ha mai invidiato n\u00e9 augurato il male ad alcuno, ci ha confidato, l&#8217;altro giorno: <em>La vita \u00e8 un passaggio<\/em>. Proprio cos\u00ec: \u00e8 un transito. Se ci si scorda di ci\u00f2, essa diventa incomprensibile e inesplicabile, una specie di orrenda beffa che qualcuno ci ha voluto giocare.<\/p>\n<p>In conclusione: l&#8217;essere \u00e8 perfetto, perci\u00f2 non contiene alcun male ma solo il bene. Il male esiste, ma non \u00e8 sostanziale, non \u00e8 essenziale: esiste perch\u00e9 esiste il grande mistero e il dono ineffabile della libert\u00e0. Essere liberi significa avere la possibilit\u00e0 di usare male di se stessi. Tuttavia la libert\u00e0 non \u00e8 male, \u00e8 bene, perch\u00e9 senza di essa non saremmo che dei fantocci. Ma noi non siamo fantocci, siamo qualcosa, qualcosa di grande e di bello: purch\u00e9 non recidiamo il nostro legame con l&#8217;essere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tua creazione \u00e8 bella, o Wataineuwa; ma perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 la morte? 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