{"id":28588,"date":"2012-05-28T06:35:00","date_gmt":"2012-05-28T06:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/28\/sappiamo-ancora-parlare\/"},"modified":"2012-05-28T06:35:00","modified_gmt":"2012-05-28T06:35:00","slug":"sappiamo-ancora-parlare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/28\/sappiamo-ancora-parlare\/","title":{"rendered":"Sappiamo ancora parlare?"},"content":{"rendered":"<p>Si direbbe, almeno stando alle apparenze, che mai nessuna epoca \u00e8 stata dominata dal regno della &quot;chiacchiera&quot; (per adoperare un&#8217;espressione heideggeriana) quanto lo \u00e8 la nostra; che mai, come nella societ\u00e0 attuale, la gente parla, parla, parla in continuazione.<\/p>\n<p>L&#8217;uso e l&#8217;abuso quotidiano dei telefonini cellulari rafforzano questa impressione; \u00e8 sempre pi\u00f9 raro, infatti, non imbattersi in qualcuno, pedone, ciclista o automobilista, che non vociferi pi\u00f9 o meno animatamente al telefono mentre va per la sua strada, magari alzando la voce e gesticolando nella via deserta, con effetti quasi surreali.<\/p>\n<p>Addirittura, pu\u00f2 capitare, e anzi capita con sempre maggiore frequenza, che il nostro interlocutore interrompa di parlare con noi, magari mentre stiamo seduti al bar per fare una chiacchierata fra amici, perch\u00e9 il suo cellulare si \u00e8 messo a squillare; al che egli, forse senza neppure una parola o un cenno di giustificazione, tralascia la conversazione a faccia a faccia per dedicarsi alla voce sopraggiunta da chiss\u00e0 dove, che chiede e ottiene precedenza assoluta in virt\u00f9 del mezzo tecnologico di cui si sta servendo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che si parla ancora, che si sa ancora parlare?<\/p>\n<p>Non stiamo insinuando che se non vi \u00e8 una vera arte della conversazione, non vi \u00e8 autentico dialogo: questo \u00e8 un lusso che lasciamo agli oratori forensi; ci basterebbe constatare che le persone comuni sappiano ancora parlare davvero, ossia che sappiano ancora riempire di contenuti effettivi la loro conversazione.<\/p>\n<p>Parlare dell&#8217;ultima puntata della soap opera televisiva, per esempio, non \u00e8 parlare, perch\u00e9 non veicola alcun contenuto effettivo; \u00e8 un parlare di nulla, puramente e semplicemente; un parlare perfino pi\u00f9 povero e insignificante del fare qualche bislacca osservazione sul tempo o qualche generica riflessione sulla disonest\u00e0 dei nostri governanti.<\/p>\n<p>Contenuti effettivi di una conversazione sono quelli che permettono, in ogni caso, un autentico scambio di informazioni e un reciproco arricchimento della propria sfera esistenziale, e sia pure a livelli minimi; in questo senso, il problema non \u00e8 tanto il &quot;che cosa&quot;, ma il &quot;come&quot;. Ad esempio, chiedere a qualcuno: \u00abCome stai?\u00bb pu\u00f2 esprimere un livello zero di comunicazione, se si tratta di un rito puramente formale e un debito frettoloso che viene pagato alle convenzioni sociali; mentre pu\u00f2 corrispondere a un livello alto di comunicazione, se dietro quella domanda traspaiono un sincero interesse per lo stato dell&#8217;altro e una empatia non fittizia, ma reale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 vi sia autentica comunicazione, non \u00e8 dunque necessario che si parli di teologia, di filosofia o di etica; bisogna per\u00f2 che si parli con reale interesse di cose che attengono alla sfera esistenziale di s\u00e9 o dell&#8217;altro e che gettino un ponte fra due soggetti ugualmente interessanti alla condivisione del proprio pensiero o dei propri sentimenti. Naturalmente, si pu\u00f2 comunicare anche senza parlare, semplicemente con i gesti o con lo sguardo; questo, per\u00f2, richiede una particolare confidenza reciproca e una speciale sensibilit\u00e0, che non tutti possiedono. Di norma, comunicare vuol dire parlare, e parlare in entrambi i sensi: dall&#8217;io al tu e dal tu all&#8217;io; ecco perch\u00e9 n\u00e9 la radio, n\u00e9 la televisione, n\u00e9 il cinema creano comunicazione.