{"id":28608,"date":"2016-01-17T06:21:00","date_gmt":"2016-01-17T06:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/17\/dobbiamo-sbarazzarci-del-relativismo-dei-decostruttivisti-prima-che-ci-trascini-al-fondo\/"},"modified":"2016-01-17T06:21:00","modified_gmt":"2016-01-17T06:21:00","slug":"dobbiamo-sbarazzarci-del-relativismo-dei-decostruttivisti-prima-che-ci-trascini-al-fondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/17\/dobbiamo-sbarazzarci-del-relativismo-dei-decostruttivisti-prima-che-ci-trascini-al-fondo\/","title":{"rendered":"Dobbiamo sbarazzarci del relativismo dei decostruttivisti, prima che ci trascini al fondo"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una zavorra intollerabile, nel nostro odierno bagaglio intellettuale, la quale ci paralizza e rischia di trascinarci al fondo, proprio nel momento in cui avremmo bisogno di fare appello a tutte le nostre energie per stare a galla e reagire alla furiosa, doppia ondata di marea, che rischia di spazzare via la nostra civilt\u00e0: dall&#8217;interno, quella del nichilismo; dall&#8217;esterno, quella dell&#8217;irruzione di una quantit\u00e0 ingestibile e inassimilabile di soggetti che sono portatori di valori e ideali inconciliabili coi nostri, anzi, ad essi diametralmente opposti.<\/p>\n<p>La nostra debolezza parte dai nostri sensi di colpa, ridestati ad arte e ingigantiti oltre ogni limite di ragionevolezza; dalla nostra paura di essere, o di comportarci, da egoisti, da prepotenti, da insensibili, cio\u00e8 secondo un codice di valori che abbiamo deciso di ripudiare, per fare nostro il codice opposto: quello del pacifismo, dell&#8217;umanitarismo e del sentimentalismo filantropico e cosmopolita. In un certo senso, responsabile di ci\u00f2 \u00e8 la nostra matrice cristiana: ma non la matrice in se stessa, bens\u00ec la degenerazione cui sono andate soggette le schegge impazzite della nostra civilt\u00e0, dopo che essa ha voltato le spalle al cristianesimo ed \u00e8 divenuta agnostica, edonista, materialista, seguace di un umanesimo assoluto e radicale.<\/p>\n<p>Il cristianesimo, di per s\u00e9, aveva introdotto nella civilt\u00e0 antica il sentimento dell&#8217;amore disinteressato, della compassione verso i deboli, del perdono delle offese: concetti pressoch\u00e9 sconosciuti alla civilt\u00e0 greca e romana, dominate dalla legge del pi\u00f9 forte, dalla vendetta, dal dovere di lavare le offese nel sangue del nemico. Per\u00f2, nello stesso tempo, la cristianit\u00e0 medievale si era dotata degli anticorpi che le impedirono di scivolare verso l&#8217;odio di s\u00e9, l&#8217;auto-disprezzo e l&#8217;autodistruzione. All&#8217;interno, la Chiesa alz\u00f2 la voce, pi\u00f9 di una volta, per frenare le pretese assolutiste del potere politico: la scena di sant&#8217;Ambrogio, vescovo di Milano, che proibisce all&#8217;imperatore Teodosio di entrare in chiesa e che lo obbliga a fare penitenza per il massacro di Tessalonica &#8212; scena impensabile nella societ\u00e0 islamica, per fare un esempio &#8212; simboleggia la forza con cui la morale cristiana seppe opporsi alle logiche immorali e totalitarie della ragion di Stato. Allo stesso modo, la battaglia di Poitiers, che ferma gli Arabi in nome della Croce, sulla via di Parigi, o quella del Kahlenberg, che ferma i Turchi all&#8217;assedio di Vienna, ed \u00e8 preparata dalla fervida predicazione di un Marco d&#8217;Aviano, mostrano che il cristianesimo medievale era forte, fiero di s\u00e9 e pronto a difendersi. Offrire l&#8217;altra guancia \u00e8 una scelta sublime del santo, ma non \u00e8 un obbligo per la comunit\u00e0 nel suo insieme; davanti a una minaccia esterna, il diritto alla difesa non \u00e8 affatto in contrasto con la dolcezza e la magnanimit\u00e0 dell&#8217;etica cristiana.