{"id":28582,"date":"2018-09-05T02:11:00","date_gmt":"2018-09-05T02:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/05\/santita-e-portare-la-croce-di-chi-non-vuol-portarla\/"},"modified":"2018-09-05T02:11:00","modified_gmt":"2018-09-05T02:11:00","slug":"santita-e-portare-la-croce-di-chi-non-vuol-portarla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/05\/santita-e-portare-la-croce-di-chi-non-vuol-portarla\/","title":{"rendered":"Santit\u00e0 \u00e8 portare la croce di chi non vuol portarla"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 pieno di sofferenza: ne \u00e8 letteralmente intriso. Certo, vi \u00e8 anche la gioia: tuttavia \u00e8 impossibile non vedere che vi \u00e8 una sproporzione fra le due, se non in termini oggettivi, che Dio solo conosce, in termini soggettivi, che \u00e8 quanto conta per l&#8217;uomo. Infatti, per l&#8217;uomo esiste quella realt\u00e0 che egli esperisce, e l&#8217;esperienza \u00e8 sempre un fattore soggettivo; per cui, senza scomodare n\u00e9 Leopardi, n\u00e9 Schopenhauer, n\u00e9 Sartre o qualsiasi altro filosofo moderno, \u00e8 innegabile che la stragrande maggioranza degli uomini percepiscono la vita in questi termini: che in essa c&#8217;\u00e8 molta pi\u00f9 sofferenza che gioia, <em>almeno rispetto alle loro aspettative<\/em>. Lasciamo per dopo il discorso sulle aspettative e concentriamoci sull&#8217;affermazione: nella vita c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 sofferenza che gioia. Abbiamo detto che essa nasce da una percezione soggettiva; d&#8217;altra parte, se la percezione soggettiva si estende alla maggioranza del genere umano, \u00e8 un qualcosa che non si pu\u00f2 liquidare in termini di psicologia, ma \u00e8 un dato di fatto attinente alla natura umana, perci\u00f2 \u00e8 una questione <em>filosofica<\/em>. Ora, non sarebbe realistico immaginare che tutti gli uomini possano diventare filosofi; se anche lo volessero, non tutti ne sarebbero capaci; e se anche tutti ne fossero capaci, non tutti lo vorrebbero. Si tratta perci\u00f2 di vedere e di capire in che modo gli uomini possano adattarsi a vivere, in maniera non disperata, anzi serena e, se possibile, ottimistica e gioiosa, una vita che quasi tutti percepiscono come pi\u00f9 ricca di sofferenze che di gioie. Sembrerebbe una cosa impossibile, tanto pi\u00f9 che si presenta come una contraddizione in termini: se c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 sofferenza che gioia nella vita, come si pu\u00f2 pretendere che gli uomini la vivano serenamente e addirittura gioiosamente? Come possono, la serenit\u00e0, la gioia e l&#8217;ottimismo, scaturire dalla sofferenza?<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, bisogna guardare pi\u00f9 da vicino il <em>fatto<\/em> della sofferenza. Che cos&#8217;\u00e8? Vediamo per prima cosa che vi sono due diversi tipi di sofferenza: quella che deriva da eventi naturali e quella che deriva da atti umani. Una invalidit\u00e0 dovuta a una malattia, per esempio, genera una sofferenza che \u00e8 riconducibile a cause naturali; una invalidit\u00e0 provocata da un incidente in cui vi \u00e8 stata una colpevole leggerezza, come quella di mettersi alla guida dopo aver bevuto molto, rientra nella seconda categoria. Vi sono sofferenze naturali inevitabili, come quelle legate alla vecchiaia, o alla perdita delle persone care, e ve ne sono totalmente volute e deliberate, come quelle generate dalla delinquenza o dalle passioni sregolate. Vi \u00e8 anche una zona grigia, nella quale \u00e8 difficile stabilire