{"id":28639,"date":"2008-12-21T08:34:00","date_gmt":"2008-12-21T08:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/21\/la-misteriosa-citta-di-ys-sulla-manica-e-la-sua-scomparsa-nei-flutti-del-mare\/"},"modified":"2008-12-21T08:34:00","modified_gmt":"2008-12-21T08:34:00","slug":"la-misteriosa-citta-di-ys-sulla-manica-e-la-sua-scomparsa-nei-flutti-del-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/21\/la-misteriosa-citta-di-ys-sulla-manica-e-la-sua-scomparsa-nei-flutti-del-mare\/","title":{"rendered":"La misteriosa citt\u00e0 di Ys, sulla Manica, e la sua scomparsa nei flutti del mare"},"content":{"rendered":"<p>La scomparsa della ricca e potente citt\u00e0 di Ys, che sorgeva sulla Manica presso l&#8217;estremit\u00e0 della costa della Bretagna e che fu spazzata via dalla forza del mare, \u00e8 stata tramandata nel corso dei secoli sotto la veste mitica di una parabola allegorica e morale.<\/p>\n<p>Bisogna dire che i racconti &#8211; storici, semistorici o semileggendari &#8211; relativi alle citt\u00e0 sommerse dalle acque hanno sempre esercitato un fascino particolare, tanto da dare origine a tutta una letteratura, orale e scritta, relativa a tali catastrofi naturali; nella quale, quasi sempre, \u00e8 presente un elemento di umana imprudenza, o di perversione, o comunque di iniquit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Ad esempio, nel romanzo della scrittrice tedesca Elisabetta Werner \u00abVineta\u00bb, si parla di una misteriosa citt\u00e0 costiera del Mar Baltico che venne inghiottita dalle acque e che talvolta, in circostanze eccezionali, si lascia intravedere sotto la superficie del mare, simile a un miraggio o a una fata Morgana, con i suoi campanili, i tetti aguzzi delle case e il profilo delle strade, ormai avvolte in un acquatico e spettrale silenzio. La leggenda mette in collegamento Vineta con l&#8217;isola di Usedom, cui avrebbe offerto una sorta di piedistallo per emergere dal mare.<\/p>\n<p>\u00c8 un fascino indefinibile, ma potentemente suggestivo, che ben conosce chi, fin da ragazzo, ha avuto familiarit\u00e0 con un analogo fenomeno di trasparenza delle case di un paese sommerso sotto la superficie di un lago delle Prealpi Carniche (per i curiosi, il paese \u00e8 quello di Redona e il lago, quello di Tramonti).<\/p>\n<p>Nel caso di Ys, la rovina dell&#8217;antica citt\u00e0, sommersa dall&#8217;Oceano Atlantico verso la met\u00e0 del V secolo dopo Cristo &#8211; quando gi\u00e0 il dominio romano sulla Gallia settentrionale si era pressoch\u00e9 sbriciolato sotto l&#8217;urto irresistibile delle invasioni germaniche, iniziate attraverso il Reno proprio all&#8217;inizio di quel secolo &#8211; fu attribuita, per antica tradizione, alle colpe morali della svergognata figlia del re Gradlon, una certa Dahut.<\/p>\n<p>A quell&#8217;epoca, la storiografia decaduta al livello di una aneddotica grossolana e semi-fantastica, ricorreva spesso a presunte colpe di regine o di principesse per &quot;spiegare&quot; le catastrofi che si andavano abbattendo sul mondo romano o sugli stessi regno romano-germanici sorti dal suo sfacelo.<\/p>\n<p>Ne ricordiamo un solo esempio: quello di Paolo Diacono, il quale, nella sua \u00abHistoria Langobardorum\u00bb (IV, 38), attribuisce la caduta di Cividale nelle mani dei feroci Avari, al principio del VII secolo, a un tradimento della scellerata e lussuriosa duchessa Romilda, invaghitasi del re nemico Cacano, dal quale venne poi &quot;ricompensata &quot;con il supplizio dell&#8217;impalamento.