<\/p>\n<p>A partire dall&#8217;Illuminismo, la civilt\u00e0 occidentale ha ripudiato progressivamente e sistematicamente il cristianesimo, conservando per\u00f2 la matrice cristiana del proprio pensare e del proprio agire, pur senza esserne ben consapevole; col risultato che la bont\u00e0 cristiana \u00e8 diventata buonismo; il perdono del peccatore, incoraggiamento al relativismo; l&#8217;aiuto verso il prossimo, una disponibilit\u00e0 incondizionata e a senso unico; il rispetto delle minoranze, una sottomissione volontaria ai loro capricci e alla loro larvata dittatura; la benevolenza verso il povero e il pellegrino, un dovere suicida di accogliere chiunque si presenti alle porte di casa, in qualsiasi quantit\u00e0, con qualsiasi intenzione, anche con la dichiarata volont\u00e0 di non integrarsi, di non rispettare la societ\u00e0 ospitante, di imporle, semmai, i propri valori e la propria religione.<\/p>\n<p>Recentemente, il cristianesimo ha alzato nuovamente la testa, dal lungo oblio in cui era caduto, e sembra aver ripreso il suo ruolo trainante nella nostra societ\u00e0, nel calor bianco delle gravi sfide interne e internazionali che si pongono all&#8217;Europa e all&#8217;Occidente: ma \u00e8 un cristianesimo modernista, senza misteri, senza senso del peccato, senza soprannaturale, senza intima coerenza: un cristianesimo sfilacciato e decostruito, smontato e rimontato pezzo a pezzo da teologi irresponsabili e da pastori infedeli; un cristianesimo sulla misura del mondo moderno, che non ha pi\u00f9 una sua parola da portare ai cuori degli uomini, ma che preferisce ripetere le parole d&#8217;ordine, tanto gradite agli orecchi, che proclamano i diritti, l&#8217;accoglienza, la &quot;misericordia&quot; (senza giustizia), il buonismo generico; che, con la scusa di essere &quot;inclusivo&quot;, accoglie tutto e tutti, senza discrimine, senza una propria identit\u00e0 e un proprio progetto, si spappola, si dissolve, diventa una ricetta laica per tutte le stagioni, superficiale, banale, generica, melensa. Diventa una nuova religione, solo apparentemente fedele all&#8217;antica, della quale il grande ispiratore \u00e8 Eugenio Scalfari, e gli esegeti sono Enzo Bianchi e Vito Mancuso.<\/p>\n<p>Ma come si \u00e8 arrivati a questo punto di confusione e di degenerazione? Le cause sono state parecchie; ma, fra esse, sul piano strettamente culturale, un posto notevolissimo spetta alla filosofia del decostruttivismo. &quot;Decostruire&quot; \u00e8 stata la parola d&#8217;ordine dei maggiori <em>m\u00e2itres-\u00e0-penser<\/em> del Novecento, sulla scia di Nietzsche: smascherare le frodi, rivelare l&#8217;inganno, distruggere ogni fede e ogni rispetto nei confronti dei valori tradizionali. Decostruire, cio\u00e8 strappare la maschera ai grandi ingannatori, ai tiranni del pensiero, ai dittatori della morale: decostruire, cio\u00e8 mostrare come qualunque affermazione di valore, qualunque certezza, qualunque coscienza della propria identit\u00e0, sono qualcosa di erroneo, di arrogante, di intrinsecamente sbagliato e impossibile; qualcosa che merita il disprezzo, lo sghignazzo e il ripudio. Per essere persone serie e per bene, bisogna decostruire tutto: chiunque osi affermare che dei valori esistono, ad esempio che esistono il bene e il male, e che essi non sono equivalenti, deve essere additato al pubblico obbrobrio, come un caso evidentissimo di quella brutale sicumera di s\u00e9, che la nostra civilt\u00e0 ha coltivato ed esportato anche troppo a lungo, e che deve finire per sempre.<\/p>\n<p>Ha osservato Marcello Pera a questo proposito (in: Joseph Ratzinger \/Marcello Pera, \u00abSenza radici. Europa, relativismo, cristianesino, islam\u00bb, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2004, pp. 17-22):<\/p>\n<p><em>\u00abIl decostruttivista opera con la tecnica del mostrare l&#8217;intrinseca aporeticit\u00e0 dei concetti supposti assoluti o universali. \u00c8 la tecnica dello smascheramento, del capovolgimento, mediante il quale i concetti, trasposti in situazioni limite e in condizioni inusuali di impiego, rivelano i contorni della loro ambiguit\u00e0 semantica. Di questa tecnica, il filosofo francese Jacques Derrida \u00e8 il maestro riconosciuto. Egli ha applicato la decostruzione a una serie di concetti portanti dell&#8217;Occidente per mostrare che essi non resistono alla prova della loro pretesa universalit\u00e0. Ad esempio, Derrida ha decostruito l&#8217;ospitalit\u00e0, per mostrare che \u00e8 una forma d&#8217;imposizione; ha decostruito la democrazia, per conclude