{"id":28645,"date":"2011-05-01T09:45:00","date_gmt":"2011-05-01T09:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/01\/fino-a-che-punto-le-sconfitte-della-vita-possono-giustificare-la-nostra-resa\/"},"modified":"2011-05-01T09:45:00","modified_gmt":"2011-05-01T09:45:00","slug":"fino-a-che-punto-le-sconfitte-della-vita-possono-giustificare-la-nostra-resa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/01\/fino-a-che-punto-le-sconfitte-della-vita-possono-giustificare-la-nostra-resa\/","title":{"rendered":"Fino a che punto le sconfitte della vita possono giustificare la nostra resa?"},"content":{"rendered":"<p>Bethany Hamilton era una bionda ragazzina americana nata a Kauai, nelle Isole Hawaii, nel 1990 e che fin dall&#8217;et\u00e0 di cinque anni aveva deciso di dedicare la propria vita al surf, sentito come una vera e propria missione religiosa: Dio le aveva assegnato il compito di cavalcare sulle onde e lei aveva risposto alla chiamata.<\/p>\n<p>Il 31 ottobre 2003, mentre si stava allenando, uno squalo tigre di cinque metri e mezzo l&#8217;ha attaccata e le ha staccato di netto il braccio sinistro. \u00c8 avvenuto terribilmente in fretta, in pratica senza il tempo per rendersi conto di quel che stava accadendo. Sentendosi un po&#8217; stanca dopo aver affrontato per una buona mezz&#8217;ora le gigantesche onde del Pacifico, la tredicenne si era distesa sulla tavola da surf per riposare, lasciando il braccio penzoloni nell&#8217;acqua: a un tratto aveva sentito uno strappo e poi aveva visto il mare arrossato di sangue: il suo. Ne aveva perso, in pochi istanti, circa la met\u00e0 di quello contenuto nel suo corpo e sarebbe certo morta dissanguata, se un amico di famiglia non avesse mostrato una grande presenza di spirito, utilizzando la cinghia che i surfisti usano legarsi alla caviglia per non perdere la tavola, come un laccio emostatico per fermare l&#8217;abbondantissima emorragia.<\/p>\n<p>Trasportata di corsa all&#8217;ospedale, dove, per pura coincidenza, in quel momento si trovava ricoverato anche suo padre, i medici erano risusciti a scongiurare il peggio e a salvarla con abbondanti trasfusioni; ma il braccio, quello non era stato nemmeno pensabile di poterglielo riattaccare, perch\u00e9 ormai era rimasto nello stomaco dello squalo.<\/p>\n<p>Chiunque altro si sarebbe dato per vinto: ci sono disgrazie troppo grandi perch\u00e9 si possa continuare tutto come prima; si rimane segnati per sempre, si rinuncia, ci si adatta alla sconfitta. Bethany, no: appena un mese dopo il terribile incidente, lei era gi\u00e0 in acqua con la sua tavola da surf e riusciva ad issarvisi con le sue sole forze, usando l&#8217;unico braccio rimastole.<\/p>\n<p>Ha ripreso gli allenamenti e ha vinto numerose gare, piazzandosi fra le migliori surfiste al mondo e sempre rifiutando qualunque trattamento preferenziale a causa della sua menomazione.<\/p>\n<p>Ora ha compiuto vent&#8217;anni e ancora vola sulle onde alte parecchi metri, con una grazia e una destrezza impareggiabili, come se non fosse una creatura terrestre, ma uscita dalle profondit\u00e0 del mare. Non sappiamo quanto, nella sua vita privata e affettiva, abbia pesato o continui a pesare il dramma vissuto quel giorno di sette anni fa; ma intanto la sua battaglia per restare fedele alla propria vocazione, certamente l&#8217;ha vinta e a pieni voti.<\/p>\n<p>Sembrerebbe la solita storia drammatica e commovente, cos\u00ec tipicamente americana, condita con quella spruzzatina di horror che piace tanto ai lettori del \u00abReader&#8217;s Digest\u00bb; una storia in cui la caparbia determinazione dell&#8217;individuo trionfa di tutte le avversit\u00e0 e sembra capace di piegare persino il destino. Hollywood, infatti, se n&#8217;\u00e8 impossessata, sfornando l&#8217;immancabile film melodrammatico, intitolato \u00abSoul surfer\u00bb; e, del resto, quando mai gli Americani hanno saputo resistere alla tentazione di trasformare in un film, cio\u00e8 in dollari sonanti, un fatto impressionante di cronaca nera, sia pure a lieto fine?