<\/p>\n<p>Nella sua celebre opera \u00abIl mondo prima della creazione dell&#8217;uomo\u00bb (traduzione italiana di Diego Sant&#8217;Ambrogio, Milano, Societ\u00e0 Editrice Sonzogno, 1911, pp. 267-270), cos\u00ec il divulgatore scientifico francese rievoca il leggendario racconto sulla drammatica fine di Ys:<\/p>\n<p>\u00abNella baia di Douarnenez esisteva anticamente una citt\u00e0 celebre, la citt\u00e0 d&#8217;Is, di cui la leggenda del re Gradlon ha illustrato la fine cos\u00ec tragica. Ai primi secoli dell&#8217;era nostra, questa citt\u00e0 era ancora fiorente, bench\u00e9 gi\u00e0 minacciata dal mare e protetta dalle dighe. Si ritiene sia avvenuta nell&#8217;anno 444 l&#8217;invasione delle acque che inghiottirono definitivamente queste popolazioni. Si vedon ancor oggi, a bassa marea, alcune vecchie mura che portano il nome di &quot;Mogher-Greghi&quot; mura dei Greci.<\/p>\n<p>Questa storia della sommersione d&#8217;Is merita che ci soffermiamo un istante, bench\u00e9 i documenti che noi riuniamo qui per la prima volta sotto gli occhi dei nostri lettori, siano cos\u00ec numerosi che tutti i nostri sforzi tendono, come si pu\u00f2 accorgersene, a limitare con parsimonia il nostro racconto a questi documenti stessi, affine di non prolungar di troppo questo capitolo, che \u00e8 tuttavia di un&#8217;importanza di primo ordine. Esponiamo in poche parole questa tradizione di un gran significati.<\/p>\n<p>\u00c8 sulle rive desolate della baia de&#8217; Trapassati (Finisterre) che si rinvengono le vestigia dell&#8217;antica citt\u00e0. Molte strade antiche vanno a finire oggid\u00ec nel mare, e si prolungavano in passato nella baia di Douarnenez. Le tradizioni bretoni raccontano che la citt\u00e0 d&#8217;Is era protetta contro l&#8217;Oceano da dighe potenti, le cui chiuse erano aperte una volta al mese sotto la presidenza del re, per dar passaggio alla sovrabbondanza dei corsi d&#8217;acqua. La citt\u00e0 era d&#8217;una magnificenza eccessiva, il palazzo sontuoso, e la corte dedita ad ogni sorta di piaceri. La figlia del re, la principessa Dahut, era bella, civettuola e licenziosa e, nonostante l&#8217;austerit\u00e0 paterna, si dava a folli orge. Gradlon aveva promesso d&#8217;imporre la sua autorit\u00e0, e di por freno agli scandali di sua figlia, ma l&#8217;indulgenza paterna aveva sempre avuto il sopravvento nel suo cuore. La giovine principessa form\u00f2 un complotto per impadronirsi dell&#8217;autorit\u00e0 reale, e il vecchio re non tard\u00f2 ad essere relegato nel fondo del suo sesso palazzo. Essa presiedete alla cerimonia e perfino all&#8217;apertura delle chiuse, ed ebbe la fantasia di aprirle essa stessa in un giorno di grande marea!&#8230; Era la sera; il re vide giungere davanti a lui San Gu\u00e9nol\u00e9, l&#8217;apostolo della Bretagna, che veniva ad annunciargli l&#8217;imprudenza della figlia; il mare penetrava nella citt\u00e0, la tempesta lo spingeva davanti a s\u00e9, e non v&#8217;era ormai pi\u00f9 che a fuggire, essendo ormai la citt\u00e0 intera destinata a disparire. Gradlon volle ancora salvare la figlia sua dalle conseguenze della sua folle imprudenza; egli mand\u00f2 a cercarla, la prese in groppa al suo cavallo e seguito dai suoi ufficiali, si diresse verso le porte della citt\u00e0. Al momento in cui le oltrepassava, un lungo muggito risuon\u00f2 dietro a lui; egli si rivolse e mand\u00f2 un grido! Al posto della citt\u00e0 d&#8217;Is si estendeva una baia immensa, sulla quale si rifletteva la luce delle stelle. Ma gi\u00e0 le onde frementi arrivavano fino a lui. Esse stavano per raggiungerlo ed atterrarlo, nonostante il galoppo dei cavalli, allorch\u00e9 una voce grid\u00f2: &quot;Gradlon! Se non vuoi perire, sbarazzati dal demonio che porti dietro a te&quot;. Dahout, atterrita, sent\u00ec le sue forze abbandonarla; un velo si stese sui suoi occhi; le sue mani, che stringevano convulsamente il petto del padre suo, si agghiacciarono e ricaddero senza forze; essa cadde travolta nei flutti. Non appena essi l&#8217;ebbero inghiottita, che si arrestarono. Quanto al re, egli arriv\u00f2 sano e salvo a Quimper, e si stabil\u00ec in questa citt\u00e0 che divenne la capitale della Cornovaglia.&quot;<\/p>\n<p>Questa che raccontammo \u00e8 indubbiamente una leggenda: ma essa ricopre un fondo di verit\u00e0: la sommersione incontrastabile di una grande citt\u00e0 al V secolo dell&#8217;era nostra.