{"id":28575,"date":"2014-10-01T03:36:00","date_gmt":"2014-10-01T03:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/01\/la-polemica-sulla-stazione-di-santa-maria-novella-apre-una-ferita-tra-le-due-anime-del-fascismo\/"},"modified":"2014-10-01T03:36:00","modified_gmt":"2014-10-01T03:36:00","slug":"la-polemica-sulla-stazione-di-santa-maria-novella-apre-una-ferita-tra-le-due-anime-del-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/01\/la-polemica-sulla-stazione-di-santa-maria-novella-apre-una-ferita-tra-le-due-anime-del-fascismo\/","title":{"rendered":"La polemica sulla stazione di Santa Maria Novella apre una ferita tra le due anime del fascismo"},"content":{"rendered":"<p>La vicenda del progetto per la nuova stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, a Firenze, \u00e8 estremamente interessante sia dal punto di vista artistico e intellettuale, sia dal punto di vista politico-culturale, perch\u00e9 mise allo scoperto dei nodi irrisolti e dei contrasti latenti non solo nell&#8217;ambito del fascismo, ma, pi\u00f9 in generale, della societ\u00e0 italiana e degli intellettuali, politicizzati e no, al principio degli anni &#8217;30 del Novecento.<\/p>\n<p>Visto a grandi linee, si tratt\u00f2 di uno scontro tra funzionalisti e monumentalisti: i primi si ispiravano a movimenti internazionali come De Stijl, fondato in Olanda nel 1917, e Bauhaus, scuola di architettura, arte e design attiva a Weimar dal 1925 e, qualche anno dopo, a Dessau e a Berlino, ove approd\u00f2 nel 1932; i secondi guardavano anch&#8217;essi, oltre che alla tradizione romana, a movimenti stranieri quali il neobarocco, stile architettonico ufficiale dell&#8217;Unione Sovietica di Stalin, e al neoclassicismo semplificato, che in Italia divenne uno stile &quot;nazionale&quot; e il cui massimo esponente fu Marcello Piacentini, che ha legato il suo nome soprattutto alla progettazione e al coordinamento urbanistico-architettonico della Citt\u00e0 Universitaria di Roma.<\/p>\n<p>Vista in prospettiva, la dialettica fondamentale di quegli anni ci appare sempre pi\u00f9 &#8212; e non solo in campo architettonico, n\u00e9 solo in campo artistico o letterario &#8212; come uno scontro fra la modernit\u00e0, intesa come espressione delle avanguardie, che esaltava la civilt\u00e0 della fabbrica, dell&#8217;automobile e dell&#8217;aereo, e la nostalgia del passato pre-moderno, che, specialmente nei Paesi a sistema totalitario, si esprimeva nella grandiosit\u00e0 ufficiale, ma che, per certi versi, poteva anche &#8212; specialmente in quei Paesi, come l&#8217;Italia, in cui un vero totalitarismo non si \u00e8 mai realizzato &#8212; trovare un terreno d&#8217;intesa con il revival ruralista e con le mitologie di un ritorno all&#8217;antico, in qualunque forma riuscissero a esprimersi, magari come &quot;provincialismo&quot; consapevole e programmatico.<\/p>\n<p>I due campi non erano cos\u00ec chiaramente distinguibili come si potrebbe pensare. Per esempio, fra i pi\u00f9 ardenti sostenitori del nuovo progetto dell&#8217;architetto Giovanni Michelucci per la stazione di Santa Maria Novella, di impostazione dichiaratamente funzionalista, militavano scrittori come Vasco Pratolini e pittori come Ottone Rosai, i quali, l&#8217;uno e l&#8217;altro, hanno costruito la propria carriera sul filo conduttore della nostalgia per un passato in qualche modo pre-moderno e borghigiano, per una dimensione &quot;ingenua&quot; e quasi crepuscolare della vita, e per un amore nei confronti di Firenze fatto di toni sfumati, popolareschi, bonariamente e un po&#8217; malinconicamente intimistici, quasi rassegnati. Fra i contrari, non meno inaspettatamente, troviamo personalit\u00e0 come Ardengo Soffici e Alberto Savinio: due intellettuali che, nel loro percorso espressivo, non si pu\u00f2 certo dire si siano passivamente baloccati nel gusto della tradizione.