{"id":28614,"date":"2015-08-29T07:48:00","date_gmt":"2015-08-29T07:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/29\/e-lecito-abbattere-una-quercia-di-500-anni-per-fare-posto-a-un-palo-della-luce\/"},"modified":"2015-08-29T07:48:00","modified_gmt":"2015-08-29T07:48:00","slug":"e-lecito-abbattere-una-quercia-di-500-anni-per-fare-posto-a-un-palo-della-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/29\/e-lecito-abbattere-una-quercia-di-500-anni-per-fare-posto-a-un-palo-della-luce\/","title":{"rendered":"\u00c8 lecito abbattere una quercia di 500 anni per fare posto a un palo della luce?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 lecito abbattere un albero secolare, una quercia che ha mezzo secolo di storia, per fare spazio a un lampione, o per allargare una strada, o comunque per agevolare il flusso del traffico cittadino, magari creando una rotatoria o uno svincolo per la sopraelevata?<\/p>\n<p>Gli urbanisti e gli amministratori delle citt\u00e0 odierne si trovano continuamente alle prese con problemi di questo tipo, non certo sul piano teorico, ma su quello della realt\u00e0 pratica d&#8217;ogni giorno; nondimeno, \u00e8 chiaro che devono essersi formati una loro idea su che cosa la citt\u00e0 sia e su che cosa debba essere, e, pertanto, anche una certa consapevolezza teorica.<\/p>\n<p>Possono sembrare questioni minime, persino irrilevanti; ma basta riflettere che dal destino di decine o centinaia di alberi e dalla preferenza accordata all&#8217;una o all&#8217;altra soluzione, moltiplicata per cento o per mille, risulta il volto complessivo delle nostre citt\u00e0, la loro fisionomia inconfondibile; e, nello stesso tempo, si viene modificando &#8212; in meglio, in peggio? &#8212; l&#8217;ambiente sociale, culturale, psicologico, affettivo, che \u00e8 definisce la vita di decine o centinaia di migliaia, e, talvolta, perfino di parecchi milioni di persone. Gente che in citt\u00e0 ci vive: e che vuol vivere in maniera umana.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: l&#8217;urbanista non dovrebbe pensare il proprio lavoro se non nel contesto specifico nel quale \u00e8 chiamato a intervenire; egli non dovrebbe vedere la citt\u00e0 come il campo di manovra per la conferma delle sue teorie, meno ancora come il palcoscenico delle sue prodezze, ma come un luogo abitato e dotato di un&#8217;anima: anima che egli \u00e8 chiamato a rinvigorire, non certo a sopprimere. Perch\u00e9 una citt\u00e0 senz&#8217;anima \u00e8 solo un cimitero di morti viventi; e i suoi edifici, non importa quanto slanciati e audaci, divengono le sinistre piramidi d&#8217;una necropoli votata agli d\u00e8i infernali.<\/p>\n<p>E innanzitutto: che cos&#8217;\u00e8 una citt\u00e0? Che cosa deve essere, esattamente? Queste sono le domande preliminari, dalle quali partire. In effetti, esistono diverse tipologie di citt\u00e0, originate da storie diverse, e orientate verso funzioni diverse: tuttavia, un comune denominatore esiste: la citt\u00e0 \u00e8 un luogo di commercio, nel quale le persone godono di una certa vicinanza reciproca. Nessuno gode di vivere in mezzo a un traffico caotico; per\u00f2 il cittadino \u00e8 colui che ama vivere a stretto contatto con i suoi simili. Se cos\u00ec non fosse, sceglierebbe di vivere altrove; e, di fatto, molti cittadini se ne vanno a vivere in campagna o nei piccoli paesi, non appena sono in grado di conquistare una certa autonomia economica. Altri, per\u00f2, ci restano e ci resterebbero comunque: sono legati alla citt\u00e0, alle sue pietre, al suo tessuto vivente; non la cambierebbero per nulla al mondo.