{"id":28660,"date":"2010-12-21T05:54:00","date_gmt":"2010-12-21T05:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/21\/scusi-lei-crede-nel-diavolo-scusi-lei-crede-nel-diavolo\/"},"modified":"2010-12-21T05:54:00","modified_gmt":"2010-12-21T05:54:00","slug":"scusi-lei-crede-nel-diavolo-scusi-lei-crede-nel-diavolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/21\/scusi-lei-crede-nel-diavolo-scusi-lei-crede-nel-diavolo\/","title":{"rendered":"Scusi, lei crede nel Diavolo? \u00abScusi, lei crede nel Diavolo?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abScusi, lei crede nel Diavolo?\u00bb<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la domanda che bisognerebbe rivolgere ai sedicenti intellettuali, per testare il loro quoziente di onest\u00e0, appunto, intellettuale.<\/p>\n<p>Bisognerebbe farla specialmente a quella pletora di psichiatri, psicanalisti e simili, che prosperano sulla disperazione dei propri simili, estorcendo loro somme favolose per &quot;curarli&quot; sulla base di oscuri rituali di magia nera e facendoci sopra altri soldi, col mettere in piazza i loro drammi intimi sulle pagine dei libri a grande tiratura. Operazione a dir poco di scarso buon gusto, ancorch\u00e9 spacciata per una forma sollecitudine sociale, al di sotto della quale ci sono solo le interviste e i libri a sensazione dei maggiordomi di qualche personaggio potente, che spifferano per interesse venale i segreti pi\u00f9 intimi dei loro ex padroni. Poi, come se ci\u00f2 non bastasse, costoro si accaparrano anche delle cattedre universitarie ritagliate su misura, dall&#8217;alto delle quali allevare un&#8217;altra generazione di pseudoscienziati della mente.<\/p>\n<p>Del resto, a che pro insistere su questo aspetto? Istruiti nell&#8217;arte della psicopolizia dal loro gran sacerdote, Sigmund Freud, essi replicherebbero immancabilmente che chi parla cos\u00ec di loro, \u00e8 afflitto da un complesso di invidia per il loro successo e i loro soldi, e che proprio il fatto di criticarli denota l&#8217;esistenza di una frustrazione e di un rancore patologici.<\/p>\n<p>Con questa tecnica, essi si sono resi assolutamente inattaccabili e impermeabili a qualsivoglia critica; e, bench\u00e9 filosofi come Karl Popper avessero gi\u00e0 mostrato l&#8217;antiscientificit\u00e0 e l&#8217;assoluta autoreferenzialit\u00e0 di questa tecnica, resta il fatto che essa offre a chi la pratica la migliore delle protezioni: ogni freccia diretta contro di lui torna indietro e colpisce chi l&#8217;aveva scagliata; ogni critica si ritorce contro chi ha osato pronunciarla.<\/p>\n<p>A quei signori non viene neppure in mente che non tutti possono essere attaccati al successo e al denaro, come lo sono loro; che li si voglia criticare, non perch\u00e9 invidiosi della loro posizione, ma perch\u00e9 convinti degli effetti deleteri del loro parassitismo sociale. Una persona che, dietro belle parole di falsa saggezza, persegue la fama e la ricchezza, non \u00e8 neanche sfiorata dal pensiero che non tutti farebbero qualsiasi cosa per raggiungere gli stessi obiettivi e che l&#8217;invidia possa non essere l&#8217;unico movente di chi denuncia la loro arroganza.<\/p>\n<p>Materialisti e utilitaristi, giudicano tutto e tutti secondo il loro metro: per essi, il desiderio di giustizia e la ricerca dell&#8217;onest\u00e0 intellettuale sono frottole, vuote parole dietro cui si nascondono inconfessabili sogni di potere (anche il filosofo Robert Nozick, sia detto per inciso, sostiene una tesi del genere). In un ceto senso, \u00e8 inevitabile che la pensino cos\u00ec: abituati a confrontarsi con le patologie dell&#8217;anima, si sono costruiti una filosofia su misura con quella immagine dell&#8217;uomo, orribilmente deformata, che emerge dalla galleria dei loro pazienti. \u00c8 quello che ha fatto anche Freud, improvvisandosi filosofo: ma la sua filosofia altro non \u00e8 che la generalizzazione arbitraria della psicopatologia.