<\/p>\n<p>La vicenda era nata allorch\u00e9 il ministro delle Poste e comunicazioni, Costanzo Ciano (padre di Galeazzo, genero del Duce dal 1930) aveva incaricato l&#8217;architetto Angelo Mazzoni, nel 1931, di studiare il potenziamento dello scalo fiorentino, ormai divenuto inadeguato alle necessit\u00e0 del traffico; ma il progetto non era piaciuto e cos\u00ec il Comune di Firenze, l&#8217;anno dopo, aveva bandito un concorso per la costruzione di una nuova stazione ferroviaria. Il concorso era stato vinto dal cosiddetto Gruppo Toscano, facente capo all&#8217;architetto Michelucci (ma che comprendeva anche Berardi, Baroni, Gamberini, Guarnieri, Lusanna), esponente di punta del razionalismo italiano, una corrente che si riallacciava al Movimento Moderno internazionale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 nostra intenzione approfondire l&#8217;aspetto squisitamente estetico della controversia che il progetto innesc\u00f2, sulle pagine dei giornali e delle riviste, non appena venne portato a conoscenza del pubblico, e prima che ottenesse il definitivo benestare di Mussolini, tirato in causa direttamente nella controversia; ci limiteremo a osservare che, qualunque giudizio si voglia dare sull&#8217;opera, essa bene esprime l&#8217;essenza del razionalismo italiano, che, attraverso i numerosi punti di contatto col Movimento Moderno, di fatto non \u00e8 antitetico, ma semmai complementare, a quel monumentalismo che era stato adottato, in pratica, come stile architettonico &quot;ufficiale&quot; del regime. Pi\u00f9 interessanti, in termini generali, ci sembrano le implicazioni di natura culturale e, in, ultima analisi, &quot;politica&quot;, nel senso pi\u00f9 ampio del termine, di quella controversia, che, se da un lato pu\u00f2 apparire datata, dall&#8217;altro ci richiama a un momento storico della societ\u00e0 italiana in cui gli intellettuali e il pubblico si appassionavano ancora, fino ad accalorarsi, per i grandi temi relativi allo spazio pubblico, all&#8217;urbanistica, al volto che si voleva imprimere alle nostre citt\u00e0, mentre oggi sembra che l&#8217;opinione pubblica si sia definitivamente estraniata da tali questioni e gli intellettuali, dal canto loro, di solito altro non fanno che parteggiare episodicamente al dibattito, senza un progetto e senza una filosofia complessiva, lasciando urbanisti e amministratori pressoch\u00e9 liberi di fare e disfare a loro piacimento, disponendo degli spazi pubblici come se fossero cosa loro.<\/p>\n<p>Sarebbe semplicistico, comunque, ridurre la dialettica sorta intorno al progetto di Michelucci a una semplice e schematica contrapposizione tra &quot;funzionalisti&quot; e &quot;monumentalisti&quot;: perch\u00e9, se \u00e8 vero che i fautori di un&#8217;architettura monumentale, e perci\u00f2 &quot;eroica&quot; e fascista, erano offesi dalla spoglia, disadorna, prosaica funzionalit\u00e0 della stazione immaginata da Michelucci, non \u00e8 vero che tutti i fascisti erano inclini a un&#8217;arte monumentale, n\u00e9 tutti coloro che trovavano inestetico e inadeguato quel progetto, erano fascisti.<\/p>\n<p>Il funzionalismo, senza dubbio, \u00e8 una espressione artistica tipicamente moderna: nella sua esaltazione della &quot;funzione&quot; di un oggetto o di un edificio, scava per forza una contrapposizione fra s\u00e9 e quanti non amano il progresso aggressivo e la societ\u00e0 industriale, cio\u00e8 per quanti, per dirla con Ezra Pound, non pensano che le cose pi\u00f9 belle prodotte dalla civilt\u00e0 europea abbiano avuto a fondamento un criterio di praticit\u00e0, di utilit\u00e0 materiale o di vantaggio economico.