{"id":28620,"date":"2012-02-13T06:14:00","date_gmt":"2012-02-13T06:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/13\/e-possibile-per-schopenhauer-vedere-gli-spiriti-poiche-la-volonta-non-e-distrutta-dalla-morte\/"},"modified":"2012-02-13T06:14:00","modified_gmt":"2012-02-13T06:14:00","slug":"e-possibile-per-schopenhauer-vedere-gli-spiriti-poiche-la-volonta-non-e-distrutta-dalla-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/13\/e-possibile-per-schopenhauer-vedere-gli-spiriti-poiche-la-volonta-non-e-distrutta-dalla-morte\/","title":{"rendered":"\u00c8 possibile, per Schopenhauer, vedere gli spiriti poich\u00e9 la Volont\u00e0 non \u00e8 distrutta dalla morte"},"content":{"rendered":"<p>Esistono gli spiriti, comunemente detti fantasmi o apparizioni? E, se s\u00ec, di quale genere \u00e8 la loro natura: oggettiva o soggettiva; vale a dire, esterna e indipendente dalla mente di chi li percepisce, oppure interna ad essa?<\/p>\n<p>Nell&#8217;Ottocento era questo un tema molto dibattuto in Europa e negli Stati Uniti, specialmente dopo la nascita delle varie forme di spiritismo, pratiche volte a stabilire delle forme di comunicazione diretta fra i viventi e i defunti; ed era dibattuto non soltanto fra le classi popolari, ma anche nei salotti culturali e, ad un certo punto, perfino nelle accademie scientifiche.<\/p>\n<p>Gli unici che sembravano totalmente indifferenti a quel dibattito erano i filosofi di professione, i quali, dall&#8217;alto delle loro cattedre universitarie, non si curavano di simili problemi, vuoi che non li stimassero degni di una presa di posizione da parte loro, vuoi che dessero per scontato, visto l&#8217;indirizzo prevalentemente razionalista assunto della speculazione filosofica dopo Cartesio e, in particolare, da Kant a Hegel, l&#8217;assoluta insostenibilit\u00e0 di ogni ipotesi a favore.<\/p>\n<p>Una voce fuori dal coro, in polemica con la corrente dominante, fu quella di Arthur Schopenhauer, il quale, nei \u00abParerga e Paralipomena\u00bb &#8211; una raccolta di scritti minori pubblicati, in due volumi, nel 1851 &#8211; inser\u00ec un ampio saggio dedicato appunto a tale argomento, sviluppando e articolando un tentativo di risposta che lasciava la porta socchiusa rispetto alla possibilit\u00e0 che le visioni degli spiriti fossero eventi reali e non semplicemente il frutto di suggestione da parte di menti sovreccitate o malate, oppure, peggio ancora, di pura e semplice frode intenzionale da parte di astuti imbroglioni e mistificatori.<\/p>\n<p>Schopenhauer aveva esposto il nucleo della propria concezione filosofica pi\u00f9 di trenta anni prima, con la sua opera fondamentale \u00abIl mondo come volont\u00e0 e come rappresentazione\u00bb, apparso nel 1819: le sue riflessioni ed ipotesi riguardo al fenomeno delle apparizioni di spiriti sono la logica estensione delle premesse contenute in quell&#8217;opera.<\/p>\n<p>Schopenhauer distingue il mondo cos\u00ec come ci appare, ossia il fenomeno, ed il mondo come \u00e8 in se stesso, che Kant aveva chiamato il noumeno. Il mondo fenomenico, per lui, \u00e8 determinato dalle nostre forme a priori di tempo, spazio, causa ed effetto; il mondo noumenico \u00e8, nella sua essenza, inconoscibile; tuttavia, per analogia con l&#8217;intima essenza dello spirito umano (e questa, forse, \u00e8 la vera debolezza fondamentale del pensiero schopenhaueriano), \u00e8 possibile arguire che esso, nella sua intima essenza, non sia null&#8217;altro che Volont\u00e0.<\/p>\n<p>Non si tratta, peraltro, di una volont\u00e0 individuale e intenzionale, ma di una volont\u00e0 cieca ed inconscia, che si manifesta nelle forme pi\u00f9 svariate, dal magnetismo terrestre alla crescita delle piante, all&#8217;istinto degli animali: non volont\u00e0 di questa o quella determinata cosa, ma, puramente e semplicemente, della volont\u00e0 di vivere, originaria e incoercibile.