<\/p>\n<p>Un simile legame si forma e si consolida solo se le persone nascono e si sentono unite alla citt\u00e0 da una relazione che non sia esclusivamente di tipo economico, ma anche affettivo. Molte citt\u00e0 moderne hanno reciso questo legame essenziale: i cittadini non le sentono come proprie, ma come stazioni provvisorie, in attesa di compiere un altro balzo, e poi un altro ancora, secondo le necessit\u00e0 e le convenienze, anzitutto di lavoro, ma anche d&#8217;altro genere, ad esempio in funzione di nuovi legami affettivi, con nuove persone e nuove famiglie. Si creano cos\u00ec delle citt\u00e0 anonime, semplici luoghi di bivacco e di smistamento; allo stesso modo in cui si creano delle famiglie che non sono pi\u00f9 famiglie, ma parcheggi temporanei di persone che hanno rescisso i precedenti legami e se ne sono formate di nuovi, senza per\u00f2 riuscire a dare una collocazione definitiva ai propri figli, che vengono sballottati un po&#8217; di qua e un po&#8217; di l\u00e0. Citt\u00e0 anonime, famiglie liquide, legami aleatori e provvisori: questa \u00e8 la nuova dimensione della vita moderna; che peraltro, molti economisti, molti psicologi e molti sociologi considerano migliore della vecchia, pi\u00f9 dinamica e ricca di possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Che sia pi\u00f9 dinamica, non c&#8217;\u00e8 ombra di dubbio. Che sia migliore, ci permettiamo di dubitarne: a meno di voler fare il contrario di ci\u00f2 che accade nella favola delle volpe e dell&#8217;uva: di voler lodare ad ogni costo ci\u00f2 che non si pu\u00f2 evitare, a cui non ci si pu\u00f2 sottrarre.<\/p>\n<p>Particolarmente sensate e condivisibili ci sono sembrate le osservazioni contenute nel bel libro del saggista Wolf Schneider \u00abLa citt\u00e0, destino degli uomini. Da Ur a Utopia\u00bb (titolo originale: \u00ab\u00dcberall ist Babylon. Die Stadt Als Schicksal des Menschen von Ur bis Utopia\u00bb, D\u00fcsseldorf, Econ-Verlag; traduzione dal tedesco di Vanna Massarotti, Milanop, Garzanti, 1961, pp. 358-360):<\/p>\n<p>\u00abUn urbanista deve essere consapevole dei suoi limiti. Nessun progetto pu\u00f2 creare ci\u00f2 che noi amiamo in molte citt\u00e0. Se un antico centro cittadino, ammirato per la sua bellezza, \u00e8 nel contempo deprecato perch\u00e9 inceppa la circolazione, ci si chiede: \u00e8 proprio giusto dare la prevalenza allo sviluppo urbano e ai problemi del traffico? Non ci dobbiamo preoccupare troppo per il traffico: non morir\u00e0. Ma se un antico edificio viene abbattuto, nulla pi\u00f9 pu\u00f2 riportarlo in vita. \u00c8 lecito abbatter e una quercia di 500 anni per fare posto a un palo della luce? La nostra risposta \u00e8 no. Quando sono in gara da una parte le macchine e dall&#8217;altra un celebre quartiere centrale, \u00e8 l&#8217;automobile che deve cedere. Solo se il quartiere \u00e8 brutto o insignificante, la decisione potr\u00e0 essere diversa. Del resto l&#8217;automobile appartiene alla PARTE INFERIORE della citt\u00e0. L&#8217;autorimessa sotterranea \u00e8 adatta al futuro, il grattacielo per i parcheggi \u00e8 un controsenso. Non basta che le automobili occupino strade e piazze, bisogna anche costruire dei palazzi appositamente per esse? Liberare dal traffico automobilistico alcune gradi piazze e un paio di strade commerciali \u00e8 uno dei compiti pi\u00f9 urgenti che si prefigger\u00e0 l&#8217;urbanista se egli non considera la citt\u00e0 come un puro impedimento al traffico o come una specie di posto di ristoro per gli automobilisti. La citt\u00e0 non \u00e8 nata per l&#8217;automobile, \u00e8 un&#8217;invenzione dei pedoni per i pedoni. La piazza riservata al posteggio delle auto non pu\u00f2 sostituirsi alla piazza del mercato (che del resto insostituibile). [&#8230;]<\/p>\n<p>I sostenitori pi\u00f9 zelanti del &quot;decongestionamento&quot; urbano e della necessit\u00e0 di introdurre nei centri cittadini delle zone di verde, passano facilmente il segno. Se nelle citt\u00e0 le aree verdi sono troppo abbondanti, essa perde il suo carattere; e a un certo punto, accaparrando troppo spazio, pu\u00f2 comprometterla vita della campagna. L&#8217;energia elettrica si ottiene con la frizione. Se impediamo agli uomini di affollarsi e urtarsi, se si toglie di mezzo insomma ogni occasione di attrito sociale, verr\u00e0 meno l&#8217;energia a cui la citt\u00e0 deve le sue conquiste economiche, politiche e culturali. Per essere citt\u00e0 la citt\u00e0 ha bisogno del contrasto con la campagna. Un tempo ne era nettamente distinta grazie alle sue mura; oggi a dividerla dalla campagna sono le sue case ammassate, la sua folla, le industrie e anche le ricchezze. Il