{"id":28630,"date":"2009-03-09T06:29:00","date_gmt":"2009-03-09T06:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/09\/lo-sviluppo-delle-scienze-antiche-in-rapporto-con-labbandono-della-metafisica\/"},"modified":"2009-03-09T06:29:00","modified_gmt":"2009-03-09T06:29:00","slug":"lo-sviluppo-delle-scienze-antiche-in-rapporto-con-labbandono-della-metafisica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/09\/lo-sviluppo-delle-scienze-antiche-in-rapporto-con-labbandono-della-metafisica\/","title":{"rendered":"Lo sviluppo delle scienze antiche in rapporto con l&#8217;abbandono della metafisica"},"content":{"rendered":"<p>Alessandria d&#8217;Egitto, fondata nel 332 da Alessandro Magno e poi trasformata in pochi anni, dal 305, in un centro culturale &#8211; oltre che politico &#8211; di prim&#8217;ordine ad opera di Tolomeo I, fin dai suoi primi decenni di vita si era arricchita di due istituzioni formidabili: il Museo e la Biblioteca, che ne fecero il centro d&#8217;irradiazione ed il polo d&#8217;attrazione di gran parte della ricerca scientifica dell&#8217;et\u00e0 ellenistica, e produsse analoghi iniziative da parte degli altri sovrani eredi dell&#8217;Impero di Alessandro: i Seleucidi ad Antiochia di Siria, gli Attalidi a Pergamo, in Asia Minore, e gli Antigonidi a Pella di Macedonia.<\/p>\n<p>Il ministro di Tolomeo I, Demetrio Falereo, un ateniese gi\u00e0 governatore di Atene, che era stato formato alla filosofia aristotelica da Teofrasto, convinse il sovrano a fondare in Alessandria un vasto edificio da destinare agli studi e dedicato alle Muse, il Museo, sul modello di quello gi\u00e0 fondato in Atene presso il Peripato, e che lo stesso Demetrio aveva contribuito a realizzare. Esso comprendeva una ricca biblioteca, per allestire la quale furono fatti venire dalla Grecia e da ogni regione del mondo allora conosciuto copie di tutte le opere pi\u00f9 significative riguardanti ogni ramo del sapere umano.<\/p>\n<p>Demetrio Falereo, inoltre, chiam\u00f2 ad Alessandria, per procedere all&#8217;organizzazione della nuova istituzione, il filosofo aristotelico Stratone di Lampsaco, il quale venne portando con s\u00e9, dalla Grecia, numerosi materiali scientifici e una quantit\u00e0 impressionante di volumi, dando una spinta decisiva alla nascita e allo sviluppo del Museo e della Biblioteca.<\/p>\n<p>Alla fine, la Biblioteca di Alessandria avrebbe raggiunto la cifra impressionante di settecentomila volumi su papiro, ciascuno dei quali, per renderne agevole la consultazione, venne contrassegnato da una scheda con il nome dell&#8217;autore, il titolo dell&#8217;opera e alcuni altri dati essenziali; sicch\u00e9 si pu\u00f2 affermare, senza timore di esagerare, che non solo le biblioteche moderne, ma lo stesso libro, cos\u00ec come lo conosciamo oggi, \u00e8 un prodotto della grandiosa iniziativa realizzata ad opera degli studiosi del Museo alessandrino.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, la Biblioteca di Alessandria venne distrutta, successivamente, in tre fasi: con l&#8217;incendio del 48 a. C., durante il \u00abbellum alexandrinum\u00bb di Giulio Cesare, alleato di Cleopatra; nel 390, per opera di una folla di cristiani fanatizzati dal vescovo Teofilo (gli stessi che assassinarono Ipazia, l&#8217;ultima significativa personalit\u00e0 del neoplatonismo ad Alessandria); e, infine, nel 642 d. C. allorch\u00e9 gli Arabi conquistarono la citt\u00e0 e, nel nome di Allah e del profeta Mohammed, abbatterono il dominio bizantino nella valle del Nilo.