{"id":28633,"date":"2008-06-17T11:29:00","date_gmt":"2008-06-17T11:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/17\/scimmia-umana-e-angoscia-di-morte\/"},"modified":"2008-06-17T11:29:00","modified_gmt":"2008-06-17T11:29:00","slug":"scimmia-umana-e-angoscia-di-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/17\/scimmia-umana-e-angoscia-di-morte\/","title":{"rendered":"Scimmia umana e angoscia di morte"},"content":{"rendered":"<p>Luigi De Marchi \u00e8 uno psicologo clinico e sociale e un politologo che, negli anni Settanta del secolo scorso, si \u00e8 messo in luce nelle battaglie per i diritti civili. Nel 1971, fra l&#8217;altro, ha ottenuto dalla Corte Suprema la revoca dei divieti penali all&#8217;informazione e all&#8217;assistenza anticoncezionale, contro l&#8217;allora presidente del Consiglio Emilio Colombo; e, da allora, ha contribuito alla crescita della rete di consultori sessuologici e familiari pubblici.<\/p>\n<p>Segretario nazionale dell&#8217;AIEV negli anni Cinquanta, nei decenni successivi \u00e8 stato presidente delle sezioni italiane delle tre maggiori scuole di psicoterapia: quella psico-corporea ispirata a Wilhelm Reich, quella bioenergetica di Alexander Lowen e quella umanistica di Carl Rogers. Se ne \u00e8 poi allontanato, perch\u00e9 gli sembrava che nessuna di esse abbia compreso l&#8217;importanza dell&#8217;angoscia di morte nell&#8217;insorgenza dei comportamenti paranoici dell&#8217;uomo; e ha fondato, a Roma, l&#8217;Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale, che tuttora dirige.<\/p>\n<p>De Marchi ha sempre sostenuto che la peggiore calamit\u00e0 del nostro tempo \u00e8 l&#8217;esplosione demografica, perch\u00e9 da essa derivano molti dei mali da cui \u00e8 afflitta l&#8217;umanit\u00e0: fame, guerra, genocidio, disastro ambientale, crisi energetica, disoccupazione diffusa, migrazione disperata di masse sempre pi\u00f9 numerose dal Sud al Nord della Terra. Ultimamente ha accentuato il suo interesse per la politica e si \u00e8 fatto promotore di una &quot;rivoluzione liberale&quot;, coniugando valori umanistici e lotta alla burocrazia statale. Ha partecipato anche alla realizzazione di programmi televisivi, convinto che la TV sia un mezzo privilegiato per incidere in senso positivo sui mutamenti comportamentali.<\/p>\n<p>Ha scritto: <em>Sesso e civilt\u00e0<\/em> (Laterza, 1960); <em>Sociologia del sesso<\/em> (Laterza, 1963); <em>Repressione sessuale e oppressione sociale<\/em> (Sugarco, 1964); <em>Wilhelm Reich: biografia di un&#8217;idea<\/em> (Sugarco, 1970); <em>Sociopolitica<\/em> (Sugarco, 1975); <em>Scimmietta ti amo<\/em> (Longanesi &amp; C., 1984); <em>Poesia del desiderio<\/em> (La Nuova Italia, 1992); <em>Perch\u00e9 la Lega<\/em> (Mondadori, 1993); <em>Il manifesto dei Liberisti. Le idee-forza del nuovo Umanesimo Liberale<\/em> (Seam, 1995); <em>O noi o loro! Produttori contro burocrati, ecco la vera lotta di classe della Rivoluzione Liberale<\/em> (Bietti, 2002); <em>Lo shock<\/em> primario (Rai-Eri, 2002); Il <em>solista. Autobiografia d&#8217;un italiano fuori dal coro<\/em> (Edizioni Interculturali, 2003). Molti di queste opere sono state tradotte anche all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Nel suo libro <em>Scimmietta ti amo<\/em> (Longanesi &amp; C., Milano, 1984) Luigi de Marchi formula la tesi dello <em>shock primario<\/em>, che segna il suo distacco dalle scuole di psicoterapia di Reich, Lowen e Rogers e che sar\u00e0 oggetto di molte altre sue ricerche, ben conosciute anche all&#8217;estero e specialmente in Germania.<\/p>\n<p>Partendo da una visione rigorosamente naturalistica e biologica dell&#8217;uomo, egli sostiene che vi \u00e8 un unico filo conduttore che lega le vicende della &quot;scimmia umana&quot;, dalla sua emergenza biologica fino alle prospettive di apocalisse atomica che contrassegnano i nostri giorni. Convinto che le strutture psicologiche fondamentali rimangono invariate nel susseguirsi vorticoso di culture, ideologie e istituzioni, egli individua tale filo conduttore nello <em>shock esistenziale<\/em> dovuto al &quot;trauma primario&quot; con il quale la scimmia umana ha dovuto prendere coscienza del proprio destino di morte. Tale <em>shock<\/em> \u00e8 stato, in lei, pi\u00f9 sconvolgente che in qualunque altro essere vivente, proprio a causa delle sue particolari facolt\u00e0 intellettive e affettive, che hanno moltiplicato l&#8217;eco di quella sconvolgente scoperta, davanti alla ineluttabilit\u00e0 della propria morte e al dolore per quella delle persone a lei care.<\/p>\n<p>A partire da quel momento, lungo l&#8217;intero arco della sua evoluzione storica, la scimmia umana non \u00e8 mai pi\u00f9 stata in grado di liberarsi, neanche per un istante, da quella angosciosa consapevolezza, che entra definitivamente a far parte della sua dimensione psichica e della sua vita sociale. Impossibilitata a sostenere il peso e la tensione dell&#8217;angoscia di morte, essa ha messo in opera la pi\u00f9 antica delle rimozioni e ha elaborato l&#8217;intero edificio della cultura &#8211; religione e politica <em>in primis<\/em>, ma anche filosofia, psicologia, economia, arte &#8211; nel tentativo di reagire e di difendersi da una minaccia cos\u00ec totale e irreversibile.<\/p>\n<p>La violenza intraspecifica, caratteristica della specie umana, acquista un nuovo significato se viene letta come una doppia risposta, ugualmente regressiva e paranoide, all&#8217;angoscia di morte: quella sadica e aggressiva e quella masochista ed espiatoria. Si tratta, in entrambi i casi, di un tentativo di esorcizzare e mascherare il &quot;tab\u00f9 originario&quot;, riversando in forme compulsive e violente l&#8217;insostenibilit\u00e0 dello <em>shock esistenziale.