che \u00e8 un esercizio di forza; ha decostruito lo Stato, per mostrare che in quanto tale \u00e8 una canaglia. Alla fine, si \u00e8 cimentato nell&#8217;esercizio oggi pi\u00f9 rischioso: decostruire anche il terrorismo. A scopo esemplificativo della tecnica di Derrida &#8212; ma anche a scopo immunitario per il lettore &#8212; consideriamo il caso dell&#8217;ospitalit\u00e0, che \u00e8 un concetto rilevante in politica,,mper le questioni connesse ai problemi delle immigrazioni. Derrida parte dalla giusta osservazione che quando si offre ospitalit\u00e0 a uno straniero occorre proteggerlo, anche se la sua cultura ci \u00e8 estranea. Sembra che il modo migliore per farlo sia estendergli i nostri diritti, insegnandogli in primo luogo il nostro linguaggio in cui sono descritti, i nostri costumi in cui sono calati e le nostre tradizioni da cui sono giustificati. In una parola, il modo migliore per ospitare uno straniero \u00e8 integrarlo nella nostra cultura. Ma questo stesso concetto di integrazione, cio\u00e8 di accettazione condizionata, si rivela aporetico: si finisce per trattare lo straniero non pi\u00f9 come un LUI, ma come un NOI, e gli si d\u00e0 ospitalit\u00e0 nella misura nella misura in cui egli cessa di essere uno stranero. Paradossale. D&#8217;altro canto, proviamoci a considerare uno straniero precisamente come un LUI, cio\u00e8 ad accettarlo incondizionatamente. Alla riflessione, accettazione incondizionata dello straniero configge con le leggi pi\u00f9 elementari dell&#8217;ospitalit\u00e0, perch\u00e9 accettare un altro come un LUI senza che egli rospetti i NOI distrugge le basi stesse su cui si fonda l&#8217;ospitalit\u00e0. Paradossale anche questo. La conclusione? L&#8217;integrazione &#8211; questo bel concetto di cui l&#8217;Occidente liberale va fiero &#8212; \u00e8 in realt\u00e0 una forma di imposizione. E il dialogo, la tolleranza, il rispetto, l&#8217;offerta reciproca di incontro e di apprendimento? Derrida non se ne cura, presumibilmente perch\u00e9 si potrebbero decostruire anche questi concetti. Intelligente conclusione, certo, e anche godibile come gioco intellettuale, ma desolantemente povera. Perch\u00e9 Derrida non arriva mai al punto di ire che \u00e8 una SCELTA DI VALORE &#8212; per il dialogo, la tolleranza, eccetera &#8212; ci\u00f2 che alla fine fonda una scelta intellettuale e politica? Forse perch\u00e9, con un inavvertito &quot;tic&quot; platonico, crede il contrario, e cio\u00e8 crede (sbagliando) che, se non si possono conoscere i fondamenti dell&#8217;ospitalit\u00e0, allora non si pu\u00f2 neppure essere ospitali e o praticare politiche di integrazione. Possibile, c&#8217;\u00e8 da chiedersi, che un decostruttivista sia un platonico deluso? Sempre a titolo esemplificativo, consideriamo un altro argomento, la decostruzione della democrazia. Derrida solleva il caso mille usato: &quot;I totalitarismi fascista e nazista sono arrivati al potere, hanno preso il potere nel corso di dinamiche elettorali, considerate, da un punto di vista formale, normali e democratiche&quot;.E si chiede: &quot;Una democrazia deve forse lasciare in libert\u00e0 e nella posizione di esercitare il potere coloro che potrebbero attentare alle libert\u00e0 democratiche e mettere fine ala libert\u00e0 democratica in nome della democrazia e della maggioranza dei consensi che potrebbero in effetti raccogliere?&quot; Ma perch\u00e9, ci si domanda, la democrazia, che \u00e8 tipicamente un concetto assiologico carico di assiologia, dovrebbe essere definita &quot;da un punto di vista formale&quot;? Ancora una volta, manca a Derrida una scelta di valore, che definisca la democrazia in altro modo, diverso da quello banalmente procedurale della conta dei viti. Del termine &quot;democrazia&quot;, egli dice che &quot;ne va di un&#8217;essenza senza essenza e senza oggetto&quot;. Ma siamo alla sindrome platonica di prima: Derrida sembra pensare che se questa essenza non c&#8217;\u00e8, allora non vale neppure affannarsi per la democrazia(&quot;se Duo \u00e8 morto, allora tutto \u00e8 concesso&quot;, no?). In entrambi i casi, la decostruzione opera a un prezzo che trasforma la filosofia in un