<\/p>\n<p>L&#8217;unica differenza fra la volont\u00e0 degli altri enti e quella dell&#8217;uomo \u00e8 che, in quest&#8217;ultimo, essa diviene cosciente di se medesima: l&#8217;uomo sa di voler vivere e sa che ogni sua lotta, ogni suo sforzo, ogni suo sacrificio, sono diretti alla conservazione e all&#8217;espansione della propria vita; anche se tale coscienza si \u00e8 verificata per accidente e, dunque, non in base a una qualche finalit\u00e0 esterna al mondo della natura: la concezione di Schopnehauer, in questo senso, \u00e8 ancora materialista e meccanicista, figlia in parte dell&#8217;atomismo democriteo ed epicureo, in parte del sensismo settecentesco, ma non ancora del darwinismo, che &quot;esploder\u00e0&quot; nella cultura europea solo pi\u00f9 tardi (\u00abL&#8217;origine delle specie per selezione naturale\u00bb verr\u00e0 pubblicata solo alla fine del 1859).<\/p>\n<p>Ora la Volont\u00e0, secondo il filosofo di Danzica, \u00e8, per sua stessa natura, perennemente insoddisfatta: infatti, se trovasse una qualche forma di appagamento, cesserebbe di essere tale, poich\u00e9 cesserebbe di volere e, di conseguenza, cesserebbe anche di esistere.<\/p>\n<p>La Volont\u00e0, dunque, vuole, vuole eternamente, vuole contro tutto e contro tutti, ciecamente, convulsamente, voracemente: e il risultato del suo eterno protendersi verso qualcosa che non giunger\u00e0 mai a placarla e a soddisfarla, \u00e8, inevitabilmente, il dolore: tutto, nella vita, \u00e8 dolore, perch\u00e9 tutto \u00e8 frutto di una volont\u00e0 cieca e terribile, insaziabile e inestinguibile; non esiste gioia alcuna in senso positivo, poich\u00e9 ci\u00f2 che chiamiamo gioia \u00e8 soltanto una cessazione temporanea e illusoria del dolore.<\/p>\n<p>Le forme in cui, poi, gli esseri umani possano liberarsi dalla stretta del dolore &#8211; con la triplice risposta dell&#8217;arte, che distoglie la volont\u00e0 mediante la contemplazione del bello; della compassione, che la distoglie mediante la sollecitudine per l&#8217;altro; e dell&#8217;ascetismo, fatto di radicale cessazione della volont\u00e0 &#8211; \u00e8 cosa che, in questa sede, poco importa; \u00e8 sufficiente dire che, per Schopenhauer, l&#8217;unica alternativa al dolore \u00e8 la distruzione o, almeno, la sospensione della volont\u00e0 di vivere, ci\u00f2 che avvicina la sua filosofia a taluni aspetti dell&#8217;induismo e del buddismo.<\/p>\n<p>Il suicidio non \u00e8, come si potrebbe pensare, una alternativa efficace, perch\u00e9 la Volont\u00e0, per Schopenhauer, \u00e8 la Cosa in s\u00e9, dunque eterna e insopprimibile; di conseguenza, togliersi la vita non elimina il dolore, perch\u00e9 non elimina la Volont\u00e0: soppressa la dimensione della vita terrena, la Volont\u00e0 torner\u00e0 a manifestarsi in altre forme fenomeniche e, insieme ad essa, suo naturale compagno e suo prodotto inseparabile, il dolore.<\/p>\n<p>Ed eccoci arrivati al punto.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 uno spirito, se non la parte indistruttibile dell&#8217;essere umano, la parte che la morte non ha il potere di annientare, perch\u00e9 niente e nessuno potrebbero annientare, nella sua essenza, la Volont\u00e0 medesima?<\/p>\n<p>A quanto pare, Schopenhauer non prende in considerazione spiriti d&#8217;altra natura: per esempio, creature spirituali che siano sempre state tali e non residui dell&#8217;esistenza terrena di coloro che un tempo furono uomini e donne. Angeli e demoni non rientrano nella sua indagine, il che &#8211; bisogna pur dirlo &#8211; limita parecchio il campo della sua indagine; e lo limita arbitrariamente, perch\u00e9 egli non si d\u00e0 la pena di giustificare una simile riduzione.