{"id":28617,"date":"2017-06-30T01:46:00","date_gmt":"2017-06-30T01:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/30\/la-nostra-disfatta-ha-avuto-inizio-quando-ci-siamo-affidati-alle-macchine\/"},"modified":"2017-06-30T01:46:00","modified_gmt":"2017-06-30T01:46:00","slug":"la-nostra-disfatta-ha-avuto-inizio-quando-ci-siamo-affidati-alle-macchine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/30\/la-nostra-disfatta-ha-avuto-inizio-quando-ci-siamo-affidati-alle-macchine\/","title":{"rendered":"La nostra disfatta ha avuto inizio quando ci siamo affidati alle macchine"},"content":{"rendered":"<p>Non ce ne siamo resi conto, anzi, semmai abbiamo creduto di essere molto furbi: che bello, le macchine facevano sempre pi\u00f9 cose in vece nostra, ci sollevavano dalla fatica, prima quella manuale, poi perfino quella di pensare&#8230; e alla fine hanno cominciato a fare ogni cosa, a occupare tutti gli spazi, e da divenire sempre pi\u00f9 esigenti, sempre pi\u00f9 invasive, sempre pi\u00f9 tiranniche. Oh, ma per il nostro bene, si capisce: per semplificarci tutto, per rendere il lavoro pi\u00f9 razionale, per agevolare perfino il divertimento e il tempo libero. Dall&#8217;acquisto di un oggetto qualsiasi, alla prenotazione di un volo o di un albergo; dalla scelta di un servizio di telefonia mobile, alla gestione dei servizi amministrativi, aziendali, bancari, tutto \u00e8 passato nelle &quot;mani&quot; della macchine, nulla \u00e8 rimasto sotto il nostro diretto controllo; e ora manca poco che, per respirare, dobbiamo chiedere loro il permesso. Siamo controllati, limitati, ingabbiati: per ogni spazio di libert\u00e0 che le macchine ci concedono, dobbiamo rinunciare ad un altro, assai pi\u00f9 ampio, quale tributo al servizio che ci rendono. Sono aiutanti indispensabili, ma terribilmente esigenti: non ammettono deroghe, non concedono rinvii: e chi non \u00e8 d&#8217;accordo, tanto peggio, esse procedono comunque. Cos\u00ec, ciascuno di noi ha sempre pi\u00f9 a che fare con le macchine, e sempre meno con le persone, perfino in ambito affettivo (come si vede nel film <em>Her,<\/em> di Spike Jonze). Per pagare il casello autostradale, o una visita in ospedale, abbiamo a che fare con le macchine. Se la raccomandata che avete spedito non \u00e8 arrivata al destinatario, non serve a niente chiedere di parlare con il direttore dell&#8217;ufficio postale: vi daranno un numero verde e ve la sbrigherete con una voce al telefono, non si sa di chi.<\/p>\n<p>Un esempio banale, ma se ne potrebbero fare mille: voi avete un certo gestore per il telefonino, e avete sottoscritto un contratto a certe condizioni. Poi quel gestore vi propone dei cambiamenti, delle modifiche al servizio che vi rende, e quindi anche al contratto: per informarvi, vi manda dei messaggi. Mettiamo che voi non li leggiate, che non abbiate tempo, n\u00e9 voglia, di farlo: ebbene, il vostro silenzio diventa un silenzi-assenso: a un certo punto, senza che voi lo sappiate, e senza che abbiate parlato con nessuno (neanche per telefono), n\u00e9 firmato alcun foglio di carta, ecco che la nuova tariffa vi fa capire che qualcosa \u00e8 cambiato, che pagate di pi\u00f9 per certi servizi, di meno, forse, per altri; ma non \u00e8 detto che le cose siamo cambiate a vostro vantaggio. Per esserne certi, avreste dovuto leggere le offerte contenute nei messaggi; anzi, dovreste passare buona parte del vostro tempo ad informarvi, a confrontare orari, prezzi di diversi gestori telefonici. E quel che abbiamo detto per i telefonini, trappole infernali cui nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 fare a meno, neanche i bambini, e in nessun momento della giornata, neanche a tavola, o a letto, o in bagno, quel che abbiamo detto di loro, vale pure per tutto il resto, a cominciare dalla banca, cui avete affidato i vostri risparmi. In teoria, dovreste passare buona parte della giornata a leggere tutte le carte che vi mandano, e a tener d&#8217;occhio l&#8217;andamento della borsa, per sapere a che punto sono i vostri fondi d&#8217;investimento, e a che livello \u00e8 l&#8217;inflazione, per