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 discutere se l&#8217;uso del telefono crei una vera comunicazione, perch\u00e9 in esso mancano due elementi essenziali, la vicinanza fisica e il guardarsi negli occhi; nelle chiamate video \u00e8 presente il secondo elemento, assente il primo; nei collegamenti tramite Facebook sono assenti entrambi, quindi vi \u00e8 l&#8217;apparenza e l&#8217;illusione del comunicare, ma non l&#8217;autentico comunicare: non \u00e8 tale, infatti, un rapporto in cui non si pu\u00f2 sapere chi sia il proprio interlocutore, il quale pu\u00f2 ingannarci e spacciarsi per quel che non \u00e8, simulando una et\u00e0 diversa, una situazione personale diversa e perfino un sesso diverso da quello dichiarato. Si usa parlare, in tale caso, di comunicazione virtuale, ma sarebbe pi\u00f9 esatto parlare semmai di contraffazione della comunicazione.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un altro punto chiave: perch\u00e9 vi sia comunicazione, \u00e8 necessario che vi sia, se non proprio la parola assolutamente onesta (il che sarebbe l&#8217;ideale, ma presuppone un altissimo livello di consapevolezza), perlomeno un certo grado di verit\u00e0 o, come requisito irrinunciabile, un rifiuto della menzogna sistematica e deliberata.<\/p>\n<p>A sua volta, la parola limpida e sincera presuppone lo sguardo limpido e sincero su se stessi: chi non sa guardarsi entro, chi non sa vedersi se non con le lenti deformanti del proprio narcisismo o del proprio disprezzo di s\u00e9, non \u00e8 in grado di parlare realmente con l&#8217;altro: la parola \u00e8 sempre una, che sia rivolta all&#8217;interno del proprio io, o che sia rivolta all&#8217;esterno; se \u00e8 limpida, lo sar\u00e0 tanto nel primo caso che nel secondo. Non si pu\u00f2 comunicare davvero con gli altri se non si \u00e8 capaci di comunicare nemmeno con se stessi.<\/p>\n<p>E, cos\u00ec come a monte della retta comunicazione con se stessi vi \u00e8 la retta visione di se stessi, allo stesso modo perch\u00e9 vi sia retta visione di se stessi, bisogna che vi siano disponibilit\u00e0 leale, capacit\u00e0 di ascolto e, quindi, amore della verit\u00e0; il che implica capacit\u00e0 di silenzio e di solitudine. Solo chi sa stare in silenzio e in solitudine, \u00e8 poi capace di stabilire una reale comunicazione con l&#8217;altro; \u00e8 capace, cio\u00e8, di scambiare con l&#8217;altro cose &#8211; pensieri, emozioni, sentimenti &#8211; e non solo parole. Scambiarsi vuote parole \u00e8 chiacchierare, non parlare; dunque, non \u00e8 comunicare.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, parlare vuol dire anche ascoltare la voce dell&#8217;altro: il soliloquio non \u00e8, salvo casi eccezionali, un vero parlare, perch\u00e9 l&#8217;altro \u00e8 ridotto a destinatario passivo della comunicazione e quindi reificato, un po&#8217; come accade al telespettatore; solo nello scambio reciproco di parole &#8211; e, naturalmente, di sguardi, di gesti e di silenzi &#8211; vi \u00e8 reale comunicazione.<\/p>\n<p>Colui che non sa ascoltare, non sa nemmeno parlare; perch\u00e9 parlare significa interagire, dare e ricevere, ricevere e dare; chi d\u00e0 soltanto le sue parole, esercita uno sfogo o distribuisce una predica, non comunica; e chi ascolta soltanto, porge un orecchio misericordioso, o forse rassegnato, ma non comunica, \u00e8 solo il pubblico delle parole altrui.<\/p>\n<p>Parlare, inoltre, \u00e8 una cosa che richiede tempo; o, per essere pi\u00f9 precisi, \u00e8 una cosa che richiede la disponibilit\u00e0 e la non avarizia del proprio tempo. Pu\u00f2 assorbire qualche minuto o qualche ora, non si pu\u00f2 sapere in anticipo; non si pu\u00f2 dire, a un amico che ci sta aprendo il suo cuore, che cerca conforto e consiglio: \u00abScusa, si \u00e8 fatto tardi; mia moglie avr\u00e0 gi\u00e0 cotto la pastasciutta, devo andare\u00bb; oppure: \u00abMi dispiace, mia sorella mi aveva chiesto di accompagnarla per scegliersi un vestito nuovo e l&#8217;ho gi\u00e0 fatta aspettare un quarto d&#8217;ora\u00bb.