<\/p>\n<p>Ma \u00e8, molto pi\u00f9 semplicemente, una storia vera; una di quelle storie in cui la realt\u00e0 sorpassa la fantasia di scrittori e registi cinematografici e ci lascia quasi intontiti davanti al coraggio e alla voglia di vivere di creature apparentemente poco attrezzate per simili battaglie, come pu\u00f2 esserlo una comune adolescente che ancora non sa nulla della vita e del terribile mistero del dolore; ma che, invece, dimostra una forza morale e una volont\u00e0 di superare qualsiasi ostacolo, quale difficilmente si potrebbe trovare in un adulto alquanto navigato.<\/p>\n<p>\u00c8 una di quelle storie che ci fanno sentire piccoli, perch\u00e9 ci fanno pensare, istintivamente, a tutte le volte in cui ci siamo commiserati e ci siamo arresi davanti a ostacoli decisamente modesti; a tutte le volte in cui abbiamo mendicato con noi stessi delle comode giustificazioni, per scusare la nostra inerzia, la nostra rassegnazione, la nostra vigliaccheria.<\/p>\n<p>Se la perdita di un braccio non ha potuto fermare il sogno sportivo di Bethany Hamilton, come \u00e8 possibile che una delusione, un abbandono, una sconfitta temporanea, abbiamo potuto incidere cos\u00ec a fondo nelle nostre vite, da tarpare le ali ai nostri sogni e da trasformarci, cos\u00ec spesso, in individui stanchi, rassegnati, che non credono pi\u00f9 in se stessi, che non si vogliono pi\u00f9 bene, che non si aspettano pi\u00f9 niente di bello dalla vita?<\/p>\n<p>Certo, non sempre ci si pu\u00f2 battere in condizioni entusiasmanti, non sempre la sfida \u00e8 avventurosa come quella che ha affrontato la giovane Bethany Hamilton; sappiamo bene che vi sono pi\u00f9 sacrificio, pi\u00f9 tenacia e silenzioso eroismo in una persona che lotta, per anni, su un letto d&#8217;ospedale, magari straziata da dolori atroci, oppure chiusa entro un polmone d&#8217;acciaio, senza mai potere, non diciamo annusare l&#8217;aroma di salmastro dell&#8217;oceano sconfinato, ma neppure quello emanato dai fiori del piccolo giardino sotto la finestra della propria stanza.<\/p>\n<p>Eppure, quale che sia il terreno sul quale noi ci troviamo a raccogliere la sfida, quali che siano le condizioni in cui dovremo batterci per difendere la nostra fede nella vita, i nostri sogni e i nostri ideali, resta pur sempre il fatto che niente e nessuno ci chiederanno mai conto di essi, ma solo e unicamente del modo in cui avremo risposto alla sfida.<\/p>\n<p>Per un uomo senza gambe, scalare una piccola collina \u00e8 impresa pi\u00f9 eroica che non la conquista della montagna pi\u00f9 alta della Terra, da parte di chi possiede un fisico perfettamente integro e sano; e ci\u00f2 vale anche nell&#8217;ambito spirituale.<\/p>\n<p>Per un uomo (o una donna) senza appoggi, senza facilitazioni, senza mezzi o beni di fortuna, rimanere fedele a se stesso, portar avanti la buona battaglia e conservare la stima e il rispetto di se stesso, \u00e8 cosa infinitamente pi\u00f9 significativa che non per colui che ha sempre avuto la strada spianata dinanzi a s\u00e9; che ha potuto contare su numerosi aiuti; che le condizioni sociali hanno favorito e agevolato in cento modi.<\/p>\n<p>Anche per invecchiare, spesso, ci vuole del coraggio: per accettare la perdita delle forze e, con essa, quella dell&#8217;autonomia; per saper dipendere sempre pi\u00f9 dal buon volere altrui, senza tuttavia amareggiarsi; per adattarsi a veder sparire tutto il proprio mondo, esteriore ed affettivo, giorno dopo giorno, fino a trovarsi proiettati in una realt\u00e0 aliena, ove nulla pi\u00f9 ci parla dei ricordi e delle cose care, fino all&#8217;alienazione suprema di una nuda e fredda stanza d&#8217;ospedale, lontani da tutto ci\u00f2 che abbiamo conosciuto e amato durante la vita.