{"id":28609,"date":"2021-02-24T08:45:00","date_gmt":"2021-02-24T08:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/02\/24\/sbarazzarsi-del-falso-io-per-essere-cio-che-si-deve\/"},"modified":"2021-02-24T08:45:00","modified_gmt":"2021-02-24T08:45:00","slug":"sbarazzarsi-del-falso-io-per-essere-cio-che-si-deve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/02\/24\/sbarazzarsi-del-falso-io-per-essere-cio-che-si-deve\/","title":{"rendered":"Sbarazzarsi del falso io per essere ci\u00f2 che si deve"},"content":{"rendered":"<p>Gira e rigira, che si parli di qualsiasi cosa, di politica, di economia, di religione, di filosofia, alla fine si torna sempre allo stesso punto: l&#8217;ego. Ci sono due tipi di persone: quelle dominate dal proprio ego e quelle che hanno capito l&#8217;illusione dell&#8217;ego e, lavorando duramente su se stesse, sono riuscite a liberarsene in misura apprezzabile. Chi \u00e8 dominato dall&#8217;ego non sa concentrarsi su alcuna cosa, perch\u00e9 la sua mente, la sua anima, le sue aspettative sono sempre concentrate su se stesso, al punto da non saper pi\u00f9 uscire dal cerchio stregato dell&#8217;io. Perci\u00f2 anche quando afferma, e magari sinceramene crede, di essersi votato a qualche nobile causa o a qualche alto ideale, in realt\u00e0 \u00e8 il proprio ego che serve, \u00e8 per lui che s&#8217;impegna, ed \u00e8 sempre e solo per lui che opera delle scelte, compie certi atti e si astiene da certi altri, stabilisce cosa dire e cosa fare e che strada percorrere e in che modo percorrerla. \u00c8 sempre e solo per alimentare il suo ego ipertrofico, nutrirlo, gratificarlo, saziarlo di soddisfazioni e riconoscimenti che fa tutto quello che fa e pensa come pensa e sente come sente, alimentando in se stesso quelle tali speranze e quei tali timori. In pratica chi \u00e8 dominato dall&#8217;ego \u00e8 incapace di compiere qualsiasi atto disinteressato e diviene cos\u00ec prevedibile che un buon osservatore, dall&#8217;esterno, potrebbe predire ogni sua azione prima ancora che la metta in opera. In effetti, \u00e8 la libert\u00e0 interiore quello che ci rende originali: quanto pi\u00f9 ci caliamo totalmente nella parte sociale che abbiamo deciso di rappresentare, anche davanti a noi stessi, tanto pi\u00f9 diveniamo scontati e prevedibili.<\/p>\n<p>Ha scritto Anthony de Mello nel suo ormai celebre libro <em>Messaggio per un&#8217;aquila che si crede un pollo<\/em>, dando peraltro alla parola &quot;io&quot; un&#8217;accezione diversa e positiva, definendo con essa il nucleo essenziale della persona, al di l\u00e0 delle determinazioni parziali ed esteriori (titolo originale: <em>Awareness<\/em>, New York, 1990; traduzione di Laura Cangemi, Piemme, 1995, pp.86-88):<\/p>\n<p><em>Potreste fare l&#8217;idraulico, l&#8217;avvocato, l&#8217;uomo d&#8217;affari o il prete, ma questo non tocca l&#8217;&quot;io&quot; essenziale, non tocca voi. Se domani cambio professione, \u00e8 come se cambiassi abito. Rimango intatto. Voi SIETE i vostri abiti? SIETE il vostro nome? SIETE la vostra professione? Smettetela di identificarvi con queste cose, che vanno e vengono.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando lo capirete davvero, nessuna critica vi potr\u00e0 toccare, e nemmeno la lode o l&#8217;adulazione. Quando qualcuno dice: \u00abSei una persona in gamba\u00bb, di cosa sta parlando? Sta parlando di me, non dell&#8217;&quot;io&quot; L&#8217;&quot;io&quot; non \u00e8 n\u00e9 forte n\u00e9 debole, non \u00e8 n\u00e9 di successo n\u00e9 fallito. Non \u00e8 nessuna di queste etichette. Queste sono cose che vanno e vengono, e dipendono dai criteri stabilito dalla societ\u00e0, dal condizionamento a cui si \u00e8stati sottoposti. Queste cose dipendono dall&#8217;umore della persona che vi parla in quel dato momento. Non hanno niente a che vedere con l&#8217;&quot;io&quot;. L&#8217;&quot;io&quot; non \u00e8 alcuna di queste etichette. Il &quot;me&quot; \u00e8, in genere, egoista, sciocco, infantile &#8212; un vero asino. E cos\u00ec, quando dite: \u00abSei un asino\u00bb, lo sapete da anni! Il s\u00e9 \u00e8 condizionato &#8212; cosa vi aspettavate? Io lo so da anni. E perch\u00e9 vi identificate con il s\u00e9? Stupidi! Non si tratta dell&#8217;&quot;io&quot;: quello \u00e8 il &quot;me&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Volete essere felici? La felicit\u00e0 ininterrotta non ha cause. La vera felicit\u00e0 non ha cause. Voi non potete rendermi felice, non siete la mia felicit\u00e0. Se chiedete alla persona che si \u00e8 svegliata: \u00abPerch\u00e9 sei felice?