una netta linea di separazione: vi sono incidenti, dai quali derivano invalidit\u00e0 e traumi permanenti, anche gravissimi, nei quali vi \u00e8 una componente di fatalit\u00e0, ma anche una d&#8217;imprudenza. La sofferenza dovuta a fattori naturali \u00e8 propria dell&#8217;essere umano in quanto creatura (parzialmente) biologica: essa va accettata come parte del piano di realt\u00e0 al quale gli uomini appartengono, il piano fisico e materiale; anche se non vi appartengono del tutto, ma solo perci\u00f2 che \u00e8 legato alla carne. Questa \u00e8 una sofferenza che dovrebbe essere puramente accettata, perch\u00e9 immodificabile e perch\u00e9 non \u00e8 maligna in se stessa, in quanto fa parte del ciclo della natura: se non vi fossero le malattie, la vecchiaia e la morte, non ci sarebbe alcun rinnovamento e gli individui, pressoch\u00e9 perenni, renderebbero impossibile il sopravvenire di nuovi individui. Si osservi una foresta: mano a mano che i vecchi alberi cadono e muoiono, abbattuti dalla tempesta, o colpiti dal fulmine, o bruciati dal fuoco di un incendio, o sopraffatti dallo sviluppo delle piante parassite, subito ne nascono di nuovi, che sfruttano l&#8217;acqua, i sali minerali, l&#8217;aria e la luce divenuti disponibili. Gli uomini tendono a non accettare la loro condizione naturale, specie gli uomini moderni, perch\u00e9 la loro cultura, impregnata di scientismo materialista, li ha illusi di poter sconfiggere tutte le malattie, ritardare l&#8217;avanzata della vecchiaia e forse, chiss\u00e0, un domani, sconfiggere anche la morte. Per intanto, le cure estetiche e perfino la chirurgia estetica vengono ampiamente utilizzate per mascherare gli effetti dell&#8217;invecchiamento; il quale, peraltro, continua a fare il suo lavoro e se ne infischia di tutti gli espedienti e gli stratagemmi che coprono la superficie, ma non modificano per nulla la sostanza delle cose: per cui una donna di sessant&#8217;anni pu\u00f2 anche rivaleggiare, se lo vuole, <em>esteticamente<\/em>, con sua nipote di sedici, ma <em>biologicamente<\/em> \u00e8 e rimane una sessantenne che ha esaurito da un pezzo la fase ascendente del suo ciclo vitale e che si avvia verso gli acciacchi della vecchiaia. Qui, naturalmente, un peso determinante \u00e8 svolto dalle aspettative sociali, che, come dicevamo all&#8217;inizio, sono molto importanti nella percezione del proprio stato: pi\u00f9 grandi le aspettative, pi\u00f9 grande la delusione di fronte alla loro caduta e al susseguente disinganno. La civilt\u00e0 moderna \u00e8 quella che, per definizione, ha fatto le pi\u00f9 grandi promesse ai suoi figli, e perci\u00f2, automaticamente, anche quella che li ha maggiormente ingannati, generando aspettative esagerate e irrealistiche. Pare che gli uomini moderni non vogliano rassegnarsi ad accettare il fatto della loro mortalit\u00e0, con tutto quel che ne consegue, per cui sono pronti a gridare al tradimento ogni qualvolta le cose non vanno come essi si aspettano che vadano. Un inconveniente fisico diventa un capo d&#8217;accusa contro Dio e contro la vita; e cos\u00ec, per reazione, gli uomini moderni puntano sempre pi\u00f9 sull&#8217;ausilio della scienza e della tecnica, illudendosi di poter rimediare alle imperfezioni della natura. Questo \u00e8 possibile, ma solo fino a un certo punto: oltre il quale si genera l&#8217;assurdo meccanismo di pretendere sempre di pi\u00f9, senza limite alcuno. Per fare un esempio: una persona che subiva l&#8217;amputazione di una gamba, un tempo, si accontentava della protesi di legno