{"id":28616,"date":"2010-09-09T10:08:00","date_gmt":"2010-09-09T10:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/09\/fino-a-che-punto-siamo-diventati-schiavi-del-computer\/"},"modified":"2010-09-09T10:08:00","modified_gmt":"2010-09-09T10:08:00","slug":"fino-a-che-punto-siamo-diventati-schiavi-del-computer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/09\/fino-a-che-punto-siamo-diventati-schiavi-del-computer\/","title":{"rendered":"Fino a che punto siamo diventati schiavi del computer?"},"content":{"rendered":"<p>Parlare del computer, della sua strapotenza, dei pericoli che la sua diffusione e il suo costante potenziamento presentano non solo per il singolo individuo, ma per l&#8217;intera civilt\u00e0 mondiale, \u00e8 un po&#8217; come parlare delle razze umane: tutti sanno che esistono, ma non lo si pu\u00f2 dire, per timore di essere bollati come razzisti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, tutte le persone dotate di un minimo di buon senso e d&#8217;immaginazione sanno, perch\u00e9 lo vedono quotidianamente e perch\u00e9 lo intuiscono altrettanto facilmente, che l&#8217;informatica ci sta prendendo la mano, che ce l&#8217;ha gi\u00e0 presa, che ormai non \u00e8 il computer al servizio dell&#8217;uomo, ma l&#8217;uomo al servizio di un calcolatore elettronico sempre pi\u00f9 potente, sempre pi\u00f9 complesso, sempre pi\u00f9 capace di sostituirsi all&#8217;uomo medesimo; ma guai a dirlo apertamente: si passa per oscurantisti, retrogradi e nemici del Progresso.<\/p>\n<p>Del resto, se ne pu\u00f2 forse fare a meno? Ormai tutto, ma proprio tutto &#8211; mandare un&#8217;astronave nello spazio o mungere il latte di una mucca &#8211; si fa per mezzo del computer; non c&#8217;\u00e8 convento di clausura in cui non sia arrivato; non c&#8217;\u00e8 operazione, per quanto semplice &#8211; come effettuare un versamento di pochi euro tramite l&#8217;ufficio postale, o prelevare qualche soldo allo sportello della banca pi\u00f9 vicina &#8212; che si possa fare senza di esso.<\/p>\n<p>E dunque? Non \u00e8 forse irrealistico, per non dire patetico, voler parlare della utilit\u00e0 e della effettiva necessit\u00e0 di uno strumento che \u00e8 divenuto, alla lettera, insostituibile e irrinunciabile? Non \u00e8 forse accademico, non \u00e8 forse terribilmente ozioso? Non significa gi\u00e0, di per s\u00e9, che si \u00e8 \u00abfuori\u00bb, che ci si \u00e8 posti fuori dalla societ\u00e0 reale e dai suoi problemi concreti, per divagare in una realt\u00e0 fatta di pura astrazione intellettuale?<\/p>\n<p>Ahim\u00e8, questo \u00e8 precisamente il ricatto del Progresso: non ammette critica, non ammette dubbi, non ammette neppure la pi\u00f9 piccola discussione; come ogni tiranno che si rispetti, vorrebbe essere servito ciecamente, senz&#8217;ombra di discussione, con la stessa fedelt\u00e0 assoluta che Hitler pretendeva nel Bunker di Berlino, giungendo a far fucilare, a poche ore dalla fine di tutto, il suo stesso cognato per aver osato tentare di ricongiungersi alla famiglia, abbandonando la propria posizione nella capitale ormai condannata.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in questa semplice riflessione dovrebbe apparire chiara, se la si vuol vedere, la vera minaccia ed il reale pericolo insiti nella strapotenza della tecnologia: che essa si configura come un vero e proprio totalitarismo; peggio: che ammette una sola direzione di marcia: andare avanti, sempre pi\u00f9 avanti, non importa dove e non importa come. Tornare indietro \u00e8 impossibile; del resto, per i disertori non vi sono che il disprezzo e la fucilazione alla schiena.<\/p>\n<p>I sostenitori pi\u00f9 &quot;democratici&quot; e meno rozzi dell&#8217;imperante tecnocrazia, del resto, si degnano di spiegare al volgo profano che certi eccessi della tecnologia, che certi efetti collaterali, ad esempio l&#8217;abuso di essa da parte di persone poco mature e specialmente dei bambini, sono cosa transitoria e tale da non destare preoccupazione, n\u00e9 da inficiare gli enormi benefici che la tecnologia stessa non mancher\u00e0 di portare a tutti indistintamente, solo che si siano messi a punto alcuni strumenti per dirigerla in maniera assolutamente razionale e benefica.