{"id":28637,"date":"2008-08-13T02:51:00","date_gmt":"2008-08-13T02:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/13\/la-scomparsa-dei-costumi-popolari-in-europa-un-altro-passo-verso-il-genocidio-culturale\/"},"modified":"2008-08-13T02:51:00","modified_gmt":"2008-08-13T02:51:00","slug":"la-scomparsa-dei-costumi-popolari-in-europa-un-altro-passo-verso-il-genocidio-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/13\/la-scomparsa-dei-costumi-popolari-in-europa-un-altro-passo-verso-il-genocidio-culturale\/","title":{"rendered":"La scomparsa dei costumi popolari in Europa, un altro passo verso il genocidio culturale"},"content":{"rendered":"<p>Dalla nascita dello Stato nazionale in poi \u00e8 in atto in tutto il mondo, a cominciare dall&#8217;Europa &#8211; che ne \u00e8 stata la protagonista -, un gigantesco genocidio culturale, di cui la scomparsa delle parlate locali (dialetti e lingue minoritarie) \u00e8 stata una delle prime e pi\u00f9 evidenti manifestazioni. Tale processo \u00e8 stato potentemente rafforzato dall&#8217;avvento della Rivoluzione industriale e, oggi, dalla Rivoluzione tecnologica e informatica, sicch\u00e9 gli effetti di questi fenomeni storici si sono sommati, accelerando il processo di sistematica distruzione delle culture locali.<\/p>\n<p>Per fare solo un esempio, l&#8217;ultimo abitante dell&#8217;isola di Man parlante la lingua originaria dell&#8217;isola, il Manx (una parlata gaelica dell&#8217;antico gruppo celtico) \u00e8 deceduto nel 1974; le persone che ancora parlano il Manx, quindi, se ne servono come di una seconda lingua, mentre per tutti la lingua d&#8217;uso \u00e8 diventato l&#8217;inglese.<\/p>\n<p>In Francia, a circa 30 milioni di Francesi \u00abautentici\u00bb si sommano artificialmente circa 20 milioni di appartenenti ad altre nazionalit\u00e0, che nel corso dei secoli hanno dovuto abbandonare la propria lingua e adottare la lingua francese: quasi 12 milioni di Occitani, pi\u00f9 di 3 milioni di Bretoni, 2 milioni e mezzo di Alsaziani di madrelingua tedesca; e poi Corsi di lingua italiana, abitanti del Rossiglione di lingua catalana, Baschi, Fiamminghi, ecc., per non parlare degli immigrati di origine extra-europea (cfr. Louis-Jean Calvet, <em>Linguistica e colonialismo. Piccolo trattato di glottofagia<\/em>; titolo originale: <em>Linguistique et colonialisme. Petit trait\u00e9 de glottophagie<\/em>, 1974; traduzione italiana Mazotta editore, Milano, 1897, p. 29).<\/p>\n<p>Ma esistono molti altri aspetti di questo immane disastro culturale, oltre alla scomparsa delle lingue minori (e, tra poco, vi saranno soltanto \u00ablingue minori\u00bb, in Europa e nel mondo, ad eccezione dell&#8217;inglese).<\/p>\n<p>Esisteva in ogni parte d&#8217;Europa, fino a qualche decennio fa, un ricchissimo patrimonio di canti e danze popolari; di fiabe, leggende, proverbi; di edilizia e architettura rustica; di tovaglie, coperte, tappeti e, in genere, tessuti a mano; di artigianato in legno e in altri materiali \u00abpoveri\u00bb; di costumi popolari. Per limitarci a questi ultimi, possiamo senz&#8217;altro affermare che camicie, casacche, pantaloni, gonne e scialli da festa costituivano uno splendido corredo, di cui tutte le famiglie contadine, anche le pi\u00f9 povere, erano &#8211; in varia misura &#8211; dotate; e, sovente, si trattava di capi realizzati con una perizia tecnica e con un senso estetico cos\u00ec spiccati, da farne delle vere e proprie opere d&#8217;arte.<\/p>\n<p>La scomparsa dei costumi popolari &#8211; come quella dell&#8217;edilizia rurale, dell&#8217;artigianato contadino e come la progressiva erosione degli stessi dialetti e delle lingue minoritarie &#8211; \u00e8 la conseguenza della morte della civilt\u00e0 patriarcale: un crimine silenzioso che si \u00e8 svolto letteralmente sotto i nostri occhi, e senza che nessuno &#8211; intellettuali in testa &#8211; muovesse un dito o levasse un gemito per richiamare su di esso l&#8217;attenzione del mondo della cultura.