e organizzava la propria vita accettando la propria menomazione: faceva quel che poteva fare, e rinunciava a ci\u00f2 che non poteva. Poi sono arrivate le protesi di acciaio, elastiche, e le persone hanno cominciato a desiderare di poter fare tutto, ma proprio tutto, quel potevano fare prima di perdere le gambe: di correre alle olimpiadi, di sfilare nei concorsi di bellezza, eccetera. Quasi una rivalsa contro la vita &quot;ingiusta&quot;, come a dire: la vita ha cercato di fregarmi, e l&#8217;ho fregata a mia volta. C&#8217;\u00e8 una vecchia canzone di Patty Pravo &#8212; ci scusino i filosofi accademici se non citiamo Hegel o Kant, ma Patty Pravo &#8212; che dice: <em>La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me<\/em>&#8230; Ecco: questo \u00e8 l&#8217;ideale dell&#8217;uomo moderno: cambiare la vita, perch\u00e9 lui, quanto a se stesso, non ha nessuna intenzione, n\u00e9 di cambiare, n\u00e9 di lasciare che lo cambino gli agenti naturali: la malattia, la vecchiaia e la morte. In questo senso, l&#8217;uomo moderno \u00e8 il peggiore scolaro che abbia mai seduto sui banchi di quella grande scuola che \u00e8 la vita: il pi\u00f9 ostinato, il pi\u00f9 refrattario, il pi\u00f9 tetragono a imparare alcunch\u00e9. Non ha nemmeno capito di essere lui lo scolaro, e che la vita \u00e8 la sua insegnante; crede di poter rovesciare i termini e dettare alla vita le regole che <em>lui<\/em> ha deciso di stabilire.<\/p>\n<p>Su questo aspetto, cio\u00e8 sull&#8217;aspetto psicologico e culturale, \u00e8 dunque necessario che l&#8217;uomo lavori su se stesso, facendo prima un grande bagno di umilt\u00e0. Inutile dire che l&#8217;attuale linea di tendenza va nella direzione opposta alla trasformazione della sofferenza in serenit\u00e0, perch\u00e9 parte dall&#8217;idea che la sofferenza sia male, sempre e comunque, e che vada combattuta con ogni mezzo, fino a sterminarla, come si combattono le zanzare con il DDT, o come si combatte il mal di testa con l&#8217;aspirina. La sola cosa che egli vuole \u00e8 che essa se ne vada; non gl&#8217;interessa di sapere se, per caso, essa non abbia qualche importante annuncio da fargli, qualche decisivo segreto da comunicargli. Vuole scacciarla come una visitatrice del malaugurio, e l&#8217;unica cosa che sa fare \u00e8 escogitare sempre nuove strategie per tentare di tenerla fuori della porta. Se proprio non ci riesce, preferisce staccare la spina e smettere di vivere. L&#8217;origine dell&#8217;eutanasia \u00e8 qui. E anche l&#8217;origine dell&#8217;aborto, se \u00e8 per questo: bisogna allontanare tutto ci\u00f2 che potrebbe costituire un problema, tutto ci\u00f2 che potrebbe creare imbarazzo, disagio o sofferenza: del resto, per l&#8217;uomo moderno (per la donna moderna, in questo caso) tutto ci\u00f2 che sfugge al suo controllo \u00e8 sinonimo di sofferenza, proprio perch\u00e9 egli soffre quando si accorge di non poter controllare tutto, di non avere ogni cosa sotto il suo dominio. E una vita che arriva, non desiderata e non cercata, rappresenta il massimo dello sconvolgimento per una simile mentalit\u00e0: meglio, dunque, rimuovere il problema alla radice. In fondo, che ci vuole? La tecnologia rende la cosa estremamente semplice; basta vincere le ultime resistenze morali. Basta convincersi che in quell&#8217;azione non vi \u00e8 alcunch\u00e9 di riprovevole, cosa tanto pi\u00f9 facile in quanto l&#8217;intera societ\u00e0 sembra avere adottato una simile opinione.