{"id":28665,"date":"2021-08-22T10:31:00","date_gmt":"2021-08-22T10:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/22\/se-dio-sta-in-interiore-homine-e-una-mia-creazione\/"},"modified":"2021-08-22T10:31:00","modified_gmt":"2021-08-22T10:31:00","slug":"se-dio-sta-in-interiore-homine-e-una-mia-creazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/22\/se-dio-sta-in-interiore-homine-e-una-mia-creazione\/","title":{"rendered":"Se Dio sta \u00abin interiore homine\u00bb, \u00e8 una mia creazione?"},"content":{"rendered":"<p>Molti credenti hanno una certa familiarit\u00e0 con il concetto che Dio, nella preghiera, nella meditazione, si rivela dentro di loro e non fuori, chiss\u00e0 dove: che Egli \u00e8 <em>in interiore homine<\/em>, per usare l&#8217;espressione che Sant&#8217;Agostino adopera parlando della verit\u00e0. Ma la Verit\u00e0 \u00e8 la stessa cosa di Dio, \u00e8 una delle facce di Dio: dunque, \u00e8 corretto parlare di Dio come di Colui che si rivela all&#8217;uomo nel profondo sua coscienza. Di tale consapevolezza, sempre Agostino la descrive <em>come intimior intimo meo<\/em> (a volte si torva anche la formula equivalente <em>interior intimo neo<\/em>) Dio \u00e8 pi\u00f9 vicino a me, \u00e8 nel profondo di me, ed \u00e8 pi\u00f9 intimo a me qualsiasi alta cosa, perfino pi\u00f9 di me stesso. E il grande Santo vi aggiunge anche l&#8217;espressione <em>superior summo meo<\/em>, al di sopra di me e anche al di sopra delle mia parte pi\u00f9 elevata. <em>Tu autem eras intimior intimo meo e superior summo meo<\/em> (<em>Confessiones<\/em>, 3,6,11), per indicare il mistero che vede Dio egualmente presente nelle due opposte direzioni, entrambe verticali: l&#8217;una vertiginosamente nel profondo e l&#8217;altra vertiginosamente verso l&#8217;alto.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 noto e molte persone vi riflettono e trovano che ci\u00f2, dal punto di vista della fede, sia piuttosto chiaro e naturale; eppure, seguendo una logica rigorosa, qualche problemino c&#8217;\u00e8, o ci potrebbe essere. Se Dio \u00e8 dentro di me, se si identifica con un mio stato di coscienza, se lo trovo nella preghiera e non nel mondo, allora non si corre il rischio di farne tutt&#8217;uno con se stessi, di identificarlo con la propria anima, insomma di ridurlo a una proiezione della propria mente? Certo, il rischio non \u00e8 nella concezione di Sant&#8217;Agostimo, il quale afferma che Dio \u00e8 sia nel pi\u00f9 profondo di me, sia al di sopra di me: e se \u00e8 al di sopra, evidentemente non pu\u00f2 ridursi ad una mia esperienza interiore e soggettiva. Ma se si toglie la seconda similitudine ci si limita alla rima, il rischio c&#8217;\u00e8. Ma \u00e8 un rischio reale, o si tratta di una semplice ambiguit\u00e0 del linguaggio? Dicendo che Dio \u00e8 dentro di noi, stiamo soggettivizzando il concetto di Dio o stiamo solo facendo uso di una metafora poetica, finalizzata a supplire l&#8217;insufficienza delle parole per esprimere un&#8217;esperienza che \u00e8, a rigore, indicibile, quella del contratto con Dio? Tutte le esperienza mistiche sono intraducibili a parole: eccedono l&#8217;esperienza ordinaria e perci\u00f2 non trovano le parole corrispondenti nel linguaggio ordinario. Dice Dante, cercando di descrivere l&#8217;esperienza mistica suprema, ossia la visione di Dio (Par. XXXIII, 55-57): <em>Da quinci innanzi il mio veder fu maggio \/ che &#8216;l parlar mostra, ch&#8217;a tal vista cede, \/ e cede la memoria a tanto oltraggio<\/em>.