<\/p>\n<p>A dire il vero, tutta l&#8217;argomentazione del pensatore tedesco muove da una prospettiva sostanzialmente materialista: egli parla di &quot;organo del sonno&quot;, gangli del cervello e, in generale, sfoggia un vocabolario da studioso di fisiologia pi\u00f9 che da filosofo; pi\u00f9 che gli spiriti in s\u00e9, ci\u00f2 che sembra interessarlo \u00e8 la visione degli spiriti &#8211; ancora una volta, kantianamente, pi\u00f9 il fenomeno, la cosa come appare, piuttosto che la Cosa in s\u00e9.<\/p>\n<p>Bisogna poi dire che, in quegli anni, l&#8217;opinione pubblica tedesca era enormemente interessata ai fenomeni, che oggi diremmo paranormali, relativi alla cosiddetta &quot;veggente di Pr\u00e9vorst&quot;, la mistica Friederike Hauffe, studiata da un medico di nome Justinus Kerner (cfr. il nostro articolo: \u00abLeggere con lo stomaco, vedere gli spiriti: il caso della veggente di Prevorst\u00bb, apparso sul sito di Edicolaweb e, poi, su quello di Arianna Editrice, in data 07\/07\/2008); e che ci\u00f2 aveva aperto il dibattito sulle possibilit\u00e0 misteriose della mente umana, anche fra le persone colte.<\/p>\n<p>Scrive dunque Schopenhauer nel \u00abSaggio sulla visione degli spiriti\u00bb, che fa parte dei \u00abParerga e Paralipomena\u00bb (traduzione di Francesca Ricci, Newton, Roma, 1993, pp. 82-85):<\/p>\n<p>\u00abNoi sappiamo [&#8230;] dalla mia filosofia che questa cosa in s\u00e9, quindi anche l&#8217;essenza interna dell&#8217;uomo, \u00e8 la sua volont\u00e0, e tutto l&#8217;organismo di chiunque comunque egli si rappresenti empiricamente, altro non \u00e8 se non l&#8217;oggettivazione della stessa, o pi\u00f9 precisamente l&#8217;immagine che questa volont\u00e0 ha assunto nel suo cervello. La volont\u00e0 come cosa in s\u00e9 si trova per\u00f2 al di fuori del &quot;principium individuationis&quot; (spazio e tempo), attraverso il quale gi individui sono separati; per la volont\u00e0 quindi non esistono i limiti insorti in virt\u00f9 di tale principio. Si spiega quindi, nella misura in cui la nostra perspicacia pu\u00f2 essere sufficiente quando calpestiamo questo terreno, la possibilit\u00e0 del&#8217;azione immediata e reciproca degli individui, indipendentemente dalla loro vicinanza o lontananza nello spazio, che si realizza di fatto nelle nove categorie sopra enumerate di visioni in stato di veglia mediate dall&#8217;organo onirico, e pi\u00f9 spesso durante il sonno; allo stesso modo si spiega, a partire da questa comunicazione immediata fondata nell&#8217;essenza in s\u00e9 delle cose, la possibilit\u00e0 del sogno vero, della coscienza dell&#8217;ambiente circostante, nel sonnambulismo e infine quella della chiaroveggenza. Mentre la volont\u00e0 dell&#8217;uno, impedita dai limiti dell&#8217;individuazione, agisce su quella dell&#8217;altro immediatamente e &quot;in distans&quot;, cos\u00ec facendo essa ha agito proprio sul suo organismo, che infatti soltanto la sua volont\u00e0 oggettivata spazialmente. [&#8230;]<\/p>\n<p>Se per esempio un moribondo agisce con forte struggimento altre intenzioni di volont\u00e0 su una persona lontana, la sua figura, se l&#8217;azione \u00e8 molto energica, si presenter\u00e0 nel cervello dell&#8217;altro, tanto da apparirgli come un corpo reale. Evidentemente per\u00f2 una tale azione occorrente attraverso l&#8217;interno dell&#8217;organismo influenzer\u00e0 pi\u00f9 facilmente il cervello di un altro se questo dorme che non durante la veglia; nel primo caso infatti le fibre cerebrali saranno immobili, nel secondo si muoveranno invece in una direzione opposta rispetto a quella che devono prendere adesso. Di conseguenza un&#8217;azione pi\u00f9 debole del genere in questione pu\u00f2 manifestarsi