contrasto fra addensamento e dispersione, folla e solitudine, societ\u00e0 e natura, instabilit\u00e0 e tradizione, tra il fare e lasciare che le cose avvengano, tra la cultura dello spirito e quella del suolo, fra l&#8217;autonomia e l&#8217;aver radici: questo contrasto, questa feconda e dinamica contraddizione \u00e8 indispensabile alla citt\u00e0 e alla campagna in ogni paese civile. Chi vuole e eliminare tale contrasto rischia di eliminare, insieme, citt\u00e0 e villaggio. Solo l&#8217;affollamento ESAGERATO \u00e8 un male, ma volere addirittura eliminare l&#8217;affollamento \u00e8 voler uccidere la citt\u00e0. \u00c8 questo che vogliamo fare? L&#8217;abate cistercense Bernardo da Chiaravalle (1091-1153), propugnatore della seconda crociata, oratore incisivo ed irruento, sognava proprio questo. Anche Bismarck, Tolstoj e alcuni altri grandi uomini furono nemici giurato della citt\u00e0. E ci sono in molti paesi civili dei partiti ostili alle citt\u00e0 perch\u00e9 vi ottengono meno voti che in campagna. Noi invece vogliamo che le citt\u00e0 vivano. E per questo crediamo nella necessit\u00e0 del contrasto fra citt\u00e0 e campagna, contrasto assicurato soprattutto dall&#8217;esistenza, in citt\u00e0, di un certo grado di affollamento.<\/p>\n<p>Dobbiamo imporre dei limiti alle citt\u00e0. Non basta fare dei piani precisi per i territori urbani. Oggi molto pi\u00f9 di un tempo \u00e8 necessario farne anche per la campagna: segnare per tempo quei territori dove non dovr\u00e0 sorgere nessun nucleo urbano. L&#8217;urbanista berlinese Karl Otto scrive: &quot;Citt\u00e0 e campagna potranno armonizzarsi solo se la pianificazione s&#8217;estender\u00e0 oltre il solo territorio urbano, su una regione geograficamente ed economicamente unitaria, dove verranno valutati sullo stesso piano gli interessi della campagna e quelli della citt\u00e0. L nuova citt\u00e0 dovrebbe essere progettata, non come si \u00e8 fatto fino ad oggi partendo dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno, ma piuttosto dall&#8217;esterno verso l&#8217;interno. Come sono gi\u00e0 stati creati per legge territori di riserva per proteggere le bellezze naturali o la fauna selvatica, \u00e8 tecnicamente e giuridicamente possibile determinare dei territori rurali (fatti cio\u00e8 di campagna aperta e di villaggi) protetti mediante il divieto di costruire fabbriche e casamenti utilitari, e mediante l&#8217;esclusione di chiunque non eserciti una professione utile al villaggio. Pu\u00f2 sembrare un&#8217;utopia o un&#8217;insopportabile tutela. Ma nella legislazione di molti Stati si trovano gi\u00e0 esempi di questo genere (divieti di costruire) ed \u00e8 inevitabile un certo grado di controllo limitativo, poich\u00e9 gli uomini continuano ad aumentare e il terreno rimane sempre lo stesso. Per i paesi sovrappopolati dell&#8217;Europa centrale e occidentale e dell&#8217;Asia sudorientale e per alcune zone degli Stati Uniti, simili misure offrono l&#8217;unica possibilit\u00e0 di conservare una sana dosatura della popolazione, e di salvare le citt\u00e0. Un popolo composto unicamente da contadini attaccati alla loro terra sarebbe spiritualmente morto; la civilt\u00e0 superiore \u00e8 legata alla citt\u00e0, all&#8217;affrancamento dalla campagna. D&#8217;altra parte un popolo composto unicamente da cittadini, senza legami cin la terra, sarebbe senza base economica e politica, votato alla stessa rovina che colp\u00ec l&#8217;antica Roma. Una citt\u00e0 sovrappopolata non \u00e8 n\u00e9 bella n sana. Ma se \u00e8 circondata da una campagna non guastata dall&#8217;inurbamento, avr\u00e0 maggiori probabilit\u00e0 di diventare bella e sana che se si pretendesse di rimediare alla troppa densit\u00e0 della sua popolazione lasciando dilagare i quartieri periferici nella campagna. Il verde nella citt\u00e0 \u00e8 importante, ma \u00e8 immensamente pi\u00f9 importante il verde attorno alla citt\u00e0, dunque \u00e8 necessario fissare alla citt\u00e0 dei confini precisi.