<\/p>\n<p>Di fatto, leggendo le opere dei mistici si ha spesso l&#8217;impressione che essi, cercando di descrivere le loro esperienze spirituali, parlino in maniera difforme dalla sana teologia, secondo la quale vi \u00e8 una netta distinzione fra il Creatore e le creature; tuttavia bisogna tener conto del fattore linguistico ora menzionato, sicch\u00e9 non bisogna fermarsi al significato letterale delle espressioni. Quando un mistico dice d&#8217;aver trovato, e perfino contemplato, Iddio nell&#8217;intimo della propria anima, dice una cosa poeticamente vera, verissima, ma che non va presa alla lettera sul piano teologico, perch\u00e9 Dio non \u00e8 in questo o quel luogo, n\u00e9 fisico n\u00e9 psicologico, ma in un altrove che pervade tutto e sostiene tutto: \u00e8 presente nel mondo con la sovrabbondanza della sua grazia e alimenta le sorgenti pi\u00f9 profonde dell&#8217;anima umana, per\u00f2 non si identifica n\u00e9 col mondo, nel qual caso si tratterebbe di una visione panteista, n\u00e9 con l&#8217;anima umana, nel qual caso sarebbe una fede immanentista e per cos\u00ec dire soggettivista. Inoltre non bisogna mai scordare che un conto \u00e8 fare l&#8217;esperienza di una certa cosa, e un altro \u00e8 identificare quell&#8217;esperienza con la cosa stessa. Vedere lo scorrere di un fiume o sentire il profumo di un bosco non significa che il fiume e il bosco sono una cosa sola con l&#8217;esperienza sensoriale che noi facciamo di essi: l&#8217;esperienza sensoriale \u00e8 un dato che ci rivela l&#8217;esistenza di un qualcosa che noi possiamo, s\u00ec, cogliere con la vista, l&#8217;olfatto, ecc., ma non \u00e8 la vista o l&#8217;olfatto, e neppure \u00e8 nella vista o nell&#8217;olfatto. La vista, l&#8217;olfatto e gli altri sensi ce ne rivelano l&#8217;esistenza, ma tale esistenza \u00e8 indipendente da essi. Con buona pace di George Berkeley, per il quale dire che io vedo il fiume o respiro il profumo del bosco \u00e8 una cosa sola con l&#8217;esistenza del fiume e del bosco: quasi che il fiume e il bosco cessassero di esistere se io smetto di percepirli, chiudo gli occhi e schiaccio un bel pisolino; per poi ricomparire dal nulla nel momento in cui mi sveglio, riapro gli occhi e torno ad inspirare coscientemente.<\/p>\n<p>Scriveva il sacerdote Ignazio Lepp (1909-1966), psicologo convertito alla fede dopo una giovinezza marxista, e fautore della psico-sintesi contrapposta alla psico-analisi freudiana, in <em>Luci e tenebre dell&#8217;anima<\/em> (titolo originale: <em>Clart\u00e9s et t\u00e9n\u00e8bres de l&#8217;ame<\/em>, Paris, Aubier, 1958; traduzione dal francese delle Benedettine di Rignano sull&#8217;Arno, Roma, Edizioni Paoline, 1959, pp. 305-307):<\/p>\n<p><em>Nel capitolo consacrato all&#8217;anima malata abbiamo visto che il nevrotico \u00e8 caratterizzato, fra l&#8217;altro, dalla fissazione ad uno stadio infantile del suo sviluppo affettivo: vive nel passato ed ha paura dell&#8217;avvenire.<\/em><\/p>\n<p><em>Dal punto di vista psicologico, il gran merito del cristianesimo consiste nell&#8217;aver collocato nell&#8217;avvenire l&#8217;ideale verso il quale gli uomini devono tendere. Il paradiso terrestre \u00e8 uno stato completamente superato, a cui non si fa ritorno. Il paradiso, un paradiso incomparabilmente superiore al primo, \u00e8 nell&#8217;avvenire ed \u00e8 verso di questi che bisogna tendere. Senza dubbio, \u00e8 stato sotto l&#8217;influsso dell&#8217;escatologia cristiana che i popoli cristiani, pi\u00f9 di tutti gli altri, si sono impegnati nelle vie del progresso. La religione cristiana non \u00e8 una religione di nostalgia, ma di speranza.<\/em><\/p>\n<p><em>I teologi razionalisti hanno rimproverato spesso ai mistici l&#8217;immanentismo della loro fede. Effettivamente, se ci si ferma, ad esempio, ad alcune espressioni del Maestro Eckart, si potrebbe pensare che per lui Dio non si distingue quasi dall&#8217;anima o per lo meno che ne dipenda radicalmente. \u00abDio nasce nell&#8217;anima\u00bb; \u00abL&#8217;anima nasce in Dio\u00bb; \u00abChe Dio sia Dio, io ne sono una causa\u00bb; \u00abDio trae l&#8217;essere dall&#8217;anima\u00bb; \u00abDio diviene e passa\u00bb, ecc.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste espressioni e mote altre inducono a stabilire un parallelismo stretto tra il Dio del grande mistico renano e quello di Angelo Silesio, vero panteista, che nel suo celebre poema si esprime cos\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIo so che senza di me<\/em><\/p>\n<p><em>Dio non pu\u00f2 viver un solo istante,<\/em><\/p>\n<p><em>Se io dovessi sparire, Egli dovrebbe,<\/em><\/p>\n<p><em>necessariamente render l&#8217;anima\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre si potrebbero trovare espressioni altrettanto &quot;immanentiste&quot; anche in S. Giovanni della Croce.