\u00bb, lei risponde: \u00abPerch\u00e9 no?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La felicit\u00e0 \u00e8 la nostra condizione naturale. La felicit\u00e0 \u00e8 la condizione naturale dei bambini piccoli, a cui il regno appartiene finch\u00e9 non vengono inquinati e contaminati dalla stupidit\u00e0 della societ\u00e0 e della cultura. Per acquisire la felicit\u00e0 non bisogna fare nulla, perch\u00e9 la felicit\u00e0 non pu\u00f2 essere acquisita. Qualcuno sa perch\u00e9? Perch\u00e9 l&#8217;abbiamo gi\u00e0. Come si fa ad acquisire qualcosa che gi\u00e0 si possiede? E allora, perch\u00e9 non la provate? Perch\u00e9 dovete abbandonare qualcosa. Dovete abbandonare le illusioni. Non dovete aggiungere niente, per poter essere felici: dovete invece abbandonare qualcosa. La vita \u00e8 facile, \u00e8 meravigliosa. \u00c8 dura solo con le vostre illusioni, le vostre ambizioni, la vostra avidit\u00e0, le vostre richieste. Sapete da dove arrivano queste cose? Dall&#8217;essersi identificati con tutti i tipi di etichette! (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>E nell&#8217;altro libro, <em>Istruzioni di volo per aquile e polli<\/em>, sempre de Mello, che per\u00f2 stavolta definisce l&#8217;io come un&#8217;etichetta della nostra vera essenza, osserva (titolo originale: <em>Quebre o \u00eddolo. Caminhar sobre as \u00e1guas. 43 Maneiras de orar<\/em>, S\u00e2o Paulo, 1993; traduzione di Marco Zappella, Piemme, 1996, pp. 102):<\/p>\n<p><em>Supponiamo che un edificio sia vostro. Il fatto che voi lo possediate non esprime per\u00f2 un reale possesso di quell&#8217;oggetto. L&#8217;edificio \u00e8 l&#8217;edificio. La sofferenza deriva dall&#8217;attaccamento dal pensare di possedere. Attaccarsi non \u00e8 altro che io proiettare l&#8217;ego, il &quot;mio&quot; su qualcosa. L&#8217;attaccamento nasce e si sviluppa nella misura in cui proiettate l&#8217;io su qualcosa. Quando lentamente stacchiamo le etichette &quot;io&quot;, &quot;mio&quot;, da propriet\u00e0, edifici, vestiti, societ\u00e0, congregazione, nazione, religione, dal nostro corpo, dalla nostra personalit\u00e0, allora otterremo la liberazione, la libert\u00e0, &quot;moksha&quot;. Quando l&#8217;io sparisce, le cose sono quelle che sono. Lasciate la vita essere vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Imparate a capire che tutto ci\u00f2 \u00e8 transitorio, insoddisfacente e vuoto di io. Paradossalmente questa \u00e8 la formula segreta per una gioia duratura.<\/em><\/p>\n<p>Il concetto \u00e8 chiaro, anche se, come abbiamo fatto notare, c&#8217;\u00e8 una forte differenza nel modo di concepire l&#8217;io nei due testi: come nucleo fondante dell&#8217;individuo nel primo (e dando dello stupido a colui che non lo capisce), come sovrastruttura illusoria nel secondo: l&#8217;infelicit\u00e0 proviene dal fatto di non aderire alla vita con semplicit\u00e0 e immediatezza, come fa il bambino, ma nell&#8217;identificarsi con le cose esteriori, che in realt\u00e0 non ci appartengono e perci\u00f2 creano in noi una illusione. \u00c8 un discorso con il quale si pu\u00f2 concordare per ragioni pratiche, cio\u00e8 per meglio orientare la direzione della propria esistenza, a patto per\u00f2 di chiarire che la cosa sbagliata non \u00e8 l&#8217;identificare l&#8217;io con il me, che in realt\u00e0 fa poca differenza, ma nel divenire schiavi di una psicologia che ci appartiene solo in parte, perch\u00e9 nasce dalla fusione delle circostanze occasionali in cui si manifesta l&#8217;io con il centro della