<\/p>\n<p>Questa premessa era necessaria per poter tornare alla nostra domanda iniziale: \u00abScusi, lei crede nel Diavolo?\u00bb, che abbiamo definito come lo strumento ideale per verificare direttamente il livello di onest\u00e0 intellettuale delle persone.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 esistano una risposta &quot;giusta&quot; ed una &quot;sbagliata&quot; a proposito dell&#8217;esistenza, o della non esistenza, del Signore del Male; ma perch\u00e9 dal MODO di porsi davanti a un tale interrogativo, emerge &#8211; con infallibile chiarezza &#8211; se le persone a cui \u00e8 stata posta possiedono, oppure no, un sufficiente grado di onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>L&#8217;intellettuale, o presunto tale, politicamente corretto e allineato nei ranghi del Pensiero Unico &#8211; scientista, materialista, meccanicista, riduzionista &#8211; non avr\u00e0 un attimo di esitazione e, come un riflesso condizionato, un sorriso ghignante, di sufficienza o di disprezzo, comparir\u00e0 sulle sue labbra, subito accompagnato da una recisa, categorica, irridente negazione.<\/p>\n<p>Viceversa, la persona culturalmente rozza e ignorante &#8211; ma che, almeno, ha il merito di non ritenersi un intellettuale &#8211; assumer\u00e0 un&#8217;aria terrorizzata, e subito, senza bisogno di alcuna riflessione, dir\u00e0 che s\u00ec, il Diavolo certamente esiste e molte persone hanno avuto la sventura di incontralo, magari nella maniera pi\u00f9 spettacolare.<\/p>\n<p>Dicevamo che quella domanda costituisce un ottimo test per misurare l&#8217;altrui onest\u00e0 intellettuale &#8211; per carit\u00e0, non certo il solo -, perch\u00e9 solo la persona intellettualmente onesta, al di l\u00e0 delle proprie convinzioni in materia, assumer\u00e0 un&#8217;aria pensosa, proporzionata alla seriet\u00e0 dell&#8217;argomento, invece di precipitarsi a rispondere, visceralmente, di s\u00ec o di no; soppeser\u00e0 i fatti inquietanti che si riferiscono a tale problematica, posto che li conosca; e, se non li conosce, dir\u00e0 francamente di non poter esprimere una fondata convinzione in merito, perch\u00e9 non sufficientemente informata, ma solo una opinione di carattere generale.<\/p>\n<p>Una persona intellettualmente disonesta, invece, si lascer\u00e0 guidare dai propri pregiudizi, tanto pi\u00f9 radicati e boriosi, qualora essi trovino sostegno nel coro quasi unanime della cultura dominante e anzi, guarda caso, essi coincidano con quanto tale cultura considera verit\u00e0 indiscutibile; pur senza prendersi minimamente la briga di esaminare i fatti, n\u00e9 di abbozzare nemmeno l&#8217;ombra di un ragionamento filosofico.<\/p>\n<p>Una persona di tal fatta, quindi, non si abbasser\u00e0 a valutare il pro ed il contro; non vorr\u00e0 nemmeno guardare, per cos\u00ec dire, in nome di Aristotele, ci\u00f2 che si vede mediante il cannocchiale di Galilei, pur dichiarandosi idealmente seguace di colui che \u00e8 considerato il padre della scienza moderna; piuttosto che dare torto ai propri pregiudizi, preferir\u00e0 ignorare i fatti o dichiarare, senza alcuna verifica, che non vi \u00e8 alcun fatto da esaminare, anzi, che non vi \u00e8 alcuna seria ipotesi da prendere minimamente in considerazione.<\/p>\n<p>Preferir\u00e0 sorridere con aria di infinita superiorit\u00e0, come chi sia nella luce della Ragione e possa permettersi di guardare con sommo distacco, e magari con un pizzico di compassione, quanti si attardano a brancolare nelle tenebre dell&#8217;ignoranza e della superstizione.