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia Jung ha torto quando deduce da tutto questo che per Maestro Eckart e per gli altri mistici, Dio non \u00e8 in fondo che \u00abuno stato psicodinamico\u00bb, una funzione dell&#8217;inconscio. Pi\u00f9 semplicemente, i mistici cercano di esprimere in un linguaggio poetico l&#8217;intimit\u00e0 tra Dio e l&#8217;uomo. Dal punto di vista della teologia razionale, essi possono apparire non completamene ortodossi; eppure basta riflettere senza apriorismi e riferendosi agli scritti rivelati, per accorgersi che la poesia dei mistici \u00e8 infinitamente pi\u00f9 vicina alla verit\u00e0 di quanto non lo sia una certa teologia, che considera i rapporto tra Dio e l&#8217;uomo alla stregua di quelli che esistono tra l&#8217;orologiaio e l&#8217;orologio!&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Per essere in grado di vivere cristianamente e perch\u00e9 la fede vivifichi l&#8217;anima nostra, non basta sapere, al puro stato cerebrale senza alcun rapporto con la nostra condotta, che Dio esiste, che ci ha creati e che un giorno ci giudicher\u00e0. Se non ci fosse altro che questa astratta nozione, \u00e8 probabile che molti sottoscriverebbero la celebre frase di Lenin: \u00abSe Dio esistesse, sarebbe una ragione di pi\u00f9 per combatterlo!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Bisogna sapere che Dio \u00e8 nella parte pi\u00f9 profonda dell&#8217;anima nostra &#8212; &quot;intimior intimo meo&quot;, diceva S. Agostino &#8211; perch\u00e9 Egli ci appare essenzialmente indispensabile. Una volta fabbricato, l&#8217;orologio pu\u00f2 far a meno dell&#8217;orologiaio, mentre l&#8217;uomo cadrebbe nel nulla non appena la mano di Dio, sia pure per un istante, non lo sostenesse pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Dio \u00e8, per riprender la formula di S. Agostino, &quot;intimior intimo meo&quot; proprio perch\u00e9, nello stesso tempo, &quot;superior summo meo&quot;, in quanto trascende infinitamente, l&#8217;anima e tutte le sue funzioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Sempre da un punto di vista puramente psicologico, la svalutazione e la rimozione di una funzione tanto importante come quella che la religione assolve nell&#8217;anima, ha le conseguenze pi\u00f9 nefaste tanto per gli individui come per le collettivit\u00e0. Chi pu\u00f2 dimenticare che l&#8217;ateismo propagandato dal &quot;secolo dei lumi&quot; ha dato origine al Terrore durante la Rivoluzione francese? Sarebbe solo per caso che, al trionfo del razionalismo del secolo XIX, sono seguiti gli orrori dei campi di sterminio nazisti, quelli della dittatura comunista e della bomba atomica?<\/em><\/p>\n<p>Dunque, non c&#8217;\u00e8 alcuna contraddizione fra quel che prova il mistico, ossia che l&#8217;esperienza di Dio si fa nel pi\u00f9 profondo della coscienza, e quel che dice il teologo, che Dio \u00e8 puro spirito ovunque diffuso, il quale tuttavia non s&#8217;identifica in questo o quel luogo, neppure con l&#8217;universo nel suo insieme, e tanto meno con la coscienza individuale. Semmai si pu\u00f2 ipotizzare che il mistico, avendo abbandonato il proprio io e quindi anche l&#8217;attaccamento alla propria coscienza, che lo fa identificare con essa &#8212; sembra un paradosso, ma \u00e8 proprio cos\u00ec &#8212; giunge a percepire una coscienza molto pi\u00f9 vasta, universale, nella quale non ci sono pi\u00f9 chiare distinzioni fra l&#8217;io e il tu, fra la mia percezione e il tutto, e che in tale &quot;coscienza espansa&quot; o &quot;allargata&quot; egli riesca a fare un&#8217;esperienza di Dio che rimane preclusa a quanti si pongano in una prospettiva rigorosamente ed esclusivamente di tipo intellettuale. Senza perci\u00f2 che si tratti di un &quot;altro&quot; Dio: Dio \u00e8 sempre perfettamente uguale a Se Stesso, sia che lo si colga con