\u00bb<\/p>\n<p>A parte una certa, ingiustificata enfasi pro-citt\u00e0, si tratta di considerazioni di buon senso: quel buon senso che scarseggia cos\u00ec spesso, quando i nostri amministratori cittadini si lasciano dettare i nuovi piani regolatori esclusivamente dagli interessi economici e finanziari (che senso ha una piazza priva di negozi, e ricca solo di banche, per coloro che vi abitano?) e quando affidano la realizzazione di opere edilizie prestigiose alle <em>archistar,<\/em> ossia gli architetti di grido, a tutto interessati, tranne che a rispettare il tessuto urbano e a valorizzare gli elementi della tradizione locale (che ci fa il ponte di Calatrava a Venezia, <em>pardon<\/em>, il Ponte della Costituzione, il quarto sul Canal Grande, se non a glorificare il presunto genio del suo ideatore?).<\/p>\n<p>\u00c8 vero: la citt\u00e0 si definisce, storicamente, in rapporto alla campagna. Tuttavia, bisogna essere pratici: esiste ancora la campagna, oggi, per lo meno nell&#8217;Europa occidentale? Probabilmente no; al massimo, ne sopravvive qualche reliquia. Pertanto, non \u00e8 del tutto vero che non bisogna curarsi troppo della congestione del traffico urbano, anche se \u00e8 vero che una quercia di mezzo millennio non andrebbe sacrificata all&#8217;installazione di un lampione della luce elettrica. Se la campagna, cos\u00ec come la conoscevano e la vivevano ancora i nostri nonni, di fatto non esiste pi\u00f9, e non solo in senso geografico, allora non \u00e8 neanche vero che la citt\u00e0, per avere un senso, deve essere molto affollata e un po&#8217; convulsa. Una citt\u00e0 appartiene, in primo luogo, a coloro che ci vivono; e nessuno, crediamo, per quanto affezionato alla dimensione della vita urbana, ama vivere in un ambiente intollerabilmente trafficato, rumoroso, inquinato, persino fisicamente pericoloso (quante persone, specialmente anziani e bambini, vengono investite, ogni anno, dagli automezzi, mentre si recano a fare la spesa o tornano da scuola?). Il cittadino ama la vivacit\u00e0 e il movimento, ma non la nevrosi derivante dall&#8217;essere sottoposto a uno stress incessante, quotidiano. E quanto al problema del verde, non crediamo che nessuna citt\u00e0 europea corra il rischio di essere soffocata da una quantit\u00e0 eccessiva di alberi e giardini. Semmai, accade l&#8217;esatto contrario: che le aree verdi si rimpiccioliscono e si immiseriscono sempre di pi\u00f9, fino al degrado totale: riducendosi infine a dei miseri giardinetti, sporchi e semi-abbandonati, pieni di siringhe e frequentati da tossicodipendenti e prostitute.<\/p>\n<p>La speculazione edilizia ha condizionato fin troppo lo sviluppo delle nostre citt\u00e0: e, fra l&#8217;altro, secondo calcoli sbagliati e sovradimensionati. Di fatto, una quota di immobili che arriva, in certi casi, fino al 60% del totale, non \u00e8 mai stata abitata, n\u00e9 utilizzata; mentre la crisi del 2008 ha fatto il resto. Intristite, svuotate, piene di cartelli che annunciano \u00abVendesi\u00bb o \u00abAffittasi\u00bb; sempre pi\u00f9 anonime, sempre pi\u00f9 congestionate di automobili, ma abbandonate dalle persone; sempre pi\u00f9 rumorose, soffocate dall&#8217;aria cattiva, povere di verde pubblico: cos\u00ec sono diventate le nostre citt\u00e0. Dovremmo darci da fare per restituire loro un po&#8217; di vita: e la vita delle citt\u00e0 \u00e8 il piccolo commercio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 lecito abbattere un albero secolare, una quercia che ha mezzo secolo di storia, per fare spazio a un lampione, o per allargare una strada, o<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[51],"tags":[92],"class_list":["post-28614","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-natura-e-ambiente","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-natura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28614","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28614"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28614\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30172"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28614"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28614"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28614"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}