{"id":28596,"date":"2017-04-15T12:39:00","date_gmt":"2017-04-15T12:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/15\/possa-tu-ignorare-quali-orrori-vi-sono-nelle-tenebre\/"},"modified":"2017-04-15T12:39:00","modified_gmt":"2017-04-15T12:39:00","slug":"possa-tu-ignorare-quali-orrori-vi-sono-nelle-tenebre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/15\/possa-tu-ignorare-quali-orrori-vi-sono-nelle-tenebre\/","title":{"rendered":"Possa tu ignorare quali orrori vi sono nelle tenebre&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><em>Possa tu non apprendere quali orrori vi siano nelle tenebre, che cosa avvenga tra le fiamme, che cosa arda tra le torture!<\/em> Queste parole non appartengono a un romanzo del terrore soprannaturale di Stephen King, n\u00e9 alla sceneggiatura di un film <em>horror<\/em>, ma alla Messa dei defunti secondo il <em>Messale Romano<\/em>: quello anteriore al Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>A tale proposito non sar\u00e0 male ricordare, a quei cattolici progressisti che fossero un po&#8217; duri d&#8217;orecchi, o corti di memoria, che il <em>Messale Romano<\/em> in uso nella liturgia cattolica, ancora nel 1962, sotto il pontificato di Giovanni XXIII e con la sua formale approvazione, era null&#8217;altro che una variante del <em>Messale Tridentino<\/em>, promulgato in funzione della Messa tridentina di papa Pio V, nel 1570 (un anno prima della battaglia di Lepanto), con alcune revisioni e modifiche apportate da papa Pio XII. Il nuovo <em>Messale Romano<\/em>, quello attualmente un uso, \u00e8 entrato in vigore il 3 aprile del 1969, con la costituzione apostolica di Paolo VI <em>Missale Romanum<\/em>, e andava a sostituire il Messale del 1965, che metteva in pratica le indicazioni formulate nella costituzione conciliare <em>Sacrosanctum Concilum.<\/em> Il nuovo <em>Messale<\/em> del 1969 era profondamente diverso da tutti quelli che la Chiesa cattolica di rito romano aveva adottato nel corso di secoli e secoli, ma non aboliva affatto il precedente, n\u00e9 quello del 1962. La contraddizione pi\u00f9 vistosa in esso presente era che veniva adottato contemporaneamente alla sparizione pressoch\u00e9 subitanea e universale della lingua latina dalla sacra Liturgia, bench\u00e9 nessun documento del Vaticano II, e tanto meno <em>il Sacrosanctum Conclilium<\/em>, ne avesse deciso l&#8217;abolizione, anzi, al contrario i documenti conciliari affermavano che esso rimaneva la lingua ordinaria dei riti latini. Sia come sia, il <em>motu proprio<\/em> di Benedetto XVI <em>Summorum pontificum<\/em>, del 2007, non ha fatto altro che ripristinare il rito tridentino e il vecchio <em>Messale Romano<\/em>, come forma &quot;straordinaria&quot; del rito romano, senza necessit\u00e0 di passare attraverso l&#8217;approvazione dell&#8217;ordinario diocesano, cio\u00e8 del vescovo della singola diocesi. Con buona pace del massone cardinale Carlo Maria Martini, il quale sul quotidiano <em>Il Sole 24 ore<\/em> (si prenda nota: su <em>Il Sole 24 ore<\/em>, non su una rivista cattolica e non, meglio ancora, in una conversazione privata con il pontefice!) si era affrettato a deplorare la lettera apostolica di Benedetto XVI. Argomentazione principale di tali critiche: il timore di una &quot;svalutazione&quot; delle <em>conquiste<\/em> (testuale) della riforma liturgica del Vaticano II. Evidente la mala fede: nessuna riforma liturgica del Vaticano II aveva abolito il <em>Messale Romano<\/em> del 1962, n\u00e9 la Messa di Pio V. Questi cardinali massoni e modernisti si credono tanto furbi, ma poi commettono errori da principianti, come quello di far capire che non hanno mai avuto a cuore la &quot;riforma liturgica&quot;, ma che hanno sempre voluto servirsi della riforma liturgica per scardinare la Messa di sempre e per demolire la Chiesa di sempre. Stessi obiettivi di Lutero: ma perseguiti stando all&#8217;interno della Chiesa, invece di attaccarla dall&#8217;esterno.