coscienza. In effetti, \u00e8 vero che essere idraulico o uomo d&#8217;affari \u00e8 una circostanza occasionale, per cui, propriamente parlando, bisognerebbe piuttosto dire &quot;fare l&#8217;idraulico&quot; o &quot;fare l&#8217;uomo d&#8217;affari&quot;; ma \u00e8 anche vero che svolgere l&#8217;una o l&#8217;altra attivit\u00e0 implica lo sviluppo di qualit\u00e0 e atteggiamenti diversi, che necessariamente creano una differenza sempre maggiore fra individui potenzialmente simili. Bisogna stare attenti a non gettar via il bambino assieme ai pannolini sporchi. Ci\u00f2 che bisogna gettar via \u00e8 l&#8217;identificazione psicologica fra quel che si fa, e quel che di noi vedono e si aspettano gli altri, e ci\u00f2 che noi sappiamo essere il nostro vero nucleo coscienziale. A parte questo, tuttavia, \u00e8 naturale che il punto di vista pratico di un uomo d&#8217;affari sia diverso da quello di un idraulico, anche se bisognerebbe mantenere il necessario distacco fra ci\u00f2 che si fa e ci\u00f2 che si \u00e8 nel profondo. Nel profondo, ciascuno di noi \u00e8 un essere umano, e nient&#8217;altro che questo. Non esiste per\u00f2 un essere umano indifferenziato, perch\u00e9 essere uomini implica di necessit\u00e0 calarsi in una situazione esistenziale; e le situazioni esistenziali, a cominciare dalla famiglia in cui si nasce e nella quale si viene educati, entrano in maniera determinante nella formazione della nostra personalit\u00e0 e del nostro carattere. In altre parole, \u00e8 ozioso chiedersi come saremmo in realt\u00e0, se non fossimo quello che siamo: noi siamo quello che siamo perch\u00e9 il nostro patrimonio genetico, l&#8217;ambiente in cui siamo nati e le nostre stesse esperienze, alla luce delle scelte fatte per mezzo del libero arbitrio, ci hanno plasmati in una determinata maniera.<\/p>\n<p>Bisogna distinguere fra la prigione dell&#8217;io, vale a dire un io che si identifica senza residui con il proprio vissuto pratico, e che nutre sentimenti e pensieri determinati unicamente da esso, e il proprio io profondo, che ci deriva dal fatto di essere umani e cio\u00e8 di essere parzialmente liberi (se fossimo del tutto liberi saremmo dei puri spiriti) e capaci di operare delle scelte che possono non coincide con la convenienza e l&#8217;opportunit\u00e0 del momento. L&#8217;animale, di regola, non possiede questa facolt\u00e0 di distinguere la convenienza pratica e la scelta dettata da altre ragioni, di tipo ideale o morale, perch\u00e9 l&#8217;animale non ha ideali n\u00e9 morale, e solo in qualche raro caso di animale domestico, cio\u00e8 familiarizzato con le abitudini dell&#8217;uomo, si notano dei comportamenti che rispecchiano un dissidio fra istinto e sentimento (non fra istinto e ragione, che l&#8217;animale non possiede), come nel caso del cane che rifiuta il cibo dopo la morte del padrone e si lascia morire di fame sulla sua tomba. Di regola, il passero \u00e8 solo un passero, e la farfalla \u00e8 solo una farfalla: l&#8217;uomo, al contrario, pu\u00f2 divenire mille cose diverse, perch\u00e9 l&#8217;uomo, e soltanto l&#8217;uomo, pu\u00f2 fare di s\u00e9 ci\u00f2 che vuole. Il che significa che pu\u00f2 scegliere di essere ci\u00f2 che deve essere, ci\u00f2 che \u00e8 chiamato ad essere (da Dio), oppure pu\u00f2 essere puramente e semplicemente quello che vuole lui stesso, ci\u00f2 che piace a lui stesso, e in tal caso tradire la propria vocazione, che \u00e8 sempre vocazione all&#8217;Assoluto. E colui che tradisce la propria vocazione all&#8217;Assoluto si condanna ad essere meno di quel che \u00e8, vale a dire che si condanna a essere nulla. In questo senso aveva ragione Nietzsche, quando diceva che l&#8217;uomo \u00e8 un essere sospeso fra due abissi: da un lato l&#8217;abisso dell&#8217;Assoluto, nel quale si perde, e, perdendosi, si ritrova e si realizza pienamente; dall&#8217;altro l&#8217;abisso del nulla, nel quale, credendo di realizzarsi, in realt\u00e0 si dissolve e si nullifica.