<\/em> I miti e i riti della sopraffazione, della guerra, dell&#8217;espiazione e dell&#8217;auto-punizione, non sono che le forme elaborate dall&#8217;uomo, guidato dai suoi istinti gregari, per fare fronte comune davanti alla suprema minaccia di annientamento che lo assedia da ogni parte.<\/p>\n<p>Ma l\u00ec dove la scimmia umana ha toccato il vertice dell&#8217;alienazione, \u00e8 nelle credenze religiose e politiche che gli hanno additato, volta a volta, un Paradiso in cielo o un Paradiso in terra, inducendolo a moltiplicare le sue capacit\u00e0 distruttive e, nello steso tempo, ad annullarsi in una passivit\u00e0 docile e remissiva. Nella sua duplice valenza di tentativo di fuga e di illusione di salvezza, il millenarismo religioso e politico ha accompagnato la scimmia umana fino alla crisi epocale che caratterizza l&#8217;era atomica: crisi di tutte le certezze e di tutte le ideologie; ma, proprio per questo, suscettibile di innescare una inversione di tendenza. Per la prima volta nella storia, l&#8217;angoscia di morte ha avviato processi cos\u00ec distruttivi che, invece di allontanare &#8211; e sia pure in maniera illusoria &#8211; la minaccia, l&#8217;ha enormemente moltiplicata e avvicinata, s\u00ec che essa incombe come una concreta e imminente possibilit\u00e0 di distruzione totale per tutta la specie.<\/p>\n<p>La stessa radicalit\u00e0 e vicinanza del pericolo, dunque, potrebbe innescare una sorta di <em>mutazione<\/em> della cultura umana, capace di indurre a un ripulsa delle morali coercitive e delle ideologie totalitarie e di sviluppare, al contrario, quell&#8217;incremento armonioso della vita, che trova la sua fonte nei bisogni emozionali pi\u00f9 profondi: il desiderio e l&#8217;amore. E appunto come un tenero atto di amore verso la scimmia umana, fin dal titolo del libro, Luigi De Marchi imposta la sua analisi.<\/p>\n<p>Dopo aver passato in rassegna le varie forme culturali dell&#8217;alienazione indotta dall&#8217;angoscia di morte, a conclusione della sua indagine e della sua proposta, egli cos\u00ec riassume i punti principali del suo ragionamento (<em>Scimmietta ti amo<\/em>, cit., pp. 189-194):<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p><em>L&#8217;intuizione improvvisa, e poi continuamente rinnovata e rimossa, del destino di morte riservato a lui stesso e a tutti i suoi simili pi\u00f9 cari, provoc\u00f2 nell&#8217;uomo primordiale una reazione di terrore e di panico, da me definita di<\/em> shock esistenziale, che sta alla base della nascita e di molti sviluppi della cultura umana<em>, se per cultura s&#8217;intende non la semplice produzione di manufatti (che del resto \u00e8 riscontrabile anche a livello animale) ma la produzione di idee, fantasie, miti, credenze, riti, costumi.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Questo<\/em> trauma esistenziale primario<em>, infatti, produsse una<\/em> rimozione totale <em>e una<\/em> negazione immediata <em>della morte, che assunsero la forma di fantasie (poi cristallizzate in credenze) di sopravvivenza dopo la morte. I documenti di queste antichissime fantasie e credenze di vita ultraterrena risalgono al paleolitico medio; appartengono a una razza umana (quella neanderthaliana) anteriore all&#8217;<\/em>homo sapiens sapiens <em>e per vari aspetti ancora quasi scimmiesca, sono la prima forma di cultura umana di cui si abbia traccia e anticipano di<\/em> decine di migliaia di anni <em>i successivi pi\u00f9 antichi documenti culturali finora scoperti: i dipinti rupestri della Dordogna, risalenti a 30.000-23.000 anni fa e ancora molto rozzi, e quelli del periodo magdaleniano (17.000-13.000 anni a. C.), ormai policromi e relativamente sofisticati.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Da questa primordiale negazione della morte \u00e8 derivata una miriade di miti e riti sempre pi\u00f9 complessi, ma<\/em> tutti sempre finalizzati a difendere l&#8217;essere umano dallo shock esistenziale e dalla relativa angoscia di morte. <em>Questi miti e riti sono il nucleo universale, il denominatore comune di<\/em> tutte <em>le religioni, talch\u00e9 si pu\u00f2 dire che<\/em> magia e religione sono nate e si sono sviluppate e tramandate in ogni parte del mondo essenzialmente come difese e rassicurazioni contro l&#8217;angoscia di morte.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Gi\u00e0 in epoca antichissima la morte cominci\u00f2 a essere percepita<\/em> come punizione per un offesa dell&#8217;uomo alla Divinit\u00e0<em>. Questa colpa primaria dell&#8217;uomo \u00e8 significativamente simboleggiata dalla<\/em> brama di amare e di conoscere, <em>nel mito dell&#8217;Eden: e di l\u00ec le infinite persecuzioni di cui furono oggetto la<\/em> donna<em>, il<\/em> sesso <em>e il<\/em> pensiero indipendente <em>attraverso i tempi. La presunta colpa delle origini \u00e8 stata elaborata dalla mente umana sia in<\/em> termini espiatori <em>(e di l\u00ec la tragica disponibilit\u00e0 delle masse umane al masochismo, al conformismo, al gregarismo), sia in<\/em> termini paranoicali <em>(e di l\u00ec la proiezione della colpa e del Male sull&#8217;infedele e la catena infinita di odio e sangue che inchioda l&#8217;umanit\u00e0 da millenni). Tanto la declinazione paranoicale quanto quella espiatoria, col loro corte tragico di servilismi e sopraffazioni, di violenze inflitte e autoinflitte, sono due facce della stessa medaglia: la spinta ossessiva a<\/em> propiziarsi <em>il perdono o la &quot;grazia&quot; (come si disse significativamente anche dei condannati a morte) da parte della divinit\u00e0 e, con la grazia, l&#8217;immortalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>In tal modo l&#8217;angoscia di morte \u00e8 divenuto un fattore tanto potente quanto patogeno della moralit\u00e0 individuale e sociale. <em>Il comportamento dell&#8217;uomo, infatti, \u00e8 stato regolato, pi\u00f9 che dall&#8217;affetto e dalla solidariet\u00e0 per i suoi simili, dalla paura della punizione e dall&#8217;esclusione da ogni salvezza ultraterrena. Questo danno \u00e8 stato tuttavia attenuato dal fatto che, almeno per gli appartenenti alla stessa fede, sono stati inseriti tra gli obblighi morali di molte religioni.