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, esiste una &quot;vexata quaestio&quot;, probabilmente irrisolvibile, sul rapporto intercorrente tra fascismo e modernit\u00e0. Le combinazioni possibili sono parecchie: primo, che il fascismo &#8212; come movimento politico e anche, di riflesso, come inclinazione estetica &#8212; sia stato, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, una risposta polemica contro la modernit\u00e0, contro il livellamento della societ\u00e0 industriale e contro l&#8217;anonimato della produzione in serie; secondo, che il fascismo sia stato un tentativo, contraddittorio e incompleto quanto si vuole, per impadronirsi della modernit\u00e0 e avviare la modernizzazione dell&#8217;Italia, introducendo quest&#8217;ultima nel giuoco delle forze nuove a livello mondiale; terzo, che il fascismo abbia cercato un compromesso fra istanze di modernizzazione, almeno per ci\u00f2 che era funzionale alle sue logiche, e difesa della tradizione, in ci\u00f2 che essa aveva di specificamente, irriducibilmente patriottico; quarto, che il fascismo non abbia un rapporto diretto con la questione della modernit\u00e0, n\u00e9 pro n\u00e9 contro, e che Mussolini e i suoi seguaci si siano limitati a gestire le singole situazioni alla spicciolata, con pragmatismo, senza fare una opzione di fondo, senza teorizzare n\u00e9 in un senso, n\u00e9 nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Per esempio, se la modernizzazione implicava il riferimento alle megalopoli statunitensi, al materialismo dell&#8217;uomo-massa americano, al degrado e alla criminalit\u00e0 di una societ\u00e0 fondata esclusivamente sul denaro, gli intellettuali fascisti &#8212; come il federale di Firenze, Alessandro Pavolini &#8212; non esitavamo ad assumere toni di forte critica; ma non \u00e8 detto che fossero altrettanto severi quando si evocavano le masse sovietiche inquadrate nei grandiosi piani staliniani, volti a trasformare la vecchia Russia in una grande e temibile potenza moderna e a creare un nuovo tipo umano, interamente devoto alla causa del nuovo regime; si pu\u00f2 dire, anzi, che lasciassero trasparire una certa qual simpatia. Naturalmente, qui venivano al pettine le due anime del fascismo: perch\u00e9 i fascisti conservatori, o di &quot;destra&quot;, consideravano il bolscevismo come il primo, vero, irriducibile nemico del mondo &quot;nuovo&quot; che essi immaginavano; mentre quelli di &quot;sinistra&quot;, i socializzatori, nutrivano una malcelata ammirazione per le realizzazioni sovietiche e concentravano la loro animosit\u00e0 verso l&#8217;Occidente egoista, plutocratico e corrotto &#8212; e, in seguito, contro l&#8217;internazionale giudaico-massonica, parassita dei lavoratori e dei piccoli risparmiatori.<\/p>\n<p>Questa duplicit\u00e0, questa ambivalenza, si ritrovano anche nei confronti della modernit\u00e0: vi furono intellettuali fascisti, o vicini al fascismo, che interpretarono il loro ruolo come difensori della tradizione, del mondo rurale, della civilt\u00e0 pre-moderna, sana, semplice, sobria; e ve ne furono altri che, eredi dei furori futuristi, sognarono un avvenire sempre pi\u00f9 tecnologico e meccanizzato, purch\u00e9, si capisce, offrisse spazio alle prestazioni eroiche individuali, come le celebri trasvolate atlantiche di De Pinedo. Insomma, &quot;Strapaese&quot; e &quot;Stracitt\u00e0&quot; come i due volti antitetici, eppure complementari, di quella complessa e a volte confusa, ma non cos\u00ec provinciale e non cos\u00ec gretta come la si \u00e8 voluta poi dipingere, stagione culturale.<\/p>\n<p>Come sempre accade, comunque, il fronte dei contrari era pi\u00f9 variegato e disomogeneo di quello dei favorevoli: perch\u00e9 le ragioni per dire di &quot;no&quot; a una cosa sono sempre pi\u00f9 vaste e complesse di quelle per dire di &quot;s\u00ec&quot;. E questo, probabilmente, \u00e8 un aspetto che riguarda certe costanti antropologico-culturali del popolo italiano, indipendentemente dalla stagione politica e culturale degli anni &#8217;30: costanti che si fanno sentire tuttora e che condizionano, per il bene e per il male, l&#8217;uso (e l&#8217;abuso) degli spazi pubblici, delle citt\u00e0 d&#8217;arte, delle bellezze naturali, che rendono il nostro Paese unico al mondo.