<\/p>\n<p>A ben guardare, questa che abbiamo descritto \u00e8 la condizione tipica dell&#8217;uomo moderno. L&#8217;uomo tradizionale, vale a dire l&#8217;uomo delle civilt\u00e0 pre-moderne, ha sempre saputo di essere chiamato all&#8217;Assoluto e quindi ha sempre saputo che non si vive per se stessi, per il proprio piacere e per il proprio interesse individuale, ma per qualcosa di molto pi\u00f9 grande: si pensi al <em>pius Aeneas<\/em> che vive in funzione della sua <em>pietas<\/em>: devozione incondizionata agli dei, alla patria e alla famiglia. I critici letterari hanno insistito quasi tutti sulla modernit\u00e0 del personaggio di Enea, a causa del suo dissidio interiore, facendone un precursore di Petrarca (<em>quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, dice questi nel <em>Secretum<\/em>); ma si guardano bene dall&#8217;evidenziare ci\u00f2 che \u00e8 caratteristicamente tradizionale in lui, vale a dire un senso del dovere e una sottomissione al Fato che i moderni non sanno neppure cosa sia e perci\u00f2 non riescono a capire. L&#8217;uomo moderno, e specialmente l&#8217;uomo contemporaneo, \u00e8 pi\u00f9 lontano da Enea di quanto Enea sia lontano da san Paolo. Il quale ultimo afferma (<em>Rom<\/em> 14,7-8):<\/p>\n<p><em>Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perch\u00e9 se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore<\/em>.\u00a0<\/p>\n<p>E questo non \u00e8 moderno: \u00e8 cristiano. Il cristiano <em>non \u00e8<\/em> un uomo moderno, per la semplice ragione che vive nel mondo, ma non appartiene al mondo: appartiene all&#8217;Eterno. E questo \u00e8 il punto: chi vuol appartenere all&#8217;Eterno deve sbarazzarsi della zavorra che lo trattine nella sfera delle cose basse e tale zavorra \u00e8 l&#8217;ego. In questo senso \u00e8 vero quel che dice Anthony De Mello: per essere felici non si deve cercare qualcosa che manca, ma sbarazzarsi di qualcosa che gi\u00e0 si possiede. E il qualcosa che deve essere abbandonato \u00e8 l&#8217;insieme delle illusioni che formano il nostro piccolo io meschino, mutevole e capriccioso, che sempre desidera qualcosa e ha paura di qualcos&#8217;altro. Una volta sbarazzati di questo piccolo io, possiamo dar luce e splendore al nostro vero io profondo, che non muta e non ha capricci, perch\u00e9 \u00e8 fatto solo di un ardente desiderio di essere cos\u00ec come Dio ci chiama ad essere. E ci chiama individualmente, perch\u00e9 la chiamata \u00e8 personale e ciascuno \u00e8 chiamato in una particolare maniera. Dio non \u00e8 egualitario e nemmeno comunista: Dio \u00e8 il Re dell&#8217;Universo e quindi \u00e8 il Signore di ciascuna creatura, compreso l&#8217;uomo, che Egli personalmente conosce assai meglio di quanto ogni uomo conosca se stesso. E dunque Dio, il Sommo Bene, ci chiama ad essere quel che realmente ci realizza e ci rende felici e che Lui sa benissimo cosa sia, mentre noi, di regola, lo ignoriamo. Ecco perch\u00e9 la rivolta dell&#8217;uomo moderno contro Dio \u00e8 anche una auto-condanna alla pi\u00f9 profonda infelicit\u00e0: perch\u00e9 l&#8217;uomo pu\u00f2 esser felice solo con Dio, mai senza di Lui e soprattutto mai contro di Lui. Ha ragione de Mello a dire che il bambino \u00e8 istintivamente felice, senza un perch\u00e9, e che noi dovremmo prendere esempio da lui; ma il fatto \u00e8 che l&#8217;adulto non pu\u00f2 ritornare bambino e quindi, per essere felice, non pu\u00f2 seguire la stessa strada. Pu\u00f2 fare una cosa sola: andare avanti, seguendo la chiamata. Non in una direzione qualsiasi, ma in una ed una sola: quella che Dio vuole per lui, per il suo bene, e gli indica con innumerevoli segnali. Dio sa quello che fa; l&#8217;uomo no.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gira e rigira, che si parli di qualsiasi cosa, di politica, di economia, di religione, di filosofia, alla fine si torna sempre allo stesso punto: l&#8217;ego.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-28609","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28609"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28609\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}