<\/p>\n<p>N\u00e9 Hiroshima, n\u00e9 Chernobyl, n\u00e9 il disastro della British Petroleum nel Golfo del Messico, hanno insegnato alcunch\u00e9; del resto, i danni pi\u00f9 gravi causati da questa tecnologia disumana sono quelli che non si vedono, quelli che agiscono nella mente e nell&#8217;anima delle persone, e specialmente dei pi\u00f9 indifesi dal punto di vista psicologico e morale.<\/p>\n<p>Ma che vorreste dunque, replicano spazientiti i tecnocrati e tutti i cantori delle \u00abmagnifiche sorti e progressive\u00bb, che tornassimo alla candela, all&#8217;uomo delle caverne? \u00c8 questo che vorreste, voi profeti di sventura, voi terroristi psicologici, voi apocalittici reazionari: annullare il cammino trionfale dell&#8217;uomo verso la civilt\u00e0, verso il benessere?<\/p>\n<p>E con ci\u00f2, ritengono di aver chiuso la discussione una volta per sempre, forti della supposta autoevidenza delle loro argomentazioni. Progresso, civilt\u00e0, benessere, sono infatti vocaboli che non si discutono nemmeno, se non si vuol finire nell&#8217;ingranaggio repressivo della tecnocrazia dominante: che non si serve pi\u00f9 del braccio amato della legge, come ai tempi in cui c&#8217;era la pena di morte per i luddisti che danneggiavano i telai meccanici, ma dell&#8217;ultimo ritrovato della scienza in fatto di problemi originati dal dissenso: il trattamento psichiatrico.<\/p>\n<p>Agli argomenti dei tecnocrati bisogna rispondere che la cosiddetta inevitabilit\u00e0 del Progresso, di questo modello di Progresso, \u00e8 tutta da dimostrare; che una civilt\u00e0 conscia di se stessa ha tutto il diritto di limitarsi sul piano dello sviluppo tecnico, ove lo ritenga opportuno, per concentrarsi sullo sviluppo spirituale; che costruire macchine sempre pi\u00f9 potenti non risolver\u00e0 affatto i problemi fondamentali dell&#8217;uomo e neppure la maggior parte di quelli contingenti e materiali, visto che ogni intervento invasivo sul mondo della natura, di cui l&#8217;uomo \u00e8 parte, provoca immancabilmente una reazione a breve o lungo termine, della quale sappiamo pochissimo perch\u00e9, nella nostra ignoranza e presunzione, non ci prendiamo neppure la briga di valutarne il possibile impatto.<\/p>\n<p>Non si tratta, ovviamente, di distruggere i computer, ma di decidere se dobbiamo continuare a costruirne di sempre pi\u00f9 potenti e di sempre pi\u00f9 capaci di sostituirsi all&#8217;uomo, in tutte le sue funzioni; cos\u00ec come non si fa questione, ad esempio, di abolire l&#8217;automobile, ma di chiedersi se sia saggio continuare a distruggere il verde per costruire sempre nuove autostrade che consentano spostamenti sempre pi\u00f9 veloci, inseguendo il miraggio di una velocit\u00e0, e in ultima analisi di una potenza, che sono perfettamente fine a se stesse.<\/p>\n<p>Occorre, quindi, un profondo ripensamento culturale, che passa attraverso una presa di coscienza di quali siano i veri valori in vista dei quali la societ\u00e0 dovrebbe orientare il proprio movimento complessivo, ivi compresa quella teoria e quella pratica ormai pressoch\u00e9 cadute nel dimenticatoio, che un tempo andavano sotto il nome di educazione dei giovani. Vogliamo continuare a inseguire il progetto di una velocit\u00e0 sempre maggiore, di una comodit\u00e0 sempre maggiore, di una potenza sempre maggiore, oppure vogliamo costruire un mondo a misura d&#8217;uomo e di tutti gli altri viventi, senza il rispetto dei quali l&#8217;uomo stesso non potrebbe pi\u00f9 vivere, perch\u00e9 si condannerebbe alla distruzione con le sue stesse mani?<\/p>\n<p>Ha scritto Gregory J. E. Rawlins nel suo libro \u00abSchiavi del computer?\u00bb (nel titolo originale manca il punto di domanda: \u00abSlaves of the Machine. The Quickening of the Computer Technology\u00bb, Cambridge, Mass.