<\/p>\n<p>Il Museo, a sua volta, era molto di pi\u00f9 di un semplice antenato degli attuali musei di scienze naturali, dal momento che comprendeva un giardino zoologico, in cui erano state riunite le specie animali pi\u00f9 svariate ed esotiche (soprattutto per volont\u00e0 di Tolomeo II Filadelfo); un giardino botanico altrettanto prezioso, quanto a variet\u00e0 e dovizia di piante; un osservatorio astronomico, o meglio, una serie di osservatori per le osservazioni astronomiche; un certo numero di sale anatomiche, nelle quali si praticavano la dissezione dei cadaveri, nonch\u00e9 la vivisezione degli animali e anche di esseri umani, prelevati dalle carceri reali fra i criminali gi\u00e0 condannati (cfr. il nostro precedente articolo \u00abCelso, la vivisezione umana e le aberrazioni della medicina moderna\u00bb, consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Tutto questo fervore di attivit\u00e0 ruotava attorno ad alcune decine di ricercatori che, stipendiati dal governo, potevano dedicarsi interamente alle loro attivit\u00e0 scientifiche e intrattenersi in dotte conversazioni con gli stranieri colti che giungevano dalla Grecia e dagli altri regni dell&#8217;Asia, attratti dalla fama e dal prestigio di quello straordinario centro di cultura.<\/p>\n<p>Gli scienziati del Museo tenevano anche corsi di insegnamento, ma questo aspetto della loro attivit\u00e0 era rivolto ad una ristretta cerchia di specialisti che, a loro volta, avrebbero dovuto aiutarli e, nel tempo, sostituirli alla guida della prestigiosa istituzione. L&#8217;insegnamento, pertanto, non era finalizzato alla formazione di una classe greco-egiziana colta, quanto piuttosto alla formazione specialistica del personale gravitante attorno al Museo, inteso come centro di cultura elitario e sostanzialmente staccato dal contesto sociale della citt\u00e0 e del regno d&#8217;Egitto.<\/p>\n<p>In questo senso, il rapporto di relativa estraneit\u00e0 che venne a delinearsi fra il personale del Museo e la societ\u00e0 di Alessandria rispecchiava il pi\u00f9 generale fenomeno della frattura fra individuo e collettivit\u00e0, tipico dell&#8217;Ellenismo, e dal complessivo sentimento di estraniazione del cittadino dalla politica e dalla vita pubblica, dopo che &#8211; con l&#8217;insorgere dell&#8217;egemonia macedone &#8211; il modello materiale e spirituale della \u00abpolis\u00bb era entrato irrimediabilmente in crisi.<\/p>\n<p>Una visione ormai pressoch\u00e9 consolidata della storia della filosofia antica vorrebbe che la nascita delle scienze \u00abparticolari\u00bb (astronomia, botanica, zoologia, geografia, ecc.) si sia verificata nell&#8217;ambito delle politiche culturali dei regni ellenistici, e specialmente dei Tolomei d&#8217;Egitto, consumando un distacco, anzi, una vera e propria \u00ablacerazione\u00bb rispetto al filone sono ad allora prevalente della filosofia greca, di cui Atene continuava a restare il centro propulsore, basato sulla ricerca dei supremi perch\u00e9 e delle cause prime e, pertanto, sulla metafisica.<\/p>\n<p>In quest&#8217;ottica, la \u00abdeviazione\u00bb dei \u00abfilosofi naturali\u00bb di Alessandria, e pi\u00f9 precisamente del Museo e della Biblioteca voluti da Tolomeo I Sot\u00e9r, avrebbe rappresentato la svolta decisiva della cultura occidentale: ossia la separazione tra scienza e filosofia, che non esisteva in Platone e Aristotele e che, d&#8217;allora in avanti, sar\u00e0, invece, una costante dei successivi sviluppi, accentuandosi sempre pi\u00f9, mano a mano che ci si avvicina alla modernit\u00e0 e ci si inoltra in essa.<\/p>\n<p>Tale, ad esempio, \u00e8 la rappresentazione delineata da Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero (\u00abProtagonisti e testi della filosofia\u00bbParavia, 2000, vol. A, tomo 1, pp. 373-74), che pure mettono in risalto il persistere, anche nello sviluppo delle scienze particolari, di uno tenace \u00absfondo\u00bb filosofico, retaggio della loro origine dal tronco principale della filosofia greca.