<\/p>\n<p>Chi ha fretta non sa parlare; e, dal momento che viviamo in una societ\u00e0 dominata dalla fretta, dai ritmi convulsi, dalla pretesa di fare cento cose al giorno (anche se non tutte, a ben guardare, sono poi cos\u00ec necessarie), si arriva facilmente alla conclusione che un po&#8217; tutti, chi pi\u00f9 e chi meno, vivendo in questo tipo di meccanismi, abbiamo disimparato a parlare: emettiamo ancora parole dalla bocca, ma questo non \u00e8 saper parlare; anche un pappagallo ammaestrato sa fare la stessa cosa, ma chi vorr\u00e0 sostenere che le sue parole sono una forma di comunicazione?<\/p>\n<p>Purtroppo, stiamo diventando tutti dei pappagalli ammaestrati; ripetiamo parole e persino frasi, ma non parliamo veramente, non comunichiamo: siamo il prodotto dell&#8217;azione quotidiana dei giornali e della televisione, i quali ci rovesciano addosso una quantit\u00e0 prodigiosa di parole, ma, il pi\u00f9 delle volte, esse non dicono assolutamente nulla.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 vi sia un parlare, bisogna che vi siano dei contenuti, per quanto modesti dal punto di vista intellettuale o morale; un parlare senza contenuti \u00e8 parlar di nulla, letteralmente: flatus vocis, emissione di suoni e basta.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i contenuti della comunicazione, infine, il vero parlare \u00e8 sempre accompagnato, in qualche misura, da un auto-svelamento, da un mostrarsi dell&#8217;io al tu, dunque da un momento di verit\u00e0 che \u00e8, al tempo stesso, riconoscimento della propria verit\u00e0 interiore. Chi parla senza mai scoprirsi, senza mai svelarsi, non parla veramente, cio\u00e8 non comunica: infatti il vero oggetto della comunicazione, qualunque sia l&#8217;occasione del dialogo, \u00e8 sempre, in prima e ultima analisi, il riconoscimento e l&#8217;arricchimento del proprio S\u00e9.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi inutile precisare che vi sono rapporti consolidati nel tempo, perfino all&#8217;interno di una coppia, nei quali non si sa pi\u00f9 parlare o, addirittura, nei quali non si \u00e8 mai realmente parlato.<\/p>\n<p>Una bella canzone di Luigi Tenco, peraltro assai poco conosciuta, che s&#8217;intitola \u00abPassaggio a livello\u00bb, racconta appunto di due innamorati i quali, per la prima volta, trovano l&#8217;occasione di parlare, e di svelarsi, mentre la loro auto \u00e8 costretta a sostare davanti alle sbarre abbassate di un passaggio a livello. Lei, in particolare, mostra un lato di s\u00e9 che, fino a quel momento, aveva tenuto gelosamente nascosto: si lascia andare, si abbandona al piacere di raccontarsi. Ma poi passa il treno, il viaggio riprende, e quel momento magico svanisce come fumo nell&#8217;aria, lasciando nel ragazzo una acuta e insoddisfatta nostalgia. \u00abTorna a parlare di te, a parlare del cuore, delle cose dimenticate\u00bb, egli esorta la sua amica, quasi pregandola; ma lei, ridendo, risponde con un \u00abNo\u00bb secco, che non ammette repliche; e torna a rinchiudesi nel proprio mutismo, quel mutismo che l&#8217;ha seme caratterizzata e dal quale, evidentemente, non vuol saperne di uscire mai pi\u00f9, forse gi\u00e0 pentita di aver scoperto una parte segreta di s\u00e9, che non aveva mai rivelato ad alcuno.<\/p>\n<p>Eppure, il punto \u00e8 proprio questo: parlare con l&#8217;altro, vuol dire gettare un ponte dall&#8217;io al tu; ma nessun ponte potrebbe mai unire le due sponde, se viene a mancare l&#8217;elemento della fiducia, della disponibilit\u00e0 a lasciar trasparire qualche cosa di s\u00e9. Non \u00e8 detto che ci si debba mettere interamente a nudo, senza difese: ci\u00f2 dipende dal livello della comunicazione e, naturalmente, dalla persona dell&#8217;interlocutore; ma \u00e8 certo che, se viene a mancare questo elemento, cade il presupposto fondamentale della comunicazione.