<\/p>\n<p>Queste riflessioni ci sorgevano spontaneamente, rileggendo il libro di Willy Pasini &#8211; psichiatra, psicologo, docente universitario e scrittore -, \u00abVolersi bene, volersi male\u00bb (Milano, Mondadori, 1993), e particolarmente le pagine (da 73 a 81) dedicate al diavolo, ovviamente con la &quot;d&quot; minuscola, perch\u00e9 &#8211; ovviamente &#8211; considerato solo e unicamente come proiezione dei disturbi psichici e affettivi del paziente.<\/p>\n<p>Se l&#8217;Autore avesse premesso, onestamente, che la questione dell&#8217;esistenza del Diavolo esula dagli scopi del suo libro e che, pertanto, la lascia impregiudicata, limitandosi a considerare la credenza in esso sotto il profilo medico e psichiatrico, allora s\u00ec che avrebbe dato prova di onest\u00e0 intellettuale e non gli si potrebbe fare alcun appunto.<\/p>\n<p>Invece no: tale premessa non era evidentemente necessaria, anche perch\u00e9, si sa, soltanto le vecchiette e qualche prete all&#8217;antica ci credono ancora; perfino molti vescovi non ci credono pi\u00f9 e hanno eliminato, nelle loro diocesi, la figura dell&#8217;esorcista; e dunque, perch\u00e9 mai sprecare parole sull&#8217;argomento?<\/p>\n<p>\u00abNon c&#8217;\u00e8 personaggio pi\u00f9 simbolico del diavolo. C&#8217;\u00e8 chi ha contato quante funzioni Dante gli ha assegnato nel suo &quot;Inferno&quot;: oltre settemila. La storia affida al diavolo il ruolo del malvagio: \u00e8 lui l&#8217;espressione del Male. Nella cultura cristiana il diavolo incarna il peccato di eresia. [&#8230;] L&#8217;idea che il diavolo sia solo espressione del male non resiste all&#8217;analisi di studiosi come Jeffrey Russell, che nel suo saggio &quot;Il principe delle tenebre&quot; scrive: &quot;Gli aspetti malvagi sono spesso associati agli inferi ma gli inferi sono spazi ambivalenti. Sono buoni, perch\u00e9 sottoterra nascono le messi e dal sottosuolo si estraggono ricchi metalli. Ma sono anche cattivi, perch\u00e9 sottoterra si seppelliscono i morti&quot; [&#8230;].<\/p>\n<p>La rappresentazioni del diavolo ci confermano la sua ambivalenza. \u00e8 dotato di caratteristiche tipicamente animali: ha corna, piedi di fauno e coda. Ma le corna simboleggiano anche il potere fallico e procreativo, rimandandoci nel contempo ai raggi solari che partono dalla fronte di Mos\u00e8 e alla simbologia positiva della luna crescente. [&#8230;]<\/p>\n<p>Tra i filosofi e i teologi, il dibattito \u00e8 ancora aperto. Da una parte si schierano quelli che credono alla trasformazione degli angeli orgogliosi in esseri malefici che sono precipitati nell&#8217;Inferno per punire i peccatori. A questa concezione monistica si oppone il dualismo del profeta iraniano Zarathustra, per cui il male non \u00e8 una emanazione del Dio buono ma un principio totalmente separato, autonomo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Anche la teologia cattolica \u00e8, peraltro, divisa sul diavolo. Gi\u00e0 nel 533 il concilio di Costantinopoli condannava Origene e la sua ipotesi che anche per Stana esista la possibilit\u00e0 di un riscatto, essendo anch&#8217;egli una creatura di Dio. Per la Chiesa da allora Stana rappresenta il male, ed \u00e8 destinato a rimanere tale. Ci\u00f2 nonostante, anche di recente l&#8217;ipotesi d&#8217;un perdono per il diavolo \u00e8 stata ripresa da dom Franzoni in un saggio significativamente intitolato &quot;Il diavolo mio fratello&quot;. La positivit\u00e0 del diavolo \u00e8 stata sostenuta anche da Papini. Per questo essere infernale, lo scrittore prova una sorta di amore patetico: riesce a vederlo non solo come un demonio tentatore ma anche come un figliol prodigo prigioniero della sua nostalgia per il Paradiso perduto. [&#8230;]<\/p>\n<p>Essendo abilissimo nel palesarsi in qualsiasi forma e circostanza come tentatore, il diavolo si pu\u00f2 incontrare spesso nell&#8217;ambito delle elaborazioni isteriche: sia a livello individuale che nel fenomeno collettivo delle streghe. Ed \u00e8 presente anche nelle psicopatologie pi\u00f9 importanti che si fanno risalire alla psicosi.