<\/p>\n<p>Alla citt\u00e0 d&#8217;Is si pu\u00f2 aggiungere come esempio di regioni sommerse dalle invasioni del mare, la citt\u00e0 di Herbadilla, vicino a Nantes, di cui parla Gregorio di Tours (essa era sotto la sua giurisdizione) e che fu inghiottita a&#8217; suoi tempi, verso il 580; quella di Tolento, non lunge da Brest; quella di Nazado, vicino ad Erqy; quella di Garloine, nella pianura di Dol, che disparve ai tempi di Carlomagno. Dalla foce della Loira fino al Finisterre, non vi \u00e8 una costa ove non si rinvengano vestigia d&#8217;abitazione. Il litorale di Morhiban parrebbe essersi abbassato di cinque metri a Closmadeuc.<\/p>\n<p>Vi erano foreste sulla riva di Dunkerque, occupanti le spiagge bagnate oggid\u00ec dal mare. La spiaggia d&#8217;Etaples conteneva un numero cos\u00ec grande di alberi sepolti nella spiaggia, che lo Stato ha messo in aggiudicazione il diritto di estrarli. Fondazioni romane furono scoperte a Sangatte. Si rinvennero all&#8217;ovest di Calais i resti d&#8217;una foresta sommersa, in mezzo alla quale si sono riconosciute ossa di bisonti (auroch),e conchiglie d&#8217;acqua dolce, ci\u00f2 che prova come, in un&#8217;epoca geologica recente, la costa era pi\u00f9 elevata che non ai giorni nostri. A quest&#8217;epoca, al principio del periodo Quaternario, il passo di Calais non era ancora aperto alle acque dell&#8217;Oceano che si precipitano nelle acque del mare del Nord; l&#8217;Inghilterra era tuttora congiunta alla Francia.\u00bb<\/p>\n<p>Un altro studio sul mistero della citt\u00e0 di Ys e della sua tragica scomparsa nei flutti dell&#8217;Oceano Atlantico \u00e8 svolto da Ren\u00e9 Th\u00e9venin nella sua monografia ormai classica \u00abI paesi leggendari\u00bb (titolo originale: \u00abLes pays l\u00e9gendaires devant la science\u00bb; traduzione italiana di Luigi Confalonieri, Milano, Garzanti, 1950, pp. 75-78):<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 necessario che un avvenimento sia molto lontano nel tempo perch\u00e9 la leggenda se ne impadronisca, se quest&#8217;avvenimento non esiste pi\u00f9 che allo stato di ricordo. Sono accaduti fatti, nei nostri paesi e a una data storica, che il mistero circonda ancora, come se appartenessero all&#8217;antica mitologia. E, come per l&#8217;antichit\u00e0, i commentatori non riescono a mettersi d&#8217;accordo quando vogliono liberare la verit\u00e0 dai veli della favola.<\/p>\n<p>(&#8230;) Qui il fatto acquista tutta l&#8217;importanza e la leggenda che ne deriva non ha pi\u00f9 che un valore secondario. (&#8230;)<\/p>\n<p>Ma riassumiamo intanto il romanzo.<\/p>\n<p>Siamo al V secolo della nostra era, all&#8217;estremit\u00e0 del promontorio brettone, nelle vicinanze di quel selvaggio capo Raz, dove il mare par sempre tormentato, anche col tempo calmo. L\u00e0, in fondo a una baia, s&#8217;innalza una fiorente citt\u00e0, Ys, fondata dai Romani e governata adesso dal re Grallon, o Gradlon. La citt\u00e0 \u00e8 protetta verso il mare da potenti dighe interrotte da chiuse che permettono di regolare il movimento delle acque sempre minaccianti nelle ore di marea. Queste chiuse possono essere aperte o serrate per mezzo d&#8217;una chiave, evidentemente simbolica, di cui il re solo \u00e8 in possesso.<\/p>\n<p>Grallon regna con giustizia, da buon cristiano. Ma sua figlia Ah\u00e8s (il nome varia secondo i testi) ha gi\u00e0 parecchie volte attirato su di lei la minaccia della collera divina per la sua cattiva condotta e per la sua eresia.. Una notte infine, durante un&#8217;orgia scandalosa, ella s&#8217;impadronisce, con un pretesto di cui la leggenda non rivela chiaramente il motivo, della chiave delle chiuse, e le apre. Il mare, gonfiato da una improvvisa e formidabile tempesta, invade la citt\u00e0. Grallon ha appena il tempo di saltare a cavallo e prendere in groppa la figlia. Ma le onde lo raggiungono: sta per essere travolto. Egli comprende di portare con s\u00e9 l&#8217;oggetto del castigo divino: abbandona alla sua sorte Ah\u00e8s che il riflusso trascina lontano. Il vecchio re riesce a salvarsi. Ma la citt\u00e0, testimone delle orge della maledetta, resta sommersa, come si pu\u00f2 constatare ancora oggi con la marea bassa e con il mare calmo, scorgendo, sotto la trasparenza delle acque, nella baia di Douarnenez, la citt\u00e0 di Ys.