{"id":28643,"date":"2015-11-13T07:18:00","date_gmt":"2015-11-13T07:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/13\/e-stata-la-geografia-e-non-la-storia-a-sconfiggere-gli-stati-italiani-nel-1494-95\/"},"modified":"2015-11-13T07:18:00","modified_gmt":"2015-11-13T07:18:00","slug":"e-stata-la-geografia-e-non-la-storia-a-sconfiggere-gli-stati-italiani-nel-1494-95","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/13\/e-stata-la-geografia-e-non-la-storia-a-sconfiggere-gli-stati-italiani-nel-1494-95\/","title":{"rendered":"\u00c8 stata la geografia, e non la storia, a sconfiggere gli Stati italiani nel 1494-95?"},"content":{"rendered":"<p>Quale \u00e8 stata la vera causa della sconfitta degli Stati italiani nelle guerre d&#8217;invasione iniziate nel 1494, con la memorabile discesa del re di Francia, Carlo VIII, verso Napoli, e culminate, dopo oltre trent&#8217;anni di lotte pressoch\u00e9 incessanti, con il dramma del Sacco di Roma del 1527, e la definitiva sottomissione della Penisola alla monarchia asburgica di Carlo V?<\/p>\n<p>\u00c8 questo un interrogativo che non ha mai cessato di affascinare, di angustiare e tormentare, intere generazioni di storici, sia italiani che stranieri: quasi quanto quello relativo alle vere cause della caduta dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente, nel V secolo dopo Cristo, sotto il duplice urto (affermava il buon vecchio Gibbon: ma con il torto di anteporre la tesi alla dimostrazione) dei barbari e del cristianesimo.<\/p>\n<p>Gli Stati italiani sono stati facilmente sconfitti e assoggettati dalle monarchie nazionali di Francia e Spagna perch\u00e9 erano, a paragone di esse, troppo piccoli, e perch\u00e9 i loro eserciti, pi\u00f9 &quot;poveri&quot;, erano ancora basati sulla cavalleria, mentre gi\u00e0 si stava affermando la supremazia della fanteria, sostenuta dalla nuova e costosissima arma, l&#8217;artiglieria? Forse. Per\u00f2 sta di fatto che nella battaglia di Fornovo sul Taro del 6 luglio 1495, che si pu\u00f2 considerare come l&#8217;evento decisivo di quelle lotte trentennali &#8212; perch\u00e9 dal suo esito deriv\u00f2 l&#8217;inizio dell&#8217;assoggettamento della Penisola, mentre da un suo esito diverso le invasioni straniere, probabilmente, si sarebbero fermate &#8212; l&#8217;esercito degli Stati italiani, formato soprattutto da Milanesi e Veneziani, mostr\u00f2 di non essere per nulla inferiore a quello della maggiore monarchia europea, tanto da assicurarsi la vittoria tattica. Se la vittoria and\u00f2 sprecata e il successo strategico rimase a Carlo VIII, ci\u00f2 accadde principalmente perch\u00e9 Francesco II Gonzaga, signore di Mantova e comandante delle truppe alleate (in gran parte mercenarie, cosa che Machiavelli avrebbe poi raccomandato di evitare), volle strafare: ide\u00f2 una manovra inutilmente complicata e si lasci\u00f2 sfuggire l&#8217;occasione di annientare il nemico.<\/p>\n<p>Oppure gli Stati italiani sono stati sconfitti per la loro arretratezza tecnica? Ad esempio, e sempre restando nell&#8217;ambito militare, perch\u00e9 non avevano compreso l&#8217;importanza dell&#8217;artiglieria? \u00c8 difficile sostenerlo: la loro superiorit\u00e0 navale parrebbe smentirlo. Le flotte veneziane e genovesi dominavano ancora il Mediterraneo, nella svolta fra XV e XVI secolo: i loro cannoni imponevano rispetto a tutti, cristiani e musulmani. Nell&#8217;ambito economico e finanziario, gli Stati italiani del Centro-nord &#8212; Milano, Venezia e Firenze &#8212; non erano secondi a nessuno, n\u00e9 per capacit\u00e0 imprenditoriale, n\u00e9 per perizia tecnica nel processo produttivo, n\u00e9 per la disponibillt\u00e0 di mezzi degli istituti bancari. Il fiorino dominava l&#8217;economia-mondo del Rinascimento: era il dollaro del 1400 e del 1500. Se con l&#8217;impresa si conquistano i mercati, con le banche si pu\u00f2 comprare tutto: dalla carica imperiale (come avverr\u00e0 per l&#8217;elezione di Carlo V d&#8217;Asburgo) all&#8217;arruolamento e all&#8217;armamento di qualsiasi esercito, artiglieria compresa; pertanto, agli Stati italiani non mancavano i mezzi per competere.