esercizio spensierato e gratuito e il filosofo in un addetto alla pulizia dei concetti che non ha neppure l&#8217;obbligo di firmare il registro (delle responsabilit\u00e0 delle proprie decisioni morali). Ma, capito come funziona la tecnica, torniamo alla dottrina decostruttivista generale di Derrida. Che cosa resta alla fin fine di tante decostruzioni? Se ci\u00f2 che si \u00e8 ottiene \u00e8 il dubbio circa l&#8217;esistenza di fondamenti certi o ultimi o definitivi (dei concetti o, peggio, delle &quot;essenze&quot; dell&#8217;ospitalit\u00e0, della democrazia, dello Stato, eccetera), allora il guadagno \u00e8 netto, ma gi\u00e0 ben noto in partenza. Nessuno crede pi\u00f9 ai fondamenti &quot;ultimi&quot; o si sogna pi\u00f9 le &quot;essenze&quot;. Se invece ci\u00f2 che si ottiene \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 o l&#8217;impotenza ad agire, allora la perdita \u00e8 secca: solo i filosofi nei loro seminari possono concedersi il lusso di non prendere decisioni pratiche; gli uomini della strada, i politici, i capi di Stato, no. E se, al contrario, dalla decostruzione si vuole trarre una linea di condotta o un corso di azione, allora spunta la contraddizione. Derrida stesso ne ha fatto le spese. Messo di fronte al terrorismo dell&#8217;11 settembre, prima comincia a decostruirlo (&quot;le 11 septembre, September eleventh&quot;, 11 settembre, alla fine non si sa esattamente cosa diciamo o che cosa chiamiamo&quot;), poi, non potendo pi sfuggire il problema di come combattere il terrorismo, come tanti, si appella all&#8217;Onu. Cos\u00ec scrive: &quot;Bisogna fare di tutto (compito immenso, spaventoso e di lunga durata) affinch\u00e9 le mancanze attuali, nella situazione presente, siano effettivamente sanzionate e realmente scoraggiate sin da principio da una nuova organizzazione&quot;, come l&#8217;Onu appunto, ma &quot;modificata nella sua struttura e nel suo statuto&quot;, affinch\u00e9 &quot;disponga di una forza d&#8217;intervento sufficiente e non dipenda pi\u00f9, per mettere in opera le sue decisioni, da Stati-nazione ricchi e potenti, realmente o virtualmente egemonici, in rado di piegare il diritto a loro vantaggio o ai loro interessi&quot;. Ottima idea. Solo che manca di un dettaglio non trascurabile: come \u00e8 possibile appellarsi a &quot;un&#8217;istituzione internazionale del diritto a una corte internazionale di giustizia&quot;, dunque un&#8217;istituzione democratica, dopo che si sono decostruiti il diritto, la giustizia, la democrazia? Anche il decostruttivista pi\u00f9 spericolato, se taglia i rami su cui seduto, cade. Per prevenire il danno, Derrida mette le mani avanti, concede che la sua &quot;&#8230;unit\u00e0 della forza e del diritto &#8230; non sia solamente UTOPICA ma APORETICA&quot; e risponde: &quot;Continuo a credere che \u00e8 la fede nella possibilit\u00e0 di questa cosa impossibile&#8230; a dover determinare tutte le nostre decisioni&quot; (Derrida, &quot;Filosofia del terrore&quot;, Bari, Laterza, 2003, pp. 123-124). Proprio cos\u00ec: la FEDE. La fine, la risposta vera \u00e8 arrivata, ma \u00e8, n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno, la stesa risposta che un povero e tanto bistrattato e decostruito filosofo illuminista, messo alle strette, avrebbe dato, e cio\u00e8 il ritorno alla casella iniziale di quella scelta di valori da cui far discendere il resto. La decostruzione \u00e8 un divertente, tortuoso, gioco dell&#8217;oca filosofico.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Il decostruttivismo \u00e8, in effetti, molto di pi\u00f9 che una delle tante correnti o tendenze filosofiche europee degli ultimi decenni del XX secolo, del quale Jacques Derrida \u00e8 il (cattivo) maestro riconosciuto e laureato: \u00e8 diventata, sempre pi\u00f9, una &quot;forma mentis&quot; sottesa ad ogni ragionamento, ad ogni presa di posizione, perfino ad ogni modo di <em>sentire<\/em>. \u00c8 diventato una specie di lasciapassare universale: valido non tanto per affermare qualcosa, ma per negare pressoch\u00e9 tutto; e la cui mancanza \u00e8 considerata sufficiente a escludere irrimediabilmente il malcapitato dalla comunit\u00e0 degli spiriti eletti, a farlo regredire alla condizione di primitivo, di bruto. Senonch\u00e8, la decostruzione sistematica del pensiero equivale alla introduzione, pi\u00f9 o meno surrettizia, del relativismo quale nuova tavola dei valori. Ma una societ\u00e0 fondata sul relativismo \u00e8 condannata a precipitare nell&#8217;inferno dell&#8217;impotenza e del nichilismo, dal quale nulla e nessuno la potranno riscattare, date le premesse. In altre parole, \u00e8 una societ\u00e0 suicida.