<\/p>\n<p>La preghiera per i defunti contenuta nel <em>Messale Romano<\/em> del 1962 rispecchia la severa concezione che il sacro Magistero ha sempre tramandato, ed insegnato ai suoi fedeli, a proposito dei Novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso. All&#8217;interno di tale concezione, senza nulla togliere al valore salvifico e redentivo del Sacrificio di Cristo, mediante la sua Passione, Morte e Resurrezione, vi \u00e8 la piena consapevolezza dell&#8217;asperit\u00e0 del passaggio dalla condizione della vita terrena a quella della vita ultraterrena; asperit\u00e0 e problematicit\u00e0 che non \u00e8, come vorrebbero certi teologi modernisti, una bieca applicazione della &quot;pedagogia della paura&quot;, concepita con il sinistro intento di spaventare il pi\u00f9 possibile le anime, ma il logico punto d&#8217;arrivo di tutta la dottrina cattolica su questo argomento. La morte, infatti, \u00e8 un passaggio difficile, davanti al quale tutti, nessuno escluso, devono sentirsi piccoli e pervasi da un riverente timor di Dio, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 vantarsi di avere la salvezza garantita in tasca, ma tutti sono chiamati a raccogliere, in maniera definitiva e irreversibile, l&#8217;esito delle loro scelte morali, fatte nel corso dell&#8217;intera esistenza terrena. <em>In maniera definitiva e irreversibile<\/em> significa che il giudizio sar\u00e0 l&#8217;ultimo, senza appello e senza alcuna possibilit\u00e0 di successive modifiche. Questo pensiero fa un po&#8217; paura? Ebbene: nessuno ha mai detto che il Vangelo sia qualcosa di facile; nessuno si \u00e8 mai sognato di affermare che la dottrina cattolica sia fatta in modo da accontentare chiunque, con il minimo dello sforzo, dell&#8217;impegno e del sacrificio da parte del credente. Ges\u00f9 ha promesso la croce e la tribolazioni in questa vita, ma, nello stesso tempo, il suo soccorso e la sua consolazione; e, nell&#8217;altra vita, il premio eterno per i buoni e per coloro che hanno accolto il Vangelo, il castigo eterno per il malvagi e per quanti lo hanno osteggiato, rifiutato, disprezzato e combattuto.<\/p>\n<p>Scriveva il cappuccino svizzero Otto Hophan (Nafels, 13\/02\/1898-Orselina, 5\/10\/1968), nel suo bel libro <em>Gli Angeli<\/em> (titolo originale: <em>Die Engel<\/em>, Luzern, Raber &amp; Cie., 1956; traduzione dal tedesco di W. Sanvito e G. Antonelli, Roma, Edizioni Paoline, 1959, pp. 265-266):<\/p>\n<p><em>Le preghiere della Chiesa accennano ai pericoli cui si va incontro al momento del passaggio dalla terra all&#8217;eternit\u00e0. Anche in quell&#8217;ultima ora i nostri piedi possono urtare contro sassi, sterpi e catene. Per questo la Chiesa chiama in aiuto gli angeli anche per l&#8217;ingresso nell&#8217;eternit\u00e0, che avviene con la stessa morte: \u00abPossa tu non apprendere quali orrori vi siano nelle tenebre, che cosa avvenga tra le fiamme, che cosa arda tra le torture! Si allontani da te il terribile Satana con i suoi compagni! Tremi e fugga nel deserto amorfo della notte eterna quando tu, accompagnato dagli Angeli giungerai col\u00e0!\u00bb. \u00abSignore Ges\u00f9 Cristo, Re di gloria! Preserva l&#8217;anima di tutti i fedeli defunti dalle punizioni degli inferi e dal mare profondo! Preservala dalla vendetta del leone, affinch\u00e9 l&#8217;abisso &#8212; tartarus! &#8212; non la divori, affinch\u00e9 non precipiti nell&#8217;oscurit\u00e0. Michele, il santo vessillifero, la ponga nella luce eterna, che Tu un giorno hai promesso ad Abramo ed ai suoi discendenti\u00bb (Messale Romano, Messa dei defunti). In Paradiso ti conducano gli Angeli!