nel sonno, suscitando sogni, mentre durante la veglia susciter\u00e0 idee, sensazioni e inquietudine, ma tutto sempre conformemente alla sua origine e recandone il sigillo: cos\u00ec pu\u00f2 causare ad esempio un istinto inspiegabile ma irresistibile e magari ricacciare indietro davanti alla soglia di casa, per il desiderio di non vederlo, colui che vuol venire e che era stato espressamente invitato (&quot;experto crede Roberto&quot; [&quot;credi a Roberto, che l&#8217;ha sperimentato lui stesso! Da Virg., &quot;Eneide&quot;, XI, 283 e altrove)]. Su questa azione, alla cui base c&#8217;\u00e8 l&#8217;identit\u00e0 della cosa in s\u00e9 in tutte le sue manifestazioni fenomeniche, \u00e8 fondato il fato, da tutti riconosciuto, che visioni, seconda vista e visione degli spiriti sono contagiose, la qual cosa produce un effetto il cui risultato \u00e8 simile a quello che un oggetto fisico esercita contemporaneamente sui sensi di diverse persone in seguito al quale pi\u00f9 persone vedono contemporaneamente la stessa cosa, che si costituisce quindi come del tutto oggettiva. Sulla medesima azione diretta si fonda anche la trasmissione immediata dei pensieri tanto spesso notata, cos\u00ec certa che io consiglio a colui che custodisca un importante e pericoloso segreto di non parlare mai della questione con colui che non deve venirne a conoscenza; mentre lo fa, infatti, deve tenere inevitabilmente presenti tutti gli aspetti della cosa e questo pu\u00f2 accendere all&#8217;improvviso una luce nell&#8217;altro, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una comunicazione dalla quale non proteggono n\u00e9 il silenzio n\u00e9 la menzogna. Goethe racconta (nelle osservazioni a margine del &quot;Divano Occidentale Orientale&quot;, paragrafo &quot;Blumenwechsel&quot;) che due coppie di innamorati, durante una gita di piacere, si ponevano reciprocamente delle sciarade: &quot;Prestissimo non so ciascuna sciarada fu indovinata nel momento stesso in cui era pronunciata, ma un&#8217;immediata divinazione permise loro di riconoscere e pronunciare persino la parola cui l&#8217;altro pensava e intorno alla quale intendeva costruire l&#8217;enigma&quot;. La mia bella ostessa di Milano, molti ani fa, mi domand\u00f2, durante una conversazione molto animata che avemmo a cena, quali fossero i tre numeri che aveva giocato come terno al lotto. Senza riflettere, le indicai esattamente il primo e il secondo, ma poi, stupito dal suo giubilo, come svegliato e quindi e riflettendo, sbagliai il terzo. Il grado pi\u00f9 alto di questo genere di azione si riscontra notoriamente nelle sonnambule molto chiaroveggenti, che descrivono a chi le interroga con precisione ed esattezza, la sua patria lontana, la sua stessa abitazione o altri paesi lontani. La cosa in s\u00e9 \u00e8 la medesima in tutte le cose, e lo stato di chiaroveggenza mette chi vi si trova in grado di pensare col mio cervello invece che col suo, profondamente addormentato.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 d&#8217;altra parte \u00e8 per noi certo che la volont\u00e0, se \u00e8 la cosa in s\u00e9, non \u00e8 distrutta e annientata dalla morte, non si pu\u00f2 negare A PRIORI la possibilit\u00e0 che un defunto possa esercitare un&#8217;azione magica del genere ora descritto. Tuttavia questa possibilit\u00e0 non pu\u00f2 essere compresa chiaramente e quindi afferrata positivamente perch\u00e9, sebbene generalmente non impensabile, essa \u00e8 subordinata a grandi difficolt\u00e0, che cercher\u00f2 di indicare brevemente. Poich\u00e9 dobbiamo immaginare che l&#8217;essenza interna dell&#8217;uomo sia rimasta incorrotta con la morte ed esista al di fuori dello spazio e del tempo, una sua influenza su noi viventi potrebbe verificarsi soltanto tramite molte