-London, The MIT Press, 1997; traduzione italiana di Giorgio Cini, Bari, Laterza, 1999, pp. 26-28):<\/p>\n<p>\u00abOggi, soltanto due secoli dopo l&#8217;avvio della rivoluzione industriale, le cose sono sul punto di cambiare di nuovo, forse pi\u00f9 radicalmente ancora, e certamente a un ritmo molto pi\u00f9 frenetico. Perch\u00e9?<\/p>\n<p>In primo luogo, il surplus alimentare prodotto dalla rivoluzione industriale ha determinato una esplosione demografica, proprio come le guerre mondiali hanno fatto esplodere la ricerca scientifica. Nel 1910 esistevano nel mondo forse ventimila scienziati; oggi ce ne sono pi\u00f9 di cinque milioni, uno dei quali solo negli Stati Uniti. Grazie alla nostra immensa crescita demografica, e ai conseguenti bisogni di sviluppo militare e commerciale, pi\u00f9 del novanta per cento di tutti gli scienziati, ingegneri e inventori mai esistiti \u00e8 ancora in vita. Sono fra noi in questo momento, a inventare materiali, macchine, armi, medicine, geni: idee.<\/p>\n<p>In secondo luogo, i computer, sommati alla crescita della popolazione e della ricerca, hanno reso molto pi\u00f9 a buon mercato il costo del pensiero, per la prima volta dopo l&#8217;invenzione della stampa, cinque secoli fa;: il numero delle comunicazioni scientifiche oggi raddoppia ogni dieci anni, e il numero degli scienziati ogni venti. Al giorno d&#8217;oggi, inventare, progettare e costruire nuovi dispositivi \u00e8 pi\u00f9 facile d quanto non sia mai stato in passato. I Babbage e i Turing di oggi non hanno bisogno di altrettanto denaro, specializzazione o tempo. E poich\u00e9 in giro ce ne sono cos\u00ec tanti, \u00e8 pi\u00f9 difficile che le nuove invenzioni vengano soffocate fino a quando non siamo in grado di abituarci a loro.<\/p>\n<p>In terzo luogo, computer, popolazione e ricerca in sinergia hanno fato esplodere i mezzi di comunicazione e di trasporto. Come \u00e8 crollato il costo del pensiero, cos\u00ec \u00e8 crollato il costo per comunicare i risultati di tale pensiero. Oggi pi\u00f9 persone si incontrano e comunicano con pi\u00f9 persone e scorgono pi\u00f9 connessioni tra pi\u00f9 cose. Grazie a comunicazioni pi\u00f9 estese e veloci, pi\u00f9 cose nuove con pi\u00f9 funzioni nuove vengono inventate da pi\u00f9 persone nuove per compiti pi\u00f9 nuovi, e tutto viene immesso nella societ\u00e0 pi\u00f9 in fretta e pi\u00f9 a buon mercato che mai prima d&#8217;ora.<\/p>\n<p>Questi acceleratori, quindi, continuano a lavorare in sinergia per aumentare popolazione, invenzioni, comunicazioni e automazione. oggi, l&#8217;unica cosa che non esplode \u00e8 a nostra capacit\u00e0 di aver a che fare con tutto ci\u00f2. Siamo a cavallo di una meteora di trasformazioni.<\/p>\n<p>Purtroppo abbiamo bisogno di molto tempo per digerire emotivamente una nuova idea. Il computer rappresenta un passo troppo grande, e troppo recente, per farci recuperare rapidamente il nostro equilibrio e poter valutare il suo potenziale. Si tratta di un colossale acceleratore, forse il pi\u00f9 notevole dai tempi dell&#8217;aratro, dodicimila anni fa. Come amplificatore dell&#8217;intelligenza, pu\u00f2 accelerare qualsiasi cosa (compreso se stesso) ed evolve continuamente perch\u00e9 il suo cuore \u00e8 l&#8217;informazione, cio\u00e8, in parole povere, le idee. Non siamo in grado di prevederne le conseguenze pi\u00f9 di quanto Babbage potesse prevedere gli antibiotici, la pillola e le stazioni spaziali.<\/p>\n<p>Inoltre gli effetti di queste idee si stanno rapidamente moltiplicando, perch\u00e9 un progetto di computer \u00e8 esso stesso nient&#8217;altro che un conglomerato di idee. E quanto pi\u00f9 evolviamo nel manipolare idee grazie a computer sempre migliori, tanto pi\u00f9 evolviamo nel costruire computer ancora migliori: \u00e8 una spirale ascendente inarrestabile. I primi dell&#8217;Ottocento, quando cominci\u00f2 la storia del computer, sono cos\u00ec lontani che sembrano &#8216;et\u00e0 della pietra.