<\/p>\n<p>La vicenda della stazione di Santa Maria Novella \u00e8 stata velocemente, ma efficacemente, tratteggiata da Arrigo Petacco, nella sua biografia di Pavolini (da: A. Petacco, \u00abAlessandro Pavolini. L&#8217;ultima raffica di Sal\u00f2\u00bb, Milano, Mondadori, 1982, pp. 48-50):<\/p>\n<p>\u00abNaturalmente non trascura lo sport [il soggetto \u00e8 Pavolini e le iniziative precedentemente ricordate sono, a Firenze, quelle di ordine culturale, diverse delle quali ancora esistenti, come il Maggio Musicale]: il circuito automobilistico del Mugello, che ancora si disputa, \u00e8 una sua creatura. Bandisce anche un concorso per la costruzione dello stadio comunale al Campo di Marte. Lo vincer\u00e0 un giovane e oscuro architetto destinato a diventare famoso: Pier Luigi Nervi. Il complesso sportivo, dedicato al &quot;martire&quot; Giovanni Berta, \u00e8 inaugurato nel 1932, anno del &quot;Decennale&quot;, e viene presentato come &quot;il primo esempio di architettura fascista&quot;. Successivamente, il federale si ritrova al centro di un&#8217;infuocata polemica seguita al concorso per il progetto della nuova stazione di Firenze vinto dall&#8217;architetto Giovanni Michelucci. Una polemica che, per la verit\u00e0, era stata prevista da Pavolini. &quot;Non sar\u00e0 facile&quot;, aveva detto, &quot;costruire del nuovo davanti a Santa Maria Novella. Ma bisogner\u00e0 pur farlo&quot;.<\/p>\n<p>Il progetto moderno e razionale del Michelucci finisce infatti per spaccare in due il mondo degli intellettuali. Con motivazioni diverse, e spesso facendo confusione fra modernismo, razionalismo e fascismo, i due gruppi si affrontano con foga. Fra i nemici del progetto figurano in prima fila Leo Longanesi e Mino Maccari. In un numero unico del &quot;Selvaggio&quot; dal significativo titolo: &quot;Bandiera gialla: razionale a bordo&quot;, Longanesi definisce il razionalismo come &quot;lo stile di un&#8217;epoca scettica che cerca un&#8217;estetica nel &#8216;bidet&#8217;, solo perch\u00e9 il &#8216;bidet&#8217; \u00e8 comodo&quot;.Mentre Maccari se la prende con gli intellettuali &quot;gen\u00eca disturbatrice per eccellenza&quot; e definisce assurdo &quot;chiedere un&#8217;arte fascista prima ancora che si sia formato e definito il gusto dell&#8217;epoca&quot;.<\/p>\n<p>Avversi al progetto sono anche Ardengo Soffici (che paragona la nuova stazione a una &quot;cassa da imballaggio&quot;), Ugo Ojetti, Piero Bargellini e Alberto Savinio. Favorevoli sono invece i giovani come Vasco Pratolini, Elio Vittorini, Pier Luigi Nervi e ancora Aldo Palazzeschi e Ottone Rosai.<\/p>\n<p>Pratolini, per esempio, interviene nella polemica accusando i &quot;serpi passatisti&quot; che sputano veleno sul moderno, di essere &quot;dei miopi occhialuti ai quali \u00e8 danno guardare avanti a s\u00e9 ed incontrare il sole&quot;. Mentre Vittorini, certo della superiorit\u00e0 del progetto Michelucci, sfida i &#8216;passatisti&#8217; a mettere in esecuzione un altro progetto con la promessa che, se ci\u00f2 accadesse, &quot;in piazza Santa Maria Novella scoppieranno bombe nient&#8217;affatto anarchiche&quot;.<\/p>\n<p>Il federale Pavolini, che orchestra l&#8217;infuocata polemica sulle pagine del suo giornale [vale a dire &quot;Il Bargello&quot;], \u00e8 anche lui favorevole al progetto Michelucci. Il suo istinto politico, pi\u00f9 che le sue concezioni artistiche, lo avverte che fra le motivazioni sbandierate dai cosiddetti &quot;passatisti&quot; o &quot;monumentali usti&quot;del fronte del rifiuto, si cela un inespresso antimodernismo poco in linea con le direttive del partito. Ma non si sbilancia troppo e si limita sa scrivere che la stazione ferroviaria deve essere semplice e razionale &quot;perch\u00e9 fra tutti gli edifici \u00e8 uno dei pi\u00f9 nudamente utilitari&quot;. Prender\u00e0 una posizione precisa solo quando gli giungeranno precisi segnali da Roma,.