<\/p>\n<p>\u00abTutto questo rigoglio delle discipline particolari [in ambiente ellenistico-orientale, e specialmente ad Alessandria) si accompagna ad una forma di divisione del lavoro e di professionalismo, che mete capo al cosiddetto fenomeno della &quot;specializzazione&quot;, alla divisione del sapere in una molteplicit\u00e0 di branche coltivate con competenza da una serie di specialisti dei relativi campi d&#8217;indagine. Non solo le singole discipline vanno organizzandosi in forma autonoma, prove di concreti rapporti reciproci, ma considerate nel loro insieme sembrano avere ormai perduto ogni relazione con la filosofia. Mentre nell&#8217;et\u00e0 classica della cultura greca i grandi filosofi (vedi Platone e Aristotele) trattavano con perizia anche di matematica, fisica e scienze naturali, e lo scienziato era sempre anche un filosofo, nell&#8217;et\u00e0 ellenistica i filosofi trascurano le indagini scientifiche restringendo i loro interessi alle interpretazioni generali dell&#8217;universo, della conoscenza e della morale, mentre gli scienziati manifestano la propensione ad occuparsi di problemi specifici, al di fuori di ogni connessione con il discorso filosofico. Tale divorzio culturale trova riscontro anche nella dislocazione geografica della cultura, che fa capo a due centri: Atene, antico centro di studi filosofici, e Alessandria, nuovo centro di ricerche scientifiche o, comunque, specialistiche.<\/p>\n<p>Dobbiamo tuttavia aggiungere che la scienza ellenistica, pur nettamente distinta dalla contemporanea filosofia, non \u00e8 priva con ci\u00f2 di uno sfondo filosofico; se infatti sul piano dei contenuti si mantiene lontana dalle tematiche filosofiche, dal punto di vista delle sue strutture logico-concettuali e metodologiche rappresenta senza dubbio il punto di arrivo della lunga tradizione filosofica che va dagli ionici fino ad Aristotele. La distinzione tra realt\u00e0 ed apparenza, ra scienza ed opinione, l&#8217;universalit\u00e0 del concetto, il processo di astrazione, le indagini sulla logica, le riflessioni filosofiche sulla natura del numero, sullo spazio e sul tempo, sull&#8217;infinito, costituiscono, come vedremo, i presupposti della fioritura scientifica dell&#8217;et\u00e0 ellenistica. Ma perch\u00e9 le strutture logico-concettuali elaborate dalla filosofia potessero esplicare interamente le loro potenzialit\u00e0, era necessario che trovassero applicazione negli specifici campi di indagine, abbandonando la loro genericit\u00e0 per assumere, in sua vece, universalit\u00e0 scientifica.. Ovviamente questo circoscriversi degli interessi porta con s\u00e9 la perdita di quella visione globale ed unitaria dell&#8217;uomo e del mondo che aveva costituito il tratto distintivo della cultura classica. Il mondo della scienza nell&#8217;et\u00e0 ellenistica \u00e8 decisamente un mondo pi\u00f9 angusto, che ha perduto la ricchezza e la complessa problematicit\u00e0 dell&#8217;et\u00e0 classica.\u00bb<\/p>\n<p>Ora, a parte il fatto che \u00e8 molto opinabile l&#8217;affermazione secondo cui le singole scienze, in ambito ellenistico, si sarebbero organizzate al di fuori di concreti rapporti reciproci (sappiamo, infatti, che in diversi casi vi fu un utile scambio di informazioni e di ipotesi dall&#8217;una all&#8217;altra), la conclusione appare contraddittoria, perch\u00e9, se da un lato si fa notare che era inevitabile che le strutture logiche e concettuali elaborate dalla filosofia, per potersi esplicarsi pienamente, uscissero dalla propria genericit\u00e0 e dessero vita a delle scienze specialistiche, dall&#8217;altro si riconosce che tale specializzazione port\u00f2 al delinearsi di un orizzonte culturale pi\u00f9 chiuso e ristretto, che aveva smarrito la ricchezza e la complessit\u00e0 della tradizione classica.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, il punto fondamentale sembra essere la contrapposizione esplicita, anche in termini geografici, tra filosofia e scienza, ossia tra i due poli culturali di Atene ed Alessandria. Ma si tratta di una interpretazione accettabile e storiograficamente convincente?<\/p>\n<p>Vediamo.<\/p>\n<p>Prendere per valido il modello qui sopra proposto, significa, in primo luogo, generalizzare l&#8217;atteggiamento filosofico di Platone e Aristotele, basato su una compresenza di speculazione metafisica e di attenzione per le singole scienze, prime fra tutte la matematica e la fisica; e, in secondo luogo, sostenere che esso continu\u00f2 a costituire il filone principale del pensiero greco anche dopo il costituirsi delle singole scienze in discipline autonome.