<\/p>\n<p>Siete mai stati in una casa di riposo per anziani o in un reparto ospedaliero di lunga degenza? Se no, o solamente di sfuggita, allora non avete potuto guardare bene in faccia quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 duro e scoraggiante nella vecchiaia: ben diverso dal lato fasullo che di essa ci mostrano il cinema e la pubblicit\u00e0 televisiva, le poche volte in cui ne parlano e che \u00e8 popolato da vecchietti arzilli e pieni di ottimismo e da invidiabili vecchiette, ancora fresche e perfino sessualmente desiderabili.<\/p>\n<p>Ebbene: saper invecchiare con dignit\u00e0, con onest\u00e0, con rispetto di se stessi, \u00e8 cosa che richiede autentica forza d&#8217;animo, autentica bellezza interiore, autentico amore per la vita, anche quando quest&#8217;ultima \u00e8 pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 debole, pi\u00f9 minacciata.<\/p>\n<p>E non \u00e8 cosa che si possa improvvisare: \u00e8 il punto d&#8217;arrivo di una vita bene spesa, vissuta con saggezza, con stupore, con gratitudine sempre rinnovati.<\/p>\n<p>Certo, Bethany \u00e8 stata coraggiosissima, \u00e8 stata eroica: ma a tredici anni si pu\u00f2 sempre ricominciare, anche senza un braccio: il tempo lavora per noi, il tempo medica le ferite e regala ancora tanto futuro, tanta speranza di futuro e di cose belle e buone.<\/p>\n<p>Ma a una persona di ottant&#8217;anni, di novant&#8217;anni, che cosa pu\u00f2 regalare ancora, il tempo? Quale speranza di un futuro migliore? E questo anche ammettendo il caso pi\u00f9 favorevole, quello di una vecchiaia senza troppi acciacchi, senza troppe infermit\u00e0, senza troppa impotenza; ma che dire di una vecchiaia contrassegnata dal dolore fisico, oltre che dalla perdita inevitabile, una ad una, delle cose pi\u00f9 care, del compagno o della compagna di tutta la propria esistenza?<\/p>\n<p>Quindi, la domanda che dovremmo essere capaci di porci, onestamente e lealmente, \u00e8 la seguente: fino a che punto le sconfitte che abbiamo subito nella vita, e che continuiamo a subire, possono giustificare la nostra resa, la decisione alzare bandiera bianca, di riporre nel cassetto i nostri sogni pi\u00f9 belli e generosi?<\/p>\n<p>Quante volte ci chiudiamo sulle nostre ferite, cercando in esse non lo stimolo ad approfondire il nostro percorso esistenziale, ma la giustificazione per essere diventati delle persone scoraggiate, rassegnate, perfino ciniche?<\/p>\n<p>E quante volte ci priviamo, con le nostre stesse mani, di nuove e belle esperienze di vita, solo perch\u00e9 siamo talmente condizionati dal nostro passato, da non avere pi\u00f9 il coraggio di vivere nell&#8217;accettazione del presente e nella speranza del futuro?<\/p>\n<p>Chi non accetta il presente, infatti, \u00e8 gi\u00e0 sconfitto, \u00e8 gi\u00e0 alienato, \u00e8 gi\u00e0 perduto: \u00e8 come se avesse chiuso i conti con la vita e girato le spalle alla propria vocazione.<\/p>\n<p>Ma, attenzione: accettare il presente non vuol dire adorare l&#8217;esistente, cos\u00ec come esso \u00e8; vuol dire partire dal qui e ora per costruire qualcosa di nuovo, di dinamico, di gioioso, un momento dopo l&#8217;altro, un giorno dopo l&#8217;altro, un anno dopo l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Comunque, bisognerebbe chiedersi che cosa sia una sconfitta, prima di lamentarsi che la vita ci riserva delle sconfitte dalle quali non sappiamo risollevarci.<\/p>\n<p>La definizione che ci sembra pi\u00f9 esatta \u00e8 press&#8217;a poco la seguente: subisce una sconfitta chi viene costretto, sotto la pressione di circostanze pi\u00f9 forti della sua volont\u00e0, a rinunciare ai propri progetti, ad accantonare i propri disegni, a rassegnarsi a subire, in via definitiva, uno stato di cose decisamente contrario all&#8217;insieme delle sue speranze.