<\/p>\n<p>Oppure l&#8217;elemento decisivo della sconfitta italiana \u00e8 stata l&#8217;assenza di un vero spirito nazionale? Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un recente articolo, al quale rimandiamo (cfr. \u00abPerch\u00e9 l&#8217;Italia non seppe creare lo stato nazionale?\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb in data 11\/10\/2015). Senza dubbio l&#8217;assenza di un autentico sentimento nazionale, specialmente da parte dell&#8217;aristocrazia italiana, ebbe un grande peso; che and\u00f2 ad aggiungersi alla piccolezza territoriale e alla modestia delle risorse demografiche, a paragone delle monarchie nazionali. Probabilmente, la causa fu una combinazione di questi fattori, nessuno dei quali sarebbe stato di per s\u00e9 decisivo, ma la cui somma produsse un <em>handicap<\/em> incolmabile rispetto a Francesi e Spagnoli.<\/p>\n<p>Fra gli storici europei che si sono occupati della questione, uno dei pi\u00f9 interessanti da andarsi a rileggere \u00e8, secondo noi, lo svizzero-tedesco Eduard Fueter (nato a Basilea il 13 novembre 1876 e spentosi nella sua citt\u00e0 natale il 20 novembre 1928), che fu professore all&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo, e il cui libro pi\u00f9 noto, \u00abGeschichte der neueren Historiographie\u00bb (ossia \u00abStoria della storiografia moderna\u00bb, tradotto in italiano dal grande europeista Altiero Spinelli), del 1911, non ha ancora perso, a pi\u00f9 d&#8217;un secolo di distanza, gran parte della sua validit\u00e0.<\/p>\n<p>Fueter fu anche un ammiratore dell&#8217;Italia, della sua civilt\u00e0 e della sua storia, anche moderna; segu\u00ec con simpatia le vicende del Risorgimento, n\u00e9 indulse ai soliti luoghi comuni sulle contraddizioni dell&#8217;Italia ; e &quot;giustific\u00f2&quot; la scelta compiuta da essa nel 1915, di prendere le armi contro i suoi ex alleati della Triplice Alleanza e a fianco delle potenze dell&#8217;Intesa, scelta che invece, per moltissimi storici stranieri, boll\u00f2 perennemente d&#8217;infamia il nostro Paese. Egli si pose anche la domanda sul perch\u00e9 del crollo degli Stati italiani al principio del XVI secolo nella sua famosa \u00abGeschichte des europ\u00e4ischen Staatensystems von<em>\u00a0<\/em>1492\u00a0bis<em>\u00a0<\/em>1559\u00bb, pubblicata in Svizzera nel 1919, ma tradotta in Italia solo nel 1932, quattro anni dopo la morte dell&#8217;Autore, peraltro da un traduttore d&#8217;eccezione: il grande poeta gradese Biagio Marin, del quale ci siamo altra volta occupati (cfr. il nostro articolo: \u00abLe dimensioni del sacro e del ricordo s&#8217;intrecciano al quotidiano nella poesia di Biagio Marin\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 27\/06\/2008).<\/p>\n<p>Ci sembra opportuno riportare i passaggi salienti della sua analisi (da: E. Fueter, \u00abStoria del sistema degli Stati europei dal 1492 al 1559\u00bb (traduzione dal tedesco di B. Marin, Firenze, La Nuova Italia, 1932, p. 5):<\/p>\n<p><em>\u00abDue considerazioni inducevano i governi delle grandi potenze ad aspirare all&#8217;egemonia sull&#8217;Italia: una riguardava la diversit\u00e0 dei mezzi esistenti tra gli Stati italiani e i grandi Stati consolidatisi nel corso del sec. XV; l&#8217;altra riguardava i vantaggi (anzitutto economici e perci\u00f2 anche militari) che il dominio sull&#8217;Italia e l&#8217;esclusione della potenza rivale da questo, comportavano.