giudicare se il tasso d&#8217;interesse per il vostro conto corrente \u00e8 accettabile, o no. In pratica, per quel genere di cose \u00e8 necessario non solo avere parecchio tempo a disposizione, ma anche una certa predisposizione. Ci sono persone che vi sono portate; i giovani, poi, imparano subito. Ma gli altri, gli anziani, le persone poco portate? Peggio per loro. Si troveranno in balia di un meccanismo pi\u00f9 grande di loro, di cui non comprendono nulla: i loro risparmi verranno utilizzati disinvoltamente dalle banche; il loro gestore telefonico applicher\u00e0 loro il tipo di contratto che sar\u00e0 pi\u00f9 conveniente non per loro, ma per l&#8217;ipotetico cliente <em>standard<\/em>: giovane, dinamico, che fa molte telefonate e che manda o riceve messaggi tutto il giorno.<\/p>\n<p>Tuttavia, non bisogna dedurne che questo \u00e8 un mondo a misura di giovani: \u00e8 un mondo a misura delle macchine; e anche i giovani sono al loro servizio, come tutti quanti: solo che servono le nostre padrone con pi\u00f9 solerzia e con maggiore buona volont\u00e0. Sono loro che le invocano, fin dall&#8217;et\u00e0 in cui non possono disporre n\u00e9 di denaro, n\u00e9 di una capacit\u00e0 di pensiero autonomo: bambini di quattro, cinque anni, pretendono il telefonino multifunzionale, i giochi elettronici, il computer. Ci sentivamo i padroni, e crediamo ancora di esserlo, ma la verit\u00e0 \u00e8 che i rapporti si sono rovesciati e noi siamo diventati gli schiavi, mentre le macchine comandano. Se una macchina si guasta, l&#8217;ufficio si ferma, un&#8217;operazione chirurgia diventa impossibile, un contratto notarile salta e deve esse rinviato; se una macchina &quot;impazzisce&quot;, se non vi riconosce, cio\u00e8 se non riconosce la vostra carta di credito, o qualunque altro documento magnetico, voi sparite, diventate invisibili, e dovrete affannarvi a spiegare, a giustificare, a discolparvi. Se alla macchina risulta che voi siete morti (magari si tratta di un vostro omonimo, deceduto la settimana scorsa), allora non c&#8217;\u00e8 niente da fare, voi siete morti, e dovrete fare i salti mortali per far risultare che siete, invece, vivi e vegeti. Ora, proprio per scongiurare simili &quot;inconvenienti&quot;, le macchine chiedono ancora maggior potere, ancora maggior controllo sui di noi: ci dicono che, in questo modo, i disguidi saranno ridotti a zero, e tutto filer\u00e0 a meraviglia, baster\u00e0 che noi concediamo loro un altro pezzo della nostra intimit\u00e0, della nostra vita, del controllo che abbiamo su noi stessi, per affidarlo a loro. Tutto quel che ci riguarda, globuli rossi, risparmi, stipendio o pensione, et\u00e0, indirizzo, stato civile, professione, malattie pregresse, la nostra posta (elettronica), i siti che frequentiamo, il nostro telefono (e le nostre conversazioni): tutto sar\u00e0 sotto la lente d&#8217;ingrandimento delle macchine, e, anzi, in gran parte lo \u00e8 fin d&#8217;ora.<\/p>\n<p>E il bello \u00e8 che delle nostre padrone, delle nostre tiranne, delle nostre onnipresenti sorveglianti, noi non vogliamo, non possiamo pi\u00f9 fare a meno; semmai, ci sforziamo di acquistare macchine sempre pi\u00f9 perfezionate, cio\u00e8 sempre pi\u00f9 invasive, nella illusione di recuperare spazi di autonomia, di identit\u00e0. Ma quanti di noi, anche se lo potessero (nel tempo libero, per esempio; perch\u00e9 ormai al lavoro, in qualsiasi settore lavorativo, \u00e8 divenuto impossibile), rinuncerebbero alla televisione, o al telefonino, o al computer, per non parlare dell&#8217;automobile? Ci siamo assuefatti, come dei drogati: sappiamo che \u00e8 una droga, e, negli sprazzi di lucidit\u00e0, proviamo disgusto sia di lei che di noi stessi, per\u00f2 non siamo pi\u00f9 capaci di farne a meno, il che ci fa sentire anche in colpa, sia pure oscuramente e semi-coscientemente. E intanto le macchine cominciano ad aggredirci, a invadere i nostri spazi: il telefono squilla solo per perseguitarci con offerte commerciali e con pretesi sondaggi d&#8217;opinione; l&#8217;automobile nuova si guasta, evidenzia dei difetti strutturali, dobbiamo metter