<\/p>\n<p>Il caso di Maria viene segnalato dalla divisione ostetrica dell&#8217;ospedale di Losanna, dove questa trentacinquenne \u00e8 stata ricoverata per una difficile gravidanza gemellare. &quot;\u00c8 come se nuotasse in piscina&quot;: cos\u00ec la donna racconta la condizione in cui si trova uno dei bambini, immerso in un liquido amniotico sovrabbondante e riverso con tutto il suo peso sul fratello che rischia cos\u00ec di soffocare. La situazione del suo grembo attiva in Maria una sorta di nevrosi ossessiva. Inquietudini e ossessioni l&#8217;hanno sempre accompagnata: compulsivamente bigotta, questa donna ha passato buona parte della sua vita tenendo maniacalmente pulito il piccolo appartamento che abita insieme al marito. Contraria per motivi etico-religiosi all&#8217;uso dei contraccettivi e spensieratamente fedele al metodo Ogino-Knuas, Maia ha avuto sete gravidanze, la maggior parte non volute, che hanno reso precaria la situazione della coppia.<\/p>\n<p>Maria raggiunge l&#8217;orgasmo solo fantasticando su personaggi diabolici che il suo confessore conosce ormai alla perfezione. Tra loro c&#8217;\u00e8 anche il diavolo, a cui la donna crede pur senza averlo mai visto. Sostiene per\u00f2 di sentirlo: giura che ogni tanto entra nella sua stanza e si chiede se non sia lui a essere entrato nel suo grembo e ad aver messo nei guai i suoi gemelli. Pensa che il diavolo sia sempre l\u00ec a vagare nella sua stanza: una volta lo ha sentito alle sue spalle, che le mandava baci. La preghiera e l&#8217;intervento di un angelo l&#8217;hanno salvata. In un&#8217;altra circostanza il diavolo le avrebbe detto: Perch\u00e9 non vuoi seguirmi: perch\u00e9 non vuoi venire con me all&#8217;Inferno?&quot;. Maria \u00e8 ancora in cura. Il suo caso conferma che con il suo fascino il diavolo tende a impossessarsi del corpo pi\u00f9 che della mente. Non per niente l&#8217;esorcista interviene dicendo: &quot;Esci da questo corpo!&quot;.<\/p>\n<p>Il demonio sembra attivare l&#8217;erotismo di questa paziente: analogamente ad esso, \u00e8 tentatore ed emerge dal buio. Ho sentito parlare del caso di una suora che ha tirato in ballo il diavolo quando ha trovato l&#8217;impronta bruciata di tre dita su di un tavolo: solo dopo si \u00e8 scoperto che il sacrestano fumava di nascosto. I racconti degli indemoniati dell&#8217;abbazia di Sarsina, in provincia di Cesena, confermano che il diavolo ha non solo il potere di attrarre gli individui ma anche quello di invadere gli spazi altrui. Ricordo personalmente il caso di una donna che nel corso di una terapia corporea afferm\u00f2 di sentire una voce fredda e tremenda che le chiedeva di entrare, per poi penetrare nella sua testa e infine nel suo bacino. [&#8230;]<\/p>\n<p>I vantaggi che la presenza del diavolo ci offre dal punto di vista psicologico sono indubbi: grazie a lui possiamo credere che la colpa delle cose che vanno male non \u00e8 dell&#8217;uomo ma del maligno. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nella sua versione pi\u00f9 tradizionale, il diavolo viene invocato nelle messe nere in quanto personaggio sensuale. [&#8230;]<\/p>\n<p>Tutto questo per dire che anche il diavolo non pu\u00f2 essere relegato nel suo ruolo di cattivo tout-court: anche lui ha diritto alla sua brava dose di ambiguit\u00e0. Urbain Grandier venne spedito sul rogo dal cardinale Richelieu solo perch\u00e9 era il confessore di alcune suore orsoline che lo avevano sognato in versione sensuale. Il diavolo era allora funzionale alle pi\u00f9 svariate forme di repressione. I persecutori delle streghe si dimostrano certamente pi\u00f9 violenti delle loro vittime, che \u00e8 verosimile sostenere fossero delle povere isteriche piuttosto che delle