<\/p>\n<p>Solo pochissimi scrittori &#8211; come Ferdinando Camon -, negli anni ruggenti del <em>boom<\/em> economico e del cosiddetto benessere, hanno avuto la lucidit\u00e0 e il coraggio di denunciare quel crimine; e solo pochissimi hanno avuto la fierezza di sdegnare il successo \u00abfacile\u00bb per continuare a scrivere in una lingua parlata solo da una comunit\u00e0 ristretta, come il poeta gradese Biagio Marin (cfr. il nostro saggio <em>Le dimensioni del sacro e del ricordo s&#8217;intrecciano al quotidiano nella poesia di Biagio Marin<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Qualche altro, come Pier Paolo Pasolini, ha affiancato la produzione letteraria in lingua madre (le poesie giovanili in friulano) alla prevalente produzione nella lingua dello Stato-nazione (l&#8217;italiano). Pasolini, per altro, ha concentrato la sua analisi sul fenomeno socio-culturale della omologazione del sottoproletariato cittadino ai nuovi riti e miti della societ\u00e0 consumistica; mentre nel suo Friuli intere borgate di montagna venivano abbandonate per sempre dai loro abitanti, nell&#8217;indiffenza pi\u00f9 totale delle pubbliche autorit\u00e0 e del mondo della cultura (cfr. il nostro articolo: <em>Una pagina al giorno: Cos\u00ec muore un paese, di Alcide Paolini<\/em>).<\/p>\n<p>Tornando all&#8217;ambito espressivo dei costumi popolari, basta visitare un museo etnografico &#8211; come, ad esempio, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Udine &#8211; per rendersi conto di quale immensa perdita la nostra societ\u00e0 abbia subito con l&#8217;avvento degli abiti fabbricati in serie e con la perdita definitiva e irreparabile delle abilit\u00e0, tramandate da innumerevoli generazioni, che presiedevano alla confezione degli indumenti propri della civilt\u00e0 contadina.<\/p>\n<p>Scrive Jelka Radaus Ribari\u0107, del Museo Etnografico di Zagabria, nella <em>Introduzione<\/em> al bel libro da lui curato <em>Costumi popolari della Croazia<\/em>, Editore Spektar, Zagreb, 1975):<\/p>\n<p><em>Il costume portato dalla popolazione di una zona determinata si comporta come un organismo vivente, aderente all&#8217;ambiente in cui si trova. Esso si fonde col paesaggio della localit\u00e0, scopre quali sono le attivit\u00e0 economiche del luogo, racconta quali sono le condizioni climatiche, esprime la prosperit\u00e0 della comunit\u00e0 della grande famiglia, senza riguardo alle condizioni economiche dei singoli. Il costume popolare porta con s\u00e9 anche i segni degli avvenimenti storici che abbiano avuto importanza e abbiano contribuito a conferirgli la forma che ha. Il costume popolare \u00e8 infine lo specchio dell&#8217;abilit\u00e0, del livello raggiunto dal popolo nel campo dell&#8217;arte, perch\u00e9 esso ha trovato in questo requisito indispensabile alla vita il mezzo attraverso il quale ha espresso le sue aspirazioni profonde per dare corpo alla sua aspirazione verso la bellezza. Tre fattori, e cio\u00e8 l&#8217;ambiente naturale, l&#8217;influsso storico culturale e l&#8217;inclinazione originale sono sempre presenti nella forma del costume popolare e perci\u00f2 esso rappresenta uno dei momenti pi\u00f9 completi dell&#8217;attivit\u00e0 popolare.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il vestiario creato nel corso dei secoli dal popolo non ha valore soltanto pratico e non esprime soltanto le aspirazioni verso la creazione plastica, ma contiene in se stesso un senso ancora pi\u00f9 profondo, un senso di irrealt\u00e0 e di magia, a cui si sottomette spesso anche la componente pratica e quella figurativa. Oltre a tutto, il modo di vestire di un ambiente paesano chiuso contiene anche determinate norme formatesi nella tradizione secolari, le regole alle quali il popolo si attiene scrupolosamente, con rarissime eccezioni. Per queste norme consacrate dalla tradizione popolare, il costume acquista anche un valore sociale: esso indica infatti anche lo stato sociale del singolo all&#8217;interno della comunit\u00e0 del villaggio, anzi il segno esterno, visibile, di questa posizione, quasi fosse una carta d&#8217;identit\u00e0 di ogni membro della comunit\u00e0, e specialmente delle donne. Ogni fase vitale, ogni avvenimento e ogni mutamento importante nella vita, a cominciare dalla fanciullezza, alla giovinezza, al fidanzamento e alle nozze, ai primi anni dopo il matrimonio, la maternit\u00e0, l&#8217;et\u00e0 matura e la vedovanza, tutto questo si pu\u00f2 leggere spesso nel modo come la donna si veste.<\/em><\/p>\n<p><em>Se poi, oltre a quanto si \u00e8 detto del costume popolare, si tiene conto delle differenze esistenti fra il costume di ogni giorno, per il lavoro, e quello festivo e se si considerano le numerose varianti previste e prescritte per le varie occasioni e abitudini, solo allora si comprende quale \u00e8 la ricchezza dei vari tipi e sottotipi che si incontrano fra il popolo, quale sia la abbondanza di questo tesoro popolare, tesoro che aspetta ancora di essere scoperto e studiato per giudicare di tutti i valori che contiene nel suo seno.