<\/p>\n<p>Ora, n\u00e9 l&#8217;una cosa n\u00e9 l&#8217;altra sembrano reggere al vaglio di una critica spassionata ed equanime.<\/p>\n<p>Anche prima di Platone e Aristotele vi erano stati importanti pensatori che avevano deliberatamente circoscritto il campo dei propri interessi alle questioni filosofiche generali, anzi, a singoli aspetti di esse, ad esempio all&#8217;etica o alla teoria della conoscenza. Valga per tutti l&#8217;esempio pi\u00f9 illustre, quello di Socrate, di cui ci viene bens\u00ec tramandato che, da giovane, si fosse dedicato agli studi sul mondo fisico; ma la cui fama e la cui importanza, in realt\u00e0, sono legate esclusivamente alla sua appassionata ricerca intorno ai problemi spirituali dell&#8217;uomo e, in particolare, al \u00abconosci te stesso\u00bb, cui gi\u00e0 esortava l&#8217;Oracolo di Apollo.<\/p>\n<p>Inoltre, le principali \u00abnuove\u00bb filosofie ellenistiche &#8211; epicureismo, stoicismo, scetticismo &#8211; concentrarono i propri interessi intorno ai problemi etici e spirituali, proprio come aveva fatto Socrate; e, se si dotarono anche di sistemi di fisica, lo fecero o prendendo a prestito dottrine precedenti (come l&#8217;atomismo di Democrito, nel caso dell&#8217;epicureismo), o rielaborando dottrine antiche in forma moderna (come il panteismo, la visione ciclica del mondo e il provvidenzialismo, nel caso dello stoicismo). Perfino i seguaci dell&#8217;Accademia e quelli del Liceo non fecero altro che tramandare le acquisizioni fondamentali dei rispettivi fondatori, mostrando una scarsissima originalit\u00e0 e capacit\u00e0 di rielaborazione.<\/p>\n<p>Sarebbe pi\u00f9 esatto, pertanto, affermare che il tanto decantato \u00abdivorzio\u00bb tra filosofia e scienza in et\u00e0 ellenistica non \u00e8, in realt\u00e0, che un effetto di prospettiva, dovuto alla circostanza che, dopo Aristotele, l&#8217;et\u00e0 dei grandi sistemi speculativi aveva concluso il suo ciclo, proprio nel medesimo tempo in cui, ad Alessandria (ma anche a Pella, Pergamo ed Antiochia) nasceva un nuovo atteggiamento scientifico, basato sulla specializzazione e sulla concretezza della ricerca, che fu a sua volta un riflesso, e non la causa, dell&#8217;esaurirsi della \u00abspinta\u00bb metafisica del pensiero greco.<\/p>\n<p>Ha scritto in proposito Francesco Adorno ne \u00abLa filosofia antica\u00bb (vol. II, Milano, Feltrinelli, 1961, 1991, pp. 249-254):<\/p>\n<p>\u00abCleante aveva definito la scienza conoscenza delle cose umane e divine, e tra le parti della filosofia aveva posto la teologia: l&#8217;ordine umano, la virt\u00f9 dell&#8217;uomo consisteva per lui nel realizzare se stessi, in quanto tale realizzazione, se consapevoli, significava realizzare ad un tempo la legge e Dio, per cui, anche se in contenuti doversi e in conclusioni metafisica, mente diverse, tornava a farsi viva l&#8217;impostazione del Platone delle &quot;Leggi&quot; o, almeno, quella stessa religiosit\u00e0 che, se per un lato poteva servire come strumento politico con cui giocare sulle masse incolte, legate ai vecchi dei, ai vecchi riti e culti, dall&#8217;altro lato rispondeva a certe esigenze d&#8217;evasione dalla vita mondana, che, senza dubbio, si facevano sempre pi\u00f9 vive soprattutto in Atene, durante il III secolo. Esse in seguito dettero luogo a molte forme di irrazionalismo religioso, che si tradussero poi (II-I secolo a. C.) in tentativi di gnosticismo simbolico, per il quale si curarono sia certe espressioni di Platone., sia certe espressioni ed aspirazioni di alcuni stoici sia una certa interpretazione della tradizione pitagorica,, in una sistemazione di antiche tradizioni cultuali diverse, che facevano capo ai Misteri e particolarmente al Dionisismo \u00e8 appunto in quest&#8217;epoca e anche oltre che si viene costituendo la teologia orfica, che rifiorisce l&#8217;astrologia, che nasce il &quot;pitagorismo&quot;, che si vien sistemando la magia.