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la situazione. La cultura moderna ha coltivato in se stessa, con furore autodistruttivo, i virus del proprio annientamento spirituale, morale e materiale, rendendosi preda a disposizione del primo venuto. Basta che il primo barbaro, abbastanza forte da imporsi sul piano della forza, irrompa in mezzo a questa umanit\u00e0 auto-castrata, per proclamare una nuova tavola di valori, e tutti quanti, stanchi ed esausti dal lungo crogiolarsi nel nulla, piegheranno la testa rassegnati, e, forse, perfino con intimo sollievo. Sar\u00e0, o apparir\u00e0, come la fine di un incubo: e poco importa se sar\u00e0 il principio di un incubo assai peggiore. Perch\u00e9 gli d\u00e8i, cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra: e rientrano carichi di rancore, decisi a vendicarsi e far pagare agli umani il prezzo pi\u00f9 alto possibile per la loro ribellione. Gi\u00e0 il buonismo suicida, che oggi \u00e8 divenuto l&#8217;abito morale dell&#8217;Europa, sta svolgendo le funzioni di un Dio rancoroso e irritato, che vuol far pagare agli uomini la loro pretesa di far da soli, di costruire una morale puramente umana. Quando il buonismo avr\u00e0 distrutto le ultime fibre sane del nostro istinto di conservazione, il campo sar\u00e0 preparato per l&#8217;ingresso in scena di un nuovo Dio, severo e terribile: un Dio &quot;positivo&quot;, che non scherza, che non sa che farsene di teologi da svendita a prezzi di liquidazione, come i Bianchi e i Mancuso; un Dio vecchio stile, esigente, crudele, implacabile, specialmente nei confronti degli infedeli. Sar\u00e0 la vendetta della fede derisa, della vecchia, sana fede nell&#8217;Assoluto e nell&#8217;Eterno. Al posto del Dio dell&#8217;amore e del perdono, avremo il Dio della guerra e della vendetta. E ce lo saremo meritati.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, fin che siamo in tempo, vediamo di sbarazzarci della zavorra relativista, che ci sta trascinando verso i fondali cupi e fangosi del nichilismo. Impariamo a riconoscere i cattivi maestri, i filosofi cialtroni e parassiti, che giocano con le cose serie e sanno provocare soltanto la confusione e il disorientamento morale. Impariamo a volgere le spalle ai teologi buonisti e relativisti che stanno svendendo e liquidando una tradizione due volte millenaria, spacciando i loro sproloqui da salotto televisivo per un &quot;ritorno&quot; alla religiosit\u00e0 vera, per un &quot;progresso&quot; verso l&#8217;umanit\u00e0 adulta. Dobbiamo ripartire dalle cose serie: dalla famiglia, dal lavoro, dalla responsabilit\u00e0, dal dovere, dallo spirito di sacrificio, dall&#8217;accettazione della nostra fragilit\u00e0, della sofferenza, della vecchiaia e della morte. Ci aspetta una via lunga e accidentata, illuminata da pochissima luce, perch\u00e9 noi stessi abbiamo distrutto quasi tutte le lampade. Sar\u00e0 una marcia faticosa e sar\u00e0 quasi disperante, a volte. Ma \u00e8 indispensabile. O cos\u00ec, o il nulla. E questa, s\u00ec, \u00e8 una scelta di vita o di morte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una zavorra intollerabile, nel nostro odierno bagaglio intellettuale, la quale ci paralizza e rischia di trascinarci al fondo, proprio nel momento in cui avremmo bisogno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[107,131],"class_list":["post-28608","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-cattolicesimo","tag-etica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28608","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28608"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28608\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}