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Dall&#8217;angoscia di morte (spesso rimossa) sono derivati<\/em> innumerevoli altri atteggiamenti e comportamenti reattivo-difensivi <em>nei campi pi\u00f9 diversi: dai costumi sessuali alle dinamiche demografiche, dai processi economici ai movimenti politici, artistici, culturali e perfino psicologici e psichiatrici.<\/em> La negazione o la rimozione dell&#8217;angoscia di morte \u00e8 stata anche, significativamente, una delle principali preoccupazioni della psicologia e della psichiatria moderne.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Probabilmente a partire dalla predicazione zoroastriana (VI secolo a.C.) non solo l&#8217;immortalit\u00e0 ma anche l&#8217;eterna beatitudine in un<\/em> Paradiso di Delizie <em>furono promesse (ed esclusivamente riservate) agli Eletti della Vera Fede predicata da questo o quel profeta. Tutti i seguaci e i profeti delle altre fedi furono visti come<\/em> nemici da combattere e abbattere in quanto agenti del male. A<em>i combattenti di queste guerre sante fu garantito il paradiso. Ai nemici, l&#8217;inferno. Come rilevato al punto 4, si produsse una elaborazione paranoicale della difesa religiosa contro l&#8217;angoscia di morte, che sta alla base di innumerevoli orrori interni ed esterni alle culture dominate da queste religioni fanatiche e millenaristiche<\/em> (la cristiana e l&#8217;islamica soprattutto).<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>La difesa religiosa contro l&#8217;angoscia di morte \u00e8 per\u00f2 entrata in crisi in Europa <em>a partire dalla fine del Medioevo, prima per l&#8217;aumento sempre pi\u00f9 incontrollabile della<\/em> angoscia di dannazione <em>delle stesse dottrine ecclesiastiche, e poi per il<\/em> crollo delle certezze etiche e ultramondane prodotto dallo sviluppo del pensiero scientifico e filosofico. La crisi \u00e8 diventata catastrofale a partire dalla fine del XVIII secolo. <em>Essa aveva avuto vari precedenti in altre epoche e civilt\u00e0: per esempio, nella Grecia del V e IV secolo a. C. o nella Roma imperiale del I e II secolo d. C. Nella stessa Europa cristiana, come si \u00e8 detto pi\u00f9 sopra, la stessa difesa religiosa, sostanzialmente solida durante tutto l&#8217;alto Medioevo, aveva avuto una prima incrinatura per fattori interni (la sempre pi\u00f9 schiacciante angoscia di dannazione)tra il XII e il XIV secolo e varie altre crisi minori, dal XV al XVIII secolo, che erano state sempre superate in qualche modo mediante forme di coesistenza, &quot;doppia verit\u00e0&quot; e compromesso tra ortodossia religiosa e pensiero umanistico e scientifico.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>La crisi iniziata nel XVIII ed esplosa nel XIX e XX secolo si differenzia da tutte le precedenti perch\u00e9 appare molto pi\u00f9 radicale e irreversibile<em>: non si tratta pi\u00f9 di un conflitto tra \u00e9lite culturali, ma della silenziosa e generale dissoluzione dei dogmi e delle credenze religiose nella psiche dei popoli attraverso un processo pervasivo di laicizzazione della societ\u00e0, dell&#8217;informazione e del clima culturale in genere. E dall&#8217;Europa questa crisi si \u00e8 estesa a tutto il mondo industrializzato e va ora estendendosi anche al Terzo Mondo.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Investite da questa frana delle certezze religiose<\/em>, la psiche e la cultura occidentale hanno tentato di rimpiazzare i millenarismi religioso con due millenarismi \u00ablaici\u00bb: quello naturalista e quello storicista. <em>Alla Provvidenza Divina, cio\u00e8, si \u00e8 tentato di sostituire una Provvidenza storica e una Provvidenza naturale. La salvezza umana fu vista in un ritorno e in una sottomissione, anzich\u00e9 alle leggi di Dio, alle leggi della Storia o della Natura, \u00abcorrettamente\u00bb interpretate, come un tempo quelle divine, da nuovi profeti che tuttavia si dicevano e si credevano laici, materialisti, razionalisti o atei. Dei due nuovi millenarismi, quello di gran lunga pi\u00f9 rovinoso fu comunque il<\/em> millenarismo storicista, <em>perch\u00e9 approd\u00f2 (come rilevato al punto 12) al totalitarismo fascista, comunista e terzomondista.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>La difesa filosofica<em>, che aveva svolto nei secoli funzione integrativa o suppletiva della difesa religiosa quando questa entrava in crisi, questa volta<\/em> \u00e8 entrata anch&#8217;essa, significativamente, in crisi<em>: come osserva l&#8217;Enciclopedia Britannica, \u00abdopo il 1925 vi sono state ben poche discussioni filosofiche sul tema della morte\u00bb. Anche i filosofi pi\u00f9 consapevoli, come gli esistenzialisti, finiscono per sottolineare soprattutto l&#8217;angoscia di \u00abessere-nel-mondo\u00bb, piuttosto che quella di&#8230; cessare di esserci. Sebbene questo fenomeno sia attribuito da un autore pur profondo come Jacques Corona un processo di \u00abspecializzazione della filosofia come disciplina autonoma\u00bb, in realt\u00e0<\/em> questo improvviso silenzio della filosofia sulla morte mi sembra testimoniare la gravit\u00e0 di un&#8217;impasse del pensiero umano <em>che la simultanea esplosione dei miti millenaristici totalitari di destra e di sinistra ha tentato molto rozzamente di scavalcare.