<\/p>\n<p>Tuttavia, a fianco di Cleante, con Arcesilao e pi\u00f9 tardi con Carneade, in un ambiente che, accettate certe condizioni politiche, lontano dall&#8217;immediata presenza dei sovrani residenti a Pella, aveva, nell&#8217;ambito delle Scuole, che vennero cos\u00ec a costituire veri e propri centro politici, una sua libert\u00e0 culturale, il filosofare poteva essere inteso come consapevolezza critica della validit\u00e0 delle opinioni, tutte discutibili sul piano di una loro pretesa assolutezza Sembra cos\u00ec interessante ricordare che n\u00e9 per Arcesilao n\u00e9 per Carneade si trovino testimonianze che parlino di loro critiche o polemiche nei confronti delle scienze o delle opinioni scientifiche che fioriscono contemporaneamente (III secolo) nell&#8217;ambiente del Museo di Alessandria, mentre essi se la prendono con quel tipo di scienza (stoica) che pretende di determinare in assoluto le strutture della realt\u00e0, spacciandosi per fisica..<\/p>\n<p>Ora, a parte la situazione politica di Alessandria, che forse non permise la discussione filosofica nei termini in cui si svolse ad Atene, permettendo invece, anche per le possibilit\u00e0 economiche permesse dai sovrani al Museo, ricerche particolari, sta di fatto che se da un lato il filosofare si pone come limitazione critica delle capacit\u00e0 umane rispetto alla costruzione e conoscenza del tutto (dalla scuola di Aristotele ai Megarici, ai Pirroniani, ad Epicuro stesso e a Zenone di Cizio, ad Arcesilao), dall&#8217;altro lato, ma sempre entro i termini di tale consapevolezza critica, filosofia diviene la matematica, la geometria, la medicina empirica, l&#8217;astronomia, , la geografia, la meccanica e cos\u00ec via, valide in quanto di ciascuna si colgano le condizioni che ne permettono la costruzione, che le facciano divenire appunto matematica, geometria, astronomia, geografia. In altri termini non \u00e8 tanto che Euclide, o Eratostene, o Apollonio di Perga, o Archimede, abbiano fatto delle scoperte in geometria, in fisico-meccanica, in matematica, quanto ch&#8217;essi, determinando certi postulati di discorsi, validi entro i termini, i confini (&quot;h\u00f3roi&quot;) di quei discorsi stessi, hanno dato luogo a quella geometria, a quella astronomia, a quella meccanica, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Sotto questo aspetto sembra difficile ripetere il vecchio luogo comune che mentre Atene rimase la capotale della filosofia e della retorica, in Alessandria, al Museo, venne meno la filosofia, che dette il passo alle scienze particolari, alle descrizioni, alla filologia. In effetto, quelle scienze particolari, quelle descrizioni, quella stessa filologia, erano esse, entro i termini dello studio delle condizioni logiche dei vari tipi di discorso, quale si era delineato in seno alla scuola aristotelica da Teofrasto a Stratone di Lampsaco, il &quot;fisico&quot;, a costituire l&#8217;indagine filosofica, la scienza nell&#8217;accezione aristotelica, o di deduzione da principi evidenti per s\u00e9, formalmente veri e tali da dar luogo a un discorso coerente e necessario (su cui appunto si verr\u00e0 costituendo il tipo di discorso aritmetico-geometrico, indipendentemente dalla pretesa che quel discorso coincida con il discorso del reale, com&#8217;era per certi platonici e, forse, per Platone stesso, e contro cui aveva polemizzato Aristotele), oppure di raccolta di materiale, dovuto all&#8217;osservazione diretta, e descrizioni, mediante cui determinare certi principii, o meglio regole, che permettano la classificazione di quelle stese osservazioni, in un ordine che renda razionale il rintraccio dei dati (medicina, astronomia, geografia, meccanica). (&#8230;)<\/p>\n<p>Nel III secolo a. C. e nella prima met\u00e0 del II , lavorarono ad Alessandria, si formarono presso il Museo, o comunque ebbero a che fare con esso, o con i primi discepoli di Aristotele, oltre Stratone di Lampsaco e il suo scolaro, il grande astronomo Aristarco di Samo,. Euclide (fiorito sotto ilo regno di Tolomeo I), i medici Erfilo di Calcedonia ed Erasicrato di Coo, Archimede di Siracusa e Apollonio di Perga, il geografo e matematico Eratostene di Cirene, tecnici e ingegneri come Ctesibio e il suo scolaro Filone di Bosanzio.