<\/em><\/p>\n<p><em>Per quanto riguarda il primo punto &#8212; la differenza dei mezzi &#8211; sarebbe assolutamente erroneo intendere questa differenza alla stregua della morale, sia pure solo nel senso che i grandi Stati aggressori fossero organismi statali politicamente pi\u00f9 elevati o pi\u00f9 razionalmente organizzati. In Italia vi era di certo, al principio dell&#8217;epoca, almeno uno Stato che nella sua organizzazione era rimasto dietro ai grandi Stati recentemente consolidati (Lo Stato pontificio, e poi anche Napoli). Ma Stati come Venezia, Milano e Firenze, non possono dirsi affatto arretrati rispetto alla Francia e alla Spagna, e anche chi volesse riconoscere un sintomo di superiorit\u00e0 politica nella relativa compattezza nazionale degli Stati francese e inglese, basterebbe gettasse uno sguardo nella grande potenza amburghese, per capire che anche questo criterio sarebbe inadeguato. Le cose sono invece molto pi\u00f9 semplici. Soltanto l&#8217;estensione dava ai nuovi grandi Stati la preminenza sugli Stati medi italiani: quelli erano in grado, almeno per terra, di costituire eserciti maggiori. (Per mare la situazione era diversa; ci\u00f2 preserv\u00f2 la Repubblica veneta dalla sorte degli altri Stati italiani.) Le grandi potenze che combattevano per il predominio in Italia, possedevano indubitabilmente una pi\u00f9 efficace organizzazione politico-militare che altri paesi europei, i quali per quanto non minori in s\u00e9, pure erano impediti, dal deficiente armamento, a intervenire decisivamente nei grandi conflitti italiani. Ma di fronte agli Stati italiani non si pu\u00f2 riconoscere loro alcuna superiorit\u00e0; soltanto la superiorit\u00e0 geografica fu decisiva. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Il vantaggio economico dell&#8217;egemonia sull&#8217;Italia si pu\u00f2 riassumere in tre punti: l&#8217;utile finanziario diretto proveniente dal dominio su grandi centri industriali o commerciali; il vantaggio economico che veniva al possessore dalla ricchezza, in alcune regioni d&#8217;Italia, di prodotti del suolo e innanzi tutto il grano (soprattutto non appena egli stesso soffrisse penuria di questi prodotti), e finalmente il guadagno, che trascendeva il mero campo economico e consisteva nell&#8217;avere a disposizione le forze navali delle due maggiori potenze marinare e cristiane del Mediterraneo.<\/em><\/p>\n<p><em>Le diverse parti dell&#8217;Italia partecipavano in modo disuguale a questo contributo: il Mezzogiorno e una gran parte del centro contavano soltanto per il punto secondo, mentre l&#8217;Italia superiore e la Toscana avevano valore innanzi a tutto per il loro commercio, la loro industria e le loro flotte. Oltre a ci\u00f2, per\u00f2, vi era tra tutte queste cose un&#8217;interdipendenza. Particolari condizioni politico militari avevano fatto s\u00ec che il potere su uno dei pi\u00f9 importanti centri industriali del Nord (Milano) fosse anche l&#8217;unica via per impossessarsi di uno dei grandi Stati marinari (Genova) e, contemporaneamente, nella sicura disponibilit\u00e0 di tutta la produzione granaria nell&#8217;Italia meridionale. Perci\u00f2 non era possibile alle grandi potenze dividere l&#8217;Italia, ai fini di uno sfruttamento collettivo, pacificamente, in sfere d&#8217;influenza. Qui sta il problema di Milano, e cos\u00ec si spiega il fatto che la lotta per l&#8217;Italia divent\u00f2 in massima una lotta per Milano.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>La tesi del Fueter, nella sua chiarezza e linearit\u00e0, ci sembra non priva di persuasivit\u00e0 ed efficacia: a suo parere, pertanto, fu la geografia, pi\u00f9 che la storia, a decidere l&#8217;esito della lotta ingaggiatasi fra gli Stati regionali italiani e le grandi monarchie europee tra la fine del XV e i primi decenni del XVI secolo. Come dire che, se Milano &#8212; perch\u00e9 \u00abla partita decisiva si giocava per Milano\u00bb, e da Milano dipendeva l&#8217;intero sistema degli Stati italiani &#8212; fosse stata sul mare; se fosse sorta sulla laguna veneta, e avesse potuto disporre di una flotta come quella veneziana, le cose sarebbero andate in maniera assai diversa da come andarono.