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>La civilt\u00e0 europea, ove la crisi delle difese religiose si \u00e8 verificata pi\u00f9 precocemente e su scala pi\u00f9 generalizzata, ha cercato di reagire al ritorno massiccio dell&#8217;angoscia esistenziale appunto<\/em> con un nuovo tipo d millenarismo fanatico a carattere non pi\u00f9 religioso ma sociale e politico: il totalitarismo fascista e comunista con i suoi programmi di universale felicit\u00e0 terrena. <em>Il fatto che il millenarismo politico totalitario si sia diffuso dall&#8217;Europa ad altri continenti e dai paesi industrialmente avanzati a paesi estremamente sottosviluppati dal punto di vista economico oltre che diversissimi per tradizioni storiche, mi sembra dimostrare al tempo steso sia l&#8217;egemonia delle dinamiche psicologiche su ogni altro tipo di dinamica (economica, ideologica o istituzionale)sia il crescente processo di diffusione della crisi delle certezze religiose.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Ai nuovi miti millenaristi di stampo politico totalitario sono stati particolarmente sensibili gli intellettuali, <em>com&#8217;era forse inevitabile per un gruppo pi\u00f9 precocemente e pi\u00f9 duramente colpito dal crollo delle certezze religiose. La resa di tanti intellettuali alla mostruosa crudelt\u00e0 e stupidit\u00e0 dei totalitarismi contemporanei, incomprensibile sul piano logico ed etico, appare spiegabilissima in un&#8217;ottica psico-esistenziale cos\u00ec come, in quest&#8217;ottica, appare subito risolvibile l&#8217;\u00aboscuro enigma\u00bb della massiccia diserzione degli intellettuali dalla sinistra al potere o da quella riformista: anche se una recente inchiesta di<\/em> Le Monde <em>non sembra accorgersene neppure, la causa prima di tale diserzione sta nel fatto che, alla sinistra di governo come a quella riformista, viene a mancare l&#8217;alone millenarista.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Anche i<\/em> giovani<em>, in quanto meno rassegnati e pi\u00f9 difesi contro la morte, hanno ceduto e cedono pi\u00f9 facilmente ai<\/em> miti totalitari <em>o, significativamente, alla<\/em> droga<em>; in altri termini, quando crollano i loro paradisi<\/em> politici <em>molti giovani si rifugiano nei<\/em> paradisi chimici<em>, pur di sottrarsi in qualsiasi modo all&#8217;impatto con la realt\u00e0 angosciante dell&#8217;esistenza.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Ma il millenarismo politico totalitario non pu\u00f2 reggere a lungo perch\u00e9 \u00e8 molto meno consolante e molto pi\u00f9 smentibile del millenarismo religioso che ha tentato di sostituire.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Oggi molti reduci delusi della militanza rivoluzionaria si orientano verso un ritorno ai<\/em> miti religiosi <em>(e qui sta una radice importante dell&#8217;enorme successo dei misticismi e dei guru orientali in questi anni) mentre altri ex militanti ultr\u00e0 (come i &quot;verdi&quot; olandesi, tedeschi e italiani) scoprono il<\/em> radicalismo ecologico. Questi fenomeni se da un lato confermano pienamente un assunto centrale delle analisi qui condotte &#8211; e cio\u00e8 la sostanziale intercambiabilit\u00e0 dei millenarismi religiosi, politici e naturalistici &#8211; dall&#8217;altro hanno scarse prospettive dui successo <em>proprio perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;ottica millenaristica che \u00e8 entrata in crisi globale in seguito all&#8217;<\/em>evoluzione intellettiva, cognitiva ed etica dell&#8217;uomo<em>, cosicch\u00e9 la credibilit\u00e0 delle sue promesse risulta sempre pi\u00f9 effimera.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Pochi altri, infine, col<\/em> terrorismo <em>hanno tentato un rilancio del mito e del rigorismo rivoluzionario, tanto pi\u00f9 cruento e fanatico quanto pi\u00f9 forte era la loro paura d&#8217;un crollo generalizzato delle certezze ideologiche. (Del resto, anche le chiese e le sette religiose avevano reagito col terrorismo fanatico agli scricchiolii delle loro certezze). Ma anche questa &quot;soluzione&quot; \u00e8 in via di estinzione.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>Particolarmente paradossale e significativa \u00e8 stata la rimozione dell&#8217;angoscia primaria di morte in psicologia e psichiatria, dato che in queste scienze lo studio dell&#8217;angoscia e della rimozione \u00e8 ormai da un secolo un vero e proprio<\/em> leitmotiv. <em>Ci\u00f2 ha spesso portato a dilatare artificiosamente il ruolo della sessualit\u00e0 rimossa nella produzione dell&#8217;angoscia e della nevrosi.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p>Insomma, siamo una specie che ha reagito e insiste a reagire con meccanismi obsoleti di difesa alle nuove minacce di collasso psichico prodotte dal suo stesso sviluppo mentale.<\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo si comporta cio\u00e8 come una talpa, che, per salvarsi, insiste a interrarsi anche quando una ruspa potente (in questo caso la forza dell&#8217;evoluzione etica e cognitiva umana) soleva e ribalta la zolla in cui essa s&#8217;interra.<\/em><\/p>\n<p><em>A quanto pare non ci rendiamo conto che<\/em> quella odierna \u00e8 la pi\u00f9 terribile crisi della nostra specie dai tempi in cui l&#8217;uomo esiste come uomo, cio\u00e8 come animale consapevole<em>: e lo \u00e8 non solo per i motivi militari, economici, demografici e ecologici solitamente indicati, ma per motivi esistenziali che incidono sulle radici stesse dello psichismo umano.<\/em><\/p>\n<p>Questa crisi segna l&#8217;agonia della cultura umana quale s&#8217;era concretata dalle sue origini nel paleolitico medio e superiore: <em>una serie, cio\u00e8,<\/em> <em>di formazioni compulsive di topo difensivo, depressivo o paranoicale (e di natura via via magico-religiosa, filosofica, demografica, poluitia, artistica) all&#8217;angoscia di morte e ala sua rimozione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora queste estreme difese stanno crollando.