<\/p>\n<p>Naturalmente non \u00e8 questo il luogo per soffermarci a descrivere e a esporre il contenuto dell&#8217;opera di ciascuno dei citati scienziati (rimandiamo alle singole monografie e alle storie della scienza). Ci\u00f2 che, invece, qui sembra interessante, \u00e8 ricordare che anche se ciascuno giunse a possibili conclusioni diverse, tutti accantonarono coi primi discepoli di Aristotele la pretesa della ragione a coglierei supremi perch\u00e9, le supreme cause e i primi principii (e forse per ci\u00f2 non ebbe seguito il tentativo di una &quot;fisica&quot; autonoma operato da Stratone di Lampsaco.<\/p>\n<p>In altri ambienti, intanto, altri &#8211; da Pirrone e Timone e Zenone di Cizio a Epicuro ad Arcesilao, che, non si scordi, fu discepolo dell&#8217;astronomo Autolico e di Teofrasto, a Carneade &#8211; accantonavano proprio quella pretesa metafisica, dimostrando dialetticamente le ragioni della sua insufficienza e puntavano quindi, liberati da quegli ordini precostituiti, sulla capacit\u00e0 umana a costruire il proprio mondo, (donde l&#8217;importanza ancora una volta data ala dialettica e alla retorica), potendo, appunto, l&#8217;uomo, mediante la retorica e la dialettica, ragionevolmente inserirsi nell&#8217;uno o nell&#8217;altro storico costume, modificandolo; o, prendendo le mosse dal fatto che l&#8217;uomo pu\u00f2 inserirsi, modificandolo, nel suo stesso mondo, senza che gi\u00e0 tutto sia compiuto, facevano l&#8217;ipotesi che la stessa struttura della realt\u00e0 non sia necessariamente costituita, ma sia dovuta al caso (Epicuro).<\/p>\n<p>Sotto questo aspetto i filosofi di Atene (a parte Ceante) e i &quot;filosofi&quot; di Alessandria, o, comunque, gli &quot;scientifici&quot;, si mossero sullo stesso piano, anche se i primo, o per mancanza di mezzi adeguati, o per una maggiore libert\u00e0, o, soprattutto, innestandosi sulla tradizione che aveva avuto inizio con i Sofisti, portarono il proprio discorso sulle condizioni dell&#8217;uomo e sulle sua possibilit\u00e0 di conoscenza e di azione (pratica), senza uscire dall&#8217;uomo stesso. I &quot;filosofi&quot; di Alessandria, neppure essi uscendo dal piano umano, vennero, invece, determinando, nell&#8217;ambito di ciascuna ricerca, i principii propri a quella ricerca stessa, consapevoli della formalit\u00e0 dei principii, e che ogni scienza \u00e8 valida, ma entro i termini dei suoi stessi principii, per cui a seconda del tipo di discorso pu\u00f2 variare il metodo (dar luogo al discorso geometrico-aritmetico da condizioni logiche; o risalire all&#8217;osservazione dei dati e dalla loro raccolta a postulare regole comuni che indirizzino nuove ricerche, dando luogo ai discorsi che costruiscono la botanica, la meccanica, la geografia, la medicina), senza con questo che i risultati raggiunti metano in discussione la validit\u00e0 di ogni scienza, , ch\u00e9, anzi, le une e le altre possono vicendevolmente trarre, dalle proprie conclusioni, tecniche operative che a loro volta possono determinare nuove teorie (Archimede).\u00bb<\/p>\n<p>Ci sembra che l&#8217;interpretazione di Adorno sia, nel complesso, pi\u00f9 condivisibile di quella proposta da Abbagnano e Fornero.<\/p>\n<p>Rimane, tuttavia, da rendere ragione del prevalere di una nuova concezione della scienza, che si distingue nettamente dalla precedente (a partire da quella dei filosofi ionici: Talete, Anassimandro e Anassimene), appunto, per il suo carattere eminentemente formalistico, ossia per una sorta di indifferenza alla portata generale dei suoi contenuti di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Come ha giustamente sottolineato Adorno, gli scienziati alessandrini non si preoccupano della verit\u00e0 assoluta delle proprie ricerche, bens\u00ec della loro coerenza logico-formale; non solo: essi abbandonano decisamente l&#8217;orizzonte della metafisica, convinti come sono &#8211; esattamente quanto lo erano stati, prima di loro, i Sofisti &#8211; che non si danno alcun sapere assoluto e alcuna verit\u00e0 ultima, ma sempre e soltanto dei saperi relativi.