<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Apocalisse descrive con immagini possenti l&#8217;ira di Satana durante la sera del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella stessa maniera, a che alla sera di una vita umana il nemico chiama a raccolta le forze per vincere la posta. Dietro le ingenue immagini e le leggende che narrano come accanto al morente vi siano a destra un angelo ed a sinistra un diavolo, si celano serie realt\u00e0 spirituali: in quelle ore decisive si combatte la lotta finale per il possesso dell&#8217;anima umana tra gli spiriti buoni e gli spiriti malvagi. Come risuona consolante in quel momento la parola del Signore, secondo cui l&#8217;anima, dopo la dipartita, \u00e8 &quot;portata&quot; dagli Angeli non soltanto attraverso mondi estranei, ma anche attraverso mondi nemici, al disopra degli abissi, fino &quot;al seno di Abramo&quot;. Quello che S. Giovanni scrive della vittoria finale degli Angeli sui diavoli la sera del mondo (Ap. 20, 1-3.10), si ripete alla sera di ogni vita umana.<\/em><\/p>\n<p>E aggiungeva, in una nota (id., p. 266):<\/p>\n<p><em>Il famoso psicologo Dr. J. Bleuel, in base a dati parapsicologici, giunge ad affermazioni simili: &quot;Dobbiamo guardarci dal considerare innocuo il mondo che ci attende dopo la morte. Anche se il cristiano vero non ha motivo di temerla, pur tuttavia esso ha le sue proprie leggi, in apparenza severe, che con la logica del nostro cervello non possiamo capire e di cui non vediamo l&#8217;interna coerenza. \u00c8 il modo di &quot;comunicare&quot; tra loro degli esseri dell&#8217;al di l\u00e0, diverso dal nostro, data la mancanza di una logica dei nervi e di una spazialit\u00e0 tridimensionale, che ci rende molte volte difficile la comprensione di certe loro manifestazioni non appena essi, mediante fenomeni di tipo conosciuto [probabile refuso per: &quot;sconosciuto&quot;], cercano di mettersi in contatto con noi&quot; (&quot;Natur un Kultur&quot;, Monaco, Ottobre 1954).<\/em><\/p>\n<p>Non si tratta, dunque, di vivere nella paura della morte, ma di sapere che la morte segna un passaggio definitivo e irrevocabile, e che, con essa, i dadi saranno tratti, e i giochi saranno chiusi; e che l&#8217;anima, nel momento del trapasso, si trover\u00e0 a dover affrontare qualcosa che non aveva mai neppure immaginato, una situazione inedita, per la quale nemmeno le anime dei dotti e dei santi saranno realmente preparate, perch\u00e9 nessuno \u00e8 preparato ad affrontare ci\u00f2 che sorpassa ogni misura dell&#8217;umana ragione e dell&#8217;umana immaginazione. Nessuno, neppure il pi\u00f9 grande teologo, neppure i Padri della Chiesa, sanno con precisione che cosa accadr\u00e0. Gli Angeli, senza dubbio, ci staranno vicini, ci accompagneranno e c&#8217;incoraggeranno; ma, se nel corso della nostra vita, avremo sprecato tutte le occasioni di conversione e di penitenza, tutte le ispirazioni al bene e alla verit\u00e0, allora essi potranno fare ben poco per noi: perch\u00e9 nemmeno l&#8217;Angelo custode ha il potere di far s\u00ec che il male da noi commesso non reclami le sue terribili conseguenze, e che il nostro rifiuto di Dio non conduca alla logica e inesorabile separazione eterna dal suo Amore.<\/p>\n<p>Una pseudo teologia buonista e modernista ci ha ormai familiarizzati con l&#8217;idea che a tutto c&#8217;\u00e8 un rimedio, che Dio perdona sempre, che alla fine tutto si aggiusta, tutto si pu\u00f2 sistemare e nessuno dovr\u00e0 pagare il conto. Non \u00e8 cos\u00ec. Ogni azione, ogni pensiero, ogni scelta, hanno le loro necessarie conseguenze. Dio perdona, ma solo chi si pente del male fatto e si converte: non perdona <em>per forza<\/em>, perch\u00e9 sarebbe lo stesso che obbligare alla conversione: se lo facesse, priverebbe l&#8217;uomo della sua qualit\u00e0 pi\u00f9 bella, il libero arbitrio, e lo ridurrebbe a un manichino superfluo, a una marionetta. Allora avrebbe ragione Lutero e avrebbe torto la Chiesa; invece Lutero ha avuto torto e la Chiesa ha visto giusto, ha sempre visto giusto, tranne ora, che, a 500 anni da quello scisma, sembra quasi rendere omaggio all&#8217;eretico, e rinnegare se stessa. Ma questo \u00e8 un altro discorso, e ne abbiamo gi\u00e0 parlato tante volte.