possedute dal demonio. Quando si catena la follia erotica collettiva \u00e8 difficile contrastarla. E la caccia alle streghe in fondo continua anche oggi, quando si d\u00e0 la caccia al diverso sia esso un extracomunitario, un ebreo o una donna. In questa atmosfera di repressione il diavolo porta, tutto sommato, una ventata di libert\u00e0. In fondo, tutti no vorremmo, come si dice, &quot;saperne una pi\u00f9 di lui&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Questo brano di prosa \u00e8 un buon esempio di ci\u00f2 che abbiamo definito la disonest\u00e0 intellettuale di certi intellettuali, specialmente psichiatri e psicanalisti: ed ora proveremo a mostrare, punto per punto, le ragioni di questa affermazione.<\/p>\n<p>Primo: la premessa storica \u00e8 del tutto fuor di luogo: non aggiunge assolutamente nulla all&#8217;argomento che si vuole trattare, dato che questo non riguarda il Diavolo in se stesso, ma le persone che ritengono, a torto, di esserne tormentate sul piano psichico. In compenso, d\u00e0 al lettore poco avveduto l&#8217;impressione che chi parla sia anche un esperto di storia della demonologia, cosa che, indirettamente, rafforza il giudizio di fondo dell&#8217;Autore, che, sia pure non espresso, traspare ad ogni rigo: il Diavolo non esiste, \u00e8 solo una malattia mentale degli uomini.<\/p>\n<p>Oltre che fuor di luogo, la premessa storica \u00e8 anche piena di asserzioni a dir poco discutibili: su che cosa mai si fonda, ad esempio, la disinvolta affermazione che \u00abnella cultura cristiana il diavolo incarna il peccato di eresia\u00bb?<\/p>\n<p>Secondo: l&#8217;unico caso psichiatrico descritto con una certa ampiezza \u00e8 quello di &quot;Maria&quot;, segnalata dalla divisine ostetrica dell&#8217;ospedale di Losanna (segnalata a chi: all&#8217;Autore, docente di psichiatria presso l&#8217;Universit\u00e0 di Ginevra?). La paziente viene descritta come una \u00abbigotta compulsiva\u00bb e la sua credenza nel Diavolo, \u00abche pure non ha mai visto\u00bb, \u00e8 presentata come un elemento che deve far capire al lettore quanto sia ignorante, superstiziosa e disturbata questa povera donna. Naturalmente si tratta di una pseudopossessione diabolica a base sessuale, dato che ella raggiunge l&#8217;orgasmo solo fantasticando di entit\u00e0 diaboliche; e la sua fedelt\u00e0 al metodo anticoncezionale Ogino-Knaus \u00e8 lasciata cadere l\u00ec, come un ulteriore elemento di discredito nei confronti della sua cultura e della sua lucidit\u00e0. Oh, ma l&#8217;Autore \u00e8 molto abile: queste cose non le dice apertamente; le lascia solo intuire, senza mai compromettersi con giudizi diretti.<\/p>\n<p>Terzo: il caso della suora che chiama in causa il diavolo quando, poi, si scopre che le presunte impronte diaboliche sono le bruciature lasciate sul tavolo dal sacrestano che fuma di nascosto, \u00e8 veramente indegno di uno studio serio. Il suo unico fine \u00e8 ridicolizzare le persone, e specialmente le religiose, che credono ancora nel Diavolo; e la totale mancanza di riscontri documentali (\u00abho sentito parlare del caso ecc.\u00bb) non si addice a un libro che vorrebbe accreditarsi come quello di uno scienziato della psiche, ma, semmai, a un brutto romanzo d&#8217;appendice, nel clima lugubremente e rozzamente anticlericale della Massoneria del XVIII e XIX secolo.