<\/p>\n<p>Si tratta di una svolta realmente epocale; che, con la sola eccezione del neoplatonismo, segna un cambiamento definitivo nella prospettiva del pensiero antico. Bisogner\u00e0 aspettare, infatti, l&#8217;elaborazione filosofica del cristianesimo per giungere alla riconquista di un orizzonte totale della filosofia; ci\u00f2 che culminer\u00e0 nella grandiosa costruzione di Tommaso d&#8217;Aquino e nella Scolastica medioevale.<\/p>\n<p>La domanda che dobbiamo porci, pertanto, \u00e8 la seguente: quali furono le ragioni che influirono sull&#8217;abbandono della prospettiva metafisica e sul trionfo di una ricerca scientifica intesa essenzialmente come insieme di verit\u00e0 logico-formali?<\/p>\n<p>Crediamo che, per tentare di rispondere a un interrogativo cos\u00ec impegnativo, sia necessario uscire dall&#8217;ambito specifico della filosofia ed ampliare l&#8217;orizzonte al generale atteggiamento, materiale e spirituale, della societ\u00e0 e della cultura ellenistiche, di cui i secoli della romanit\u00e0 e lo stesso tardo-antico non furono che il prolungamento ideale.<\/p>\n<p>Le mutate condizioni politico-sociali, proprie dell&#8217;ellenismo, avevano posto la domanda di una filosofia capace non solo (e non tanto) di fornire una visione complessiva del mondo, quanto di rasserenare l&#8217;animo e di fornirgli un criterio di verit\u00e0 pratica e di giusta condotta in mezzo al tumulto e ai turbamenti della vita. Non \u00e8 certo un caso che le principali tendenze filosofiche del pensiero greco, dopo Aristotele, si indirizzino verso il campo dell&#8217;etica.<\/p>\n<p>Il prevalere della logica formale nei sistemi scientifici elaborati in ambito alessandrino non \u00e8 che l&#8217;altra faccia di questa medesima tendenza. Quello che conta non \u00e8 la verit\u00e0 in s\u00e9, ma l&#8217;efficacia dell&#8217;operare e la capacit\u00e0 di produrre dei risultati; in altri termini, quello che conta \u00e8 la validit\u00e0 di una determinata scienza all&#8217;interno degli orizzonti dei suoi stessi princ\u00ecpi. Se la ricerca procede senza contraddizione rispetto ai propri fondamenti teorico-concettuali, allora essa deve ritenersi non gi\u00e0 \u00abvera\u00bb in assoluto, ma relativamente vera, il che \u00e8 ritenuto sufficiente rispetto ai suoi presupposti ed ai suoi obiettivi.<\/p>\n<p>Come si vede, vengono qui gettate le basi di quel pragmatismo e di quell&#8217;utilitarismo che troveranno la loro piena affermazione nella scienza moderna; nonch\u00e9 di quel tipico atteggiamento riduzionista, in base al quale non ha importanza l&#8217;interconnessione armoniosa fra tutte le parti della realt\u00e0 (substrato essenziale della \u00abphilosophia perennis\u00bb), ma soltanto la capacit\u00e0 di agire efficacemente su una singola parte di essa, come nel caso della medicina.<\/p>\n<p>Siamo arrivati cos\u00ec alla conclusione che la scienza moderna \u00e8 essenzialmente figlia della svolta ellenistica; la quale non \u00e8 stata all&#8217;origine, ma, al contrario, \u00e8 stata una delle manifestazioni del tramonto dell&#8217;orizzonte metafisico del pensiero occidentale.<\/p>\n<p>Quanto tempo e quanti errori saranno ancora necessari perch\u00e9 torni in auge l&#8217;intuizione fondamentale di Platone, secondo il quale fare realmente filosofia \u00e8, sempre, manifestare la capacit\u00e0 di rapportarsi alla realt\u00e0 come ad un tutto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alessandria d&#8217;Egitto, fondata nel 332 da Alessandro Magno e poi trasformata in pochi anni, dal 305, in un centro culturale &#8211; oltre che politico &#8211; di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[125],"class_list":["post-28630","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-egitto"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28630","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28630"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28630\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}