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 sbagliato pensare che Dio ci giudicher\u00e0 e che mander\u00e0 all&#8217;inferno le anime malvagie. A giudicarci, probabilmente, saremo noi stessi; e all&#8217;inferno i malvagi ci vanno da soli, per loro libera scelta, anzi, incominciano a costruirselo intorno gi\u00e0 in questa vita, e, nell&#8217;altra, non fanno altro che gettarne via la chiave, per sempre. <em>Per sempre?<\/em> Di fronte a questa idea, la teologia buonista e modernista si turba, si agita, s&#8217;indigna addirittura. Che crudelt\u00e0, un inferno che dura nei secoli dei secoli! \u00c8 mai possibile? Certo non \u00e8 politicamente corretto. E non riflette, questa teologia buonista e modernista, che nell&#8217;altra vita non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il tempo, quella cosa che noi chiamiamo il tempo; perch\u00e9 nell&#8217;alta vita c&#8217;\u00e8 solo un eterno presente, e quell&#8217;eterno presente sar\u00e0 quello che noi avremo scelto per noi stessi. Questa \u00e8 la legge universale: il paradiso e l&#8217;inferno non sono un premio e un castigo che vengono somministrato dall&#8217;esterno: sono uno stato dell&#8217;anima; e sono il riflesso e il naturale esito del modo in cui l&#8217;anima ha risposto, o non ha risposto, alla chiamata divina, nel corso della sua intera esistenza. Non c&#8217;\u00e8 pericolo che qualcosa possa andare perduto: questo succede nel mondo umano, dove le cose possono anche perdersi, perfino quelle preziose, quelle uniche e irripetibili; ma davanti all&#8217;eterno, tutto ritorna, tutto si rispecchia: ogni pensiero, ogni parola, ogni atto, perfino ogni sospiro; sia nel bene che nel male. E, naturalmente, anche ogni omissione: perch\u00e9 la nostra vita morale \u00e8 intessuta non solo di tutte le cose che abbiamo fatto, ma anche di tutte quelle che non abbiamo fatto: come un grande mosaico rimasto incompiuto, con le tessere lasciate a terra, inutilizzate. Forse avevamo altre cose da fare, che ci sembravano pi\u00f9 importanti: quando avremo varcato la soglia dell&#8217;aldil\u00e0, allora capiremo quali erano importanti e quali no; ma sar\u00e0 troppo tardi. Non potremo pi\u00f9 fare le cose che abbiamo omesso, che abbiamo rimandato; forse ci batteremo i pugni sulla fronte per la disperazione, ma invano. Quando si entra nell&#8217;eternit\u00e0, il tempo \u00e8 scaduto, per definizione.<\/p>\n<p>Del resto, ci\u00f2 che \u00e8 vero per gli esseri umani, lo \u00e8 anche per le creature spirituali. E che l&#8217;inferno non sia voluto da Dio, n\u00e9 creato da Dio, ma che sia opera nostra, lo suggerisce anche quel che disse un demonio, parlando per bocca di un povero posseduto, nel corso di un esorcismo, rispondendo alle parole ironiche del sacerdote che lo esortava a ritornarsene nella sua dimora &quot;bella calda&quot;, preparatagli da Dio (episodio riferito da padre Gabriele Amorth nel libro <em>Un esorcista racconta<\/em>, p. 18): <em>Tu non sai niente. Non \u00e8 Lui (Dio) che ha fatto l&#8217;inferno. Siamo stati noi. Lui non ci aveva neppure pensato<\/em>. E come potrebbe Dio, che \u00e8 l&#8217;Amore infinito, aver pensato all&#8217;inferno, averlo voluto, averlo programmato? No: Lui ha fatto bene ogni cosa, ha fatto tutto con amore. \u00c8 la volont\u00e0 malvagia delle creature che ha fatto l&#8217;inferno: i diavoli l&#8217;hanno preparato per se stessi e per anime dannate; queste ultime vi si stabiliscono, ma non nel senso di una dimora fisica, bens\u00ec nel senso di uno stato dell&#8217;essere, cio\u00e8 di una eterna, disperante lontananza e separazione da Dio, che \u00e8 il solo bene e la sola luce. <em>L&#8217;inferno \u00e8 il rifiuto, ostinato e definitivo, della Grazia<\/em>. Ecco perch\u00e9 il credente dei nostri giorni dovrebbe chiedere allo Spirito Santo il dono del timor di Dio. Prima che sia tardi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Possa tu non apprendere quali orrori vi siano nelle tenebre, che cosa avvenga tra le fiamme, che cosa arda tra le torture! 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