<\/p>\n<p>Quarto: il caso della donna che diceva di sentire la voce del Diavolo che le chiedeva di entrare in lei \u00e8 presentato, se possibile, con ancora maggior indeterminatezza e grossolanit\u00e0: non si fornisce alcun particolare utile dal punto di vista scientifico, ma solo un \u00abricordo personalmente\u00bb che richiama quel bravo cittadino milanese del 1630, descritto da Manzoni ne \u00abI Promessi Sposi\u00bb, il quale, dopo aver scambiato Renzo per un untore e averlo scacciato in malo modo, raccont\u00f2 per tutto il resto della sua lunga vita che certe cose, come gli untori, bisogna averle viste personalmente, prima di parlarne. Che cosa ha visto, infatti, o meglio, che cosa ha sentito, Pasini, del dramma di quella donna? Che ella diceva di udire la voce del Diavolo. Certo, pu\u00f2 esseri trattato benissimo di un caso di isteria. Ma ci\u00f2 autorizza a negare che il Diavolo possa realmente presentarsi alle sue vittime con quella modalit\u00e0, ossia chiedendo loro di farlo entrare, e parlando con una voce interiore che esse sole possono udire? Anche qui, l&#8217;Autore non scopre il suo gioco: non nega nulla; solo, tace del tutto su questa eventualit\u00e0 e, trattando solo casi di falsa possessione e di reale malattia psichica, lascia al lettore di tirare la conclusione &#8211; &quot;liberamente&quot;, si capisce! &#8211; che non c&#8217;\u00e8 alcun Diavolo, ma solo povera gente cos\u00ec ammalata da crederci.<\/p>\n<p>Quinto: la conclusione del brano, che mette insieme il caso dei diavoli di Loudun, in cui perdette la vita il sacerdote Urbain Grandier, con la odierna &quot;caccia&quot; all&#8217;extracomunitario, all&#8217;ebreo e alla donna (?), per suggerire che la credenza nel Diavolo \u00e8 sempre stata il pretesto per perseguitare degli innocenti (anche se non si capisce cosa c&#8217;entri la figura del &quot;diverso&quot; con il Diavolo), \u00e8 un capolavoro di ci\u00f2 che si suole definire &quot;politicamente corretto&quot;. Ne vien fuori l&#8217;equazione: colui che non crede al Diavolo \u00e8 progressista, intelligente, tollerante; colui che vi crede \u00e8, se non proprio pazzo, quanto meno animato da inconfessabili ragioni di odio e di rancore contro l&#8217;umanit\u00e0, oltre che sprofondato nella pi\u00f9 nera superstizione.<\/p>\n<p>E bravo Pasini: anche cos\u00ec si fa cultura al servizio del Pensiero Unico, di questi tempi.<\/p>\n<p>Se almeno si fosse preso la briga di andarsi a leggere anche solo un libro serio sull&#8217;argomento, ad esempio \u00abIl Diavolo\u00bb, di Corrado Balducci, forse avrebbe evitato di cadere nei pi\u00f9 triti luoghi comuni del pensiero laico e secolarizzato, a proposito di questo argomento.<\/p>\n<p>O forse no, perch\u00e9 l&#8217;onest\u00e0 intellettuale non dipende dalle letture che si fanno o non si fanno, ma dall&#8217;atteggiamento imparziale, scrupoloso e alieno dai pregiudizi e dalle tesi precostituite, per quanto esse siano alla moda e rispondano, in tutto e per tutto, al pensiero dominante nella societ\u00e0, in un dato momento della sua evoluzione.<\/p>\n<p>Troppo comodo voler essere sempre dalla parte del &quot;politicamente corretto&quot;.<\/p>\n<p>Ad esempio: il fatto che i processi alle streghe del passato abbiano perseguitato e mandato a morte numerose persone innocenti, autorizza, di per s\u00e9, a negare che il Diavolo esista, o, quanto meno, che sia esistito un culto organizzato del Diavolo, quando sappiamo che tale culto esiste ancor oggi, e conta diversi molini di seguaci in tutto il mondo?<\/p>\n<p>Rispondere in maniera affermativa a questa domanda, sarebbe come dire che l&#8217;esistenza di innumerevoli errori giudiziari implica l&#8217;inesistenza del crimine e dei criminali.<\/p>\n<p>Ma che cosa non si farebbe e non si direbbe, pur di apparire moderni, progrediti, al passo con i tempi nuovi della scienza e della tecnica; tempi magnifici, in cui le tenebre dell&#8217;ignoranza e della superstizione sono finalmente dissipiate dai lumi della Ragione!&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abScusi, lei crede nel Diavolo?\u00bb Questa \u00e8 la domanda che bisognerebbe rivolgere ai sedicenti intellettuali, per testare il loro quoziente di onest\u00e0, appunto, intellettuale. 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