<\/p>\n<p>Ora ci resta da considerare quell&#8217;altra forma di sofferenza che non deriva da eventi naturali, ma da eventi umani pi\u00f9 o meno volontari. \u00c8 a questa sofferenza che spetta, propriamente, l&#8217;appellativo di male: perch\u00e9 il male morale \u00e8 il vero male, mentre il male generato da eventi naturali, per quanto doloroso esso sia, non rappresenta una sfida al senso etico, ma, tutt&#8217;al pi\u00f9, una sfida al senso di giustizia universale, e investe direttamente i fondamenti dell&#8217;essere. La sofferenza provocata dal male morale si manifesta in vari modi, ma tutti riconducibili a una trasgressione della legge fondamentale: <em>ama il prossimo come te stesso<\/em>. Inganni, invidie, gelosie, rivalit\u00e0, contese, maldicenze, calunnie, violenze, tradimenti, furti e omicidi, hanno questa radice: il disprezzo dell&#8217;altro, visto come uno strumento per realizzare i propri scopi egoistici, o come un ostacolo da eliminare. Ancora pi\u00f9 a monte, vi \u00e8 probabilmente anche un disamore di s\u00e9, mascherato da amore disordinato, noto anche come narcisismo. Il narcisismo \u00e8 un amore disordinato di s\u00e9, perch\u00e9 non sa riconoscere ci\u00f2 che fa star bene l&#8217;io, ma lo scambia con qualcosa d&#8217;altro, con qualcosa che lo illude di star bene sul momento, e poi lo lascia in condizioni peggiori di prima: sempre bisognoso, perci\u00f2, di iniezioni, ognora pi\u00f9 massicce, di piacere e di gratificazioni. In questa maniera si sviluppano le personalit\u00e0 cronicamente distorte, disarmoniche, mostruose, che godono solo infliggendo sofferenza e calpestando gli altri, perch\u00e9 hanno bisogno di dosi massicce di quel piacere che intendono strappare ad ogni costo, a qualsiasi prezzo, beninteso agli altri. Ma chi ha un giusto amore di s\u00e9, non imbocca questa strada e non si pone in tali situazioni. Avere un giusto amor di s\u00e9 significa saper riconoscere le cose buone, che fanno star bene l&#8217;anima, e quelle cattive, che la fanno star male. Il rispetto del prossimo non \u00e8 mai disgiunto dal giusto amor di s\u00e9, e viceversa. Ne consegue che la giusta risposta al disordine morale provocato dal male e dalla sofferenza che esso genera consiste nel riconoscere le cose che giovano all&#8217;anima, e nell&#8217;evitare le altre. In effetti, il segreto \u00e8 tutto qui: <em>trasformare<\/em> la sofferenza in serenit\u00e0 e in gioia. Prendiamo, per esempio, la vendetta. Un tale \u00e8 stato ucciso, e suo figlio medita la vendetta: soffre nel veder soffrire la madre e i suoi fratelli, e brucia dalla voglia di uccidere a sua volta l&#8217;assassino. Crede che questo restituir\u00e0 la pace a lui e ai suoi cari, e non sa che una tale azione non sortir\u00e0 affatto quel risultato, ma servir\u00e0 solo ad innescare una catena di vendette senza fine, perfino tra persone che non si conoscono neppure. La giusta risposta al male morale \u00e8 sempre il perdono e soprattutto la remissione alla volont\u00e0 di Dio: rimettersi alla volont\u00e0 di Dio equivale a levare il pesantissimo fardello dell&#8217;infelicit\u00e0 dalle proprie spalle e nell&#8217;affidarlo nelle mani del Signore, che sapr\u00e0 cosa farne: ci penser\u00e0 Lui a trasformarlo in una peso lieve e perfino giocondo. Santa Rita da Cascia aveva visto quanto vi \u00e8 di sbagliato nella vendetta e tent\u00f2 in ogni modo di dissuadere i suoi due figli adolescenti dal proponimento di vendicare il loro padre, uccidendo, quando fossero cresciuti, il suo assassino: e spinse il suo eroismo di madre fino a chiedere a Dio che se li prendesse, piuttosto che si macchiassero