<\/p>\n<p>Di questa tragica storia, che ha molte varianti, rimane un fatto incontestabile, l&#8217;ultimo. \u00c8 vero che ai nostri giorni, quando le circostanze e il tempo lo permettono, si ritrovano in quei luoghi le vestigia di una citt\u00e0 sommersa. Si tratta infatti di un&#8217;antica citt\u00e0, capolinea di strade romane e che, se si cerca di precisare la sua storia, fu distrutta da una furiosa mareggiata o da uno sprofondamento del suolo, nel 441, o secondo altri scrittori, nel 395.<\/p>\n<p>Ora, basta studiare il rilievo di tutta questa costa brettone, della costa normanna che le \u00e8 vicina, e della costa inglese che la fronteggia, per rendersi conto della lotta incessante fra il mare e la terra e della vittoria che riporta l&#8217;assalitore sulla difesa passiva dell&#8217;assediata. Non \u00e8 qui il luogo di passare in rivista gli episodi di questa lotta, impegnata con fortune diverse, da centinaia di milioni d&#8217;anni, dal giorno in cui i primi graniti brettoni sbucavano dal seno d&#8217;un oceano fino allora deserto. Ma senza risalire a quelle origini si pu\u00f2 ricordare che al momento d&#8217;uno dei pi\u00f9 grandi progressi dell&#8217;emersione continentale, nel pliocene, cio\u00e8 in un tempo relativamente vicino al nostro, , in cui cominciavano a mostrarsi il bisonte, il cavallo, o l&#8217;elefante, la Francia e l&#8217;Olanda riunite all&#8217;Inghilterra , e l&#8217;Inghilterra riunita all&#8217;Irlanda, non formavano che un vasto promontorio occidentale, attraverso il quale serpeggiava, verso nord, il Reno ingrossato dall&#8217;Elba e dal Tamigi, dalla Tweed e dalla Tay, prima di sfociare nel mare alla latitudine della Scozia, mentre la Senna, che riceveva i fiumi brettoni e quelli del nord dell&#8217;Inghilterra attraversava dei territori stendentisi al nord della Normandia e della Bretagna e non sboccava che nell&#8217;oceano che molto all&#8217;ovest di quest&#8217;ultima.<\/p>\n<p>La catastrofe di Ys non \u00e8 dunque che un beve episodio di questa lotta ed ha importanza solo perch\u00e9 la Storia ne ha raccolto e interpretato a suo modo l&#8217;eco. Della personalit\u00e0 del re Grallon e della sua turbolenta progenitura non sappiamo nulla di certo. Ma alle pi\u00f9 basse maree dell&#8217;equinozio, presso il capo di Van e di Trongueur, nella baia di Douarnenez, si son ritrovate fin dal XVI secolo le strade sommerse e le mura della citt\u00e0. Questa, d&#8217;altra parte, ha conservato una certa celebrit\u00e0 grazie ai personaggi che vi si son fatti vivere, a torto o a ragione. Ma non \u00e8 la sola delle stesse regioni che abbia subito, nello stesso tempo, la stessa sorte. Vicino a Plogoff, si distinguono nettamente, sotto la superficie dei &quot;menhir&quot; (monumenti megalitici), delle mura, delle strade lastricate. Si sono ritrovate altre citt\u00e0 sommerse in fondo all&#8217;Aber Vrac&#8217;h, presso Erquy, ecc. E gli annali del tempo di Carlomagno ci raccontano che, nella baia di Cancale, la cittadella di Gardoine o Gardone, che aveva osato resistere vittoriosamente al grande imperatore e cos\u00ec sia incorsa nella sua maledizione, fu a sua volta inghiottita nel mare dalla collera di Dio.