<\/em><\/p>\n<p>Sono osservazioni valide in senso generale, e non solo per una singola area culturale (in questo caso, quella croata: frutto, a sua volta, dell&#8217;incontro di ben quattro zone etnografiche: pannonica, dinarica, adriatica e alpina).<\/p>\n<p>Particolarmente acuta ci sembra la considerazione che <em>\u00abil costume portato dalla popolazione di una zona determinata si comporta come un organismo vivente\u00bb<\/em>, e che esso tende ad aderire strettamente all&#8217;ambiente in cui si sviluppa.<\/p>\n<p>Esso, in altri termini, non \u00e8 una semplice \u00abcosa\u00bb inerte, ma un elemento vivo, che non risponde &#8211; come osserva giustamente Jelka Radaus Ribari\u0107, a un <em>\u00abvalore soltanto pratico\u00bb<\/em>, e che, inoltre, <em>\u00abnon esprime soltanto le aspirazioni verso la creazione plastica, ma contiene in se stesso un senso ancora pi\u00f9 profondo, un senso di irrealt\u00e0 e di magia, a cui si sottomette spesso anche la componente pratica e quella figurativa\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Questo, a nostro avviso, \u00e8 un punto molto importante.<\/p>\n<p>Il costume popolare &#8211; come, del resto, ogni altra manifestazione della cultura popolare &#8211; nasce, certamente, dalla necessit\u00e0 di soddisfare determinate esigenze di ordine pratico, <em>ma non si esaurisce in esse<\/em>.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 l&#8217;etnografia e l&#8217;antropologia hanno risentito, come e forse pi\u00f9 delle altre scienze, gli effetti della grande ondata positivistica che si \u00e8 insediata da padrona, dall&#8217;Ottocento a oggi, nel panorama culturale europeo, a ben pochi studiosi si \u00e8 affacciata l&#8217;idea che la civilt\u00e0 contadina, legata alla terra, potesse concepire e realizzare dei prodotti che trascendessero, in qualche modo, lo scopo di utilit\u00e0 immediata per cui venivano realizzati.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 era frutto di un grave fraintendimento delle stesse basi, spirituali e materiali, della civilt\u00e0 contadina: la quale, a dispetto dei dogmi scientisti degli antropologi universitari, non \u00e8 mai stata una civilt\u00e0 <em>materialistica<\/em>, neppure nelle congiunture pi\u00f9 difficili dell&#8217;esistenza materiale (carestie, epidemie, emigrazioni). E ci\u00f2 per almeno due buone ragioni: primo, perch\u00e9 il mondo contadino \u00e8 sempre stato essenzialmente religioso, dunque intimamente consapevole del limite umano e aperto al mistero della trascendenza; secondo, perch\u00e9 esso era, s\u00ec, veicolo di una tradizione che, da un punto di vista cittadino e industriale, poteva anche apparire \u00abstatica\u00bb, ma che, in realt\u00e0, evolveva anch&#8217;essa, sia pure pi\u00f9 lentamente, e quindi si arricchiva costantemente dell&#8217;apporto di creativit\u00e0 del singolo individuo.<\/p>\n<p>Nel modo di produzione industriale, l&#8217;elemento innovativo \u00e8 affidato agli stilisti, i quali sono \u00abcostretti\u00bb, dalle esigenze del mercato, a rivoluzionare continuamente le mode, in modo che il consumatore non possa mai servirsi troppo a lungo dello stesso capo di vestiario o dello stesso paio di scarpe. La filosofia di fondo dell&#8217;industria dell&#8217;abbigliamento \u00e8 &#8211; come per ogni altro ramo dell&#8217;industria in economia capitalista &#8211; massimizzare il consumo del prodotto, riducendo quest&#8217;ultimo alla dimensione unica di \u00abmerce\u00bb.<\/p>\n<p>Al contrario, la filosofia di fondo che ispirava il modo di produzione artigianale, proprio della civilt\u00e0 contadina, era quella di massimizzare la durata del prodotto, che non era propriamente una merce, sia perch\u00e9 veniva, generalmente, fabbricato in casa, sia perch\u00e9 svolgeva altre funzioni oltre a quella dell&#8217;uso immediato: ad esempio, come abbiamo visto, di fornire una serie di informazioni assai precise circa la condizione sociale e personale di colui, o colei, che indossava un determinato vestito.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che questa funzione \u00e8 svolta anche dalla moda odierna, ad esempio con i pantaloni strappati \u00abad arte\u00bb, con le borchie sui giubbotti di pelle, con i tacchi a spillo delle scarpe femminili: ma con la sostanziale differenza che, in questi casi, si tratta di informazioni \u00abideologiche\u00bb, afferenti la sfera dei desideri di colui che si abbiglia in un certo modo; mentre, nella civilt\u00e0 contadina, si trattava di informazioni oggettive, illustranti la realt\u00e0 fattuale.