<\/p>\n<p>In fondo, parlare \u00e8 come giocare una partita a carte: prima o dopo viene il momento in cui bisogna far vedere all&#8217;altro le proprie carte; non ci si pu\u00f2 ragionevolmente aspettare che egli continui a giocare con le carte coperte, semplicemente fidandosi di quel che noi gli diciamo di avere in mano. Sarebbe una pretesa assurda; e, quando anche trovassimo un giocatore disposto, per amor nostro, a fidarsi cos\u00ec ciecamente di noi, \u00e8 quasi certo che saremmo portati ad approfittarcene, perch\u00e9 tale \u00e8 la natura umana: chi sa di poter esercitare un potere illimitato, immancabilmente sar\u00e0 indotto ad abusarne.<\/p>\n<p>Ora, proprio il fatto che molte persone provino un senso di imbarazzo e quasi di terrore davanti allo svelamento dell&#8217;altro, che la conversazione talvolta porta con s\u00e9, ci fa avvertiti di quanto ci siamo allontanati dalla vera comunicazione, di quanto abbiamo disimparato a parlare. Specialmente presso i popoli nordici \u00e8 considerato un vero e proprio strappo alle regole del buon vivere civile, il mettersi a parlare troppo apertamente di se stessi, soprattutto se la conoscenza fra i due soggetti \u00e8 recente; come qualcosa di molto indiscreto e di molto sconveniente.<\/p>\n<p>La persona bene educata non spinge mai tropo a fondo la conversazione, questo si pensa e questo viene insegnato presso alcune societ\u00e0: l&#8217;arte del saper vivere prevede una conversazione cortese, ma generica e non troppo impegnativa ma, soprattutto, non eccessivamente personale e non eccessivamente franca. Nel romanzo \u00abFosca\u00bb, di Iginio Ugo Tarchetti, il protagonista, Giorgio, rimane turbato dalla sua interlocutrice, fin dal loro primo incontro, perch\u00e9 la donna spinge la conversazione verso temi personali, con una sincerit\u00e0 e con una spontaneit\u00e0 che il codice non scritto dei rapporti sociali pu\u00f2 soltanto disapprovare.<\/p>\n<p>In simili casi, il primo pensiero che nasce nel destinatario di una comunicazione cos\u00ec franca e diretta, \u00e8 press&#8217;a poco di questo tenore: \u00abE adesso che cosa vorr\u00e0 da me questa persona? Perch\u00e9 mi racconta tutte queste cose, perch\u00e9 mi fa delle domande cos\u00ec personali? Non le hanno mai insegnato un po&#8217; di buona educazione?\u00bb. Certo, si tratta di senso della misura. Siamo d&#8217;accordo che non sia una cosa opportuna prendere a confidente delle proprie cose pi\u00f9 intime, il primo che capita a tiro; senza contare che non fa una bella impressione quando tali confidenze vengono fatte con leggerezza e con superficialit\u00e0. Ciascuno di noi &quot;sente&quot; che un certo livello di comunicazione esige un corrispondente livello di familiarit\u00e0 con il nostro interlocutore, e che tale familiarit\u00e0 non pu\u00f2 essere improvvisata dal nulla.<\/p>\n<p>Tuttavia, vi sono sempre delle eccezioni. Pu\u00f2 accadere che una persona, afflitta da gravi problemi personali, non chieda di meglio che di potersi aprire con uno sconosciuto, proprio perch\u00e9 sa che non lo rivedr\u00e0 pi\u00f9; questo pensiero ha un effetto liberatorio nei confronti delle remore interiori che ciascuno di noi si porta dietro. In situazioni di questo genere, bisognerebbe che fossimo sempre capaci di intuire l&#8217;autentico bisogno di parlare dell&#8217;altro, anche se lo conosciamo poco o niente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si direbbe, almeno stando alle apparenze, che mai nessuna epoca \u00e8 stata dominata dal regno della &quot;chiacchiera&quot; (per adoperare un&#8217;espressione heideggeriana) quanto lo \u00e8 la nostra;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-28588","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28588","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28588"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28588\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28588"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28588"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28588"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}