\u00bb<\/p>\n<p>Una interpretazione pi\u00f9 elaborata di questa leggenda \u00e8 svolta da Massimo Centini nel suo bel libro \u00abCitt\u00e0, luoghi e continenti scomparsi\u00bb, in cui suggerisce che Dahut, la figlia del re Gadlon, non fosse in realt\u00e0 che una potente sacerdotessa druidica; e che, pertanto, la storia del suo fallo (di natura sessuale) e della relativa catastrofe della comunit\u00e0 degli abitanti d&#8217;Ys, sia stata elaborata in ambiente cristiano per screditare e colpevolizzare il culto druidico in generale e il sacerdozio femminile in particolare.<\/p>\n<p>Egli richiama anche un passo di Tacito relativo alla conquista dell&#8217;isola di Mona (forse Man o forse, pi\u00f9 verosimilmente, Anglesey: dato che i cavalli degli invasori attraversarono a guado il braccio di mare tra la terraferma e l&#8217;isola) da parte dell&#8217;esercito romano e della distruzione dell&#8217;antico centro druidico ivi esistente. In quel passo, infatti, si parla delle sacerdotesse che incitavano freneticamente i guerrieri celti a battersi contro i profanatori, sino alla morte e al totale annientamento. Ma di ci\u00f2 ci siamo gi\u00e0 occupati in un precedente, apposito lavoro (cfr. F. Lamendola, \u00abSvetonio Paolino distrugge il &quot;santuario&quot; della resistenza druidica sull&#8217;isola di Mona\u00bb, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Scrive dunque Massimo Centini nel libro \u00abCitt\u00e0, luoghi e continenti scomparsi\u00bbMilano (De Vecchi Editore, 2003, pp. 115-116), a proposito dell&#8217;enigma di Ys:<\/p>\n<p>\u00abLa fiorente citt\u00e0 di Ys, secondo la tradizione si trovava sulla costa della Bretagna. Si narra che il re Gradlon amministrasse con saggezza questa citt\u00e0, ma che sua figlia Dahut, troppo viziata, si abbandonasse a ogni genere di trasgressioni. un giorno, per andare trovare un amante, sottrasse la chiave con cui potevano essere alzate e abbassate le grandi porte che regolavano gli afflussi delle acque: lontana da casa, dimentic\u00f2 di tornare prima dell&#8217;alta marea e Ys fu devastata dalle acque. Secondo un modello ricorrente, dunque, la citt\u00e0 fu distrutta in seguito a un&#8217;alterazione delle regole &#8211; che in questi &quot;schemi&quot; sono quasi sempre morali &#8211; da parte di un membro della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Forse, dietro la leggenda sulla distruzione di Ys vi \u00e8 un evento naturale (un maremoto?) che coinvolse anche altre localit\u00e0, ma per qualche sconosciuto motivo solo questa citt\u00e0 acquis\u00ec una qualche notoriet\u00e0: lungo tutto il litorale della Bretagna, &quot;grandi e piccoli centri abitati, oltre a molte ville e residenze padronali isolate, sprofondarono nei flutti. Ma soltanto Ys divenne famosa, soltanto Ys acquist\u00f2 il valore d&#8217;un simbolo, perch\u00e9 essa era situata su quel promontorio occidentale che costituiva al tempo stesso l&#8217;estrema punta, la fine del mondo degli uomini, il braccio teso dell&#8217;umanit\u00e0 verso il nulla. E soltanto calunniando Ys si poteva colpire la religione druidica&quot; (H. Schreiber, &quot;Citt\u00e0 scomparse&quot;, Milano, 1971, pag. 27).<\/p>\n<p>Tra le tante teorie che circolano sulla scomparsa di Ys vi \u00e8 quella che ipotizza l&#8217;enfatizzazione di un evento naturale di proporzioni limitate in seguito alla necessit\u00e0 degli invasori di abbattere il potere dei druidi, sacerdoti dei Celti. L&#8217;intervento sarebbe stato tanto pi\u00f9 profondo se si considera che a Ys avrebbero avuto un loro luogo sacro le druidesse, sacerdotesse con uguali diritti dei colleghi maschi e di cui conosciamo pochissimo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 infatti chi sostiene che Dahut, in realt\u00e0, non fosse il nome della figlia del re, ma quello di una grande e potente druidessa che nel racconto mitico \u00e8 considerata colpevole di aver ignorato il bene della collettivit\u00e0 per dare esclusivo sfogo ai propri desideri.