mediazioni, che si troverebbero tutte dalla nostra parte; sarebbe quindi assai difficile stabilire quanto provenga davvero dal defunto. Infatti una azione di questo genere non dovrebbe soltanto penetrare nelle forme intuitive del soggetto percipiente, ma anche presentarsi come un qualcosa di spaziale, temporale e che agisca materialmente secondo le leggi della causalit\u00e0; essa dovrebbe per\u00f2 anche entrare nel contesto de suo pensiero concettuale, perch\u00e9 altrimenti non saprebbe che cosa farsene; ma colui che appare non vuole essere semplicemente visto, ma anche in certo qual odo compreso nelle sue intenzioni e nelle azioni ad esse corrispondenti: dovrebbe quindi ancora adattarsi alle opinioni limitate e ai pregiudizi del soggetto. Ma ancora di pi\u00f9! Non soltanto in virt\u00f9 di quanto ho esposto sino ad ora gli spiriti sono visti tramite l&#8217;organo onirico e conseguentemente a un&#8217;azione che raggiunge il cervello dall&#8217;interno, invece che dall&#8217;esterno come al solito, attraverso i sensi; ma anche J. Kerner, fermo sostenitore della realt\u00e0 oggettiva degli spiriti, che appaiono dice la stessa cosa, affermando ripetutamente che &quot;gli spiriti non si vedono con l&#8217;occhio del corpo ma con quello dello spirito&quot;: Per quanto innescata da un&#8217;azione interna sull&#8217;organismo, nata dall&#8217;essenza in s\u00e9 delle cose e quindi magica, che per mezzo del sistema dei gangli si impianta sino al cervello, l&#8217;apparizione di uno spirito \u00e8 tuttavia afferrata allo stesso modo degli oggetti che agiscono su di noi dall&#8217;esterno, per mezzo di aria, luce, rumore, impatto e odore. A quali modifiche dovrebbe mai subire la presunta azione di un defunto nel corso di una tale traslazione, di un meta-schematismo [trasformazione] cos\u00ec totale! Come si pu\u00f2 mai supporre che per tali vie traverse possa verificarsi davvero un dialogo con botta e risposta, cosa questa di cui spesso si sente parlare?\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, la sostanza del ragionamento di Schopenhauer &#8211; di cui abbiamo riportato solo alcuni passaggi chiave, sufficienti, per\u00f2, a dare un&#8217;idea della sua prospettiva e del suo modo di argomentare &#8211; \u00e8 abbastanza semplice.<\/p>\n<p>Se la Cosa in s\u00e9 \u00e8 la Volont\u00e0, allora essa non viene distrutta dalla morte: di qui la possibilit\u00e0 della visione degli spiriti di persone defunte, o morenti, da parte dei vivi.<\/p>\n<p>Quanto alla visione degli spiriti di persone vive, che si presenta a dei soggetti immersi nel sonno, oppure in stato ipnotico, o immersi nel sonnambulismo, oppure ancora in stato di perfetta veglia -, la spiegazione che egli d\u00e0 non \u00e8 di natura sostanzialmente diversa: la Volont\u00e0, in se stessa, si pone al di fuori dello spazio e del tempo; per cui un essere umano, a determinate condizioni, pu\u00f2 apparire ad altri esseri umani, e questi lo possono percepire, &quot;saltando&quot; l&#8217;intermediazione dello spazio e del tempo, qualora una scintilla della sua volont\u00e0 balzi oltre la soglia delle forme a priori in cui giace, ordinariamente, la vita terrena, sotto l&#8217;impulso di emozioni sentimenti particolarmente vivi e intensi.<\/p>\n<p>Allo steso modo, \u00e8 possibile comunicare pensieri, informazioni, perfino creare una perfetta sintonia di pensieri tra due soggetti, senza che essi si scambino un sola parola, specialmente se si tratta di individui legati da profondi vincoli affettivi: l&#8217;azione a distanza, quindi, \u00e8 possibile da una mente all&#8217;altra, ammissione notevole nel cotesto di una cultura, quella europea oltre la met\u00e0 del XIX secolo, che si stava lasciando alle spalle il Romanticismo e andava verso il credo positivista, naturalmente scettico verso qualunque realt\u00e0 non osservabile e sperimentabile.