<\/p>\n<p>Ora, come si vede, la sconfitta non \u00e8 solo un mutamento determinato da cause esterne, ma anche, e soprattutto, un mutamento verificatosi nelle profondit\u00e0 della coscienza, a seguito del quale cambia radicalmente anche la percezione di se stessi e, in particolare, si ha una perdita o una grave diminuzione della fiducia in s\u00e9 e della possibilit\u00e0 di realizzare le cose cui si aspirava, in cui si credeva e per le quali si era intenzionati ad impegnarsi.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 risulta chiaramente che l&#8217;essenza della sconfitta non risiede fuori di noi, in qualche evento o circostanza che sfuggono del tutto al nostro controllo; ma dentro di noi, nella parte pi\u00f9 profonda del nostro essere: quella che sente, che crede, che spera.<\/p>\n<p>La sconfitta \u00e8, dunque, una menomazione, temporanea o definitiva, di quella sfera pi\u00f9 intima e, per cos\u00ec dire, sacra, della nostra anima.<\/p>\n<p>Oggi si fa un gran parlare, a proposito e a sproposito, di persone &quot;perdenti&quot; e di persone &quot;vincenti&quot;, generalmente con riferimento ai parametri pi\u00f9 in voga dell&#8217;efficientismo, del consumismo, del giovanilismo. Ma l&#8217;unico criterio per decidere chi sia &quot;vincente&quot; e chi sia &quot;perdente&quot; non consiste nel numero delle cose che si possiedono o nell&#8217;aspetto che si \u00e8 in grado di sfoggiare, dopo una lunga e costosa serie di operazioni artificiali, bens\u00ec nella capacit\u00e0 di realizzare pienamente e fedelmente il proprio progetto di vita, ossia la propria risposta alla chiamata dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che molte persone sostengano non essere necessario alcun progetto di vita, dal momento che la vita, secondo costoro, sarebbe puramente frutto del caso e, di conseguenza, ciascuno sarebbe pienamente libero di giocarsela alla giornata, secondo il capriccio del momento.<\/p>\n<p>Questo, a nostro modo di vedere, \u00e8 il segno della profonda ignoranza che avvolge le nostre esistenze, a partire da quell&#8217;oblio dell&#8217;Essere che ha scandito gli apparenti trionfi della modernit\u00e0 antropocentrica, materialista e razionalista.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;oblio dell&#8217;Essere \u00e8 anche l&#8217;oblio degli enti, che dell&#8217;Essere sono la manifestazione sensibile, concettuale o spirituale; e, quindi, anche l&#8217;oblio di se stessi. Come ciechi che non solo abbiano smarrito la strada, ma anche la consapevolezza di s\u00e9, gli uomini e le donne moderni vagano a tentoni lungo le strade della vita, andando a sbattere qua e l\u00e0, scambiando ogni rametto per una foresta e ogni pozzanghera, per un mare.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 arrivato il tempo di aprire gli occhi e di rimettersi sulla strada giusta.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora molta strada da fare, e ci sono parecchie ore di luce prima che scenda il crepuscolo.<\/p>\n<p>Questo, e solo questo, significa vivere la vita da vincenti e non da perdenti, stanchi e rassegnati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bethany Hamilton era una bionda ragazzina americana nata a Kauai, nelle Isole Hawaii, nel 1990 e che fin dall&#8217;et\u00e0 di cinque anni aveva deciso di dedicare<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[265],"class_list":["post-28645","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-virtu"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28645","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28645"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28645\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28645"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28645"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28645"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}