gi\u00e0 mano al portafogli per provvedere, ci coglie lo spiacevole sospetto che tutto ci\u00f2 sia voluto, che sia una maniera per carpirci del denaro aggiuntivo, una specie di tassa sulla nostra ingenuit\u00e0, il che ci fa sentire furiosi, ma anche depressi; e se accendiamo la televisione per rilassarci guardando un vecchio film, le decine di pubblicit\u00e0 che lo interrompono per dei quarti d&#8217;ora, non solo ci irritano, ma ci causano frustrazione e amarezza, confermando la nostra intuizione che il vero programma \u00e8 la pubblicit\u00e0, e gli altri programmi sono solo i riempitivi che servono per catturare i telespettatori, come dei pesci presi all&#8217;amo.<\/p>\n<p>Ma la nostra cattiva coscienza, il nostro senso di colpa e il nostro auto-disprezzo hanno radici ancor pi\u00f9 profonde. Non stratta solo del fatto che siamo drogati dalla tecnologia e che non riusciamo assolutamente a farne a meno, pur vedendo e comprendendo a quale stadio di degradazione essa ci stia portando sotto il profilo spirituale, e, per molti aspetti, anche sotto quello meramente pratico ed esistenziale. \u00c8 qualcosa di ancor pi\u00f9 profondo, e che rende ancora pi\u00f9 sconfortante la nostra frustrazione. Si tratta del fatto che non \u00e8 nemmeno vero che noi abbiamo scelto di affidarci alle macchine: perch\u00e9 <em>scegliere<\/em> indica un&#8217;azione troppo netta e decisa, rispetto al semplice adagiarsi che ha caratterizzato il nostro atteggiamento. In realt\u00e0, noi non abbiamo scelto e non abbiamo deciso un bel nulla: ci siamo trovati immersi in una certa situazione, abbiamo visto ch&#8217;era comoda, e abbiamo acconsentito ad essa, non con un atto della volont\u00e0, ma con un atto mancato di essa: non abbiamo detto di s\u00ec, ma non ci siamo opposti. Ci siamo lasciati tentare, sedurre, irretire; siamo scivolati nelle braccia della tecnologia, come in quelle di una donna-vampiro; e, a partire da quel momento, abbiamo incominciato ad abdicare a noi stessi, a rinunciare alla nostra anima.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 liquida, come la nostra, anche le scelte diventano liquide, le decisioni svaporano, si disperdono come fumo al vento: impossibile dire dove cominciano e dove finiscono, impossibile dire se e fino a che punto siano libere, e, soprattutto, consapevoli. Si sceglie e non si sceglie; si acconsente, perch\u00e9 la cosa pare ovvia, naturale, inevitabile: del resto, come non acconsentire? Per farlo, bisognerebbe scegliere, nel senso classico della parola: ma ci\u00f2 \u00e8 impossibile in un contesto liquido. Sarebbe come voler dare calci a un pallone fatto di aria. E poi, a non acconsentire, le cose diventerebbe subito difficili, enormemente difficili: \u00e8 difficile persino trovare, in un negozio, un modello di una qualsiasi macchina dell&#8217;anno prima; dopo due o tre anni, l&#8217;impresa diventa impossibile. Il mondo corre in avanti, chi si ferma \u00e8 perduto. Chi si ferma, e non si tiene informato, di fatto si consegna, inerme, al tappeto mobile del progresso, che lo porter\u00e0 dove vorr\u00e0 lui. La societ\u00e0 tecnologica non prevede eccezioni: pu\u00f2 pazientare per un poco, ma, presto o tardi, tutto e tutti devono piegarsi ai suoi voleri. Se anche una minima superficie del globo terrestre resistesse al modello da essa rappresentato, se anche una sola persona su mille non volesse lasciarsi irreggimentare, il sistema verrebbe messo in crisi, e ci\u00f2 non \u00e8 previsto. La societ\u00e0 tecnologica \u00e8 la societ\u00e0 totalitaria per vocazione e per eccellenza: fin dalla sua nascita, essa \u00e8 letteralmente condannata ad espandersi, sempre, senza pace, illimitatamente, insaziabilmente, inesorabilmente, Non potrebbe fermarsi nemmeno se lo volesse. Nessuno potr\u00e0 mai dire &quot;basta&quot; di qualcosa; semplicemente, ci\u00f2 equivarrebbe ad un ostacolo al progresso, e sarebbe necessario rimuoverlo. Senza rancore, nulla di personale: ma quell&#8217;ostacolo andrebbe rimosso, quel sassolino andrebbe tolto, altrimenti tutta la mega-macchina potrebbe incepparsi.