<\/em> Resta da vedere se l&#8217;essere umano riuscir\u00e0 a sopravvivere senza di esse, se sar\u00e0 costretto a regredire a livelli coscienziali e intellettivi che ne consentano la ricostruzione, o infine se riuscir\u00e0 a elaborare una nuova cultura <em>non pi\u00f9 millenaristica e salvazionistica ma finalmente risanata dai funesti deliri espiatorie paranoicali di tutta la sua storia, e quindi aperta all&#8217;amore autentico tra gli uomini, alla loro solidale alleanza contro il comune destino.<\/em><\/p>\n<p>Dicevamo che tutta l&#8217;argomentazione di Luigi De marchi muove da una visione materialistica ed evoluzionistica dell&#8217;uomo, che egli d\u00e0 per scontata, tanto da parlare di &quot;scimmia umana&quot; e da non vedere nella cultura se non una continua variazione sul tema dello <em>shock esistenziale<\/em>: la scoperta della ineluttabilit\u00e0 della morte e la conseguente angoscia, mascherata sotto infiniti travestimenti ideologici.<\/p>\n<p>In un certo senso, la sua diagnosi circa la condizione umana e la sua proposta, favorire la presa di coscienza che l&#8217;uomo deve imparare a vivere e a morire senza attendersi improbabili paradisi in cielo o in terra, ricorda per pi\u00f9 aspetti quella del filosofo Salvatore Natoli, della quale ci siamo appena occupati (cfr. F. Lamendola, <em>Etica del finito come neopaganesimo nella proposta di Salvatore Natoli<\/em>, sul sito di Arianna Editrice). Entrambi, con diverse sfumature, propongono di costruire un&#8217;etica del finito che rompa per sempre con la tradizione culturale, spirituale e religiosa da cui proveniamo.<\/p>\n<p>Ma vi sono anche due aspetti che lo legano all&#8217;ontologia di Emanuele Severino (cfr. F. Lamendola, <em>Gli immutabili, il niente, il caso nella filosofia di Emanuele Severino<\/em> (anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Il primo aspetto \u00e8 quello relativo al giudizio totalmente negativo che viene espresso sull&#8217;intera storia della cultura: per Severino della cultura occidentale, per De Marchi della cultura umana in quanto tale; e che, con sbrigativa semplificazione, affastella e accomuna praticamente tutte le manifestazioni del pensiero religioso e politico, da Cristo a Marx, da Mussolini alla Conferenza di Bandung.<\/p>\n<p>Il secondo aspetto \u00e8 quello relativo al senso di angoscia che dominerebbe l&#8217;uomo (rispettivamente, l&#8217;uomo occidentale o l&#8217;uomo <em>tout-court<\/em>), e che lo spingerebbe a elaborare risposte illusorie e paranoiche. Per Severino si tratterebbe di una <em>angoscia del divenire<\/em> dovuta all&#8217;oblio dell&#8217;essere e al senso di minaccia da parte del nulla; secondo De Marchi sarebbe, invece, una <em>angoscia di morte<\/em> che deriva dallo <em>shock<\/em> esistenziale originario. Per entrambi, il mancato riconoscimento della vera origine dell&#8217;angoscia, avrebbe spinto gli uomini a inseguire delle risposte totalitarie, regressive e autodistruttive, che, dalla religione alla politica, non hanno fatto altro che disseminare di errori ed orrori la storia dell&#8217;Europa e del mondo.<\/p>\n<p>Come si vede, non vi \u00e8 alcuna particolare sensibilit\u00e0 per le sfumature; il quadro \u00e8 monocorde, insistito, tetro, un tantino ossessivo; privo di mezze misure, squadrato con l&#8217;accetta. La religione non \u00e8 che una reazione paranoica all&#8217;angoscia di morte; e, quando le sue basi filosofiche sono state messe in crisi dal progresso del pensiero e della scienza, altre religioni, laiche ma non meno fanatiche e pericolose, ne hanno preso il posto: i totalitarismi politici, la cui ultima, sanguinosa eco \u00e8 stato il terrorismo degli anni Settanta e Ottanta. Lo spettacolo della storia umana \u00e8 quello di un&#8217;unica, monotona alienazione che assume le forme della violenza eterodiretta (sadismo) o autodiretta (masochismo). Sempre e ovunque l&#8217;uomo, davanti all&#8217;incapacit\u00e0 di dominare l&#8217;angoscia di morte, pare non abbia saputo far di meglio che infliggere al suo prossimo o a se stesso le forme pi\u00f9 variegate di violenza, fisica o psicologica, realizzando con le sue stesse mani una specie di inferno terreno.<\/p>\n<p>Fatto significativo, fra le minacce totalitarie prodotte dall&#8217;angoscia di morte De Marchi non sembra far rientrare quella della scienza e della tecnica odierne: il che, del resto, \u00e8 in linea con la sua visione evoluzionistica e razionalistica, basata sull&#8217;idea di progresso. Al contrario, egli colloca esplicitamente l&#8217;ambientalismo contemporaneo tra le forme degli esecrati totalitarismi millenaristici, accanto al fascismo e al comunismo. Il pericolo per il nostro futuro, insomma &#8211; stando a questa interpretazione &#8211; viene pi\u00f9 dagli ambientalisti che lottano contro l&#8217;irreparabile distruzione della natura, che non da una scienza senza coscienza e da una tecnica mercenaria che realizzano materialmente, al servizio di un Logos strumentale e calcolante, tale distruzione.<\/p>\n<p>A dispetto della sua radicale avversione per ogni forma di millenarismo e di totalitarismo, la conclusione di De Marchi ricalca, inconsapevolmente, la tanto aborrita prospettiva salvazionistica: gli uomini devono finalmente prendere coscienza della loro condizione finita e mortale (come per Natoli), unirsi in solidale alleanza contro il dolore e la morte (come per Leopardi), riscoprire la bellezza del mondo nella sua radicale immanenza (come per Severino).<\/p>\n<p>A un certo punto (<em>Scimmietta ti amo<\/em>, cit., p. 194) De Marchi confessa che il suo schema interpretativo della psicologia e della storia umana \u00e8 stato, per lui, doloroso da concepire e da accettare (una ammissione che richiama una famosa pagina del <em>Diario<\/em> del padre dell&#8217;evoluzionismo, Charles Darwin), ma che ne \u00e8 rimasto &quot;affascinato&quot; perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico che <em>\u00abconsente di inquadrare in una visione unitaria, coerente e persuasiva di tipo psicologico-esistenziale l&#8217;intero processo dell&#8217;evoluzione culturale umana, dalle sue origini paleolitiche agli odierni, apocalittici scenari \u00bb<\/em> e, al tempo stesso, di rendere ragione delle molteplici motivazioni religiose, sociali, demografiche, politiche e filosofiche che hanno caratterizzato l&#8217;evoluzione umana.