<\/p>\n<p>Le fonti storiche non consentono di stabilire se effettivamente fosse attiva una classe sacerdotale femminile, anche se in passato tale credenza era piuttosto diffusa (e non sempre con la dovuta lucidit\u00e0 critica), forse in seguito alla volont\u00e0 di individuare a tutti i costi una connessione con l&#8217;universo mitico religioso femminile a cui, tra l&#8217;Ottocento e il Novecento, spesso si collegavano figure provenienti dal mondo mitico e folkloristico (fate, streghe, ecc.).<\/p>\n<p>Strabone pone in rilievo (&quot;La Geografia&quot;, IV, 5), rifacendosi a Posidonio, che in &quot;un&#8217;isola alla foce della Ligeris&quot; (la Loira), vi era una &quot;trib\u00f9 di donne&quot; spesso travolte da una sorta di furore. Un tema che rimanda a Tacito, il quale negli &quot;Annali&quot; (XXIX-XXX), quando narra la presa dell&#8217;isola di Mona del 61 d. C., fa riferimento a donne simili a furie che impugnavano delle fiaccole. Per taciuto e Plinio il Vecchio (&quot;Historia Naturalis&quot;, II, 75), quell&#8217;isola sarebbe Anglesey, centro di culto druidico e rifugio dei ribelli di Roma; per Giulio Cesare (&quot;De Bello Gallico&quot;, V, 13) &quot;insula appellatur Mona&quot; sarebbe invece l&#8217;attuale isola di Man, ma vi \u00e8 chi sostiene che fossero anche altre le localit\u00e0 in queste donne avevano il loro centro sacro.<\/p>\n<p>Lo storico Lampridio, nella biografia dedicata ad Alessandro Severo (LIX, 6) narra che l&#8217;imperatore fu messo in guardia da una &quot;profetessa druidica&quot; sull&#8217;affidabilit\u00e0 del proprio esercito. Dello stesso tenere \u00e8 l&#8217;esperienza di Diocleziano che, secondo quanto narrato nella &quot;Vita dell&#8217;imperatore Numeriano di Vopisco (XIV, 2) ebbe da una &quot;druidessa&quot; indicazioni sul suo futuro. Inoltre, sempre secondo Vopisco (&quot;Vita di Aureliano&quot;, XLIV, 4), Diocleziano ebbe modo di rivolgersi alle &quot;drydaes&quot; per ottenere indicazioni concrete da attuare nel corso della sua politica dinastica.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Pilinio il Vecchio: &quot;Le donne dei Britanni dopo essersi cosparse il corpo (di unguento nero) si presentano nude in alcune cerimonie imitando il colore degli etiopi&quot; (&quot;Historia Naturalis&quot;, XXII, 2). Anche Strabone (&quot;La Geografia&quot;, III, 2) non trattenne il suo stupore di osservatore occidentale davanti all&#8217;opera delle donne cimbre che seguivano i loro uomini in guerra, spingendoli addirittura allo scontro con azioni frenetiche negli accampamenti, suonando strumenti e agitando le armi (un &quot;iter&quot; che potrebbe essere posto in relazione a una sorta di danza rituale).<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle contaminazioni e degli azzardi determinati dal comparativismo, va comunque osservato che nelle fonti classiche non si trova un termine femminile che possa essere correlato al nostro druidessa\/druida. Pomponio Mela, nel &quot;De Chorographia&quot;, fa riferimento alle &quot;Gallicenae&quot;, che in seguito, con la mediazione della tradizione epica, sono entrate a far parte di ballate e leggende, sempre senza possedere alcun referente preciso nella storia.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scomparsa della ricca e potente citt\u00e0 di Ys, che sorgeva sulla Manica presso l&#8217;estremit\u00e0 della costa della Bretagna e che fu spazzata via dalla forza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[92],"class_list":["post-28639","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-medievale","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-medievale.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28639","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28639"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28639\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30185"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28639"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28639"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28639"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}