le mani di sangue. Cos\u00ec avvenne; dopo di che lei entr\u00f2 in convento e intraprese l&#8217;erta via della santit\u00e0, diventando per tutti la santa dell&#8217;impossibile. C&#8217;\u00e8 dunque un problema: che moltissime anime non arrivano a vedere, come i figli di santa Rita, ci\u00f2 che giova e ci\u00f2 che non giova a lenire la sofferenza. E questo accade perch\u00e9 ciascuno di noi \u00e8 animato dalla falsa idea che il bene o il male che facciamo, ma soprattutto il male, riguardino noi soli. Specialmente la societ\u00e0 moderna incoraggia questa forma esasperata di individualismo, che distorce completamente il giudizio sulla relazione morale che unisce fra loro tutti gli uomini, anche quelli che non si conoscono o che sono vissuti a distanza di secoli. Di fatto, esiste una comunione del bene universale, come esiste una comunione del male, che sono simili ai cerchi sempre pi\u00f9 larghi formati dall&#8217;acqua, allorch\u00e9 si getta qualcosa in un laghetto tranquillo. Le conseguenze di una cattiva azione, come abbiamo detto, possono ripercuotersi di generazione in generazione, in un grandissimo arco di tempo. Anche le conseguenze delle buone azioni sono incalcolabili e imprevedibili: vi sono persone la cui vita \u00e8 stata radicalmente cambiata, e orientata verso il bene, semplicemente dalla lettura di un libro, o dall&#8217;aver udito una certa parola. Il bene e il male che facciamo vanno ben oltre quel che crediamo abitualmente: si prolungano nello spazio e nel tempo in una maniera che nessuno potrebbe predire.<\/p>\n<p>Ora, se noi potessimo porre sui due piatti della bilancia tutto il bene e tutto il male morale, vedremmo subito che essa pende, paurosamente, dalla parte del male. \u00c8 dunque necessario che gli uomini prendano coscienza di questo fatto e che si regolino di conseguenza. Ma poich\u00e9 moltissimi uomini non ne sono capaci, e sono lontanissimi da un tale pensiero, sono cio\u00e8 lontanissimi dal pensare che il male genera altro male, e che il male fatto oggi torner\u00e0 indietro domani, attraverso chiss\u00e0 quali vie, ma torner\u00e0 indietro certamente, e forse colpir\u00e0 anche degli innocenti, allora \u00e8 necessario che vi siano degli uomini e delle donne eroici, disposti a prendersi sulle spalle tutto quel male, a pregare e a fare penitenza per trasformarlo in una offerta d&#8217;amore a Dio, il quale sa sempre come trasformarlo in bene: Lui, e Lui solo, conosce quel segreto. Questo \u00e8 il senso della frase di Ges\u00f9 Cristo (Mt 16, 24-25): <em>Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.\u00a0Perch\u00e9 chi vorr\u00e0 salvare la propria vita, la perder\u00e0; ma chi perder\u00e0 la propria vita per causa mia, la trover\u00e0<\/em>.\u00a0L&#8217;uomo, da solo, non ne \u00e8 capace, non pu\u00f2 riuscirci; lo pu\u00f2, ma con la grazia di Dio. E se pu\u00f2 farlo per se stesso, pu\u00f2 farlo anche per gi altri. I conti del male e del bene, infatti, non tornano: c&#8217;\u00e8 troppo male e troppo poco bene nel bilancio complessivo del mondo. Per pareggiare i conti, \u00e8 necessaria la grazia di Dio; ma per avere la grazia di Dio, \u00e8 necessario mettersi sui binari della vita buona. Se si conduce una vita di egoismo e di passioni disordinate, senza timor di Dio, non si sar\u00e0 mai nelle condizioni di poter ricevere la sua grazia. E questo \u00e8 appunto il grande peccato della civilt\u00e0 moderna: pretende e promette a tutti la felicit\u00e0, ma intanto calpesta ogni legge morale, sia naturale che divina. Vuole il massimo del piacere, ma non si accolla neppure il minimo del sacrificio: il suo edonismo \u00e8 tanto cieco quanto distruttivo. Le anime pure, tuttavia, le anime grandi, capiscono che i conti del male e del bene non tornano affatto, e si offrono in olocausto per pareggiarli: sono i santi, i quali non solamente non fuggono la croce, ma la vanno a cercare, non per masochismo, ma per prendere su di s\u00e9 anche quella di chi non la vuole portare. A questa categoria do santi apparteneva certamente padre Pio da Pietrelcina.