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 ancora un altro aspetto di cui bisogna tener conto. Tutto il fascino che la tecnologia esercita sugli uomini moderni, assume sempre pi\u00f9 chiaramente la connotazione di una ipnosi collettiva. Le persone sono come stregate, ipnotizzate, davanti alle macchine: il loro sguardo diventa vacuo, i loro riflessi si allentano, tutta l&#8217;attenzione \u00e8 rivola verso un qualcosa che non si trova qui, al presente, ma altrove, nell&#8217;iperspazio virtuale. Quanto pi\u00f9 la macchina \u00e8 tecnologicamente sofisticata, tanto pi\u00f9 forte \u00e8 il potere ipnotico che esercita sull&#8217;uomo. Il volante d&#8217;una fuoriserie incanta, ma lo schermo d&#8217;uno <em>smartphone<\/em> ultimissima generazione rapisce addirittura. La sera, quando le citt\u00e0 si svuotano (tranne che di balordi e di stranieri), una pallida luce intermittente alle finestre fa capire dove siano finiti tutti quanti: ipnotizzati davanti agli schermi televisivi. Restano cos\u00ec alcune ore, fin quando le luci si spengono e la citt\u00e0 si addormenta. Meglio non indagare troppo a fondo da qual genere di sogni siano popolati i sonni di questi uomini ipnotizzati dalla tecnica: certo non da sogni a misura d&#8217;uomo. Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra parola per esprimere in maniera pi\u00f9 adeguata, forse, il concetto dell&#8217;ipnosi collettiva: quello della possessione. Gli uomini dominati dalla tecnica sono nelle mani di un potere pi\u00f9 grande di loro, amorale, spietato, imperscrutabile. E siccome, in base a tali caratteristiche, non \u00e8 possibile ipnotizzare che venga dall&#8217;alto, non resta altra ipotesi che salga dal basso. Il potere che la tecnica esercita sugli uomini moderni non \u00e8 altro che una forma di possessione demoniaca.<\/p>\n<p>Stupiti? Si rifletta che il diavolo, da che esiste l&#8217;umanit\u00e0, studia il modo in cui pu\u00f2 allontanarla da Dio, mettendola, allo stesso tempo, in conflitto con se stessa. A lui non basta perdere le singole anime; \u00e8 troppo poco: il diavolo pensa in grande e fa le cose in grande. Il suo scopo \u00e8 la perdizione dell&#8217;umanit\u00e0 intera, niente di pi\u00f9, niente di meno; pertanto, \u00e8 divenuto uno specialista di tutto ci\u00f2 che \u00e8 suscettibile d&#8217;esercitare una seduzione sull&#8217;umanit\u00e0 nel suo complesso. Nel XVIII secolo erano i salotti illuministi nei quali si progettava una civilt\u00e0 emancipata dal soprannaturale e tutta impegnata a realizzare, con le sue sole forze, il paradiso in terra: ma era pur sempre uno sforzo di tipo artigianale, che non gli consentiva di attirare a s\u00e9 se non un numero limitato di anime. No, lui cerca, da sempre, un&#8217;unica, immensa rete da pesca, per catturare in una volta sola l&#8217;intero genere umano. La tecnica moderna, da quando \u00e8 diventata una presenza fissa, e sempre pi\u00f9 invasiva, nella vita di <em>tutte<\/em> le persone, a cominciare dai bambini, gli ha offerto l&#8217;occasione lungamente cercata. Per mezzo di essa, egli si \u00e8 insinuato nell&#8217;intimit\u00e0 domestica, ha dominato i pensieri degli uomini per ventiquattro ore al giorno, e, soprattutto, li ha disabituati a sentire da esseri umani. Via la coscienza del bene e del male, via il pentimento o il rimorso dopo una cattiva azione, solo la tecnica pura, il rapporto redditizio fra guadagni e perdite: quale inferno migliore di questo? E l&#8217;abbiamo fatto noi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ce ne siamo resi conto, anzi, semmai abbiamo creduto di essere molto furbi: che bello, le macchine facevano sempre pi\u00f9 cose in vece nostra, ci<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30149,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[92],"class_list":["post-28617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-economia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28617"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28617\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30149"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}