<\/p>\n<p>Pure, sentiamo che anche questa tesi contiene una parte di verit\u00e0, ma non convince sino in fondo. Anche se \u00e8 vero che la geografia gioca una parte decisiva nel destino dei popoli e nelle vicende degli Stati (come negare, ad esempio, che Napoleone non sarebbe stato sconfitto in Russia, se non avesse dovuto combattere una campagna su di una scala geografica smisuratamente ampia, ossia contro il fattore spazio e il fattore tempo riuniti insieme, e alleati con il suo nemico sul campo: l&#8217;esercito zarista, sostenuto dal denaro britannico?), resta il fatto che anche il fattore geografico non rappresenta un elemento astratto ed estraneo, imponderabile e imprevedibile, ma che esso fa parte del quadro geopolitico complessivo, e che sta agli uomini politici volgerlo a proprio favore, se e quando possibile.<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse vero che la lunghezza della Penisola italiana offre la possibilit\u00e0 di intercettare un esercito invasore, il quale, nell&#8217;avanzare, abbia allungato eccessivamente le proprie linee di rifornimento? Fu proprio cos\u00ec che la Lega italiana, nel 1495, ebbe la magnifica occasione di distruggere l&#8217;esercito francese a Fornovo sul Taro: se Carlo VIII non fosse sceso fino a Napoli (di dove fantasticava di salpare per una crociata contro il Turco), gli Stati italiani non avrebbero avuto il tempo e la possibilit\u00e0 di raccogliere un esercito per bloccargli la via della ritirata in Francia, allorch\u00e9 egli si rese conto della minaccia che lo sovrastava alle spalle. E fu colpa loro se non seppero sfruttare la circostanza: la geografia aveva dato loro una mano, ma le occasioni favorevoli non si presentano una seconda volta a chi le ha mancate la prima.<\/p>\n<p>\u00c8 curioso osservare come certe circostanze si ripetono, a distanza di anni o di secoli. Per l&#8217;Italia, la ripetizione quasi esatta del 1495 si present\u00f2 nel 1943, prima e subito dopo l&#8217;8 settembre. Gli Italiani erano sul loro territorio, pi\u00f9 numerosi, con una marina ancora forte: se finirono per soccombere in pochi giorni (e in maniera assai pi\u00f9 ingloriosa che a Fornovo) davanti ad una forza d&#8217;invasione germanica pi\u00f9 debole, costretta ad allungare a dismisura le proprie linee di comunicazione e praticamente sprovvista dell&#8217; appoggio navale, ci\u00f2 fu dovuto all&#8217;insipienza dei suoi capi politici e militari. La mancata battaglia di Roma dell&#8217;8 settembre 1943 corrisponde alla mancata vittoria di Fornovo del 6 luglio 1495: per\u00f2, in quest&#8217;ultimo caso, Francesco Gonzaga ci era almeno andato vicinissimo, mentre Badoglio non seppe fare di meglio che scappare a tutta velocit\u00e0, prima ancora di cominciare a battersi.<\/p>\n<p>Pertanto, alla domanda se sia stata la geografia a determinare la sconfitta degli Stati italiani nel Rinascimento, dobbiamo rispondere in maniera negativa, o almeno parzialmente negativa. Il Fueter dice che essi erano troppo piccoli per avere la meglio sulle monarchie nazionali, il che \u00e8 vero. Ma se erano piccoli, ci\u00f2 dipese dalla incapacit\u00e0 della classe dirigente italiana di realizzare un disegno di unificazione nazionale, come in Francia e Spagna. E in questo, la geografia non c&#8217;entra: \u00e8 neutrale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale \u00e8 stata la vera causa della sconfitta degli Stati italiani nelle guerre d&#8217;invasione iniziate nel 1494, con la memorabile discesa del re di Francia, Carlo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[178],"class_list":["post-28643","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28643","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28643"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28643\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28643"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28643"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28643"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}