<\/p>\n<p>Insomma, si tratta del vecchio richiamo della filosofia della storia, intesa come tentativo di fornire uno schema interpretativo unitario di tutti i fatti umani: come per Spengler, come per Toynbee, vi \u00e8 qui una dichiarata esigenza di ridurre il molteplice all&#8217;unit\u00e0, di delineare il senso della vicenda umana e di predirne, se possibile, gli esiti futuri. Ma, a differenza di Spengler e di Toynbee, De Marchi non si accontenta di una interpretazione unitaria dei fatti storici, egli cerca anche la moderna pietra filosofale che gli permetta una interpretazione unitaria di tutti i principali fatti psichici, spirituali e culturali: dalle pitture rupestri dei neanderthaliani alle pi\u00f9 recenti avanguardie artistiche, dai riti sciamanici degli uomini del paleolitico alle moderne idolatrie della storia elaborate da Hegel Marx, Lenin e Hitler.<\/p>\n<p>Il minimo che si possa obiettare a questo tipo di filosofia \u00e8 che, se la storia del pensiero umano non \u00e8 stata che una serie di errori, di alienazioni, di reazioni inconsulte a un paranoico terrore della morte, per quale mai ragione si dovrebbe accordare maggior fiducia all&#8217;ennesimo annuncio di salvezza, all&#8217;ennesima ricetta per il paradiso in terra? Certo, De Marchi non parla di paradisi, anzi protesta contro ogni nevrosi paradisiaca; ma che altro \u00e8, in realt\u00e0, la sua proposta di costruire un mondo ove gli uomini siano finalmente solidali tra loro, vengano banditi l&#8217;odio e la violenza, e il progresso sia posto interamente al servizio della felicit\u00e0 umana?<\/p>\n<p>Non solo: per realizzare un simile obiettivo, De Marchi propone di fare piazza pulita di ogni idea o progetto &quot;totalitario&quot;, sia trascendente che immanente, intendendo con tale espressione ogni pretesa di risposta salvifica totale al disagio della condizione umana. Ebbene, si potrebbe mai immaginare una proposta pi\u00f9 totalitaria di questa? Si tratta, infatti, di una proposta che getta fra i rifiuti della storia pi\u00f9 o meno tutto quello che l&#8217;uomo ha pensato, sentito e realizzato negli ultimi trentamila anni della sua vicenda, bandendo come sogni patetici e funeste illusioni tutte quelle cose che gli hanno dato coraggio, fede, speranza e amore &#8211; insieme, \u00e8 vero, a manifestazioni d&#8217;intolleranza e prevaricazione<\/p>\n<p>Come per Natoli, l&#8217;obiettivo finale di De Marchi \u00e8 una gigantesca mutazione antropologica, la costruzione di una umanit\u00e0 radicalmente rinnovata sia nella sfera affettiva che in quella intellettiva; una umanit\u00e0 che riparta da zero, facendo <em>tabula rasa<\/em> di valori, codici e pratiche fino a qui considerati buoni e giusti, se non addirittura sacri. Traspare una nietzschiana volont\u00e0 d&#8217;inversione di tutti i valori: un atto di audacia suprema che trasformi il &quot;buono&quot; in &quot;cattivo&quot;, e viceversa. Buone sono state, sino ad ora, la rinuncia, la rassegnazione, l&#8217;espiazione; e, al tempo stesso, l&#8217;intolleranza, l&#8217;aggressivit\u00e0, la violenza ideologica (ma possono essere vere entrambe le cose, contemporaneamente?). Ora tutto ci\u00f2 deve diventare cattivo, e occorre sostituirlo con la lucida accettazione della condizione mortale, con la collaborazione reciproca, con la solidariet\u00e0, il desiderio e l&#8217;amore nei confronti dei propri simili.<\/p>\n<p>In fondo, \u00e8 la vecchia filosofia dei Lumi che fa capolino dalle riflessioni di De Marchi: il vecchio mito di una Ragione che rischiarer\u00e0 per sempre le tenebre in cui l&#8217;uomo \u00e8 vissuto finora, e in cui stregoni e preti malvagi, dittatori e crudeli incantatori di folle, l&#8217;hanno relegata, mettendola in ceppi e vanificando la sua aspirazione alla libert\u00e0 dalla paura, dal bisogno e dal dolore. E, alla fine di questo &quot;rischiaramento&quot; di kantiana memoria, l&#8217;umanit\u00e0 bambina diverr\u00e0 finalmente adulta, e potr\u00e0 incamminarsi verso <em>le magnifiche sorti e progressive.<\/em><\/p>\n<p>Vale comunque la pena di riprendere il testo di De Marchi e di esaminarlo brevemente, per evidenziarne gli aspetti che, a nostro parere, risultano poco convincenti. Poich\u00e9 i punti sono ben diciotto, non li esamineremo tutti ma ci fermeremo al sesto. Diversamente, finiremmo per ripeterci e per annoiare il lettore; rimandiamo perci\u00f2, per una valutazione complessiva di tutti i diciotto punti, a quanto gi\u00e0 detto sopra.<\/p>\n<ol>\n<li><em>L&#8217;intuizione improvvisa, e poi continuamente rinnovata e rimossa, del destino di morte riservato a lui stesso e a tutti i suoi simili pi\u00f9 cari, provoc\u00f2 nell&#8217;uomo primordiale una reazione di terrore e di panico, da me definita di<\/em> shock esistenziale, che sta alla base della nascita e di molti sviluppi della cultura umana<em>, se per cultura s&#8217;intende non la semplice produzione di manufatti (che del resto \u00e8 riscontrabile anche a livello animale) ma la produzione di idee, fantasie, miti, credenze, riti, costumi.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Ma chi \u00e8 questo &quot;uomo primordiale&quot; di cui parla De Marchi? Non \u00e8 un uomo storicamente definibile, quanto piuttosto un&#8217;astrazione del pensiero. Non esiste la minima prova che questo essere primordiale, questa &quot;scimmia&quot; umana, abbia subito lo <em>shock esistenziale<\/em> in questione. Ancora pi\u00f9 ipotetica \u00e8 l&#8217;affermazione che l&#8217;intera cultura umana sia un prodotto derivato da un tale <em>shock.