<\/p>\n<p>Oggi il nostro computer pi\u00f9 veloce e complesso, equipaggiato col nostro software pi\u00f9 sofisticato, ha pi\u00f9 o meno la complessit\u00e0 di un lombrico. Ma allora, data la sua esplosiva capacit\u00e0 di auto evoluzione, quanto tempo occorrer\u00e0 al lombrico per diventare un pesce? Se riusciamo ad insegnargli ad adattarsi da solo, quanto impiegher\u00e0 a diventare complesso come noi? E poi anche pi\u00f9 complesso? Se gi\u00e0 oggi ha trasformato talmente la nostra vita, cosa sar\u00e0 di noi a quel punto? Oggi il computer \u00e8 un lombrico cieco, sordo, muto e privo di sensi. Ma un giorno, forse prima di quanto pensiate, potr\u00e0 passeggiare in mezzo a noi. Sar\u00e0 una creatura pi\u00f9 aliena di qualsiasi altra cosa possiamo mai immaginare.<\/p>\n<p>Allora come sar\u00e0 il nostro futuro? Meraviglioso e tremendo.\u00bb<\/p>\n<p>Ormai, dunque, perfino molti scienziati incominciano a nutrire seri dubbi circa l&#8217;opportunit\u00e0 di proseguire nella direzione di una tecnologia informatica sempre pi\u00f9 potente, indipendentemente da ogni valutazione sulle ricadute negative, materiali e spirituali, che un tale modello di sviluppo comporta; anzi, che comporta qualsiasi modello sociale e culturale basato sullo Sviluppo, eretto al rango di divinit\u00e0 gelosa e infallibile.<\/p>\n<p>Qui, infatti, si parla di sviluppo in senso puramente materiale. N\u00e9 si risponda che questo sviluppo materiale \u00e8 pur sempre suscettibile di diffondere valori spirituali, come la vasta circolazione delle idee resa possibile, appunto, dal computer rispetto al libro stampato. Perch\u00e9 tale argomentazione \u00e8 vera, verissima; ma non ne consegue affatto che ci sia bisogna di uno sviluppo materiale sempre pi\u00f9 grande per rendere possibile lo sviluppo spirituale.<\/p>\n<p>Lo sviluppo spirituale dell&#8217;individuo, cos\u00ec come quello della societ\u00e0, non ha niente a che fare con la potenza sempre maggiore della tecnologia o di quella sua particolare versione che \u00e8 la tecnologia informatica.<\/p>\n<p>Anche se il discorso, oggi, non piace, bisogna inoltre ricordare che il fatto che milioni di persone possano accedere all&#8217;informazione tramite il computer (la cultura \u00e8 un&#8217;altra cosa), non sposta di una virgola la questione dello sviluppo spirituale, sia del singolo, sia del corpo sociale: perch\u00e9 lo sviluppo spirituale non dipende dai grossi numeri.<\/p>\n<p>Per la societ\u00e0, ad esempio, sarebbe preferibile potersi avvantaggiare della profonda saggezza di pochissimi individui, piuttosto che possedere un livello medio di semi-istruzione, di semi-informazione e di semi-pensiero largamente diffuso tra la popolazione.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0, infatti, pu\u00f2 andare molto lontano, abbeverandosi alle profondit\u00e0 spirituali anche di un solo individuo; ma non andr\u00e0 mai da nessuna parte per mezzo della superficialit\u00e0, dell&#8217;ignoranza e della stoltezza delle masse, anche se frettolosamente dipinte con i colori pi\u00f9 sgargianti e fatte passare per merci di prima scelta.<\/p>\n<p>\u00c8, questo, un discorso essenzialmente aristocratico?<\/p>\n<p>Ebbene s\u00ec, non temiamo di riconoscerlo: ricordando che il vocabolo \u00abaristocrazia\u00bb non \u00e8 affatto una parolaccia; significa, puramente e semplicemente, \u00abil governo dei migliori\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlare del computer, della sua strapotenza, dei pericoli che la sua diffusione e il suo costante potenziamento presentano non solo per il singolo individuo, ma per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-28616","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28616","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28616"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28616\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28616"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28616"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28616"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}