<\/p>\n<p>Scrive Rino Cammilleri in <em>Vita di Padre Pio<\/em> (da: <em>Padre Pio, l&#8217;uomo e il santo<\/em>, Milano, Mondadori, 2006, pp. 36-37):<\/p>\n<p><em>Ma l&#8217;ascesi di fra&#8217; Pio aveva anche un altro movente. La croce. Anche se non ne parl\u00f2 mai esplicitamente, la sua missione consisteva in questo: portare la croce di quelli che si rifiutano di portarla. Per tutta la vita cooper\u00f2 col Salvatore nell&#8217;addossarsi i peccati degli uomini e il ventesimo secolo \u00e8 stato il pi\u00f9 terribile della storia dell&#8217;umanit\u00e0, malgrado la retorica ottimistica delle ideologie che l&#8217;hanno attraversato. Ci mostravano continuamente il futuro perch\u00e9 chiudessimo gli occhi sugli sconquassi del presente. Ma il ventesimo secolo ha prodotto pi\u00f9 morti ammazzati che non tutta la storia precedente, nonch\u00e9 la menzogna tecnologicamente organizzata, i gulag, i campi di sterminio, la degradazione morale, la droga, l&#8217;aborto di massa, il satanismo. In una parola, l&#8217;apostasia da quel che diciannove secoli di cristianesimo avevano faticosamente costruito. Chi trattiene la mano del Dio misericordioso s\u00ec, ma anche giusto, dal punire la malvagit\u00e0 degli uomini? Gente come Padre Pio, che si accolla il debito degli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutti quelli che nel corso degli anni andarono da lui, a chiedere miracoli, erano consapevoli che stavano caricando lui della loro croce? Probabilmente s\u00ec. Ma le sue spalle erano abbastanza larghe, e proprio perch\u00e9 chiamato a tale compito, non si era tirato indietro e si era allenato. San Escriv\u00e1 de Balaguer, fondatore dell&#8217;&quot;Opus Dei&quot;, soleva dire: &quot;Quando vai a combattere col demonio, presentati nudo, cos\u00ec non avr\u00e0 dove afferrarti&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Il segreto, dunque, \u00e8 questo: presentarsi nudi al cimento, affinch\u00e9 il diavolo non abbia dove fare presa. Se si coltivano i vizi, l&#8217;anima deforme offre mille appigli al diavolo, e questi se ne serve per trascinarla sempre pi\u00f9 in basso e sempre pi\u00f9 lontano dal Dio, che \u00e8 il Bene. Desideri il bene? Non fuggire il male, ma prendi la croce e chiedi a Dio che ti aiuti a portarla. Lui sapr\u00e0 come fare. Ma gli uomini, da soli, no: non lo sanno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 pieno di sofferenza: ne \u00e8 letteralmente intriso. Certo, vi \u00e8 anche la gioia: tuttavia \u00e8 impossibile non vedere che vi \u00e8 una sproporzione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-28582","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28582","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28582"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28582\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28582"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28582"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28582"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}