<\/p>\n<p>Ma si tratta realmente di spiriti che esistono in s\u00e9 e per s\u00e9, oppure, appunto, di semplici visioni che si manifestano all&#8217;interno della mente del soggetto percipiente; insomma, di fenomeni simili alla telepatia e alla chiaroveggenza?<\/p>\n<p>Schopenhauer non sembra disposto a credere che si tratti di spiriti esistenti in senso oggettivo, o, per dir meglio, non crede che la mente dei viventi possa cogliere visioni oggettive dal mondo della Cosa in s\u00e9: troppe intermediazioni sarebbero necessarie, sia dalla parte del mondo sensibile, quello dei vivi, sia dalla parte di quello in cui si trova il defunto, ovvero una dimensione della quale poco o nulla ci \u00e8 dato di sapere.<\/p>\n<p>\u00c8 inverosimile, comunque, che un autentico dialogo possa stabilirsi tra il soggetto percipiente e lo spirito di un defunto, proprio perch\u00e9, per renderlo possibile, dovrebbero concorrere troppe di tali intermediazioni: se non si pu\u00f2 escludere che un spirito appaia e cerchi di significare un pensiero o un sentimento, non si pu\u00f2 spingersi oltre e immaginare che i due piani di realt\u00e0 siano in grado di intavolare un dialogo con domande e risposte, come invece pretenderebbero i sostenitori delle varie forme di spiritismo.<\/p>\n<p>Pur restando possibilista, Schopenhauer \u00e8 piuttosto prudente: egli ammette la possibilit\u00e0 teorica, ma non si esprime in modo definitivo circa la realt\u00e0 concreta del fenomeno, almeno per quanto riguarda le apparizioni dei defunti (op. cit., p.87):<\/p>\n<p>\u00abAd ogni modo un&#8217;apparizione di spiriti non \u00e8, in primo luogo e direttamente, nient&#8217;altro se non una visione nel cervello del visionario: che possa provocarla dal&#8217;esterno un moribondo, \u00e8 attestato da frequenti esperienze, che possa farlo un vivente \u00e8 parimenti attestato a fonti attendibili, in moltissimi casi: resta aperta la questione se possa farlo un defunto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 un peccato che la riflessione di Schopenhauer si sia fermata qui. Infatti, giunto a questo punto, egli avrebbe potuto chiedersi quale sia la natura delle apparizioni che si manifestano nel corso delle sedute spiritiche, che allora cominciavamo ad andare cos\u00ec di moda: se non si tratta di ci\u00f2 che esse dicono di essere, cio\u00e8 anime disincarnate di defunti, chi o che cosa potrebbero essere, e perch\u00e9 si darebbero la pena di ingannare i loro interlocutori viventi?<\/p>\n<p>Ma \u00e8 logico che il filosofo tedesco non abbia esplorato questa possibilit\u00e0, date le sue premesse: se gli unici spiriti di cui mostra di volersi occupare sono quelli degli esseri umani, vivi (con la telepatia) o defunti (con le apparizioni &quot;post mortem&quot;), non rimane spazio per ammettere una ulteriore possibilit\u00e0: che vi siano, appunto, degli spiriti disincarnati fin dal principio, e non gi\u00e0 tali per una temporanea separazione dal corpo o per un distacco operato dalla morte; degli spiriti, la cui realt\u00e0 dovrebbe essere accostata per mezzo di altri strumenti conoscitivi, che non quelli della pura e semplice indagine empirica; riconoscendo, per ci\u00f2 stesso, i limiti della ragione umana, che, come parte del fenomeno, ignora cos\u00ec tante cose del Noumeno.<\/p>\n<p>Come aveva gi\u00e0 detto Shakespeare, nell&#8217;\u00abAmleto\u00bb: \u00abVi sono pi\u00f9 cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne possa sognare tutta la tua filosofia\u00bb&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono gli spiriti, comunemente detti fantasmi o apparizioni? 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