il ragionamento, sorretto dalla Rivelazione, come fanno i teologi, sia che lo si colga per via immediata e interiore, come fanno i mistici nello stato di estasi. E non \u00e8 neanche detto che le due strade siano del tutto incompatibili fra loro: di fatto, sappiamo che alcuni eminenti teologi, animati da una grande fede, sanno unire le due strade e suppliscono con la contemplazione mistica alle insufficienze della ragione. Sia detto fra parentesi, San Tommaso d&#8217;Aquino apparteneva a questa rara e ricca tipologia. \u00c8 chiaro tuttavia che non \u00e8 sempre facile distinguere fra i due ambiti, entrambi legittimi, della ricerca di Dio: tanto che alcuni autori, come il citato Angelo Silesio (Angelusi Silesisu: Breslavia, 1624-1677) mettono in imbarazzo lo studioso, perch\u00e9 nel loro linguaggio il confine fra ortodossia ed eterodossia tende a farsi labile; e infatti lo stesso Lepp cade nell&#8217;errore di considerarlo un vero panteista, mentre la pur esigente Chiesa cattolica del XVII secolo giudic\u00f2 perfettamente ortodossa la sua opera, pur costellata di paradossi che si prestano a un&#8217;interpretazione panteista.<\/p>\n<p>Piuttosto, la pagina di Lepp ci invita ad un approfondimento della relazione esistente fra cristianesimo e civilt\u00e0 del progresso. \u00c8 vero che un <em>gran merito del cristianesimo consiste nell&#8217;aver collocato nell&#8217;avvenire l&#8217;ideale verso il quale gli uomini devono tendere<\/em>, e che <em>sotto l&#8217;influsso dell&#8217;escatologia cristiana (&#8230;) i popoli cristiani, pi\u00f9 di tutti gli altri, si sono impegnati nelle vie del progresso<\/em>; il che \u00e8 avvenuto perch\u00e9 <em>la religione cristiana non \u00e8 una religione di nostalgia, ma di speranza.<\/em> Da ci\u00f2 tuttavia non deriva (se ne facciano una ragione i cosiddetti cattolici liberali, o progressisti) che il cristianesimo sia una religione progressista; semmai, progressiva. \u00c8 progressiva perch\u00e9 delinea un effettivo e concreto progresso: sia per l&#8217;anima individuale, chiamata ad una radicale conversione, che realizza in essa una trasformazione e un immenso perfezionamento, dunque un progresso; sia sul piano della storia umana, perch\u00e9, essendo questa accompagnata dalla presenza amorevole di Dio, che si manifesta nella Provvidenza, realizza essa pure un avanzamento e una progressiva spiritualizzazione, mirando a realizzare fin da ora, per quanto possibile &#8212; e cio\u00e8 sempre imperfettamente e precariamente &#8211; la Citt\u00e0 di Dio di agostiniana memoria, sostituendola alla citt\u00e0 dell&#8217;uomo, dominata dall&#8217;amore di s\u00e9 e quindi caratteristica dell&#8217;uomo vecchio, dell&#8217;uomo carnale, che giace ancora sotto la schiavit\u00f9 del peccato e la signoria del diavolo. Ancora una volta, a vedere pi\u00f9 lontano \u00e8 stato Kierkegaard, un luterano che aveva visto tutti i limiti della luteranesimo e se ne era radicalmente staccato, avvicinandosi per alcuni aspetti importanti alla visione cattolica: nel cristianesimo si realizza la <em>ripresa<\/em>, cio\u00e8 si riprende il passato, ma procedendo innanzi. Cio\u00e8 non si rinnega nulla del passato, non ci si vergogna di esso, ma neppure si cade nella nostalgia, che sarebbe una sterile forma di volutt\u00e0: si guarda avanti e si va avanti, sorretti dalla speranza nel Cristo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti credenti hanno una certa familiarit\u00e0 con il concetto che Dio, nella preghiera, nella meditazione, si rivela dentro di loro e non fuori, chiss\u00e0 dove: che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,263],"class_list":["post-28665","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28665","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28665"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28665\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28665"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28665"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28665"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}