<\/em><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><em>Questo<\/em> trauma esistenziale primario<em>, infatti, produsse una<\/em> rimozione totale <em>e una<\/em> negazione immediata <em>della morte, che assunsero la forma di fantasie (poi cristallizzate in credenze) di sopravvivenza dopo la morte. I documenti di queste antichissime fantasie e credenze di vita ultraterrena risalgono al paleolitico medio; appartengono a una razza umana (quella neanderthaliana) anteriore all&#8217;<\/em>homo sapiens sapiens <em>e per vari aspetti ancora quasi scimmiesca, sono la prima forma di cultura umana di cui si abbia traccia e anticipano di<\/em> decine di migliaia di anni <em>i successivi pi\u00f9 antichi documenti culturali finora scoperti: i dipinti rupestri della Dordogna, risalenti a 30.000-23.000 anni fa e ancora molto rozzi, e quelli del periodo magdaleniano (17.000-13.000 anni a. C.), ormai policromi e relativamente sofisticati.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Le pitture, i graffiti e le testimonianze dell&#8217;uomo preistorico non indicano affatto, come sembra credere De Marchi, che l&#8217;uomo preistorico si abbandon\u00f2 a fantasie, poi cristallizzate in credenze, sulla vita dopo la morte. Indicano che egli credeva, o almeno sperava, in una tale sopravvivenza. Che fossero &quot;fantasie&quot;, questo \u00e8 un giudizio di valore che l&#8217;autore non si prende affatto la briga di documentare: semplicemente lo pone, lo d\u00e0 per auto-evidente. Per cui, pi\u00f9 che a una interpretazione storica o a una tesi filosofica, qui ci troviamo di fronte a un&#8217;asserzione apodittica.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><em>Da questa primordiale negazione della morte \u00e8 derivata una miriade di miti e riti sempre pi\u00f9 complessi, ma<\/em> tutti sempre finalizzati a difendere l&#8217;essere umano dallo shock esistenziale e dalla relativa angoscia di morte. <em>Questi miti e riti sono il nucleo universale, il denominatore comune di<\/em> tutte <em>le religioni, talch\u00e9 si pu\u00f2 dire che<\/em> magia e religione sono nate e si sono sviluppate e tramandate in ogni parte del mondo essenzialmente come difese e rassicurazioni contro l&#8217;angoscia di morte.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Come gi\u00e0 detto, qui De Marchi non argomenta e non teorizza: asserisce. Anche la tesi che magia e religione nascano da una medesima radice \u00e8 una tesi discutibile e, comunque, molto vecchia. Risale, quantomeno, a <em>Il ramo d&#8217;oro<\/em> di James George Frazer, che fu scritto un secolo fa, in pieno clima positivista. Inoltre, diffidiamo istintivamente di tutte le teorie che pretendono di essere onnicomprensive di un&#8217;intera classe di fenomeni, anche assai diversi tra loro; che pretendono di dire l&#8217;ultima parola sull&#8217;origine comune di <em>tutte<\/em> le manifestazioni spirituali, come possono esserlo le religioni.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><em>Gi\u00e0 in epoca antichissima la morte cominci\u00f2 a essere percepita<\/em> come punizione per un offesa dell&#8217;uomo alla Divinit\u00e0<em>. Questa colpa primaria dell&#8217;uomo \u00e8 significativamente simboleggiata dalla<\/em> brama di amare e di conoscere, <em>nel mito dell&#8217;Eden: e di l\u00ec le infinite persecuzioni di cui furono oggetto la<\/em> donna<em>, il<\/em> sesso <em>e il<\/em> pensiero indipendente <em>attraverso i tempi. La presunta colpa delle origini \u00e8 stata elaborata dalla mente umana sia in<\/em> termini espiatori <em>(e di l\u00ec la tragica disponibilit\u00e0 delle masse umane al masochismo, al conformismo, al gregarismo), sia in<\/em> termini paranoicali <em>(e di l\u00ec la proiezione della colpa e del Male sull&#8217;infedele e la catena infinita di odio e sangue che inchioda l&#8217;umanit\u00e0 da millenni). Tanto la declinazione paranoicale quanto quella espiatoria, col loro corte tragico di servilismi e sopraffazioni, di violenze inflitte e autoinflitte, sono due facce della stessa medaglia: la spinta ossessiva a<\/em> propiziarsi <em>il perdono o la &quot;grazia&quot; (come si disse significativamente anche dei condannati a morte) da parte della divinit\u00e0 e, con la grazia, l&#8217;immortalit\u00e0.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Anche qui, troviamo espresse due tesi molto datate: che la religione nasca unicamente dall&#8217;ansia dell&#8217;uomo di propiziarsi il perdono della divinit\u00e0, onde essere riscattato dalla morte incombente; e che la donna, il sesso e il libero pensiero siano sempre stati il bersaglio designato della repressione religiosa.<\/p>\n<p>Si noti che tutto quanto non rientra in questo schema preconfezionato o contrasta irrimediabilmente con esso, ad esempio i culti orgiastici nelle religioni dei misteri o la posizione relativamente emancipata della donna in una societ\u00e0 profondamente religiosa, come quella egiziana, viene puramente e semplicemente ignorato. La stessa storia del cristianesimo medioevale sembra che si riduca, in questo rigido schema, a una versione caricaturale e tendenziosa, come quella che emerge dal (discutibile) romanzo di Umberto Eco <em>Il nome della rosa<\/em>: come se non avesse prodotto altro che monaci laidi, frustrati e ignoranti, e non uno straordinario rigoglio di civilt\u00e0, di cui le cattedrali gotiche sono solo una delle superbe manifestazioni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, con il vecchio metodo di scegliersi, volta a volta, un avversario di comodo per sostenere indisturbato le proprie tesi, l&#8217;Autore pu\u00f2 andarsene diritto per la sua strada, senza lasciarsi mai sfiorare da dubbi n\u00e9 incertezze.