<\/p>\n<p>La polemica della stazione finisce infatti per arrivare sul tavolo di Mussolini il quale opta definitivamente per il progetto Michelucci. A proposito di questo assenso supremo, pare che il concetto di arte fascista c&#8217;entri ben poco. A convincere Mussolini sarebbe stata Margherita Sarfatti, sua ex amante e sua biografa, la quale ha scoperto che la nuova stazione, vista dall&#8217;alto, &quot;assomiglier\u00e0 a un fascio littorio&quot;. Il che \u00e8 vero, anche se, in seguito, l&#8217;autore addebiter\u00e0 al caso la curiosa somiglianza.<\/p>\n<p>Comunque siano andate le cose, la decisione del Capo del governo placa la polemica. Tutti si mettono in riga e la stazione pu\u00f2 essere inaugurata nel 1935 alla presenza di Vittorio Emanuele III.<\/p>\n<p>Oltre queste realizzazioni dettate da esigenze di prestigio, il federale fiorentino non trascura altre iniziative di grande utilit\u00e0. Sviluppa l&#8217;edilizia popolare (circa 4.000 nuovi vani l&#8217;anno) e realizza la &quot;Firenze-Mare&quot;, una delle prime autostrade d&#8217;Italia, destinata a valorizzare turisticamente Montecatini e Viareggio&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Oggi non c&#8217;\u00e8 un Mussolini di turno che dirima le questioni architettoniche e urbanistiche, anche perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 una cultura che se ne interessi seriamente, n\u00e9 una opinione pubblica che le avverta come cosa che riguarda tutti: la questione dello spazio da vivere si \u00e8 terribilmente contratta e privatizzata, come se la mentalit\u00e0 individualista del cittadino-massa avesse deciso, una volta per tutte, la irrilevanza di ci\u00f2 che accade fuori della porta di casa propria.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, funzionalismo o no, modernit\u00e0 o no, ci sembra che non si sia registrato affatto un progresso nella coscienza civile della societ\u00e0 contemporanea; fenomeno che non \u00e8 solo italiano, ma mondiale, anche se in Italia, per una serie di ragioni storiche, di compromessi non sempre limpidi e di contraddizioni mai risolte, si direbbe che la cosa appaia con particolare e stridente evidenza.<\/p>\n<p>Ma questo discorso, lo sappiamo bene, non piace: perch\u00e9 sembra suggerire che oggi, in piena democrazia e in piena filosofia del &quot;benessere&quot; (crisi finanziarie a parte), tutto sommato vi siano meno sensibilit\u00e0, meno consapevolezza e meno partecipazione alla gestione degli spazi collettivi, di quanta ve ne fosse al tempo di un regime francamente antidemocratico: constatazione che, anche se non vuol essere, in alcun modo, rivalutativa di quel regime, non pu\u00f2 non suonare alquanto malinconica nei confronti di quelle &quot;magnifiche sorti e progressive&quot; di cui noi, cittadini del terzo millennio, siamo cos\u00ec inclini a riempirci la bocca&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vicenda del progetto per la nuova stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, a Firenze, \u00e8 estremamente interessante sia dal punto di vista artistico e intellettuale,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[178],"class_list":["post-28575","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28575","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28575"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28575\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28575"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28575"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}