<\/p>\n<p>Ora, lo scopo della produzione degli oggetti nell&#8217;ambito della civilt\u00e0 contadina &#8211; che si trattasse di edificare una casa, di confezionare un vestito o di intagliare una cassapanca &#8211; era, s\u00ec, quello di renderli atti a svolgere la loro funzione specifica e, inoltre, di durare nel tempo quanto pi\u00f9 possibile; ma anche quello di allietare la vita mediante la fantasia, la creativit\u00e0, il senso estetico di colui, o colei, che li fabbricava.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, quando si parla di costumi popolari &#8211; o di abitazioni rustiche, o di tessuti a mano -, riesce tanto difficile (e imbarazzante) decidere se inquadrarli nell&#8217;ambito dell&#8217;artigianato o in quello dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Rientrerebbero nell&#8217;ambito dell&#8217;artigianato quanto alla destinazione specifica (che \u00e8 sempre di tipo pratico); ma in quello dell&#8217;arte se si considerano l&#8217;inventiva, la fantasia e il vivissimo senso estetico con cui, spesso, venivano realizzati.<\/p>\n<p>Chi potrebbe tracciare una netta linea di demarcazione fra i due ambiti, nel caso dei prodotti della civilt\u00e0 contadina?<\/p>\n<p>La separazione categorica fra \u00abarte\u00bb (nobile, perch\u00e9 disinteressata) e \u00abartigianato\u00bb (plebeo, perch\u00e9 \u00abinteressato\u00bb) \u00e8 interamente frutto del mondo cittadino, borghese, commerciale, abituato a quantificare tutto e a dare un prezzo &#8211; ma non un valore &#8211; a ogni cosa. Essa \u00e8 stata avallata, se non addirittura codificata, da quegli specialisti del sapere teorico che sono i professori universitari: persone imbevute di pregiudizi materialisti e scientisti, le quali non sapevano niente della civilt\u00e0 contadina, e niente volevano saperne, perch\u00e9 la guardavano &#8211; oltretutto, con occhio distratto &#8211; dall&#8217;alto in basso.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che, quando si prendono in esame moltissimi prodotti della civilt\u00e0 contadina, e non solo materiali (si pensi alle canzoni, alle danze, ai racconti orali), bisogna aver chiaro nella mente che la sfera dell&#8217;uso pratico era inglobata in quella spirituale, che informava di s\u00e9 ogni dimensione dell&#8217;esistenza. Non vi era, quindi, una distinzione rigida fra l&#8217;ambito della vita materiale e la dimensione trascendente; non pi\u00f9 di quanto sia possibile stabilire una rigida distinzione fra il concetto di lingua e quello di dialetto (cosa che perfino i linguisti di formazione accademica si guardano bene dal tentare).<\/p>\n<p>E questo perch\u00e9 la vita, nella civilt\u00e0 contadina, pur con tutti i suoi aspetti negativi, che certo non mancavano (non vogliamo farne, infatti, una esaltazione acritica e passatista, n\u00e9 cadere nella velleitaria contrapposizione roussoiana di \u00abnatura\u00bb e \u00abcultura\u00bb), era pur sempre una vita <em>organica<\/em>, che investiva ogni aspetto della persona e che collegava strettamente l&#8217;individuo alla comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Cosa che non si pu\u00f2 certo dire della tanto decantata civilt\u00e0 moderna, con tutte le sue luci scintillanti, il suo preteso benessere e le smisurate aspettative delle quali si autoalimenta, ma che &#8211; nonostante il suo frenetico dinamismo &#8211; non \u00e8 mai in grado di soddisfare, generando cos\u00ec frustrazione, nevrosi e un alto livello di conflittualit\u00e0 permanente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla nascita dello Stato nazionale in poi \u00e8 in atto in tutto il mondo, a cominciare dall&#8217;Europa &#8211; che ne \u00e8 stata la protagonista -, un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[259],"class_list":["post-28637","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-tradizione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28637","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28637"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28637\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28637"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28637"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28637"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}