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>In tal modo l&#8217;angoscia di morte \u00e8 divenuto un fattore tanto potente quanto patogeno della moralit\u00e0 individuale e sociale. <em>il comportamento dell&#8217;uomo, infatti, \u00e8 stato regolato, pi\u00f9 che dall&#8217;affetto e dalla solidariet\u00e0 per i suoi simili, dalla paura della punizione e dall&#8217;esclusione da ogni salvezza ultraterrena. Questo danno \u00e8 stato tuttavia attenuato dal fatto che, almeno per gli appartenenti alla stessa fede, sono stati inseriti tra gli obblighi morali di molte religioni.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Bench\u00e9 riconosca che, all&#8217;interno delle singole religioni, i precetti della benevolenza e della solidariet\u00e0 sono stati un reale fattore di progresso morale e civile, De Marchi delinea un fosco quadro generale sulla nascita dell&#8217;etica, sostenendo che la paura delle punizioni vi ha giocato il ruolo decisivo e, in particolare, quella della esclusione dalla immortalit\u00e0. E anche questo \u00e8 un giudizio che emerge seccamente e unilateralmente, e non il punto d&#8217;arrivo di una valutazione spassionata di elementi contrastanti che segnano la storia delle religioni.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><em>Dall&#8217;angoscia di morte (spesso rimossa) sono derivati<\/em> innumerevoli altri atteggiamenti e comportamenti reattivo-difensivi <em>nei campi pi\u00f9 diversi: dai costumi sessuali alle dinamiche demografiche, dai processi economici ai movimenti politici, artistici, culturali e perfino psicologici e psichiatrici.<\/em> La negazione o la rimozione dell&#8217;angoscia di morte \u00e8 stata anche, significativamente, una delle principali preoccupazioni della psicologia e della psichiatria moderne.<\/li>\n<\/ol>\n<p>In pratica, secondo l&#8217;Autore non solo <em>tutte<\/em> le religioni, ma <em>tutte<\/em> le manifestazioni della vita umana pubblica e privata: sessualit\u00e0, famiglia, economia, politica, arte, cultura, tutto questo non \u00e8 stato che un effetto dell&#8217;angoscia di morte e della sua patologica rimozione. Perfino le scienze umane, che pure avrebbero dovuto analizzare criticamente il fenomeno, ne sono state, invece, una tipica espressione.<\/p>\n<p>Qui non possiamo esimerci dal fare un richiamo alla teoria popperiana della falsificabilit\u00e0: quando un sistema di pensiero (come il marxismo) pretende di avere una risposta esaustiva e infallibile nell&#8217;interpretazione di <em>qualunque<\/em> fatto della realt\u00e0, possiamo essere certi che non si tratta di un sistema di pensiero scientifico. La scienza, infatti, \u00e8 falsificabile, nel senso che <em>alcune<\/em> sue affermazioni possono benissimo essere dimostrate false.<\/p>\n<p>Ma che cosa pu\u00f2 mai essere falsificato nel sistema di De Marchi, che si presenta simile a una fortezza inespugnabile, munita di torri e di bastioni, e che non ammette verit\u00e0 diverse da quelle asserite, nemmeno in via d&#8217;ipotesi, nemmeno in senso parziale? Che ritorce qualunque critica alla sua concezione come una classica forma della reazione regressiva e paranoide all&#8217;angoscia di morte?<\/p>\n<p>Certo, gli uomini delle caverne i quali, per primi, diedero sepoltura ai loro defunti, provavano angoscia davanti alla morte; cos\u00ec come la provano i cristiani, i musulmani e gli ebrei che, oggi come sempre, si devono confrontare con la perdita di una persona cara o con l&#8217;imminenza della propria stessa fine. Questo, per\u00f2, non ci sembra che autorizzi, <em>sic et simpliciter<\/em>, ad asserire che lo spirito religioso \u00e8 soltanto un travestimento di quella paura e un illusorio bisogno di superarla, figurandosi un al di l\u00e0 inesistente.<\/p>\n<p>Il senso religioso nasce essenzialmente da due elementi: il senso del limite e il senso del mistero.<\/p>\n<p>Sia l&#8217;uno che l&#8217;altro sono pi\u00f9 che sufficienti a rendere conto dell&#8217;atteggiamento pensoso davanti alla morte, di cui danno prova le persone di sentimenti religiosi.<\/p>\n<p>Ma, come avrebbe detto il filosofo Gabriel Marcel &#8211; esponente di un esistenzialismo che non piace a De Marchi &#8211; per l&#8217;uomo che si affida alla presunzione di una ragione autosufficiente, non esistono misteri, ma solo problemi.<\/p>\n<p>Beninteso, chi adotta la prospettiva del razionalismo e del materialismo \u00e8 perfettamente padrone delle proprie opinioni e pu\u00f2 pensarla come gli pare.<\/p>\n<p>Ma la morte, anche per lui, resta un mistero.<\/p>\n<p>E non \u00e8 affatto vero che l&#8217;unica reazione possibile davanti a quel mistero, per chi ne senta tutta l&#8217;angoscia, debba essere per forza di un genere regressivo e paranoide.<\/p>\n<p>Questo lo pensano, appunto, quanti negano il mistero e non hanno altro Dio che la ragione strumentale e calcolante.<\/p>\n<p>Il mistero della morte \u00e8 pi\u00f9 grande di noi e ci sfida nel centro del nostro essere.<\/p>\n<p>Sentirne la maest\u00e0, interrogarsi su di esso e cercare una risposta non al di sotto, ma al di sopra della ragione, non ci pare che sia un atteggiamento regressivo o paranoico; ma un atteggiamento serio, responsabile, degno di un essere umano che non si scorda la sua origine soprannaturale n\u00e9 la sua meta finale, che \u00e8 un ritorno a quella origine stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi De Marchi \u00e8 uno psicologo clinico e sociale e un politologo che, negli anni Settanta del secolo scorso, si \u00e8 messo in luce nelle battaglie<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-28633","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28633","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28633"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28633\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28633"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28633"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28633"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}